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    SUFFRAGETTE: NELL'EPOCALE LOTTA PER I DIRITTI DELLE DONNE LA LEADER DEL MOVIMENTO DELLE SUFFRAGETTE MERYL STREEP E CAREY MULLIGAN MOGLIE E MADRE CORAGGIOSA

    In occasione della Festa della Donna e dell’anniversario dei 70 anni del primo voto delle donne in Italia, il 10 marzo 1946 - Dal 33° Torino Film Festival (20-28 novembre 2015) - Dal Telluride Film Festival 2015 - Dal BFI London Film Festival 2015 - Dal 3 MARZO - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by JUSTIN CHANG (www.variety.com)

    "'Suffragette' è un film necessario e avvincente - fatto da donne britanniche, che parla di donne britanniche che hanno cambiato il corso della storia ed è, molto semplicemente, un film che tutti devono vedere"
    La direttrice del BFI London Film Festival Clare Stewart

    "'Suffragette' è un film di lotta, un film di rabbia, ma soprattutto un film di passione. Le donne del nostro film sono donne inglesi, londinesi, perciò riteniamo appropriato presentare il nostro film al BFI London Film Festival. Le Suffragette si sarebbero sentite davvero a casa qui, circondate dall'energia, dalla determinazione, dal duro lavoro e dall'ispirazione che caratterizzano sia il Festival che i film che vengono proiettati qui".
    Le produttrici Faye Ward e Alison Owen

    "Il termine 'suffragetta' è stato coniato in senso derisorio dalla stampa britannica per indicare le attiviste del movimento a favore del suffragio elettorale alle donne. A quel punto fu il movimento stesso ad appropriarsi del termine. Le Suffragette interrompevano le comunicazioni tagliando i fili del telegrafo, facendo saltare in aria le cassette della posta e attaccando in varie forme diverse proprietà, finivano in prigione e ingaggiavano scioperi della fame per attirare l'attenzione sulla loro lotta per l'eguaglianza contro uno stato sempre più brutale. Ero esterrefatta che una storia così straordinaria e potente non fosse mai stata raccontata in un film. Eravamo un team di film maker donne e ci siamo subito sentite attratte dal materiale... Eravamo interessante a raccontare la storia di una donna comune che nel 1912 lavorava. Abbiamo svolto delle ricerche approfondite, studiando attentamente diari e memoriali inediti, registri della polizia e testi accademici. Poi abbiamo creato il personaggio composito e fittizio di Maud, che partecipa ad eventi realmente accaduti quando il suo percorso si intreccia con quello di figure storiche chiave, come Emmeline Pankhurst, Emily Wilding Davison e David Lloyd George... Eravamo incantate dallo spirito pionieristico di queste donne rispetto alla loro epoca. Infrangevano ogni tabù e convenzione della società di quel tempo. Ci siamo rese conto che l'opinione pubblica è ben poco consapevole di quanto hanno fatto. Per qualche motivo è stato sepolto. A me non l'hanno insegnato a scuola e non sembra esserci una grande coscienza degli estremi a cui si spinsero le Suffragette: le bombe e gli attacchi alle proprietà immobiliari o la brutalità della reazione della polizia verso le donne, sotto forma di pestaggi o di alimentazione forzata. La sensazione era di una storia mai raccontata".
    Sarah Gavron

    "Non volevo assolutamente scrivere un biopic su un personaggio pubblico. Ma ho pensato: come si fa ad esplorare il movimento delle 'Suffragette' senza mettere al centro di esso Emmeline, Christabel e Sylvia Pankhurst? Poi ho deciso che un'impostazione più interessante sarebbe stata considerare il movimento attraverso gli occhi di una donna comune e non celebre ed esplorare come l'ingiustizia può radicalizzare le persone, come degli individui possano sentirsi attratti dal fondamentalismo ed essere disposti a sacrificare ogni cosa per perseguire un ideale... Penso che per molto tempo il termine femminismo sia diventato una parolaccia e un fenomeno per niente cool e questo non sarebbe dovuto succedere. Sento che questo film è davvero un invito ad abbracciare il nostro femminismo interiore, la nostra suffragetta interiore e a spingerla in prima linea. Per tutte le donne coinvolte nella realizzazione, ha significato riconnettersi al lungo lignaggio femminile delle
    nostre famiglie... Mi ha fatto capire il grado di autonomia e di potere che possiede la mia generazione di donne e che forse, per tanti aspetti, è la prima generazione che arriva a possederlo. Ma sono anche consapevole del fatto che discriminazione e sessismo esistono ancora, in modo meno evidente nel mondo occidentale, ma sono ancora presenti. E di sicuro lo sono in altre parti del mondo, come in Nigeria, in Pakistan e nel Medio Oriente. Nel Regno Unito, sappiamo anche che c'è bisogno che un numero maggiore di donne si occupi di politica e vada a votare. Anche questa riflessione è diventata molto pertinente mentre scrivevo il film
    ".
    La sceneggiatrice Abi Morgan

