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    Home Page > Movies & DVD > Dove eravamo rimasti

    DOVE ERAVAMO RIMASTI: MERYL STREEP SI LANCIA IN UN NUOVO RUOLO DA CANTANTE E CHITARRISTA ROCK PER LA REGIA DI JONATHAN DEMME E LA SCENEGGIATURA DI DIABLO CODY

    OMAGGIO a JONATHAN DEMME (22 Febbraio 1944 - 26 Aprile 2017) - Dal 68. Festival del Film di Locarno - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by ANDREW BARKER (www.variety.com) - Dal 10 SETTEMBRE

    "Tutti hanno una parte del passato che vorrebbero cambiare... Quando Ricki vede la figlia disperata, capisce che è un’opportunità di redenzione per raddrizzare tutte le scelte sbagliate che ha fatto nella sua vita ... Con un film così denso di personaggi importanti, volevamo insistere sull’aspetto realistico dei fatti. Non ho mai pensato per un attimo di non lavorare con la musica dal vivo. Di solito, con i film musicali in playback, si fa suonare la banda e poi si sovrappone la colonna sonora ma io non volevo fare questo. Volevo che la banda, con Meryl al centro, uscisse sul palco e suonasse per davvero".
    Il regista Jonathan Demme

    "Questo film non racconta di famiglie perfette, impacchettate col fiocco. Qui le persone sono vere. Sono vere, complicate, un disastro. Eppure alla fine è
    divertente, anche se commovente
    ".
    L'attrice Meryl Streep

    "Per il personaggio di Ricki mi sono ispirata alla vita di mia suocera, che è una cantante leader di una band rock del New Jersey che si chiama 'Silk and Steel'. Terry ha sei nipotini ormai, eppure ogni fine settimana è in giro a suonare e cantare rock nei locali, e ad emozionare il pubblico. Il rock ‘n’ roll è la sua vita e credo che molte persone l’abbiano giudicata sciocca ad essere ancora in giro a suonare rock da mamma o nonna – ma a lei non importa un bel niente. Ed è quello che amo di lei... Capisco bene cosa si prova ad essere
    una persona che è separata dalla persona che si era originariamente. Anch’io ho
    due capitoli distinti nella mia vita: nel Midwest sono Brook, mentre a Los Angeles sono Diablo Cody e lo sono da ben otto anni. A volte ho problemi ad integrare queste due identità – quindi capisco bene cosa prova Ricki... Presto ho scoperto che Jonathan
    (Demme) voleva girare con la musica dal vivo, la qual cosa mi ha scioccata. Ogni volta che ho lavorato ad un film musicale, era in playback, con l’effetto finale di film hollywoodiano di serie C – sincronizzazione labbra, la chitarra che suona per finta. Chiaramente, si tende a lavorare così, perché è più facile. Ma non per Jonathan Demme. 'The Flash' doveva diventare un vero gruppo musicale, una vera e proprio banda. Ogni nota musicale che sentirete in questo film è vera. Meryl canta e suona la chitarra. Sono una banda, e senza ombra di dubbio, questo è l’aspetto più figo del film".
    La sceneggiatrice e soggettista Diablo Cody

    (Ricki and Flash; USA 2015; Dramedy musicale; 100'; Produz.: Clinica Estetico/LStar Capital/TriStar Pictures; Distribuz.: Warner Bros. Picture Italia)

    Locandina italiana Dove eravamo rimasti

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    Trailer

    Titolo in italiano: Dove eravamo rimasti

    Titolo in lingua originale: Ricki and Flash

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Jonathan Demme

    Sceneggiatura: Diablo Cody

    Soggetto: Diablo Cody.

    Cast: Meryl Streep (Ricki)
    Rick Springfield (Greg)
    Kevin Kline (Pete Brummel)
    Mamie Gummer (Julie)
    Sebastian Stan (Joshua)
    Ben Platt (Daniel)
    Audra McDonald (Maureen)
    Lisa Joyce (Nicole)
    Charlotte Rae (Oma)
    Marko Caka (Bartender)
    Maria Di Angelis (Se stessa)
    Li Jun Li (Commessa)
    Carmen Carrera (Capo stilista)
    Melanie Foster (Cliente della drogheria)
    Nick Westrate (Adam)
    Cast completo

    Costumi: Ann Roth

    Scenografia: Stuart Wurtzel

    Fotografia: Declan Quinn

    Montaggio: Wyatt Smith

    Effetti Speciali: Fred Buchholz

    Makeup: Patricia Regan (capo dipartimento makeup); Alan D'Angerio (capo dipartimento acconciature)

    Casting: Tiffany Little Canfield e Bernard Telsey

    Scheda film aggiornata al: 29 Aprile 2017

    Sinossi:

    IN BREVE:

    In un film carico di musica e performance live, Meryl Streep interpreta Ricki, una chitarrista rock famosa che ha rinunciato a tutto per il suo sogno di celebrità, ma dopo molti anni decide di tornare a casa per stare vicino alla sua famiglia.

