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    Home Page > Movies & DVD > The Interpreter

    'THE INTERPRETER' - INTRIGO INTERNAZIONALE BY SYDNEY POLLACK. PROTAGONISTA LA COPPIA DI STAR 'FUORICLASSE' PIU' VERSATILE DEL MONDO: L'INTERPRETE NICOLE KIDMAN E L'AGENTE FEDERALE SEAN PENN

    I bellissimi di ‘CelluloidPortraits’

    ’The Interpreter’ mi interessava per diverse ragioni. La burocrazia interna alle Nazioni Unite e il mondo diplomatico sono un terreno ancora non battuto al cinema, nuovo quindi, e molto adatto a raccontare la nostra contemporaneità. Questa ambientazione pone l’accento anche sui conflitti personali fra Silvia e Tobin, due personaggi che provengono da mondi opposti, che la pensano in modo molto diverso e che all’inizio non riescono a trovare un punto di incontro. Silvia è una donna sofisticata, una habituée del mondo diplomatico internazionale, che crede nell’arte della diplomazia e nel potere della parola rispetto alla violenza; improvvisamente però si trova a dover comunicare con un poliziotto cinico e smaliziato, che ha a che fare quotidianamente con gli aspetti più abietti e negativi della natura umana. L’improbabile rapporto fra i due, all’interno di un contesto così delicato, che può diventare teatro di una importante crisi internazionale, nonché l’urgenza di risolvere un fitto mistero, mi sembrava un materiale molto ricco da tradurre cinematograficamente”.
    Il regista Sydney Pollack

    L’ONU è il luogo ideale dove ambientare un intrigo internazionale, ha un’atmosfera che ricorda i vecchi classici di Hitchcock. Le decisioni che vengono prese nei corridoi del potere all’ONU hanno un forte impatto in tutto il mondo e soprattutto in questo periodo storico, la posta in gioco è ancora molto alta. In questo film l’ONU diventa lo straordinario punto di incontro di due persone comuni, ognuna a suo modo vulnerabile, che vengono coinvolte in una cospirazione che va in qualche modo fermata”.
    Lo sceneggiatore Charles Randolph

    (The Interpreter, USA 2005; thriller drammatico-politico;128’; Produz.: Working Title in associazione con Misher Films e Mirage Entertainment; Distribuz.: Eagle Pictures)

    Locandina italiana The Interpreter

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: The Interpreter

    Titolo in lingua originale: The Interpreter

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Sydney Pollack

    Sceneggiatura: Charles Randolph, Scott Frank, Steven Zaillian

    Soggetto: Storia di Martin Stellar & Brian Ward

    Cast: Nicole Kidman (Silvia Broome)
    Sean Penn (Tobin Keller)
    Catherine Keener (Agente Dot Woods)
    Jesper Christensen (Nil Lud)
    Yvan Attal (Philippe)
    Earl Cameron (Edmundn Zuwanie)

