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    Home Page > Movies & DVD > The Club

    THE CLUB

    VINCITORE dell'ORSO D'ARGENTO al Festival del Cinema di Berlino 2015; CANDIDATO CILENO per i prossimi PREMI OSCAR come 'MIGLIOR FILM STRANIERO' - RECENSIONE IN ANTEPRIMA - PROSSIMAMENTE

    "Sono sempre stato tormentato dal destino di quei sacerdoti che vengono rimossi dai loro incarichi dalla Chiesa stessa, in circostanze sconosciute e allontanati dall’opinione pubblica... Sacerdoti che nessuno sa dove siano finiti, in qualche modo scomparsi. Questi sacerdoti che si sono persi, uomini di fede e leader spirituali, non rientrano più nella sfera di controllo della Chiesa. Sono stati condotti in case di ritiro in totale silenzio. Dove sono quei sacerdoti? Come vivono? Chi sono? Cosa fanno?".
    Il regista e sceneggiatrice Pablo Larrain

    (El Club; CILE 2015; Drammatico; 97'; Produz.: Fabula; Distribuz.: Bolero film)

    Locandina italiana The Club

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    Trailer

    Titolo in italiano: The Club

    Titolo in lingua originale: El Club

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Pablo Larrain

    Sceneggiatura: Pablo Larrain, Guillermo Calderon e Daniel Villalobos

    Soggetto: El Club è il quinto film di Pablo Larraín (Fuga, Tony Manero, Post Mortem, No – I giorni dell'arcobaleno, tutti presentati alla Festa del Cinema di Roma in una retrospettiva curata da Mario Sesti).

    Cast: Alfredo Castro (Padre Vidal)
    Antonia Zegers (Hermana Mónica)
    Roberto Farías (Sandokan)
    Alejandro Goic (Padre Ortega)
    Alejandro Sieveking (Padre Ramírez)
    Marcelo Alonso (Padre García)
    Jaime Vadell (Padre Silva)

    Musica: Carlos Cabezas

    Costumi: Estefania Larrain

    Scenografia: Estefania Larrain

    Fotografia: Sergio Armstrong

    Montaggio: Sebastian Sepulveda

    Effetti Speciali: Mauro Contreras Villegas

    Scheda film aggiornata al: 24 Novembre 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Quattro sacerdoti vivono insieme in una casa isolata in una piccola città sul mare. Ognuno di loro è stato inviato in questo luogo per i peccati commessi in passato. Vivono osservando un regime rigoroso sotto l'occhio vigile di una custode, quando la fragile stabilità della loro routine viene interrotta dall'arrivo di un quinto uomo, appena caduto in disgrazia, che porta con sé il suo passato oscuro.

    Commento critico (a cura di ERMINIO FISCHETTI)

    Ha vinto l’Orso d’argento Gran premio della giuria all’ultimo Festival di Berlino El club di Pablo Larraín, l’autore di Tony Manero e No – I giorni dell’arcobaleno, ed è un’opera estremamente disturbante che mette in scena tutti i peccati della chiesa cattolica, a cominciare dalla pedofilia. In una casa, gestista da una suora, vivono alcuni preti sconsacrati che hanno commesso peccati di vario genere o che sono stati allontanati perché non consoni ai canoni di appartenenza. C’è il prete che ha venduto i bambini durante il regime della dittatura e anche in seguito, quello che ha coperto gli abusi di un altro, quello che li ha commessi, un omosessuale represso e via discorrendo. La suora gestisce i peccati e i peccatori con un rigore di stampo nazionalsocialista. Il dramma si compie quando davanti alla porta della loro casa un giovane uomo urla che il prete sconsacrato appena arrivato fra loro

    lo ha sodomizzato quando era bambino. E non solo... La paura dello scandalo e la vergogna portano il colpevole a spararsi un colpo in testa davanti al suo accusatore. Padre Garcia, uno psicologo gesuita integerrimo, arriva nella casa per scoprire la verità sull’accaduto. Ma anche lui commetterà un peccato. Di omissione. Gravissimo.

    Larraín realizza una pellicola disturbante e bellissima, che sin dalla fotografia cupa e nebbiosa mette in scena la foschia della chiesa cattolica moralmente piegata e piagata da corruzione, peccati, violenze, morte. Un’opera che racconta della blasfemia verso quei sacri ideali e dogmi da parte degli stessi ideologi che li rappresentano, o dovrebbero. La Boca, il luogo dove è ambientata la vicenda, sulle sponde dell’oceano, è tanto bella quanto ambigua, come il gesuita che compie le indagini, che cerca di trovare una soluzione all’intera questione: nonostante si presenti come la figura della nuova chiesa, alla fine è l’insabbiatore perfetto. Ed

    anche qui l’ambiguità della risoluzione, la ricerca di una pace finale, ma che passi sotto silenzio, sembra altrettanto inquietante e terribile.

    C’è poi la monaca, deus ex machina luciferino, crudele gratuitamente, faccendiera. È palese quando pulisce le scale del sangue dell’uomo che si è suicidato, o quando uccide un cane per far ricadere la colpa su Sandokan, il giovane vittima di abusi, che ora non ci sta più con la testa. El club non parla però soltanto di pedofilia, parla di politica e morale, di un Paese, come quello cileno, che ha coperto e soffocato omicidi e soprusi di ogni genere, in particolare durante la dittatura negli anni Settanta. È un film di una cattiveria mostruosa, che colpisce allo stomaco, ma non si lascia andare alle lacrime, asciutto come non mai, non c’è spazio per i sentimenti quando i sentimenti e l’amore non ci sono. Per certi versi è un

    film di perversa aridità proprio perché deve sottolineare questa sua crudezza caratteriale. La regia di Larraín è tutta giocata su questo aspetto e procede in maniera forsennata con una scena a montaggio alternato di violenza che dovrebbe essere catartica per l’economia della vicenda, ma risulta ancora più implosiva e trattenuta finendo con lo scomporre in minutissimi frammenti tutto il dolore che quel mondo e quelle persone hanno creato sull’intera popolazione.

    El club, di cui non è ancora certa la data di uscita in sala, e si spera non venga invischiato nelle maglie censorie della chiesa e nelle polemiche che sicuramente la proiezione italiana scatenerà sui mezzi di comunicazione di massa più istituzionali legati, è un film di cocente bellezza, che non deve essere perso. Un film manifesto senza la retorica del genere, senza l’estetica del cinema d’inchiesta. Quasi poetico nella sua violenza morale e psicologica. In un tempo in cui

    la tematica è stata lungamente analizzata attraverso altri film e documentari (si pensi alla lunga filmografia irlandese ad esempio, Angeli ribelli o Calvario, o al documentario di Alex Gibney, Mea Maxima Culpa: Silenzio nella casa di Dio), El club si rivela il film più bruciante e onesto sul tema.

    Commenti del regista

    "Ho avuto il privilegio di poter contare su un gruppo di attori straordinari. Attori che ho ammirato per tutta la vita e con molti dei quali avevo già lavorato prima. In quasi tutti i casi, la sceneggiatura che ho scritto con Daniel (Villalobos) e Guillermo (Calderón) è stata concepita avendo in mente questi attori, il che ci ha permesso di creare personaggi precisi, pericolosi e straordinariamente misteriosi".

    Links:

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    Galleria Video:

    El Club - trailer (versione originale sottotitolata in inglese)

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