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    Home Page > Movies & DVD > The Program

    THE PROGRAM: DOPO IL SUCCESSO DI 'PHILOMENA' STEPHEN FREARS PORTA SUL GRANDE SCHERMO IL PIÙ CONVINCENTE ED ELETTRIZZANTE IMBROGLIO SPORTIVO DEI NOSTRI TEMPI, QUELLO DI LANCE ARMSTRONG

    Tra i più attesi!!! - Dal 40. Toronto Film Festival - RECENSIONE - Dall'8 OTTOBRE

    "Questo film è incentrato su due personaggi; uno è Lance Armstrong, il ciclista statunitense che nei primi anni novanta venne in Europa per gareggiare nelle varie competizioni europee, e in particolare il Tour de France; l’altro è il giornalista David Walsh che a quei tempi era corrispondente sportivo per un giornale irlandese, poi divenuto redattore del 'Sunday Times'. Non fu in realtà David Walsh a distruggere Lance Armstrong; fu lui stesso a determinare la sua caduta sebbene l’inchiesta di David abbia decisamente contribuito. Nel film le vicende di questi due uomini vengono rappresentate in parallelo... Il personaggio Lance Armstrong e l'intera cultura del doping erano argomenti interessanti. E’ una storia sulla moralità ed è molto attuale. Il film funziona perché la discutibilità morale è oggigiorno un fenomeno attuale e si può applicare anche ad altri settori, come quello politico o quello del giornalismo scandalistico".
    Il produtore Tim Bevan

    (The Program; REGNO UNITO/FRANCIA 2015; Biopic thriller; 104'; Produz.: StudioCanal/Working Title Films; Distribuz.: VIDEA)

    Locandina italiana The Program

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    Trailer

    Titolo in italiano: The Program

    Titolo in lingua originale: The Program

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Stephen Frears

    Sceneggiatura: John Hodge

    Soggetto: Basato sul libro del giornalista del "Sunday Times" David Walsh.

    Cast: Lee Pace (Bill Stapleton)
    Ben Foster (Lance Armstrong)
    Chris O'Dowd (David Walsh)
    Dustin Hoffman (Bob Hamman)
    Jesse Plemons (Floyd Landis)
    Bryan Greenberg
    Elaine Cassidy (Betsy Andreu)
    Laura Donnelly (Emma O'Reilly)
    Guillaume Canet (Medecin Michele Ferrari)
    Edward Hogg (Frankie Andreu)
    J.D. Evermore (Lead Tailwind Exec)
    Denis Ménochet
    Barrie Martin (Diner)
    Chris Larkin (John W)
    Sam Hoare (Stephen Swart)
    Cast completo

    Musica: Alex Heffes

    Costumi: Jane Petrie

    Scenografia: Alan MacDonald

    Fotografia: Danny Cohen

    Montaggio: Valerio Bonelli

    Effetti Speciali: Neil Toddy Todd (supervisore effetti speciali); Adam Gascoyne (supervisore effetti visivi)

    Casting: Kathleen Chopin, Leo Davis e Lissy Holm

    Scheda film aggiornata al: 02 Novembre 2015

    Sinossi:

    E' la vera storia della ascesa e della caduta di uno dei più celebri e controversi uomini della storia: Lance Armstrong, campione di fama mondiale del Tour de France. Il mondo ha bisogno di eroi e Lance Armstrong è stato uno dei massimi eroi sportivi. Dopo una lunga ed estenuante battaglia contro il cancro, nel 1999 Lance tornò alla sua carriera ciclistica più determinato che mai a vincere il Tour de France. Con l'aiuto del famigerato medico italiano Michele Ferrari e del capo squadra Johan Bruyneel, sviluppò il programma di doping più sofisticato della storia di questo sport. Questo programma permise a Lance e ai suoi compagni di squadra americani di dominare il mondo del ciclismo, vincendo, senza precedenti, il Tour de France per ben sette volte.
    Tuttavia, non tutti credettero alla “favola”. Il giornalista del "Sunday Times" David Walsh, che in un primo momento fu affascinato dal carisma e dal talento di Lance, cominciò presto a chiedersi se “il più grande atleta del mondo” fosse “pulito”. Walsh cercò di scoprire la verità e intraprese una guerra con Armstrong che mise a rischio la sua carriera giornalistica, mettendogli contro l’intera comunità ciclistica. La battaglia costò al "Sunday Times", la sua testata, centinaia di migliaia di dollari in spese legali. L'infaticabile Walsh finalmente riuscì a scoprire la verità e sebbene allora poche persone erano pronte a farsi avanti per parlare rivelò al mondo uno dei più grandi inganni dei nostri tempi.