    (Suffragette; REGNO UNITO 2015; Dramma storico; 106'; Produz.: Ruby Films/Pathé/Film4; Distribuz.: BIM)

    Locandina italiana Suffragette

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    Trailer

    Titolo in italiano: Suffragette

    Titolo in lingua originale: Suffragette

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Sarah Gavron

    Sceneggiatura: Abi Morgan

    Cast: Carey Mulligan (Maud)
    Meryl Streep (Emmeline Pankhurst)
    Ben Whishaw (Sonny)
    Helena Bonham Carter (Edith New)
    Brendan Gleeson (Steed)
    Romola Garai (Alice)
    Anne-Marie Duff (Violet Cambridge)
    Samuel West (Benedict)
    Natalie Press (Emily Davison)

    Musica: Alexandre Desplat

    Costumi: Jane Petrie

    Scenografia: Alice Normington

    Fotografia: Eduard Grau

    Montaggio: Barney Pilling

    Casting: Fiona Weir

    Scheda film aggiornata al: 27 Aprile 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Ispirato ad episodi realmente accaduti il film Suffragette vede protagoniste le celebri femministe denominate per l'appunto suffragette: dalla leader del movimento Emmeline Pankhurst (Meryl Streep) a Maud (Carey Mulligan), moglie e madre che decide di lottare per la propria dignità, tanto in casa quanto nel posto di lavoro. Resasi conto di non esser sola, Maud si tramuterà in attivista, affiancando così tante altre donne coraggiose, le suffragette, che misero in pericolo la propria vita per garantire il riconoscimento e il rispetto nei confronti dei loro diritti.

    IN DETTAGLIO:

