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    Home Page > Movies & DVD > Le Mans '66 - La grande sfida

    LE MANS '66 - LA GRANDE SFIDA

    Ancora al cinema - RECENSIONE - Dal 14 Novembre

    "'Le Mans ’66 – La grande sfida' è il genere di film che mi ricorda cosa mi ha spinto inizialmente ad entrare nel mondo del cinema. È un’esperienza intensa, emozionante e
    peculiare che abbraccia tutte le ragioni per cui andiamo al cinema: vogliamo sentirci coinvolti, vogliamo commuoverci, vogliamo piangere e ridere… ed essere ispirati. Nel film c’è tutto questo e molto altro
    "
    Il produttore Peter Chernin

    "I due si capiscono a un livello più profondo. Quando Shelby deve affrontare il fatto di non poter più correre, si reinventa un lavoro e, da pilota, diventa progettista e venditore di automobili, mentre Miles rappresenta il mezzo per realizzare i sogni di Shelby. Miles non riesce a trattenersi né a controllarsi quando si trova in un contesto aziendale o in situazioni pubbliche. Dice qualunque cosa gli passi per la testa, perciò Shelby assume il ruolo di suo difensore e portavoce. I due vivono un rapporto simbiotico: quando uno si tira indietro, l’altro subentra al suo posto"
    Il regista James Mangold

    (Ford v Ferrari; USA/FRANCIA 2019; Biopic drammatico; 152'; Produz.: Chernin Entertainment e Twentieth Century Fox; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Le Mans '66 - La grande sfida

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis
    Trailer

    Titolo in italiano: Le Mans '66 - La grande sfida

    Titolo in lingua originale: Ford v Ferrari

    Anno di produzione: 2019

    Anno di uscita: 2019

    Regia: James Mangold

    Sceneggiatura: Jez & John-Henry Butterworth e Jason Keller

    Cast: Christian Bale (Ken Miles)
    Matt Damon (Carroll Shelby)
    Caitriona Balfe (Mollie Miles)
    Noah Jupe (Peter Miles)
    Jon Bernthal (Lee Iacocca)
    Tracy Letts (Henry Ford II)
    Josh Lucas (Leo Beebe)
    Ray McKinnon (Phil Remington)
    Remo Girone (Enzo Ferrari)
    Corrado Invernizzi (Franco Gozzi)
    Francesco Bauco (Lorenzo Bandini)
    JJ Feild (Roy Lunn)
    Jack McMullen (Charlie Agapiou)
    Benjamin Rigby (Bruce McLaren)
    Jenelle McKee (Segretaria di Ford)
    Cast completo

    Musica: Marco Beltrami e Buck Sanders

    Costumi: Daniel Orlandi

    Scenografia: François Audouy

    Fotografia: Phedon Papamichael

    Montaggio: Andrew Buckland, Michael McCusker e Dirk Westervelt

    Effetti Speciali: Mark R. Byers e Charles-Axel Vollard (supervisori); Tom von Badinski

    Makeup: Jane Galli (direzione); Jenni Brown (supervisore); Greenberg Randi Owens Arroyo, Laura Calvo, Heather Cummings, Ken Diaz, Cynthia Hernandez, Randi Mavestrand, Alex Noble e Lexx Staats

    Casting: Ronna Kress

    Scheda film aggiornata al: 12 Dicembre 2019

    Sinossi:

    Il film racconta la storica battaglia tra le case automobilistiche Ford e Ferrari per vincere la famosa gara endurance di auto sportive, nota come 24 Ore di Le Mans. Nel 1963 la Ford Motor Company contatta Enzo Ferrari (Remo Girone) per un possibile acquisto, ma l'italiano interrompe presto i rapporti, quando capisce che nell'accordo è incluso anche la Scuderia Ferrari.
    Enzo non è d'accordo, le sue auto, dopo la vittoria del 1958 alla 24 Ore di Le Mans, si aggiudicano il primo posto in ogni gara dal 1960 al 1965. Ma Henry Ford II (Tracy Letts) non perdona questo rifiuto e incinta il suo team, composto da ingegneri e designer, a costruire un'automobile più veloce e in grado di sconfiggere la Cavallino Rosso nella corsa del '66. Da qui ha inizio la rivalità tra Ford e Ferrari.

    A capo della squadra di ingegneri incaricati di realizzare il prototipo c'è il visionario Carroll Shelby (Matt Damon), vincitore di La Mans nel 1959 e costretto da una patologia cardiaca ad abbandonare le corse. Reinventatosi designer e progettista, Shelby viene ingaggiato da Ford per portare qa compimento la sfida che ha lanciato con se stesso e con Ferrari. Il progettista ha anche l'uomo giusto per la nuova auto, il suo collaudatore Ken Miles (Christian Bale), un pilota inglese dal temperamento arrogante, ma dotato di gran talento. Insieme i due uomini combattono contro le interferenze dell'azienda per creare un modello che rivoluzioni le leggi della fisica e riesca a superare la Ferrari al Campionato mondiale del 1966. È così che, da una resa dei conti e una brama di vittoria, è nata la Ford GT40, ma a quale prezzo?

