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    LO STATO DELLA MENTE

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - Dal Toronto International Film Festival (anteprima mondiale il 12 settembre 2017 nella sezione Gala Presentations) - RECENSIONE - Lo stato della mente-Three Christs vede Richard Gere alla sua seconda collaborazione con il regista Jon Avnet dopo il controverso Red Corner (L'angolo rosso, 1997) - Basato sul libro autobiografico I tre Cristi. Storia dell'esperimento più folle del mondo (Rokeach’s Christs of Ypsilanti: A Narrative Study of Three Lost Men) di Milton Rokeach (edizione 'Fandango Libri') - Dal 24 Settembre 2020 in streaming

    (Three Christs; USA 2017; Drammatico; 117'; Produz.: Brooklyn Films/Highland Film Group (HFG)/Narrative Capital)

    Locandina italiana Lo stato della mente

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    Celluloid Portraits:



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    Titolo in italiano: Lo stato della mente

    Titolo in lingua originale: Three Christs

    Anno di produzione: 2017

    Anno di uscita: 2020

    Regia: Jon Avnet

    Sceneggiatura: Jon Avnet ed Eric Nazarian

    Soggetto: Basato sul libro autobiografico I tre Cristi. Storia dell'esperimento più folle del mondo (Rokeach’s Christs of Ypsilanti: A Narrative Study of Three Lost Men) di Milton Rokeach (edizione 'Fandango Libri')

    Preliminaria - Il libro:

    Un libro che diverte, sorprende e a volte disturba tanto che lo stesso autore in una toccante postfazione ne prende saggiamente le distanze, mostrando una grazia umana e un sincero pentimento che avvalorano ancora di più l’impegno profuso nel comprendere il mistero insondabile della mente umana.

    Tutto ebbe inizio quando Milton Rokeach, psicologo sociale dell'ospedale pubblico della città di Ypsilanti, Michigan, decise di riunire nello stesso posto tre schizofrenici di tipo paranoide: Clyde Benson, un contadino settantenne con gravi problemi di alcolismo; Joseph Cassel, uno scrittore fallito internato per deliri e violenza domestica e infine Leon Gabor, un seminarista mancato e veterano della Seconda guerra mondiale. I tre uomini avevano una cosa in comune. Credevano tutti di essere Gesù Cristo. Il loro straordinario incontro e i due anni trascorsi insieme condividendo i pasti, i turni in cucina, in lavanderia e le riunioni quotidiane sono la base per un'affascinante investigazione sulla natura delle credenze e delle esistenze umane. Un eccentrico viaggio all'interno della definitiva contraddizione concepibile per un essere umano: trovarsi di fronte a qualcuno che reclama la tua stessa identità. Svelando un talento da romanziere, Milton Rokeach ci guida nelle tormentate vite dei tre uomini, consegnandoci molto più che un freddo resoconto analitico.

    Preliminaria - Il soggetto:

    Three Christs segue il Dr. Alan Stone (Richard Gere) che ha in cura tre pazienti paranoico-schizofrenici al Ypsilanti State Hospital nel Michigan, ciascuno dei quali convinto di essere Gesù Cristo. Quel che potrebbe dirsi una sorta di Santa Trinità... Soggetto che si nutre evidentemente tanto della vena comica quanto di quella drammatica.

    In altre parole:

    Alan Stone è stato professore di legge e psichiatria presso l'Università di Harvard, e presidente della commissione presso l’American Psychiatric Association. Tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, giunto nell’ospedale psichiatrico di Ypsilanti, nel Michigan, impostò un nuovo trattamento nei confronti dei pazienti schizofrenici: bloccò del tutto il confinamento e lo shock elettrico per virare nettamente sull’impostazione empatica e comprensiva.

    Così, scelse tre individui paranoici da portare nello stesso posto: Clyde, un settantenne in preda all’alcolismo; Joseph, uno scrittore internato dopo ripetuti episodi di violenza domestica; Leon, un seminarista mancato e reduce della Seconda Guerra Mondiale. Tutti e tre hanno in comune un aspetto: credono di essere Gesù Cristo.

    Così, l’esperimento del dottor Stone prese avvio: tra colloqui e riunioni quotidiane, egli analizzò profondamente la natura delle credenze umane, gettando le basi per un importante passo avanti nella cura delle malattie mentali.