    Musica: James Newton Howard

    Costumi: Sarah Edwards

    Scenografia: Jon Hutman

    Fotografia: Darius Khondji

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    "La storia ha inizio quando Silvia Broome (Kidman), una traduttrice dell’ONU, nata in Africa, rivela di aver involontariamente ascoltato un complotto contro un capo di stato africano, pronunciato in un raro idioma africano, che pochissime persone al mondo parlano e capiscono. Dopo aver udito le parole “L’insegnante non lascerà mai questa stanza vivo”, la vita di Silvia viene sconvolta, anche perché lei stessa diventa il bersaglio dei killer. Nonostante la protezione dell’agente federale Tobin Keller (penn), silvia inizia a vivere un incubo. Nell’indagare sul passato dei suoi testimoni oculari, Keller si fa sempre più sospettoso nei confronti della donna, arrivando a convincersi che potrebbe lei stessa essere coinvolta nella cospirazione. E tutto ciò che accade non fa altro che rafforzare la sfiducia che nutre nei confronti della donna. Ma chi è Silvia veramente? Una vittima? Una sospetta? O una persona totalmente diversa da ciò che sembra? E riuscirà Tobin, che sta cercando di uscire da una delusione personale, a proteggerla? Nonostante il rapporto di reciproca dipendenza che si è stabilito fra loro, Silvia e Tobin non potrebbero essere più diversi. La forza di Silvia è nelle parole, nell’ambiguità del loro significato, e nella diplomazia mentre Tobin è un fascio di istinto e azione, spinto com’è da una forza quasi primitiva. Ora, mentre incombe la tragica eventualità di un omicidio in territorio statunitense e la vita di Silvia è in grave pericolo, Silvia e Tobin alternano momenti di intimità ed estraneità, che rivelano i reciproci dubbi ma anche la comune corsa contro il tempo al fine di evitare una terribile crisi internazionale”.

    Dal >Press-Book< di The Interpreter

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    DESTINI INCROCIATI ALL’ONU TRA NICOLE KIDMAN E SEAN PENN. INEDITA COPPIA DEL GRANDE SCHERMO CHE SI RIVELA ESPLOSIVA MA ANCHE MOLTO SOFISTICATA, ALMENO QUANTO LA REGIA DI SYDNEY POLLACK , INEGUAGLIABILE NEL RENDERE DENSE E FLUIDE ALLO STESSO TEMPO LE SITUAZIONI PIU’ COMPLESSE E INTRIGATE CHE SI POSSANO IMMAGINARE, SIA SUL PIANO DI UNA STORIA, CHE SU QUELLO PERSONALE DEI PROTAGONISTI, SCELTI SEMPRE, NON CASO, NELL’OLIMPO DEGLI DEI IN CELLULOIDE.

    Le inquadrature di avvio ci proiettano nell’aura rosata e polverosa di un’alba in Africa, quando un camioncino avanza sollevando il pulviscolo di una strada sterrata. Il contrasto tra la poesia di questo spaccato aurorale e la tragicità di un’esecuzione è forte. Sovrasta il tutto la drammaticità del fatto che ad eseguirla sono dei ragazzi, poco più che bambini, eppure perfettamente in grado di imbracciare un’arma e far fuori a sangue freddo due adulti sopraggiunti per la verifica di uno stuolo di

    cadaveri, senza immaginare che di lì a poco sarebbero andati ad incrementare il già nutrito nucleo dei soppressi. Una realtà peraltro già denunciata sul grande schermo da un episodio di All the Invisible Children (62° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica).
    Non è che la premessa con la quale quel mostro sacro della cinematografia internazionale di Sydney Pollack - e qui con The Interpreter si conferma tale - ci introduce in una storia che ha come sfondo un sanguinoso capitolo di terrorismo nel Matobo, nazione (fittizia) subsahariana dell’Africa Meridionale. La vicenda è proiettata nella prospettiva internazionale che vede protagonisti l’ONU e i servizi segreti USA, ma soprattutto, e qui torna un leitmotiv della regia Pollack, nella prospettiva interiore di specifiche dimensioni umane, di cui offrono peraltro superlative interpretazioni, da Oscar, due star d’eccezione: Nicole Kidman (l’interprete ONU Silvia Broome) e Sean Penn (l’agente federale Tobin Keller), per la prima volta in coppia sul

    grande schermo. Due personaggi agli antipodi che si urtano fin dal primo incontro, prima di intraprendere un difficile cammino, irto di ostacoli, che li porterà ad un graduale smussamento dei rispettivi spigoli. Complice di questo ammorbidimento relazionale, l’unico motivo in comune che scopriranno di avere e che avvicinerà le loro distanti sponde: l’atroce sofferenza dei rispettivi, molto diversi, lutti familiari, talmente cocenti da impedire loro di andare avanti, non senza conseguenze. Il regista Sydney Pollack intanto, stratifica gli elementi che strada facendo faranno conoscere meglio i personaggi tra loro, svelandoli a poco a poco allo spettatore fin nelle sfumature delle loro diverse personalità. Maestro di impeccabili strutture in celluloide, Pollack introduce così i due personaggi alternando i passi che li inquadrano nell’intimità delle rispettive case. Dai dettagli di foto e di maschere appesi alla parete si capisce subito che Silvia Broome - una moderna Nicole Kidman, capello liscio e un