    Short Synopsis:

    American car designer Carroll Shelby and driver Ken Miles battle corporate interference, the laws of physics and their own personal demons to build a revolutionary race car for Ford and challenge Ferrari at the 24 Hours of Le Mans in 1966

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    C’è un momento in cui a 7.000 giri al minuto tutto svanisce. La macchina diventa senza peso. Scompare. Resta un corpo che attraversa lo spazio e il tempo. È a 7.000 giri al minuto che l’incontri. È là che ti aspetta… E ti fa quella domanda. L’unica che conti: chi sei?...”.

    Piacerà anche a chi non è esattamente un fanatico appassionato. E questo perché questa ‘grande sfida’ fa impallidire ogni precedente. Dici corse automobilistiche e dici sfida. Se poi la ‘sfida’ corre sul binario elettivo di un evento memorabile come la competition di Le Mans del ’66, l’eco attraversa la storia: decennio dopo decennio. Ma non è questa la ragione per cui Ford v Ferrari, ovvero Le Mans ’66-La grande sfida di James Mangold (Quando l'amore brucia l'anima, Logan – The Wolverine) straccia, km dopo km, tutta la celluloide corsa nei paraggi di film di genere, come ad esempio il Rush

    di Ron Howard & Co. Niente di commerciale, né di già visto riguarda questo nuovo scorcio di celluloide, dal sapore antico e polveroso come una vecchia ‘strada di campagna’. E non si dice tanto della pura adrenalina, della suspense in corsa che non demorde dall’inizio alla fine delle due ore e mezza di durata del film, che volano. Volano come le auto stesse su strade che ad occhi contemporanei appaiono in dissesto: e alcuni passaggi dell’acuminato e viscerale script non mancano di rilevarlo. Non è neppure solo una questione di corse, piuttosto un reticolo di dinamiche umane straordinariamente complicato, intenso e palpitante, di una verità sempre più rara al cinema. E, per come stavano le cose allora - di contro alle odierne ‘formula 1’, in cui pure l’ultimo dei meccanici sembra portare il colletto bianco - per far funzionare qualcosa e trovare il punto esatto in cui avere una chance

    per fare la differenza, bisognava sporcarsi le mani, prima ancora di usare la testa. L’esperienza diretta, fatica e sudore a tutto tondo, nel senso pieno del termine, e non solo in pista, facevano la differenza. La differenza che corre tra un cuore che batte tra le arterie di una meccanica resa semplicemente al meglio della propria funzionalità rispetto ad un altro cuore che palpita all’ombra di un’anima congiunta in un’unica identità: il pilota che sente l'auto e l’auto che sente il pilota.

    E’ il ruggito di una Aston Martin in sottofondo sui titoli di testa la prima voce in capitolo di questa storia che si avvia con il Carroll Shelby di un Matt Damon al top dei top. Mai così ‘sfrangiato’, mai così superlativo! Un avvio che si porta a casa la vittoria a Le Mans all’altezza del 1959, prima che il protagonista si veda costretto ad abbandonare le corse per

    una patologia cardiaca. Poche battute e già facciamo la conoscenza di un uomo visionario quanto di grande carattere, tanto da reinventarsi designer e progettista per casa Ford (la Ford Motor Company del 1963). Erano i tempi d’oro per la Scuderia Ferrari - a farsi carico di tutta l’italianità del mitico Enzo Ferrari è stato chiamato Remo Girone - in cui alle reiterate vittorie faceva pendant in punta di lustro la proverbiale bellezza estetica. Ma se gli investimenti sono tali da bruciare le entrate, le cose possono cambiare. E dopo i tentativi di possibili accordi, Ferrari-Ford, andati a frantumarsi sulle scogliere dell’orgoglio ferito, Ecco che si aprono brecce alternative, per quanto su un terreno abbastanza accidentato da sembrare una corsa ad ostacoli. Quel che compare quale aspetto immutabile, da sempre di un certo rilievo, prima ancora del risultato, è l’immagine. Il pilota di una Scuderia deve avere un imprinting da cover.

    Vale a dire che non basta avere tempra e genialità di guida se sei ispido come un istrice, dal temperamento arrogante e senza la minima cura per l’autocontrollo. Per questo il talentuoso pilota inglese e collaudatore Ken Miles - Christian Bale è il contraltare perfetto dello Shelby di Damon - proposto come l’uomo giusto per l’auto Ford assemblata per controbattere il primato Ferrari, viene più volte rifiutato e contrastato dai piani alti. E il piatto forte sono proprio le dinamiche in punta di contrasto umano e professionale, il doversi fare largo in mezzo ai tanti rospi da ingoiare. Una vera e propria gimkana esistenziale a 360°, in cui il pirotecnico doppio tandem Shelby/Damon-Ken/Bale a tutto campo, lascia respiro sufficiente a quella micro rete di co-protagonismi - la moglie (la cameratesca Mollie di Caitriona Balfe) e il figlio di Miles, con i vari personaggi degli staff dirigenziali e tecnici Ford/Ferrari -

    solidi come pilastri nel sostenere l’intera impalcatura, pur mantenendo al centro le due architravi portanti dei primi protagonisti. Una coralità costante dove ognuno brilla di luce propria in punta di un’invidiabile naturalezza.

