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    Home Page > Movies & DVD > Snowden

    SNOWDEN: JOSEPH GORDON-LEVITT È EDWARD SNOWDEN, IL TECNICO INFORMATICO DELLA NSA, NEL BIOPIC DI OLIVER STONE

    Dall'XI. Festa del cinema di Roma - Ritratto personale e affascinante di una delle figure più controverse del XXI° secolo, l'uomo responsabile di quella che è stata definita la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by Owen Gleiberman (www.variety.com) - Dal 24 NOVEMBRE

    "Stavamo parlando di informazioni recenti su una persona reale. C'era una grossa discussione in atto, con alcuni che dicevano che avrebbe dovuto essere impiccato, e altri che volevano candidarlo al premio Nobel. Stavo lavorando ad una storia che avrebbe avuto a che fare con la realtà del presente. Abbiamo deciso che le sequenze centrali sarebbero state quelle di Hong Kong, in cui Ed
    incontra Laura Poitras, Glenn Greenwald e Ewan MacAskill nel Giugno del 2013. Abbiamo usato tutto il film per raccontare quella parte della storia. L'abbiamo divisa in sei o sette scene, che ricostruiscono il passaggio delle informazioni... Voleva entrare nelle Forze Speciali, ma si è rotto entrambe le gambe. Poi è entrato nella CIA e ha cominciato a fare carriera. Era un patriota totalmente
    convinto che la guerra in Iraq fosse giusta. Lui, come molti americani a quell'epoca, credeva che stessimo facendo la cosa giusta... Non posso dirvi esattamente cosa ci abbia raccontato Ed. Purtroppo questo deve rimanere un segreto. Penso che la risposta sarà nel libro che un giorno Ed presumibilmente scriverà
    "
    Il regista e co-sceneggiatore Oliver Stone

    (Snowden; GERMANIA/USA 2016; Thriller/biopic drammatico; 134'; Produz.: Endgame Entertainment/Vendian Entertainment/KrautPack Entertainment; Distribuz.: BIM)

    Locandina italiana Snowden

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    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Snowden

    Titolo in lingua originale: Snowden

    Anno di produzione: 2016

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Oliver Stone

    Sceneggiatura: Oliver Stone e Kieran Fitzgerald

    Soggetto: Il film si ispira ai libri The Snowden Files di Luke Harding e Time of the Octopus di Anatoly Kucherena.

    Snowden racconta in modo inedito la storia di Edward Snowden, analizzando le motivazioni che hanno trasformato un giovane patriota ansioso di servire il suo Paese in un leggendario informatore, e ponendo domande provocatorie riguardo a quali libertà saremmo disposti a rinunciare per consentire ai nostri governi di proteggerci.

    Fino alle sue clamorose rivelazioni, Edward Snowden era agli occhi di tutti un grande sostenitore del governo americano. Cresciuto in una famiglia da sempre impegnata a difendere gli Stati Uniti, si era arruolato nell'esercito, puntando ad entrare nei corpi d'élite delle Forze Speciali e a combattere in Iraq. Un terribile incidente durante
    l'addestramento lo aveva però messo fuori gioco, e così Snowden aveva deciso di intraprendere una carriera prima nella CIA e poi nella NSA (National Security Agency)...

    Cast: Joseph Gordon-Levitt (Edward Snowden)
    Shailene Woodley (Lindsay Mills)
    Scott Eastwood (Trevor James)
    Nicolas Cage (Hank Forrester)
    Timothy Olyphant (Agente CIA)
    Zachary Quinto (Glenn Greenwald)
    Melissa Leo (Laura Poitras)
    Rhys Ifans (Corbin O'Brian)
    Joely Richardson (Janine Gibson)
    Tom Wilkinson (Ewen MacAskill)
    Ben Schnetzer (Gabriel Sol)
    Keith Stanfield (atrick Haynes)
    Parker Sawyers (Intervistatore CIA )
    Michael Benz (Martin)
    Jaymes Butler (Sergente Drill)
    Cast completo

    Musica: Craig Armstrong e Adam Peters

    Costumi: Bina Daigeler

    Scenografia: Mark Tildesley

    Fotografia: Anthony Dod Mantle

    Montaggio: Alex Marquez e Lee Percy

    Effetti Speciali: Claudius Rauch (supervisore)