    look ‘acqua e sapone’ funzionale al realismo del ruolo che la carica di uno charme unico - ha, o ha avuto in qualche modo a che fare, con l’Africa, mentre qualcosa della tumultuosa realtà sentimentale di Tobin Keller (Sean Penn) si intuisce dalla ricezione di un messaggio della moglie alla segreteria telefonica, mentre lui sorseggia un drink in piena solitudine. Altri passi alternati ritraggono i protagonisti ognuno dedito al proprio lavoro, rispettivamente di insegnante della sicurezza (Tobin) e di interprete (Silvia).

    La cosa più sorprendente infatti, non è tanto il fatto che Sydney Pollack sia riuscito là dove non ha potuto neanche Alfred Hitchcock, ossia girare delle scene direttamente all’interno della vera sede ONU, quanto il modo in cui ci coinvolge facendoci respirare la ricreata atmosfera vissuta dall’interno di quei super servizi di sicurezza, al di là della realtà esteriore dell’ambiente. Un primo esempio è dato dalla sequenza in

    una balera dove, presente un Primo Ministro, una ‘intrattenitrice’ viene stoppata non appena tenta di carezzarlo durante una danza di seduzione, perché non può e non deve toccarlo. Dettagli, sfumature, il film ne è pieno, cavalcati peraltro da una sceneggiatura fluente e profonda. Pollack ricerca le pieghe più nascoste di un risvolto per entrare nel vivo di particolari atti ad esprimere al meglio l’essenza di circostanze, emozioni, sensazioni e parole, nel caso specifico, l’atmosfera che si respira in certi ambienti ONU, ma anche, per così dire, in un altro capitolo dei suoi, dove regna sovrana una complicata e sofisticata interazione tra uomo e donna. Dall’ambiente alle persone dunque. E non solo ai protagonisti. Ovvio che sui personaggi principali si usi una cura particolare, per cui lo spettatore corre sul filo ansimante del terrore psicologico vissuto da Silvia Broome, dopo che, involontariamente, salendo in cabina per prendere alcuni effetti personali, ha

    ascoltato alla cuffia di trasmissione qualcosa che non avrebbe dovuto sentire: la ‘frase killer’ - “Finirà qui. Il Maestro non lascerà mai vivo questa sala” - ai danni di un Capo di Stato africano. Ecco innescato il motivo propulsore di un percorso avviato sull’onda lunga di un’ansia palpitante che costringe la protagonista Silvia a guardarsi continuamente alle spalle, fiutando pericolosi pedinamenti. Da questo momento in poi si interseca tutta una fitta rete di accadimenti a catena, anche estremamente drammatici come l’esplosione sul pullman, oltre che tutta una serie di inciampi tra cui compare, su analoga lunghezza d’onda dell’hitchcockiano Frantic di Roman Polanski, il camion della nettezza urbana posto ad intralciare una delle grandi corse del tortuoso percorso del film.
    In questo scenario di paura, Silvia Broome vorrebbe protezione mentre l’agente della sicurezza Tobin Keller preposto alla salvaguardia del Capo di Stato in arrivo, indaga su di lei per testare la veridicità

