ARCHIVIO HOME PAGE

SPECIALI

FLASH NEWS

  • • Ultime News
  • • Archivio News
  • ANTEPRIME

    RITRATTI IN CELLULOIDE

    MOVIES & DVD

  • • In programmazione
  • • Di prossima uscita
  • • New Entry
  • • Archivio
  • • Blu-ray & Dvd
  • CINEMA & PITTURA

    CINESPIGOLATURE

    EVENTI

    TOP 20

  • • Films
  • • Attrici
  • • Attori
  • • Registi
  • LA REDAZIONE

    • Registi

    • Attori

    • Attrici

    • Personaggi

    • L'Intervista

    • Dietro le quinte

    Doctor Sleep

    DOCTOR SLEEP

    New Entry - Sequel della storia di Danny Torrance, a 40 anni dalla sua .... [continua]

    Terminator: Destino oscuro

    TERMINATOR: DESTINO OSCURO

    New Entry - Siete sopravvissuti al Giorno del Giudizio. Benvenuti nel nuovo mondo. James .... [continua]

    Tutto il mio folle amore

    TUTTO IL MIO FOLLE AMORE

    New Entry - Il nuovo film di Gabriele Salvatores ispirato ad una storia vera .... [continua]

    Arrivederci professore

    ARRIVEDERCI PROFESSORE

    Anteprima all'Italy Sardegna Festival (13-16 giugno) - Johnny Depp professore di 'sregolatezze' questa volta per .... [continua]

    Rapina a Stoccolma

    RAPINA A STOCCOLMA

    Dal 20 Giugno .... [continua]

    Home Page > Movies & DVD > Revenant - Redivivo

    REVENANT - REDIVIVO: ALEJANDRO GONZÁLEZ IŃÁRRITU PORTA SUL GRANDE SCHERMO L'EPICA STORIA DI SOPRAVVIVENZA E TRASFORMAZIONE, SULLO SFONDO DELLA FRONTIERA AMERICANA, DEL LEGGENDARIO ESPLORATORE HUGH GLASS (LEONARDO DICAPRIO)

    Seconde visioni - Cinema sotto le stelle: 'The Best of Summer 2016' - VINCITORE di 3 Premi OSCAR 2016: MIGLIOR REGIA (ALEJANDRO GONZÁLEZ IŃÁRRITU); MIGLIOR ATTORE (LEONARDO DICAPRIO); MIGLIOR FOTOGRAFIA (EMMANUEL LUBEZKI) - GOLDEN GLOBE AWARDS 2016: VINCITORE 'MIGLIOR FILM DRAMMATICO'; 'MIGLIOR REGISTA' (Alejandro González Ińárritu); 'MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DRAMMATICO' (Leonardo Di Caprio) - Dal 16 GENNAIO - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by JUSTIN CHANG (www.variety.com)

    "La storia di Glass pone la seguente domanda: Chi siamo quando veniamo spogliati di tutto? Di cosa siamo fatti e di cosa siamo capaci?... Per oltre 5 anni ho sognato questo progetto. E’ una storia intensa, emozionante, ambientata in uno scenario splendido, epico, che racconta la vita dei cacciatori di animali e la loro crescita spirituale, scaturita da grandi sofferenze fisiche. Nonostante gran parte della storia di Glass sia apocrifa, abbiamo cercato di restare fedeli alle vicende di questi uomini in questi territori incontaminati. Abbiamo sfidato condizioni fisiche e tecniche estreme, per ottenere emozioni vere e raccontare in modo realistico questa incredibile avventura... 'Revenant- Redivivo' racconta una storia di sopravvivenza ma anche di speranza. Ci tenevo a trasmettere questa avventura con un senso di meraviglia e di scoperta, a raccontare l’esplorazione della natura e della natura umana"
    Il regista e co-sceneggiatore Alejandro González Ińárritu

    (The Revenant; USA 2015; western; 156'; Produz.: New Regency Pictures/Anonymous Content/RatPac Entertainment; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Revenant - Redivivo

    Rating by
    Celluloid Portraits:



    See SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Revenant - Redivivo

    Titolo in lingua originale: The Revenant

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Alejandro González Ińárritu

    Sceneggiatura: Alejandro González Ińárritu e Mark L. Smith

    Soggetto: Tratto da una storia vera raccontata nel romanzo The Revenant: A Novel of Revenge di Michael Punke.