    MAUD (Carey Mulligan) è una giovane donna dell'East End londinese che lavora da quando aveva sette anni in una lavanderia umida, insana e pericolosa, dove ogni giorno rischia di ferirsi e ammalarsi. Benché sotto la
    costante minaccia di subire gli abusi del suo capo TAYLOR (Geoff Bell), Maud conquista una certa sicurezza sposando un collega della lavanderia, SONNY (Ben Whishaw). La vita è molto dura, ma i due giovani riescono a tirare avanti e Maud stravede per il loro figlioletto GEORGE (Adam Michael Dodd). Un giorno, mentre si sta recando a fare una consegna, Maud si ritrova nel bel mezzo di una manifestazione violenta nel centro di Londra. Le Suffragette stanno spaccando le vetrine dei grandi magazzini nel corso della loro prima protesta militante, esasperate dal costante diniego della loro decennale rivendicazione del diritto di voto alle donne da parte di tutti i governi che si sono via via succeduti. Scossa, ma anche sommessamente stimolata dalla protesta, Maud rimane attonita nel vedere una collega della lavanderia, VIOLET (Anne-Marie Duff) nella folla delle militanti. Percependo il suo interesse, Violet, una schietta paladina della parità dei sessi, cerca di persuadere un'inizialmente reticente Maud ad unirsi alla lotta e a diventare un'attivista del movimento delle Suffragette. Benché spaventata dai rischi che questo comporta, Maud inizia pian piano a rendersi conto che senza il voto le speranze per un futuro migliore sono molto scarse. Si sente ulteriormente attratta dalla battaglia in corso quando le viene presentata la motivatissima EDITH (Helena Bonham Carter), una farmacista locale che insieme al marito gestisce una base segreta delle Suffragette nel retrobottega del loro negozio. Ma è solo quando l'attivista dell'alta borghesia ALICE (Romola Garai) invita le donne della lavanderia in Parlamento a rendere testimonianza delle loro condizioni di lavoro che Maud comincia ad abbracciare la causa delle Suffragette. Violet avrebbe dovuto fare un intervento, ma essendo stata brutalmente picchiata dal marito non potrà parlare e Maud prenderà il suo posto facendo a DAVID LLOYD GEORGE (Adrian Schiller) un sincero e penetrante resoconto della sua vita lavorativa. Lloyd George è visibilmente toccato e promette di prendere in considerazione la sua testimonianza nell'imminente dibattito parlamentare sulla concessione del diritto di voto alle donne. Per Maud, è un momento entusiasmante: per la prima volta in vita sua, sente di essere stata ascoltata. Per questo motivo rimane attonita quando alcuni mesi dopo una calca di ottimiste Suffragette in attesa davanti alla Camera dei Comuni si sente annunciare che l'emendamento della legge che avrebbe dovuto concedere il suffragio alle donne non è stato approvato. Mentre dalla folla si leva il clamore della protesta, la polizia parte alla carica, picchiando violentemente e arrestando molte donne, tra cui Maud, in una scioccante aggressione non provocata. Detenuta in carcere per una settimana, Maud è traumatizzata dall'esperienza. Le Suffragette che incontra in prigione, tra cui EMILY WILDING DAVISON (Natalie Press), mostrano un livello di coinvolgimento nella causa che la spaventa. Ma quando torna in libertà, Maud trova Sonny impassibile per quanto lei è accaduto. È furente perché ha dovuto accudire da solo il loro figlioletto e si vergogna pubblicamente per l'arresto di Maud. Le dice a chiare lettere che se la cosa dovesse ripetersi, è pronto a lasciarla. Turbata, Maud cerca di prendere le distanze dal movimento, ma sente che ora che ha trovato la sua voce è troppo difficile accettare lo status quo. Si unisce a Violet ed Edith per recarsi a un discorso clandestino reso davanti a un raduno di donne dalla leader carismatica del movimento delle Suffragette EMMELINE PANKHURST (Meryl Streep), costretta dalla polizia a darsi alla latitanza. La signora Pankhurst dice alla folla che le donne sono state ignorate troppo a lungo ed è giunto il momento dell'azione militante. Maud è ispirata dalle parole della donna, ma la polizia fa irruzione e mentre Mrs. Pankhurst riesce a fuggire, Maud viene di nuovo portata via dalla polizia. Furibondo per il continuo attivismo di Maud, Sonny sbatte la moglie fuori di casa e, esercitando un suo pieno diritto, le vieta di vedere il figlio. Demoralizzata, la giovane donna è costretta a rifugiarsi in una pensione da due soldi, con il sostegno economico delle altre Suffragette. Durante tutto il suo risveglio politico, Maud è stata attentamente studiata dall'ISPETTORE STEED (Brendan Gleeson), il funzionario della Polizia Metropolitana incaricato dell'operazione segreta di sorveglianza. Il Governo prende molto seriamente la minaccia militante delle Suffragette tant'è che la prima volta che lo Stato ricorre a fotografie scattate di nascosto per ottenere delle sentenze di condanna penale è proprio durante la campagna contro il movimento. Steed ritiene che riuscirà a trasformare in un informatore Maud, che ora considera isolata e vulnerabile. Quando Steed trasmette alla stampa le fotografie di Suffragette militanti, tra le quali una di Maud, Taylor licenzia immediatamente la giovane donna dalla lavanderia. In un accesso d'ira per l'ingiustizia subita, Maud scaglia il ferro da stiro bollente contro la mano di Taylor e si rassegna a una denuncia penale. Ora che è senza dimora, senza lavoro e in attesa di giudizio, Steed la avvicina, convinto che crollerà e collaborerà con lui. Le annuncia che non sporgerà denuncia se in cambio Maud lo aiuterà ad infiltrarsi nel movimento e lo informerà delle attività della cellula a cui appartiene. Maud ha un breve momento di tentennamento, ma un crescente senso di missione le dà la forza di respingere le offerte di Steed. Si unisce ad Edith e Violet nel pianificare una serie di attacchi alle linee di comunicazione, tagliando i fili del telegrafo, piazzando bombe incendiarie nelle cassette della posta, atti che mirano tutti a sensibilizzare l'opinione pubblica. Ma la classe dirigente riesce a contenere la copertura stampa dei loro gesti eclatanti e il sostegno al movimento comincia a venir meno quando alcune Suffragette, compresa Violet che è di nuovo incinta, contestano gli eccessi dell'azione militante. Violet abbandona la cellula, troppo spaventata per le conseguenze. Maud invece non prova alcun rimorso, anzi il suo bisogno di cambiamento è reso ancora più urgente dalla sua impotenza di fronte alla decisione di Sonny di dare in adozione il loro figlio. Si schiera con Edith ed Emily nell'audace tentativo di far saltare in aria la casa di villeggiatura di Lloyd George. Ma ancora una volta l'Establishment riesce a minimizzare l'eco dell'evento sui
    mezzi di informazione e l'opinione pubblica è tenuta praticamente all'oscuro del loro gesto. Maud viene nuovamente arrestata e stavolta, come moltissime Suffragette prima di lei, inizia lo sciopero della fame. Dopo 5 giorni di digiuno, viene brutalmente costretta ad alimentarsi. Una prassi dalla quale rifugge persino Steed poiché sa che può essere fatale. Sa anche che se una delle Suffragette dovesse morire nelle mani dei secondini, il movimento avrebbe la sua martire e l'interesse dei media sarebbe incontrollabile. Ma Maud sopravvive con immutata passione e non appena viene rilasciata insieme a Emily ed Edith, le tre donne intraprendono il loro piano più audace per attirare l'attenzione pubblica sulle loro rivendicazione. Edith è troppo debole per via dell'alimentazione forzata, così Maud ed Emily si recano ad Epsom, sede del famoso ippodromo dove il cavallo del re gareggerà di fronte ai mezzi di informazione di tutto il mondo. Steed scopre il loro piano e le insegue fino ad Epsom, temendo un gesto sconsiderato da parte di Maud. Arriva troppo tardi per impedire il fatale tentativo di Emily di interrompere la corsa e bardare dei colori delle Suffragette il cavallo del re. Steed si rende conto che ora il movimento ha la sua martire e anche se potrà vincere altre battaglie, l'Establishment sta ormai perdendo la guerra dell'opinione pubblica. Maud si unisce ad Edith e Violet e alle altre Suffragette al funerale di Emily.
    L'atmosfera non è di dolore, ma di speranza: le esequie sono una notizia da prima pagina e il vento del cambiamento sta soffiando. Maud è stata privata di tutto quello che aveva – la famiglia, il lavoro, la casa – ma ha trovato una nuova famiglia, una sorellanza e, quel che più conta, ha trovato la sua voce.

