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    Home Page > Movies & DVD > Suite Francese

    SUITE FRANCESE: IL GRANDE AFFRESCO LETTERARIO AMBIENTATO NELLA FRANCIA OCCUPATA DAI NAZISTI DIVENTA UN FILM CON KRISTIN SCOTT THOMAS, MICHELLE WILLIAMS E MATTHIAS SCHOENAERTS

    THE BEST OF 'CINEMA SOTTO LE STELLE' (Cinema all'aperto - Estate 2015) - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by GUY LODGE (www.variety.com) - Dal 12 MARZO

    "È una sensazione straordinaria quella di aver riportato in vita mia madre. Dimostra che i nazisti non sono veramente riusciti ad ucciderla. Non è vendetta la mia, ma è una vittoria"
    La scrittrice Denise Epstein figlia di Irène Némirovsky

    "In innumerevoli occasioni abbiamo potuto vedere nei film ciò che la guerra rappresenta per gli uomini. 'Suite Francese' è risolutamente focalizzato sull'esperienza delle donne, tratto direttamente dal lavoro di un’autrice che è stata uccisa, mentre lo scriveva, dalle forze di occupazione, di cui stava appunto scrivendo... Quello che ho sostenuto è stato che si doveva creare questo nucleo al cui centro c’era il personaggio di Lucile. A seguire dovevamo estrapolare alcuni elementi della prima novella per poi incorporarli alla seconda. Il mio approccio è stato quello di prendere da 'Dolce' l’ambientazione nelle campagne e di consentire ai profughi di 'Tempesta in giugno' di attraversarla e inserirsi nell’essenza di 'Dolce'. Poi ho voluto sfruttare e incorporare le note che Irène aveva scritto per le parti successive del romanzo, affinché la fine del film risultasse più dura di quella del racconto 'Dolce'. Sentivo che era ciò che Irène aveva progettato di fare. Considerato la storia di quello che è accaduto in Francia e anche di ciò che Irène ha vissuto, il film non poteva essere un racconto 'soft', doveva contenere tutti gli elementi di cui lei aveva preso nota. Si può accettare un romanzo incompiuto, ma non un film senza conclusione... Ciò su cui volevo concentrare l’attenzione era il senso della guerra raccontata dal punto di vista di un civile e, in particolar modo, dal punto di vista di una donna... Il romanzo non è esattamente un reportage; è così ben scritto e costruito ma ha quello stesso senso di immediatezza. Il mio background è nella realizzazione di documentari, quindi per me il fatto che fosse incredibilmente autentico, quasi come una capsula del tempo nascosta per 60 anni, è stato molto emozionante... C'è sempre un senso di responsabilità quando si adatta il lavoro di qualcun altro. E quando quella persona non è solo morta ma è anche stata uccisa ad Auschwitz, la cosa porta un ulteriore senso di responsabilità... È molto di più che una semplice storia di un amore proibito. È la storia della radicalizzazione di una giovane donna. All’inizio Lucile è come un topo e alla fine della storia è diventata un topo che ruggisce. Mostra come il processo di un'occupazione possa spingere le persone a posizioni estreme ed è una condizione che si verifica in ogni parte del mondo. La storia d'amore è lo stimolo che la porta ad essere libera e la rende attiva spingendola a fare qualcosa di diverso... Sono persone che devono convivere in una situazione molto complessa. Volevo ritrarli ad un livello molto umano, così come aveva fatto Irène Némirovsky"
    Il regista e co-sceneggiatore Saul Dibb

    (Suite Française; GRAN BRETAGNA/FRANCIA/CANADA 2014; Dramma romantico di guerra; 107'; Produz.: Alliance Films/Qwerty Films/Scope Pictures; Distribuz.: Videa-CDE)

    Locandina italiana Suite Francese

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    Titolo in italiano: Suite Francese

    Titolo in lingua originale: Suite Française

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Saul Dibb

    Sceneggiatura: Saul Dibb e Matt Charman

    Soggetto: Dal celebrato romanzo di Irène Némirovsky, Suite Francese.

