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    Home Page > Movies & DVD > La battaglia di Hacksaw Ridge

    LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE

    Seconde visioni - Cinema sotto le stelle: 'The Best of Summer 2017' - OSCAR 2017: 'Miglior Sonoro' (Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace) e 'Miglior Montaggio' (John Gilbert) - Dopo Apocalypto Mel Gibson torna dietro la macchina da presa per raccontare un drammatico capitolo di eroismo tratto da una storia vera - 6 NOMINATIONS agli OSCAR 2017 - 3 NOMINATIONS ai GOLDEN GLOBES 2017: ('Miglior Film Drammatico'); 'Miglior Regia' (Mel Gibson); 'Miglior Attore in un film Drammatico' (Andrew Garfield) - VINCITORE di 2 Premi ai Critics’Choise Awards: 'Miglior Film d’Azione' e 'Miglior Attore in un Film d’Azione (Andrew Garfield)' - Dal 73. Festival del Cinema di Venezia - Uscito al cinema il 2 Febbraio - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by OWEN GLEIBERMAN, (www.variety.com)

    "In un mondo di supereroi con la tutina di spandex è arrivato il momento di celebrarne uno vero, un uomo qualunque che ha fatto cose straordinarie in una situazione incredibile diventando leggenda. Mi interessava raccontare la storia di un uomo che conduce la sua singolare lotta nel mezzo dell’inferno sulla terra, andando in guerra armato solo della sua fede e così facendo compie qualcosa di soprannaturale... (è) la storia di un uomo che rifiuta di toccare un’arma è molto iconica... Anche le guerre giuste sono da odiare, ma bisogna amare i guerrieri, bisogna onorarli per tutto quello che hanno sofferto. È accaduto ai reduci del Vietnam: hanno portato via le vite di altri soldati, ma la guerra si è presa la loro... Desmond Doss aborriva la violenza, era contro i suoi principi, le sue credenze religiose, ma voleva servire il suo paese nella seconda guerra mondiale come medico. Come fa qualcuno ad andare nel peggior posto della terra senza un'arma? È stato ancora più interessante per me perché era una storia vera, e ho pensato che avrei potuto apportarvi il mio linguaggio visivo... Era un cooperatore nel senso che con passione voleva unirsi alla guerra, ma voleva essere qualcuno che non togliesse la vita, ma la salvasse. Ci si deve chiedere, che tipo di folle va in quel tipo di terrore a Okinawa senza essere armato? Doss ha sfidato quello che nessuno avrebbe mai osato sfidare in quella situazione. Qualcuno mi ha detto che le Medaglie all’Onore sono di solito date a persone che in un preciso momento prendono una decisione d’impulso e fanno una cosa eroica. Una delle cose che mi ha colpito è che Desmond a Okinawa è stato eroico per 24 ore al giorno, per un mese intero. Ha portato l'eroismo a un altro livello, cosa che non si vede spesso".
    Il regista Mel Gibson

    (Hacksaw Ridge; USA/AUSTRALIA 2016; Biopic drammatico - storico di guerra; 131'; Produz.: AI-Film in associazione con Cross Creek Pictures/Cutting Edge Group/Demarest Media/Icon Productions/Pandemonium/Permut Presentations e Vendian Entertainment; Distribuz.: Eagle Pictures)

    Locandina italiana La battaglia di Hacksaw Ridge

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    See Short Synopsis
    Trailer

    Titolo in italiano: La battaglia di Hacksaw Ridge

    Titolo in lingua originale: Hacksaw Ridge

    Anno di produzione: 2016

    Anno di uscita: 2017

    Regia: Mel Gibson

    Sceneggiatura: Andrew Knight, Robert Schenkkan e Randall Wallace

    Cast: Andrew Garfield (Desmond T. Doss)
    Teresa Palmer (Dorothy Schutte)
    Luke Bracey (Smitty)
    Sam Worthington (Capitano Glover)
    Hugo Weaving (Tom Doss)
    Vince Vaughn (Sergente Howell)
    Rachel Griffiths (Bertha Doss)
    Nathaniel Buzolic (Harold Doss)
    Richard Roxburgh (Colonnello Stelzer)
    Matt Nable (Tenente Cooney)
    Ryan Corr (Tenente Manville)
    Goran D. Kleut (Andy 'Ghoul' Walker)
    Milo Gibson (Lucky Ford)
    Firass Dirani (Vito Rinnelli)

    Musica: John Debney

    Costumi: Lizzy Gardiner

    Scenografia: Barry Robison

    Fotografia: Simon Duggan

    Montaggio: John Gilbert

    Effetti Speciali: Dan Oliver (supervisore)

    Casting: Nikki Barrett

    Scheda film aggiornata al: 10 Agosto 2017

    Sinossi:

    In breve:

    Si tratta di una storia di eroismo basata sulla vita di Desmond T. Doss, il primo obiettore di coscienza che vinse la medaglia d'onore del Congresso per aver salvato dozzine di soldati durante la battaglia di Okinawa mentre stava servendo come medico. Desmond T. Doss fu insignito di due Bronze Stars e tre Purple Hearts.

