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    Home Page > Movies & DVD > Fuocoammare

    FUOCOAMMARE

    RECENSIONE - VINCITORE dell'ORSO D'ORO al 66 Festival del Cinema di Berlino (11-21 Febbraio 2016) - Nastro d’Argento Speciale (il riconoscimento del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: "Grande cinema, con un effetto di denuncia potente che richiama i Governi del mondo a responsabilità colpevoli e ormai indilazionabili") - Dal 18 FEBBRAIO

    "Sono molto felice. Questa candidatura va oltre il mio film. In questi 8 mesi il film è stato distribuito in più di 60 paesi. E mi sembra essere diventato un film di tutti. In un mondo in cui si continuano a erigere muri e barriere spero che questo film possa seguire le parole di Obama: chi costruisce dei muri costruisce una prigione per sé stesso. Meryl Streep mi disse a Berlino: 'Vorrei che il tuo film arrivasse agli Oscar'. Sarebbe davvero un sogno portare a Los Angeles Pietro Bartolo, Samuele e Peppino. Ringrazio la commissione per aver scelto un film documentario a rappresentare l'Italia. Ho appena scoperto che anche l'Ucraina lo ha fatto. Questo testimonia che il confine tra cinema e documentario è sempre più labile. [Il film è iscritto agli Oscar anche nella categoria dei documentari. E’ anche candidato per l’European Academy] Da febbraio non mi sono mai fermato. Sono in giro in tutto il mondo come una trottola. Il messaggio di questo film arriva forte e chiaro. Ed è necessario che io lo accompagni il più possibile nel suo viaggio, anche se i paesi in cui è stato distribuito sono più di 60 e non potrò essere presente dappertutto, ma faccio il possibile spesso al fianco del magnifico Pietro Bartolo, vero testimone di questo film. Anche in questo momento (che) sono a Parigi per l'uscita del film in Francia. Prossima tappa, ben prima della vera campagna Oscar, è proprio l' America. Il film esce il 21 ottobre dove mi dedicheranno una retrospettiva al BAM, dopo i 3 festival più importanti in America (Toronto, Teluride, New York). Grazie ai produttori Donatella Palermo, Paolo Del Brocco di Rai Cinema, Roberto Cicutto, Carla Cattani, Serge Lalou per aver creduto in questo film dal primo momento".
    Il regista e soggettista Gianfranco Rosi

    Raggiunto a Parigi da PIETRO BARTOLO (dopo aver accolto un altro sbarco ieri notte), il medico di Lampedusa dichiara: "Siamo riusciti ad accendere un faro in Europa. Ora lo abbiamo acceso nel mondo. Questo grazie a Gianfranco . Questo perché io sono un medico. Non sono un attore. Sono anni che volevamo che si accendesse questo faro e spero che attraverso questo messaggio si possa contribuire a dare fine a questa tragedia. La gente comincia a capire e voglio sognare che sarà così. Per me Gianfranco è stato il genio della lampada. Per me io già vinto tutto."
    Pietro Bartolo

    (Fuocoammare; FRANCIA/ITALIA 2016; Documentario; 108'; Produz.: 21Uno Film Stemal Entertainment/Istituto Luce - Cinecittà/Rai Cinema/Les Films D’Ici/Arte France Cinema; Distribuz.: 01 Distribution e Luce Cinecittà)

    Locandina italiana Fuocoammare

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    Trailer

    Titolo in italiano: Fuocoammare

    Titolo in lingua originale: Fuocoammare

    Anno di produzione: 2016

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Gianfranco Rosi

    Sceneggiatura:

    Soggetto: Gianfranco Rosi da un'idea di Carla Cattani.

    PRELIMINARIA - COME NASCE FUOCOAMMARE

    Nel suo viaggio intorno al mondo per raccontare persone e luoghi invisibili ai più, dopo l’India dei barcaioli (Boatman), il deserto americano dei drop-out (Below Sea Level), il Messico dei killer del narcotraffico (El Sicario - Room 164), la Roma del Grande Raccordo Anulare (Sacro Gra), Gianfranco Rosi è andato a Lampedusa, nell’epicentro del clamore mediatico, per cercare, laddove sembrerebbe non esserci più, l’invisibile e le sue storie. Seguendo il suo metodo di totale immersione, Rosi si è trasferito per più di un anno sull’isola facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti.

    Da questa immersione è nato Fuocoammare. Racconta di Samuele che ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.

    Cast: Samuele Pucillo (Se stesso)
    Mattias Cucina (Se stesso)
    Samuele Caruana (Se stesso)
    Pietro Bartolo (Se stesso)
    Giuseppe Fragapane (Se stesso)
    Maria Signorello (Se stessa)
    Francesco Paterna (Se stesso)
    Francesco Mannino (Se stesso)
    Maria Costa (Se stessa)

    Musica: Gianfranco Rosi (suono)

    Scenografia: Aldo Chessari (riprese subacquee)

    Fotografia: Gianfranco Rosi

    Montaggio: Jacopo Quadri; Stefano Grosso (montaggio del suono)

    Scheda film aggiornata al: 02 Ottobre 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Samuele ha 12 anni e vive su una piccola isola in mezzo al mare. Gioca, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, si chiama Lampedusa, il confine più simbolico d’Europa, attraversato negli ultimi 20 anni da migliaia di migranti in cerca di
    libertà.