    del suo racconto e per sapere di più sulla sua identità, in effetti non del tutto chiara. Ecco perché il loro primo approccio è alquanto spinoso. Silvia si ritrova così doppiamente pedinata e la scoperta di alcuni indizi, come la foto che la ritrae in Africa con in braccio un’arma, la mettono legittimamente in una luce alquanto dubbia, almeno prima che Tobin non capisca le vere ragioni e la realtà dei fatti. E’ a quel punto che Tobin comincia ad assimilare la propria sofferenza a quella di Silvia, riuscendo a comprendere a fondo la profondità dei sentimenti che la legano ad un fratello ancora in Africa e del quale solo più tardi saprà che è stato assassinato.
    Sequenze climax:
    Il legame sottile e profondo di complicità che va legando Tobin a Silvia tocca il suo apice in tre sequenze madre del film: la prima è quella della lettura da parte

    di Tobin della lettera lasciata a Silvia dall’amico fotoreporter che reca la notizia della triste sorte occorsa al fratello. Le lacrime di commozione di Tobin/Penn legate a quel suo “Mi dispiace tanto” aggiunto alla stessa frase conclusiva della lettera, danno prova di questa sinergica sofferenza che vede l’assimilazione del proprio dolore per la moglie morta da appena due settimane in un incidente d’auto, di cui è peraltro responsabile l’amante, a quello della perdita del fratello di Silvia. Ecco perché Tobin può capire e partecipare così sentitamente.
    L’altra sequenza indimenticabile è la semifinale giostrata tra Silvia che punta una pistola al Capo di Stato africano, effettivo responsabile dei misfatti criminosi in Africa, e l’intervento di Tobin per evitare la rovina della vita di Silvia.
    L’ultima sequenza del finale vero e proprio è invece più discreta e sottesa, con tutto il dolce e romantico sapore, lo struggente respiro che Pollack aveva adottato

    in Destini incrociati con Harrison Ford e Kristin Scott Thomas: in cui non c’è un happy ending definito, ma occhieggia comunque tra le righe di un futuro prossimo dei protagonisti che, pur prendendo sul momento strade diverse, lasciano dietro di sé premesse-promessa di un seguito congiunto.
    Ma la ciliegina sulla torta Pollack l’aveva posta poco prima. Come in Schlinder’s List, la voce fuori campo di Silvia fa riecheggiare l’interminabile lista di nomi dei caduti per mano armata del terrorismo africano, con l’aggiunta delle circostanze, del modo in cui sono stati uccisi. Un paio di esempi sono sufficienti a dare l’idea: “fucilati mentre difendevano la loro casa”, …“fucilato in un campo di calcio”. L’annunciato processo “per crimini contro l’umanità” a carico del Capo di Stato africano, Presidente del Matopo, in contemporanea alla lettura della lista, è il vero happy ending, che appaga perché assicura di nuovo un volto all’universale e autentico

    senso di giustizia.

    Perle di sceneggiatura

    Nicole Kidman (Silvia Broome) a ribadire l’importanza delle parole: “I paesi sono andati in guerra perché si sono male interpretati”;
    Nicole Kidman (Silvia Broome) in riferimento ad una credenza africana: “L’unico modo di estinguere il dolore è di salvare una vita… La vendetta è una pigra forma di sofferenza”;

    Tobin Keller (Sean Penn) a Silvia mentre sta puntando la pistola al Capo di Stato africano: “…Perché non voglio passare il resto della mia vita nel lutto… Se gli spari lui sarà morto e lo sarai anche tu, e non so che cosa sarò io, mettila giù (la pistola)”.

    Le parole scritte dal Capo di Stato africano nel suo libro “quando ancora ci credeva” che Silvia lo obbliga a rileggere con la pistola puntata contro: “… Gli spari intorno a noi ci impediscono di udire, ma la voce umana sovrasta tutto, perfino quando non grida… quando è solo un bisbiglio. Perfino il più lieve bisbiglio può essere udito al di sopra degli eserciti, quando dice la verità”.

    Bibliografia:

    Sito ufficiale: >www.theinterpretermovie.com<

    Links:

    • Sydney Pollack (Regista)

    • Nicole Kidman

    • Sean Penn

    • Catherine Keener

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    Galleria Video:

    the interpreter.mov

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