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    Home Page > Movies & DVD > Bohemian Rhapsody

    BOHEMIAN RHAPSODY

    Tra i più attesi!!! - Un racconto realistico ed elettrizzante degli anni precedenti alla leggendaria apparizione dei Queen al concerto Live Aid nel luglio del 1985, con Rami Malek nel ruolo di Freddie Mercury - RECENSIONE - Dal 29 Novembre

    "Tutti conoscevano l’aspetto macho, audace e impertinente di Freddie Mercury, ma io non credo che nessuno conoscesse la sua parte più intima e personale... Io non sapevo della sua storia d’amore con Mary Austin o che il suo nome vero fosse Farrokh Bulsara. L’ho scoperto facendo il film... Mi è sempre piaciuto essere sfidato come artista e cerco di collaborare con persone che, ancora più di me, amano le sfide. Con 'Mr. Robot' credo di aver ottenuto questo risultato. A maggior ragione con Freddie, una persona che ha avuto una fortissima influenza su moltissime persone e che, oltre a essere un musicista rivoluzionario, è stato un uomo alla ricerca di un senso di appartenenza ed è riuscito a trasmetterlo al pubblico... Ho cercato un punto in comune con cui identificarmi con lui, pensando a questo giovane nato a Zanzibar, andato a scuola in India, poi tornato a Zanzibar da dove poi è fuggito insieme alla famiglia a causa di una rivoluzione e quindi approdato in Inghilterra. L’ho considerato come una persona alla ricerca di un’identità, come me che sono americano di prima generazione con una famiglia che viene dall’Egitto. L’idea di cercare di capire un essere umano alla ricerca della sua identità, anche come identità sessuale. Insomma ho cercato di comprendere tutti quegli elementi che lo riportano sulla terra un Dio della musica così importante per tutti, rendendo omaggio al suo retaggio... Mi sono immerso in quello che lui era, facendo un anno e mezzo di lezioni di piano, di canto, e con un coach che mi ha permesso di fare miei i suoi movimenti ed esprimermi con il suo accento. In ogni scena cercavo di pensare come lui, agire come lui, e non è stato semplice... È stato molto difficile ricreare il concerto nel modo più preciso possibile, ma io non volevo fermarmi prima di raggiungere la perfezione... Siamo saliti sul palco iniziando a provare le varie canzoni, e ho chiesto al regista e al direttore della fotografia di poter girare il concerto tutto insieme, dall’inizio alla fine. Così hanno montato diverse gru con tante macchine da presa, ed erano presenti numerosi veri fan dei Queen come attori non protagonisti. Abbiamo cantato tutto in sequenza come nella realtà, con un crescendo di energia, una carica che veniva da dentro e ho capito meglio cosa avesse significato per Freddie e per la band quel concerto (il Live Aid del 1985 alla Wembley Arena di Londra) ... Ovviamente per le sue doti musicali, ma anche per il modo in cui interagiva con folle di persone e, in un certo senso, incoraggiando tutti. Nessuno può cantare come lui. Impossibile. Poteva cantare di tutto, dal rock alla lirica, e ha finito per farlo! Ha convinto una casa discografica a credere in un album di musica, che alla fine ha realizzato. A volte era come un ballerino sul palco, e poi anche un rocker e un tenore, un baritono. Non c'è nessuno come lui. È unico. Una forza della natura. È elegante e radicale, nella sua tecnica e nel suo suono, e non ce ne sarà mai un altro come lui... Era in grado di fare cose che le persone riescono a fare solo oggi. Io sono chi sono. O mi accetti o mi lasci in pace, era questo il suo modo di essere. Avevo bisogno di assicurarmi che certi aspetti fossero interpretati nel modo giusto, perché, dopo tutto, questo è ciò che conta di più. È bene che i movimenti siano belli ed è giusto curare l’accento britannico. Lo considererò un grande risultato personale se mi avvicinerò all'anima di quest'uomo"
    L'attore Rami Malek

