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    ELEGIA AMERICANA

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - Drammatico affresco in cui Ron Howard dipinge la crisi della working-class americana con il massimo conforto di star come Glenn Close, Amy Adams e Freida Pinto tra gli altri - RECENSIONE - Dal 24 Novembre (Netflix)

    "Considero il libro e di conseguenza il nostro film un viaggio nel potere del ricordo, nel valore della memoria e nella forza della famiglia e delle generazioni che ci stanno alle spalle o che ci accompagneranno nel futuro. Certo, alla base del mio lavoro e del libro c’è il significato dalle molte valenze del cosiddetto sogno americano... In tempi ardui per tutti era importante per me rilanciare l’idea del sogno... Io volevo mettere a fuoco tre generazioni attraverso il viaggio introspettivo che compie J. D. Vance, ex marine e studente a Yale, che sta per iniziare il suo cammino lontano da tutto ciò che si è lasciato alle spalle e, invece, viene richiamato nella sua casa nell’Ohio e si ritrova al centro delle complesse problematiche della sua famiglia operaia. L’America non deve dimenticare le sue origini rurali... L’America rurale è sempre stata al centro dei miei interessi proprio per la mia famiglia d’origine e ben prima di 'Elegia Americana'".
    Il regista Ron Howard

    (Hillbilly Elegy; USA 2017; Drammatico; 116'; Produz.: Imagine Entertainment, Netflix; Distribuz.: Netflix)

    Locandina italiana Elegia americana

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    Celluloid Portraits:



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    Trailer

    Titolo in italiano: Elegia americana

    Titolo in lingua originale: Hillbilly Elegy

    Anno di produzione: 2017

    Anno di uscita: 2020

    Regia: Ron Howard

    Sceneggiatura: Vanessa Taylor

    Soggetto: Dall'omonimo romanzo autobiografico di J.D. Vance. (in Italia edito da Garzanti, 2017)

    Cast: Amy Adams (Bev)
    Gabriel Basso (J.D. Vance)
    Haley Bennett (Lindsay)
    Glenn Close (Mamaw)
    Freida Pinto (Usha)
    Owen Asztalos (Il giovane J.D. Vance)
    Tierney Smith (La giovane Bev)
    Lucy Capri (La giovane Lori Vance)
    Sunny Mabrey (Bonnie - Mamaw anni 30)
    Bo Hopkins (Papaw)
    Jesse C. Boyd (Matt)
    Stephen Kunken (Phillip Roseman)
    Keong Sim (Ken)
    Sarah Hudson (Lori)
    Daniel R. Hill (Kyle)
    Cast completo

    Musica: David Fleming e Hans Zimmer

    Costumi: Virginia Johnson

    Scenografia: Molly Hughes

    Fotografia: Maryse Alberti

    Montaggio: James Wilcox

    Effetti Speciali: Jeremy Hays (supervisore)

    Makeup: Eryn Krueger Mekash (direzione)

    Casting: Carmen Cuba

    Scheda film aggiornata al: 23 Gennaio 2021

    Sinossi:

    In breve:

    La storia della famiglia Vance inizia dopo la guerra, con i nonni di J.D che, non avendo altro che "polvere, povertà e amore", si trasferiscono dal Kentucky nell'Ohio, in cerca di una vita migliore. Divengono una famiglia della classe media e il loro nipote si laurea presso la Yale Law School, come segno del successo e dell'ascesa sociale da una generazione a un'altra. Ma questa è solo una visione superficiale: i nonni, la zia, lo zio, suo sorella e, soprattutto, la madre di J.D. devono continuare a lottare con problemi legati ad abusi, alcolismo e traumi pregressi. Lo stesso Vance porta ancora con sé i demoni della storia di una famiglia caotica.