    IN DETTAGLIO:

    E’ il 1993 e il ventunenne Lance Armstrong (Ben Foster) fa il suo debutto nel Tour De France. Il giornalista del "Sunday Times", David Walsh (Chris O'Dowd) intervista il giovane Lance durante una partita a biliardino. Lance è un ragazzo determinato, enormemente sicuro di sé ed estremamente competitivo. In seguito David, parlando con i suoi colleghi giornalisti, racconterà di quanto Lance fosse presuntuoso. All’inizio della gara in Belgio, Johan Bruyneel (Denis Menochet) dice al giovane parvenu Lance che non potrà mai vincere se i suoi avversari hanno più globuli rossi nel sangue, più ossigeno – cioè sono dopati. E la gara va a finire esattamente come previsto da Bruyneel. Nel frattempo in una sala conferenze, il dottor Michele Ferrari (Guillaume Canet) si documenta sulla sperimentazione del farmaco EPO (eritropoietina). Durante la gara, Lance osserva disperatamente tre membri di un’altra squadra separarsi dal gruppo e arrivare ai primi tre posti. Alla conferenza Ferrari chiede informazioni sulla possibilità di usare l’EPO nello sport, ma gli viene detto che non sarebbe etico. Ferrari scrolla le spalle e alla conferenza stampa della gara, Ferrari siede al tavolo con i vincitori come membro della squadra. Interrogato sui problemi riguardanti l'uso dell’EPO, respinge ancora una volta ogni dubbio in merito. Lance cerca di convincere il compagno di squadra Frankie Andreu (Edward Hogg) ad usare l’EPO per avere più chance di vittoria. Lance si avvicina a Ferrari e gli dice che vuole aderire al suo "programma", ma il medico ritiene che non abbia il fisico giusto per essere un buon scalatore. Lance compra l’EPO per la sua squadra in una farmacia in Svizzera. Un anno dopo partecipa nuovamente alla classica di un giorno in Belgio e vince la gara staccando il gruppo con ampio margine. Dopo i festeggiamenti, Lance inizia a tossire sangue. La diagnosi del medico è cancro ai testicoli, al terzo e ultimo stadio. Lance inizia subito i trattamenti sottoponendosi ad estenuanti interventi di chirurgia e sedute chemioterapiche. E’ talmente affaticato che, sforzandosi di percorrere il corridoio dell’ospedale, collassa su una sedia a rotelle. Frankie e sua moglie Betsy (Elaine Cassidy) fanno visita a Lance durante la sua permanenza in ospedale e su sua richiesta assistono alla visita di controllo del medico. Pur lentamente Lance recupera le forze e si reca in Italia a Ferrara dal dottor Ferrari. A causa della malattia ha perduto peso e grazie alla sua determinazione a vincere, convince Ferrari a prenderlo nel programma. Ferrari sottopone Lance a numerosi test, analisi ed allenamenti che gli permettono di superare i limiti fisici facendogli raggiungere il massimo della forma attraverso l’uso di sostanze
    dopanti. La sua carriera fa un balzo in avanti. In quel periodo, scoppia il cosiddetto “Scandalo Festina”: il massaggiatore di una squadra viene trovato in possesso di farmaci utilizzati per migliorare le prestazioni fisiche. Questo scatena una serie di controlli mirati da parte della Polizia e conduce alla scoperta che l’uso di droghe è estremamente diffuso nell’ambiente. Ferrari e Armstrong ridono del fatto che gli altri sono stati scoperti. Lance porta nel team della US Postal, l’unica squadra che dopo la sua malattia lo aveva preso, Bruyneel in qualità di direttore sportivo. Bruyneel è determinato a scendere in pista per vincere, e Lance dopo il suo cancro, non ha di certo nessuna intenzione di rischiare di perdere di nuovo. Lance, Bruyneel e Ferrari organizzano un rigoroso programma di allenamento per i corridori del team. Lance ingaggia nuovamente l'agente Bill Stapleton (Lee Pace), il quale ne aveva individuato il potenziale commerciale prima della malattia e che ora vede nella storia di Lance margini infinitamente superiori, soprattutto quando Lance annuncia di voler costituire una organizzazione