    "Quando un attore interpreta una persona così leggendaria, deve contribuire con se stesso. Non è un'imitazione. Come non lo è stata quella di Will Smith in 'Ali'. E lo stesso vale per Rami. Non si penserà a chi sta cantando le canzoni quando si vedrà il film, anche se Malek canta alcune parti e per le altre sono state utilizzate sia registrazioni originali di Freddie che altre realizzate appositamente dal cantante canadese Marc Martel. Tuttavia non bisogna pensare che sia esattamente Freddie, lui non deve essere identico, quello che serve è che se ne dia l’essenza... Amava stare sul palco e suonare dal vivo di fronte a 350.000 persone, riuscendo ogni volta a connettersi con il pubblico. E poi la musica dei Queen ha resistito alla prova del tempo. Quando si va a un evento sportivo 'We Will Rock You' e 'We Are The Champions' non mancano mai e lo stesso accade se accendi la radio. I bambini oggi amano la loro musica".
    Il produttore Graham King

    (Bohemian Rhapsody; USA/REGNO UNITO 2018; Biopic drammatico musicale; 106'; Produz.: GK Films, New Regency Pictures, Queen Films Ltd. e TriBeCa Productions; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Bohemian Rhapsody

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    Titolo in italiano: Bohemian Rhapsody

    Titolo in lingua originale: Bohemian Rhapsody

    Anno di produzione: 2018

    Anno di uscita: 2018

    Regia: Bryan Singer

    Sceneggiatura: Anthony McCarten

    Soggetto: Storia di Anthony McCarten e Peter Morgan. La pellicola segue i primi quindici anni del celebre gruppo rock dei Queen, dalla nascita della formazione nel 1970 fino al concerto Live Aid del 1985.

    Preliminaria - I personaggi:

    - Freddie Mercury, interpretato da Rami Malek, e da Adam Rauf nelle scene in cui è bambino: leader e cantante dei Queen.
    - Roger Taylor, interpretato da Ben Hardy: batterista del gruppo.
    - John Deacon, interpretato da Joseph Mazzello: bassista del gruppo.
    - Brian May, interpretato da Gwilym Lee: chitarrista del gruppo.
    - Paul Prenter, interpretato da Allen Leech: manager personale di Freddie Mercury.
    - Mary Austin, interpretata da Lucy Boynton: compagna di tutta la vita di Freddie Mercury.
    - Jim Hutton, interpretato da Aaron McCusker: fidanzato di Freddie Mercury.
    - John Reid, interpretato da Aidan Gillen: primo manager dei Queen.
    - Jim Beach, interpretato da Tom Hollander: secondo manager dei Queen.
    - Jer Bulsara, interpretata da Meneka Das: la madre di Freddie Mercury.
    - Bomi Bulsara, interpretato da Ace Bhatti: il padre di Freddie Mercury.

    Cast: Rami Malek (Freddie Mercury)
    Ben Hardy (Roger Taylor)
    Joseph Mazzello (John Deacon)
    Gwilym Lee (Brian May)
    Allen Leech (Paul Prenter)
    Lucy Boynton (Mary Austin)
    Aaron McCusker (Jim Hutton)
    Aidan Gillen (John Reid)
    Tom Hollander (Jim Beach)
    Mike Myers (Kenny Everett)
    Dermot Murphy (Bob Geldof)
    Meneka Das (Jer Bulsara)
    Ace Bhatti (Bomi Bulsara)
    Priya Blackburn (Kashmira Bulsara)
    Adam Rauf (Giovane Farrokh)
    Cast completo

    Musica: John Ottman

    Costumi: Julian Day

    Scenografia: Aaron Haye

    Fotografia: Newton Thomas Sigel

    Montaggio: John Ottman

    Makeup: Charlie Hounslow

    Casting: Susie Figgis

    Scheda film aggiornata al: 07 Dicembre 2018

    Sinossi:

    Un racconto realistico ed elettrizzante degli anni precedenti alla leggendaria apparizione dei Queen al concerto Live Aid nel luglio del 1985.