    Cast: Leonardo DiCaprio (Hugh Glass)
    Tom Hardy (John Fitzgerald)
    Domhnall Gleeson (Andrew Henry)
    Will Poulter (Jim Bridger)
    Grace Dove (Moglie di Hugh Glass)
    Forrest Goodluck (Hawk)
    Paul Anderson (Anderson)
    Kristoffer Joner (Murphy)
    Joshua Burge (Stubby Bill)
    Christopher Rosamond (Boone)
    Robert Moloney (Dave Chapman)
    Lukas Haas (Jones)
    Brendan Fletcher (Fryman)
    Javier Botet (Personaggio di Nightmare)
    Brad Carter (Johnnie) (Non accreditato)

    Musica: Graeme Revell

    Costumi: Jacqueline West

    Scenografia: Jack Fisk

    Fotografia: Emmanuel Lubezki

    Montaggio: Stephen Mirrione

    Effetti Speciali: Cameron Waldbauer e Brad Zehr

    Casting: Francine Maisler

    Scheda film aggiornata al: 08 Agosto 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Nel 1823 il cacciatore di pelli Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) si unisce alla Rocky Mountain Fur Co. per avventurarsi in un territorio inesplorato in cerca di nuove pelli. Dopo essere stato aggredito da un grizzly che lo ha quasi ucciso, l'uomo viene preso in custodia da due volontari della compagnia, il rude mercenario John Fitzgerald (Tom Hardy) e il giovane Jim Bridger (Will Poulter), futuro "Re degli Uomini delle Montagne". Quando gli indiani assaltano il loro accampamento, Fitzgerald e Bridger abbandonano Glass al suo destino dopo averlo derubato delle armi e degli oggetti di sua proprietŕ. Isolato, privo di difese e furioso, Glass giura di sopravvivere per vendicarsi.

    IN ALTRE PAROLE:

    Ispirato a eventi realmente accaduti, REVENANT - REDIVIVO č una storia epica sul tema della sopravvivenza e della trasformazione, sullo sfondo della frontiera americana. Durante una spedizione in un territorio incontaminato e sconosciuto, il leggendario esploratore Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) viene aggredito da un orso, quindi abbandonato dagli altri compagni di caccia. Ma, nonostante le ferite mortali e la solitudine, Glass riesce a non soccombere. Grazie alla sua forte determinazione e all’amore che nutre per sua moglie, una indiana d’America, percorrerŕ oltre 300 chilometri in un viaggio simile a un’odissea, attraverso il grande e selvaggio West, per scovare l’uomo che lo ha tradito, John Fitzgerald (Tom Hardy). Il suo inseguimento implacabile diventa un’epopea che sfida il tempo e le avversitŕ, alimentata dal desiderio di tornare a casa e ottenere la meritata giustizia.

    SYNOPSIS:

    The frontiersman, Hugh Glass, who in the 1820s set out on a path of vengeance against those who left him for dead after a bear mauling.

    Deep in the uncharted American wilderness, hunter Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) is severely injured and left for dead by a traitorous member of his team, John Fitzgerald (Tom Hardy). With sheer will as his only weapon, Glass must navigate a hostile environment, a brutal winter, and warring Native American tribes in relentless quest to survive and exact vengeance on Fitzgerald.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRTTI)

    NELLA RICERCA DI UNA RESA DEI CONTI IL RISCATTO SPIRITUALE DEL REDIVIVO GLASS (UN LEONARDO DICAPRIO MAI SPINTOSI FINO A SIMILI VETTE, DA GUINNESS DEI PRIMATI), IN UN VIAGGIO AGLI ESTREMI LIMITI DELLA SOPRAVVIVENZA. A RITRARRE QUESTO INFERNO INTIMO SPALMATO SULLA FRONTIERA AMERICANA DI INIZIO XIX SECOLO - UNA DI QUELLE ODISSEE DI NORMA CON BIGLIETTO DI SOLA ANDATA - E' IL REGISTA MESSICANO ALEJANDRO GONZALES INARRITU CHE, PER QUANTO QUI AL SUO ESORDIO IN UN'EPICA STORICA, NON FA CHE CONFERMARSI ESPERTO NAVIGATORE TRA I MAROSI DELL'UMANA NATURA SOTTOPOSTA A PROVE DURISSIME