    Makeup: Waldemar Pokromski (direttore); Claudia Humburg (supervisore); Laine Rykes e Veronika Tober

    Casting: Lucy Bevan e Mary Vernieu

    Scheda film aggiornata al: 21 Dicembre 2016

    Sinossi:

    Nel 2013 Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt) lascia con discrezione il suo impiego alla National Security Agency e vola ad Hong Kong per incontrare i giornalisti Glenn Greenwald (Zachary Quinto) e Ewen MacAskill (Tom Wilkinson), e la regista Laura Poitras (Melissa Leo), allo scopo di rivelare i giganteschi programmi di sorveglianza informatica elaborati dal governo degli Stati Uniti. Consulente esperto di informatica, legato da un impegno di massima segretezza, Ed ha scoperto che una montagna virtuale di dati viene registrata tracciando ogni forma di comunicazione digitale, non solo relativa a governi stranieri e a potenziali gruppi di terroristi, ma anche a quella di normali cittadini americani. Disilluso rispetto al suo lavoro nel mondo dell'intelligence, Snowden raccoglie meticolosamente centinaia di migliaia di documenti segreti per dimostrare la portata della violazione dei diritti in atto. Lasciando la donna che ama, Lindsay Mills (Shailene Woodley), Ed trova il coraggio di agire spinto dai principi in cui crede.

    SHORT SYNOPSIS:

    CIA employee Edward Snowden leaks thousands of classified documents to the press.

    SNOWDEN stars Joseph Gordon-Levitt and is written and directed by Oliver Stone. The script is based on the books The Snowden Files: The Inside Story of the World's Most Wanted Man by Luke Harding and Time of the Octopus by Anatoly Kucherena.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Se in linea di massima non è sempre pacifico stabilire la linea di confine tra un'azione eroica per il bene dell'umanità e il suo esatto contrario, nel caso di Ed Snowden, consulente esperto di informatica di stellare rilievo, legato da un impegno di massima segretezza, non ci sono dubbi. Almeno per Amnesty International (vedi una delle didascalie iniziali) e per il regista Oliver Stone che lo ha portato sotto la luce dei riflettori cinematografici. Non si tratta di spionaggio informatico ma di spionaggio gratuito da parte dello Stato sull'umanità con la scusa del terrorismo e derivati. Il controllo, attraverso i canali informatici su larga scala, dai cellulari, alle mail, ai social network, ai motori di ricerca come google e così via. Ogni nostra mossa privata sarebbe di fatto pubblica. Stando così le cose, le nostre non sarebbero più comunità, ma grandi 'comuni' sotto l'occhio vigile degli Stati di potere per

    i quali non è in discussione l'etica. Voglio dire l'etica del mantenimento e dell'accrescimento di supremazia economica in veste di potenza internazionale. Stati Uniti in testa.

    Nel film di Snowden, esasperatamente prolisso e stilisticamente 'barocco', tra le molte altre cose, ci sono svariate didascalie. Tra quelle conclusive una di queste ci ricorda il recente inghippo informatico legato all'aspirante Presidente degli Stati Uniti Hilary Clinton (con il quale ha peraltro perduto le elezioni) insieme alla sua dichiarazione espressa a carico di Snowden, riparato in auto esilio in Russia per evitare un processo iniquo e la carcerazione certa: "se Snowden fa ritorno negli Stati Uniti dovrà affrontarne le conseguenze". Il che suona come una minaccia piuttosto chiara.

    Per la rappresentazione dei fatti realmente accaduti tra il 2003 e il 2013 Oliver Stone sceglie la griglia narrativa del docufilm super farcito come i panini del McDonald. Farcito di politica, con tutte le opinioni

    personali del caso, sputate a raffica perché c'è molto da dire e deve esser detto, ora a carico di Bush ora a carico dello stesso Obama, ritratto e chiamato in causa più volte prima e dopo le sue elezioni a Presidente degli Stati Uniti, come speranza per Paese prima, come delusione dopo. Difficile rinunciare alla farcitura politica quando ci sono di mezzo CIA e analoghi strumenti militari di Stato. Ma Stone arricchisce il condimento anche con i filmati in diretta televisiva, con i notiziari, con i reportage stampati di varie testate giornalistiche, con spaccati di vita privata e pubblica e relativi salti temporali annessi. Il tutto incastonato nella griglia madre del racconto nel racconto, della ripresa nella ripresa, che apre con il clamoroso scoop della denuncia alla stampa da parte di Snowden, ben calzato nel film da Joseph Gordon-Lewitt (Inception, Il cavaliere oscuro-Il ritorno). E' il suo racconto testimonianza secretato

    in una stanza d'albergo ad Hong Kong dopo aver lasciato con estrema discrezione il suo impiego alla National Security Agency. Racconto testimonianza , raccolto dalla testata del "The Guardian" tramite i giornalisti Glenn Greenwald (Zachary Quinto) ed Ewen MacAskill (Tom Wilkinson), con la regista Laura Poitras (Melissa Leo).

