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    QUALCOSA DI BUONO: QUEL CHE SI DICE IL RITRATTO AGRODOLCE DI UN'AMICIZIA AD ALTO RISCHIO TRA DUE DONNE, HILARY SWANK ED EMMY ROSSUM. LO SCENARIO DI UNA MALATTIA DEGENERATIVA COME LA S L A SVELA UN PICCOLO GRANDE MIRACOLO INTERIORE

    RECENSIONE - Dal 27 AGOSTO

    "Il titolo originale 'You’re Not You' nasce da qualcosa che Kate dice a Bec ma per molti aspetti è una frase che riguarda entrambi i personaggi. Kate non è la vera Kate. Bec non è la vera Bec. Evan non è il vero Evan. Ogni personaggio è prigioniero dell'immagine che dà di sé, fino al momento in cui comincerà a prendere coscienza dell'esistenza di un'immagine più complessa, evoluta e profonda che può essere la propria interiorità. Lungo il percorso del film, ciascun personaggio si avvicinerà sempre più alla propria vera identità".
    Il regista George C. Wolfe

    (You'Re Not You; USA 2013; Drammatico; 93'; Produz.: Daryl Prince Productions/2S Films/DiNovi Pictures; Distribuz.: Koch Media)

    Locandina italiana Qualcosa di buono

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    Titolo in italiano: Qualcosa di buono

    Titolo in lingua originale: You'Re Not You

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2015

    Regia: George C. Wolfe

    Sceneggiatura: Shana Feste e Jordan Roberts

    Soggetto: Dal romanzo di Michelle Wildgen You’re Not You, (Qualcosa di Buono, edito in Italia da Vallardi, 2006)

    PRELIMINARIA - Una sorpresa per la critica:

    La storia di una giovane donna dalla vita ribelle e frenetica che, seguendo l'impulso del momento, decide di accettare il gravoso compito di assistere una nota musicista affetta da SLA poteva facilmente virare verso i prevedibili toni del melodramma. Al contrario, il romanzo è stato invece lodato per la sua capacità di divertire in modo semplice e rivelare argomenti che vanno dal sesso alle lezioni di cucina fino alla commovente intimità di una amicizia nata da una combinazione di evidente necessità e progressiva fiducia.

    Cast: Hilary Swank (Kate)
    Emmy Rossum (Bec)
    Josh Duhamel (Evan)
    Stephanie Beatriz (Jill)
    Jason Ritter (Wil)
    Julian McMahon (Liam)
    Ali Larter (Keely)
    Marcia Gay Harden (Elizabeth)
    Ernie Hudson (John)
    Loretta Devine (Marilyn)
    Mike Doyle (Tom)
    Andrea Savage (Alyssa)
    Frances Fisher (Gwen)
    Erin Chenoweth (Cynthia)
    Ed Begley Jr. (Zio Roger)

    Costumi: Marie-Sylvie Deveau

    Scenografia: Aaron Osborne

    Fotografia: Steven Fierberg

    Montaggio: Jeffrey Wolf

    Effetti Speciali: Sam Dean

    Makeup: Vivian Baker (capo dipartimento makeup); Barbara Lorenz (capo dipartimento acconciature)

    Casting: Rich Delia

    Scheda film aggiornata al: 06 Settembre 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Il film racconta la storia di Kate (Hilary Swank), una trentenne affermata la cui vita perfetta viene improvvisamente stravolta quando le diagnosticano una devastante e incurabile malattia: la SLA.. Kate e suo marito Evan (Josh Duhamel), nella ricerca di un assistente a tempo pieno per Kate, si imbattono in Bec (Emmy Rossum), una studentessa di college che ha risposto impulsivamente all’annuncio pur non avendo la minima esperienza. Nonostante Bec sia una persona confusionaria ed incapace di creare stabili relazioni sentimentali e professionali, Kate vede qualcosa di speciale in lei e la sceglie come suo “angelo custode”. Una strana relazione tra due donne completamente diverse che si trasforma in una grandissima amicizia che trascende i confini della malattia.

