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    Home Page > Movies & DVD > Equals

    EQUALS

    I ‘RECUPERATI’ di ‘CelluloidPortraits’ - RECENSIONE - Dalla 72. Mostra del Cinema di Venezia - In questa nuova storia d'amore futuristica ambientata in un mondo dove le emozioni sono state debellate, protagonisti Kristen Stewart, Nicholas Hoult e Guy Pierce - Preview in English by Peter DeBruge (www.variety.com) - Dal 4 Agosto

    "Per me il film parla di rapporti a lungo termine, di cosa vuol dire innamorarsi, di come affrontare i cambiamenti di un rapporto e soprattutto dell’importanza di ricordare, una volta giunto alla fine del viaggio, cosa sentivi all’inizio e perché hai deciso di intrecciare una relazione. Il film parla del tentativo di tenere in vita l’amore malgrado i cambiamenti e le modifiche che l’amore subisce fino a diventare qualcosa di diverso. E’ un argomento che mi affascina e per questo volevo descriverlo sullo schermo"
    Il regista Drake Doremus

    (Equals; USA 2015; Drammatico Sci-Fi; 101'; Produz.: Freedom Media/Infinite Frameworks Studios/Route One Films/Scott Free Productions; Distribuz.: Adler Entertainment)

    Locandina italiana Equals

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See Short Synopsis
    Trailer

    Titolo in italiano: Equals

    Titolo in lingua originale: Equals

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Drake Doremus

    Sceneggiatura: Nathan Parker

    Soggetto: Il film è una versione aggiornata della pellicola 1984 basata sul romanzo di George Orwell. Equals completa la trilogia di film d’amore di Drake Doremus composta dal film premiato al Sundance Like Crazy (2011) e Breathe In (2013). Equals inizia il suo viaggio verso il grande schermo con una domanda che Doremus ha rivolto al produttore Michael Pruss: "Come sarà l’amore in futuro, … pensi che come esseri umani saremmo in grado di evolverci al punto da allontanarci dalla cosa che ci rende umani?"

    Cast: Kristen Stewart (Nia)
    Nicholas Hoult (Silas)
    Guy Pearce (Jonas)
    Bel Powley (Rachel)
    Kate Lyn Sheil (Kate)
    Claudia Kim (Voce dei The Collective)
    Toby Huss (George)
    Jacki Weaver (Bess)
    Aurora Perrineau (Iris)
    Rebecca Hazlewood (Zoe)
    David Selby (Leonard)
    Scott Lawrence (Mark)
    Rizwan Manji (Gilead)
    Kai Lennox (Max)
    Teo Yoo (Peter)

    Musica: Dustin O'Halloran e Sascha Ring

    Costumi: Alana Morshead e Abby O'Sullivan

    Scenografia: Katie Byron e Tino Schaedler

    Fotografia: John Guleserian

    Montaggio: Jonathan Alberts

    Effetti Speciali: Jake Braver (supervisore effetti visivi)

    Makeup: Stacey Panepinto

    Casting: Nicole Daniels, Kôichirô Iwagami e Courtney Sheinin

    Scheda film aggiornata al: 22 Maggio 2022

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Ambientato in un modo senza emozioni sulla scia del recente The Giver - Il mondo di Jonas, racconta una storia all’interno della società The Collective, in cui vivono gli Equals, ovvero degli esseri umani incapaci di provare ogni tipo di sentimento, almeno fino alla diffusione della malattia SOS, che riporta a galla tutti i difetti e le debolezze della natura umana. I “malati” di SOS vengono imprigionati nel Den, in quarantena, e qui due giovani cominceranno a vivere una relazione segreta ma intensa.

    IN ALTRE PAROLE:

    In un mondo futuro privo di avidità, povertà, violenza e sentimenti, una nuova malattia minaccia di risvegliare emozioni sopite, instillando l'amore, la depressione, la sensibilità e la paura in chi ne viene colpito, prima di essere rapidamente allontanato dalla società e mai più rivisto.

    In tale contesto, i giovani Nia e Silas vivranno sulla loro pelle i dilemmi generati da una relazione proibita.