    IN DETTAGLIO:

    Samuele ha 12 anni e vive su un'isola di pochi abitanti lontano dalla terraferma. Come tutti i bambini della sua età gioca e va a scuola. Tira con la fionda, costruita con meticolosità, su barattoli e fichi d’India. Ha un amico al quale insegna come andare a caccia e un compagno di scuola che gli insegna a remare tra i natanti del porto vecchio. A Samuele, però, piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla di mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere proprio la sua piccola isola di sassi e rovi. Ma la sua non è un’isola come le altre. Si chiama Lampedusa ed è il confine più simbolico d’Europa, il luogo dove si è concentrato negli ultimi venti anni il destino di centinaia di migliaia di migranti in fuga da guerra e fame per assicurarsi un pezzo di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.

    Commento critico (a cura di GABRIELE OTTAVIANI)

    Samuele è un adolescente lampedusano che tutto sommato - pur con le specificità oggettive caratteristiche della vita di ognuno, sempre e comunque diversa da quella degli altri, a maggior ragione se si vive in un’isola, e quindi si è naturalmente separati dal resto del globo - conduce una quotidianità piuttosto simile a quella di ognuno dei ragazzi della sua età in buona parte del mondo occidentale, quello privilegiato, fortunato, quello nel quale l’accesso ai beni di prima necessità, di norma, è più o meno alla portata di quasi tutti. Quel mondo che invece per qualcun altro è la terra del sogno, più bella in apparenza che nella sostanza, la terra della stabilità, della certezza, della felicità, del nuovo inizio, della promessa di pace, del definitivo abbandono della sofferenza, da lasciarsi alle spalle, anche se comunque certi dolori ormai ti hanno impregnato le ossa e il cuore e te li porti

    dentro per sempre, come ricordo, insegnamento, cicatrice e testimonianza. Quel mondo di cui Lampedusa è la porta, perché geograficamente più vicina all’Africa che alla Sicilia, eppure già Italia. Le isole Pelagie sono l’accesso più immediato, più facile, meno rischioso, per quanto in realtà di rischi, e gravi, ne corra eccome chi affida la sua disperazione al mare, forza naturale più potente di qualunque risorsa dell’uomo che crede invece di poter dominare tutto. Samuele ha una famiglia, va a scuola, gioca, guarda il mare. Un mare che spesso e volentieri purtroppo non è solo una distesa d’acqua salata, a volte placida, a volte, per non dire sovente, procellosa, sopra alla quale svolazzano i gabbiani in cerca di cibo. Spesso e volentieri è una distesa d’acqua salata piena di affogati. Uomini. Donne. Bambini.

    Sono due i binari su cui si muove Fuocoammare di Gianfranco Rosi, che certamente cresce rispetto a Sacro Gra,

    racconto non lineare e senza commenti o interviste di varie vite che si dipanano a ridosso dell’arteria autostradale circolare che abbraccia, non contenendola del tutto, Roma, vincitore del Leone d’Oro alla settantesima mostra internazionale del cinema di Venezia, suggestivo, a tratti, ma piuttosto incompiuto. Ancora però non convince in maniera completa: la linea narrativa che si concentra su Samuele e quella più marcatamente documentaristica - che coinvolge tutti coloro i quali, medici, forze dell’ordine, gente comune…, svolgono un ruolo in questa emergenza, che viene continuamente chiamata così anche se non si capisce perché, visto che non è qualcosa che accade sporadicamente, ma ormai, invece, giorno dopo giorno, influendo in modo immediato sulla vita delle persone - sono amalgamate in maniera abbastanza armoniosa, e di certo alla base c’è una forte presa di coscienza di una problematica che, non per voler citare per forza Terenzio (“sono un uomo, nulla di ciò

    che è umano ritengo mi sia estraneo”), coinvolge in varia misura comunque tutti noi. Una esigenza etica urgente e autentica il cui racconto, di buona fattura, passa anche attraverso lo sguardo candido e al tempo stesso disincantato di un ragazzo, ma che forse andava tradotta con una maggiore incisività, in un modo che suonasse più “scomodo”, che evidenziasse maggiormente lo stridore di tanti pregiudizi di molti col portafogli al caldo, dimentichi che in fondo siamo tutti precari e migranti, che non abbiamo alcun merito nell’essere nati in un luogo anziché in un altro. Tutto, d’altro canto, è politica, nel senso più nobile e vero del termine, anche mettere un fiore sul balcone, perché la pianta l’aria la pulisce per tutti, con la sua clorofilla, e non gliene importa nulla che tu sia musulmano, ebreo o cristiano, ricco o povero, etero o gay. E quindi ha un dovere, e un valore,

    politico anche un film.