    IN ALTRE PAROLE:

    Kate (Hilary Swank) è una pianista di musica classica di successo, sposata e dai modi garbati, a cui è stata diagnostica la SLA (più nota con il nome di malattia di Lou Gehrig). Bec (Emmy Rossum) è un'estroversa studentessa universitaria e aspirante cantante rock che riesce a malapena a destreggiarsi in una vita estremamente caotica e confusionaria sia sul piano delle relazioni romantiche che in altri ambiti. Eppure quando Bec decide di accettare la disperata proposta di lavoro come assistente di Kate, proprio quando il matrimonio di Kate con Evan (Josh Duhamel) comincia a entrare in crisi, le due donne si affidano a ciò che diventerà un legame non convenzionale, a volte conflittuale e ferocemente onesto. Senza una meta chiara nella vita, Bec
    è decisa a diventare l'ombra di Kate accompagnandola e traducendo per lei le situazioni più sconcertanti e goffamente comiche. Il risultato è un cameratismo ridotto all'estremo essenziale, fatto di sostentamento quotidiano e confessioni a notte fonda. Ma quando la sensuale, meticolosa e ostinata Kate comincia a influire
    sulla confusa, spontanea e inafferrabile Bec e viceversa, entrambe le donne si trovano faccia a faccia con i rispettivi rimpianti, esplorando nuovi territori ed espandendo la propria idea su chi in realtà vogliono essere.

    SYNOPSIS:

    A drama centered on a classical pianist who has been diagnosed with ALS and the brash college student who becomes her caregiver.

    Kate is a classical pianist just diagnosed with ALS. Bec is a brash college student and would-be rock singer who can barely keep her wildly chaotic affairs, romantic and otherwise, together. Yet, when Bec takes a job assisting Kate, just as Kate's marriage to Evan hits the skids, both women come to rely on what becomes an unconventional, sometimes confrontational and fiercely honest bond. As meticulous, willful Kate begins to rub off on whirlwind, spontaneous Bec - and vice versa - both women find themselves facing down regrets, exploring new territory and expanding their ideas of who they want to be.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    "Lei riesce a non farmi sentire come una paziente". E' quel che dice Hilary Swank, tradotta in Kate nella pellicola che George C. Wolfe (il regista dell'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Nicholas Sparks, Come un uragano, con Richard Gere e Diane Lane) ha tratto dal romanzo di Michelle Wildgen, You'Re Not You, arrivato in Italia nel 2006 edito da Vallardi con il titolo Qualcosa di buono. Kate/Swank si riferisce alla più improbabile e inadeguata delle assistenti per una malata di Sla, la Bec indossata da Emmy Rossum (Mystic River, The Day After Tomorrow-L'alba del giorno dopo, Il fantasma dell'opera) che, cinematograficamente parlando, potrebbe anche mantenere quel che qui sembra felicemente promettere. E "Lui riesce a non farmi sentire come un paziente" è quello che invece sembra aver voluto sottintendere l'assistito François Cluzet, a proposito dell'assistente Omar Sy - espressione vivente di un cocktail di goffa inesperienza e derivato umorismo -

    nel film francese campione di incassi Quasi amici (2012) di Olivier Nakache e Eric Toledano. La malattia, la necessaria assistenza, la persona paradossalmente meno preparata o non propriamente adeguata che supera le aspettative e ottiene ottimi risultati sul piano della 'Humour Therapy', quel benefico influsso sullo spirito, sull'umore del malato che in effetti finisce per aiutare, troneggiano in entrambe le pellicole. E la declinazione di una coppia tutta al femminile in Qualcosa di buono non rinnega certo la condivisione dello spirito di fondo del francese Quasi amici.

    D'altra parte non è neppure la prima volta che la celluloide prende il coraggio a quattro mani e decide di sbattere sul grande schermo l'irruzione di una devastante malattia nella vita di una persona. Spesso è di scena il prima e il dopo. E il contrasto parla da solo: è come una mina vagante che all'improvviso trova e colpisce il suo bersaglio, con le

