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    Home Page > Movies & DVD > L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo

    L'ULTIMA PAROLA - LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

    GOLDEN GLOBE AWARDS 2016 - 2 NOMINATIONS: 'Miglior Attore Protagonista' (Bryan Cranston); 'Miglior Attrice Non Protagonista' (Helen Mirren) - 3 SAG AWARDS: 'Miglior Attore Protagonista' (Bryan Cranston); 'Miglior Attrice Non Protagonista' (Helen Mirren); 'Miglior Cast' - Dal Toronto International Film Festival 2015 - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dall'11 FEBBRAIO

    "Dissi a Hunter quanto mi fosse piaciuta la sua sceneggiatura di 'Vacanze Romane'. Lui mi rispose che non era stato lui a scrivere il testo, bensì Dalton Trumbo... Nei due giorni successivi, questi uomini, che avevano vissuto quel periodo in prima persona, ci raccontarono la storia dal loro punto di vista. Quando Ian mi suggerì di leggere la biografia di Trumbo scritta da Bruce Cook, lo feci immediatamente... È una delle situazioni più rare, una storia vera con un finale positivo. A Hollywood ci inventiamo i finali positivi, proprio per rimediare al fatto che ce ne siano davvero così pochi nella vita reale. Questa storia mi aveva preso e non mi lasciava più andare, eppure ancora non riuscivo a mettere su carta quello che avevo in testa. Fino a che non trovai un articolo scritto da Nikola, la figlia maggiore di Trumbo... L’articolo di Niki mi ha mostrato una persona piena di contraddizioni e difetti. Lei spiegava che tipo di padre e che marito fosse stato Dalton e quale fosse la sensazione di essere parte di questa famiglia, quando arrivò la citazione per le udienze. Tutto questo mi aprì la mente".
    Lo sceneggiatore John McNamara

    "Era uno svantaggiato, un’outsider. Era allo stesso tempo un capitalista e un comunista. Sono questo tipo di contraddizioni che rendono grande un personaggio. Più di tutto, ho apprezzato la sua disposizione a combattere il potere e a sacrificare la sua carriera per il bene di tutti. Trumbo odiava i prepotenti. Si rifiutava di dire alla gente quello che si voleva sentir dire, se questo significava essere sleale con i suoi amici. Purtroppo, per questo ha pagato un prezzo altissimo".
    Il produttore Michael London

    (Trumbo; USA 2015; Biopic drammatico; 124'; Produz.: Groundswell Productions/ShivHans Pictures; Distribuz.: Eagle Pictures)

    Locandina italiana L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo

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    Titolo in italiano: L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo

    Titolo in lingua originale: Trumbo

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Jay Roach

    Sceneggiatura: John McNamara

    Soggetto: Il film racconta la vita dello sceneggiatore di Hollywood Dalton Trumbo ed è basato sulla biografia Trumbo di Bruce Alexander Cook.

    La storia in "odore di Oscar" di Dalton Trumbo (Bryan Cranston), lo sceneggiatore di Vacanze Romane e Spartacus che venne processato e imprigionato solo perché "sospettato di Comunismo”, ma che non smise mai di lottare contro questa ingiustizia tornando alla fine a vincere il suo meritatissimo Oscar

    Cast: Bryan Cranston (Dalton Trumbo)
    Diane Lane (Cleo Fincher Trumbo)
    Helen Mirren (Hedda Hopper)
    Michael Stuhlbarg (Edward G. Robinson)
    Louis C.K. (Arlen Hird)
    Elle Fanning (Nikola Trumbo)
    John Goodman (Frank King)
    Adewale Akinnuoye-Agbaje (Virgil Brooks)
    David James Elliott (John Wayne)
    Alan Tudyk (Ian McLellan Hunter)
    Dean O'Gorman (Kirk Douglas)
    Roger Bart (Buddy Ross)
    Christian Berkel (Otto Preminger)
    Peter Mackenzie (Robert Kenny)
    Stephen Root (Herman King)

    Musica: Theodore Shapiro

    Costumi: Daniel Orlandi

    Scenografia: Mark Ricker

    Fotografia: Jim Denault

    Montaggio: Alan Baumgarten

    Casting: David Rubin

    Scheda film aggiornata al: 29 Febbraio 2016

    Sinossi:

