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    Home Page > Movies & DVD > Sorry We Missed You

    SORRY WE MISSED YOU

    RECENSIONE - Da 72. Cannes - Dal 2 Gennaio

    "Dopo 'Io, Daniel Blake', mi ero ripromesso di fermarmi. Ma, durante le ricerche per quel film, mi ero imbattuto in tutta una serie di lavori moderni, autonomi o temporanei, che mi hanno portato a intavolare diverse discussioni con Paul Laverty, il mio sceneggiatore di fiducia. L'economia moderna inglese si basa si contratti spesso part-time o a zero ore, che rappresentano una nuova forma di sfruttamento. Partendo da ciò, a poco a poco è venuta fuori l'idea di un film strettamente connesso a 'Io, Daniel Blake', una sorta di sua costola. Con Paul ci siamo concentrati sullo sfruttamento ma anche sulle conseguenze che il lavoro ha nella vita familiare e sulle relazioni personali. La classe media spesso parla di equilibrio tra lavoro e vita privata mentre la classe operaia è messa all'angolo dalla necessità, dal bisogno. Nonostante i grandi progressi della tecnologia, quelli che un operaio deve affrontare sono problemi di vecchia data. La tecnologia più avanzata entra nelle cabine di un autista di furgoni per le consegne, gli detta gli itinerari, permette al cliente di sapere dove si trova un pacco che sta attendendo o di sapere quando gli verrà consegnato. Il cliente può persino seguire il percorso del corriere per tutto il quartiere grazie ai segnali che vengono diffusi via satellite. Nessuno però si preoccupa della persona che sta alla guida del furgone, che passa da una strada all'altra per soddisfare le esigenze della tecnologia. Come si capisce da subito, la tecnologia è sì nuova ma i problemi di sfruttamento del lavoratore sono vecchi come il mondo. Con Laverty abbiamo fatto molte ricerche sul campo e abbiamo incontrato diversi corrieri, non sempre disposti a parlare per paura di perdere il loro posto di lavoro. Dalle ricerche sono emersi diversi dati preoccupanti, a partire dal numero di ore che i corrieri devono fare per guadagnarsi uno stipendio decente e dai problemi di sicurezza (la responsabilità su tutto ciò che accade pesa sulle loro spalle). Quello delle ore è un problema che riguarda anche chi come Abby fornisce assistenza a domicilio: nonostante lavorino anche 12 ore al giorno, vengono pagati come se lavorassero sei o sette ore al minimo salariale".
    Il regista Ken Loach

    (Sorry We Missed You; REGNO UNITO/FRANCIA/BELGIO 2019; Drammatico; 100'; Produz.: Sixteen Films, BBC Films, BFI Film Fund, Les Films du Fleuve, Why Not Productions, Wild Bunch; Distribuz.: Lucky Red)

    Locandina italiana Sorry We Missed You

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    Titolo in italiano: Sorry We Missed You

    Titolo in lingua originale: Sorry We Missed You

    Anno di produzione: 2019

    Anno di uscita: 2020

    Regia: Ken Loach

    Sceneggiatura: Paul Laverty

    Cast: Kris Hitchen (Ricky Turner)
    Debbie Honeywood (Abbie Turner)
    Rhys Stone (Sebastian 'Seb' Turner)
    Katie Proctor (Liza Jane Turner)
    Ross Brewster (Gavin Maloney)
    Charlie Richmond (Henry Morgan)
    Julian Ions (Freddie)
    Sheila Dunkerley (Rosie)
    Maxie Peters (Robert)
    Christopher John Slater (Ben)
    Heather Wood (Mollie)
    Albert Dumba (Harpoon)
    Natalia Stonebanks (Roz)
    Jordan Collard (Dodge)
    Dave Turner (Magpie)
    Cast completo

    Musica: George Fenton

    Costumi: Jo Slater

    Scenografia: Fergus Clegg

    Fotografia: Robbie Ryan

    Montaggio: Jonathan Morris

    Makeup: Anita Brolly (designer)

    Casting: Kahleen Crawford

    Scheda film aggiornata al: 16 Febbraio 2020

    Sinossi:

    Ricky e la sua famiglia combattono contro i debiti dopo il tracollo finanziario del 2008. Una nuova opportunità appare all'orizzonte grazie a un furgone nuovo che offre a Ricky la possibilità di lavorare come corriere per una ditta in franchise. Si tratta di un lavoro duro ma quello della moglie come badante non è da meno. L'unità familiare è forte ma quando entrambi prendono strade diverse tutto sembra andare verso un inevitabile punto di rottura.

