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    CHIAMATEMI FRANCESCO - IL PAPA DELLA GENTE

    RECENSIONE - Dal 3 DICEMBRE

    "Bergoglio è una figura straordinaria, ricca di chiavi di lettura, che mi ha profondamente affascinato, il film si conclude il giorno in cui viene eletto papa... (è la sua) avventura umana e spirituale dalla vocazione agli anni della formazione nei gesuiti, dalla durissima esperienza della dittatura fino alla missione pastorale tra i più poveri di Buenos Aires, prima di venire chiamato al soglio pontificio. La vicenda appassionante del Papa che ha scelto di chiamarsi come il più umile tra i santi per riportare la Chiesa alla sua vera missione".
    Il regista Daniele Luchetti

    (Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente; ARGENTINA/ITALIA/GERMANIA 2015; Biopic; 98'; Produz.: Taodue/Eat movie; Distribuz.: Medusa Film)

    Locandina italiana Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

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    Trailer

    Titolo in italiano: Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

    Titolo in lingua originale: Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Daniele Luchetti

    Sceneggiatura: Daniele Luchetti e Martín Salinas

    Soggetto: Tratto dal libro Francesco. Il Papa della gente di Evangelina Himitian (ed. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli)

    Cast: Rodrigo De la Serna (Jorge Bergoglio [1961-2005])
    Sergio Hernández (Jorge Bergoglio [2005-2013])
    Muriel Santa Ana (Il giudice Alicia Oliveira)
    José Angel Egido (Velez)
    Alex Brendemühl (Franz Jalics)
    Mercedes Moran (Esther Ballestrino)
    Pompeyo Audivert (Monsignor Angelelli)
    Paula Baldini (Gabriela)

    Musica: Arturo Cardelús

    Costumi: Marina Roberti

    Scenografia: Mercedes Alfonsin e Luana Raso (scenografia Italia)

    Fotografia: Claudio Collepiccolo e Ivan Casalgrandi

    Montaggio: Mirco Garrone e Francesco Garrone

    Scheda film aggiornata al: 11 Gennaio 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Il film racconta la vicenda umana e pastorale di Jorge Bergoglio dalla sua gioventù fino all’elezione al soglio pontificio nel 2013, attraversando le sue esperienze da professore di scuola superiore, da giovane Padre Provinciale dei gesuiti argentini durante gli anni bui della dittatura militare, a vescovo di Buenos Aires durante la drammatica crisi economica che ha colpito l’Argentina negli ultimi decenni.

    IN DETTAGLIO:

    Chiamatemi Francesco è il racconto del percorso che ha portato Jorge Bergoglio, figlio di una famiglia di immigrati italiani a Buenos Aires, alla guida della Chiesa Cattolica. È un viaggio umano e spirituale durato più di mezzo secolo, sullo sfondo di un paese – l’Argentina – che ha vissuto momenti storici controversi, fino all'elezione al soglio pontificio nel 2013.

    Negli anni della giovinezza Jorge è un ragazzo come tanti, peronista, con una fidanzata, gli amici, e una professoressa di Chimica, Esther Ballestrino, cui rimarrà legato per tutta la vita. Tutto cambia quando la vocazione lo porterà a entrare, poco più che ventenne, nel rigoroso ordine dei Gesuiti. Durante la terribile dittatura militare di Videla, Bergoglio viene nominato, seppur ancora molto giovane, Padre Provinciale dei Gesuiti per l'Argentina. Questa responsabilità in un momento così tetro metterà alla prova, nel modo più
    drammatico, la fede e il coraggio del futuro Papa. Jorge nonostante i rischi si impegnerà in prima persona nella difesa dei perseguitati dal regime – ma pagherà un prezzo umanamente altissimo vedendo morire o “scomparire” alcuni tra i suoi più amati compagni di strada. Da questa esperienza Bergoglio uscirà cambiato e pronto a vivere il suo impegno futuro nella costante difesa degli ultimi e degli emarginati.