    Un dovere irrinunciabile per Snowden/Gordon-Levitt, quello di staccarsi per scelta da un 'sistema' di Intelligence cui diventava moralmente difficile continuare a far parte. E un dovere irrinunciabile svelare i mega programmi di sorveglianza informatica elaborati dal governo degli Stati Uniti mediante centinaia di migliaia di documenti segreti per denunciare la violazione dei diritti. Una montagna virtuale di dati registrata tracciando ogni forma di comunicazione digitale. E dicendo ogni, si intende letteralmente ognuna. Così, con il pretesto di mirare alla tracciabilità di indizi utili nel calderone dei governi stranieri antagonisti, dei potenziali gruppi terroristici, si oltrepassa il valico della sfera pubblica per tracciare

    anche nel privato di normali cittadini. E addio privacy! Snowden si vede costretto ad abbandonare la donna che ama (la Lindsay Mills ben indossata da Shailene Woodley), mettendo in crisi più volte il loro rapporto, già abbastanza minato dalla pressione del suo lavoro in sé e dagli innumerevoli spostamenti, per proteggere i principi in cui crede fermamente. Così come pochi altri disillusi, per i quali si leva ad iconico portavoce Nicolas Cage in un blando cameo.

    Si ritrovano così, disseminati in questo mega pagliaio dello Snowden di Oliver Stone, anche motivi familiari ad altri film. Magari incentrati sull'autodifesa dal controllo indebito da parte dell'azienda per cui si lavora, con cimici o, come nel caso di Snowden, con occhi informatici indiscreti e ben nascosti. A tal proposito mi viene in mente Il socio (1993) di Sydney Pollack (ricordate il giovane avvocato rampante Mitch di Tom Cruise quando porta fuori la giovane moglie

    per metterla al corrente dello spionaggio in corso in casa propria?). Beh, in Snowden c'è una sequenza del tutto analoga. Ma lo Snowden di Stone nutre punti di contatto anche con altri generi di denuncia, come ad esempio quella della multinazionale del tabacco nell'Insider-Dietro la verità (1999) di Michael Mann (la denuncia ad altissimo rischio personale del Dr. Jeffrey Wigand di Russel Crowe al network rappresentato dal Lowell Bergman di Al Pacino). E ancora, con altri generi di denuncia, questa volta decisamente più affini e strettamente imparentati alla denuncia di Snowden. Stiamo parlando dell'ingegneria informatica che ha dato vita ai droni e al loro, troppo spesso inconsulto, utilizzo in territori di guerra: quello che per colpire il bersaglio non va tanto per il sottile se ci sono innocenti civili nei paraggi, bambini compresi o, magari, funerali in corso. Proprio di recente hanno battuto questa strada Andrew Niccol con Good Kill

    (2014) e poco dopo (2016) Gavin Hood con Il diritto di uccidere.

    Comunque uno la voglia vedere, la vicenda di Snowden, ispirata dai libri The Snowden Files di Luke Harding e Time of the Octopus di Anatoly Kucherena, può ascriversi di diritto ad una delle non poche 'vittime' sacrificali di quel 'potere oscuro' che, mentre attraversa i secoli nella Storia, cambia il pelo ma non il vizio, così come gli strumenti e i mezzi a disposizione a seconda di quel c'è sulla piazza. Oggi come oggi l'evoluzione dell'ingegneria informatica fornisce armi inimmaginabili in passato, ma come nel passato, tutto dipende da chi le usa e soprattutto dall'uso che si intende farne. E come sempre, ogni qual volta si accosta l'interprete nella finzione del film alla persona reale della vicenda narrata, che qui interviene direttamente - e che entra ed esce con tutta la discreta eleganza che purtroppo manca al film

    nella sua interezza - l'emozione è grande e la riflessione tanto necessaria quanto doverosa.