    E se si accende la miccia di quel reticolo di interazioni tra affetti familiari, dinamiche in entrata e in uscita da un complesso giro di relazioni - mai stato immacolato in nessuna epoca! - e da un rapporto di lavoro in particolare che, nel tempo, va a coincidere, consolidandosi sempre più, in una grande amicizia, quasi fraterna, ecco che allora ci sono buone possibilità che nasca un piccolo miracolo: che un film di genere come questo si trasformi in una sorta di thriller pazzesco. Un thriller mozzafiato e tanto emotivo da non trascurare d’altra parte il registro documentaristico-informativo relativo ad aspetti tecnici ben diversi da quelli di oggi: come tempi e dinamiche di intervento, o come i rischi della

    persona fisica del pilota stesso. Ma anche le curiose modalità di partenza tipo: con i piloti a corsa sui propri piedi per raggiungere ognuno la propria auto, o quella sorta di staffetta a due per correre ventiquattro ore filate sul ‘percorso’ di Le Mans, per l’appunto nel 1966. Ma dietro le varie maison - l’obiettivo è qui prioritariamente puntato su Ferrari e Ford, ci sono persone, la cui rispettiva grandezza non è certo equivalente a perfezione. La grande sfida la si vive dentro se stessi, nella lotta della quotidianità, prima ancora che in pista. Grandi per forza di carattere, nel bene e nel male, facendosi largo tra difetti a grappolo, maturando sulle difficoltà, mentre si impara ad incassare quei colpi bassi che non mancano mai. Ma l’aspetto davvero fantastico - con la complicità di una fotografia mai tanto intimista come in questo caso - è che riprese e montaggio fanno

    a gara per non farci perdere un solo momento del vivere l’esperienza direttamente dall’interno. Non tanto dall’interno dell’abitacolo dell’auto in corsa. Dall’interno dell’intera visione d’insieme. Dall’interno delle singolari tensioni da sforzo per raggiungere un obiettivo. Dall’interno del prezzo, soprattutto umano, pagato per ottenere un risultato, indubbiamente memorabile. Dall’interno di un senso dell’onore e del rispetto di cui forse, arrivati a questo punto, si è persa ogni traccia.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)




    trailer ufficiale:



    teaser trailer ufficiale:



    clip 'Il giro perfetto':



    clip 'Conosci la tua auto':



    clip 'C'è anche questo nel regolamento?':



    clip 'Pensa come una Ferrari':



    featurette 'Contro ogni pronostico' (sub ITA):



    featurette 'Il racconto di Le Mans' (sub ITA):



    featurette 'Test Drive di Joe Bastianich a bordo della Ford GT 40 con il pilota e collezionista italiano Checco Tonetti' (*):



    (*) Il Modello che vedete nel video è una

    Ford GT40 MK1
    anno: 2011
    peso: 1050 kg
    motore: Ford Roush V8 7000 cc
    potenza: 530 hp
    freni: Wilwood
    Questo modello è la replica della ford GT40 protagonista delle 24 Ore di Le Mans nel 1966, 1967, 1968, 1969. Livree della scuderia Gulf vincitrice nel 1969.

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di LE MANS '66 - LA GRANDE SFIDA

    Links:

    • James Mangold (Regista)

    • Christian Bale

    • Matt Damon

    • Remo Girone

    • Jon Bernthal

    • Caitriona Balfe

    1 | 2 | 3

    Galleria Video:

    Le Mans '66-La grande sfida - trailer 2

    Le Mans '66-La grande sfida - trailer

    Le Mans '66-La grande sfida - trailer (versione originale) - Ford v Ferrari

    Le Mans '66-La grande sfida - clip 'Il giro perfetto'

    Le Mans '66-La grande sfida - clip 'Conosci la tua auto'

    Le Mans '66-La grande sfida - clip 'C'è anche questo nel regolamento?'

    Le Mans '66-La grande sfida - clip 'Pensa come una Ferrari'

    Le Mans '66-La grande sfida - featurette 'Contro ogni pronostico' (versione originale sottotitolata)

    Le Mans '66-La grande sfida - featurette 'Il racconto di Le Mans' (versione originale sottotitolata)

    Le Mans '66-La grande sfida - featurette 'Test Drive di Joe Bastianich a bordo della Ford GT 40 con il pilota e collezionista italiano Checco Tonetti'

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