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    Home Page > Movies & DVD > Joy

    JOY: IL REGISTA DAVID O. RUSSELL RICOMPONE LO STESSO BLASONATO TRITTICO ATTORIALE 'JENNIFER LAWRENCE-BRADLEY COOPER-ROBERT DE NIRO' GIA' COLLAUDATO IN 'AMERICAN HUSTLE' E 'IL LATO POSITIVO'

    VINCITORE del GOLDEN GLOBE AWARDS 2016 e NOMINATION agli OSCAR 2016 come 'Miglior Attrice Protagonista Commedia' (Jennifer Lawrence); 2 CANDIDATURE ai GOLDEN GLOBE AWARDS 2016: 'Miglior Film Commedia', 'Miglior Attrice Protagonista Commedia' (Jennifer Lawrence) - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by JUSTIN CHANG (www.variety.com) - Dal 28 GENNAIO

    "Era una sfida: come raccontare più di quarant’anni di vita di Joy, dalla magia dell’infanzia, passando attraverso il matrimonio, il divorzio e la sua esperienza di madre single, fino ad arrivare al coronamento di quei sogni d’infanzia? Come raccontare la storia dell’animo di una persona – e come far capire che quell’animo è un insieme di tutti i nostri amori, le nostre idee e le nostre passioni? JOY mette insieme tutti questi pezzi diversi. C’è il trauma e l’amore. C’è la ragazzina che è cresciuta nell’officina del padre e nei mondi immaginari delle soap opera della madre. C’è l’ex marito sognatore che vive in uno scantinato, con cui è rimasta sempre amica. C’è la sorella gelosa. E c’è una piccola stazione televisiva via cavo in Pennsylvania che diventa una fabbrica di sogni. Nel mezzo di tutto ciò, vediamo Joy sviluppare una determinazione feroce che le permetterà di arrivare fino in fondo... Metà del film è basata sulla vita vera di Joy Mangano, mentre l’altra metà è ispirata alle vite di tante donne coraggiose che ho conosciuto o di cui ho letto nel corso degli anni. Tra queste, Lillian Vernon, che lanciò i primi cataloghi di vendita per corrispondenza di prodotti casalinghi. Ma anche alcune amiche di mia madre che hanno avuto il coraggio di creare le loro imprese, alcune di successo e altre no. Sono affascinato dall’urgenza che spinge una persona a creare un’attività e a imprimere alla propria vita e a quella delle proprie famiglie un nuovo corso. Sono tantissime le donne che nel corso della storia si sono scoperte insoddisfatte dalla loro vita ed hanno deciso di forgiare un nuovo destino per se stesse... La vera questione che Joy deve affrontare man mano che cresce è come rimanere fedele a se stessa. È un dilemma che riguarda tutti: come rimanere fedeli a noi stessi quando la vita adulta ci chiede sempre di scendere a compromessi? E come tenere in vita quello spirito magico e sognante che abbiamo da bambini?... Le trame delle soap opera sono degne dei grandi letterati russi. Sono mondi in cui tutto assume un tono gotico, melodrammatico. La gente parla costantemente di tradimento, soldi e morte – esattamente come in Gogol, Tolstoj e Dostoevskij! Ma le soap, spesso, parlano anche di donne forti e di grandi sogni, ed è per questo che toccano le corde dei telespettatori... Il canale di televendite QVC è stato un precursore di internet. Era uno dei primi posti in cui potevi interagire con chi stava sullo schermo 24 ore al giorno; dovevi solo impugnare il telefono... Volevo che il film non si fermasse al successo iniziale di Joy, perché la storia non finisce lì. I problemi non finiscono mai; devi continuare a lottare, sempre. Riconoscere le difficoltà che il successo porta con sé non vuol dire essere ingrati, ma prendere atto del fatto che, chiunque tu sia, dovrai sempre fare i conti con la paura di perdere tutto e con le difficoltà di tutti i giorni. È stato interessante mostrare come Joy sviluppa la maturità necessaria per fare tutto ciò. Non farsi abbattere dalle mille difficoltà dell’esistenza è una delle cose più difficili e più belle della vita".
    Il regista e co-soggettista David O. Russell

    (Joy; USA 2015; Biopic; 123'; Produz.: Annapurna Pictures/Davis Entertainment; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Joy

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    See SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Joy

    Titolo in lingua originale: Joy

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: David O. Russell

    Sceneggiatura: Annie Mumolo

    Soggetto: Storia di David O. Russell e Annie Mumolo.