    Negli anni ’40, Dalton Trumbo (Bryan Cranston) è uno tra gli sceneggiatori più pagati al mondo e scrive i testi di pellicole classiche di Hollywood come Kitty Foyle-Ragazza innamorata, nominato agli Academy Award e Missione Segreta. Presenza fissa nella scena sociale hollywoodiana, schierato con i sindacati e attivo politicamente per il riconoscimento dei diritti civili e della parità di retribuzione, Trumbo, insieme ai suoi colleghi, è chiamato a testimoniare di fronte al Comitato per le Attività Antiamericane (HUAC - House Un-American Activities Committee) nell’ambito dell’ampia indagine sulle attività comuniste negli Stati Uniti. Trumbo si rifiuta di rispondere alle domande della Commissione: per questo motivo riceve una condanna con arresto in una prigione federale che gli causa, tra le altre cose, anche l’ostilità della potente giornalista anti comunista Hedda Hopper (Helen Mirren).

    Nei successivi tredici anni, tutte le più importanti produzioni di Hollywood si rifiutano di far lavorare Trumbo, per paura d’essere associate alle sue opinioni politiche, percepite come estremiste. Costretto a vendere la sua casa ed emarginato da amici, colleghi e vicini, Trumbo fatica per mantenere la sua famiglia, scrivendo per lo più film a basso costo, sotto falso nome. Scrivendo sotto pseudonimo riuscì a beffarsi di Hollywood vincendo ben due Oscar. Nonostante le difficoltà, non smette mai di combattere per quello in cui crede. Alla fine Trumbo otterrà la vittoria, quando la star Kirk Douglas e il regista Otto Preminger inseriscono il vero nome dello sceneggiatore sui loro rispettivi successi di botteghino, Spartacus ed Exodus, chiudendo così di fatto il periodo delle liste nere.

    SHORT SYNOPSIS:

    The successful career of Hollywood screenwriter, Dalton Trumbo, comes to an end when he is blacklisted in the 1940s for being a Communist.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    La Storia insegna come l'uguaglianza e i diritti delle persone siano da sempre una conquista tra le più dure. E come il più delle volte comportino spargimento di sangue. Che sia reale o metaforico non è così importante. Le ferite a un certo punto ne interrompono l'erogazione, ma le cicatrici stanno sempre lì a ricordare l'ossessione per le classificazioni. Catalogazioni per differenziazione. Un vero e proprio tarlo mentale capace di dissolvere coscienze e buon senso, in nome di famigerate liste tra individui di serie A ed individui di serie B. Che si tratti di etnia, di religione o di politica, ogni epoca non si è fatta mancare le sue liste nere. E se ci si trova in queste graduatorie di indicizzazione accusatoria da parte di qualcuno che intende dettare la propria legge a tutti quanti, assicurandosi i proseliti necessari a rinforzare le file, la propria vita può arrivare ad avvicinarsi

    più ad un martirio che ad un qualcosa di umanamente accettabile.

    E' un fatto che la tolleranza e la libertà di pensiero abbiano rappresentato un grosso problema anche per i cosiddetti 'Dieci di Hollywood', considerati una minaccia per gli Stati Uniti d'America, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando essere iscritti al Partito Comunista era considerato una sorta di alto tradimento e una cospirazione filo russa ai danni del Paese, all'epoca al suo massimo grado di affezione del morbo spionista. Morbo dal quale neppure Hollywood era immune. E la vicenda dello sceneggiatore Dalton Trumbo, interpretato magistralmente da Bryan Cranston (Argo) per il regista Jay Roach (Ti presento i miei, Mi presenti i tuoi?, Candidato a sorpresa) va ad incastonarsi in questo panorama 'apocalittico' sul piano umano, sia personale che sociale. L'ultima parola-La vera storia di Dalton Trumbo di Jay Roach si insinua così nelle pieghe più nascoste

    dell'inquietante problema, intrecciato a maglia stretta con i contorti e 'ghigliottineschi' meccanismi delle major e delle svariate produzioni cinematografiche. Il film ripercorre gli angoli bui delle retrovie di parti di produzione cinematografica dell'epoca, colorita di sceneggiature fiore all'occhiello di mediocrità ma anche di alcune sfociate in cult-movie quali espressione di genialità creativa.