    Il film è una coinvolgente celebrazione dei Queen, della loro musica e del loro leggendario frontman Freddie Mercury (Rami Malek), che sfidò gli stereotipi e infranse le convenzioni, diventando uno degli artisti più amati al mondo. Il film ricostruisce la meteorica ascesa della band attraverso le sue iconiche canzoni e il suo sound rivoluzionario, la sua crisi quasi fatale, man mano che lo stile di vita vita di Mercury andava fuori controllo, e la sua trionfante reunion alla vigilia del Live Aid, quando Mercury, afflitto da una gravissima malattia, condusse la band in una delle performance più grandiose della storia del rock. Facendo questo, il film cementa l'eredità di una band che è sempre stata più di una famiglia e che continua ancora oggi a ispirare gli outsider, i sognatori e gli appassionati di musica.

    Synopsis:

    A chronicle of the years leading up to Queen's legendary appearance at the Live Aid (1985) concert.

    Bohemian Rhapsody is a foot-stomping celebration of Queen, their music and their extraordinary lead singer Freddie Mercury. Freddie defied stereotypes and shattered convention to become one of the most beloved entertainers on the planet. The film traces the meteoric rise of the band through their iconic songs and revolutionary sound. They reach unparalleled success, but in an unexpected turn Freddie, surrounded by darker influences, shuns Queen in pursuit of his solo career. Having suffered greatly without the collaboration of Queen, Freddie manages to reunite with his bandmates just in time for Live Aid. While bravely facing a recent AIDS diagnosis, Freddie leads the band in one of the greatest performances in the history of rock music. Queen cements a legacy that continues to inspire outsiders, dreamers and music lovers to this day

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    "Freddie Mercury era un musicista rivoluzionario ma anche un uomo alla ricerca di un'identità"
    Rami Malek

    ‘Tremate tremate Freddie Mercury è tornato!’ A dir la verità non se n’è mai andato! Ma è tornato per far conoscere quella parte di sé che la maggior parte di noi non conosceva. E non si dice dei gossip e del veleno spruzzato ad ogni occasione da certa stampa ‘faziosa’, spudorata ed oltraggiosamente insolente sul suo complicato ‘privé’. Si dice piuttosto dell’espressione ‘psichedelica’ di un indiscusso ed indimenticabile ‘performer’ sempre più teso, ahimé fino a spezzarsi, verso la ricerca di un’identità, di natura rimarchevolmente espansa. Un’identità mai disgiunta in sfera privata ed artistica, perché per un artista immenso e di immensa fragilità umana, sono i due rami di un indissolubile intreccio. Ci sarebbe mai stato il Freddie Mercury così come si è espresso nella realtà, senza il Farrokh Bulsara nato a Zanzibar e trasferitosi con la

    famiglia in Inghilterra? Quel ragazzo umile di origini parsi, che lavorava come facchino all’aeroporto inglese di Heathrow, prima di conoscere durante un concerto Brian May e Roger Taylor? Sarebbe mai diventato quel Freddie Mercury senza il suo disagio per quei denti sporgenti prima che ne facesse un’estensione del suo stesso essere ‘performer’? Alle fondamenta un profondo senso di solitudine e tanta voglia di riscatto da tradursi in un’ansia febbrile crescente che nulla avrebbe potuto senza un talento naturale di una genialità unica. E questo è storia! Freddie Mercury è tornato, decidendo di passare in visita sul terreno delle sue stesse radici, oltre che del primo amore della sua vita - destinato a restare come guida e voce di coscienza affidabili e fedeli come nessun altro - prima di esporsi come leader indiscusso dei Queen ad icona mondiale. La dimensione di un grande senso di appartenenza, una sorta di famiglia allargata,

    con le sue armonie e le sue baruffe, le sue ‘reunion’ e i suoi addii.

