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    L'INTERVISTA

    TROPIC THUNDER - INTERVISTA al regista, sceneggiatore, produttore e attore BEN STILLER (A cura dell'inviato ERMINIO FISCHETTI)

    19/09/2008 - Nelle prestigiose sale dell’Hotel St. Regis a Roma, nell’uggioso venerdì di pioggia del 19 settembre 2008 BEN STILLER ha presentato, in una veste un po’ sonnolenta, alla stampa italiana la sua ultima fatica come regista, attore, produttore e sceneggiatore: TROPIC THUNDER, campione di incassi in madre patria che uscirà da noi il prossimo 24 ottobre in 350 copie.

    Dopo aver attraversato il mondo della moda, come nasce l’idea di un film che scandaglia l’interno dei war movie, come quelli sul Vietnam per esempio?

    B. STILLER: “Naturalmente amo molto i film sul Vietnam, che per me sono molto importanti e sono stati fonte di ispirazione. Ma Tropic Thunder è un film la cui essenza non è legata ad un solo genere. E’ allo stesso tempo un film d’azione, una commedia, vuole costituire una satira nei confronti di Hollywood e ho cercato di raccontare qualcosa di vero, reale, come le difficoltà degli attori di riuscire a tirar fuori un certo humour anche quando si trovano alle prese con la realtà di tutti i giorni.”

    Tropic Thunder parla anche di attori viziati, stravaganti ed egocentrici. Nella vita reale lei ha qualche stravaganza e se si quale?

    B. STILLER: “Ma, io non credo di potermi relazionare ad un personaggio che fa richieste folli. I divi, generalmente, si comportano in modo tale e fanno richieste folli perché molto spesso li si tratta coma tali. Le persone non li affrontano in maniera normale. Ma, dipende tutto da noi ed è necessario vedere al di là delle apparenze. A volte, nella realizzazione di un film, bisogna essere delle persone pratiche. E se una persona non è abituata a sentirsi dire di no, come accade nella realtà, quando succede davvero può rimanere spiazzato.”

    Questo è un film nel film e si parla, quindi, di parecchie pellicole realizzate dai vari attori. Quei titoli fanno parte di progetti non realizzati e riciclati in questa occasione?

    B. STILLER: “No, volevamo semplicemente divertirci facendo riferimento a diversi generi di film. Tugg (il protagonista del film, n.d.r.) è un attore che vuole essere preso sul serio e per dimostralo crede che sia necessario vincere un premio. Questa è la realtà del nostro mondo. È una caratteristica tipica dell’ego degli attori che vogliono che il loro lavoro sia riconosciuto. Non mi sono accostato volontariamente a questa tematica, a dire il vero non mi ci sono concentrato più di tanto. Diciamo inoltre che qui ci troviamo di fronte ad un lavoro corale, che non riguarda un singolo personaggio ma piuttosto un insieme di individui alle prese con il loro sconfinato ego.”

    Come si è avvicinato alla scelta della musica, soprattutto per quanto riguarda la presenza dei film di guerra?

    B. STILLER: “Mi piacciono i film che hanno una grande presenza musicale. Ho cercato di non utilizzare le musiche già presenti nei vecchi film di guerra perché volevo accostarmi anche ad un pubblico giovane e quindi ho cercato di fare qualcosa di unico e moderno. Anche se devo ammettere che sono molto appassionato di film di guerra, come Full Metal Jacket, dove l’elemento musicale è molto presente.”

    C’è un comico del passato che ha influenzato la sua formazione?

    B. STILLER: “Bèh, quando ero ragazzo vedevo tutti i film di Bill Murray e Steve Martin, li ho guardati sotto la prospettiva della commedia crescendo.”

    In questo film manca la presenza di un collega con il quale ha fatto grandi cose in passato, Owen Wilson. Come mai?

    B. STILLER: “In questa occasione non ce ne è stata la possibilità, ma in futuro continueremo a lavorare insieme.”

    Negli Usa c’è stata qualche associazione che si è sentita offesa dal suo film?

    B. STILLER: “Solo qualcuno se l’è presa, ma si sa che gli attori ironizzano nel film. Nulla sicuramente deve essere presa come un’offesa. Robert Downey jr. come australiano bianco interpreta un afroamericano. Ma l’umorismo è tutto sugli attori e non sui loro personaggi.”

    Secondo lei perché qui in Europa è differente e se la prendono meno per queste cose?

    B. STILLER: “Gli Europei hanno un senso dell’umorismo più sofisticato. È chiaro che un film può peccare di un eccessivo umorismo, ma per quanto riguarda i manifestanti, credo che alcuni di loro neanche hanno visto il mio film perché coloro che l’hanno fatto non ne sono rimasti offesi, ma hanno ben compreso che era una commedia e si sono divertiti. Quando si mostra un film le persone reagiscono e c’è possibilità di discutere.”

    Non è la prima volta che interpreta la parte dell’invidioso, si prenda ad esempio Zoolander.

    B. STILLER: “Io non la vedo così. Per me questo film è molto diverso da Zoolander. Quello era un film che verteva sul singolo personaggio, mentre questo è un film corale che ha a che fare sul grande ego degli attori.”

    Non trova paradossale prendere in giro il machismo e il training che fanno gli attori per prepararsi fisicamente ad una parte e poi fare lo stesso, in un certo senso, come i bambini che giocano alla guerra?

    B. STILLER: “Io volevo che il film fosse autentico e che la cosa si sentisse. Infatti, volevo fare veramente l’addestramento, ma alla fine è durato solo due giorni perché nessuno si è presentato a causa di altri impegni che Jack Black e Robert Downey jr. avevano. Alla fine il vero addestramento lo abbiamo fatto a cena per fare in modo di sentirci una vera unità di combattimento!”

    Lei sostiene Obama alle presidenziali, ma Sarah Palin è al momento il personaggio più gettonato ed è già il più parodiato nei programmi comici come Saturday Night Live? Se dovesse farla recitare in un suo film che parte le darebbe?

    B. STILLER: “Il cattivo?! No, in realtà non lo so. Io sostengo Obama perché nel nostro Paese è necessario un cambiamento. Non so che tipo di attrice possa essere Sarah e non voglio certo scoprirlo!”

    In genere gli attori comici desiderano essere presi sul serio. Quanto le interessa un ruolo drammatico al momento?.

    B. STILLER: “Mi interessa, ma con il cast giusto, la storia giusta. Sono sempre interessato a fare film di diverso tipo.”

    Per lei, è stato difficile essere il regista o l’attore di questo film?

    B. STILLER: “Come regista, la scena di apertura ha richiesto tre settimane e mezzo, ma è stato molto importante e bello poterla realizzare. La parte più difficile, però, è stata alla fine. Nel complesso, è una cosa strana mandare avanti la troupe, cercare di continuare le riprese e di essere il più reale possibile. Come attore è stato difficile quando, nella scena in cui non avevo le mani, non potevo gesticolare troppo.”

    Come ha lavorato con Tom Cruise, in questa parte che ricorda il produttore Katzenberg?

    B. STILLER: “E’ stato bellissimo lavorare con Tom, è stato molto collaborativo. Ha contribuito molto alla creazione del suo personaggio, per il quale la parte non è stata scritta preventivamente ma è stata creata insieme durante le riprese. L’intensità della sua recitazione la possiamo percepire e ha lavorato molto sul suo personaggio. Lo si nota anche dal modo in cui mostra e gesticola con le sue grandi mani.”


     
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