    Secondo commento critico (a cura di Owen Gleiberman, www.variety.com)

    Oliver Stone's docudrama, starring Joseph Gordon-Levitt as the NSA whistleblower Edward Snowden, is the director's most exciting — and relevant — movie in years.

    Let’s be honest: Oliver Stone hasn’t made an Oliver Stone movie that mattered in more than 20 years. The firebrand urgency that once defined his name — the way he directed films that seized the zeitgeist, that drove the conversation, that inspired controversy because of how they leapt into the drama of history — has, for too long, been trapped in the past. Which is not to say that Stone hasn’t tried. He has made films that bent over backwards to be topical, like the earnest and sentimental 9/11 requiem “World Trade Center,” or the goofy provocative political cartoon “W.,” or the cautionary-but-behind-the-curve financial thriller “Wall Street: Money Never Sleeps.” One or two of these movies “found an audience,” but none found a purpose; even

    when they managed to connect at the box office, they disappeared from the public consciousness like puffs of smoke.

    But Stone’s exile in the desert of overheated irrelevance has now ended. “Snowden” isn’t just the director’s most exciting work since “Nixon” (1995) — it’s the most important and galvanizing political drama by an American filmmaker in years. Telling the story of Edward Snowden, the NSA contractor who became a whistleblower and fugitive by leaking documents that revealed the vast, spidery, paradigm-shifting scope of the new American surveillance state, Stone has made a movie that asks the audience to look, almost convulsively, at what this issue really means, and at who Edward Snowden really is.

    You might think you already know. Maybe you decided, a while back, that Snowden is a “traitor,” or that he went too far in leaking documents and revealing NSA secrets. Or maybe you saw “Citizenfour,” the 2014 Laura

    Poitras documentary that presented the interview Snowden gave just as he was going rogue, and you decided he’s one of the heroes of our time. But whether you’re pro-Snowden, anti-Snowden, or somewhere in between, Stone’s movie is sure to deepen your response to his actions, and to the whole evolution of the American intelligence community in the age of meta-technology. “Snowden” isn’t leftist-conspiratorial propaganda (though some may accuse it of being that). It’s a riveting procedural docudrama that takes a deep dive into what surveillance has become. In doing so, it’s a movie that — no small thing — makes Oliver Stone matter again.

    It helps that Snowden, played with crisp magnetism by Joseph Gordon-Levitt, is the furthest thing from a crusader, or even a liberal. He’s a straitlaced, mild-mannered conservative brainiac who loves his country so much that he wants to devote his life to defending it. When we meet

    him, in 2004, he’s in basic training in the United States Army Reserve (it’s 9/11 that inspires him to join up), but he’s not really the athletic military type — he goes through the grueling exercises wearing clunky tortoise-shell glasses — and when he leaps off a bunk and breaks his leg, it’s because the pounding training has already slowly shattered his delicate bones. His career as a combat warrior is over before it begins. So he goes for the next best thing: a slot in the CIA, where the fight for U.S. security is already playing out on the battleground of the future — namely, cyberspace.

    Snowden, terse and owlishly square, now with rectangle frames that make him look a little hipper, is attracted to the Agency the way that so many of its members have been, out of a combination of duty and a desire for excitement. During his

    interview with Corbin O’Brian (Rhys Ifans), who will become his mentor, he answers a question by admitting that he thinks it would be “cool” to have top-level security clearance — which turns out to be the wrong thing to say. For all his eagerness, and despite his clean resume, he’s told that in another era, he probably wouldn’t make the cut. But before he is anything else, Edward is a dazzlingly gifted computer scientist: a prodigy, a geek, a hacker. That gives him the ideal equipment to be a soldier in the next war. In the old days (i.e., the ’70s), a CIA analyst was a desk jockey, standing behind the field agents, but in “Snowden” cyberspace is the field. Corbin tells Edward that 20 years from now, “Iraq will be a hellhole no one cares about,” and that the whole war on terror is a sideshow. The real conflict,

    he says, will be with China and Russia, fought with rogue computer worms and malware. “Snowden” is the ultimate true-life hacker thriller.

