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    Home Page > Movies & DVD > Collateral Beauty

    COLLATERAL BEAUTY

    Seconde visioni - Cinema sotto le stelle: 'The Best of Summer 2017' - Uscito al cinema il 4 Gennaio - RECENSIONE ITALIANA e Preview in English by OWEN GLEIBERMAN (www.variety.com)

    "Tempo, amore e morte. Queste tre cose mettono in contatto ogni singolo essere umano sulla Terra. Desideriamo l’amore. Vorremmo avere più tempo. E temiamo la morte"

    "Sono tutte quelle cose che diamo spesso per scontate, o di cui addirittura neanche ci accorgiamo, ma che sono presenti ogni giorno, come un tramonto…oppure da cogliere al volo, come il sorriso di un bambino. Esistono milioni di esempi di bellezza collaterale; ognuno di loro è unico e ognuno di noi ha la sua idea di come potrebbe essere. Sono il motivo che ci spinge ad andare avanti e penso che ciò che renda avvincente questa storia, è il fatto che ci ricorda di godere di quei brevi frammenti di vita brillante, che la rendono interessante da vivere"
    Il regista David Frankel

    (Collateral Beauty; USA 2016; Drammatico; 97'; Produz.: PalmStar Media/Likely Story; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana Collateral Beauty

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    Celluloid Portraits:



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    Trailer

    Titolo in italiano: Collateral Beauty

    Titolo in lingua originale: Collateral Beauty

    Anno di produzione: 2016

    Anno di uscita: 2017

    Regia: David Frankel

    Sceneggiatura: Allan Loeb

    Cast: Will Smith (Howard Inlet)
    Keira Knightley (Aimee Moore)
    Kate Winslet (Claire)
    Helen Mirren (Brigitte)
    Edward Norton (Whit Yardsham)
    Michael Peña (Simon)
    Naomie Harris (Madeleine)
    Jacob Latimore (Raffi)
    Ann Dowd (Sally Price)
    Kylie Rogers (Allison Yardsham)
    Enrique Murciano (Stan)
    Liz Celeste (Ice Skater)
    Toshiko Onizawa (Passeggero della metropolitana)
    Natalie Gold (Beverly)
    Liza Colón-Zayas (Robin)
    Cast completo

    Musica: Mychael Danna e Theodore Shapiro

    Costumi: Leah Katznelson

    Scenografia: Beth Mickle

    Fotografia: Maryse Alberti

    Montaggio: Andrew Marcus

    Effetti Speciali: John Stifanich (coordinatore effetti speciali); Sara Woomer (coordinatrice effetti visivi)

    Makeup: Louise McCarthy (capo dipartimento makeup); Angel De Angelis (capo dipartimento acconciature)

    Casting: Rori Bergman e Jeanne McCarthy

    Scheda film aggiornata al: 10 Agosto 2017

    Sinossi:

    In breve:

    Un pubblicitario di New York vive una profonda tragedia personale. Quando un suo collega elabora un piano non convenzionale per farlo uscire dalla depressione, il piano funziona ma in un modo che nessuno avrebbe mai immaginato...

    In dettaglio:

    Dopo aver subito una grave perdita, un manager della pubblicità di New York perde ogni interesse per la vita che conduceva. Mentre i suoi amici preoccupati tentano disperatamente di ristabilire un contatto, lui cerca risposte dall’universo scrivendo lettere all’Amore, al Tempo e alla Morte. Ma quando le sue annotazioni ricevono risposte inaspettate e personali, inizia a comprendere come queste costanti siano legate ad una vita vissuta appieno, e di come anche la perdita più triste possa rivelare momenti significativi e di bellezza.

    Synopsis:

    Retreating from life after a tragedy, a man questions the universe by writing to Love, Time and Death. Receiving unexpected answers, he begins to see how these things interlock and how even loss can reveal moments of meaning and beauty.