    Bohemian Rhapsody esce a quasi dieci anni dal primo annuncio: un lungo periodo farcito di cambi nella produzione, di un recasting - che ha visto la defezione dal ruolo protagonista di Sacha Baron Cohen - fino al licenziamento del suo stesso regista, Bryan Singer, che resta accreditato alla pellicola anche quando gli succede Dexter Fletcher (lunga carriera da attore prima che da regista). Così se nel biopic Bohemian Rhapsody - di Brian Singer e Dexter Fletcher appunto - osannato da alcuni e aspramente criticato da altri, finiamo per dimenticarci dell’interprete - l’egiziano Rami Mamek (Mr. Robot) caricato dell’insormontabile fardello di tradursi fisicamente e musicalmente in un mito simile - e sentiamo solo Freddie in ogni particella del nostro corpo, è perché si è realizzato un piccolo miracolo: un film dall’anima incontenibile per il quale si è

    spesa ogni risorsa umana possibile per ritrarre prima di tutto l’essenza. L’essenza artistica, umana e… spirituale - si avete capito bene, ‘spirituale’ - di Freddy Mercury, cominciando da molto prima che diventasse il leggendario, rivoluzionario musicista, l’impercreativo frontman dei Queen. Una ‘spiritualità’ in senso lato, ovviamente, quella carpita da occhi probabilmente non del tutto consapevoli, di fronte ad un elemento della natura, o a quel variegato stuolo di ‘angeli custodi’ felini, quelli che lo hanno ad esempio affiancato nel bene e nel male senza la sconsiderata pretesa di giudizio degli umani. Per questo Bohemian Rhapsody è un piccolo gioiello della memoria, del cuore e del cuore dell’arte, un biopic alternativo, selettivo di quella porzione di tempo e di spazio di vitale importanza per ‘ritrovare’ l’uomo e l’artista prima ancora che ‘raccontarlo’: l’uomo che ha fatto l’artista e viceversa, nelle origini familiari, negli affetti più grandi e più veri, intramontabili anche

    quando non più in primo piano: è il caso di colei che ha ispirato una delle più celebri canzoni della band, Love of my life. E’ la graziosissima Lucy Boynton (Assassinio sull’Orient Express) ad aver dato volto e anima a Mary, la donna cui Freddie ha lasciato in eredità la maggior parte dei suoi beni (comprese le sue ceneri), la prima e unica donna della sua vita, nonché guida amorevole e discreta, anche a distanza, nella sua tormentata ricerca di identità personale ed artistica. Aspetti di cui, ad esempio, personalmente mi trovavo all’oscuro, come del resto lo stesso interprete prima di far parte del film.

    Ma non sono i tratti più ‘didascalici’ come l’incontro galeotto di una band di provincia rimasta improvvisamente orfana del solista, o gli attriti con i familiari a fare di Bohemian Rhapsody lo spettacolo nello spettacolo emotivo prima ancora che visivo. E’ semmai il perseverante tallonamento

    di quella scintilla, sempre pronta a baluginare e divampare in un’idea, in un passaggio musicale, da cui ci lasciamo volentieri tenere in ostaggio. Rapiti dal nostro stesso rapimento. La scintilla della genesi di quei brani che in un crescendo di creativa genialità, hanno musicalmente scolpito i tratti della perla impura di Freddy Mercury incastonata nell’anello dei Queen, sprigionando quell’essenza che ancora oggi travolge chiunque solo la sfiori. Le scintille che sono divampate nel fuoco dell’arte immortale di un performer talmente ‘immenso’ da creare una voragine che ha tragicamente finito per divorarlo. E’ di scena la genesi di alcune delle canzoni che hanno conquistato un pubblico globale per intere generazioni, come We Will Rock You, You’re my best friend, Fat Bottom Girls e molte altre. Genesi spruzzata persino di un certo umorismo - vedi ad esempio la ‘nascita’ e le prove di Galileo - ma anche di feroci diatribe negli studi

    di produzione. E’ il caso di quella ‘pietra dello scandalo’ che dà il titolo al film stesso. Quando verso la metà degli anni Settanta Freddie Mercury ha concepito Bohemian Rhapsody, i dirigenti della EMI e gli stessi Queen confidavano nel fatto che la durata di quasi sei minuti del brano, già di per sé eccentrico per la commistione di generi, lirica ed opera in primis, non avrebbe mai consentito il suo lancio in radio. E oggi ne cadenza invece iconicamente l’essenza musicale di una vita interamente protesa a… ‘sporgersi oltre’.