    The movie doesn’t have the kaleidoscopic dazzle of Stone’s great ’90s films (“JFK,” “Natural Born Killers”), but it has his heady propulsive fever. It’s framed by the “Citizenfour” interview, which Stone re-stages as a piece of verité suspense, set in the Mira Hotel in Hong Kong, with Edward gliding through the lobby like an egghead Jason Bourne, fiddling with his telltale Rubik’s Cube. Melissa Leo plays Poitras as tough, rumpled, and maternal, and Zachary Quinto, all driven neurotic fire (even his flat hair is intense), is Glenn Greenwald, the fiercely independent journalist who interviewed Snowden for Poitras’ camera. You get the feeling, more than you did watching “Citizenfour,” that there was an honest terror beneath the proceedings — that given the subject of surveillance, the CIA might have burst

    in at any moment. But it’s not just about their safety. The stakes are so high because the theme of the interview, and the issue of whether they can publish it in the London-based newspaper The Guardian, is momentous. This is their one and only chance to expose the truth before Snowden disappears.

    The movie cuts back and forth between the interview and everything that led up to it. At the Hill, the CIA training center in Virginia, Snowden dazzles his teachers and befriends an Agency veteran (a warmly understated Nicolas Cage) who’s been put out to pasture, sitting in his office that’s like a museum of ancient and legendary tradecraft equipment. He and Edward discuss Enigma machines, and the very first computer (which is there), and we’re cued to realize that the entire history of computers is, on some level, a history of spying. Gordon-Levitt does a meticulous impersonation of

    the Snowden manner: clipped and impeccable, his articulate, logical voice always trying to touch the reality of whatever he’s talking about. He’s certainly a geek, but with an important qualifier: He’s cool as a cucumber — free of any visible anxiety (or anger). At times, he’s like a very friendly automaton, but it’s not like he doesn’t have passion; as we’ll see, it just takes a lot to get him riled.

    He also thinks he’s got everything figured out. On a dating site called Geek-Mate, Edward meets Lindsay Mills (Shailene Woodley), a local girl who’s sweet-natured and hot-tempered at the same time. They connect from their first date, but they’ve got major differences. Lindsay, a little aimless but shrewd and informed, thinks the Iraq War is a corrupt disaster, whereas Edward believes he grasps the bigger picture: the defense of the United States, and the things that go into that, which

    liberals shield themselves from knowing (even though they want the benefits of protection, too). Essentially, he’s making the Dick Cheney argument, but it’s bracing, in an Oliver Stone film, to see that POV represented by the movie’s hero. Edward and Lindsay’s political differences have a touch of screwball-comedy friction. When she figures out that he’s working for the Agency after having traced where his message came from, he says, “You know how to run an IP trace?” For him, that’s practically a love lyric. Woodley gives a performance of breathtaking dimension: As the movie goes on, she makes Lindsay supportive and selfish, loving and stricken.

    Edward is assigned to the National Security Agency, the division of U.S. intelligence devoted, essentially, to data-gathering. He’s dispatched to different locales (Geneva, Tokyo, Hawaii), and Lindsay goes to live with him in each one. But the job tears away at their relationship, because he isn’t

    allowed to utter a word about what he does. Still, that works fine — until he starts to question what he’s doing. Because he has no one to ask the questions to. So he starts to implode.

    In Switzerland, one of his colleagues, a deceptively laidback dude named Gabriel (Ben Schnetzer), shows Edward something he doesn’t technically have security clearance for: the CIA program known as XKeyscore. It’s essentially a search engine that can take you…anywhere. Behind any wall of privacy. But wait a minute, says Edward, what about FISA? That’s the Foreign Intelligence Surveillance Act, which dictates the rules of surveillance and says, in essence, that you need a warrant each time you cross one of those walls. Gabriel explains that FISA is “a big-ass rubber stamp,” because the court that controls it is a government outfit handing out rote permission slips.

    At that point, he shows Edward the “optic nerve,”

    something that couldn’t have existed even 20 years ago. The intelligence community, Gabriel demonstrates, can now enter any home right through its computer or phone — through the webcam, or the screen itself. The old notion of “bugging” (a microphone hidden in the lamp!) has become something out of the Stone Age. The whole world is now connected, via computer. And so is the data, including texts and videos and e-mails. The intelligence community has access to it all, having fused itself, essentially, with the servers of the biggest Internet companies (Google, Apple, etc.).

