ARCHIVIO HOME PAGE

SPECIALI

FLASH NEWS

  • • Ultime News
  • • Archivio News
  • ANTEPRIME

    RITRATTI IN CELLULOIDE

    MOVIES & DVD

  • • In programmazione
  • • Di prossima uscita
  • • New Entry
  • • Archivio
  • • Blu-ray & Dvd
  • CINEMA & PITTURA

    CINESPIGOLATURE

    EVENTI

    TOP 20

  • • Films
  • • Attrici
  • • Attori
  • • Registi
  • LA REDAZIONE

    • Registi

    • Attori

    • Attrici

    • Personaggi

    • L'Intervista

    • Dietro le quinte

    E poi c'è Katherine

    E POI C'E' KATHERINE

    New Entry - Tra i più attesi!!! - Soprannominato da "Vanity Fair" 'Il .... [continua]

    Wasp Network

    WASP NETWORK

    New Entry - 76. Mostra del Cinema di Venezia - CONCORSO .... [continua]

    The Laundromat

    THE LAUNDROMAT

    76. Mostra del Cinema di Venezia - CONCORSO - The Laundromat (lett. La lavanderia) .... [continua]

    Joker

    JOKER

    Tra i più attesi!!! - 76. Mostra del Cinema di Venezia - CONCORSO .... [continua]

    Marriage Story

    MARRIAGE STORY

    New Entry - 76. Mostra del Cinema di Venezia - CONCORSO .... [continua]

    Eurovision

    EUROVISION

    New Entry - 2020 .... [continua]

    J'accuse (L'ufficiale e la spia)

    J'ACCUSE (L'UFFICIALE E LA SPIA)

    New Entry - 76. Mostra del Cinema di Venezia - CONCORSO - Dal .... [continua]

    Home Page > Cinema & Pittura > LUCA ZAMPETTI/C'era una volta in America

    LUCA ZAMPETTI / C'era una volta in America

    LUCA ZAMPETTI

    DAL GRANDE SCHERMO DI SERGIO LEONE ALLA TELA DI LUCA ZAMPETTI:
    QUESTIONI DI FEELING, IN BILICO TRA REALTA’ E FIABA. IL TAGLIO CINEMATOGRAFICO IN PUNTA DI PENNELLO E DI MATITA PER RITRARRE LE SEGRETE DI UN’UMANITA’ TORMENTATA IN PRIMO PIANO, SULLO SFONDO DI SPAZI METROPOLITANI COME ATTORI-PROTAGONISTI


    La filmografia di Leone è stata tra quelle che più ha influenzato il mio lavoro, sia in termini di taglio dell’immagine che d’impianto formale, per ritmo e metodo di racconto. Non solo, ‘C’era una volta in America’ contiene e riassume queste caratteristiche e mi è servito per raccontare la Grande Mela nei primi anni del secolo scorso, non attraverso immagini d’epoca ma tramite il filtro di un’opera cinematografica
    Luca Zampetti

