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    Home Page > Movies & DVD > Assolo

    ASSOLO: DOPO 'CILIEGINE' LAURA MORANTE TORNA DIETRO LA MACCHINA DA PRESA PER UNA COMMEDIA MALINCONICA IN CUI VESTE ANCHE I PANNI DELLA PROTAGONISTA FLAVIA, UNA DONNA PIUTTOSTO FRAGILE E INSICURA ALLA RICERCA DELLA PROPRIA AUTONOMIA

    RECENSIONE - Dal 5 GENNAIO

    "So che più di una volta dovrò rispondere alla domanda: 'Ma lei crede davvero che nel 2016 esistano donne come Flavia?'. Premetto dunque che ASSOLO non è, ne' vuole essere, un trattato sociologico, e neanche una statistica. ASSOLO è innanzitutto una commedia, e non è quindi vincolata - per fortuna, vorrei aggiungere - a criteri di assoluta verosimiglianza. Se così non fosse, dovremmo dire che A QUALCUNO PIACE CALDO, ineguagliabile esempio di commedia, è un film fallito: quale persona sana di mente potrebbe infatti scambiare per donne, nei loro comici travestimenti, Tony Curtis e Jack Lemmon? Ciò non significa che la commedia non sia un genere rigoroso, anzi. Ma la "credibilità "di una commedia ha parametri diversi. Da spettatrice, ne ho individuati due, a mio avviso indispensabili: il ritmo e la grazia. Ritmo e grazia sono dunque le qualità che, più di ogni altra, ho cercato di acquisire e preservare nel mio lavoro di regista ( pubblico e critica diranno se ci sono riuscita, o magari applicheranno altri criteri di giudizio). Se, fatta questa premessa, dovessi comunque rispondere alla domanda: 'Lei crede veramente che le donne nel 2016 possano assomigliare a Flavia?', direi: 'Forse nessuna donna è interamente come Flavia, ma probabilmente tutte le donne possono riconoscere in lei qualcuna delle loro insicurezze, delle loro fragilità e delle loro paure'. Certo, mi rendo conto che la mia affermazione potrebbe essere contestata: non dispongo di mezzi per effettuare un vero sondaggio, ma sono una donna , nel 2016, e conosco un buon numero di donne , nel 2016...
    Per quanto riguarda le questioni più tecniche, ci siamo resi conto già in fase di scrittura che ASSOLO sarebbe stato un film registicamente complesso. Bisognava trovare il modo per far convivere, distinguendoli fra loro, linguaggi diversi: il linguaggio onirico, il linguaggio dei flashback (termine un po' improprio, perché non si tratta di ritorni al passato, ma di rielaborazioni del passato, abbastanza arbitrarie e fortemente condizionate dai sentimenti della protagonista) e il linguaggio realista, o piuttosto semi-realista. Il tutto conservando il tono leggero della commedia. Abbiamo tentato di risolvere il problema con un meticoloso lavoro sulla scenografia (nei flashback svuotata ed essenziale), sui costumi, sulla luce, sul trucco e le acconciature, e anche sulla recitazione, più parodistica nella prima parte, più naturale nella seconda parte. Montaggio e musiche hanno ulteriormente contribuito, io credo, a differenziare i toni e a scandire i passaggi fra le diverse fasi drammaturgiche.
    Per concludere, con Assolo tento di ricambiare da regista, almeno parzialmente, il dono che ho ricevuto come spettatrice da tante commedie di ieri e di oggi: l'emozione alleggerita dal sorriso, ridimensionata da un contesto che, anziché amplificarla, se ne fa teneramente gioco. Come spettatrice, la commedia cosiddetta leggera non mi ha mai completamente appagata. Rido con piacere quando la posta in gioco è più importante, mi piace ridere su temi dolorosi e gravi, mi piace l'arte del funambolo, che cammina temerariamente su un filo sospeso al di sopra di un abisso, più o meno terrificante. ASSOLO vuole raccontare la solitudine di una donna profondamente insicura che ha passato la temuta boa dei cinquant'anni. Il tema è serio. Per questo vale la pena di scherzarci su
    ".
    La regista, sceneggiatrice e attrice Laura Morante

    (Assolo; ITALIA 2015; Commedia; 97'; Produz.: Cinemaundici e Ela Film; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana Assolo