    See Short Synopsis:

    WWII American Army Medic Desmond T. Doss, who served during the Battle of Okinawa, refuses to kill people and becomes the first Conscientious Objector in American history to be awarded the Congressional Medal of Honor

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Se non si fosse trattato di una delle guerre più feroci e sanguinolente che la storia conosca, avremmo usato il termine di suprema bellezza. Sembrano affreschi ottocenteschi a soggetto storico i primi fotogrammi che ci si parano davanti in tutto il livido orrore. Camion carichi di corpi senza vita, mutilati, orripilati da esplosioni e roghi a cielo aperto. Armi da guerra che vomitano fuoco diretto avviluppando i corpi dei combattenti ridotti a torce umane. E' la storia di ogni guerra. Ed è anche l'estetica di questa guerra. Un'estetica che non nasconde ma evidenzia, non sottrae, ma semmai aggiunge, prendendosi tutto il tempo necessario a plasmare e tornire la sua scultura. Come un monumento funebre. E' l'estetica a tratti baroccheggiante ed esasperata, di un cineasta che riaffiora dopo un'assenza prolungata. Si tratta di Mel Gibson, tornato in forze alla regia dopo il lontano Apocalypto e un 'red carpet' di guai personali

    che lo hanno penalizzato anche nel proseguo creativo. Tornato in forze, si. Perché La battaglia di Hacksaw Ridge, rilucente di sei Nomination agli Oscar, a dispetto delle sue innegabili imperfezioni, è una viscerale romanza di vita vissuta in tempo di guerra. Una storia vera, come si tiene a precisare nella didascalia di apertura e a ribadire con l'epilogo che, come in molti altri casi, chiama a testimoniare il vero protagonista della storia narrata. In casi come questo, si fa anche bene a sottolinearlo, perché ci sarebbe da non crederci. E, a dispetto del paradosso, in questo inferno di guerra, la Fede c'entra più di quanto ci si potrebbe immaginare!

    Con La battaglia di Hacksaw Ridge Mel Gibson racconta e rende omaggio ad un 'bravehart' dei nostri tempi: un 'eroe' dimenticato che doveva esser riportato alla luce. Quel Desmond Doss, medico e primo obiettore di coscienza, o, per meglio dire, "cooperatore di

    coscienza", insignito della medaglia d’onore del Congresso per aver salvato decine di soldati durante la battaglia di Okinawa. Andrew Garfield, chiamato da Mel Gibson a vestire questo ruolo, sembra vivere il suo momento illuminato, che lo vede visceralmente calato in due personaggi imprestati alla celluloide dalla realtà vissuta. Per entrambi i quali la Fede in Dio è la chiave di svolta delle rispettive vite. Così si scopre che il Silence di Martin Scorsese e La battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson hanno in comune più di quanto sia lecito immaginare. Ben oltre il comune interprete Andrew Garfield che serve i diversi personaggi di Padre Rodrigues e del volontario Doss. C'è persino un passaggio della sceneggiatura del film di Gibson, non a caso pronunciato da Garfield qui tradotto in Doss, che sembra una vera e propria citazione dal Silence di Scorsese: "che cosa vuoi da me? Io non lo capisco.

    Non ti sento". Entrambi i due personaggi hanno motivo di chiedersi ognuno nelle diverse circostanze in cui si trovano, entrambe drammaticissime e pressoché senza speranza, che cosa Dio voglia da loro. In entrambi i casi i due personaggi sperimentano la stessa solitudine, lo stesso smarrimento, lo stesso 'vuoto', la stessa assenza, lo stesso assordante silenzio a dispetto del 'flagello', per quanto di diversa natura, che li circonda. Ed entrambi, tra l'altro per voce dello stesso interprete, pronunciano quella stessa preghiera.