    Divenuto Arcivescovo di Buenos Aires continuerà la sua opera di aiuto agli abitanti delle periferie, difendendoli dalle sopraffazioni del potere e promuovendone la crescita individuale e collettiva. Il racconto si conclude con l’indimenticabile serata in cui, in una piazza San Pietro stracolma di folla, Jorge Bergoglio vestito di bianco e con una croce di ferro, saluterà il mondo con il nome di Francesco, con la schietta semplicità e l’umanità profonda con cui tutti siamo abituati a conoscerlo.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    "... QUESTO NON È UN FILM RELIGIOSO. È UN FILM CHE RACCONTA UN PERSONAGGIO CHE CREDE..."

    Purtroppo il difetto radica fin dall'idea di base. Che senso ha con le biografie che già hanno visto la luce, e con un Papa ancora vivente - grazie a Dio che ce lo preservi il più a lungo possibile! - fare un film sul suo background pre-pontificale? Lo credo bene che almeno qualche perplessità sia sopraggiunta nella mente dello stesso produttore Valsecchi: "Mi chiedevo, 'Chi sono io per fare un film su Bergoglio?'. Mi sono risposto che anch’io, come tutti, ero rimasto colpito da quel suo primo 'Buonasera', pronunciato dalla loggia della basilica di San Pietro il 13 marzo 2013 e che avevo voglia non solo di saperne di più su quell’uomo ma anche il dovere, in quanto produttore, di raccontarlo agli altri". Lo ha affiancato, ponendosi al timone della regia, Daniele Luchetti (Mio fratello

    è figlio unico, La nostra vita, Anni felici). Il fatto che non si tratti di una persona di Fede in un film del genere avrà una qualche importanza? Il mio è solo un punto di domanda. E mi chiedevo: quale presunzione? Quale pretestuoso motivo - probabilmente lo stesso del produttore Valsecchi - avrà mosso Daniele Luchetti, ateo dichiarato appunto, ad eleggersi regista idoneo per tale delicatissimo soggetto! Presunzione che si riveste di un valore aggiunto quando si apprende che per lo stile 'asciutto' del film su Bergoglio, Luchetti ha guardato ad un modello di ispirazione all'inglese. Un modello di ispirazione del tutto speciale, tra l'altro, come il The Queen di Stephen Frears. Si, magari Luchetti potesse raggiungere le modulazioni di frequenza di Frears! Mi dicevo! E poi, che senso ha fare il giro largo, andare a chiedere a destra e a manca sul background di Papa Francesco, attingendo da

    svariate fonti nel paese di origine, l'Argentina, quando si profilava la possibilità - almeno teorica ma anche l'unica a mio avviso ortodossa - di andare ad intervistare di persona il Protagonista vivo, vegeto e al top del suo ardito e coraggioso operato, in Vaticano? Chi meglio di Lui poteva testimoniare, la Verità senza supposizioni, sulla sua storia, sul suo vissuto, sulle sue scelte, precedenti l'elezione al Pontificato?! Ammesso e concesso che Lo ritenesse opportuno! Che ritenesse opportuno, cioè, nel bel mezzo del Suo Mandato, fare il punto della situazione sul Suo Conto. Fino a prova contraria, al di là di quel che l'umana ragione avanza come inconsulta pretesa, se c'è qualcuno a cui Papa Bergoglio deve render conto non è certo l'umana specie, per la quale fa già tanto di quel, che meglio non si potrebbe, mostrando un coraggio delle idee e della coerenza abbastanza raro nella storia della Chiesa.

    E non sta certo a me, né a dire, nè tanto meno a giudicare.

    Ma tutto questo vagheggiava nella mia mente prima di vedere il film. Una sorpresa! La sorpresa di raccogliere tanta 'corposa' spiritualità da una matrice laica. Non un film perfetto e neppure eccezionale, in cui non mancano inflessioni a carattere televisivo, e qualche tratto in cui non possiamo evitarci un calo di attenzione. Un film che malgrado l'ambizione del regista, non ha certo fatto suo l'english imprinting di uno Stephen Frears, eppure, per questo ritratto speciale, Luchetti ha scelto una cornice estremamente sobria e delicata: quella della titubante riflessione che timidamente si affaccia da un balcone in Vaticano. Una voce fuori campo intermittente che intraprende un viaggio di memorie di vita vissuta. Una sorta di bilancio personale nell'aura sospesa di un'attesa. Così Chiamatemi Francesco riesce ad essere un ritratto intimo, e straordinariamente spirituale, della persona legata a

    maglia stretta alla durissima Storia del suo paese di origine, l'Argentina, nei sanguinosi frangenti della terribile dittatura targata Videla: dopo i tiepidi inizi, in cui però già germinano i semi di solidarietà e amicizia anche al femminile (la Esther di Mercedes Moran e il giudice Alicia Oliveira di Muriel Santana), decolla sul grande schermo la coraggiosa attività dell’allora provinciale dei gesuiti in Argentina e rettore del Colegio Máximo a favore di coloro che erano perseguitati dal regime.