    SYNOPSIS:

    A musician who gave up everything for her dream of rock-and-roll stardom returns home, looking to make things right with her family.

    Three-time Academy Award® winner Meryl Streep goes electric and takes on a whole new gig - a hard-rocking singer/guitarist - for Oscar®-winning director Jonathan Demme and Academy Award®-winning screenwriter Diablo Cody in the uplifting comedy Ricki and the Flash. In a film loaded with music and live performance, Streep stars as Ricki, a guitar heroine who gave up everything for her dream of rock-and-roll stardom, but is now returning home to make things right with her family. Streep stars opposite her real-life daughter Mamie Gummer, who plays her fictional daughter; Rick Springfield, who takes on the role of a Flash member in love with Ricki; and Kevin Kline, who portrays Ricki's long-suffering ex-husband.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    'Se fosse fuoco arderebbe il mondo'. Per davvero! Non per le cattive intenzioni che l'arte non può mai alimentare, bensì per la potenza di quel 'fuoco' che è in grado di sprigionare da se stessa! Una potenza irradiante e travolgente che ammanta, incatena e ammalia un pubblico planetario di tutte le età. E non solo perché questa volta al suo fianco c'è niente meno che il cantautore, musicista e attore australiano Richard Lewis Springthorpe, altrimenti detto, e noto, come Rick Springfield. I suoi partner in celluloide sono la girandola più variopinta e cangiante che possano indossare come una seconda pelle i camaleonti. Ma lei li tiene al guinzaglio senza darlo a vedere, in ogni circostanza, nel dramma, nella commedia, nel musical e in tutti i generi puri o ibridi che la cinematografia consente di impastare. E se, si dà il caso, che man mano che ci si addentra nella fitta

    selva dei film che popolano la foresta della sua blasonatissima carriera, ci si imbatta in qualche motivo di ritorno tematico, neanche ce ne accorgiamo. Perchè lei, sa bene come non ripetersi. Mai! Perché lei non è una qualsiasi. Lei è semplicemente Meryl Streep!

    I tacchi, simbolo del ritmo e della musica, prima ancora che di un certo look ammiccante ai rockettari 'figli dei fiori' anni Settanta, sono la prima cosa che compare di lei. Il fuoco che alimenta la fiamma interiore di Meryl Streep in Ricki Rendazzo, personaggio ideato e raccontato da Diablo Cody (la sceneggiatrice premio Oscar di Juno e di Young Adult, oltre che della serie TV The United States of Tara), è difatti quello del rock. Ricki/Streep è una chitarrista con i suoi - legittimi? - sogni di successo. Ma nell'inseguirli diciamo che non fa esattamente la cosa giusta, inciampando in tanti di quegli errori umani nei confronti

    della famiglia, di cui il film ci illustra solo le conseguenze postume, cavalcando tutte le parole pungenti e sarcastico-ironiche che l'effervescente sceneggiatura della Cody è riuscita a frizionare. Ed è più che sufficiente. Ma quale sarebbe stata la cosa giusta? Tutto ruota intorno a quel punto di domanda appuntato sulla parola 'legittimi'. Fino a quando per un'artista donna e madre di tre figli si può parlare di sogni legittimi? E qual è il modo per salvare capra e cavoli?! Ne esiste uno?

    A sentire la soggettista e sceneggiatrice Cody, mentre sostiene che “Ricki è Ricki, nel passato è stata Linda Brummel, la moglie di Pete. Era una madre, viveva nell’Indiana. Non vuole più quella vita. È molto sicura nel suo ruolo di cantante, di Ricki”, sembra quasi di fare un balzo all'indietro e di ritrovarsi nei paraggi di Kramer contro Kramer. Vale a dire nei paraggi dei già gloriosi inizi

    di carriera, di un ormai lontano passato, della stessa Meryl Streep, incredibile ma vera fin da allora, vibrante di incertezze e sensi di colpa da stenderti al primo colpo, al fianco di un già più che monumentale, a dispetto della scarsa statura, Dustin Hoffman. E visto che siamo in vena di reminiscenze, come non caricare nella lista dei ricordi alcuni dei suoi celebri precedenti musicali-canori?! Da Radio America di Robert Altman a Mamma mia! di Phyllida Lloyd, per non dire del recente Into the Woods di Rob Marshall e delle innumerevoli esperienze teatrali, Meryl Streep non ha mancato di stupire e incantare a suon di musica. Ma questa sua Ricki vive sul grande schermo anche grazie ad un raffinato, elegante e sensibile regista come Jonathan Demme (The Manchurian Candidate, Rachel sta per sposarsi) che, non solo pone al fianco di Ricki il chitarrista rock Rick Springfield, famoso per brani anni

    Ottanta, in parte qui rispolverati, ma che non ha mai pensato, neanche per un solo momento, di ancorarsi al carro della finzione. In Dove eravamo rimasti abbiamo performance dal vivo. Là dove Ricki/Streep da sola, o in duetto con Springfield, strabiliano, confortati da una vera e propria band - la Flash del titolo originale - in cui compare, tra gli altri, il celebre bassista Rick Rosas (1949-2014), cui il film è per l'appunto dedicato.