    “Snowden” has a perilously unfolding sense of revelation. The film’s moral and logistical brilliance is that what Edward — and the audience — learns, bit by bit, is not that there’s a cabal of sinister bad guys sitting in a room somewhere, plotting how to take away your privacy. The data-gathering has evolved organically, and maybe inevitably,

    with the technology. And yet it’s creepy (to put it mildly). At home, Edward puts a piece of tape over his webcam, because he realizes that someone could be looking at him (or Lindsay). He’s not paranoid; he’s just enlightened. The dialogue in “Snowden” is often dense with technical jargon, but instead of distancing us, the authenticity of the language reels us in. There’s something dramatic in how all the talk is about shrouding things.

    The spies behind the computer curtain can touch the whole world, but the more they look at it, the more disconnected from its reality they become. “Snowden” peels this cyber-voyeuristic onion, layer by layer, until we’re watching, on a live feed, gruesome drone attacks in the Middle East, where the targets have been identified by their cell phones. A bomb goes off — a moving car gets vaporized — and if there’s collateral damage (like, say,

    the target’s family), so be it. No one in the control room cares, because the ideology at hand (eliminate the terrorists) has been heightened with a death-by-joystick ease that comes from staring at people through technology all day long, until they become at once right there and totally unreal. It’s the sociopathology of screens.

    Edward takes all of this in, and it horrifies him, but he doesn’t know what to do about it. He’s not a rebel, and questioning authority in even the tiniest way has no place in the culture of intelligence. At one point, he resigns, but he is lured back in, and by the time he lands in Hawaii, he has begun to assemble a bigger picture. He shows his NSA associates — a fascinating club of young turks — how there’s twice as much data-gathering going on in the U.S. as there is in Russia. He knows

    there’s something wrong with that; it’s spying evolving into Big Brother. Stone stages a fantastic scene in which Edward talks to Corbin, his boss and mentor, on a giant screen, and Rhys Ifans’ face looms up like some CIA version of the Wizard of Oz. He’s terrifying, especially when he reveals that he heard that conversation between Edward and his colleagues. He knows whether or not Lindsay is having an affair; he knows everything, and the cozy violation of it all is queasy. By the time Edward decides to act, it’s because he can’t not act. Stone creates a powerful wake-up call.

    Is he saying that there’s a conspiracy at work? If so, the movie makes the point that it’s a conspiracy we have all, naively, colluded in, frittering away our privacy through our addiction to technology. Yet that hardly means we asked the government to know everything about us, all

    the time. “Snowden” frames the issue so that we can frame it ourselves. The movie has a deep-focus perspective, and a spine-tingling immediacy. It ends with the real Snowden, who Stone interviewed in Moscow, where he is still living under asylum. He’s presented in a glow of heroism, followed by headlines about how much influence he has had (the new laws restricting mass gathering of data, etc.). Yet Snowden’s presence only reminds us of how unfinished this story is. The real message of “Snowden” is that surveillance is a Pandora’s Box. You may leave the movie grateful for everything that Edward Snowden brought to light, but also wondering if that box can ever be closed.

    Perle di sceneggiatura


    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di SNOWDEN

    Links:

    • Oliver Stone (Regista)

    • Nicolas Cage

    • Melissa Leo

    • Scott Eastwood

    • Rhys Ifans

    • Tom Wilkinson

    • Joseph Gordon-Levitt

    • Zachary Quinto

    • Joely Richardson

    • Shailene Woodley

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    Galleria Video:

    Snowden - trailer

    Snowden - trailer 2

    Snowden - trailer (versione originale)

    Snowden - spot TV

    Snowden - spot 2 TV

    Snowden - clip 'Edward e Lindsay'

    Snowden - clip 'Punti di vista'

    Snowden - clip 'Arrivo all'NSA'

    Snowden - clip 'Breaking News'

    Snowden - clip 'La ricerca del punto debole'

    Snowden - clip 'La scoperta della verità'

    Snowden - clip 'Lo farò per te'

    Snowden - clip 'Sicurezza è vittoria'

    Snowden - clip 'Test attitudinale'

    Snowden - intervista video al regista Oliver Stone (versione originale sottotitolata)

    Snowden - intervista video a Joseph Gordon-Levitt 'Edward Snowden' (versione originale sottotitolata)

    Snowden - altra intervista video a Joseph Gordon-Levitt 'Edward Snowden' (versione originale sottotitolata)

    Snowden - featurette 'Messaggio di Oliver Stone' (versione originale sottotitolata)

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