    SYNOPSIS:

    The foot soldiers of the early feminist movement, women who were forced underground to pursue a dangerous game of cat and mouse with an increasingly brutal State.

    A drama that tracks the story of the foot soldiers of the early feminist movement, women who were forced underground to pursue a dangerous game of cat and mouse with an increasingly brutal State. These women were not primarily from the genteel educated classes, they were working women who had seen peaceful protest achieve nothing. Radicalized and turning to violence as the only route to change, they were willing to lose everything in their fight for equality - their jobs, their homes, their children and their lives. Maud was one such foot soldier. The story of her fight for dignity is as gripping and visceral as any thriller, it is also heart-breaking and inspirational.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    UN OMAGGIO A TUTTE LE DONNE CHE SI SONO 'IMMOLATE' PER LA SALVEZZA DEI DIRITTI DELLE GENERAZIONI FUTURE: LE NOSTRE. SE, LUNGI DALLA PERFEZIONE, MOLTE COSE SONO CAMBIATE DAI FRANGENTI DI VITA FEMMINILE ARCHIVIATI IN OLTRE UN SECOLO DI STORIA, LO DOBBIAMO A LORO. QUANTO ANCORA DEVE ESSER FATTO, DIPENDE DA NOI

    "Il nostro film non vuole essere il racconto di un'epoca che non ha più alcuna rilevanza per noi. Non è su un evento storico, è su un movimento generale e diffuso ed è un movimento che è ancora in corso". Carey Mulligan

    Quando vuoi mettere in luce il sacrificio di una donna sul lavoro cerca una lavanderia:

    Se il film Suffragette di Sarah Gavron (Brick Lane) apre sul dettaglio di una ruota che gira c'è un motivo ben preciso. E' il simbolo di una vita di duro lavoro, di sacrificio e... di luride insidie. E' la ruota su

    cui girava il calesse esistenziale di moltissime donne nella Londra di inizio Novecento, appuntato per la precisione, nell'anno 1912.