    In altre parole:

    E' la storia di J.D. Vance (Gabriel Basso), un giovane uomo ex marine, che ha passato la prima parte della sua vita nell'Ohio meridionale, nell'arida regione degli Appalachi attraversata dal problema della disoccupazione.
    Vance è ora uno studente di giurisprudenza a Yale e si è lasciato alle spalle il contesto di miseria e degrado in cui è cresciuto. Nel momento in cui sta per realizzare il suo sogno più grande e ottenere finalmente un lavoro, a causa di un problema familiare, Vance è costretto a tornare nella sua casa d'origine, dalla famiglia da cui era fuggito. Il ragazzo dovrà infatti affrontare il difficile rapporto con sua madre Bev (Amy Adams), una donna fragile e afflitta dalle proprie dipendenze. Sarà solo grazie alla figura di sua nonna Mamaw (Glenn Close), una donna forte e intelligente, che si è sempre presa cura di suo nipote, che Vance percorrerà un viaggio personale che lo porterà a riconciliarsi con la propria famiglia.

    Synopsis:

    A man recalls his life growing up in the Midwest with Appalachian values.

    Based on the bestselling memoir by J.D. Vance, HILLBILLY ELEGY is a modern exploration of the American Dream and three generations of an Appalachian family as told by its youngest member, a Yale Law student forced to return to his hometown

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Dal Kentucky all'Ohio la ‘ruspante’ parabola esistenziale di J. D. Vance, tra disastrose disfunzionalità familiari e socio-sanitarie. L’occasione speciale per rivedere e ricalcolare il concetto di famiglia e dei legami affettivi all’ombra dell’irraggiungibile ‘sogno americano’. Ron Howard traspone sulla celluloide una storia vera facendo perno su un tocco di regia elegante ed autoriale, oltre che su blasonate interpreti come Amy Adams e Glenn Close, qui letteralmente ‘planetaria’ da Oscar

    Suona alquanto beffardo il titolo italiano, Elegia americana, di questo straordinario mosaico in celluloide targato Ron Howard, già attore e soprattutto regista che non ha certo bisogno di presentazioni. Il motivo è molto semplice. Perché questa intensa storia umana, tratta dall’autobiografia di J. D. Vance (in Italia edita da Garzanti, 2017), tutto può essere meno che un’elegia! Indubbiamente più schietto il titolo originale Hillbilly Elegy, nella cui letterale traduzione - elegia di un ‘cretino di collina’ - si tradisce la vera, autoironica

    identità della vita vissuta dal protagonista, dall’infanzia all’età adulta. Una vita davvero difficile, in seno ad una di quelle famiglie di periferia ‘disfunzionali’, testimoni di quanto il sogno americano possa essere percepito, per lo più, come irraggiungibile. Non un racconto lineare da cui il ben navigato Howard si guarda bene, bensì un groviglio di tessere di vita sapientemente organizzato in una sorta di ‘circuito’ intermittente. Circuito ad incastro dei diversi momenti nel tempo, tra cronaca dei fatti e riflessione personale, che punta a riallineare, per gradi, la parabola esistenziale del protagonista. Così, la voce fuori campo che narra in prima persona, sembra qui imporsi come passo obbligato, legata a filo doppio con l’elegante tocco di regia, perfettamente in grado di calibrarne al meglio ogni intervento: ciascun spicchio di storia nelle diverse età del protagonista, va a riempire la tessera mancante al momento giusto, partendo da una finestra aperta sull’infanzia nel

    Kentucky del 1997. Un’eleganza stilistica che la regia sfodera fin dal principio di questo racconto personale ed universale allo stesso tempo. Mentre la macchina da presa oltrepassa casa dopo casa, ognuna ammantata da un polmone verde tanto ’solitario’ e ‘desolato’ quanto i suoi abitanti, Howard va ad anticipare quella visione a più ampio spettro che rivela una ‘lucida’ panoramica sulle svariate piaghe sociali, laddove, tra le altre cose, spicca, l’iniquo e spietato trattamento sanitario riservato all’America meno abbiente, trascurata e trascurabile in seno al fatidico ‘sogno’, di fatto raggiunto per lo più da un élite. Non è un caso che questa carrellata paesistica con i suoi abitanti, iconici del rispettivo ‘status sociale’, sia accompagnata da una predica trasmessa via radio, unico magro conforto per la triste realtà esistenziale di ciascuno.