    Cast: Kristin Scott Thomas (Madame Angellier)
    Michelle Williams (Lucile Angellier)
    Matthias Schoenaerts (Bruno von Falk)
    Margot Robbie (Celine Joseph)
    Ruth Wilson (Madeleine Labarie)
    Sam Riley (Benoit Labarie)
    Alexandra Maria Lara (Leah)
    Lambert Wilson (Visconte di Montmort)
    Eileen Atkins (Denise Epstein)
    Harriet Walter (Viscontessa di Montmort)
    Tom Schilling (Kurt Bonnet)
    Clare Holman (Marthe)
    Eric Godon (Monsieur Joseph)
    Deborah Findlay (Madame Joseph)
    Diana Kent (Madame Michaud)
    Cast completo

    Musica: Rael Jones

    Costumi: Michael O'Connor

    Scenografia: Michael Carlin

    Fotografia: Eduard Grau

    Montaggio: Chris Dickens

    Casting: Daniel Hubbard, Benoit Luporsi e Sebastian Moradiellos

    Scheda film aggiornata al: 23 Agosto 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    E' il racconto dell’amore bruciante di un uomo e una donna travolti dalla Storia. Ambientato in Francia nel 1940, il film narra della bellissima Lucile Angellier (Michelle Williams) che nell'attesa di ricevere notizie del marito prigioniero di guerra, vive un'esistenza soffocante insieme alla suocera, donna dispotica e meschina (Kristin Scott Thomas). La vita di Lucile viene stravolta quando i parigini in fuga si rifugiano nella cittadina dove vive e la città viene invasa dai soldati tedeschi che occupano le loro case. Inizialmente Lucile ignora la presenza di Bruno (Matthias Schoenaerts) un raffinato ufficiale tedesco che è stato dislocato nella loro abitazione. Ma dopo l'iniziale indifferenza, Lucile "si risveglia" e inizia a esplorare sentimenti sepolti che la porteranno inevitabilmente verso Bruno...

    IN DETTAGLIO:

    Il film inizia durante la caduta della Francia sotto la Germania nel giugno del 1940 con l'esodo da Parigi. La sconcertata popolazione della città di Bussy si sta preparando all’arrivo di un battaglione tedesco che vivrà nelle loro case. Lucile Angellier (Michelle Williams), lei stessa una rifugiata Parigina, vive con l’austera suocera, Madame Angellier (Kristin Scott Thomas), mentre il marito è stato fatto prigioniero.

    Il giovane ufficiale tedesco, Bruno von Falk (Matthias Schoenaerts) viene alloggiato presso di loro. Lucile gradualmente 'si risveglia' e inizia a esplorare sentimenti che la turbano e che aveva sepolto durante il suo infelice matrimonio. Inizia ad innamorarsi di Bruno e quindi a lottare con i sentimenti verso il suo paese per sentirsi infine disillusa.

    Sullo sfondo del villaggio si osserva come ogni personaggio vive e affronta l'occupazione tedesca. È una reazione che viene determinata dalla classe di appartenenza. Il Visconte (Lambert Wilson) e la Viscontessa Montmort (Harriet Walter) fanno affari con i tedeschi in cambio di un trattamento di favore, mentre Benoit (Sam Riley), un contadino che ha affittato la loro terra, reagisce diventando membro della Resistenza.

    Il modo in cui gli abitanti del villaggio reagiscono è determinato anche dal sesso; i comportamenti della moglie di Benoit Madeleine (Ruth Wilson), di Celine (Margot Robbie) e di Lucile nei confronti dei soldati sono molto diversi...

    SYNOPSIS:

    During the early years of German occupation of France, romance blooms between Lucile Angellier, a French villager and Bruno von Falk, a German soldier.