    SHORT SYNOPSIS:

    A futuristic love story set in a world where emotions have been eradicated.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Un insetto vola sul tavolo da pranzo: “secondo la fisica non potrebbero volare ma loro non lo sanno e volano lo stesso

    Le ambientazioni e la parata di abiti in bianco dei protagonisti potrebbe far tornare in mente il The Island (2005) di Michael Bay con Scarlett Johansson ed Ewan McGregor. Altra storia di ‘confinamento’ nell’anno 2019 dove l’umanità, per diversi motivi, viene segregata in una sorta di campana di vetro, di fatto una mega struttura, magari con l’obiettivo ultimo di raggiungere “l'ultimo ambiente naturale privo di patogeni”. Ma è solo una familiarità epidermica - sul piano ‘asettico’ di ambientazione e personaggi - quella che si coglie tra il The Island di Michael Bay e l’Equals di Drake Doremus (vincitore del premio della giuria al Sundance con il film Like Crazy). Perché nella sostanza e nello stile di gestire il messaggio, sono persino opposti tra loro: in Equals vince la metafisica

    sull’azione.

    Lo si capisce fin dall’inizio con il primo piano sequenza, il respiro del film. La cadenza ritmica e silente della quotidianità di Silas (Nicholas Hoult), è il primo vagito di una storia che, prima di una storia d’amore, è la storia della più terribile tragedia che possa accadere al genere umano. E rischia di sembrare ancora peggio se - alla luce della nostra contemporaneità reale pre e post pandemica - la vediamo come metafora del controllo, se non dell’annientamento, con la scusa di una cura. Dio non voglia che venga il giorno in cui si considerino le emozioni come una malattia da cui si può essere contagiati e per cui si usino inibitori mentre si sta cercando una vera cura. Beh, è proprio questo l’epicentro di Equals, prima che decolli sulle eccezioni alla regola, che cercano di nascondersi dietro una maschera di facciata che non riveli il vero io di

    se stessi.

    In questa fitta schiera di lavoratori, per lo più informatici a più livelli, incontriamo anche Nia (Kristen Stewart) che sembra talmente inquadrata da non destare sospetti. Ma non per lui, che la osserva da tempo. Entrambi, al seguito di altri, si introducono ai ‘nastri di partenza’ verso le rispettive postazioni attraverso un pass elettronico inserito direttamente nel polso di ciascuno, e rilevato da una foto cellula. Una sorta di ‘lasciapassare’ già visto ad esempio nel mitico Gattaca di Andrew Niccol, in cui, invece, l’umanità era incasellata e sempre controllata in base al livello di perfezione incontaminata. Il cinema ha sondato negli anni le potenzialità di controllo sull’umana specie a vario titolo, e in ogni circostanza, c’è sempre stato qualcuno o qualcosa che si è elevato a controllore indiscusso su tutti gli altri, sottoposti al suo occhio inquisitore.

    Drake Doremus ha provato ad immaginare che cosa potrebbe succedere se questo

    controllo venisse applicato alle emozioni, considerate alla stregua di un virus, di una malattia, qui chiamata SOS - a Switched-On Syndrom (Sindrome dell’accensione), altrimenti detta 'sindrome da eccitazione' - di cui si individuano persino vari stadi, incluso quello più grave, che prevede la terminazione dell’individuo affetto, nel caso questo non decida di suicidarsi prima. Difatti tutti coloro che mostrano i sintomi della SOS sono sottoposti a pesanti trattamenti farmacologici o inviati al Den, un centro correzionale dal quale nessuno è mai tornato. Ed ecco dunque un altro esempio di ideale mondo del futuro dove gli esseri umani sono stati geneticamente modificati e privati delle emozioni nel tentativo di proteggere la società dalla guerra e dall’instabilità motivata dai desideri e dalle passioni che hanno distrutto le generazioni precedenti.

