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    Home Page > Ritratti in Celluloide > L'intervista > 65 Mostra: Lido di Venezia 30 agosto 2008 PRESS CONFERENCE & DINTORNI: UN GIORNO PERFETTO di FERZAN ÖZPETEK (Il film esce al cinema il 5 settembre in 400 copie)

    L'INTERVISTA

    65 Mostra: Lido di Venezia 30 agosto 2008 PRESS CONFERENCE & DINTORNI: UN GIORNO PERFETTO di FERZAN ÖZPETEK (Il film esce al cinema il 5 settembre in 400 copie)

    30/08/2008 - Presenti in sala: F. ÖPZETEK (regista), VALERIO MASTANDREA (attore), ISABELLA FERRARI (Attrice), STEFANIA SANDRELLI (Attrice), MONICA GUERRITORE (Attrice), NICOLE GRIMAUDO (Attrice), FEDERICO COSTANTINI (Attore), SANDRO PETRAGLIA (sceneggiatore), MELANIA G. MAZZUCCO (scrittrice), DOMENICO PROCACCI Fandango produttore), CATERINA D’AMICO (Amministratore delegato RAI Cinema)

    Lei ha scritto che non è un film di cronaca nera. Com’è che in questo film non vi troviamo i luoghi in cui vive la gente appartenente ai ceti sociali meno abbienti?

    F. ÖPZETEK: “Sia nel romanzo che nella sceneggiatura non c’erano i luoghi e le classi sociali che a me sono cari… ho cercato di raccontare la mia visione”.

    Il tuo rapporto con la violenza… La scena del tentato stupro… Come hai gestito le scene di violenza fermandoti prima che diventassero melodrammatiche?

    F. ÖPZETEK: “Il romanzo è molto più violento. Su alcuni punti io ho applicato dei punti di domanda perché poi quando li riporti sullo schermo diventano molto molto forte, quasi insopportabile da guardare. La violenza che c’è nel mio film fa parte molto dei personaggi, dell’essere umano in qualche modo… Una delle scene più importanti del film, tipo quella del canneto: è stata una messa a punto che è andata man mano in crescita. Nel senso che siamo andati sul luogo… la scena era ambientata tutta in macchina. Io detesto le macchine, girare con la macchina da presa nell’auto, che peraltro è sempre operazione di estrema difficoltà. Quindi ho detto ‘facciamo in modo che i due protagonisti escano dall’auto e vadano nel canneto’. Mi sono ricordato questi film del tipo di Rocco e i suoi fratelli di Visconti…”.

    I. FERRARI: “C’è sempre un po’ di pudore da parte di un attore a raccontare come ha recitato una certa scena, come si è arrivati a recitare un personaggio… In questo caso avevo con me un attore straordinario che mi bastava guardarlo negli occhi per trovare il coraggio e la fiducia di quello che stavamo facendo”.

    V. MASTANDREA: “Penso che nel film ci sia una violenza cerebrale come sfondo a tutta la storia. E questa è stata la violenza più difficile da riconoscere mentre giravi, questo per quanto riguarda il mio personaggio. Io mi sono completamente difeso non immedesimandomi ma cercando di lavorare sull’incoscienza, sul non pensarci… Così ho finito per fare un lavoro inverso, proprio per difendermi… Non volevo essere risucchiato coscientemente da tutto questo perché dopo sarei stato sicuramente male… Quando potevo cercavo di far ridere Isabella, lo facevo un po’ per lei ma penso un po’ anche per me…”.

    Siamo abituati a vederti con il tuo cinema alle prese con dei sentimenti, con delle emozioni forse meno apocalittiche, più quotidiane, in cui è più facile ritrovarsi un po’ tutti, mentre invece qui siamo davanti alla tragedia assoluta. Com’è stato per te questo cambiamento d’impatto?

    F. ÖPZETEK: “Quando mi è stata portata la sceneggiatura ne ho avviato la lettura con no chalanche, perché quando mi portano le cose scritte dagli altri in genere poi non riesco a tradurle in film… Mi ha invece colpito molto, ho accettato di fare il film e ho cominciato a leggere il romanzo, mi sono messo paura, però ero molto attratto da questa violenza…Non mi sono più chiesto che stessi facendo e mi sono lasciato andare…”.

    Un film sull’universo femminile con il cuore nel rapporto tra Mara (Monica Guerritore) ed Emma (Isabella Ferrari):

    F. ÖPZETEK: “Ho suggerito io a Monica (Guerritore) nelle vesti di Mara di guardare Emma (I. Ferrari) in un modo ambiguo… sono quelle scene che ti rendono appagato.”