    France, 1940. In the first days of occupation, beautiful Lucile Angellier is trapped in a stifled existence with her controlling mother-in-law as they both await news of her husband: a prisoner of war. Parisian refugees start to pour into their small town, soon followed by a regiment of German soldiers who take up residence in the villagers' own homes. Lucile initially tries to ignore Bruno von Falk, the handsome and refined German officer staying with them. But soon, a powerful love draws them together and leads them into the tragedy of war.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Non è facile sorprendersi all'ennesimo film sulla Memoria. Quella Memoria. Sempre la stessa, vista da innumerevoli punti di vista e scorci di cronaca. Più o meno romanzata a seconda dei casi. Memoria di deportazioni, di morti assurde, di misfatti criminali ordinati per legge. Memoria di tutto quello che in tempo di guerra l'Europa ha vissuto a pelle, scorticata da sofferenze fisiche e ancor più interiori. E così via, su quell'infausto passo che non possiamo dimenticare, e non solo perchè ci viene ricordato molto spesso, così come deve e dovrà essere finché sopravviverà il genere umano nella Storia del mondo prima che riesca ad autodistruggersi da solo. E direi che siamo sulla buona strada.

    Potremmo stilare una litanìa di pellicole su questa Memoria, ma ci basta citare due esempi iconici e bellissimi, come lo Schlinder's List di Steven Speilberg e Il pianista di Roman Polanski. Due esempi importanti da molti punti di

    vista, tra cui una delle prime scissioni, distinzioni, che inquadra la figura del 'tedesco cattivo' e del 'tedesco buono', in seno ad un regime - quello nazista s'intende bene, non sarebbe neppure necessaria una precisazione per qualcosa che va da sé in maniera del tutto ovvia - follemente devastante, come tutti ben sanno, a più livelli. E quante le testimonianze personali affidate alla scrittura negli anni? Emblematico e clamoroso il Diario di Anna Frank, ma quanti altri ve ne sono stati a minor portata di diffusione e quanti ce ne saranno tra i non ancora venuti alla luce o tra quelli non ancora assurti agli scranni della celluloide?

    Beh, con Suite Francese il regista francese Saul Dibb (di formazione prevalentemente documentarista prima di approdare a La Duchessa) ha intanto portato all'attenzione del grande pubblico un'altra testimonianza, unica e universale, come sempre in questi casi, che mentre celebra uno struggente

    capitolo dell'amore in tempo di guerra, uno di quelli etichettabili d'ufficio come 'impossibili', riprende alcune fila di quella Memoria che ci ha consegnato la Storia, partendo da un'ottica prioritaria non troppo battuta neppure al cinema. Si tratta di un'ottica prevalentemente femminile: quella che questa volta riconduce a Irène Némirovsky, di cui la figlia Denise Epstein ha trascritto le sue memorie, redatte dopo oltre mezzo secolo di silenziosa giacenza, quella che lo stesso Dibb da percepito "quasi come una capsula del tempo nascosta per 60 anni" e sfociate in un best seller di fama internazionale. Per trovare qualcosa di vagamente affine bisogna rifarsi al Rosenstrasse-La strada delle donne di Margarethe Von Trotta. Ma solo sul piano del grande coraggio declinato al femminile in analoghe circostanze off limits. Un'ottica, che in Suite francese si allarga peraltro anche ad altri focali personaggi femminili che dominano questo intimissimo e universale capitolo di Storia. Il

    film prende avvio difatti durante la caduta della Francia sotto la Germania nel giugno del 1940 con l'esodo da Parigi. La sconcertata popolazione della città di Bussy si sta preparando all’arrivo di un battaglione tedesco che vivrà nelle loro case.