    Che cosa potrebbero mai avere in comune Hugh Glass di Leonardo DiCaprio in Revenant-Redivivo e Mark Watney di Matt damon in The Martian-Sopravvisuto di Ridley Scott?. Molto piů di quel che ci si possa immaginare. In territori impervi e inesplorati si ritrovano soli e abbandonati dai rispettivi compagni di viaggio perché creduti morti (o a un passo dalla

    morte). Entrambi sottoposti ai limiti piů estremi di una sopravvivenza con l'un per mille di chance di sfangarla e trasformati nel profondo dell'anima da un'esperienza in qualche modo catartica, l'uno nel West America nel 1823, l'altro sul pianeta Marte ai tempi nostri. Ma la distanza che si frappone tra loro due (oltre ad essere protagonisti di due film diversissimi tra loro) č enorme sul piano dell'estensione della performance. E aggiungiamo pure della regia. Revenant č un'odissea a cavallo della sopravvivenza e di un'implacabile sete di vendetta condotta in grembo ad una 'mater natura' spietata dall'alto del suo selvaggio splendore. Una prima donna sempre sul campo tanto quanto i protagonisti di bande antagoniste a caccia di pelli e di ricompense in denaro non sempre meritate.

    Lo scalatore Reinhold Messner, rispetto ai pericoli della natura, una volta ha dichiarato: “Nel confronto con la natura, non impariamo quanto siamo grandi. Impariamo quanto

    siamo fragili, deboli, e pieni di paura. E questo si comprende solo quando si č esposti a un grande pericolo”. E se pensate di aver giŕ visto al riguardo esemplari dimostrazioni, con Into the Wild-Nelle terre selvagge (2012) di Sean Penn, o nell'Everest di Baltasar Kormákur (2015) se proprio non vogliamo andare a pescare nel passato con il lontano e ingiustamente dimenticato Mosquito Coast (1986) di Peter Weir, vi dico che non avete visto nulla al confronto con il Revenant di Alejandro G. Ińárritu. E dire che proprio Peter Weir ha operato sull'imprevedibilitŕ della natura una sorta di manuale di psicanalisi! Vi conviene azzerare il contatore dei ricordi e preparare lo stomaco a contraccolpi non facili da incassare. Giŕ noto al grande pubblico per drammatici puzzle filmici come Amore perros, 21 Grammi, Babel e Biutiful - oltre al recente Birdman (o l’imprevedibile virtů dell’ignoranza) con cui aveva giŕ iniziato una

    svolta stilistica nel segno dell'avanscoperta di nuove esplorazioni - il regista messicano Ińárritu ha in Revenant- Redivivo il suo primo incontro ravvicinato con l'epica storica, ispirata ad una storia vera talmente forte e fuori dall'ordinario da farsela con la leggenda.

    E' la leggenda di Hugh Glass, cacciatore di pelli e guida tra le piů esperte nel cuore di inesplorati territori della frontiera americana del XIX° secolo, con cui facciamo la nostra conoscenza solo dopo che l'incomparabile tandem di regia (Ińárritu) e fotografia (Emmanuel 'Chivo' Lubezki) ci ha introdotto nel primo spicchio di quella aspra, rustica e variegata bellezza paesistica nel lontano 1823. Una bellezza che incute timore per il senso di mistero e di pericolo che si riesce a percepire fin dai primi istanti. Anche Inarritu - sempre con la costante complicitŕ della fotografia di Lubezki - sa bene come filmare l'anima della natura, con il 'fluttuante' metodo di ripresa