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    Trailer

    Titolo in italiano: Assolo

    Titolo in lingua originale: Assolo

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Laura Morante

    Sceneggiatura: Laura Morante e Daniele Costantini

    Cast: Laura Morante (Flavia)
    Francesco Pannofino (Gerardo)
    Gigio Alberti (Willy)
    Carolina Crescentini (Ilaria)
    Emanuela Grimalda (Giusi)
    Piera Degli Esposti (Dottoressa Grünewald)
    Marco Giallini (Mauro)
    Angela Finocchiaro (Valeria)
    Eugenia Costantini (Giovanna)
    Donatella Finocchiaro (Evelina)
    Antonello Fassari (Istruttore di guida)
    Lambert Wilson (Michele)
    Giovanni Anzaldo (Nicola) (figlio di Gerardo)
    Filippo Tirabassi (Stefano) (figlio di Willi)
    Edoardo Pesce (Istruttore Guida anni’90)

    Musica: Nicola Piovani

    Costumi: Agata Cannizzaro

    Scenografia: Luca Merlini

    Fotografia: Fabio Zamarion

    Montaggio: Esmeralda Calabria

    Scheda film aggiornata al: 21 Gennaio 2016

    Sinossi:

    Flavia (Laura Morante) è una donna fragile e insicura. Ha due matrimoni alle spalle, due figli, un cane in prestito ed è sempre alla disperata ricerca del consenso e dell’affetto delle persone che la circondano. Incapace di separarsi emotivamente dai suoi ex mariti Gerardo (Francesco Pannofino) e Willy (Gigio Alberti), Flavia intesse rapporti amichevoli anche con le loro nuove compagne, Giusi (Emanuela Grimalda) e Ilaria (Carolina Crescentini). In questa famiglia allargata Flavia è però sempre sola, incapace di raggiungere qualsiasi obiettivo per lei davvero importante. Che sia la patente di guida o un corso di tango, nulla sembra andare per il verso giusto. Tra incidenti di percorso e sorprendenti scoperte, Flavia imparerà che nessuna donna è perfetta e che l’autostima e la libertà tanto inseguite erano proprio li, a portata di mano.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Con il suo esordio alla regia Ciliegine (2012) Laura Morante dichiarava: "Mi sono ispirata alle commedie di Woody Allen e soprattutto ai disegni di Schultz, l'universo innocente e disincantato di Peanuts. Il personaggio di Amanda che interpreto e' in parte ispirato a Lucy''. L'Assolo di oggi sembra dare un seguito a quegli umori con una nuova, sensibile, riflessione ancorata alle dipendenze, dure a morire, in una donna ultra cinquantenne all'indomani di due matrimoni falliti alle spalle. Questa donna è la Flavia incarnata dalla stessa Morante, la cui vita è sottoposta all'impietoso specchietto retrovisore dell'autoanalisi: il modo di relazionarsi con gli ex, con le nuove mogli degli ex, e con la se stessa odierna, quella con più tempo dietro di sè, che non davanti a sé. Una donna ammantata dal disincanto. La solitudine nell'età più matura di una donna incalza come uno spettro nell'oscurità ma la paura di fare passi falsi

    suggerisce più la fuga che l'incontro. La verità è che 'ci si può sentire soli anche in compagnia' e che la vera solitudine ha a che vedere con la parte più profonda di sè e del proprio modo di essere. La solitudine è uno stato d'animo, quel che deriva dalla scelta di dipendere sempre da qualcuno o qualcosa la paura di dover aprire porte alternative a quelle già aperte.

    Il tocco di regia sofisticato e originale si percepisce con l'inizio del film a schermo nero. Metafora nella metafora di un'analisi nell'analisi. Domande e risposte al femminile prima di aprire su uno scenario totalmente spiazzante. La regista Morante si affida qui all'intreccio di linguaggi diversi come portavoce dell'intenso spaccato introspettivo della sua protagonista: spetta a quello onirico l'onore e l'onere di aprire la rielaborazione del proprio passato: oltre a due matrimoni falliti alle spalle, un'indole incerta e fragile, propendente in maniera

    del tutto naturale alla dipendenza. Non alla dipendenza di sostanze stupefacenti. Piuttosto di stupefacenti individui. E non è un complimento. Stupefacenti nel modo in cui girano le frittate nel loro piatto, in cui di lì a poco passano ad altro - secondo un copione si direbbe ormai usurato ma ancora funzionante - o per meglio dire, all'altra, più giovane, magari più esuberante e sicura, magari, semplicemente ... nuova, diversa! Fin dalla prima straordinaria sequenza però, Laura Morante non dice, ammicca, indirettamente, al ritratto più intimo di se stessa. Quella stanza asettica, quei commenti sul suo carattere, sulla sua vita, espressi dai numerosi personaggi sulla scena, tutti rigorosamente maschili, in una delle più tragiche circostanze che ci si possano immaginare, tradisce la prima vera forma di linguaggio prescelta e dominante. Il pennello di Laura Morante per affrescare l'autoritratto di Flavia, il suo personaggio protagonista in Assolo, soprattutto nei frequenti inserti onirici