    inevitabili drammatiche conseguenze che investono tanto la dimensione fisica e interiore individuali quanto l'entourage delle interrelazioni umane a questa legate. Qualcosa di buono parla proprio di questo. Ma non è certo il primo ad averlo fatto. In Qualcosa di buono, a ben vedere, è possibile trovare un pizzico di familiarità narrativa con lo Still Alice di Richard Glatzer e Wash Westmoreland, dove era Julianne Moore a tradurre in immagini le prime avvisaglie e le devastanti evoluzioni di una grave malattia. Così come pure con il Mare dentro di Alejandro Amenabar, con la Bella addormentata di Marco Bellocchio, o con il Miele di Valeria Golino, per l'approccio risolutivo scelto per scrivere la parola fine sulla malattia e di conseguenza sulla vita. Per non dire dello stesso Million Dollar Baby di Clint Eastwood, in cui il caso vuole che per l'appunto la stessa Hilary Swank di allora torni a ribadire oggi un

    certo tipo di scelta. Un tipo di scelta che nella maggior parte dei casi necessita dell'amore incommensurabile, della solidarietà e di un'amicizia fuori dall'ordinario da parte di qualcuno disposto a farsene un carico comune. E mentre il titolo originale You'Re Not You coglie l'essenza del concetto, si prefigge anche di offrirne una dimostrazione pratica nel corpo del film con una lezione impagabile: dare valore a se stessi.

    Così, se qualcuno andasse in cerca di originalità, da Qualcosa di buono resterebbe deluso, come si sentirebbe certamente appagato nel caso avesse come naturale tendenza quella di andare alla ricerca del pelo nell'uovo: ne troverebbe magari anche più di uno. Qualcosa di buono non è dunque un film originale, nè senza difetti, ma è uno straordinario 'work in progress' sull'onda di compensazione fisica e interiore in circostanze davvero critiche. E' un film su come, fuori da ogni retorica, sia possibile - per quanto maledettamente

    difficile - essere di reciproco aiuto e sempre in grado di poter dare qualcosa di importante a qualcun altro a dispetto di una realtà che griderebbe volentieri al paradosso. Eppure è quel che succede a Bec/Rossum, universitaria squinternata e aspirante cantante rock, e all'ex pianista Kate/Swank, in uno scenario di malattia degenerativa senza ritorno. In mezzo, una manciata di personaggi satellite ruotanti rispettivamente intorno ai due pianeti Kate e Bec: dall'intermittente eppur focale marito di Kate, Ewan (Josh Duhamel), al professore sposato fedifrago, compagno di letto per convention a tutto sesso e all'aspirante fidanzato Wil, nella sfera di Bec.

    Ma quel che potrà sorprendere, anche presenze apparentemente marginali, in Qualcosa di buono si rivelano piccole stelle luminose in grado di fare la differenza: è il caso della coppia di colore in cui la donna condivide la stessa malattia di Kate. Quando nella vita vera, vissuta quotidianamente, capita di incontrare

    persone del genere, abbiamo trovato l'eroismo più autentico. Non tutti hanno nel proprio DNA un eroismo del genere. Anzi, forse si tratta di perle alquanto rare, o forse, semplicemente di tesori sommersi, nascosti, incontaminati da tutto l'egoismo e la sporcizia morale che galleggia in superficie. Ma il messaggio scritto dal marito in quel biglietto condiviso con gli amici più stretti, non sulla plateale piattaforma di facebook bensì nella riservata sfera del privato - sempre un bene da non dimenticare e custodire gelosamente - dovrebbe essere letto come la vera anima del film, serpeggiante tra un protagonismo discreto, delicato, alle volte persino tiepido, dove spesso, a tutela della dignità del soggetto di cui si va parlando, si preferisce togliere il sonoro.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Koch Media e Valerio Roselli (US Ufficio Stampa)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di QUALCOSA DI BUONO

    Links:

    • Hilary Swank

    • Emmy Rossum

    • Marcia Gay Harden

    • Josh Duhamel

    • Julian McMahon

    • Ali Larter

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    Galleria Video:

    Qualcosa di buono - trailer

    Qualcosa di buono - trailer (versione originale) - You'Re Not You

    Qualcosa di buono - spot TV

    Qualcosa di buono - clip 1

    Qualcosa di buono - clip 2

    Qualcosa di buono - clip 3

    Qualcosa di buono - clip 4

    Qualcosa di buono - clip 5

    Qualcosa di buono - clip 6

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