    Quando vuoi mettere in luce il sacrificio di una donna sul lavoro, cerca una lavanderia. Erano punite con un serrato e massacrante lavoro di lavanderia le ragazze madre di Magdalene di Peter Mullan, così come della Philomena di Stephen Frears. Per inciso, c'è da notare che a questo punto siamo già mezzo secolo più avanti e, per altri versi, le donne soffrono ancora atroci pene e umiliazioni. Curiosamente, destino e competenza hanno voluto che Barbara Herman-Skelding, già decoratrice sul set per l'appunto di Philomena, per la cui lavanderia di scena aveva costruito dei mastelli, sia stata chiamata in causa anche come decoratrice del set nel Suffragette della Gavron. E il risultato è eccellente. Le produttrici hanno trovato la cavernosa lavanderia dell'East End londinese a Harpenden, nell'Hertfordshire e ne hanno fatto il luogo

    cruciale del film: un ambiente oppressivo e ostile di stampo schiavista. Orari impossibili, paghe miserrime, e, soprattutto, inferiori a quelle degli uomini, condizioni igieniche e sanitarie off-limit - vedi morti precoci per malattie polmonari e similari complicazioni - un padrone aguzzino e porco, senza alcuna morale. Voce in capitolo zero. A sventolare come vessillo su quelle interminabili giornate in quell'inferno di lavanderia, a vapore come i treni, lo spauracchio della minaccia di licenziamento su due piedi. Situazione impossibile da sostenere non fosse per la miseria dilagante e figli a carico.

    Uno sguardo al femminile ma non solo: protagoniste simbolo di una lotta contro una legge che non merita rispetto perché non lo concede

    Quello in Suffragette, è un affresco simbolico, non un ritratto storico. La scenografia d'epoca, splendida e accurata, romantica e patinata finestra epocale di usi e costumi che dal punto di vista dell'estetica artistica esercita ancora oggi il fascino dell'antichità

    antiquaria a tutto tondo, ospita così ritratti iconici in rappresentanza di persone ed eventi che hanno fatto la Storia. La Storia civica della rivendicazione di diritti dovuti, e invece regolarmente negati, pagati poi un prezzo spesso decisamente troppo alto. Un prezzo che ha fatto di loro delle eroine ante-litteram, vestite di un coraggio e di una determinazione fuori dal comune, di una generosità incredibile verso le generazioni future che ancora oggi beneficiano del loro sacrificio. Donne 'immolate' per l'irrinunciabile causa di una giustizia e di un'uguaglianza che non usa un peso e due misure a seconda del sesso. La Maud di Carey Mulligan in Suffragette veste i panni della protagonista di spicco ma il corollario delle altre le fa un'eco che non si dimentica facilmente: Maud/Mulligan è una giovane donna che per l'appunto lavora ogni giorno tetre e interminabili ore in una lavanderia nel quartiere di Bethnal Green, sotto lo

    sguardo lascivo del proprietario Taylor (Geoff Bell). Sposata al collega di lavanderia Sonny (Ben Whishaw), è anche madre premurosa e innamorata del proprio figlioletto George (Adam Michael Dodd). L'autentico ritratto di una donna del suo tempo raccolto nel momento del doloroso risveglio della sua coscienza politica, celebrato nella splendida e scottante sequenza con la testimonianza in Parlamento sulle condizioni di lavoro delle donne in lavanderia. Il momento della consapevolezza per Maud e della decisione di abbracciare la causa delle Suffragette. La consapevolezza di quanto sia importante dare la possibilità ad una figlia femmina, che al momento non ha, una vita migliore della sua, in cui diventa prioritaria la possibilità di scegliere senza essere costrette, per legge, a far scegliere all'uomo, l'unica 'istituzione' all'epoca cui spetta(va) ogni tipo di decisione.

    Dietro e davanti a Maud, un corollario di donne elette a simbolo di una lotta politica internazionale

    Il corollario di donne che

    affianca la Maud di Carey Mulligan, vale la rosa che ha come petali vari tipi di scelta negati: la scelta del voto politico, la scelta di una professione, la scelta di un nome al proprio figlio, la scelta di acconsentire o rifiutare una qualsiasi cosa, la scelta di rivendicare il diritto di essere rispettata e non essere riempita di botte qualora di opinione contraria, la scelta di non essere abusata sul lavoro sotto il ricatto del licenziamento o di una paga inferiore. Completano il corollario simbolo di queste scelte e diritti, una manciata di donne valevole un esercito: la Edith di Helena Bonham Carter, una farmacista borghese, dottoressa mancata per decisione del padre, costretta a permettere al suo adorato, ma ben meno qualificato, marito, di dirigere la loro attività. E la loro farmacia, diventando il luogo di ritrovo del gruppo locale delle 'suffragette', è spesso anche teatro del loro arresto

    da parte della polizia al servizio di un governo che difende solo la propria supremazia. Alquanto rappresentativi anche i ritratti della Violet di Anne-Marie Duff, pure lavandaia e militante paladina della parità dei sessi, e della Emily Wilding di Natalie Press, il simbolo nel simbolo che farà la differenza, pagando il prezzo più alto. Scelte e diritti che oggi diamo per scontati, dimenticando, quando non preferiamo voltarci dall'altra parte, di quanto ancora oggi, e a volte non occorre neppure andare troppo lontano, persista, a più livelli, il linciaggio di una incivile società maschilista nei confronti delle donne.