    When a successful New York advertising executive suffers a great tragedy, he retreats from life. While his concerned friends try desperately to reconnect with him, he seeks answers from the universe by writing letters to Love, Time and Death. But it's not until his notes bring unexpected personal responses that he begins to understand how these constants interlock in a life fully lived, and how even the deepest loss can reveal moments of meaning and beauty

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    'LA GRANDE BELLEZZA' SECONDO DAVID FRANKEL (IL DIAVOLO VESTE PRADA)

    Mi chiedevo come un cast 'all star' lo avesse seguito in massa. Un primo sguardo al Collateral Beauty di David Frankel (Il diavolo veste Prada, Io & Marley, Il matrimonio che vorrei, Un anno da leoni) poteva essere scambiato per un film esistenzialista di marca popolare. E invece Collateral Beauty finisce per farsi ammirare quale piccolo, raffinato gioiello che navigate star di teatro prima ancora che di cinema non potevano lasciarsi sfuggire. Si direbbe la pellicola più ambiziosa di Frankel che, forse per la prima volta, si cimenta con il linguaggio metacinematografico. E si direbbe altresì la prima grande interpretazione della maturità di Will Smith, primo protagonista nei panni di Howard, un manager pubblicitario di New York, letteralmente asfaltato dal dolore di una tragedia personale. Frankel prende d'altra parte la massima distanza dal racconto ordinario per entrare, con un pretesto, nella

    sfera dello straordinario. E mentre Paolo Sorrentino aveva trovato la sua via di fuga dalla 'sporcizia' umana nella 'grande bellezza dell'arte' andandola a scovare qua e là, mostrandone vari nascondigli, David Frankel incontra qui per altra strada la sua, ammiccando a come accettare il dolore di una perdita insopportabile. Prima ancora di bussare alle cortine del teatro per chiedere un prestito importante, in grado di intrigare realtà e finzione tra loro, intesse la base della sua riflessione filosofica, la più importante e profonda nella vita di ognuno, di fatto la chiave dell'intera esistenza, stendendo un velo di metafisico, allegorico candore, quello su cui scorrono i titoli di testa. Il lungo piano sequenza di suggestiva bellezza che segue, appuntato sul domino, apre poi su un panorama a più orizzonti, a più livelli, destinati a ricongiungersi in un unico punto di contatto sulla scia della metafora. Una metafora che come un'infiorescenza marina

    apre lentamente i suoi molteplici bocci per poi richiuderli sul finire della giornata, quando ha ormai scoperto la linfa di quella sua 'bellezza collaterale' nascosta.

    Il monologo dei perché - il perché di scelte e azioni personali - apre la prima finestrella sui perché dell'esistenza: "Desideriamo l’amore. Vorremmo avere più tempo. E temiamo la morte". E se vi potrà apparire curioso il contesto in cui si avvia la riflessione chiave su 'Tempo, amore e morte', i tre elementi che mettono in contatto ogni singolo essere umano sulla Terra, che mi direte delle lettere che Howard/Smith scrive loro? Per l'appunto all'Amore, al Tempo e alla Morte? Una trovata terapeutica? Anche. Ma quel che succede dopo, con l'intervento dei soci e colleghi di lavoro ma prima di tutto amici, quei dialoghi e quelle risposte paradossalmente reali, con personaggi reali (Helen Mirren tradotta nell'immagine della Morte in carne ed ossa ruba la scena

    a chiunque) inneggiano alla finzione nella finzione di dove e come trovare risposta ai quesiti chiave della nostra esistenza. Perché tutti coloro che si sono affacciati alla vita si sono posti le stesse domande e ognuno ha provato a dare la sua risposta. Scrittori, letterati, drammaturghi ed artisti hanno trovato forse le parole più belle e le immagini più suggestive a sostegno di quell'unica moneta che ad ognuno di noi è concesso di spendere nel corso della propria vita. Una moneta che se dovesse avere un'immagine raffigurata sarebbe quella di Ianus, dal doppio volto: il 'male di vivere' con la sua 'bellezza collaterale', appunto. Ianus, quel dio della porta che può guardare sia all'interno che all'esterno, al futuro e al passato.