    benefica per la lotta contro il cancro. E' il 1999. David nei suoi articoli si chiede se quello sarà l’anno di rinascita per il Tour dopo lo scandalo del doping della precedente edizione. Si dice che Armstrong sia risorto dal mondo dei morti e David, che è stato uno dei suoi primi sostenitori, ritiene che Lance abbia davvero l’opportunità di vincere la tappa di apertura. E così accade con l’esaltazione di tutti. David commenta poi la tappa di montagna seguente. Con indosso la maglia gialla del vincitore, Lance inizia ad approcciare la salita Galibier; si stacca dal gruppo con grande energia lasciando gli altri di gran lunga indietro. C'è entusiasmo in sala stampa. David solo tace. Lance raggiunge il traguardo a Sestriere con molto vantaggio sul gruppo. In precedenza, il suo miglior risultato nella tappa era stato il 39° posto. David ricorda ai colleghi giornalisti lo scandalo doping dell’anno precedente e fa notare come la velocità sia aumentata quell’anno ma non gli prestano ascolto ribattendo che non sarebbe possibile nascondere l’uso di farmaci. David fa inoltre notare che Lance ha corso così velocemente sulla montagna ripida da dover usare i freni. Parla con un giovane corridore che per il suo fisico dovrebbe essere più veloce di Lance e che condivide i suoi sospetti. Lance affianca durante un tappa il giovane ciclista e lo intima di tacere. Assumere l’EPO è diventata una pratica abituale per Lance. Il farmaco viene consegnato ai ciclisti che lo assumono in modo sistematico. Lance considera la cosa talmente ovvia da chiedere addirittura
    alla sua massaggiatrice, Emma O'Reilly (Laura Donnelly), di disfarsi degli aghi. I telecronisti asseriscono con certezza che i corridori sono puliti. Lance chiede ad Emma di nascondere il segno dell’iniezione sul braccio. Quando i cosiddetti 'vampiri' della unità medica della UCI (Unione ciclistica Internazionale), preposti ad eseguire i test anti doping, vengono a controllare Lance, sono costretti ad attendere e, in quell’intervallo di tempo, a Lance viene fatta una flebo per diluire la presenza di sostanze nel sangue. Emma sta massaggiando Lance, quando viene informato che uno dei suoi test è risultato positivo al testosterone. Si procura una prescrizione pre‐datata per una crema per una curare la piaga da sellino, poi scherza sul fatto che Emma conosce cose sufficienti ad affossarlo. Promuovendo la sua organizzazione benefica per la lotta contro il cancro, Livestrong, Lance ricorda i momenti in ospedale, omettendo nel racconto particolari che mettono a nudo le fragilità, in un’escalation di menzogne. L'anno successivo, Lance vince di nuovo il Tour. Alla presentazione della sua autobiografia It’s Not About the Bike, sembra a disagio nel trovarsi in mezzo ai sopravvissuti al cancro. Il dottor Ferrari viene perquisito dalla polizia e accusato di associazione a delinquere. Questa notizia rafforza la tesi di David: Lance non può essere perché il ciclista ha incontrato Ferrari prima del suo ritorno in pista, anche se del medico non viene fatta menzione nel libro di Lance. A David viene concessa un'intervista con Lance, ma il giornale ancora una volta non pubblica il pezzo per mancanza di prove concrete. La stella emergente del cilcismo Floyd Landis (Jesse Plemons) firma con la squadra US Postal, il suo compito sarà quello di proteggere Lance. Floyd viene da una comunità mennonita ed è molto determinato a diventare un ciclista anche contro la volontà della sua famiglia. Lance fa entrare Floyd nel programma e nel 2002 la squadra è potente come mai. Lance trionfa ancora una volta. Nel frattempo i test sono terminati così Lance e la squadra devono fare trasfusioni di sangue per evitare il rilevamento delle sostanze dopanti. Nel Tour del 2003 Lance ottiene la sua quinta vittoria. Si incontra di nascosto con Ferrari, poiché al medico, dichiarato colpevole, è stato proibito di prestare la sua consulenza in ambito sportivo. Il ciclista Filippo Simeoni ha testimoniato contro di lui; Lance gli si avvicina durante la tappa successiva e minaccia palesemente di distruggerlo. La squadra è ormai abituata al doping: il loro autobus procede su una strada dei Pirenei per poterli prelevare e somministrare la terapia endovenosa. Solo Floyd inizia a sentirsi sempre più a disagio. La UCI convoca Lance per discutere di un suo test sull’EPO. Il test è risultato borderline ma non definitivo. Sebbene Stapleton e Lance non siano ovviamente felici della notizia, Lance appare calmo e dice loro di fare ciò che ritengono più giusto per il bene dello sport. In conferenza stampa Lance è pronto a rispondere alle inevitabili domande sul doping. Con occhi di
