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    Home Page > Movies & DVD > Cinderella Man - Una ragione per lottare

    62a Mostra : CINDERELLA MAN - UNA RAGIONE PER LOTTARE

    ’CINDERELLA CROWE’ TOCCA LE CORDE DEL CUORE SUL RING DELLA BOXE PER LA VITA

    Cinderella Man – Una ragione per lottare, USA 2005; drammatico biografico; Durata: 144’; Produz.: Touchstone Pictures/Universal Pictures/Miramax Film/Imagine Entertainment; Distribuz.: Buena Vista International; Uscita in Italia: 9 settembre 2005;

    Locandina italiana Cinderella Man - Una ragione per lottare

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Cinderella Man - Una ragione per lottare

    Titolo in lingua originale: Cinderella Man

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Ron Howard

    Sceneggiatura: Cliff Hollingsworth e Akiva Goldsman

    Soggetto: Cliff Hollingsworth

    Cast: Russell Crowe (Jim Braddock)
    Renée Zellweger (Mae Braddock)
    Paul Giamatti (Joe Gould)
    Craig Bierko (Max Baer)
    Paddy Considine (Mike Wilson)

    Musica: Thomas Newman

    Costumi: Daniel Orlandi

    Scenografia: Wynn Thomas

    Fotografia: Salvatore Totino

    Scheda film aggiornata al: 04 Gennaio 2015

    Sinossi:

    “Nel bel mezzo della Grande Depressione, in un’America quasi in ginocchio a causa di una devastante crisi economica, si fa avanti un eroe alquanto atipico che dimostra fino a che punto un uomo sia disposto a lottare per guadagnare una seconda possibilità per sé e per la sua famiglia, ritrovandosi osannato dalla folla.
    Questo uomo comune, trasformatosi in eroe, è James J. Braddock, altrimenti noto come la “Cenerentola del ring”, poi diventato una delle più sorprendenti leggende dello sport di tutti i tempi.
    All’inizio degli anni Trenta, l’ex pugile professionista era tanto al verde, stanco e sfortunato quanto il resto della popolazione americana. Proprio come molti altri, Braddock aveva toccato il fondo; la sua carriera sembrava finita, non era più in grado di pagare i conti, la sua famiglia, l’unica cosa che davvero contasse per lui, era in pericolo e si era persino visto costretto ad usufruire del sussidio di disoccupazione. In fondo in fondo però, Jim non aveva mai abbandonato la sua determinazione. Spinto dall’amore, dal senso dell’onore e da un’incredibile dose di coraggio fu in grado di far avverare un sogno impossibile.
    Nell’estremo tentativo di aiutare i propri cari, Braddock tornò sul ring, nonostante tutti pensassero che non avesse la minima chance. Ma Jim era alimentato da un sentimento che andava oltre la mera competizione e, incontro dopo incontro, continuò a vincere. Improvvisamente, l’uomo comune che non era in grado di trovarsi un lavoro divenne il mitico atleta che non perdeva mai. Sobbarcandosi le speranze e i sogni dei meno fortunati, Braddock scalò le classifiche fino ad arrivare a fare quello che sembrava impensabile per un derelitto come lui: sfidare il campione del mondo dei pesi massimi, l’implacabile Max Baer, noto per aver ucciso due uomini sul ring”.

    Dal >Press-Book< di Cinderella Man – Una ragione per lottare

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    IL REGISTA RON HOWARD RICREA UN CLASSICO D’EPOCA CON UN CORPO E UN’ANIMA CHE LASCIANO IL SEGNO: RUSSELL CROWE CON IL PUGILE JIM BRADDOCK MANTIENE LA STESSA INTIMA NATURA DEL GLADIATORE MAXIMO PER CORAGGIO, TENACE DETERMINAZIONE E LEGAME CON LA FAMIGLIA, QUI AMPLIFICATO DI SEGNO DALLA FAME DEI FIGLI E DALLO SPIRITO DI SACRIFICIO DI UNA MOGLIE PILASTRO INTERPRETATA SUPERBAMENTE DA RENÉE ZELLWEGER, MA CHI RUBA LA SCENA IN QUESTO AFFRESCO CORALE CARICO DI UN’ENERGIA TENSIVA DA INCOLLARE ALLA SEDIA CON IL FIATO SOSPESO PER QUASI DUE ORE E MEZZA E’ PAUL GIAMATTI NELLE VESTI DEL MANAGER JOE GOULD.