    (vedi il piano sequenza iniziale planato sull'acqua nella foresta) e come legare ad essa i primi piani dei protagonisti catturandone il respiro (e non solo quello). Magari partendo dal basso, catturando l'ansia tremula da un paio di stivali che avanzano in una landa boschiva paludosa, prima di spostarsi in obliquo e decidersi a presentare il primo protagonista: quel rude e bisunto Hugh Glass per il quale Leonardo DiCaprio sembra aver letteralmente venduto anima e corpo per riuscire a raggiungerne le profonditŕ di pensieri e sentimenti, prima ancora che dell'aspetto fisico e comportamentale. Un uomo che di lě a poco si ritroverŕ ad esplorare fin nelle viscere l’impulso primordiale alla sopravvivenza, senza mai dimenticare il profondo desiderio di dignitŕ, giustizia e lo speciale legame che lo lega al figlio. Per inciso, l'Oscar DiCaprio se l'č giŕ conquistato sulle viscere di questo uomo vero che trascende il personaggio. Ci auguriamo solo che

    l'Academy se ne accorga. E che si accorga di come la superba regia abbia operato sull'intero cast (inclusi nativi americani), con il villain John Fitzgerald del notevole Tom Hardy in testa, una trasformazione inimmaginabile per questa incredibile storia, dai tratti spesso truculenti e ad un tempo visionari.

    Una storia radicata nella prolifica attivitŕ delle migliaia di cacciatori di pellicce, tra cui il nostro Hugh Glass (DiCaprio), in grado di fornire profitti tali da rappresentare un importante pilastro dell’economia statunitense dell'epoca. E dove c'č profitto, si sa, c'č competizione, spesso senza scrupoli. Revenant č dunque anche storia di leggendarie guerre territoriali combattute contro le tribů degli indiani d’America. E se il Balla coi lupi di Kevin Costner ha fatto strada, il Glass di DiCaprio ne prosegue un cammino che per lui assume gli impietosi colori di una vera e propria odissea. Odissea che si avvia sull'onda di un incontro ravvicinato con un

    grizzly, madre di alcuni cuccioli, spaventato e inferocito. E mentre qui si immortalano alcune tra le sequenze piů spiazzanti per realismo e tra le piů palpitanti sul piano del coinvolgimento emotivo, č anche il momento in cui si innesca nel Glass di DiCaprio, ridotto ad una larva umana in dirittura della fine, una determinazione al di sopra di ogni piů logica immaginazione, sospinta dall’amore per la moglie, un'indiana d’America, e dalla rabbiosa disperazione di un tradimento senza pari (per mano del Fitzgerald di Hardy) che coinvolge tragicamente suo figlio. Glass dovrŕ strisciare fuori da una sepoltura intonsa, iniziando a farsi strada, con fatica sovrumana, tra i dardi incrociati di pericoli sconosciuti e imprevedibili, prima di poter proseguire in posizione eretta, in un viaggio in mezzo all'ignoto.

    E' in questo viaggio attraverso la frontiera in tumulto, tra scorci paesistici mozzafiato (ricavati tra Canada e Argentina) che la tanto agognata resa dei

    conti, alimentata da un arroventato impulso distruttivo, cede il passo al riscatto spirituale. Ed č in questo viaggio che Inarritu trova un certo sincronismo con alcuni tratti sintomatici dello stile di Terrence Malick: non si dice di certe riprese con cui si dŕ voce alla natura, ma anche delle visioni del protagonista e di quella voce fuori campo che recita massime come litanie in preghiera (la lingua originale con sottotitoli ne mantiene integro il respiro). Ed ecco che l'incredibile odissea attraverso la natura piů inospitale dell’America ancora inesplorata - la bellezza di centocinquantasei minuti e non sentirli! - si fa viatico di sofferenze fino alla profonda trasformazione interiore. La trasformazione di un uomo 'tornato dal mondo dei morti', un redivivo, per l'appunto, colui che, immerso in questo lungo processo catartico, puň finalmente arrivare a condividere la 'fede' di una cultura a lui ignota, secondo cui "la vendetta č nelle mani

    di Dio, non ci appartiene".

    Secondo commento critico (a cura di JUSTIN CHANG, www.variety.com)

    LEONARDO DICAPRIO PLAYS AN AVENGING 19TH-CENTURY FRONTIERSMAN IN ALEJANDRO G. INARRITU'S BRUTAL, BEAUTIFUL YET EMOTIONALLY STUNTED EPIC.