    Perle di sceneggiatura

    IL GOSPEL DEI MIGRANTI

    In una scena del film, nel Centro di Accoglienza di Lampedusa, un migrante appena arrivato canta con i suoi compagni di viaggio una sorta di gospel che racconta la loro odissea:

    This is my testimony.
    We could no longer stay in Nigeria.
    Many were dying, most were bombed.
    We were bombed, we fled from Nigeria
    we ran to the desert,
    we went Sahara Desert and many died.
    In Sahara Desert many were dying.
    Raping and killing many people
    and we could not stay.
    We flee to Libya.
    And Libya was a city of ISIS
    and Libya was a place not to stay.
    We cried on our knees,
    "What shall we do?"
    The mountains could not hide us,
    the people could not hide us
    and we ran to the sea.
    On the journey on the sea,
    too many passengers died.
    They got lost in the sea.
    A boat was carrying 90 passengers.
    Only 30 were rescued
    and the rest died.
    Today we are alive.
    The sea is not a place to pass by.
    The sea is not a road.
    Oh, but today we are alive.
    It is risky in life
    not to take a risk,
    because life itself is a risk.
    We stayed for many weeks
    in Sahara Desert.
    Many were dying with hunger,
    many were drinking their piss.
    All, to survive,
    we drank our piss to survive
    because that was the journey of life.
    We stayed in the desert,
    the water finished.
    We began to drink our piss.
    We said, "God,
    don't let us die in the desert."
    And we got to Libya
    and Libyans would not pity us.
    They would not save us
    because we are Africans.
    And they locked us in their prisons.
    Many went to prison for one year.
    Many went to prison for six years,
    many died in the prison.
    Libya prison was very terrible.
    No food in the prison.
    Every day beating, no water
    and many of us escape.
    And today we are here, God rescue us.
    Without risk we enter the sea.
    If we cannot die in Libyan prison,
    we cannot die in the sea.
    And we went to sea and did not die.

    Traduzione in italiano:

    Questa è la mia testimonianza.
    Non potevamo restare in Nigeria.
    Molti morivano, c'erano i bombardamenti.
    Ci bombardavano
    e siamo scappati dalla Nigeria,
    siamo scappati nel deserto,
    nel deserto del Sahara,
    molti sono morti.
    Nel deserto del Sahara
    molti sono morti.
    Sono stati uccisi, stuprati.
    Non potevamo restare.
    Siamo scappati in Libia.
    E in Libia c'era l'ISIS
    e non potevamo rimanere.
    Abbiamo pianto in ginocchio:
    "Cosa faremo?"
    Le montagne non ci nascondevano,
    la gente non ci nascondeva,
    siamo scappati verso il mare.
    Nel viaggio verso il mare,
    sono morti tanti passeggeri.
    Si sono persi in mare.
    La barca aveva 90 passeggeri.
    Solo 30 sono stati salvati, gli altri sono morti.
    Oggi siamo vivi.
    Il mare non è un luogo
    da oltrepassare.
    Il mare non è una strada.
    Ma oggi siamo vivi.
    Nella vita è rischioso non rischiare,
    perché la vita stessa è un rischio.
    Siamo rimasti per settimane
    nel deserto del Sahara.
    Molti morivano di fame,
    molti bevevano la propria pipì.
    Tutti, per sopravvivere,
    abbiamo bevuto la pipì,
    a causa del viaggio della vita.
    Eravamo nel deserto,
    l'acqua era finita
    e abbiamo bevuto la pipì.
    Dicevamo:
    "Dio, non farci morire nel deserto".
    Siamo andati in Libia e lì
    non avevano compassione per noi.
    Non volevano salvarci
    perché siamo africani.
    Ci hanno rinchiuso in prigione.
    Molti sono rimasti
    in prigione per un anno.
    Molti sono rimasti
    in prigione per sei anni,
    molti sono morti in prigione.
    La prigione in Libia era terribile.
    Non davano da mangiare.
    Ci picchiavano ogni giorno, non c'era
    acqua e molti sono scappati.
    Oggi siamo qui e Dio ci ha salvati.
    Senza pensare al rischio
    ci mettiamo in mare.
    Se non siamo morti
    in prigione in Libia,
    non possiamo morire in mare.
    Siamo andati in mare
    e non siamo morti.

    Commenti del regista

    "È sempre difficile staccarmi dai personaggi e dai luoghi delle riprese, ma questa volta lo è ancora di più. Più che in altri miei progetti, ho sentito però la necessità di restituire al più presto questa esperienza per metterla in dialogo con il presente e le sue domande. Sono particolarmente contento di portare a Berlino, nel centro dell’Europa, il racconto di Lampedusa, dei suoi abitanti e dei suoi migranti, proprio ora che la cronaca impone nuovi ragionamenti"

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano 01 Distribution, Luce Cinecittà, InterNos Ufficio Stampa e Studio PUNTO&VIRGOLA.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di FUOCOAMMARE

    Links:

    • Gianfranco Rosi (Regista)

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