    Ma prima di spingersi nel cuore del fragoroso clangore della battaglia delle battaglie, in cui Mel Gibson solidamente poggiato sulla stampella portante di una fotografia spettacolare, dà fondo all'artiglieria pesante come richiede il contesto e anche di più, c'è uno scorcio di vita di sedici anni precedenti che dà ragione delle scelte particolari di questo ostinato e coraggioso personaggio. Lo scorcio intimista che raccoglie i tratti salienti di un'infanzia

    all'ombra di un padre (Hugo Weaving) che la precedente guerra ha ridotto ad una sorta di relitto alcolizzato e violento. Un paio di 'eventi' in particolare, uno a carico del fratello e un altro a carico del padre, che, mentre sfiorano la tragedia come conseguenza di un eccesso di violenta mancanza di controllo - quasi si trattasse al contempo di un 'j'accuse' da parte dello stesso Gibson - segnano le scelte di vita del Doss di Garfield, presto innamorato di una giovane infermiera (la Dorothy di Teresa Palmer), e presto arruolato di sua volontà per contribuire al suo Paese, non nel modo più tradizionale di uccidere, ma di salvare vite come medico. Cosa incredibile a dirsi, con nessuna arma per difendersi, oltre la sola Bibbia. Gibson tratteggia bene, attraverso Garfield, un pò troppo ingenuamente sorridente e dolciastro nella prima parte del film (decisamente più brillante in Silence) il personaggio di

    Doss nella sua parabola evolutiva: magro, vegetariano, apparentemente debole, ma con una tenacia illimitata, alimentata dalla forza della Fede, irrisa sulle prime dai compagni commilitoni e dai superiori, ma accolta come una vera e propria benedizione poco più tardi.

    La plausibilità degli eventi, un certo evidente rigore nella ricreazione del percorso, non rinunciano all'amplificazione romanzata e celebrativa dell'omaggio, pescando dalla stessa cornucopia di sempre, fatta di ralenti, primissimi piani e di tutto quel che serve ad incensare un eroe disarmato in azione, nella guerra delle guerre, in grado non solo di spiazzare tutti ma di arrivare al punto di far confidare gli altri nella sua stessa Forza. La scena dell'attesa della sua preghiera prima di avventurarsi di nuovo nella 'tana del lupo nemico' la dice lunga in proposito. E se è vero che la Fede smuove le montagne, è pur vero che sembra aver dato a Doss e agli altri

    la forza necessaria a scalare di nuovo, dopo immani perdite, i centoventi metri della ripida scogliera di Hacksaw Ridge. Un ago in un pagliaio in cui Gibson non si fa mancare nulla, riuscendo a far impallidire lo spielberghiano Salvate il soldato Ryan. E mentre sfodera, attraversando la coltre fumosa di interminabili piani sequenza, una varietà di orrori nel segno del mattatoio che gli è più familiare - La passione di Cristo docet - sia pur con una sua nuova misura di equilibrato verismo e una fotografia spettacolare, Gibson recupera per illuminare come si deve anche il lato meno oscuro della natura umana. Si direbbe, quasi alla maniera di Clint Eastwood (Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima). Ne è erede la scena di assistenza ad un giapponese ferito e il salvataggio di un altro paio mentre si consuma uno dei consueti karakiri.

    Che il nostro sanguigno Mel Gibson abbia

    ritrovato senno e talento con un novello Bravehart? Beh, chi può dirlo!? Le vie di Hollywood sono un vero e proprio labirinto di imperscrutabili possibilità e La battaglia di Hacksaw Ridge non è un'opera perfetta. E' d'altra parte un'altra importante pagina di storia che ha incontrato il suo dignitoso 'storyteller' per il grande schermo e per il grande pubblico. Una storia fatta di sangue, sacrificio e di tutti gli orrori possibili patiti dagli uomini sul fronte di Okinawa: Gibson è logicamente di parte perché racconta e contestualizza l'esperienza di un eroe in particolare , perciò non ripeterà mai l'esperienza di Eastwood raccontando entrambi i fronti avversi, non gli è d'altra parte richiesto. Ma è anche una storia di amore, onore e speranza, di eroismo vero e, per quanto incredibile, soprattutto di Fede. Il film richiedeva un regista che fosse in grado di ricreare l'epica battaglia di Okinawa e di ripercorrere

    al contempo, l'intima interiorità della vita di questo personaggio in seno alla propria famiglia e in seno ai vari contesti militari. Beh, se l'evocativo realismo ipnotizzante era l'ambiziosa cifra stilistica cui mirava la produzione del film, fuori dai gangli della retorica, direi che, tutto sommato, l'obiettivo non è stato mancato. Ben tornato Mel!

    Secondo commento critico (a cura di OWEN GLEIBERMAN, www.variety.com)

    Mel Gibson has made a move about a pacifist who served nobly during WWII. It's a testament to his filmmaking chops, and also an act of atonement that may succeed in bringing Gibson back.