    Non poteva che essere un'icona ad interpretare un'icona: il cameo di Meryl Streep vale una riflessione sui metodi di lotta delle Suffragette:

    E' importante sapere - ed è la stessa sceneggiatrice del film Abi Morgan (The Iron Lady, un profilo di Margaret Thatcher e The Invisible Woman, una storia d'amore con protagonista Charles Dickens) a

    tratteggiarne il ritratto - che il movimento delle cosiddette 'Suffragette' "In Gran Bretagna... non ebbe l'immagine perbenistica che ebbe negli Stati Uniti, dove fu stretto alleato del 'Temperance Movement', il movimento che diede origine al Proibizionismo. Nel Regno Unito fu un'organizzazione molto più energica e grintosa, simile a un movimento di guerriglia". E' certo che il cameo di 'suffragette' in chiave semi comica appena lambito nel mitico Mary Poppins non poteva far testo. Il tema non era stato trattato come soggetto a se stante e in maniera seria, dunque meritava di essere affrontato e di essere protagonista con il dovuto spazio e rispetto sul grande schermo. E va da sé che non poteva non essere una pellicola decisamente in quote rosa, sia alla regia che sul piano del protagonismo interpretativo.

    "Penso che la militanza sia scaturita da una necessità primaria, da un'ira profonda", commenta Abi Morgan. "Il movimento aveva trovato una

    leader in Emmeline Pankhurst (nel film incorporata da Meryl Streep), una donna istruita e colta, che sapeva esporre con chiarezza le proprie idee, aveva delle buone conoscenze e possedeva una grande arte oratoria. Era una persona in grado di sostenere l'iconografia e il carattere tipico del movimento. Era una leader carismatica e aveva intuito che l'unico modo per vedere riconosciuti i loro diritti era che le donne adottassero le tattiche belliche e maschili. Tutto il film sfida gli spettatori a riflettere sugli estremi a cui dovettero ricorrere per difendere i propri diritti".

    Il senso di 'urgenza viscerale' e lo 'scioccante richiamo ai sacrifici compiuti', la violenza esercitata d'altra parte dalla polizia sulle donne dimostranti - violenza fisica e non su vetrine di negozi o cassette della posta - potrebbero darci una risposta definitiva a questa riflessione sui metodi.

    E le stelle stanno a guardare... Lo sguardo maschile dell'epoca

    Quali le reazioni

    dell'universo maschile al fenomeno delle suffragette? Beh, basta guardare che cosa è capace di fare Sonny, il marito di Maud! Ed è anche questo il caso di un simbolo: non solo per lui, ma per molti uomini dell'epoca, il concetto di eguaglianza dei sessi era molto lontano dal proprio modo di pensare e il fatto di associare il nome della propria moglie alla 'causa' era motivo di vergogna e di paura dell'emarginazione da parte della stessa comunità operaia di cui era parte, profondamente conservatrice e chiusa. Il populista bisbigliare 'svergognata' dei vicini di quartiere in strada docent. A parlare in nome di quegli uomini che non ebbero timore di accordare tutto il loro sostegno alle Suffragette, nel film è solo Hugh, il marito di Edith (Finbar Lynch). Mentre nel mezzo, a fare da spartiacque, di nome ma non di fatto, abbiamo il poliziotto irlandese Arthur Steed di Brendan Gleeson,

    distaccato a Londra per utilizzare contro il movimento delle Suffragette le stesse spietate tecniche contro-terroristiche a cui era ricorso per contrastare i Feniani. Personaggio che simboleggia la summa di un buon numero di poliziotti dell'Irlanda del Sud che si adoperarono contro le Suffragette, avvalendosi di una strategia di spionaggio organizzato sulla base di una sorveglianza fotografica all'avanguardia. Il frutto degli investimenti fatti da Scotland Yard in apparecchiature molto avanzate (fotocamera reflex biottica Wigmore Modello 2 e obiettivi telecentrici Ross da 11 pollici). La prima volta nella storia che vennero adottate misure di controllo fotografico occulto della cittadinanza da parte dello Stato.