    Un'ottica profondamente ricca e stratificata di riflessioni che intessono un inestricabile intreccio, quasi amletico, tra la ristretta sfera personale dell'individuo a quella del Paese, assediato dai tedeschi cui spetta di diritto l'ospitalità nelle case di un paesello di campagna che fino a quel momento aveva percepito la guerra sull'onda della notizia e comunque non sulla nuda pelle. La preliminare sequenza del primo bombardamento aereo in piena campagna dà un'idea piuttosto concreta di come invece stanno andando le cose. Ed è questo il momento in cui ognuno dei cittadini francesi recita la propria parte - quasi dovesse camminare sulle uova o su un lago ghiacciato malfermo - per poter sopravvivere in

    qualche modo, terrorizzati dall'umore di glaciale gentilezza e cortesia, quando non irriverentemente insolente, avviato dai tedeschi al loro arrivo in Paese, facilmente mutevole nel più truce dei regimi militari, con gli effetti collaterali che ben sappiamo, in caso venisse a mancare in qualche modo quell'umiliante accondiscendenza obbligata da parte degli ospitanti.

    Fedele all'anima del romanzo di Irène Némirovsky, Dibb offre dunque la sua convincente versione della descrizione letteraria contemporanea vissuta in prima persona del modo in cui i Francesi vivevano sotto l'enorme pressione dell’occupazione tedesca. A farci da guida in queste circostanze, di 'massima allerta', per così dire, dove nessuno si sente più in pace a casa propria, è lei. Il racconto è il suo, intercalato da una suadente, appassionata e flebile voce fuori campo che ci apre una finestra dopo l'altra. Un ruolo egregiamente portato sul grande schermo in punta di una sensibilità stratificata e responsabile da Michelle Williams

    con Lucile Angellier, l'alter ego in celluloide della vera protagonista Irène Némirovsky (poi morta per tifo ad Auschwitz a soli 39 anni), lasciando dunque incompiute le sue memorie. Lucile/Williams nel film rappresenta dunque l'epicentro, ma si tratta di un epicentro che irradia su una panoramica iconica, emotivamente palpitante, dall'anima estremamente equilibrata tra la linea guida documentaria e la vena romantica del romanzo che, pur scartando responsabilmente dal mélo, non consentirà ad alcuno di lasciare la sala cinematografica con gli occhi asciutti.

    Attraverso la vicenda di Lucile/Williams - che vive con l’austera suocera, Madame Angellier (Kristin Scott Thomas), mentre il marito, sposato quasi sulla carta per così dire, è stato fatto prigioniero, quando il giovane ufficiale tedesco, Bruno von Falk (Matthias Schoenaerts) viene alloggiato presso di loro - in Suite francese si inquadrano aspetti della guerra meno plateali, indubbiamente più sotterranei, ma non per questo meno insidiosi, pericolosi, persino letali: dalle

    numerose denunce dei cittadini scritte ai danni di altri concittadini e consegnate ai tedeschi, al fenomeno di collaborazionismo dilagante fino alle relazioni segrete e clandestine da cui pare - statistiche alla mano - alla fine della guerra siano nati 100.000 bambini.

    Il modo in cui gli abitanti del villaggio vivono, affrontano e reagiscono all'occupazione tedesca, è la cornice più sconcertante del quadro stesso. Ed ha molto a che fare sia con la classe di appartenenza sociale che con il sesso: vedi il visconte (Lambert Wilson), sindaco del Paese e la consorte, la viscontessa Montmort (Harriet Walter) che con i tedeschi fanno affari in cambio di trattamenti di favore a vario titolo, mentre la madame Angellier di Kristin Scott Thamas - straordinaria come al solito nel suo ritratto acido, dispotico e meschino che oscura un'anima soffocata di natura ben diversa - li vede come il fumo negli occhi, il nemico invasore occupante