    Un interessantissimo spaccato visibile da una speciale finestra, aperta per l'occasione sui cinegiornali in bianco e nero di allora, trasmessi sul grande, quando non sul piccolo schermo, o alla radio: la voce pubblica più altisonante di una vera e propria guerra alla libertà di pensiero, in favore di quell'allineamento politico cui era stato dato l'incontrovertibile potere di determinare la possibilità di lavorare dignitosamente, senza essere obbligati a nascondere la propria identità, di contro ad una vera e propria persecuzione estesa fino alla carcerazione, a seguito di un indegno processo di parte. La sequenza del riconoscimento da parte di

    uno spettatore di Dalton Trumbo, messo alla gogna alla stregua di un criminale proprio in uno di questi cinegiornali semplicemente perché comunista, e della conseguente aggressione per disprezzo, dà un'idea piuttosto chiara del genere di disagio vissuto sulla propria pelle dal nostro personaggio protagonista. Ahimè, non un personaggio fittizio ma reale tanto quanto il calvario da lui sopportato all'epoca a causa di una spietata gogna, mediatica e pubblica, di cui una delle punte di diamante è rappresentata nel film dall'odioso personaggio della potente giornalista anti comunista Hedda Hopper, incorporato ad hoc, come sempre, da Helen Mirren, cavalcando un'insolente e viscida serpentina di feroce ostilità.

    La regia si prende però tutto il tempo necessario a screziare i colori di un primo affresco fatto di incontri tra amici, pseudo-amici e colleghi - se leali od opportunisti lo riveleranno alcuni metri di celluloide più avanti - di salotti culturali a sfondo politico, prima

    di decidersi ad avviare un vero e proprio decollo emozionale sulle ali di storia e personaggio. Ci tiene a non trascurare neppure le venature più sottili di questo scenario che apre le sue cortine sulle fredde didascalie storiche che richiamano la memoria sulle origini della militanza comunista, nata come contraltare al fascismo. Un dettaglio di non poco conto che avrebbe potuto, che anzi, avrebbe dovuto, ribaltare la persecuzione in gratitudine e rispetto. Ma di fatto, ad entrare in scena per primo - come avrebbe potuto essere altrimenti? - è il cinema stesso: la prima scenografia di un set nella visione di ripresa in bianco e nero. Non solo un motivo di ritorno per tutto il film, bensì una vera e propria chiave di lettura metaforica che radica nel cinema la vita stessa del personaggio protagonista Dalton Trumbo, e a cui si lega, passo dopo passo, il destino della sua famiglia.

    Non un edulcorato 'family portrait', ma un reale affresco di cui dà conto lo splendido finale con il frammento di intervista cui risponde il reale Dalton Trumbo, lasciando intendere molto sulla portata, per l'appunto, dei suoi legami familiari, in particolare con la moglie Cleo e la figlia maggiore Nikola, cui nel film danno volto e anima rispettivamente Diane Lane ed Elle Fanning.

    Solo dopo un gran carico di umiliazioni, un lavoro di scrittura sotto falsa identità una volta fuori dal carcere - un lavoro forsennato per riuscire a saldare la montagna di debiti accumulati nel frattempo, tale da far vacillare l'equilibrio familiare - Trumbo/Cranston tradisce la commossa soddisfazione che finalmente può provare prova sull'onda di un riflesso: quello del suo nome sulle lenti dei propri occhiali che lo raggiunge come un boomerang dal grande schermo di una prima cinematografica. Il recupero di un'identità riconosciuta pubblicamente dopo anni e anni di forzato

    supplizio. Quella di Trumbo è dunque certamente la storia di un individuo, ma rappresenta anche un capitolo fondamentale di pura storia del cinema: quello che ha aperto le cortine sui reali dietro le quinte di pellicole come i colossal di Vacanze romane o dello Spartacus che ha visto in azione, e non solo come attore, un giovanissimo Kirk Douglas (Dean O'Gorman). Le numerose proiezioni dentro la stessa proiezione del film in questione, celebrano così un'altra messa in scena di cinema nel cinema, tra le più fascinose ed emotivamente vivide e palpitante.