    Cast: Richard Gere (Dr. Stone)
    Peter Dinklage (Joseph)
    Walton Goggins (Leon)
    Julianna Margulies (Ruth)
    Bradley Whitford (Clyde)
    Charlotte Hope (Becky)
    Kathryn Leigh Scott (Victoria Rogers)
    Jane Alexander (Dr. Abraham)
    Christina Scherer (Carolyn)
    Julian Acosta (Dr. Francisco)
    Danny Deferrari (Neil)
    Chris Bannow (Louis)
    George Aloi (Malato di mente)

    Musica: Jeff Russo

    Costumi: Tere Duncan

    Scenografia: Stephanie Carroll

    Fotografia: Denis Lenoir

    Montaggio: Patrick J. Don Vito

    Makeup: Alberto Machuca

    Casting: Richard Pagano

    Scheda film aggiornata al: 19 Aprile 2021

    Sinossi:

    Il dr. Alan Stone (Richard Gere) è professore di legge e psichiatria presso l'Università di Harvard, nonché presidente della commissione della American Psychiatric Association. Verso la fine degli anni Sessanta svolse un esperimento rivoluzionario all'ospedale di Ypsilanti, nel Michigan, riunendo nello stesso posto tre pazienti schizofrenici di tipo paranoide; Clyde, un settantenne con gravi problemi di alcolismo, Joseph, uno scrittore fallito internato per violenza domestica, e Leon, un seminarista mancato veterano della seconda guerra mondiale. Tutti e tre i pazienti ritenevano di essere Gesù Cristo. L'esperimento, fatto di colloqui e riunioni quotidiane, analizzò la natura delle credenze umane, gettando le basi per un importante passo avanti nella cura delle malattie mentali.

    Synopsis:

    Three Christs follows Dr. Alan Stone (Richard Gere) who is treating three paranoid schizophrenic patients at the Ypsilanti State Hospital in Michigan, each of whom believed they were Jesus Christ. Call it a holy trinity of sorts. What transpires is both comic and deeply moving

    Three Christs is based on an extraordinary experiment that began in 1959 at Michigan's Ypsilanti State Hospital. It tells the story of Dr. Alan Stone and his three paranoid schizophrenic patients who each believe they are Jesus Christ. Dr. Stone pioneers a simple, yet revolutionary treatment: instead of submitting the patients to electroshock, forced restraints and tranquilization, he puts them in a room together to confront them. Will this force them to give up their delusions? After all, there can be but one Jesus. What transpires is a darkly comic, intensely dramatic story about the nature of identity and the power of empathy

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Nel 1950 i trattamenti tipici negli Istituti mentali erano lobotomia prefrontale, coma insulinico indotto, elettroshock, antipsicotici e psicoterapia minima”.

    E’ questa la premessa che stimola la ‘storia dell’esperimento più folle del mondo’. Si può ben dirlo! Così come sottotitola il libro autobiografico di Milton Rokeach, da cui è tratto il film di Jon Avnet (Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, The War, Qualcosa di personale, L’angolo rosso-Fino a prova contraria, 88 minuti, Sfida senza regole). Film che, in lingua originale sintetizza con Three Christs, i tre Cristi - il primo titolo anche del libro stesso - semplicemente perché loro sono il cuore della storia: i soggetti protagonisti di detto esperimento. Così, dopo l’ormai lontano e pur sempre intrigante Red Corner (L’angolo rosso), Avnet richiama sul nuovo set colui che poteva convincere meglio come identikit di medico ricercatore sperimentale sulle terapie alternative applicate su schizofrenici. Le prime immagini tradiscono l’anima ‘sovversiva’

    eppure ‘aggiaccata’, per non dire, spenta, di questo medico che sembra aver perso l’entusiasmo iniziale verso la prospettiva di poter intaccare un sistema ospedaliero basato sui rigidi protocolli di cui sopra. Poter offrire anche solo la possibilità di terapie meno disumane nei confronti di pazienti psichiatrici, di fatto con scarse chance di riabilitazione, rappresenta per il Dr. Alan Stone (Richard Gere) una sfida irrinunciabile, di contro al corpo direttivo dei canali istituzionali che lo guardano con estremo sospetto.
    Siamo verso la fine degli anni Cinquanta, quando il Dr. Alan Stone di Richard Gere - che sembra adorare i look strascicati speculari alle coscienze dei suoi personaggi (Gli invisibili) - domanda accoglienza, sostegno e finanziamento per un progetto di cura sperimentale sull’identità, presso l'ospedale psichiatrico Ypsilanti nel Michigan: il banco di prova della sua nuova teoria saranno proprio i tre pazienti schizofrenici con il trade d’union alquanto singolare della convinzione di

    essere Cristo, non necessariamente di Nazareth. Le venature tragicomiche in questo eccentrico ‘viaggio’ ne Lo stato della mente del titolo italiano, non si fanno mancare, ma apparirà subito ben chiaro come il film, pur prendendo le distanze da un trattato analitico, non abbia voluto cavalcare la leggerezza né preoccuparsi troppo di intrattenere.