    cui non si deve rivolgere neppure la parola. Il Benoit di Sam Riley, un contadino che ha affittato la terra dei Visconti, giacché la sua invalidità non gli ha consentito di raggiungere il fronte con gli altri suoi compaesani, e con i quali ha un alterco non privo delle sue drammatiche conseguenze, reagisce invece di fatto nel modo più concreto e più duro, diventando membro della Resistenza. Altri e diversamente motivati i comportamenti della moglie di Benoit, Madeleine (Ruth Wilson), di Celine (Margot Robbie) e della protagonista Lucile di Michelle Williams, nei confronti dei soldati tedeschi. Così come del resto sono diversi i comportamenti degli stessi soldati tedeschi: vedi ad esempio il contrapposto tra l'ufficiale Bonnet e il Bruno di Matthias Schoenaerts.

    Ma l'aspetto più struggente e bello in tutto questo è come di nuovo l'arte abbia saputo porsi al di sopra delle parti ed operare una sorta di miracolo

    per un temporaneo spiraglio, per un soffio di sentimento autentico semplicemente tra esseri umani, pure in mezzo ad una matassa di contraddizioni, i cui nodi d'altra parte non potranno che allentare la presa, man mano che questa 'lingua universale' avvicinerà le persone più improbabili nel luogo e nel momento più sbagliati: Matthias Schoenaerts (Un sapore di ruggine e ossa, Chi è senza colpa) ha reso straordinariamente poliedriche le contraddizioni che abitano nell'ufficiale tedesco Bruno, un raffinato compositore - un artista più che soldato - prima che la guerra lo portasse in tutt'altra direzione, convinto di seguire ideali che ora vede vacillare a vista d'occhio. Così questa volta il pianista non è un ebreo (come nel film di Polanski) ma è un ufficiale tedesco nazista. E la musica, quel brano Dolce (questo il titolo originale) composto nella straniera 'suite francese', sarà il galeotto cupido che avvierà una trasformazione non di poco

    conto, e non solo a livello amoroso, sia in Lucile che in Bruno. Anche se, come potete ben immaginare, le storie di questo genere, in tali frangenti non possono certo avere un lieto fine. Del resto Dibb si è già preso una bella responsabilità nel voler dotare di una conclusione Memorie che la Storia ha realmente e drammaticamente concluso, senza che la protagonista abbia avuto il tempo di tradurle in parole.

    La parola, il linguaggio. Quanto sono importanti? Per le leggi del cuore supplisce l'arte, per un'opera letteraria o cinematografica è fondamentale poter raggiungere il più vasto spettro di pubblico possibile. E, discutibile quanto si vuole, per Suite francese è valso l'approccio linguistico già privilegiato da Stephen Daldry per il suo The Reader, in cui i personaggi tedeschi parlano inglese ma con accento tedesco. Di fatto, per Suite francese è stato deciso 'di far parlare personaggi francesi in inglese senza

    accento, in parte perché così il pubblico di lingua inglese avrebbe potuto sottilmente cogliere le differenze di classe tra i personaggi francesi'. Mentre per il respiro francese, che non era certamente fuori luogo oscurare, ci si è affidati al minimalismo delle trasmissioni radio, della stampa scritta, della segnaletica o delle lettere scritte a mano. Forse non risuonerà perfettamente coerente, ma neppure infanga l'essenza di quella sensazione di 'vittoria' provata dalla figlia (morta anch'essa purtroppo nel 2013) della protagonista, nel riesumare dalla coltre del silenzio, che ignora o nasconde, le memorie della madre: "È una sensazione straordinaria quella di aver riportato in vita mia madre. Dimostra che i nazisti non sono veramente riusciti ad ucciderla. Non è vendetta la mia, ma è una vittoria".

    Secondo commento critico (a cura di GUY LODGE, www.variety.com)

    IFFY SCRIPTING DECISIONS CAN'T THWART THE ROMANTIC ALLURE OF THIS HANDSOMELY CRAFTED, SINCERELY PERFORMED WARTIME WEEPER.

