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    Home Page > Movies & DVD > Persona non grata

    DALLA 62A MOSTRA APPRODA, PURTROPPO IN POCHISSIME SALE CINEMATOGRAFICHE, (DAL 3 FEBBRAIO) 'PERSONA NON GRATA', DEL REGISTA POLACCO KRZYSZTOF ZANUSSI

    (Persona non grata, Polonia, Russia, Italia 2005; drammatico; Durata: 117’; Produz.: Studio Filmowe Tor/Three T Productions/Sintra S.r.l./Istituto Luce; Distribuz. in Italia: Istituto Luce S.p.a.)

    Locandina italiana Persona non grata

    Rating by
    Celluloid Portraits:




    Titolo in italiano: Persona non grata

    Titolo in lingua originale: Persona non grata

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Krzysztof Zanussi

    Sceneggiatura: Krzysztof Zanussi

    Cast: Zbigniew Zapasiewicz (Wiktor)
    Nikita Mikhalkov (Oleg)
    Jerzy Stuhr (Consigliere)
    Daniel Olbrychski (Vice Ministro Polacco)
    Victoria Zinny (Luciana)
    Andrzej Chyra (Waldemar)
    Maria Bekker (Oksana)

    Musica: Wojciech Kilar

    Costumi: Jagna Janicka

    Scenografia: Jagna Janicka

    Fotografia: Edward K³osiñski

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    “Wiktor, ambasciatore polacco in Uruguay, è addolorato per l’improvvisa scomparsa dell’amata moglie.
    Durante una visita al suo paese natale, Wiktor incontra il Vice Ministro degli Affari Esteri russo, Oleg, con il quale aveva stretto amicizia venti anni prima, quando Wiktor era un attivista politico ed Oleg un giovane diplomatico sovietico in Polonia. Il loro lungo ed intimo legame di amicizia viene minato da due sospetti: da una parte, Wiktor pensa che l’ambasciata possa aver incaricato Oleg di infiltrare esponenti dell’opposizione politica polacca, e dall’altra, l’intima amicizia con la defunta moglie di Wiktor, solleva il sospetto che la donna possa averlo tradito con l’affascinante amico russo.
    Wiktor aveva raccomandato il suo giovane pupillo Waldemar, sposato con la bellissima Oksana conosciuta in Russia durante gli studi, per un lavoro presso l’ambasciata della Polonia in Uruguay. Di ritorno dal suo paese, Wiktor riversa inconsciamente i sentimenti che provava nei confronti di sua moglie, ormai morta, sulla donna del suo protetto.
    L’ambasciata di Polonia, in competizione con i russi, si adopera per mettere a punto un accordo. Si tratta di un patto molto importante per la Polonia perché pare che nell’ambasciata si siano infiltrati esponenti dell’intelligence russa. Wiktor sospetta di Oksana ed è frustrato per questa situazione. Non disponendo di un’intelligence polacca di cui servirsi, Wiktor comincia ad investigare per conto suo e trova la situazione difficile da gestire, poiché un consigliere dell’ambasciata risulta essere coinvolto in questioni poco pulite.
    Waldemar, a causa della sua inesperienza, finisce per rimanere implicato in un traffico di droga. Wiktor chiede aiuto ad Alfredo, ambasciatore italiano e suo vecchio amico.
    Questi intrighi culminano in occasione di un congresso internazionale a Montevideo, al quale partecipa Oleg insieme ad una delegazione ministeriale polacca. La questione appare compromessa e i russi sembrano essere in una posizione di vantaggio, ma Wiktor prepara una trappola e coglie Oksana in flagrante mentre sottrae documenti ufficiali. La donna gli rivela che il suo scopo non è quello di aiutare l’intelligence russa ma di ricattare il marito, semmai avesse deciso di lasciarla. Il paese di Alfredo si impossessa dell’accordo.
    Wiktor ed Oleg si incontrano di nuovo e quest’ultimo spiega all’amico che la moglie gli era rimasta fedele. Wiktor con il cuore colmo di gioia si sente finalmente liberato dai sospetti risultati infondati”.

    Dal >Press-Book< di Persona non grata

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    UNA CO-PRODUZIONE CHE VEDE ALLEATE POLONIA, RUSSIA E ITALIA, CON STAR PROTAGONISTE DI PRESTIGIO COME ZBIGNIEW ZAPASIEWICZ E NIKITA MIKHALKOV, STRAORDINARI INTERPRETI DI WIKTOR E OLEG, CUI SI AFFIANCA REMO GIRONE NELLE VESTI DI ALFREDO. KRYSZTOF ZANUSSI SI CONFERMA UNO DEI PIU’ GRANDI MAESTRI DEL CINEMA POLACCO DI RESPIRO INTERNAZIONALE, TIRANDO QUI LE FILA DI UNA SOTTILE E SOFISTICATA TRAMA DA THRILLER PSICOLOGICO, DOMINATO DALLA SOVRANITA’ INCONTRASTATA DEGLI INTERSTIZI INTERIORI DI UN DRAMMA UMANO, CON IL FOLGORANTE CONTRIBUTO DELLE DUE STAR PROTAGONISTE: IL POLACCO ZBIGGNIEW ZAPESIEWICZ E IL RUSSO NIKITA MIKHALKOV