    Sorry We Missed You racconta la storia delle difficoltà socioeconomiche che incontra la famiglia di Ricky, un uomo che vive con la moglie Abby e i due figli piccoli a Newcastle. La famiglia è abbastanza unita e i due genitori lavorano sodo per sbarcare il lunario. Mentre Abby si prende cura delle persone anziane a domicilio, Ricky continua a svolgere lavori sotto pagati. Così facendo si rendono presto conto che non diventeranno mai indipendenti o proprietari della loro casa. Una nuova prospettiva si presenta ai due grazie alla rivoluzione digitale: Abby vende allora la sua auto in modo che Ricky possa acquistare un furgone per svolgere l'attività di corriere per conto proprio. Gli eccessi del nuovo mondo moderno finiranno però per avere ripercussioni su tutta la famiglia.

    Synopsis:

    A hard-up delivery driver and his wife struggle to get by in modern-day England.

    Ricky and his family have been fighting an uphill struggle against debt since the 2008 financial crash. An opportunity to wrestle back some independence appears with a shiny new van and the chance to run a franchise as a self employed delivery driver. It's hard work, and his wife's job as a carer is no easier. The family unit is strong but when both are pulled in different directions everything comes to breaking point.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Ken Loach, una vita spesa per il cinema, per lo più a carattere ‘sociale’, adora mettere il dito nella piaga. E magari girarcelo, finché non si sente abbastanza sicuro di aver fatto afferrare il concetto. E non vi è dubbio che quando usciamo dal cinema abbiamo sicuramente qualcosa su cui riflettere e su cui discutere. E’ stato così per la maggior parte dei suoi film, e uno per tutti, tutti per uno, anche nel precedente I, Dianel Blake. Ci siamo abituati dunque, al suo stile netto e crudo, asciutto, autentico: spaccati di realtà e personaggi ai margini della società - non certo per scelta – messi sotto una lente d’ingrandimento quasi da scienziato. L’occhio di chi evidenzia un problema e lo analizza al microscopio, in una sorta di vivisezione, per così dire, che ne svela ogni effetto collaterale possibile. Non esiste per Ken Loach la stagione dei saldi. E’ sempre

    tutto a prezzo pieno. Le realtà senza sconti sono il suo piatto forte. E chi lo conosce anche solo un po’ se lo aspetta. Eppure, sfido chiunque a non restare senza fiato sul finale di Sorry we missed you. Il sodalizio di Ken Loach con Paul Laverty porta i frutti di sceneggiature riccamente pescose in acque limpide, mai intorbidate da inganni o frivoli vezzi verbali. Aspetto che si apprezza anche in quest’ultima fatica cinematografica, di cui lo ringraziamo vivamente.

    Il tratto autoriale lo si riconosce fin dalle prime mosse. A schermo nero, sui titoli di testa in bianco e nero, quando si ode la voce del protagonista che assicura di aver fatto di tutto come lavoro: diverse esperienze, tutte, inequivocabilmente, in un verso o nell’altro, a tempo determinato, e allora… è tempo di inventarsi qualcosa. Lo schermo apre su un colloquio di lavoro le cui condizioni appaiono subito in tutto