    ghiaccio e sulla difensiva, ribadisce il suo mantra “che non è mai risultato positivo ai farmaci che aumentano le prestazioni”. David lo provoca chiedendogli del suo rapporto con un medico così pesantemente coinvolto nel doping. Lance respinge le allusioni di Walsh e sottolinea che la loro relazione è unicamente legata alla comune passione per il ciclismo. Floyd osserva la scena dal fondo della sala. Più tardi parla con Bruyneel dei farmaci sottolineando come Lance risulti sempre intoccabile grazie alla sua battaglia contro il cancro. Imperturbabile,
    Bruyneel dice a Floyd che se la cosa non gli sta bene, può sempre andarsene. David raccoglie prove contro Lance e riferisce il tutto al suo editore. Anche Emma lo contatta e gli fornisce tutte le prove incriminanti che ha per supportare la tesi di David; lo stesso fa il ciclista Stephen Swart. David ha ormai raccolto prove sufficienti e il suo editore accetta finalmente di pubblicare il pezzo, con il titolo 'LA CONFIDENTIAL'. David viene invitato in Texas da Bob Hamman (Dustin Hoffman), assicuratore del team US Postal; dopo l’articolo ha dubbi sul fatto che Lance abbia diritto al bonus di 5 miloni di dollari che gli spetterebbero per le sua vittorie. Se Lance ha barato nelle corse, allora è probabile che bari anche con lui. Lance è furioso per l’articolo di David. Si arrabbia con Emma, che presume abbia fatto la soffiata a David, la definisce una 'puttana alcolizzata', e dà a Stapleton una serie di ordini ‐ minacciare Emma, dire a Frankie di mettere la museruola a sua moglie, boicottare Walsh, scoprire chi lo ha aiutato nell’inchiesta e farlo fuori, offrire all’editore americano di David i diritti sul nuovo libro di Lance in modo da creare un conflitto di interessi. Lance non ha nessuna intenzione di farsi distruggere. Lance fa causa per diffamazione al "Sunday Times", e a sua volta, Bob Hamman fa causa a Lance. Stapleton minaccia Frankie, e Lance gli fa terra bruciata intorno diffamandolo con i potenziali datori di lavoro. Durante il Tour Bruyneel mette in guardia i colleghi di David. Il "Sunday Times" perde la causa ed è costretto a pagare £ 300.000 per danni. Anche Hamman perde la causa con Lance ed è costretto a pagare il bonus di $ 5.000.000, ma dice a Stapleton che sa che Lance ha mentito sotto giuramento. Stapleton risponde che Lance si sta per ritirare e quindi nulla può toccarlo. Alla conferenza stampa di apertura del suo ultimo tour nel 2005, Lance affronta David per fargli notare che “accuse straordinarie richiedono prove straordinarie”. L’inchiesta sul doping di David sta allontanando l'attenzione sulla lotta contro il cancro da lui promossa. I colleghi giornalisti di David gli comunicano che non possono più viaggiare insieme durante il tour perché l’ostilità dell’ambiente verso David si riflette anche su di loro. David non potrà più seguire il Tour. Lance vince il suo settimo Tour consecutivo. Il Tour seguente viene vinto da Floyd, ma trovato positivo al testosterone, gli viene tolto il titolo. Floyd torna alla sua comunità mennonita. Intanto Lance sfrutta la sua notorietà facendo spot pubblicitari. Lance decide dopo quattro anni, di tornare nuovamente a gareggiare. Bruyneel tenta di dissuaderlo, ma Lance asserisce di voler tornare a gareggiare per supportare la lotta contro il cancro. Floyd, che dopo lo scandalo non è molto ben visto nell’ambiente, chiama Lance implorandolo di riprenderlo in squadra, ma Lance rifiuta dicendogli che oramai è stato “beccato”. Il Tour non va bene per Lance. Non riesce a tenere il passo con la nuova stella della squadra, Alberto Contador, che vince lasciandolo al terzo posto. Contador poi lo umilia ulteriormente dicendo alla stampa che quel terzo posto è “una concessione” che ha fatto a Lance. Floyd, sentendo oramai di non aver alcune possibilità di tornare a gareggiare, decide di entrare a far parte della US Anti‐Doping Agency diretta da Travis Tygart. Rivela tutti i segreti di Lance che finalmente viene riconosciuto come il leader della cultura del doping. Lance viene bandito a vita dallo sport. E’ oramai un uomo finito. In una intervista con Oprah Winfrey, Lance appare tetro in volto, è distrutto. Ammette di essersi dopato in ogni tour che ha vinto. Vediamo la bicicletta di Lance fissare le acque profonde del Dead Man’s Hole (la buca del morto). Lance dice ad Oprah che si trattava di una storia fantastica, epica, perfetta, ma non era vera. Si tuffa nell’acqua e poi in sella alla sua bici si dirige verso casa, da solo, su una strada vuota.