    Forte di un superbo ed elegante montaggio, di scenografie e fotografia elegantemente allusive, oltre che, assolutamente complici dei silenzi dei protagonisti, fumose ed

    evanescenti nel bianco metafisico dominante, Drake Doremus confeziona una speciale ‘elegia del dolore’ in cui, a dispetto di tutti i loro sforzi, i due protagonisti Silas e Nia - le migliori performance nelle rispettive carriere di Nicholas Hoult e Kristen Stewart in punta di un’introspezione da incanto - non riusciranno a soffocare, né tantomeno a controllare, le rispettive emozioni con l’amore sempre più crescente ed impellente che li va legando. Un sentimento troppo forte per essere represso. D’altra parte un qualcosa di inaccettabile per la ‘torre di controllo’. Silas/Hoult e Nia/Stewart arrivano a chiedere persino il supporto di un gruppo di sostegno, una sorta di ‘anonima emozionale’ invece che per alcolisti, e le testimonianze che ivi raccolgono destano qualcosa di più che una semplice preoccupazione. La storia sembra tingersi di un melo che fiancheggia la tragedia greca di Romeo e Gulietta ma, fortunatamente, ci si limita ad un ammicco cambiando

    subito strada. La strada che non ci prepara allo stupendo finale, da brividi. La risposta in grande stile alla domanda delle domande: esiste una cura per le emozioni e per i ricordi? Un farmaco può arrivare ad interferire con i ricordi e con i sentimenti?


    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)









    trailer ufficiale:



    KRISTEN STEWART AND NICHOLAS HOULT PLAY CITIZENS LIVING IN AN EMOTION-FREE FUTURE WHO STRUGGLE TO UNDERSTAND THE ATTRACTION THEY FEEL FOR ONE ANOTHER IN THIS STYLISH IF SIMPLISTIC SCI-FI ROMANCE.

    “Equals” director Drake Doremus has good news and bad news about the future. The bad news is that love, sex and anything to do with human emotion has been eradicated, which means it won’t be easy for Nicholas Hoult and Kristen Stewart to follow through on the longing gazes they exchange from across their post-apocalyptic habitat. On the bright side, however, the fashion’s not bad (much classier than those high-waisted trousers the future folk wear in Spike Jonze’s “Her”) and the architecture is downright fantastic, so there’s plenty to satisfy the peepers, even above and beyond this conceptual romance’s already easy-on-the-eyes (and even

    easier-to-market) co-stars.

    Younger-skewing than Doremus’ two first films, “Like Crazy” and “Breathe In,” this simplistic and over-obvious allegory of love — from the emotion’s hesitant origins to its potentially tragic fizzle — should resonate most with the arthouse-going segment of the “Twilight” fanbase, making this Stewart’s most commercial pic since wrapping that series. And yes, there is a certain amount of overlap between the two. To wit, “Equals” details the ice-melting effect the sullen Stewart can have on frozen-hearted young men and the reciprocal passion these pretty boys awaken in her, culminating in the long-awaited end to her virginity and its consequences — managing to do all that in one movie, rather than four.

    Actually, the comparison “Equals” more immediately conjures is with Andrew Niccol’s “Gattaca,” that sleekly styled Ethan Hawke starrer in which members of a carefully monitored workforce contend with their own genetic limitations (certainly, the turnstile scanners, medical checks

    and killer cheekbones all check out). “Equals” was written by Nathan Parker, the man behind “Moon,” and it’s clear that he subscribes to the Niccol school of sci-fi, where everything is heavy-handed and obvious in order to privilege the pic’s central themes.

    Here, Doremus’ principal obsession is once again love, but whereas his previous two films felt lived-in and realistic, “Equals” approaches the notion from a more hypothetical perspective: What would humanity be without it? Frankly, it’s a hard concept to accept, hinging on the idea that the citizens of a super-chic live-work complex called the Collective have been reduced to an idealized communist society of unsentimental beings, or Equals, “switched off” somewhere between conception and birth — which, incidentally, is a process that seems to have been relegated to test tubes and incubators.

    Sex is forbidden. Mere contact is frowned upon. But the benefits of an emotion-free existence are enormous —

    or at least, that’s what the utopian community’s leaders, whoever they are (this isn’t the sort of film where Kate Winslet, Jodie Foster or Glenn Close gets to chew the scenery as the avaricious president-elect), want everyone to think. Just imagine all the work a society could get done if its citizens weren’t being distracted by the idea of sex every seven seconds.

