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    COLETTE

    36. TFF - Keira Knightley nei panni dell'iconica scrittrice francese Colette - RECENSIONE - Dal 6 Dicembre

    "È meraviglioso recitare la parte di donne che sono state fonte di ispirazione e poter trasmettere le loro storie e le loro parole. Nei suoi scritti Colette si è interrogata sull’idea di genere e sul concetto di cosa fosse naturalmente femminile, contrapposto alla rappresentazione dell’essere donna secondo la società. Negli anni della Belle Époque in Francia c’era un senso di libertà sessuale ed è interessante rivolgere lo sguardo a questo periodo. Colette ha amato delle donne e ha vissuto quello che noi oggi chiameremmo un amore transgender. Dentro di sé sentiva che l’esperienza di provare e dare piacere fosse un suo legittimo diritto. A tutt’oggi questa rappresenta un’idea rivoluzionale per le donne".
    L'attrice Keira Knightley

    (Colette; REGNO UNITO/USA/UNGHERIA 2016; Biopic; 111'; Produz.: Number 9 Films/Killer Films/Bold Films; Distribuz.: Vision Distribution)

    Locandina italiana Colette

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    Trailer

    Titolo in italiano: Colette

    Titolo in lingua originale: Colette

    Anno di produzione: 2016

    Anno di uscita: 2018

    Regia: Wash Westmoreland

    Sceneggiatura: Wash Westmoreland, Rebecca Lenkiewicz e Richard Glatzer

    Cast: Keira Knightley (Colette)
    Dominic West (Willy)
    Eleanor Tomlinson (Georgie Raoul-Duval)
    Fiona Shaw (Sido)
    Aiysha Hart (Polaire)
    Robert Pugh (Jules)
    Denise Gough (Missy)
    Caroline Boulton (Flossy)
    Ray Panthaki (Veber)
    Shannon Tarbet (Meg)
    Arabella Weir (Mme De Caillavet)
    Karen Gagnon (Claudine)
    Janine Harouni (Jeanne De Caillavet)
    Rebecca Root (Rachilde)
    Attila C. Arpa (Heckler)

    Musica: Thomas Adès

    Costumi: Andrea Flesch

    Scenografia: Michael Carlin

    Fotografia: Giles Nuttgens

    Montaggio: Lucia Zucchetti

    Effetti Speciali: Gabor Kiszelly (supervisore)

    Casting: Susie Figgis

    Scheda film aggiornata al: 11 Dicembre 2018

    Sinossi:

    Colette (Keira Knightley), giovane ragazza di campagna, sposa Willy (Dominic West), un aristocratico libertino. Insieme si trasferiscono nei salotti parigini della Belle Époque, dove Colette scopre una vita coniugale fatta di piacere, passione e tradimenti che le ispira una serie di racconti autobiografici. Questi racconti, pubblicati a nome del marito, raccolgono enormi consensi e la figura di Colette/Claudine diventa un'icona per le donne parigine. Quando Willy, per debiti di gioco, svende i diritti di Claudine, Colette finalmente lo lascia e pubblica i racconti a suo nome, diventando una delle autrici francesi più conosciute al mondo.

    Synopsis:

    The story of a marriage, Colette shows the lengths one woman must go to escape her husband's control and claim her voice as an artist.

    Set at the dawn of the modern age, Colette is the story of a woman who has been long denied her voice going to extraordinary lengths to reclaim it. Gabrielle Sidonie Colette, a young woman from a country village, marries a charismatic dominating Parisian, fourteen years her senior, known by the single name, 'Willy.' Through his auspices, she is introduced to bohemian Paris where her creative appetite is sparked. Ever quick to capitalize on talent, Willy convinces his wife to write novels - to be published under his name. The phenomenal success of her "Claudine" series makes Willy well known as a writer and 'Colette and Willy' the first modern celebrity couple. Over time, lack of recognition for her work frustrates Colette, and an affair with the gender-defying Marquise de Belbeuf inspires her to break free, but Willy is determined to maintain his hold over her, at any cost.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, La Duchessa, Anna Karenina, si direbbe che Keira Knightley sia attirata in modo particolare da ruoli ‘in corsetto’, per cosi dire, o comunque ‘in costume’. E oggi può finalmente ammettere senza problemi, questa sua predilezione:

    Per anni mi sono sentita colpevole per questo, come se fosse qualcosa da cui avrei dovuto allontanarmi. Dopo sono giunta alla conclusione che sono questi i film che ho sempre adorato guardare. Alcuni trovano un modo per evadere attraverso la fantascienza o il fantasy, mentre la mia forma di evasione in un altro mondo ha sempre avuto a che fare con il genere drammatico. È carino il fatto che a trent’anni possa finalmente ammetterlo”.