    Ma del resto, nelle circostanze più illuminate, e non son poche, Meryl si guarda bene da mortificare un'opera incarnando l'astro assolato privato delle sue cortine di luministiche nebulose. E Dove eravamo rimasti) non fa eccezione. Le circostanze vogliono questo suo personaggio sulla via del ritorno. Il ritorno sui propri passi per una seconda possibilità per redimersi: l'improvvisa telefonata dell'ex marito preoccupato per la reazione della figlia appena abbandonata dal marito per un'altra giovane donna, la richiama in

    seno alla famiglia ormai 'allargata', per così dire, innescando una vera tempesta di bile e rancori repressi da anni, in particolare da parte della figlia Julie. Anche su questo tasto, la Streep ha dei gloriosi precedenti: basta ricordare le feroci schermaglie da lei condotte come madre, in coppia con Julia Roberts, come figlia, ne I segreti di Osage County (2014) di John Wells. Questa volta però, come già in Evening (Un amore senza tempo, 2007) di Lajios Koltai, la Streep torna a far flirtare sul grande schermo la finzione con la realtà, recitando al fianco di sua figlia Mamie Gummer (Cake, Effetti collaterali). Ma qui, oggi, in Dove eravamo rimasti, i toni si accendono al punto da dar vita a dinamiche familiari dinamitarde. A far da 'calmiere', nel ruolo dell'ex marito di Ricki, Pete, l'amico e collega storico di Meryl, Kevin Kline, già al suo fianco ne La scelta di

    Sophie e nello stesso Radio America, senza contare le frequenti partnership teatrali. La chimica tra di loro c'è, forte, e si sente. Tutto è estremamente naturale e vero.

    Ma il punto nel film è e resta: come fare a rimediare a scelte del proprio passato quanto meno egoistiche, se non proprio sbagliate, senza rinunciare ad essere se stessi e coltivare le proprie passioni artistiche?! Si può? Beh, tutto è possibile, ma la ricetta non è esclusiva. Ognuno deve trovare la propria cifra personale per farlo. Non esiste un modo fotocopia. Semmai la fotocopia di un modello tipo diverso per ognuno. E Meryl Streep ci presenta il suo con Ricki, una donna e un'artista che non può - e chi potrebbe? - fare miracoli: il suo tormento tocca l'apice nell'esternazione al fiele - pregna di netta e cruda verità universalmente riconoscibile - in pieno concerto. Un'esternazione che accende i fari sull'annosa

    questione di ciò che è concesso all'uomo ma non alla donna. Di ciò che per la donna viene considerato una mancanza quando per l'uomo rientra invece nelle corde della normalità. Allora Ricki resta se stessa, una musicista. Non ha più importanza di quanto e quale successo. Ma con tutte le titubanze del caso riesce finalmente a dare quella piccola, decisiva, sterzata che, per una volta, non suona falsa ma in linea con l'amore materno, il buon senso, la tolleranza, i tempi che corrono. A cavalcioni di un eccentrico matrimonio vegano, in un nostalgico stile new age, che a un certo punto svolta l'angolo strizzando l'occhio agli umori festaioli bollywoodiani, con tutti quei canti e balli scenograficamente coordinati, dal ritmo irrimediabilmente contagioso. E sul filo della commozione non sapremo più distinguere il confine: tra quanto è dovuto al gesto e quanto al talento.

    Secondo commento critico (a cura di ANDREW BARKER, www.variety.com)

    FEATURING MERYL STREEP AS A FAILED ROCK STAR, JONATHAN DEMME'S FILM CONSISTENTLY DEFIES EXPECTATIONS TO BOTH CHARMING AND BAFFLING EFFECT.

    Like David Bowie joining Bing Crosby for a medley of Christmas carols, “Ricki and the Flash” combines a number of promising elements that don’t seem to have any business being anywhere near each other, though the disconnect exerts a strange appeal all its own. Offering half an acerbic family dramedy (from screenwriter Diablo Cody, in “Young Adult” mode), and half a Jonathan Demme-directed concert pic that just happens to feature Meryl Streep as the frontwoman, this is a shaggy, easily distractible film that consistently defies expectations to both charming and baffling effect. Whether audiences will know what to make of it is an open question — if the actual film is a collision of several clashing tones, its trailer introduces a different one entirely — though acolytes of

    the Cult of Meryl could rally some support at the box office.