    I colori della vittoria

    Se i colori del movimento delle Suffragette furono il viola, il bianco e il verde, troneggiante su volantini e bandiere di propaganda, e se i toni del film vanno dalla violenza di lividi e sangue ai polverosi colori pastello che sposano i tratti più melodrammatici - che

    la Gavron non si fa certo mancare in Suffragette - ondivagando tra i piani più bassi - dal mondo della classe operaia dell'East End londinese - a quelli più alti - il cuore pulsante dell'Establishment britannico nel palazzo di Westminster, passando per la maestosità dell'architettura Regency nel West End - quel che resta stampigliato nelle mente e nel cuore è quel bianco e nero slavato e mosso di una rallentata ripresa dei primordi. La ripresa di quell'evento reale - il sacrificio più alto - davanti al quale nessuno ha potuto più far finta di niente. Un evento salito sugli scranni della stampa internazionale e dunque finalmente udibile e visibile dal mondo. Un evento in grado di provocare il primo vero terremoto delle coscienze degno di attenzione e di ascolto. Il primo gradino di una scalata ancora in corso.

    Secondo commento critico (a cura di JUSTIN CHANG, www.variety.com)

    CAREY MULLIGAN'S FLINTY AND MOVING LEAD PERFORMANCE IS THE STANDOUT ELEMENT OF SARAH GAVRON'S FLATLY CONVENTIONAL SNAPSHOT OF THE BRITISH WOMEN'S SUFFRAGE MOVEMENT.

    “Deeds, not words,” goes the refrain of “Suffragette,” a stolidly well-meaning tribute to the handful of brave women who realized that polite, law-abiding protests weren’t going to get them very far in the battle for voting rights in early 20th-century Britain. But while it boasts no shortage of dramatic activity as it lays bare the challenges and consequences of civil disobedience, this collaboration between director Sarah Gavron and screenwriter Abi Morgan doesn’t exactly uphold that mantra, insofar as it never seems to deviate from a neatly pre-packaged script of its own. As a lowly wife and mother slowly grabbing hold of her difficult destiny, Carey Mulligan gives an affecting, skillfully modulated performance that lends a certain coherence to this assemblage of real-life incidents, composite characters, noble sentiments,

    stirring speeches and impeccable production values — all marshaled in service of a picture whose politics prove rather more commendable than its artistry.

    With an awards push for Mulligan likely in the works — plus a sort of Good Prestige-Drama Seal of Approval in the form of Meryl Streep, giving a drive-by cameo as the pioneering women’s activist Emmeline Pankhurst — this Focus Features release (opening Oct. 23 Stateside) could rally a modest commercial following, particularly if it succeeds in catching the mood of the moment. Heading into a season of welcome and widespread protest about the ongoing gender imbalance in moviemaking as well as politics, the timing arguably couldn’t be better for a female-written, female-directed drama about those who risked and lost everything in a not-so-distant era of even greater indifference and hostility to women’s rights.

    The woman who loses the most in “Suffragette” is Emily Wilding Davison (Natalie Press), the

    real-life militant activist who famously stepped in front of King George V’s horse at the Epsom Derby in 1913 — an act of fatal self-sacrifice that galvanized the women’s suffrage movement and made headlines around the world. That tragedy is duly dramatized here, although Davison herself remains a mostly peripheral figure: While Morgan is no stranger to biopics of Englishwomen in crisis (“The Iron Lady,” “The Invisible Woman”), she has constructed her screenplay around 24-year-old Maud Watts (Mulligan), a fictional amalgam of many different women, and one who serves the traditional narrative function of wide-eyed newcomer and audience stand-in.

    When we first meet Maud in London circa 1912, she’s laboring under grueling sweatshop conditions at the laundry where her late mother worked before her, and where her husband, Sonny (Ben Whishaw), also works. The place is a hell on earth, full of heavy equipment, scalding chemicals and run-of-the-mill repression and abuse;

    those girls fortunate enough to avoid an early grave aren’t so lucky when it comes to the leering sexual advances of their boss, Mr. Taylor (Geoff Bell). But the laundry has also become a hotbed of subversive activity for the Women’s Social and Political Union (WSPU), who have enacted a brick-hurling campaign of civil disobedience on Pankhurst’s orders. Their members include Maud’s spirited and resilient co-worker, Violet Miller (Anne-Marie Duff), who encourages her to attend one of their meetings.

