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    Home Page > Movies & DVD > La sposa bambina: Mi chiamo Nojoom ho 10 anni e voglio il divorzio

    LA SPOSA BAMBINA – MI CHIAMO NOJOOM HO 10 ANNI E VOGLIO IL DIVORZIO

    RECENSIONE - VINCITORE del Premio come Miglior Film al Festival International du Film de Dubai 2014 - Dal 12 MAGGIO

    Una storia forte, una rivendicazione più che mai attuale sul grande schermo per salvare le bambine obbligate a diventare adulte troppo presto e per il loro diritto a vivere la loro vita liberamente. Una condanna contro la pratica delle spose bambine – sostenuta da Amnesty International che ha scelto di legarsi al film a supporto della propria campagna 'Mai più spose bambine' - e allo stesso tempo un invito alla speranza e al rinnovamento dello Yemen.

    "Quando la mia famiglia mi ha dato in sposa avevo otto anni. Non capivo come potessero avere autorizzato quello che, di fatto, era uno stupro. La stessa cosa era successa a mia madre ma non aveva gli strumenti culturali per impedire che quell’orrore – che aveva vissuto sulla sua pelle – fosse rivissuto dalla figlia. Avevo provato a chiedere aiuto alla nonna ma, per quanto mi amasse, era stata irremovibile: il destino di una donna è sposarsi, oppure finire sottoterra"
    La regista Khadija Al Salami

    (I am Nojoom, Age 10 and Divorced (Ana Nojoom bent alasherah wamotalagah); YEMEN 2014; Drammatico; 96'; Produz.: Benji Films/Hoopoe Film; Distribuz.: Barter Entertainment)

    Locandina italiana La sposa bambina: Mi chiamo Nojoom  ho 10 anni e voglio il divorzio

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    See SHORT SYNOPSIS

    Titolo in italiano: La sposa bambina: Mi chiamo Nojoom ho 10 anni e voglio il divorzio

    Titolo in lingua originale: I am Nojoom, Age 10 and Divorced (Ana Nojoom bent alasherah wamotalagah)

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Khadija Al-Salami

    Sceneggiatura: Khadija Al-Salami

    Soggetto: Basato su una storia vera, raccontata nel libro I am Nojood, age 10 and divorced di Nojoud Ali e della giornalista Delphine Minoui, il film è fortemente autobiografico poiché ripercorre il vissuto della stessa regista. 'Nojoom' in arabo significa 'stella'.

    Cast: Reham Mohammed (Nojoom)
    Rana Mohammed (Nojoom a 5 anni)
    Ibrahim Al Ashmori (padre)
    Naziha Alansi (madre)
    Husam Alshiabali (fratello Sami)
    Adnan Alkhader (Giudice)
    Samaa Alhamdani (avvocato)
    Khaled Meshoar (sceicco)
    Munirah Alatas (suocera)
    Shafikha Alanisi (seconda moglie del padre)
    Rym Sharabeh (moglie del Giudice)
    Malak Albukhaiti (sorella maggiore n.1)
    Amro Gadel (fratello maggiore)
    Sumya Almeliaki (Sorella maggiore n.2)
    Ayah Ali (Seconda sorella )

    Musica: Thierry David

    Fotografia: Victor Credi

    Montaggio: Alexis Lardilleux

    Scheda film aggiornata al: 06 Giugno 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    La storia punta il dito sulla crudele pratica del matrimonio tra bambine e uomini adulti attraverso la storia di Nojoom, una bambina yemenita che riesce a fuggire dal suo sposo aguzzino, ottenendo il divorzio all’età di 10 anni.

    La Sposa Bambina racconta la storia di Nojoom, una bambina yemenita che riesce a fuggire dal suo sposo aguzzino, ottenendo il divorzio all'età di 10 anni. Nojoom è stata costretta dalla sua famiglia a sposare un uomo 20 anni più grande di lei nel fiore della sua infanzia, obbligata a ogni sorta di violenza fisica e psicologica. Una pratica tristemente diffusa nello Yemen come in tanti altri Paesi del mondo quella del matrimonio tra una bambina e un adulto, considerata legittima e soddisfacente per la dote derivante. Un'usanza arcaica, figlia di ignoranza e povertà, a cui Nojoom si è opposta rifiutandosi di avere rapporti con l'uomo che l'ha riportata dai genitori, come si fa con un 'elettrodomestico difettoso'. La bambina è riuscita a fuggire dalla sua famiglia, a frequentare la scuola e ad ottenere, la più giovane al mondo, il divorzio.