    Perché diciamolo pure in tutta sincerità, senza l’assoluta centralità di Keira Kneightley nel Colette di Wash Westmoreland (The Last of Robin Hood, Still Alice ), il film avrebbe avuto ben poco spessore: lei buca letteralmente lo schermo e ammanta

    la storia di un fascino che intriga, incastonata nell’aura di un’arte in progress, tra scrittura e poi teatro, e una dimensione femminile che sa riscattare, a modo suo, scartando dagli ipocriti vincoli di un’epoca rigorosamente maschilista, nel segno di una gabbia dorata da cui tracima una subdola sorta di schiavismo in nome del bene comune. La storia stessa, del resto, gira intorno a lei: ragazza di campagna di nome Gabrielle, prima ancora della sua nuova declinazione in Colette. E prima ancora che dietro le mentite spoglie del nome del marito, l’aristocratico libertino Willy di Dominic West - un personaggio che nell’epoca del #metoo sarebbe fatto a fette senza troppi scrupoli o rimorsi ma che ai tempi della Belle Époque parigina era ben più difficile da debellare - si ritrovasse a scrivere racconti profondamente autobiografici ispirati alla sua nuova vita, ormai lontana dalla campagna natale e ben più radicata nei salotti

    parigini dell’epoca, dove Colette scopre, per l’appunto, una vita coniugale fatta di piacere, passione e tradimenti. Salotti in cui una ragazza di campagna come lei, all’inizio, ancora con lunghe trecce e abiti collegiali - non ce la fa ad indossare il corsetto stretto per entrare in un vestito rosso e scollato ricevuto in dono dal marito - viene spudoratamente snobbata a suon di frecciatine da volgari madame senza alcuna cultura. Modi e tempi dovranno maturare perché le cose cambino ma intanto Colette, con il suo alter ego letterario in incognita, Claudine, - una vera e propria icona femminile assurta ai ranghi di un vero e proprio fenomeno di massa fino a sfociare in un merchandising degno del terzo millennio - inizia a farsi largo da sola, mentre argomenta prima col marito e poi in privato con la madre, la sua combattuta situazione.

    Così, sia pure in un modo discutibile, questa eccentrica

    ed avanguardista eroina, dall’alto della sua trasgressiva identità basculante, trova il modo di rivendicare la sua libertà, inclusi i diritti legali di scrittura, finalmente a suo nome, così come doveva essere, in un modo degno dei nostri giorni. Il tema ha avuto solo un precedente più contemporaneo in The Wife – Vivere nell’ombra dello svedese Björn Runge con Glenn Close protagonista, erede, solo per quanto attiene alla scrittura sotto copertura, della Colette di Keira Knightley. Colette: un’icona ‘ante litteram’ sul nuovo codice femminile, nel segno della piena facoltà di scelta su ogni registro. Personaggio comunque ambiguo e contraddittorio che si prova a remare nella stessa barca del dissoluto consorte, per riscattarsi anche economicamente, almeno fin quando la barca non fa davvero acqua da tutte le parti. Le scommesse ai casinò, le amanti a grappolo di Willy/West sembrano spingere Colette/Knightley a rendere pan per focaccia, mentre intanto trova la sua reale

    dimensione per così dire ‘bifasica’. Ma Parigi è sempre Parigi, per quanto Colette adori la campagna. E poi la campagna torna per vanificarsi ben presto come un miraggio: è il caso della casa dedicata, in cui Willy arriverà altresì a chiuderla dentro una stanza, affinché scriva per lui in maniera intensiva, per poi raccoglierne i frutti, con pubblicazioni di indubbio successo, e che, d’altra parte, non saranno sufficienti ad evitare ripetute confische di beni. La dissolutezza senza pari e la mediocrità letteraria fanno a gara nel consumare fino ad eleggere Willy sul trono dei bastardi a tutto tondo. Anche per Colette/Knightley arriva così, non troppo presto, il punto di rottura: e quando Willy arriva a svendere i diritti di Claudine - alter ego letterario di Colette - la rottura sarà definitiva per ritrovare se stessa anche sul piano letterario, scrivendo nuovi racconti a suo nome, e diventando una delle autrici

    francesi più conosciute al mondo.

    E questo è quanto. La regia si limita ad una confezione classica e lineare facendo della sua eroina il perno portante di tutta la storia, intrisa di scenografie coerenti nello stile dell’epoca, con l’unico vezzo di qualche copia simbolica di Tolouse Lautrec alle pareti. Probabile metafora di una comunione spirituale con l’epoca e con la stessa protagonista, mentre intanto ci si preparava a sostituire il calamaio ed i pennini ad inchiostro con i caratteri di stampa.

    Secondo commento critico (a cura di )









    trailer ufficiale 90'':



    trailer ufficiale 60'':



    clip 'L'equivoco vende':



    clip 'Potresti scrivere':



    clip 'Un piccolo contributo':



    clip 'Hai inventato un tipo':



    clip 'Vorrei presentarvi mia moglie':



    clip 'Pura rabbia':

    Links:

    • Keira Knightley

    • Dominic West

    • Eleanor Tomlinson

    • COCO AVANT CHANEL - L'AMORE PRIMA DEL MITO - INTERVISTA all'attrice AUDREY TAUTOU (Interviste)

    • PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI - INTERVISTA al regista PIERRE SALVADORI (Interviste)

    • UN NUOVO ATTO DI ‘RELAZIONI PERICOLOSE’ PER STEPHEN FREARS E LA SUA TRASPOSIZIONE IN CELLULOIDE DEL CLASSICO LETTERARIO DI COLETTE, ‘CHÉRI’, CON MICHELLE PFEIFFER IN ODORE DI OSCAR (Anteprime)

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    Galleria Video:

    Colette - trailer 2

    Colette - trailer

    Colette - trailer (versione originale)

    Colette - clip 'L'equivoco vende'

    Colette - clip 'Potresti scrivere'

    Colette - clip 'Un piccolo contributo'

    Colette - clip 'Hai inventato un tipo'

    Colette - clip 'Vorrei presentarvi mia moglie'

    Colette - clip 'Pura rabbia'

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