    E con schegge delle notti degli Oscar della memoria, a testimoniare l'ipocrisia del riconoscimento di un talento geniale, cui viene impedito il pieno diritto a ritirare un Premio per un'indegna etichetta indebitamente incriminante, si guadagna terreno fino al superamento di quelle infami pseudo-barriere. E' a questo punto che la commozione prende il sopravvento: sulle parole del discorso fatto

    dal fittizio Trumbo di Cranston, ormai anziano, in occasione del ritiro del Premio Writers Guild of America - onore al merito della sceneggiatura di John McNamara - e su quelle dell'autentico Trumbo che di lì a poco sui titoli di coda, in un inserto di repertorio in bianco e nero, sortisce l'effetto di una insperata convalida. Un ritratto spalmato sul ritratto che ha scritto un caposaldo epocale di storia del cinema intessuto ad un drammatico e sofferto capitolo di vita personale.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    BRYAN CRANSTON PLAYS BLACKLISTED MOVIE MARTYR DALTON TRUMBO AS HE FIGHTS FOR THE RIGHT TO WRITE IN THIS PLAY-IT-SAFE BIOPIC.

    If history is written by the victors, then the Hollywood-blacklist biopic “Trumbo” comes as a last laugh for all those communist-affiliated talents who spent nearly a dozen years forbidden to write at all. That’s a metaphorical last laugh, mind you, as John McNamara’s stodgy screenplay seldom inspires more than mild chuckles, passing up a rich opportunity to satirize the political hypocrisy of the paranoid times it depicts, and opting instead for a square, period-stiff homage to “Spartacus” scribe Dalton Trumbo, who stood up to the system and refused to let his voice fall silent. The latest in a series of politically themed TV movies from “Game Change” director Jay Roach (while strictly smallscreen in style, this one is set for niche theatrical release, courtesy of relative newcomer Bleecker Street), “Trumbo”

    allows supporting actress Helen Mirren and the unfamiliar faces playing yesterday’s stars to overshadow Bryan Cranston and his fellow movie martyrs.

    The first of two collaborations between Roach and “Breaking Bad” star Cranston (the other being an HBO adaptation of his Tony-winning Broadway turn as LBJ in “All the Way”), “Trumbo” actually presents the trickier role, as it is also based on a real person, but one for whom most contempo audiences have little or no frame of reference — which explains why the movie drags for much of its two-hour-plus running time, only to make audiences perk up when they spot either a familiar face (John Goodman, Louis C.K.) or someone doing a John Wayne or Kirk Douglas impression. Meanwhile, affecting a hunched posture and surly accent, Cranston gives a character-actor perf in a role that begs for the Warren Beatty-like charisma of a self-righteous Red leader.

    An old-school Hollywood screenwriter

    who did a fair amount of his best work in the bath, typing with a tumbler of Scotch in one hand and a lit cigarette in the other, Trumbo was what they call a “card-carrying member of the Communist Party,” unshy about his political views — which had earned him acclaim in the literary world as the author of “Johnny Got His Gun.” After taking an outspoken, front-line stand in a labor dispute between the Conference of Studio Unions and the Hollywood majors, Trumbo attracted the attention of Los Angeles Times columnist Hedda Hopper, whose idea of patriotism involved stamping out the threat of communism in the industry, and who personally crusaded to get the commie sympathizers banned from the system.

    Whereas the town had previously observed a “don’t ask, don’t tell” policy toward the personal politics of its most valuable collaborators, suddenly Trumbo and nine other prominent creative figures are

    called before the House Un-American Activities Committee in Washington, D.C., where they are asked to name communists working in show business. As the group’s resident “radical,” Trumbo insists on defying his interrogators, with the result that the so-called “Hollywood Ten” are held in contempt of Congress and forced to serve jail time. When Trumbo is finally released 11 months later — depicted as long enough for preteen daughter Madison Wolfe to have blossomed into a coltish Elle Fanning — he must sell his ranch and embrace humility, now that known communists have been officially banned from working in Hollywood.