    Si tratta di una spiritualità fatta di carne ed ossa però. Non fatta di parole o di teoria teologica, ma di un vissuto a pelle che ha voluto e saputo condividere sofferenze, disagi, abusi e soprusi, e che, nella particolarità di fatti e luoghi, ritrovano anche la scellerata tempra universale propria di ogni capitolo di dittatura e politica di violenza e sopraffazione che conta la Storia dell'umanità. E non dovremo chiederci come mai

    certi metodi, incursioni e rastrellamenti ci siano così familiari. La nostra storia passata con il nazismo e quella più recente con gli ultimi episodi di terrorismo, parlano la stessa lingua. Una lingua che Luchetti intelligentemente evoca, scartando dalla spettacolarizzazione. Una lingua che non riconosciamo come nostra ma che riusciamo a decifrare senza alcuna difficoltà. In mezzo cammina, incespica, e cerca di capire come muoversi su un terreno minato, è proprio il caso di dirlo - in cui la stessa Chiesa mostra due facce, due pesi e due misure - il 'partigiano' Bergoglio, saggio, umano e tanto pratico da cercare di evitare il martirio a due gesuiti (Yorio e Jalics rapiti e torturati dagli aguzzini di Videla per cinque mesi), in missione tra i poveri, cercando di evitare l'inevitabile. E poi non mancano toccanti brani di quella spiritualità allo stato puro che può smuovere le montagne: la sequenza della Santa Messa

    improvvisata su due piedi in piazza nel bel mezzo del programmato smantellamento militare delle case di una comunità è di quelle che non si dimenticano! Un brano di autentico 'sindacalismo' cristiano battezzato con il rischio e un coraggio sopra le righe. Ne esce dunque un ritratto sanguigno, con cui, pur nel delicato e dichiarato omaggio, Luchetti riesce a voltare le spalle all'iconico profilo di marca agiografica - e il rischio era veramente molto forte - confidando "più sulle testimonianze delle persone che lo hanno conosciuto che non sulle tante biografie che sono state scritte". Si è avventurato così con rispettoso coraggio in questa 'riflessione a cuore aperto' fino a raggiungerne il cuore, là dove la finzione lascia il posto alla realtà: fino a quel bonario e semplice 'buonasera' che ha travolto il mondo, per ritrovare il vero Bergoglio, quel Papa Francesco reclutato "quasi alla fine del mondo".

    Se l'umiltà

    dell'evocazione anche nella scelta dei protagonisti scelti per interpretare Bergoglio nelle diverse età - l’argentino Rodrigo de la Serna gli presta il volto dai 25 ai 60 anni mentre il cileno Sergio Hernández è prima l’arcivescovo e, poi, il cardinale Bergoglio fino al momento in cui il conclave lo elegge Papa - ha salvato il Chiamatemi Francesco di Luchetti dalla possibile catastrofe, lo stupendo finale assestato sui titoli di coda, lo ha pure illuminato di un tocco cinematografico d'autore. E quella sorta di cortometraggio in bianco e nero vagamente documentaristico - film nel film - alimentato da un ricco carico di sovrimpressioni di diversi fotogrammi uno sull'altro, tra cui si fa strada un Bergoglio ancora giovane, si eleva ad una delle più ammalianti metafore che il cinema ci abbia mai regalato. Una metafora che buca lo schermo per attraversare la Storia.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Medusa Film e Fosforo-Ufficio Stampa

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di CHIAMATEMI FRANCESCO - IL PAPA DELLA GENTE
    ENGLISH PRESSBOOK of CHIAMATEMI FRANCESCO - IL PAPA DELLA GENTE

    Links:

    • Daniele Luchetti (Regista)

    Altri Links:

    - Sito ufficiale

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