    Della centralità di questa donna, Heléna, protagonista nell’essenza che di lei rimane pur non essendo più in vita, effusa come spirito vivo sullo schermo, nell’atmosfera della storia e, soprattutto, nelle menti e nell’animo dei protagonisti, il regista ci comunica immediatamente prima ancora dell’inizio del film. Un caleidoscopio di immagini varie la ritrae protagonista con la sua macchina fotografica. Immagini

    catturate in scatti diversi con cui il volto di questa donna non più giovane si aggira sullo schermo, fin dai titoli di testa, fiancheggiandoli ora a destra, ora a sinistra, quando non guadagna il campo pieno. Primo piano di lei e dissolvenza. Con il marito, il protagonista Viktor, ambasciatore della Polonia in Uruguay (nella magistrale performance di Zbiggniew Zapesiewicz) e dissolvenza. Queste le premesse che anticipano un pianto ‘rubato’ dalla m. d. p. di Zanussi alle spalle di Viktor. La moglie Heléna è ancora lì, distesa, poco prima del funerale imminente. E’ l’incipit di un amaro viatico di sospetti, spesso in odore di paranoia, ma alcuni non del tutto infondati. Il ruolo, il contesto di lavoro con tutte le interrelazioni che comporta, l’epoca di Solidarnosc, quando i rapporti tra Russia e Polonia si regolavano in una trama di reciproci spionaggi, danno un profondo significato al comportamento apparentemente insano del nostro

    protagonista, “nato per protestare”, vagamente beffardo e intransigente talvolta fino all’isterìa, ma anche capace di improvvisi slanci di generosità (si dimostra particolarmente magnanimo con il ragazzo e le ragazze del night e, almeno all’inizio, anche con il console e la giovane moglie che ospita). Una vicenda costruita sulla solitudine di un uomo in vista e attivo fra la gente e le istituzioni, con il chiodo fisso di un problema sulla sicurezza interna all’Ambasciata. E’ il percorso di un incessante logorìo interiore che costringe il nostro protagonista a stare sempre all’erta, animato dall’impellente necessità della verifica di un qualche sospetto, della ricerca di una qualche verità nascosta. E non vi è amicizia che tenga, come dimostra la contrastata dialettica che lega, dopo la morte di Heléna, l’amico Oleg (altrettanto magistrale la performance di Nikita Mikhalkov) e il nostro protagonista. In questa dialettica, nella sequenza climax in cui Viktor sottopone Oleg quasi

    ad un interrogatorio inquisitorio da cui elegantemente quest’ultimo si sottrae lasciando l’altro nel dubbio, c’è modo e tempo per intercalare con qualche scambio di vedute allargato ai rispettivi modi di intendere la religione, con un distinguo, secondo Oleg, tra ortodossia (la fede vissuta anima e corpo) e cattolicesimo (più cerebrale). Tutta questa erosione interiore è evidente che consuma il nostro protagonista e non fa che allargare lo spazio di solitudine che si va costruendo intorno, fuori e dentro di lui. E’ il ritratto di un idealista disilluso che si sente tradito da questo suo stesso credo: “C’è polvere dove c’erano ideali… non si può più vivere”. Dietro l’apparente risolutezza e strafottenza che anima le sue risposte pungenti e dirette, c’è una buona dose di fragilità che meglio esprime e manifesta più liberamente nel proprio spazio privato: basta osservare il suo comportamento quando apprende della inesorabile malattia del cane, vedendosi

    costretto a sopprimerlo per evitargli le inevitabili sofferenze, e confrontarlo con quello che ha poco dopo, quando è finalmente solo, nella propria auto. Parlano poi da sole le sequenze con la litigata offensiva e prorompente del console quando lo affronta aggredendolo per redarguirlo sul suo comportamento ossessivo e sospettoso e gli comunica malamente urlando che se ne va in albergo con la moglie. Viktor incassa in silenzio ma in camera propria si sente male. Premessa dell’epilogo della storia che Zanussi ha confezionato come un’elegia, fatta di una visione, di una fuga sulla scogliera per adempiere ad un dovere probabilmente suggerito dalla visione stessa, il ritorno a casa tra note di musiche celestiali (“… ho udito la musica delle sfere”), le parti smembrate di una foto ricomposte sul pianoforte, il protagonista intento a ricreare quella stessa sinfonia udita fuori sulla scogliera, dove ha disperso le ceneri della moglie (“…perché così finirono

    i genitori di lei ad Auschwitz) e il primissimo piano di questa foto che, così ricomposta sembra svelare la verità, dissolvendo ogni nebbia dei precedenti sospetti, portando il protagonista al raggiungimento della pace interiore. Questi i rintocchi con cui difatti Zanussi preannuncia e approda alla morte del protagonista, svelandone lentamente il corpo disteso a terra. Dal primissimo piano di quella foto che ritrae Heléna in mezzo al protagonista e all’amico sorridenti si passa all’ultimo fotogramma, l’apice dell’elegia che intende celebrare la conquistata pace interiore del protagonista, quella pace che ora può condividere con la moglie: così la m. d. p. di ferma su entrambi, seduti sulla scogliera con lo sguardo diretto verso il mare e lascia campo pieno al silenzio.

    Links:

    • Krzysztof Zanussi (Regista)

    • 62a Mostra: Lido di Venezia, 4 settembre 2005 PRESS CONFERENCE & DINTORNI : Persona non grata per la regia di KRZYSZTOF ZANUSSI (Interviste)

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