    Still, a writer writes, and despite the professional censure that resulted from standing by their unpopular — and allegedly seditious — political ideals, the Hollywood Ten can’t resist the compulsion to practice their craft — none more defiantly than Trumbo, who manages to win two Oscars for screenplays signed under false names,

    “Roman Holiday” and “The Brave One.” At first, Trumbo and his comrades must settle for demeaning work, accepting bottom dollar to write quality scripts (like “Gun Crazy”) for the King Brothers, proto-Weinstein sibling entrepreneurs who leveraged their slot-machine-rental fortune into a schlocky B-movie shingle. As played by Goodman (as broad as he was in “Argo”) and Stephen Root, these scenes are by far the film’s most entertaining, teasing what it could have been had it embraced a more overtly comedic tone.

    Working from Bruce Cook’s hagiographic and oft-criticized bio, and augmented with details gleaned from his surviving family, McNamara’s script puts much of its focus on the burden that Hopper’s Hollywood witch hunts forced upon Trumbo’s marriage (Diane Lane plays his stalwartly supportive wife, Cleo) without doing audiences the service of placing them in context, apart from a few historical details written out onscreen at the beginning. Though directors occasionally complain

    about MPAA restrictions, today’s film industry enjoys virtually limitless freedom of expression compared with the 1940s, when the censorship-prone Production Code acted upon the didactic premise that motion pictures “affect the moral standards of those who thru the screen take in these ideas and ideals.”

    Even the seemingly tame “Trumbo,” if submitted to Will H. Hays today, would face severe cuts for its flagrant use of the “’F’ word” and gratuitous semi-nudity. Hopper would likely have a coronary, though her role is by far the film’s juicest (unlike fellow career smearer Nikki Finke, Hopper loved the spotlight), and Mirren plays her as if she were one of Disney’s wicked queens, with a revolving wardrobe of designer hats to hide her horns. Hopper’s success owed in part to her gift for gossip, and though the film frowns on her tactics, “Trumbo” ironically perks up anytime a famous figure appears onscreen.

    Auds will clap

    when Trumbo puts Wayne in his place, reminding the patriotic actor that he spent World War II “stationed on a film set, wearing makeup, shooting blanks.” A late-film confrontation between the writer and left-leaning actor Edward G. Robinson (Michael Stuhlbarg), who named names in order to put his career back in motion, allows Trumbo to give the sellout a piece of his mind. And the movie really starts to crackle in the last act when Kirk Douglas (whose brains and brawn are both embodied by “The Hobbit” hottie Dean O’Gorman) begs Trumbo to rewrite the sword-and-sandal epic that effectively ended the blacklist.

    More than half a century later, communism has been effectively strangled out of American politics, but its persecuted practitioners are today seen as victims rather than traitors. Figures like J. Edgar Hoover, Joseph McCarthy and now Hopper are treated in film as the bullies that they were, suggesting that

    such a witch hunt could never arise again. And yet, variations on the same thing could plausibly happen tomorrow — and still do, in other forms, as gays are exposed and driven out of teaching posts. “Trumbo” may be clumsy and overly simplistic at times, but it’s still an important reminder of how democracy can fail (that is, when a fervent majority turns on those with different and potentially threatening values), and the strength of character it takes to fight the system. Fortunately in Trumbo’s case, enough time has passed to give this tragedy a happy ending.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO de L'ULTIMA PAROLA - LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

    Links:

    • Helen Mirren

    • Michael Stuhlbarg

    • Diane Lane

    • Elle Fanning

    • Stephen Root

    • John Goodman

    • Bryan Cranston

    • Adewale Akinnuoye-Agbaje

    • L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo (BLU-RAY + DVD)

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    Galleria Video:

    L'ultima parola-La vera storia di Dalton Trumbo - trailer

    L'ultima parola-La vera storia di Dalton Trumbo - trailer (versione originale) - Trumbo

       Clip in Italiano 'Caccia Dalton Trumbo' di L ULTIMA PAROLA-LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

       Clip in Italiano 'Vacanze romane' di L ULTIMA PAROLA-LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

       Clip in Italiano 'Non vuole il mio nome sopra' di L ULTIMA PAROLA-LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

       Clip in Italiano '35 milioni di lettori' di L ULTIMA PAROLA-LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

       FEAURETTE BRYAN CRANSTON in Lingua Originale INGLESE con sottotitoli in ITALIANO di L ULTIMA PAROLA-LA VERA STORIA DI DALTON TRUMBO

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