    Few prestige directors have so fully committed to the notion of cinema as an endurance test as Alejandro G. Inarritu, and he pushes himself, the audience and an aggrieved 19th-century frontiersman well beyond their usual limits in “The Revenant.” Bleak as hell but considerably more beautiful, this nightmarish plunge into a frigid, forbidding American outback is a movie of pitiless violence, grueling intensity and continually breathtaking imagery, a feat of high-wire filmmaking to surpass even Inarritu and d.p. Emmanuel Lubezki’s work on last year’s Oscar-winning “Birdman.” Yet in attempting to merge a Western revenge thriller, a meditative epic in the Terrence Malick mold, and a lost-in-the-wilderness production of near-Herzogian insanity, “The Revenant” increasingly succumbs to the air of grim overdetermination that has marred much of Inarritu’s past work: It’s an imposing

    vision, to be sure, but also an inflated and emotionally stunted one, despite an anchoring performance of ferocious 200% commitment from Leonardo DiCaprio.

    Hard to recognize though he may be under so much blood, grime and unwashed mountain-man mane, DiCaprio will boost the commercial prospects of Fox’s not-so-merry Christmas Day release, which will lean heavily on its award-friendly pedigree to overcome audience resistance to its considerable length and extreme carnage. While the many, many acts of human and animal savagery are doled out judiciously over the 156-minute running time, they’re attenuated to a brutal, can-you-top-this degree, captured in the long, unbroken takes that have become Inarritu and Lubezki’s visual signature (though minus the one-shot digital gimmickry of “Birdman”). The result is a film of robust, overwhelming physicality, filled with striking passages of pure cinema, yet ultimately in thrall to a crude, self-admiring sensibility that keeps catharsis at bay.

    The film was adapted

    by Inarritu and Mark L. Smith from Michael Punke’s 2002 fact-based novel, which is set in 1823-24 in the territories that now make up the Dakotas, Montana, Wyoming and Nebraska. While the film never specifies exactly where and when it’s taking place (shooting took place in Canada and Argentina), it faithfully centers around a fictionalized version of Hugh Glass (DiCaprio), a real-life man of the West who works for the Rocky Mountain Fur Co., skillfully guiding beaver trappers deep into hostile terrain. Theirs is a life of hard work, scarce rations and frequent peril, as we witness firsthand when the men are attacked without warning by Arikara warriors. The film establishes its stylistic approach immediately in this harrowing early sequence, beginning with a single unbroken shot in which tension mounts by the second, only to be relieved by the arrow that comes hurtling out of nowhere to connect with a

    man’s throat.

    As the surviving trappers flee with whatever pelts they can salvage, we feel not just ambushed but surrounded — by the attackers lurking just off screen, by the dense trees looming in Lubezki’s deep-focus compositions, and perhaps most of all by the astonishing sound design, which transforms the music of babbling brooks, rustling trees, thunderous hoofbeats, falling bodies and anguished screams into a wild symphony of woodland chaos. These sounds will be joined, in due course, by Ryuichi Sakamoto and Alva Noto’s artfully modulated, never-repetitive score, which begins as a series of low, synth-like rumbles that gather melodic force and power as the film progresses.

    In short, “The Revenant” must be appreciated first and foremost as a sensory and aesthetic marvel, a brutal hymn to the beauty and terror of the natural world that exerts a hypnotic pull from the opening frame. Its deficiencies as a human drama and a

    metaphysical meditation will take a bit longer to emerge. Glass is traveling with his teenage son, Hawk (Forrest Goodluck), a descendant of the Pawnee tribe on his mother’s side, and the two regard each other with an understandably fierce protectiveness. The other trappers, led by the principled Capt. Andrew Henry (Domhnall Gleeson), prove respectful enough of father and son, with the singular exception of John Fitzgerald (Tom Hardy), a nasty ne’er-do-well who makes no secret of the fact that his commitment to the party’s mission is purely mercenary.