    Mel Gibson’s “Hacksaw Ridge,” which premiered today at the 73rd International Venice Film Festival, is a brutally effective, bristlingly idiosyncratic combat saga — the true story of a man of peace caught up in the inferno of the Second World War. It’s the first movie Gibson has directed since “Apocalypto,” 10 years ago (a film he’d already shot before the scandals that engulfed him), and this November, when it opens with a good chance of becoming a player during awards season, it will likely prove to be the first film in a decade that can mark his re-entry into the heart of the industry. Yet to say that “Hacksaw Ridge” finally leaves the Gibson scandals

    behind isn’t quite right; it has been made in their shadow. On some not-so-hard-to-read level, the film is conceived and presented as an act of atonement.

    It should be obvious by now that the question of whether we can separate a popular actor or filmmaker’s off-screen life from his on-screen art doesn’t have a one-size-fits-all answer. Every instance is different. In the case of Mel Gibson, what we saw a number of years ago — first in his anti-Semitic comments, then in leaked recordings of his phone conversations — wasn’t simply “objectionable” thoughts, but a rage that suggested he had a temperament of emotional violence. It was one that reverberated through his two most prominent films as a director: “The Passion of the Christ,” a sensational and, in many quarters, unfairly disdained religious psychodrama that was a serious attempt to grapple with the stakes of Christ’s sacrifice, and “Apocalypto,” a fanciful

    but mesmerizing Mayan adventure steeped to the bone in the ambiguous allure of violence.

    Like those two movies, “Hacksaw Ridge” is the the work of a director possessed by the reality of violence as an unholy yet unavoidable truth. The film takes its title from a patch of battleground in Japan, at the top of a 100-foot cliff, that’s all mud and branches and bunkers and foxholes, and where the fight, when it arrives (one hour into the movie), is cataclysmic in the terrifying shock and gruesomeness of its horror. Against the nonstop clatter of machine-gun fire, grenades explode with random force, blowing off limbs and blasting bodies in two, and fire is everywhere, erupting from the bombs and the tips of flame-throwers. Bullets rip through helmets and chests, and half-dead soldiers sprawl on the ground, their guts hanging out like hamburger.

    Yet at the center of this modern hell of machine-tooled

    chaos and pain, there is Desmond Doss (Andrew Garfield), a soldier who refuses to carry a gun because it is against his values. He’s a conscientious objector who acts as a medic. But because he’s every bit as devoted to serving in the war as he is to never once firing a bullet, he isn’t just caring for soldiers. He’s on the front lines, in the thick of the thick of it, without a weapon to protect him, and the film exalts not just his courage but his whole withdrawal from violence.

    There really was a Desmond Doss, and the film sticks close to the facts of his story. Yet there’s still something very programmatic about “Hacksaw Ridge.” It immerses you in the violent madness of war — and, at the same time, it roots its drama in the impeccable valor of a man who, by his own grace, refuses to

    have anything to do with war. You could argue that Gibson, as a filmmaker, is having his bloody cake and eating it too, but the less cynical (and more accurate) way to put it might be that “Hacksaw Ridge” is a ritual of renunciation. The film stands on its own (if you’d never heard of Mel Gibson, it would work just fine), yet there’s no point in denying that it also works on the level of Gibsonian optics — that it speaks, on some political-metaphorical level, to the troubles that have defined him and that he’s now making a bid to transcend.

    Will audiences, and the powers of Hollywood, finally meet him halfway? One reason the likely answer is “yes” is that “Hacksaw Ridge,” unlike such landmarks of combat cinema as “Saving Private Ryan,” “Platoon,” or “Full Metal Jacket,” isn’t simply a devastating war film. It is also a carefully carpentered

    drama of moral struggle that, for its first hour, feels like it could have been made in the 1950s. It’s a movie that spells out its themes with a kind of homespun user-friendly clarity. We see Desmond as a boy, growing up in the Blue Ridge Mountains of Virginia with a drunken abusive father (Hugo Weaving) and a mother (Rachel Griffiths) he’s driven to protect. Early on, Desmond gets into a fight with his brother and hits him in the head with a brick, and that incident, which leaves him reeling in sorrow, is the film’s version of one of those “Freudian” events that, in an old Hollywood movie, form the cornerstone a person’s character.