    Un biopic questo, che scarta nel modo più assoluto dall’omaggio ‘agiografico’, e non solo per la trasgressione di regole limiti e confini di quel performer assetato di raggiungere artisticamente le vette celesti con ogni mezzo. Ma per sfumare laddove i palcoscenici cedono il passo alle note musicali e canore prima che si spengano del tutto i riflettori sulla vita. Non

    poteva concludersi meglio la parabola di Freddie Mercury se non con Show must go on, iconico brano quando lasciate ormai le scene, Freddie Mercury elaborava in solitario con i Queen solo in sala di registrazione. Un ritratto dipinto dall’interno dunque, riesumando miracolosamente dalle ceneri quella febbrile tensione verso l’assoluto che non può evitarsi la sperimentazione di tutto. La parte meschina della stampa non poteva capire. E dell’approccio negativo della stampa nei confronti di Freddie Mercury, più interessata ai gossip personali che alla sua musica, il film non manca di dar conto in maniera concisa ma più che significativa in uno scorcio di conferenza stampa. Lo stesso dicasi delle manipolazioni, devastanti più della sua stessa malattia, operate ai suoi danni da certi partner affettivi ormai declinati esclusivamente al maschile. Il rapporto umano con i genitori, con la ragazza e le dinamiche umane ed artistiche con la band, la sua famiglia nel

    bene e nel male le finestre aperte mai del tutto sulla vita e sull’arte. Tutto questo, con le frequentazioni viziate e viziose che lo hanno spinto verso il deragliamento… l’egocentrismo spesso fuori controllo del genio in tutta la sua ‘sregolatezza’, fa di Bohemian Rhapsody un brano di vita e d’arte ‘vissuto’ dall’interno: dalla nascita di brani mitici, senza tempo, all’apice del successo fino alla decadenza della parabola umana più che artistica, intramontabile e tale da far decadere ogni giudizio o pregiudizio per aprirsi ad un immenso abbraccio con platee planetarie oceaniche, ieri come oggi e sicuramente anche domani. I mezzi digitali abbondano e tutto è dunque possibile.

    Questo significa diventare leggenda. E questo ci fa sentire a pelle, un brivido tallona l’altro, come Freddie Mercury abbia acquisito nel tempo la dimensione di un obelisco d’arte musicale tale da superare la fissità tipica del ‘monumento’, espandendosi a macchia d’olio in ogni essere

    nel mondo che abbia un’anima libera ed accogliente per spalancare il cuore a missaggi di note e di sfumature vocali che sfiorano le vette celesti. Come la creazione andasse di pari passo con la ‘conduzione’ di un incomparabile ‘animale da palcoscenico’, lo possiamo toccare con ogni nervo e corda, nel più profondo delle viscere del nostro essere, letteralmente sommerso emotivamente, come già quella stessa onda oceanica di milioni di persone che ha assistito alla ‘performance live’ del Live Aid, l’iconico concerto del 1985 alla Wembley Arena di Londra, registrato come l’evento più seguito nella storia della televisione. Qui Bohemian Rhapsody perde del tutto i connotati di film per perdersi nei meandri sconosciuti della ‘performance dal vivo’, ricreando l’essenza dell’essenza dell’arte musicale di Freddi Mercury inside Queen. Un fenomeno di ‘comunione globale’ di una commozione incomparabile, dentro e fuori dallo schermo, del tutto imprevista e fuori da ogni controllo, che

    ti prende alla gola, e non vi è modo di ricacciare indietro lacrime che oramai hanno divelto del tutto il freno a mano. Non in nome di un ricordo, ma di una presenza artistica che non ci ha mai lasciati e mai ci lascerà, passando di generazione in generazione, sulla cresta dell’onda di estensioni musicali e vocali abbarbicate a quell’iceberg dall’anima cangiante, nella più spumeggiante ed inedita ibridazione di generi. Unico iceberg a non conoscere disgelo.

    Secondo commento critico (a cura di )








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    featurette 'Becoming Queen' (sub ITA):



    featurette 'Queen Global Event':



    featurette 'Buon compleanno, Freddie' (sub ITA):



    featurette 'Zac Posen' (sub ITA):

    Pressbook:


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