    Questo film come altri film italiani hanno uno sbocco all’estero? Perché tutte le volte che faccio una domanda ad un regista straniero e chiedo ‘a chi si è ispirato? C’è un regista italiano a cui lei si è ispirato?’ e loro mi rispondono ‘Fellini’, i soliti

    D. PROCACCI (Produttore): “E’ una cosa che è difficile prevedere. Prima di Gomorra… al di là degli entusiasmi a volte perfino eccessivi in questo momento per il nostro cinema… (non si sono verificati fenomeni di grandissima portata anche all’estero). Perché l’eredità che abbiamo è bella ma è molto pesante… e rende tutto molto difficile… In questo momento alcuni nostri film escono anche in altri Paesi…”.

    Un pensiero da ognuno del cast nei confronti di quest’esperienza e dei loro personaggi:

    S. SANDRELLI: “Quando Ferzan (Özpetek) mi ha offerto questo piccolo ruolo ho capito che poteva essere importante… Perché avrei voluto e credo che avrei anche potuto interpretarlo io anni addietro. Quindi è un simbolo, come dire, una rilettura reciproca: l’ho avvertito come se il ruolo della madre di Emma potesse evidenziare quello che lei poteva essere dopo e viceversa. Cioè vedendo Emma si capisce quello che è stata la madre. E’ stato bellissimo. Io poi mi sono innamorata di Özpetek. Abbiamo lavorato una sola settimana insieme e quando è finito il film… (scherza rivolta ad Özpetek) … Quindi mi devi riprendere, almeno un’altra volta”.

    M. GUERRITORE: (A proposito dell’incontro tra Emma e il suo personaggio) “… La prima cosa che fa quando incontra questa donna (Emma), di cui capisce attraverso lo sguardo che sta vivendo un dramma personale, le si mette accanto e per prima cosa le parla della figlia. La prima cosa che le dice è ‘ sua figlia a scuola parla solo di ghiaccio, di terreni deserti, freddi, lontani, ed è un racconto in poche parole di quello che la figlia in quel momento sta vivendo, il disagio… Questa donna che si capisce essere semplicemente sola, senza nome, si mette accanto a Emma e l’accompagna semplicemente e l’ascolta, diventa in qualche modo uno specchio, un lago dove i sentimenti di Emma si riflettono e riverberano. Io ho immaginato una cosa girando questo film e impersonando questo personaggio: che lo sguardo di Mara sia quello del regista in scena che accompagna con affetto, con comprensione questa notte in questa donna vive un grande disagio. E basta solo per meritare un nome solo alla fine ‘Mi chiamo Mara’”.

    N. GRIMAUDO: “… Mi sono innamorata di questa donna così poco coraggiosa nello scegliere: rimanere intrappolata in una cella dorata oppure no… Mi è piaciuto il passaggio finale del tentativo di scelta dove è protagonista proprio la fragilità e la mancanza di coraggio…”.

    I. FERRARI: “Per me Emma è stata un po’ un presentimento perché avevo letto il libro molto tempo prima e quando ho saputo che si era aperto questo cast per la prima volta mi sono candidata con un SMS… sapevo di essere in qualche modo fisicamente un po’ distante… io sono arrivata sul set con una mia idea di Emma… e Ferzan (Özpetek) aveva giustamente in mente il suo film… Non ho esitato a buttarmi in questo ruolo perché sapevo che poi dall’altra parte c’era un regista che avrebbe messo a posto le cose e che avrebbe preso le misure giuste da questa generosità”.

    F. COSTANTINI: “Io ho affrontato questo ruolo quasi fosse stato un esame… Per me è stata un po’ una palestra…”.

    V. MASTANDREA: (scherza ‘Ho fatto questo film perché tutti gli altri attori avevano rifiutato…’) Risponde poi seriamente: “Se avessi avuto dei figli non so se avrei accettato di fare questo film. Durante il film Ferzan (Özpetek) ha cercato di non giudicare il mio personaggio, io personalmente pensavo di doverlo condannare. Mi dicevo ‘io lo devo giudicare’ proprio perché andava a toccare le più delicate corde etiche …alla fine ho capito che il giudizio che volevo dare io era il più importante che viene fuori da questo film: che stiamo parlando della razza umana, che è la cosa più affascinante e più terribile che si possa immaginare. E basta”.

    (A cura di PATRIZIA FERRETTI)


     
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