    It all seems a bit pat, but once Demond grows up and Andrew Garfield starts playing him, the actor, all lanky charm and aw-shucks modesty, wins us over to seeing Desmond as country boy of captivating

    conviction. He knows nothing about girls, yet he woos a lovely local nurse (Teresa Palmer) with a fumbling sincerity that melts her resistance. And when the war arrives, he enlists, just like his brother, because he feels he has no choice not to. That difficult dad of his is portrayed by Hugo Weaving as a haunted, complex man: a slovenly lush who tries to keep his family in line with the belt, and even the pistol, but also a decorated veteran of World War I who is desperate to keep his sons alive.

    The film revs up its old-fashioned pulse when it lands at boot camp, where Desmond proves a contradiction that no one there — not his fellow soldiers, let alone the officers — can begin to fathom. He’s an eager, good-guy recruit who refuses to pick up a rifle even for target practice. For a while, the film is

    strikingly reminiscent of the legendary Parris Island boot-camp sequence in “Full Metal Jacket,” only this is the WWII, so it’s less nihilistic, with Vince Vaughn, as the drill sergeant, making the wholesome version of the usual hazing insult zingers; he looks at Desmond and barks, “I have seen stalks of corn with better physiques.” (Hence Desmond’s Army nickname: Cornstalk.) “Hacksaw Ridge” often feels like an old studio-system platoon movie, but when Desmond’s pacifism becomes a political issue within the Army, it turns into a turbulent ethical melodrama — one can almost imagine it as a military courtroom drama directed by Otto Preminger and starring Montgomery Clift.

    The issue is whether the Army will allow Desmond, on his own terms, to remain a soldier — a conscientious objector who nevertheless wants to go to war. In a sense, the dramatic issue is a tad hazy, since Desmond announces, from the outset, that

    he wants to be a medic. Why can’t he just become one? But one of the strengths of “Hacksaw Ridge” is that it never caricatures the military brass’s objections to his plan. On the battlefront without a weapon, Desmond could conceivably be placing his fellow soldiers in harm’s way. His desire is noble, but it doesn’t fit in with Army regulations (and the Army, of course, is all about regulations). So he’s threatened with a court martial. The way this is finally resolved is quietly moving, not to mention just.

    And then…the hell of war. It’s 1945, and the soldiers from Desmond’s platoon join forces with other troops to take Hacksaw Ridge, a crucial stretch — it looks like a Japanese version of the land above Normandy beach — that can lead them, potentially, to a victory in Okinawa, and the beginning of the end of the war. Gibson’s staging of

    the horror of combat generates enough shock and awe to earn comparison to the famous opening sequence of “Saving Private Ryan,” although it must be said that he borrows a lot from (and never matches) Spielberg’s virtuosity. Yet Gibson creates a blistering cinematic battleground all his own. Each time the fight breaks out again, it’s so relentless that you wonder how anyone could survive it.

    The real story that “Hacksaw Ridge” is telling, of course, is Desmond’s, and Gibson stages it in straightforward anecdotes of compassion under fire, though without necessarily finding anything revelatory in the sight of a courageous medic administering to his fellow soldiers (and, at certain points, even to wounded Japanese), tying their blown-off limbs with tourniquets, giving them shots of morphine between murmured words of hope, and dragging them to safety. In a sense, the real drama is a nobility that won’t speak its name: It’s the

    depth of Desmond’s fearlessness, and his love for his soldier brothers, which we believe in, thanks to Garfield’s reverent performance, but which doesn’t create a combat drama that’s either scary or exciting enough to rival the classic war movies of our time. This isn’t a great one; it’s just a good one (which is nothing to sneeze at).

    Desmond devises a way to save lives by tying a rope around the soldiers’ bodies and lowering them down the vertical stone cliff that borders Hacksaw Ridge, and using that technique he rescues a great many of them. Desmond Doss, who saved 75 men at Hacksaw Ridge, became the first conscientious objector to receive the Medal of Honor, and Gibson has made a movie that’s a fitting tribute to him (at the end, he features touching footage of the real Doss). But one surprise, given the drama of pacifism-versus-war that the movie has

    set up, is that there’s never a single scene in which Desmond has to consider violating his principles and picking up a weapon in order to save himself or somebody else. A scene like that would have brought the two sides of “Hacksaw Ridge,” the violent and the pacifist — and, implicitly, the two sides of Mel Gibson — crashing together. But that would have been a different movie. One that, in the end, was a little less safe.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Eagle Pictures e Francesca Roma (Ornato Comunicazione)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO de LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE

    Links:

    • Mel Gibson (Regista)

    • Sam Worthington

    • Andrew Garfield

    • Vince Vaughn

    • Hugo Weaving

    • Teresa Palmer

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    Galleria Video:

    La battaglia di Hacksaw Ridge - trailer

    La battaglia di Hacksaw Ridge - trailer (versione originale) - Hacksaw Ridge

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