    Che cosa si intenda per triste realtà lo scopriamo passo dopo passo, mentre siamo resi sempre più partecipi dei ‘pensieri’

    del protagonista, tradotti sul grande schermo in sequenze a valore retroattivo: laddove è nell’età adulta che si marcano stretti i flashback di infanzia e gioventù, senza necessariamente percepirli come tali. Una sorta di ‘reality’ a stelle e strisce dove la finzione lascia la ribalta ad una ‘verità’ che tenta in ogni modo di scartare dalla retorica. E questo anche quando si ribadisce che la famiglia resta comunque l’unica ancora di salvezza. A dispetto di tutto. Eppure, sembrerebbe un controsenso, alla luce di famiglie smembrate e litigiose, tossiche e fuori controllo al punto da generare rotture e danni generazionali. Scopriremo invece che non vi è alcun controsenso né retorica all’ombra di un concetto di famiglia altro da sé. Ed è proprio di questo che parla, dal profondo del cuore, il protagonista: che quel nuovo concetto ha scoperto e vissuto, giorno dopo giorno, sulla propria pelle, non senza sofferenza. Uno dei

    pochi che ce l’ha fatta, paradossalmente, nonostante la famiglia e grazie a questa. Una famiglia vista e sentita come ‘legame’ stratificato nelle svariate declinazioni, sia pure per lo più negative. Concorrono a dar corpo ed anima a questo nuovo concetto di famiglia, oltre al protagonista - Gabriel Basso incarna J. D. Vance in età adulta - e alla sorella Lindsay (Haley Bennett), le magistrali interpretazioni di Amy Adams nel ruolo della madre più inadeguata e complessa che ci si possa immaginare, e, soprattutto, una inedita, mai tanto immensa, davvero senza limiti e confini, Glenn Close, da Oscar per la sua umana traduzione di nonna, autentica, viscerale e rustica, sboccata e sbroccata. Questa nonna incarna un vero conglomerato di colossali errori, inclusa l’analoga mancanza di autocontrollo della figlia (Adams), ma suo malgrado, a un certo punto ritrova la sua nuova missione nel salvare il nipote da un naufragio esistenziale assicurato.

    Ogni

    spicchio di vita del protagonista ripensato nella rievocazione, punta i riflettori sui legami affettivi in ogni sua declinazione, con uno sguardo spinto anche oltre lo stretto ambito familiare: la fidanzata indiana (Freida Pinto) incarna ad esempio l’essenza positiva di un ‘legame’ autentico a 360° che va ben oltre l’affetto. Ma è facendosi largo tra la fitta selva di frustrazioni e tragiche circostanze che si ribadisce la cruciale importanza dei legami familiari come carta vincente nel bene e nel male. Non certo una passeggiata come si potrà constatare! Anzi! Eppure, l’unico specchio in grado di restituire l’immagine di un’identità personale autentica in cui riconoscersi. Il nostro protagonista scopre e vive a pelle quanto sia vano rinnegare le proprie origini, i legami familiari di per sé indissolubili, e ne fa - non certo senza sforzo - un valore aggiunto per andare avanti. Se non si pareggiano i conti con il passato non

    c’è futuro: messaggio chiaro e inequivocabile ma non così scontato quanto potrebbe sembrare.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)







    Trailer Ufficiale Inglese sottotitolato in Italiano:

    Perle di sceneggiatura

    J. D. Vance: "Non ho mai saputo fino a che non è morto fino a che punto mio nonno aveva protetto mia madre, ora, ogni sogno americano, era noi era ancora più distante"

    Links:

    • Ron Howard (Regista)

    • Glenn Close

    • Amy Adams

    • Haley Bennett

    • Freida Pinto

    • Gabriel Basso

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    Galleria Video:

    Elegia americana - trailer

    Elegia americana - trailer (versione originale) - Hillbilly Elegy

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