    (Camerino-Macerata (Marche) ITALIA
    Gli studi classici e una laurea in Giurisprudenza sono i primi passi di una formazione destinata a lasciare ben presto il passo all’arte. Proprio nel paese natìo Luca Zampetti conduce difatti fin da giovanissimo, dal 1966, il proprio cammino artistico da autodidatta, muovendo nel 1981 dalla sperimentazione di marca cubista analitica, espressionista o pop, per passare ad una fase metafisica, dominata da quadri di grande formato in totale assenza della figura umana, fino a scivolare più tardi, nel 1995, sulle sponde dell’espressionismo di matrice esistenziale, dove la figura umana ricompare quale protagonista indiscussa della scena. Una poliedrica premessa che lo prepara alla fase più recente del suo percorso, in cui l’artista sembra fondere in un unico contesto le precedenti esperienze visive prese in considerazione separatamente: “i personaggi tornano ad essere ritratti in modo totale ed inseriti in scorci metropolitani, attraverso inquadrature di taglio cinematografico con singolari dissolvenze di fondo, grazie alle quali il clima delle vie metropolitane è riproposto con singolare realismo ed efficacia evocativa”. Ma Zampetti non lascia mai la sperimentazione artistica nel senso più ampio del termine, coniugando scultura, grafica e incisione calcografica con la dimensione parallela e integrativa di poeta realista e metropolitano, approdando nel 1998 alla pubblicazione di una prima raccolta di liriche con Taccuino di un artista con la coscienza sporca. A testimoniare quanto della sperimentazione ‘linguistica’ a tutto campo l’artista Luca Zampetti abbia fatto tesoro, è la mostra personale presentata alla Galleria Blob Art (Corso Amedeo 118) a Livorno, intitolata C’era una volta in America in omaggio al cinema del memorabile regista Sergio Leone, autore di intramontabili film cult del cosiddetto ‘western all’italiana’, tra cui, per l’appunto, C’era una volta in America, da lui diretto nel 1984, con Robert De Niro e James Woods come protagonisti. Proprio quel caleidoscopico background sperimentale sfociato nella poesia sembra aver rappresentato per Zampetti la chiave di volta per scartare dal virtuosismo tecnico, l’uso del formato sedici noni, il taglio cinematografico, per dare ai suoi quadri, siano essi dettagli di un fotogramma o sintesi di più fotogrammi, quel respiro lirico-onirico del vissuto quotidiano in atmosfere metropolitane di un’epoca rievocata dai fumi della memoria, che ben lo assimila allo spirito del grande regista, e ben al di là della condivisa “poetica artigianale”. Zampetti sceglie difatti una tecnica del tutto particolare come ‘l’encausto’ (tecnica di pittura murale usata nell’arte greco-romana, consistente nell’uso di colori diluiti in cera fusa e spalmati a caldo sull’intonaco), per elaborare i suoi disegni a grafite. Il motivo-perno di questa sinergia ‘spirituale’ (nel senso della percezione e predilezione delle cose) tra Zampetti e Leone sembra appuntarsi in quella “contraddizione vitale” che affonda le radici nel “mito”, individuata da Francesco Mininni nella cinematografia del regista: “Il suo cinema è alimentato da una contraddizione vitale: troppo realistico per essere una favola, troppo fiabesco per essere reale. Siamo dalle parti del mito”, quello per cui sarebbero inadatti confini ben demarcati, opportunamente e doverosamente dunque, “…avvolti dalla nebbia in cui si sposano il reale e l’immaginario”. Quanto riscontrabile anche nei disegni di Zampetti, che non a caso per omaggiare il grande regista italiano ha scelto l’ultimo suo film, C’era una volta in America, considerato da Leone stesso “la ‘summa’ di tutta la mia carriera, sia per quanto riguarda i contenuti che, soprattutto, lo stile”.
    Con il disegno a matita in bianco e nero, ma non solo, oltre a ‘incidere’ fisionomie meditative o trasognate, catturate in primi o primissimi piani, tanto cari a Sergio Leone, Zampetti sembra sfumarne alcuni tratti, avvolgendoli nelle patine del ricordo di un capitolo particolarmente glorioso del cinema italiano, ancora più mitico del cinema di Sergio Leone e imprescindibile insegnamento per ogni grande cineasta italiano e non solo italiano: il neorealismo. Sarà uno scherzo del bianco e nero, ma questa ‘dimessa’ e ‘tormentata’ umanità, nei quadri di Zampetti (Scegliendo quel dolce per Peggy, Ormai erano diventati una banda, Adesso lo sbirro era nelle loro mani, Fuori c’era Max ad aspettarlo, Ritornando al caffè di Fat Moe), ci ha richiamato alla mente, sempre cinematograficamente parlando, brani neorealistici alla De Sica, che tra l’altro prediligeva attori non professionisti, gente di strada che in via del tutto naturale aveva impressa sul volto quella tragicità e sofferenza tipiche di un vissuto da quotidianità popolare. E forse in tutto questo c’è una sua logica, un filo conduttore. Basta pensare che proprio Sergio Leone, agli inizi della sua carriera, collabora come attore per l’appunto con Vittorio De Sica nel mitico Ladri di biciclette (1948). Leone stesso ha dichiarato a suo tempo di essere stato in quel film “l’assistente di De Sica” e di essere dunque “nato in quell’ambiente ‘neorealistico’”. Evidentemente le radici non si dimenticano e possono essere percepite in una rilettura di contemporaneità che peraltro Zampetti sembra in qualche modo ‘sdrammatizzare’ pur senza sminuire di intensità, nel tocco ‘fumettistico’ di certi passaggi. A confortare questo ipotetico ‘trade union’ sarebbe anche la scelta, in alcuni casi prediletta da Zampetti, di adottare la carta gialla su cui poi elaborare in sedici noni il proprio disegno a grafite (Seguendo Deborah per strada, Al mare progettando il grande colpo), rievocazione delle anticheggianti patine, di foto d’epoca, di film storici o il ricorso a flashback patinati in bianco e nero in contesti cinematografici moderni e dunque a colori. Soprattutto in questo genere di figurazione, nulla, neppure il colore, può distogliere dal totale assorbimento dello spettatore all’interno della netta e cruda interiorizzazione degli attori-protagonisti dei quadri di Zampetti, quasi rievocati dalle nebbie del ricordo e pur ben incisi nella memoria, per questo intensamente segnati, demarcati nelle fisionomie spigolose, angolate, scultoree, portavoce di sfondi metropolitani vissuti, di fatto co-protagonisti degli stessi personaggi. Ma anche quando campeggia il colore, la varietà in unico contesto di tecniche diverse, dalla trama grassa e porosa, allo sfumato centrale che nebulizza i protagonisti così come un dettaglio metropolitano sullo sfondo, in una nota ‘romantico-poetica’ che fa venire a mente Ottone Rosai, fino al tratteggio sottile e fine, offre di particolari fotogrammi una rilettura quasi fiabesca, trasognata e pur vera, realistica. E’ il caso di Quel giorno a Williamsburg Bridge (cfr. la foto del fotogramma nella scheda del film di riferimento: C’era una volta in America di Sergio Leone).
    Forse per Zampetti non si tratterà di una fonte di ispirazione consapevole, ma sembra di leggere tra le righe di binari paralleli, guardando alcuni suoi quadri e certi tocchi ‘primitivisti’ del primo Rosai. Anche Ottone Rosai, poeta innanzitutto, canterà i suoi versi in forme e colori, così come altri toscani coevi, Tozzi e Viani, ad esempio, e non permetterà al sentimento tragico della vita di farlo distrarre dall’uomo e dalla sua sofferta umanità. E’ il trionfo di quell’umanità di ordinaria quotidianità, genuinamente tormentata anche se e un po’ trasognata, che ci sembra di ritrovare scalfita nei volti vissuti e lirici (Deborah e Noodles) portavoce di un’habitat’ metropolitano quale la Grande Mela in particolari momenti storici, dipanato su tre livelli temporali e organizzato con un procedere ad incastri in Sergio Leone, assorbito e condensato in contesti unici nei quadri di Zampetti, sul filo di una comune, intensa interiorizzazione dei personaggi, per la quale la ‘m.d. p. psicanalitica’ del mitico regista ha aperto il varco e fatto strada.