    And so there’s trouble afoot even before Glass ventures out alone and is mauled by a mammoth grizzly bear, in what must surely be the most squirmingly visceral scene of an animal attack on a human committed to the screen, all the more realistic and protracted for being shot in a single take. Glass kills the bear, but not before it all but

    kills him, leaving horrific wounds in his chest, back and throat, and rendering him unable to speak or walk. The arduous task of carrying the injured party over the rocky and eventually snowy terrain soon threatens the party’s safety, and it’s decided that Glass will be left behind with Hawk, Fitzgerald and a young man, Jim Bridger (Will Poulter, excellent), so that he can receive a proper burial when he inevitably dies.

    Things don’t go according to plan, to say the least, and the full, murderous measure of Fitzgerald’s ruthlessness is revealed as he kills Hawk and leaves Glass for dead, with the pitiably naive Bridger in tow. But the lust for vengeance becomes its own form of survival instinct, and Glass manages to claw his way out of a shallow grave, find food, water and shelter, and stay alive long enough for his wounds to begin to heal. Since his

    character can barely talk — and has almost no one to talk to — DiCaprio must convey Glass’ interior journey almost entirely through grunts, wheezes and sharp, pained exhalations of breath (often misting up the camera in poetic closeups). Often he does this while dragging his clawed and battered body over rocks and soil — a preferrable method of transport, really, to being washed downstream by a turbulent river, or vaulted off a cliff on the back of a horse. These and other unimaginable detours, plus the near-constant threat of death from predators, starvation and exposure, coalesce into a potent study of human endurance and isolation that makes up the film’s strong midsection (finely assembled by Inarritu’s regular editor, Stephen Mirrione).

    An unofficial retread of Richard C. Safarian’s “Man in the Wilderness” (1971), which starred Richard Harris as Glass, Inarritu’s film deviates enough from Punke’s novel to have warranted a

    “based in part” credit, and several of the changes involve the various indigenous characters hovering on the periphery of the drama — including Hikuc (Navajo actor Arthur Redcloud), a traveler who comes to Glass’ aid, and Elk Dog (Duane Howard), an Arikara warrior trying to track down his daughter, Powaqa (Melaw Nakehk’o), who has been captured by a band of French trappers. But the most significant alteration here is the wholesale invention of Hawk — a touch that aims to humanize Glass, nudge him closer to the right side of history, and instill in him an even more primal hunger for revenge.

    Yet through no fault of DiCaprio’s or Goodluck’s, the father-son relationship never develops sufficient emotional conviction to achieve the desired impact; it’s immediately clear that Hawk exists solely so he can die and, as in any melodrama pivoting on the loss of a child, provide an extra twist of

    the emotional knife. Here and there, Inarritu employs ghostly flashbacks and hallucinations to convey Glass’ love for Hawk and his Pawnee mother, but these visions feel like spectral banalities — and a reminder, in some respects, of the communing-with-the-dead antihero of “Biutiful.” While “The Revenant” is many cuts above that career nadir, it does mark the director’s return to the same glum mood of near-cosmic despair (also apparent in “21 Grams” and “Babel”) after his rare foray into cynical showbiz comedy with “Birdman.”

    In all these films, the virtuosity of the storytelling can’t quite disguise a leadenness and lack of modulation that suggest Inarritu’s chief talent is for bludgeoning his audience — sometimes artfully, sometimes merely artily — into submission. The final reckoning between Glass and Fitzgerald is grippingly staged, and audiences hoping to see payback exacted in full will find satisfaction. But here and elsewhere, Lubezki’s camera, with its creeping,

    darting movements and stealthy 360-degree turns, doesn’t seem to observe the action so much as instigate it. The long-take action sequences begin to feel almost sadistic in their pre-planning. Developments that should be shocking instead take on an air of grinding predictability.

    And at every step, the performances suggest a behind-the-scenes experience that couldn’t have been much less arduous than the characters’ on-screen ordeal. Whether he’s sinking his teeth into freshly killed meat, cauterizing his wounds with a torch, or stripping naked and sheathing himself in a still-warm animal carcass, DiCaprio has never been this feral or suffered for his art quite so vividly on screen. His frequently wordless, stripped-to-the-bone turn may not match the live-wire energy and inventiveness of his histrionics in “The Wolf of Wall Street,” but it’s as scrupulously, agonizingly detailed a portrait of human suffering as you could ever want to see.