    Così nel percorso asserragliato in quella rabbia inesplosa, silente ed estraniante, dell'Howard di Smith - un solo incubo notturno celebra la sua perdita e non c'è necessità alcuna di aggiungere

    altro - occhieggiano tra le righe i problemi esistenziali male affrontati degli stessi suoi colleghi di lavoro: dal Whit di Edward Norton, padre decentrato con seri problemi di incomunicabilità con la figlia, alla Claire di Kate Winslet, dal tocco di gran classe discreta nella madre mancata ammantata in uno stato di insoddisfatta ansia sottesa, al Simon di Michael Peña avvinghiato ad un segreto personale pesante come un macigno. E mentre alla Madeleine di Naomie Harris, reggente di una sorta di anonima per genitori disperati, è affidato anche un colpo di scena narrativo, si fanno strada I tre cechoviani personaggi simbolo di Madam Morte/Mirren, Miss Amore (Keira Knightley) e un Mister Tempo ragazzino, avanzando il diritto di disquisire i loro controbattuti argomenti al banco del tribunale della vita, in attesa dell'ardua sentenza. Quale vita se la si nega annegandola nel dolore? Che cosa può esserci da dire oltre quel decalogo di

    frasi fatte per simili circostanze che Howard/Smith conosce a memoria? Chi e che cosa può espugnare quel baluardo fortificato eretto a difesa di una memoria? Chi e che cosa può restituire nome all'innominabile? Quanto è vero che l'Amore è in ogni cosa, sia nella luce che nell'oscurità, la risposta si farà trovare sulle metaforiche ali di quella 'bellezza collaterale' che c'è anche se non si vede. Deve solo essere cercata. E bisogna volerlo.

    Secondo commento critico (a cura di OWEN GLEIBERMAN, www.variety.com)

    Will Smith plays an advertising executive reeling from personal tragedy in a whimsical awards-bait tearjerker that reduces grief to a form of sentimental engineering.

    It asks a lot of an audience to sit through a drama about a parent grieving over the loss of a child. The subject is rough — and beyond that, it has a vast potential for programmed pathos and fake sentiment. That’s part of the miracle of “Manchester by the Sea.” It leads us through one man’s life of locked-in sorrow with a sculptured emotional elegance that is never false; at the same time, the cathartic honesty of its journey allows the audience to touch a nerve of desolation and still breathe free. So it’s telling, in a way, that in an awards season that’s been tilting away from major-studio releases and toward independent works like “Manchester,” along comes “Collateral Beauty,” the big soppy whimsical

    lump-in-the-throat commercial version of a drama of parental grief. It feels like a Hollywood awards movie from 30 years ago, laced with the kind of four-hankie strategies — hugs, buckets of tears, New Age greeting-card sentiments — that “Manchester” transcended. By the end of “Collateral Beauty,” you’d have to have a heart of stone for the film not to get to you a bit, but even if it does, you may still feel like you’ve been played.

    The movie opens with Will Smith, in vintage Will Smith mode — brash, ageless, a superhero of confidence — giving a motivational speech to the New York advertising agency he owns and presides over, but then, moments later, the image of Smith literally melts three years ahead. Smith’s Howard, now haggard and morose, with thinning gray hair, has stopped talking to anyone. The closest he comes to a constructive activity is setting up intricate

    arrays of multi-colored dominoes in his office, which he then lets topple as if to demonstrate an existential law: Whatever you create is destined to come falling down.

    Howard, we learn, lost his six-year-old daughter to cancer, and the agony imprisons and consumes him daily. He rides his bike against the New York traffic. He writes letters — not to other human beings, but to the spirits of Death, Love, and Time. He sleeps six or seven hours a week. He’s a zombie, a man who has left life utterly behind. Yet there’s something undeniably a little Will Smithian about his suffering. He’s like the Olympic world champion of Holding It All Inside, and Smith — unlike, you know, Casey Affleck — doesn’t give off bitter waves of doubt or dysfunction. The message is that Howard can’t recover because his love is that pure and strong. He’s holding onto his grief

    because he’s holding onto his love. He won’t lead an existence that compromises it.