    In momenti non facili come quelli che si stanno vivendo e che suscitano sempre più frequentemente lamentele e tensioni quotidiane nel privato come nel pubblico, ci si sente vergognosi e indegni ricordando epoche passate nel nostro Paese o guardando, come in questo caso, all’America d’inizio Anni Trenta, epoca detta non a

    caso della Grande Depressione, quando sfangarla, nel senso della sopravvivenza, non solo era dura, ma diremmo piuttosto un’impresa ardua fino all’impossibile. Certo, ognuno reagiva a modo suo. E per quanto fosse forte il legame con i veri valori, famiglia e Fede religiosa in testa, non tutti reagivano alla stessa maniera: ubriacarsi e dare di matto poteva essere più facile di quanto si pensi, così come pregare poteva non venire più tanto naturale. In uno scenario come questo, dove molti erano costretti a mandare via i figli di casa, da parenti vicini o lontani pur di non vederli morir di fame, di freddo o comunque di stenti in casa propria, dove folle di padri di famiglia attendevano aggrappati alla rete di un cancello la possibilità di una giornata di lavoro occasionale al carico e scarico merci del porto, ecco, in uno scenario come questo, chi aveva il talento e l’occasione per

    misurarsi in un incontro di boxe, e magari ne usciva vittorioso, rappresentava qualcosa di più di un semplice sportivo di successo: finiva per diventare una vera e propria valvola di sfogo per l’intera comunità e soprattutto veniva eletto per incarnare un ideale, una speranza di risollevamento se non altro morale. Quell’uomo diventava l’eroe comune. La sequenza in cui la gente del paese si reca in Chiesa per pregare in favore della vittoria di Braddock in un incontro importante, e dove si finisce per seguire, parroco incluso, il combattimento in diretta alla radio, la dice lunga riguardo a che cosa poteva significare la boxe in frangenti come quelli.
    Ma la veste dell’eroe quotidiano, nel caso specifico di Jim Braddock, personaggio realmente esistito all’epoca e che ha costituito difatti la fonte di ispirazione per il film di Ron Howard, si illumina d’immenso con tratti umanitari di un quotidiano semplice ma arricchito di una

    morale integerrima e inattaccabile: dal sacrificio di privarsi del cibo per sé pur di sfamare a dovere la bocca dei figli, alla sequenza in cui Crowe/Braddock, appreso che uno dei figli ha rubato un salame alla macelleria viene indotto a riconsegnare la refurtiva, o quando scopre che per timore di un peggioramento, la moglie ha allontanato i figli dopo che uno di loro si era ammalato per il freddo: arriverà ad umiliarsi, a chiedere il sussidio della disoccupazione e persino a chiedere l’elemosina (l’essere reintegrato nella boxe allora era chiedere troppo) a coloro che non gli avevano permesso di continuare a combattere sul ring dopo che li aveva delusi per l’inefficienza causatagli dalla frattura ad una mano. La generosa nobiltà d’animo dell’amico manager Joe, declinato da Paul Giamatti nei termini di un esplosivo di energia dilagante quanto basta da contagiare l’atmosfera che si respira per quasi l’intera durata del film,

    offrirà a Braddock la cosiddetta seconda opportunità. E, cosa ancor più straordinaria, pur di aiutarlo a rimettersi in piedi, tirerà fuori soldi di tasca propria, malgrado non navighi nell’oro, e a dispetto delle apparenze. Questa si che è vera amicizia! E’ facile sognarla, un po’ meno trovarla nella realtà. Unica pecca il finale troppo frettolosamente didascalico.

    Links:

    • Ron Howard (Regista)

    • Russell Crowe

    • Renée Zellweger

    • Paul Giamatti

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    Galleria Video:

    Cinderella Man.mov

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