    il loro terrificante doppiofondo, che va a penalizzare chi cerca una chance per risollevarsi economicamente. Mettersi in proprio, in quei termini, non solo ha i suoi bei rischi, ma ha anche delle spese iniziali non indifferenti. La moglie, assistente agli anziani con giornate piene e pesanti come macigni, per quanto affrontate con il sorriso, si vede costretta a vendere l’auto e ad andare in autobus con tutto il disagio che comporta nel raggiungere i vari posti di lavoro. I due figli (una ragazzina e un adolescente con la passione per i graffiti murali) vengono seguiti per telefono, con zero tempo per se stessi. Ken Loach segue la parabola di questo nucleo familiare nel loro rispettivo quotidiano, raccolto da un impeccabile montaggio alternato, facendoci inciampare nella gragnola di beghe che colpisce a raffica questi personaggi, di cui, d’altra parte, si percepisce l’esclusivo legame familiare, ma che in condizioni esasperate come quelle,

    finisce per deragliare, aggiungendo problemi altri a quelli già esistenti. Ma la raffica che ci colpisce maggiormente è data dalle parole del datore di lavoro, aguzzino per osservanza, più che per scelta. Osservanza alla globalizzazione che pone sul podio di quella folle competizione le aziende di consegna a domicilio, i cui ‘dipendenti’, più o meno autonomi, si vedono costretti a ‘litigare’ con il tempo, al punto da pisciare nella bottiglia, per ottemperare alle consegne, disseminate in labirintici percorsi. Insomma, una indegna e disumana maratona quotidiana, prima di guadagnare un pasto frugale e il divano a notte fonda, con i figli già a letto, ma in evidente carenza di cure ed affetti genitoriali da condividere. Lo dimostra quello che faranno in punta di deragliamento e di perdita di controllo, con genitori al seguito.

    E li segui, con pazienza e doloroso interesse, in attesa del momento della svolta, sicuri che prima o poi

    i nostri malcapitati, stritolati dai debiti cui si aggiungono i problemi con i figli, troveranno la quadra. Per questo, quando la storia non sembra affatto volgere al termine, nel bel mezzo, quando spuntano i titoli di coda, ci sembra di essere stati appena colpiti in pieno stomaco da uno di quei pugni che non perdonano. Si resta spiazzati, con l’amaro in bocca e lo stordimento di chi sul momento non riesce a comprendere. E quando superato il primo senso di smarrimento, si capisce, siamo assaliti dallo stesso senso di impotenza dei protagonisti, accompagnato da un malessere che ti si incolla addosso per giorni. Non si riesce a smettere di pensarci, di riflettere, di constatare il livello di degrado in cui è stata affossata l’umanità più schietta e sincera, in nome del dio profitto di cui beneficiano sempre i soliti, noti o ignoti poco importa. Si tratta sempre di una elettiva

    - non eletta mai da nessuno del popolo ovviamente - cerchia ristretta che alloggia ai piani alti mentre sta di vedetta per schiacciare sempre più in basso chi, vale a dire la maggior parte della cittadinanza, tenta ogni modo possibile di alzare un po’ la testa, casomai ne avesse le forze. E dire che ci troviamo nella ‘regale’ Gran Bretagna. Che dire, verrebbe voglia di dare una veste un po’ più moderna a quel motto secolare ed obsoleto che ancora cantilena ‘Dio salvi la regina’. Magari un ‘si salvi chi può’ sarebbe più azzeccato e attuale, ma… la parola ai britannici, ci mancherebbe!

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)







    trailer ufficiale:



    clip 'Conosci le regole':



    clip 'Quest'anno ti giochi tutto':



    clip 'Mi hanno pestato a sangue':



    clip 'E' stato bello oggi':



    clip 'Perchè non andiamo col tuo furgone?':

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di SORRY WE MISSED YOU

    Links:

    • Ken Loach (Regista)

    1| 2

    Galleria Video:

    Sorry We Missed You - trailer 2

    Sorry We Missed You - trailer

    Sorry We Missed You - trailer (versione originale)

    Sorry We Missed You - clip 'Conosci le regole'

    Sorry We Missed You - clip 'Quest’anno ti giochi tutto'

    Sorry We Missed You - clip 'Mi hanno pestato a sangue'

    Sorry We Missed You - clip 'E' stato bello oggi'

    Sorry We Missed You - clip 'Perché non andiamo col tuo furgone?'

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