    The title is the most authentically French thing about “Suite francaise,” a fusty but enjoyably old-fashioned WWII soap that, notwithstanding its Gallic locale, is otherwise characterized by a distinctly British brand of plumminess. Based on the bestselling unfinished novel by Irene Nemirovsky, this lightly perfumed tale of the tentative romance between a married Frenchwoman and an urbane Nazi soldier during the 1940 German occupation covers no new ground historically or stylistically, and is hampered by gauche narration that undermines the expressive delicacy of Michelle Williams’s headlining performance. Still, attractive mounting and casting — with the inspired choice of Matthias Schoenaerts as Williams’s co-lead paying off handsomely — could see this Weinstein Co. property make moderately “Suite” music in limited release.

    In Blighty, where Entertainment One releases the pic on March 13, “Suite francaise” is likely

    to entice the older audience that failed to turn out for the comparable but superior wartime weepie “Testament of Youth” earlier this year. That’s in part thanks to name actors — particularly the redoubtable Kristin Scott Thomas, a consistent arthouse draw in her homeland — and the relatively recent popularity of Nemirovsky’s work, the English translation of which hit shelves in 2006. The book, of course, is something of a story in itself. Written during the war prior to the author’s death in Auschwitz, only to be discovered by her daughter 65 years later, it’s a fictional narrative — planned as a five-part literary suite, though only two were completed — that nonetheless has a diary-like ring of in-the-moment authenticity.

    Adapting this unrevised, imperfectly shaped text was always going to be a challenge, so director Saul Dibb (helming his first feature since 2008’s similarly lush Keira Knightley starrer “The Duchess”) and

    co-writer Matt Charman have sensibly concentrated their attention on the second of the book’s self-contained sections, following its restrained but satisfyingly complete romantic arc. Other scripting decisions, however, are less shrewd: A rushed, logic-defying amendment to Nemirovsky’s bittersweet climax amps up the action in a manner that implies a degree of studio focus-grouping. More problematic still is the intrusive, wholly dispensable first-person voiceover by Williams’s protagonist, which succeeds only in articulating emotions the actress is perfectly capable of conveying in non-verbal fashion. Like a longer “Brief Encounter,” the love affair under examination is powerful for its necessarily tacit exchanges of feeling. The same can’t be said for the film: “Hardly a word of our true feelings had been spoken,” intones Williams with amusingly ironic redundancy.

    Clumsy storytelling decisions, however, can’t entirely get in the way of a good story, and it’s when “Suite francaise” focuses on the simplest human dynamics of

    its yarn that it forges a sincere emotional connection. A hurriedly edited introduction barely sketches in the Allied evacuation of Dunkirk before skipping — with an odd “one week later” title card — to the sleepy central French village of Bussy, where the locals await the German intruders with grim-faced stoicism. “If you want to see what people are made of, you start a war,” tuts haughty, upper-class Madame Angellier (Scott Thomas, elegantly domineering as ever), as she waits out the occupation with her soft-spoken daughter-in-law, Lucile (Williams). Both women are in a state of limbo pending the return of Lucile’s husband from battle, though it emerges that their marriage is one chiefly of convenience.

    Starved for gentle human contact, Lucile is silently less aggrieved than Madame when German soldiers are allocated as lodgers to all suitable households. It is her further good fortune that their uninvited guest, Lt. Bruno van

    Falk (Schoenaerts), happens to be not just the nicest Nazi in town, but perhaps in screen history. A courteous, compassionate gentleman with profound reservations about the political regime he’s obliged to serve and a neat sideline in piano composition, his chemistry with his lonely hostess is awkwardly immediate. As they shyly bond over shared interests and the eponymous suite — its lilting, looping melody provided by Alexandre Desplat, no less — that he’s in the process of creating, outside parties grow suspicious of their involvement. Meanwhile, in a subplot that gradually braids itself with the core relationship, a destitute farming couple (played by Sam Riley and an excellent Ruth Wilson) are violently harrassed by their own Nazi boarder, and turn to Lucile and Bruno as intermediaries.