    Streep bravely courts, and often achieves, ridiculousness in the lead role as Ricki Rendazzo (a.k.a. Linda Brummell), a sixtysomething failed rock star. In between stints working the register at a Whole Foods-esque yuppie-mart, Ricki fronts a Tarzana bar band who’ve recently been forced to broaden their repertoire from ’70s AOR standards to the likes of Lady Gaga and Pink.

    The band sounds pretty great — and well it should, with the late Neil Young collaborator Rick Rosas on bass, Parliament-Funkadelic’s synth-pioneer Bernie Worrell on keyboards and Rick Springfield on lead guitar — but Ricki’s personal life is torn and frayed. She’s eternally broke; she’s afraid to commit to her bandmate-boyfriend, Greg (Springfield); and it’s been years since she’s spoken to her three adult children, whom she ditched long ago to chase stardom in California. (Despite her flower-child-gone-leather demeanor and copious

    Janis jewelry, she’s also an Obama-hating Republican with the Gadsden flag tattooed on her back, a detail that feels nicely attuned to classic rock radio’s shifting demographics.)

    One day, Ricki gets a call from her ex-husband, Pete (Kevin Kline, a vision of oddly serene punctiliousness in resplendent sweater vests), who tells her that their daughter, Julie (Streep scion Mamie Gummer), is on the verge of both a divorce and a psychic breakdown, refusing to shower or change out of her pajamas. Ricki jets off to Indiana to visit, though she can’t pay for the cab or a hotel, and crashes in Pete’s gated-community mansion while his new wife (Audra McDonald) is away.

    Julie responds to her mother’s re-emergence with a mixture of scorn and cautious optimism, while Ricki’s youngest son, Adam (Nick Westrate), needles her about her unevolved attitude toward homosexuality, and older son Josh (Sebastian Stan) tries to be diplomatic while

    secretly hoping to avoid inviting her to his upcoming wedding to an uptight environmentalist (Hailey Gates). These domestic scenes are vintage Cody, cluttered with arch banter that hits and misses in equal measure, yet adroitly exacting in tracing the precise degrees of tension that are applied and relieved with each snippy exchange.

    Gradually, Julie and Ricki start to make up for lost time, while Pete begins to feel some stirrings for his ex, and both threads come to an amiably low-key head when the three break into Pete’s pot stash. Then the arrival of Pete’s wife abruptly breaks the spell, sapping narrative momentum along the way. Ricki heads back to California, and the film begins spinning its wheels for an extended period, switching the focus to Ricki and Greg’s rather blase romance, with one long musical number after another pulling the film further and further away from wherever it had been

    ever so gradually heading.

    The pic gathers itself together well enough to stage a blowout climax, throwing all of its disparate elements into a big Bollywoodish blender (there’s even a group dance number), but once the credits roll, it’s hard to pin down exactly what story the filmmakers were trying to tell. “Ricki and the Flash” has much to admire, but little to hold onto.

    At one point, Ricki suffers a minor onstage meltdown that tries to spell out a number of the story’s themes. “Mick Jagger had seven kids with four different women,” she begins, innocently enough, before adding, “he didn’t actually raise them, but … ” and then veers off into an alternately righteous and self-serving rant about the free pass men often receive for abdicating family responsibilities. It’s a nuanced, well-written piece of dialogue, but it doesn’t really get us any closer to understanding why Ricki did what she

    did, or feeling one way or the other about it.

    This issue extends to Streep’s performance, which compiles a wealth of impressive actorly attributes without ever really finding a center for the character. She learned to play guitar for the role, sings distinctively, and crafts her own Bonnie Raitt-esque onstage stance, but she’s never really believable as a rock and roll lifer. There’s a lightness, an unblemished sort of effervescence to her that even multimillionaire superstars would struggle to maintain after so many tours and late nights, never mind someone who’s been living hand-to-mouth for decades. She brings plenty of salt, but not nearly enough grit.

    It’s been 30 years since Demme directed “Stop Making Sense,” but he’s lost little of his preternatural instincts for how to film a live performance — even when the band sequences distract, they’re never less than thrillingly shot and staged — and Streep delivers a lovely

    acoustic take on Jenny Lewis and Johnathan Rice’s “Cold One,” written specifically for the film.

    Perle di sceneggiatura


    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Warner Bros. Pictures Italia e Cristiana Caimmi.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di DOVE ERAVAMO RIMASTI

    Links:

    • Jonathan Demme (Regista)

    • Meryl Streep

    • Sebastian Stan

    1 | 2

    Galleria Video:

    Dove eravamo rimasti - trailer

    Dove eravamo rimasti - trailer (versione originale) - Ricki and Flash

    Dove eravamo rimasti - clip 'Cold One'

    Dove eravamo rimasti - clip 'Drift Away'

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