    Hardy, whose dialogue is perhaps the

    least intelligible element of the sound design, makes a coolly unnerving villain whose ruthlessness lies in his gift for bullying persuasion as well as his brute strength. He has another excellent on-screen opponent in Gleeson (having quite a year with “Ex Machina,” “Brooklyn” and the forthcoming “Star Wars: The Force Awakens”), cast very effectively against type as a righteous man who takes Glass’ mistreatment as a personal insult. And Howard makes a fleeting impression as the Arikara hunter who emerges every now and then to assert the presence of his people in a movie that is ultimately not a tale of an indigenous tragedy, but of a white man’s retribution.

    Perhaps the most useful comparison in that respect is with “The New World,” Malick’s 2005 film about the initially charmed, ultimately tragic first encounter between the Jamestown settlers and the Native American tribes whose way of life they so drastically upended.

    (Both films were shot by Lubezki and feature ace contributions by production designer Jack Fisk and costume designer Jacqueline West.) Those relations have soured irretrievably by the time Inarritu’s movie picks up roughly two centuries later, when the scourge of American imperialism has long since bloodied and corrupted this once-Edenic paradise. But the key difference here is not just of setting, but also of sensibility. The title of “The Revenant” aims to give this renascent avenger a spiritual dimension, but in attempting to steer his dark, fatalistic vision toward something genuinely contemplative and cathartic, Inarritu has managed to appropriate the beauty of Malick’s filmmaking but none of its sublimity — another word for which might be humility. There is plenty of amazement here, to be sure, but all too little in the way of grace.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di REVENANT - REDIVIVO

    Links:

    • Alejandro González Ińárritu (Regista)

    • Leonardo DiCaprio

    • Lukas Haas

    • Tom Hardy

    • Will Poulter

    • Domhnall Gleeson

    Altri Links:

    - Pagina Facebook

    1 | 2 | 3 | 4 | 5

    Galleria Video:

    Revenant-Redivivo - trailer 2

    Revenant-Redivivo - trailer

    Revenant-Redivivo - trailer (versione originale) - The Revenant

    Revenant-Redivivo - spot 'Survival'

    Revenant-Redivivo - spot 'Figlio mio'

    Revenant-Redivivo - spot 'Fight'

    Revenant-Redivivo - featurette 'Themes of the Revenant' (versione originale sottotitolata)

    Revenant-Redivivo - featurette 'Brotherhood of Trappers' (versione originale sottotitolata)

    Revenant-Redivivo - featurette 'Becoming the Revenant' (versione originale sottotitolata)

    Revenant-Redivivo - featurette 'Storie di sopravvivenza: Mauro Prosperi'

    Revenant-Redivivo - featurette 'Storie di sopravvivenza: Cedar Wright' (versione originale sottotitolata)

    TOP 20

    Dai il tuo voto


    <- torna alla pagina Movies & DVD

    I morti non muoiono

    I MORTI NON MUOIONO

    72. Cannes - Dal 13 Giugno .... [continua]

    X-Men: Dark Phoenix

    X-MEN: DARK PHOENIX

    RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dal 6 Giugno

    "La saga di Fenice Nera č una ....
    [continua]

    Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

    JULIET, NAKED-TUTTA UN'ALTRA MUSICA

    Dal Sundance Film Festival 2018 - Tratto dall'omonimo romanzo di Nick Hornby, ecco una commedia .... [continua]

    Aladdin

    ALADDIN

    Ancora al cinema - Nella versione live-action del classico Disney (1992) Will Smith nel .... [continua]

    Dolor Y Gloria

    DOLOR Y GLORIA

    Ancora al cinema - Tra i piů attesi!!! - RECENSIONE - Cannes .... [continua]

    John Wick 3 - Parabellum

    JOHN WICK 3 - PARABELLUM

    Ancora al cinema - RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dal 16 Maggio

    Si vis ....
    [continua]

    Pokémon Detective Pikachu

    POKÉMON DETECTIVE PIKACHU

    Ancora al cinema - RECENSIONE in ANTEPRIMA - Dal 9 Maggio

    "Sono davvero ....
    [continua]