    The ensuing blend of romance and suspense is easy to imagine as a studio film from the wartime era, and Dibb is smart enough to

    play on that familiar, faintly mildewed charm. That extends to the ungainly uncertainty (typical for this genre) of how to vocally perform English-language, Continental-set drama: The actors playing French natives largely opt for cut-glass English tones, while mildly Germanic accents prevail on the other side. The combined effect is akin to a particularly straight-faced episode of the beloved BBC sitcom “‘Allo! ‘Allo!,” though most viewers’ ears will adjust to the inconsistency soon enough.

    Whatever its occasional formal missteps, then, “Suite francaise” is bracingly unafraid of its own sentimentality. The leads play things ingenuously straight, summoning genuine heat in the characters’ fleeting moments of physical interlocking. Williams, among the most intelligently intuitive actresses of her generation, imbues Lucile with a fragile, thoughtful reserve that never comes off as wan. She’s ideally matched by rising Belgian star Schoenaerts, who continues to demonstrate his versatility with each of his English-language assignments: He’s as dashingly

    refined here as he was viscerally brooding in his breakout roles in “Rust and Bone” and “Bullhead.” Channeling something of the young Fredric March in his graceful demeanor and delivery, he maps out Bruno’s internal conflicts with poignant economy.

    Furthermore, both stars could hardly be more exquisitely presented, thanks to first-rate contributions from costume designer Michael O’Connor (a master of character-serving fabric selection, even when toning down the lavish spectacle of his Oscar-winning work on “The Duchess”) and, particularly, hair and makeup designer Jenny Shircore. Technically, the pic is a sharp-looking affair all around, even if the lacquered lensing by Eduard Grau (“A Single Man”) takes few chances beyond a bit of handheld agitation during high-tension sequences. And in a story where music serves an integral narrative function, Rael Jones’s pretty, heavily worked score can justify its degree of ornamentation — even if it’s Desplat’s aforementioned contribution that auds will remember.

    Altre voci dal set:

    Il compositore delle musiche RAEL JONES:

    "Il piano è importante per la storia d'amore; non solo vediamo Lucile e Bruno suonarlo, ma è anche il mezzo attraverso cui lei si innamora di lui, e così nella colonna sonora diventa 'il loro strumento', che interagisce, a volte con gli archi... La musica tedesca è molto più strumentalmente brutale; abbiamo utilizzato suoni del trash metal e rumori, ronzii per creare un'analogia sonora della guerra. Ho cercato di imitare musicalmente il suono di un esercito, dei carri armati e dei cannoni, imitando il ritmo e il suono della marcia nella musica; inoltre un brano è stato fatto con la chitarra elettrica per sottolineare il senso della imminente violenza"

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano VIDEA CDE e Samanta Dalla Longa (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di SUITE FRANCESE

    Links:

    • Saul Dibb (Regista)

    • Kristin Scott Thomas

    • Michelle Williams

    • Margot Robbie

    • Alexandra Maria Lara

    • Tom Schilling

    • Ruth Wilson

    • Matthias Schoenaerts

    • Suite Francese (BLU-RAY + DVD)

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    Galleria Video:

    Suite Francese - trailer

    Suite Francese - trailer (versione originale) - Suite Française

    Suite Francese - spot 1 TV

    Suite Francese - spot 2 TV

    Suite Francese - clip 'L’arrivo dei tedeschi'

    Suite Francese - clip 'Preparativi per la cena'

    Suite Francese - clip 3

    Suite Francese - clip 4

    Suite Francese - clip 5

    Suite Francese - featurette 'Il romanzo' (versione originale sottotitolata)

    Suite Francese - featurette 'Dietro le quinte' (versione originale sottotitolata)

    Suite Francese - featurette 'Il cast' (versione originale sottotitolata)

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