    che scansionano la sua autoanalisi, è il teatro. Un palcoscenico puro ed essenziale, ritratto da una fotografia quasi metafisica, purificato di quel che la realtà complica ed arricchisce di troppi elementi fino ad intorbidare le acque e confondere le idee. Del resto lo spazio onirico, il sogno, con i suoi simboli, le proiezioni consce o inconsce di sé, è sempre stato il terreno battuto dalla psicanalisi. E proprio Woody Allen ne ha fatto cornucopia per gran parte delle sue commedie. Ma l'Assolo di Flavia/Morante si direbbe un dramma personale al femminile appena venato di commedia, non il contrario. Anche se la prima a spirare con forza è quella brezza leggera e vagamente umoristica che non nasconde l'incipiente malinconia.

    Al linguaggio onirico la Morante intesse a stretto giro di posta quello degli pseudo flashback in cui la sua voce fuori campo torna su episodi del passato. La sua è d'altra parte una

    rielaborazione estremamente personale, fortemente condizionata dai suoi stessi sentimenti, e dunque fuorviante dalla realtà. A raddrizzare la mira è lei stessa, che in una sorta di racconto rivolto allo spettatore, ci mette al corrente, man mano che si procede, delle opinioni professionali della dottoressa Grünewald (Piera degli Esposti), l'analista da cui è in terapia, stimolando una riflessione congiunta. Pregio e difetto di questo Assolo, forse un tantino esasperato sulle insistite righe, per copione, di un autentico tableau psicanalitico. Flavia/Morante esce allo scoperto proprio entro questa cornice, sguardo in macchina, estremamente impacciata e sudaticcia, in una sequenza da lirico dramedy con cui, con la mano ferma dell'artista navigato, tratteggia una prima bozza di quella che sarà l'opera compiuta di un ritratto pieno. Un ritratto su cui ancora pesa la presa dei due ex (il grossolano Gerardo di Francesco Pannofino, il Willy di Gigio Alberti) e delle loro nuove consorti (la Giusi

    di Emanuela Grimalda e la Ilaria di Carolina Crescentini), da cui incredibilmente pure dipende per questioni amministrative e di cura personale. C'è poi il bell'imbusto opportunista del collega di Flavia (il Mauro di Marco Giallini) - per il quale davvero vale invocare come una preghiera il detto 'meglio soli che male accompagnati' - la massaggiatrice consigliera (la Evelina di Donatella Finocchiaro), una coppia di giovani e litigiosissimi vicini incurante della loro deliziosa cagnetta Kira (personaggio tutt'altro che trascurabile) e l'amica schizzoide Valeria, con la quale Angela Finocchiaro - memore della sua Maria de La bestia nel cuore, un altro personaggio di donna abbandonata dal marito per un'altra molto più giovane - celebra l'unica sequenza di tutto il film totalmente votata ad un esilarante macchiettismo comico. L'età che avanza come pericoloso spauracchio per una donna già matura - sia pure splendida come ancora qui Laura Morante seppure alla soglia dei sessanta

    - serpeggia come concreto limite nella vita di Flavia e nella nostra contemporaneità. La Morante non manca di demarcare il concetto - anche nel nude look che esalta particolari momenti emotivi del personaggio - con la fase del rinnovo dell'hotel, delle divise del personale (tradotte in minigonna) e del conseguente ripiego obbligato di Flavia nelle retrovie di un ufficio in quanto destituita dalle relazioni con il pubblico.

    Come di solito succede - questa non è certo una novità - anche la Flavia di Laura Morante, a forza di procedere incespicando nell'impaccio e nell'inadeguatezza, sottomessa all'esasperato assillo del giudizio degli altri, svariate sedute di autoanalisi comparata dopo, toccherà con mano il fondo. Se e come potrà salvarsi Flavia sta tutto nel non detto dell'aperto finale con cui Laura Morante, confermando un raffinato tocco di regia, sottoscrive questa sua 'riservata' pellicola ad un 'cinema di nicchia'.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di ASSOLO

    Links:

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