    SHORT SYNOPSIS:

    An Irish sports journalist becomes convinced that Lance Armstrong's performances during the Tour de France victories are fueled by banned substances. With this conviction, he starts hunting for evidence that will expose Armstrong.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    STEPHEN FREARS SI CIMENTA NELLA CINE-CRONACA DI UNA DELLE TANTE PARABOLE DELLA VERGOGNA IN SENO AD UN CAPITOLO EPOCALE DI SPORT: IL CICLISMO MACCHIATO DALLO SCANDALO DOPING ALL'ALTEZZA DEL CAMPIONE LANCE ARMSTRONG, QUI MAGNIFICAMENTE POSTO SOTTO I RIFLETTORI DA BEN FOSTER. UNA VERA E PROPRIA 'CULTURA', UN SISTEMICO MODO DI ESSERE PER INDOSSARE, AD OGNI COSTO, IL SOLARE COLORE DELLA VITTORIA

    La storia è arcinota - la lunghissima e dettagliata sinossi nella scheda film ne dà più che esauriente rendicontazione. E sembrerebbe non lasciare adito né a malintesi né a fraintendimenti di sorta. Una clamorosa storia di doping nel mondo del ciclismo con il Tour de France al centro del mirino (le altre gare restano sullo sfondo) tra le tante. Perché sappiamo bene tutti che quelle 'epocali fasi di doping' non hanno certo rappresentato un unicum, così come documenta il film stesso, pur mantenendo fermo l'obiettivo, per scelta, sulla star