    IN DETTAGLIO:

    Una bambina entra in un'aula di un tribunale, guarda il giudice dritto negli occhi e gli dice: «Voglio il divorzio». Nello Yemen, dove non sono previsti limiti di età per poter contrarre matrimonio, una bambina di 10 anni di nome Nojoom è costretta a sposare un uomo di 30 anni. La dote derivante dal matrimonio fornisce alla famiglia della bambina la possibilità di ricevere una piccola entrata economica e l'opportunità di liberarsi di una bocca in più da sfamare. Per tutti si tratta di un accordo legittimo e soddisfacente: per tutti tranne che per Nojoom che vedrà presto la sua vita volgere al peggio.

    La sposa bambina racconta la storia di una bambina yemenita in cerca di giustizia. Nojoom inizia una solitaria e determinata battaglia contro le pratiche arcaiche seguite dalla sua famiglia e dalla sua tribù, riuscendo a sfuggire al controllo dei suoi genitori e a ottenere il divorzio. La battaglia di Nojoom è una battaglia per la libertà per le donne del suo paese, un esempio contro la violazione dei diritti umani e il simbolo della lotta contro le pratiche arcaiche considerate ancora oggi legali nello Yemen e in molti altri paesi.

    Basato su una storia vera, raccontata nel libro “I am Nujood, age 10 and divorced” di Nojoud Ali e della giornalista Delphine Minoui – pubblicato il 22 gennaio 2009 da Michel Lafon, tradotto in 17 lingue e venduto in 35 paesi - il film ripercorre anche il vissuto della stessa regista, Khadija Al Salami, la quale grazie al suo coraggio è riuscita a fuggire da un marito aguzzino all’età di 11 anni. Un meraviglioso appello verso tutte quelle bambine obbligate a diventare donne adulte troppo presto e al loro diritto a vivere la loro vita liberamente. Una incisiva rivendicazione cinematografica, una condanna contro la pratica delle spose bambine e allo stesso tempo un invito alla speranza e al rinnovamento dello Yemen.

    I paesaggi mozzafiato di quel martoriato paese, la sua cultura, la sua arcaica pratica dei matrimoni infantili e i diffusissimi abusi sulle donne, sono i temi trattati nell’opera. Ma La sposa bambina è anche un appello a tutti quei paesi in cui i matrimoni precoci sono tuttora consentiti e celebrati, affinché sia messa la parola fine a questa pratica primitiva e ripugnante.

    SHORT SYNOPSIS:

    Ten year old Jemenite girl asks a judge in Sana'a to grant her a divorce from a horrible marriage, after she was married away to prevent a public scandal after a rape of her sister

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    La sconvolgente verità è già denunciata dal titolo stesso di questo film sconcertante. Un documento rivisitato con il cuore. I sentimenti feriti di chi probabilmente non potrà mai dimenticare ma solo vivere del conforto di un bel riscatto e di una giustizia pedinata e raggiunta con una determinazione che non può che sorprendere in una bambina. Il film La sposa bambina - Mi chiamo Nojoom ho 10 anni e voglio il divorzio - basato sul libro I am Nujood, age 10 and divorced di Nojoud Ali e della giornalista Delphine Minoui, pubblicato il 22 gennaio 2009 da Michel Lafon, tradotto in 17 lingue e venduto in 35 paesi - parla della realtà dei matrimoni ultra precoci nel profondo Yemen che, alla luce del nostro retaggio culturale odierno, ben lungi dalla perfezione, con tutti i limiti e i difetti del caso, ci appare come trucida e 'surreale'. In una cultura come

    la nostra, sia pure ultra contraddittoria e piena zeppa di magagne, in cui ci si dibatte ferocemente per debellare il dilagante e vergognoso fenomeno della pedofilia, vediamo come inconcepibile una realtà simile. E non basta a sollevare l'animo il riscontrare che il fenomeno non è esteso alla globalità di un Paese. Ignoranza, miseria e territori limitrofi, solitari e desolati, come le Montagne del caffé nello Yemen - scorci di una natura che invocano poesia, non violenza - nutrono una 'subcultura' che vive di regole folli e immorali senza esserne consapevole, almeno non del tutto, confondendo la barbarie con tradizioni locali tribali ataviche. Una subcultura che vegeta fuori dai confini del mondo civile, con regole proprie, che come sindaco ha uno sceicco con il potere di prendere decisioni per chicchessia. Una sorta di 'sottomondo' in cui vige la legge di una sorta di 'wall street rurale', fatto di quotazioni accompagnate da

    rituali legati più alla sfera della superstizione che della religione: dove bastano due tori, una dote maggiorata di segno, un riscontro economico soddisfacente a poter sfangare la sopravvivenza di una famiglia, per innescare la compravendita dei propri figli, senza il benché minimo rimorso, ritenendo di essere nel giusto, nell'ordinario ordine delle cose: bambine date in sposa al miglior offerente o bambini mandati al servizio di padroni tutt'altro che amorevoli. Infanzie rubate per consuetudine e per leggi, o, per meglio dire, di rozze e selvagge convenzioni, confezionate ad hoc per i rispettivi fabbisogni. Un sottomondo in cui vige la poligamia al punto da sposare una moglie a settimana, in cui si lascia all'immaginazione la considerazione che può avere una donna in una società del genere. Non è un caso se nelle contrattazioni di prezzo, la donna, in questo caso bambina, viene posta sul piatto della bilancia degli animali, appunto. Merce di

    scambio dunque e manovalanza assicurata di duro lavoro, nei campi e in casa.