    He’d likely stay that way were it not for his trusty trio of executive partners, played by Edward Norton (divorced and broke, with a daughter who resents him), Kate Winslet (a workaholic who waited too long to start a family), and Michael Peña (who’s got one of those tell-tale coughs — ’nuff said). They’ve decided to sell the faltering agency so they can receive a large payout, which each of them is in dire need of. A company called OmniCom is offering $17 a share — but Howard won’t even have a conversation about it. And so, out of desperation more than disloyalty, the three decide to cut him out of the deal by recording evidence that he is mentally unsound.

    How, exactly, will they manage that? By hiring a trio of actors from a local theater company

    to impersonate — you guessed it — Death, Love, and Time. The actors are played by a sprightly Helen Mirren, a saucy Keira Knightley, and a TV-gentle street-smart Jacob Latimore. All three stalk Howard in public places, starting with Mirren’s Brigitte, who takes on the role of Death. She sits down with Howard on a park bench and quotes from his letter, and she’s just impish and knowing enough to suck this devastated man into the illusion that he’s talking to a metaphysical sprite. The other two, following suit, become his self-help recovery gurus (Knightley is Love, and Latimore is Time), dispensing platitudes and soft-hearted philosophical nuggets. That includes the film’s title, a phrase whose supposedly soothing meaning gets explained several times, though it may still leave you scratching your head.

    What do you get when you cross “Manchester by the Sea” with “Touched by an Angel”? A strenuously uplifting Christmas

    awards-bait tearjerker. “Collateral Beauty” was directed by David Frankel, who has sometimes brought his work a real snap (“The Devil Wears Prada,” “Marley & Me”), but this time, working from a script by Allan Loeb, he falls into a treacly zone of wan cute “feeling.” I’ve long thought that Helen Mirren doesn’t have a cloying bone in her body, but there are moments here where she’s a little too adorably elfin. The trouble with “Collateral Beauty,” though, isn’t the actors. It’s the movie itself, which keeps piling on the devices until it becomes top-heavy. A decade ago, in “The Pursuit of Happyness,” Smith proved he had the stuff to make a down-and-out character stingingly authentic, but in “Collateral Beauty,” when he gets all red-rimmed and teary, it feels like the actor’s showcase it is, because the film’s whole experience of suffering is engineered. Instead of using its metaphysical-deception plot as

    a conduit to genuine emotion, it just pushes the gimmickry further, suggesting that there’s a secret reason why Mirren, Knightley, and Latimore are so good at leading Smith’s wounded hero to a better place.

    There’s one other major character, the head of a support group for grieving parents, played by Naomie Harris, who’s as serene and comforting here as she is distressed in “Moonlight.” She and Smith create a real connection, but it’s part of the design of “Collateral Beauty” that no encounter can be free of its place in the grand scheme. That’s supposed to be what makes the movie satisfying, and on some prefab level it works, but there’s something suspect about a drama of broken lives that snaps together this neatly.

    Perle di sceneggiatura


    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Warner Bros. Pictures e SwService

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di COLLATERAL BEAUTY

    Links:

    • David Frankel (Regista)

    • Kate Winslet

    • Helen Mirren

    • Edward Norton

    • Will Smith

    • Keira Knightley

    • Michael Peña

    • Naomie Harris

    Altri Links:

    - Sito ufficiale
    - Sito Warner Bros.
    - Pagina Facebook

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    Galleria Video:

    Collateral Beauty - trailer 2

    Collateral Beauty - trailer

    Collateral Beauty - trailer (versione originale)

    Collateral Beauty - spot TV

    Collateral Beauty - clip 'Il vostro perché'

    Collateral Beauty - clip 'Conversazioni'

    Collateral Beauty - clip 'La bellezza collaterale'

    Collateral Beauty - clip 'Perfetto'

    Collateral Beauty - clip 'Chi sei tu?'

    Collateral Beauty - clip 'Tempo'

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