    in questione: quel Lance Armstrong dalla personalità a dir poco complessa, non troppo dissimile da chi è affetto da bipolarità. Personalità che non poteva trovare miglior illuminazione per l'infinita gamma di quei congeniti chiaroscuri lampeggianti dal personaggio se non nel cangiantismo introspettivo che è riuscito ad infondergli l'attore Ben Foster. Si direbbe una vicenda dai risvolti machiavellici che vede un grande campione cambiar veste, prestanza, colore e umore come un bruco in stagione di muta. Un'ossessione alla radice del tutto. Vincere ad ogni costo. Già vittorioso in America, l'orgoglio degli States, quando approda al Tour de France le cose cambiano, sia sul piano professionale che su quello privato. La malattia, un cancro in stato avanzato ad un testicolo con metastasi al cervello, arresta la sua scalata, ma, incredibile a dirsi, solo temporaneamente. Frears ne traccia le coordinate per rigor di cronaca, accenna ai dettagli del dramma ma stoppa con

    dissolvenza in bianco su quel che non serve al taglio del racconto. Un racconto per il quale vuole colori simbolo, fin dai titoli di testa, mantenendoli in quelli di coda - il giallo della maglia destinata a chi vince il Tour de France e il nero dei caratteri di stampa legati alle cronache sportive - nonché strada facendo per presentare i personaggi man mano che compaiono sulla scena. Un tocco di eleganza che va ad affiancarsi al tipico humour inglese che Frears non manca di aspergere qua e là, sia pure con estrema parsimonia, anche in The Program - vedi ad esempio la sequenza in cui si discute sull'attore ideale a rappresentare Lance Armstrong disquisendo tra Matt Damon e Jake Gyllenhaal - paradossalmente, per certi versi, una delle pellicole più statiche che abbia mai realizzato. E questo a dispetto degli scorci delle frenetiche corse, imposti dal soggetto.

    Per il suo

    The Program Frears sembra più interessato all'anamnesi del fenomeno del doping in seno al ciclismo di alto rango cui appartiene il Tour de France e anche lo humour è centellinato per non oltraggiare l'operazione chirurgica che qui si adopera sul protagonista, legato a maglia stretta a quel 'campo minato', nella realtà, così come nella finzione. Finzione ultra scomoda. Tanto scomoda da far saltare su tutte le furie il vero Dr. Michele Ferrari (nel film interpretato dall'attore francese Guillaume Canet), all'epoca medico sportivo che prese sotto l'ala protettiva Armstrong, arrivando a farlo, non solo decollare, ma letteralmente volare, sulle due ruote. A quanto pare, i suoi avvocati non sembrano esser riusciti nell'intento di bloccare la distribuzione del film nelle sale cinematografiche, come era nelle intenzioni, e se imponessero un blocco di programmazione sarebbe ormai troppo tardi e forse persino controproducente. Ci si chiede, d'altra parte: a che scopo poi? Se lo

    stesso Armstrong ha ammesso in seno al talk show di Oprah Winfrey che le sue sette vittorie al Tour de France, che il suo calibro di campione, sono stati da sempre legati a maglia stretta al doping?
    Dal canto suo Frears riesce a dare un'idea piuttosto precisa di come andassero le cose allora. Le dinamiche di squadra, i protagonisti del cosiddetto 'programma' del titolo, della facilità con cui andando in una farmacia in Svizzera, ci si potesse procurare la famosa sostanza dopante, e per di più, senza limite di quantità. Della 'cultura' del doping e delle contrastanti opinioni al riguardo: un fatto accettabile, normale o amorale e disonesto? Frears tiene al rigor di cronaca snocciolando per l'intera pellicola, come le molliche di pane dispensate sul sentiero nella favola di Pollicino, inserti documentaristici in bianco e nero, spine nel fianco di una messa al bando sul palcoscenico di una memoria dei fatti

    tutta a colori. Una memoria a cui, con il protagonista e tutti i gregari che gli hanno retto mano sullo stesso percorso, legati allo stesso carro trainante un temerario e pericoloso 'gioco di squadra', va ad intrecciarsi il ruolo della stampa, in particolare dell'amico giornalista del "Sunday Times" David Walsh (Chris O'Dowd) - oltre alle conferenze a grappolo che punteggiano il film - che diventerà la sua nemesi personale dal dire al fare, in un'approssimazione narrativa, come dire, un pò affrettata. La stessa fretta con cui compare e scompare il personaggio Bob Hamman del povero Dustin Hoffman, immolato in sacrificio sul palo di un cameo a dir poco striminzito e insignificante, francamente non si sa bene per quale ragione.