    La mostra C’era una volta in America. Tributo a Sergio Leone, alla Galleria Blob Art (Corso Amedeo 118) a Livorno (www.blobart.it) (23 ottobre-25 novembre 2004- dal martedì al sabato 9,30-13; 16,30-20), ricorda l’indimenticabile regista del western nostrano a quindici anni dalla morte. Catalogo a cura di Emma Gravagnuolo.

    (Articolo a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    C’era una volta Sergio Leone e il mito di un’America rievocata in un lungo e intenso flashback di dolorosa memoria

    I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’ - Dal 65. Festival del Cinema di CANNES - 'CANNES CLASSICS' - 'EXTENDED VERSION' RESTAURATA con SCENE INEDITE - Dal 18 OTTOBRE e (a grande richiesta) Dall'8 NOVEMBRE al cinema - In DVD dal 7 DICEMBRE

    ’C’era una volta in America’ non posso non amarlo: è proprio la ‘summa’ di tutta la mia carriera, sia per quanto riguarda i contenuti che, soprattutto, lo stile”.
    Sergio Leone

    Titolo in italiano: C'era una volta in America

    Titolo in lingua originale: C'era una volta in America

    Anno: 1984

    Regia: Sergio Leone

    Sceneggiatura: Sergio Leone, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini

    Soggetto: Dal romanzo di Harry Grey The Hoods (Mano Armata)

    Cast: Robert De Niro (‘Noodles’ - David Aaronson)
    James Woods (‘Max’ - Maximilian Bercovicz)
    Elizabeth McGovern (Deborah Gelly)
    Treat Williams (James Conway O’Donnell)
    Tuesday Weld (Carol)
    Joe Pesci (Frankie Manoldi)
    Burt Young (Joe)
    Danny Aiello (Capo della Polizia Vincent Aiello)
    William Forsythe (Cockeye)
    James Hayden (Patsy)
    Darlanne Fleugel (Eve)
    Larry Rapp (“Fat” Moe)
    Amy Rider (Peggy)
    Olga Karlatos (donna nel teatro cinese)
    James Russo (Bugsy)
    Mario Brega (Beefy)
    Arnon Milchan (autista)
    Scott Tiler (Noodles ragazzo)
    Rusty Jacobs (Max ragazzo/David Bailey)
    Brian Bloom (Patsy ragazzo)
    Adrian Curran (Cockeye ragazzo)
    Mike Monetti (“fat” Moe ragazzo)
    Noah Moazezi (Dominic)
    Jennifer Connelly (Deborah adolescente)
    Julie Cohen (Peggy adolescente)

    Musica: Ennio Morricone

    Costumi: Gabriella Pescucci

    Scenografia: Carlo Simi

    Fotografia: Tonino Delli Colli

    >> Visualizza la scheda completa del film <<

    Il signor diavolo

    IL SIGNOR DIAVOLO

    Un ritorno ai demoni del passato del regista Pupi Avati al romanzo gotico e a .... [continua]

    Fast & Furious - Hobbs & Shaw

    FAST & FURIOUS - HOBBS & SHAW

    RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dall'8 Agosto

    Quale futuro per la saga 'Fast & Furious'?
    [continua]

    Hotel Artemis

    HOTEL ARTEMIS

    RECENSIONE - Oltre 27 anni dopo Il silenzio degli innocenti Jodie Foster ritorna nel mondo .... [continua]

    Felice Estate!

    FELICE ESTATE/HAPPY SUMMER!

    .... [continua]

    Felice Estate!

    FELICE ESTATE/HAPPY SUMMER!

    .... [continua]

    Felice Estate!

    FELICE ESTATE/HAPPY SUMMER!

    .... [continua]

    Felice Estate!

    FELICE ESTATE/HAPPY SUMMER!

    .... [continua]