    Eppure, passando: dalla rassicurante e affettuosa alcova familiare della primissima infanzia; da scorci di paesaggio e di quotidiano lavoro di pastorizia e di agricoltura; dai folkloristici, eppure tristissimi, festeggiamenti di cerimonie nuziali; dalle fredde aule di tribunale in cui l'unico calore paradossalmente proviene da un giudice giovane e dolcissimo, quasi più che dall'avvocato donna in paramenti e copricapo neri; dal miraggio del gioco con coetanee di città, ben diverse dalla piccola mortificata protagonista; ecco, passando per tutte queste cose, troviamo anche schegge di dimensioni altre, all'ombra di una certa normalità, in quei nuclei cittadini che scartano anni luce dalle sparute realtà rural-tribali. Un abito nuziale brutto e inadeguato, un pò di trucco e un anello troppo grande al dito, non fanno di una bambina una donna. Così, paradossalmente, lo svestirsi e struccarsi alla bell'è meglio per andare a

    giocare con le coetanee, la vendita del suo anello per acquistare una bambola proprio nel giorno del suo matrimonio, quando tutti la stanno cercando per la cerimonia nuziale, a suo modo, riecheggia come la frangia cinematografica di maggior violenza nei confronti di un'infanzia negata da un matrimonio combinato per diretta responsabilità di quel mix micidiale fatto di ignoranza e miseria.

    Così, se il linguaggio cinematografico e stilistico de La sposa bambina potrà risultare elementare, semplice, se non proprio semplicistico, dobbiamo ricordarci che forse questo era anche il modo migliore di porgere questa denuncia sociale, seguendo la soggettiva emozionale della bambina stessa. Un tema delicato narrato con un linguaggio ancor più delicato, in cui la violenza vera non è mai sbattuta in faccia nella sua interezza ma segnalata per simboli: i simboli di un dramma che nella realtà dei fatti porta a centinaia di vittime innocenti per emorragie e complicanze

    varie legate ad un'immaturità anche fisica e fisiologica oltre che psicologica. Una violenza qui affidata anche a poetiche metafore disseminate qua e là, tra cui l'improvvisa turbolenza atmosferica con nubi minacciose di tempesta, la testa staccata della bambola poco più in là dal giaciglio nuziale, o, più verso l'epilogo, quel girotondo catartico, il banco rosa di una scuola con l'immancabile lavagna, acerrima nemica dell'analfabetismo, arma vincente contro l'ignoranza. Metafore che vogliono celebrare il diritto ad un'infanzia garantita. E lo fanno seguendo la semplicità e l'impulso naturale di una bambina - fantastica la piccola interprete di Nojoom, Reham Mohammed, affascinante icona di un neorealismo yemenita - colei che ha avuto una forza d'animo inimmaginabile e una determinazione sopra le righe. Ciò che ha fatto la differenza per la sua vita creando un importante primo caso che ha almeno spezzato una catena che sembrava inespugnabile. Corre un brivido lungo la schiena al

    solo pensiero che questa preziosa pellicola costituisca il racconto a sfondo autobiografico della stessa regista Khadija Al-Salami, oggi prima donna yemenita a diventare filmmaker e produttore con al suo attivo 25 documentari, molti dei quali legati al ruolo delle donne e delle bambine nello Yemen contemporaneo. Una guerriera per la propria e altrui dignità, un'eroina della nostra contemporaneità che oggi, con questo film, dimostra di voler continuare a combattere per tutte coloro che ancora non ce l'hanno fatta. Ancora una volta tocca scoprire che la cultura è l'unica arma polivalente per tutti i mali del mondo, di cui questo è solo un aspetto. La sposa bambina si eleva dunque come una sorta di luminoso vessillo di denuncia universalmente riconoscibile e condivisibile.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Barter Entertainment e l'Ufficio Stampa ECHO.

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in ITALIANO de LA SPOSA BAMBINA

    Links:

    • Khadija Al-Salami (Regista)

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    Galleria Video:

       TRAILER UFFICIALE in ITALIANO di LA SPOSA BAMBINA MI CHIAMO NOJOOM HO 10 ANNI E VOGLIO IL DIVORZIO

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