    Ad ogni modo, l'obiettivo in The Program, è puntato in un'unica direzione: sull'immagine di copertina, quella mediatica del vincente, del campione inarrestabile e inattaccabile, in rotta di collisione con la dimensione

    reale della persona, entrambe in corsa sulla ruota della fortuna, del successo, in ambito sportivo ciclistico. Un ambito in cui la fiaccola della prestazione ha un immenso, complicato dietro le quinte, fatto dei molti risvolti che per la verità già sapevamo ancor prima di rileggere sul grande schermo una vicenda come quella di Lance Armstrong. Una delle tante facce di questo dietro le quinte si mostra ad esempio quando Lance/Foster indossa i panni del leader di discorsi pubblici, di testimonial pubblicitari di vario genere - tutto il business che normalmente sta dietro lo sport, del genere che lega da anni e anni ad esempio Del Piero al tormentone dell'uccellino e dell'acqua Uliveto - e quando, ad un certo punto, fuori dalla vista del pubblico, ammette "dici alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire", sottintende chiaramente, anche se nella realtà le cose stanno diversamente. Ma Frears, com'è noto,

    sa essere sottile, e lascia un piccolo spazio anche a quel margine di sospensione che non smacchia ma diluisce il fango gettato sul complesso personaggio di Lance Armstrong. Quel margine non incastonabile esattamente come le altre tessere, tra mezze verità, bugie, trionfi autentici e fittizi: benefattore per convenienza in un ritorno di immagine amplificato a tutto vantaggio di più facile copertura dell'illecito consumo di sostanze dopanti? E' quel margine che lo vede lasciare gli impegni in agenda, per sostare un'intera giornata al capezzale di un bambino con la stessa malattia che lui era riuscito a sconfiggere, per poi tornare ad allenarsi e a correre. Perché Lance Armstrong, dall'alto delle sue menzogne, ha d'altra parte veramente rappresentato un faro di speranza esemplare, come attesta anche la dichiarazione della donna che gli chiede l'autografo sul suo libro appena fresco di stampa. Ed è allora che il confine tra le due opposte

    sponde, pietosa condivisione e cinismo calcolatore, diventa come una cartina tornasole. Il caso ha voluto che si trattasse di sport, perché, come osservato dal produttore Tim Bevan, "Il personaggio Lance Armstrong e l'intera cultura del doping erano argomenti interessanti. E’ una storia sulla moralità ed è molto attuale". Ma provate ad immaginare di spostare l'osservatorio su altro fronte e vi accorgerete che The Program può esser letto come una grande metafora: "Il film funziona perché la discutibilità morale è oggigiorno un fenomeno attuale e si può applicare anche ad altri settori, come quello politico o quello del giornalismo scandalistico".

    E allora, quel respiro affannoso in salita che apre e chiude il The Program di Stephen Frears, ci piace leggerlo come l'aspirazione all'unico sogno legittimo, onesto, moralmente corretto che dovrebbe regnare incontrastato: raggiungere un obiettivo nella vita 'deve' costare, sofferenza e sacrificio. Quando la strada è sempre in discesa qualcosa

    non quadra: o non è reale o è rivista e corretta con mezzi altri. Ma a vincere in questo modo che gusto c'è? Alla lunga non appaga più neppure chi sale sull'agognato podio.

    Perle di sceneggiatura

    Voce fuori campo: "... E vinci se hai il cuore, non il fisico, vinci se hai il cuore, l'anima e il coraggio..."

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano VIDEA e Samanta Dalla Longa (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di THE PROGRAM

    Links:

    • Stephen Frears (Regista)

    • Dustin Hoffman

    • Ben Foster

    • Lee Pace

    • Guillaume Canet

    • Denis Ménochet

    • Jesse Plemons

    • The Program (BLU-RAY + DVD)

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    The Program - trailer 2

    The Program - trailer

    The Program - trailer (versione originale)

    The Program - clip 1

    The Program - clip 2

    The Program - clip 3

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