    Of course, we the audience can’t clear our heads so easily, and the mannequin-handsome Hoult and the typically inexpressive Stewart make an attractive couple indeed — especially when crowded into a tight, neon-lit room that is either a lavatory or some sort of closet. But we’re getting ahead of ourselves: Hoult plays Silas, an artist in the Atmos corporation’s “speculative nonfiction” department. Stewart’s Nia spends her day dictating features. They’ve worked in the same office for years, but something seems to be changing in Silas’ disposition.

    The Collective authorities

    describe this condition as “Switched-On Syndrome” (or SOS), meaning that those suppressed-at-birth emotions are somehow resurfacing in the “infected” person’s system. So preoccupied is the Collective’s Health and Safety department (recognizable by their blue-striped uniforms) with “the bug” that they spend most of the day delivering propaganda-style warnings like elementary-school bulletins over the loudspeakers, no doubt causing as much mental distraction as the sex thoughts might otherwise be. But they have to get all this sci-fi exposition across somehow. From the audience’s perspective, it would be easy to get caught up with the virus and what it says about our own AIDS-phobic culture, though that doesn’t seem to be Doremus’ point. (It’s a thin allegory at best, since rather than being venereally transmitted, SOS actually sparks sexual interest in those who catch it.)

    So, all is meticulously clinical and white — from Silas’ Nehru suits to his minimalist apartment (whose slick,

    slide-out furniture looks efficient, but must surely double the square footage of his pad) — until Silas starts to pick up on signs of infection around him: basically, anything that doesn’t look stiff and robotic, from the tear he notices escaping a fellow citizen’s eye to the suicide victim who plummets right outside his window. But not until he starts to experience these feelings himself does Silas get concerned.

    From Doremus’ side of things, it can’t be easy to depict something as subtle as “intermittent feeling” or “increased sensitivity,” though the helmer does a fine job of laying the groundwork for the attraction blooming between Silas and Nia — boosted by the resonant collection of electronic tones and chimes that constitute “Equals’” futuristic score. In time, the film will introduce other “Defects” (as those more sentimentally inclined members of society are called), including Australian actors Guy Pearce and Jacki Weaver, who

    give two of the most subdued performances of their respective careers.

    One of the film’s obvious challenges is the fact that the ensemble is given an extremely narrow range within which to emote, though as co-workers, Kate Lyn Sheil and Bel Powley manage to represent suspicion and concern, respectively, despite those limitations. As her fans already know, Stewart is a master of such subtlety, capable of conveying more with a loaded glance or her trademark hair touch than lesser thesps can with a full monologue. In Hoult’s case, he’s mastered this precise acting challenge once before in “Warm Bodies,” playing a zombie who slowly thaws to the idea of love.

    You don’t have to be one of “Gattaca’s” rocket scientists to see where all of this is headed, though even such predictability has its pleasures for those who can shift their attention to the film’s gorgeous look — which benefits from a

    range of incredible exteriors (including Singapore’s Marina Barrage and Henderson Waves Bridge), cleverly cut together with several Japanese locations (such as the Miho Museum) to create the illusion of the ultra-modern Collective.

    But those striking views wouldn’t move us in just anyone’s hands, and the partnership that makes “Equals” work isn’t just that of its stars, but director Doremus and longtime d.p. John Guleserian (who also lensed AFI classmate Doremus’ first two features). Bringing steadier-than-usual camerawork to this project, Guleserian allows the cool blue tint of the early scenes to warm alongside the characters’ emotional states, shooting in sensitive shallow focus to soften the potential harshness of these environments and foster identification with their feelings. These are important touches, considering how often similar versions of the future have been seen before, from “Logan’s Run” to “Brave New World.” Or better yet, “Sleeper,” in which Woody Allen summed up “Equals” in a

    single line when asked what he believes in: “Sex and death, two things that come once in a lifetime, but at least after death you’re not nauseous.”

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Adler Entertainment e Livia Delle Fratte (Press)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di EQUALS

    Links:

    • Kristen Stewart

    • Guy Pearce

    • Nicholas Hoult

    • Jacki Weaver

    • Claudia Kim

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    Galleria Video:

    Equals - trailer

    Equals - trailer (versione originale)

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