    But Maud, a well-behaved wife and model employee, is initially reluctant to join the ranks of the “filthy Panks,” as they’re derisively called in public — until, by a twist of fate, she winds up in a position to testify in Parliament before the chancellor of the Exchequer, David Lloyd George (Adrian Schiller), who is considering a voting-rights bill amendment that would favor the women’s cause. When the prime minister rejects the

    amendment, Maud’s righteous indignation is decisively awakened, though it’s almost just as quickly snuffed out when she’s caught up in a violent street protest and spends a week in prison alongside Violet and Edith Ellyn (Helena Bonham Carter), a pharmacist and self-described “soldier” who distinguishes herself as the most frighteningly committed of the group. Maud’s association with the suffragettes (a more militant and vastly less socially acceptable faction than the suffragists) is met with shame and horror by Sonny, who, like almost all the husbands we see, do their part to help the police by keeping their wives in line.

    In a way that recalls such feminist-crusader dramas as “Norma Rae” and “North Country,” Maud gradually transforms from meek, unassuming novice to determined pillar of the cause. She initially caves in to pressure from Inspector Arthur Steed (Brendan Gleeson, all avuncular menace), who tries to appeal to her reason and her

    cynicism by suggesting that nothing will ever change: “You’re only fodder for a battle none of you can win.” But Maud’s first incarceration turns out not be her last, and Mulligan does an especially good job of conveying her character’s indecisiveness, her finely etched features softening and hardening at will. But by the time Maud attends a top-secret WSPU rally featuring a rare personal appearance by Pankhurst herself — enter Streep, declaiming in high, fluttery tones from a balcony — it’s more than clear where our heroine’s true allegiance will ultimately lie.

    Gavron, directing her first narrative feature since 2007’s “Brick Lane,” has the look of the period down cold: Edu Grau shoots in meticulously muted colors and grottily realist textures, while excellent visual contributions come courtesy of production designer Alice Normington and costume designer Jane Petrie (who nails the movement’s long dresses and broad-brimmed hats, as well as the more

    humdrum daily wardrobe of the working class). And Morgan’s well-researched script integrates intriguing details from the period, including Steed’s then-revolutionary use of advanced cameras to track and identify suffragettes, in scenes that play like something out of an Edwardian-era spy thriller; the women’s carefully coordinated hunger strikes behind bars, which led to ghastly forced feedings by the prison staff (Davison was subjected to 49 of them); and the bombing of Lloyd George’s house, a terrorist act that tests loyalties even within the movement, and one in which we see Maud actively taking part.

    But notwithstanding the righteous fury of its central characters, radical gestures and anarchic impulses are in short supply in “Suffragette,” which has an awful lot of fascinating information to convey and only the most familiar tools with which to convey it (an unmemorable Alexandre Desplat score among them). It’s a movie of stultifying, spell-it-all-out conventionality, where character arcs

    and history lessons dovetail with the sort of tidiness that refutes the messy complexity of actual history, and where inspiring an audience means never having to provoke or challenge it. For if Gavron’s film is what used to be called a “women’s picture” in the righteous, rabble-rousing sense, it also turns out to be one in the tearjerking, 1940s-Hollywood sense — a three-Panky melodrama in which the issue of female suffrage comes in second to the spectacle of female suffering.

    One of the film’s key points is that those suffragettes who went the farthest for their cause were those willing to lose everything, and Maud’s composite status enables the filmmakers to more or less have their way with her — driving a wedge between her and Sonny; denying her access to her young son, George (an adorable Adam Michael Dodd); turning her into a social pariah; and more or less ensuring

    that she truly has nothing left to lose. Such outrages did of course befall women with tragic frequency, but the one-damned-thing-after-another manner in which they befall Maud Watts feels manufactured to the point of manipulative. It’s no small testament to Mulligan’s performance that she manages to be entirely convincing, even when the same can’t be said about her character’s increasingly desperate fall from grace.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di SUFFRAGETTE

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    • Brendan Gleeson

    • Carey Mulligan

    • Helena Bonham Carter

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    • Samuel West

    • 33° Torino Film Festival (20-28 novembre 2015) - SUFFRAGETTE DI SARAH GAVRON E' IL FILM DI APERTURA DEL 33° TORINO FILM FESTIVAL (Speciali)

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