    Lo si assapora strada facendo e verso la fine con uno sguardo a ritroso: una strada incerta, non sempre necessariamente interessante, d’altra parte lastricata di indizi e simboli che magari non avevamo notato. Come il primo soggetto immortalato in primo piano sul tavolo: un paio di occhiali, strumento di visione, ma anche testimonianza di un’esistenza, di un’identità. Ed è proprio sull’identità che l’operoso medico studia, registrando i suoi risultati, non necessariamente esaltanti, anzi, piuttosto fallimentari. Per questo le prime immagini del Dr. Stone/Gere ritraggono un personaggio che dà l’impressione di aver molto più in comune con i clochard

    o con gli stessi pazienti schizofrenici paranoidi con cui si rapporta ogni giorno, piuttosto che con i colleghi della categoria ‘medico ricercatore’. Il volto della sconfitta, del fallimento, della spossatezza nel portarsi per troppo tempo oltre la soglia del consentito? La voce fuori campo ha qui la duplice valenza della necessità di registrare e di narrare in prima persona l’esperienza personale ”… sono arrivato nell’estate del 1959, avevo appena iniziato uno studio sui ‘deliranti’…

    Tre uomini che pensano di essere Gesù sconfinano nel comico

    E mentre facciamo la sua conoscenza, nei rapporti preliminari che di fatto sono consuntivi dell’esperimento, si annidano le presentazioni dei tre pazienti elettivi: prima Joseph (Peter Dinklage), poi Clyde (Bradley Whitford) e, infine, Leon (Walton Goggins), ognuno con un background diversamente accidentato, dissestato da svariate problematiche interattive con le rispettive esperienze familiari e personali. Realtà che il film non si preoccupa di approfondire, preferendo accordare maggior spazio

    alla messa in opera della teoria curativa basata sull’impostazione empatica e comprensiva. Teoria a sua volta non priva delle sue insidie: “>…i pazienti ti guardano dentro, sono estremamente percettivi…”. Il che è più facile a dirsi che a farsi, come avremo modo di constatare, pazientando i tempi stessi dello ‘stato mentale’, mentre ininfluenti, quando non persino fuorvianti, si mostreranno gli intervalli narrativi in cui il Dr. Stone/Gere interagisce con la giovane assistente Becky (Charlotte Hope) e la famiglia, composta da una moglie frustrata, già sua ex assistente, e due figlie preadolescenti. Le quotidiane reunion dei tre pazienti, sotto la supervisione del paziente medico, inizialmente poco compatibili tra loro, ognuno deciso a rivendicare la propria cristologica identità altra, saranno complicate da interferenze professionali deleterie per i pazienti al punto da mettere a serio rischio gli indubbi passi avanti, mirati a voltar pagina sugli interventi tanto istituzionali quanto invasivi e dannosi. L’invidia

    accademica poi, si sa, ha radici antiche e nel film porta conseguenze estreme ma, al di là dell’effettivo risultato terapeutico, l’aspetto più bello è la costruzione di un rapporto medico-paziente del tutto inaspettata e incredibilmente positiva. Là dove, proprio nei malaugurati tempi di covid odierni, ci fa invidiare tutta la bontà dell’abbraccio, che viene qui rivendicato come un vero toccasana. E sappiamo bene che non c’è nulla di più vero! Il che risponde anche, in parte, ad una bella domanda “E’ possibile capire veramente il delirio altrui?”. La musica poi, si afferma qui come un’interessante intermediaria. Beh, comunque sia andata, un risultato inequivocabile è stato ottenuto, proprio grazie a questo continuo, modulare, interscambio, ‘medico-paziente’. Lo declamano le stesse parole del Dr. Stone che, a proposito di identità, confessa essere un nome fittizio:

    Sebbene avessi fallito nel curare i Tre Cristi dai loro deliri, loro avevano curato i miei”.

    Secondo commento critico (a cura di La parola al film)





    Trailer Ufficiale inglese:

    Links:

    • Richard Gere

    • Jane Alexander

    • Walton Goggins

    • Charlotte Hope

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    Galleria Video:

    Lo stato della mente - trailer (versione originale) - Three Christs

    Lo stato della mente - featurette 'Richard Gere - Premiere Interview' (versione originale)

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