    PRELIMINARIA - LA STORIA DI JOY:

    JOY si inserisce in una lunga tradizione di film che trattano di persone che inseguono il successo
    negli affari e in famiglia – ma lo fa in un modo particolarmente coinvolgente, leggero e fantasioso. La storia si ispira alla “vita da film” di Joy Mangano, che negli anni ’90 è diventata un’imprenditrice di successo ed una star della televisione con le sue geniali invenzioni casalinghe, tra cui la Miracle Mop, la scopa che lava e asciuga senza bagnare le mani, con cui ha dato il via al suo impero imprenditoriale.

    PREMI & RICONOSCIMENTI:

    2016 - Premio Oscar Candidatura a miglior attrice protagonista a Jennifer Lawrence

    2016 - Golden Globe

    Migliore attrice in un film commedia o musicale a Jennifer Lawrence
    Candidatura a Miglior film commedia o musicale

    2015 - Critics' Choice Movie Award

    Candidatura a Miglior attrice protagonista a Jennifer Lawrence
    Candidatura a Miglior film commedia
    Candidatura a Miglior attrice in un film commedia a Jennifer Lawrence

    2015 - Phoenix Critics Circle Awards

    Candidatura a Miglior film commedia
    Candidatura a Migliore attrice a Jennifer Lawrence

    Cast: Jennifer Lawrence (Joy Mangano)
    Robert De Niro (Rudy)
    Bradley Cooper (Neil)
    Virginia Madsen (Terry)
    Elisabeth Röhm (Peggy)
    Susan Lucci (Danica)
    Laura Wright (Clarinda)
    Maurice Bernard (Ridge)
    Dascha Polanco (Jackie)
    Edgar Ramirez (Tony Miranne)
    Isabella Rossellini (Trudy)
    Drena De Niro (Cindy)
    Diane Ladd (Mimi)
    Ken Howard (Dirigente)
    Donna Mills (Priscilla)
    Cast completo

    Musica: Danny Elfman

    Costumi: Michael Wilkinson

    Scenografia: Judy Becker

    Fotografia: Linus Sandgren

    Montaggio: Alan Baumgarten, Jay Cassidy, Tom Cross e Christopher Tellefsen

    Makeup: Carla Antonino e Jennifer Traub; Carla White (per Robert De Niro)

    Casting: Lindsay Graham e Mary Vernieu

    Scheda film aggiornata al: 21 Febbraio 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Joy è la storia turbolenta di una donna e della sua famiglia attraverso quattro generazioni: dall’adolescenza alla maturità, fino alla costruzione di un impero imprenditoriale che sopravvive da decenni. Il film racconta, infatti, la vera storia di Joy Mangano (Jennifer Lawrence), una mamma single con tre figli che grazie all'invenzione di uno speciale scopettone per le pulizie di casa, è diventata una milionaria star delle televendite americane.

    SHORT SYNOPSIS:

    Joy is the story of a family across four generations and the woman who rises to become founder and matriarch of a powerful family business dynasty.

    JOY is the wild story of a family across four generations centered on the girl who becomes the woman who founds a business dynasty and becomes a matriarch in her own right. Betrayal, treachery, the loss of innocence and the scars of love, pave the road in this intense emotional and human comedy about becoming a true boss of family and enterprise facing a world of unforgiving commerce. Allies become adversaries and adversaries become allies, both inside and outside the family, as Joy's inner life and fierce imagination carry her through the storm she faces. Jennifer Lawrence stars, with Robert De Niro, Bradley Cooper, Edgar Ramirez, Isabella Rossellini, Diane Ladd, and Virginia Madsen. Like David O. Russell's previous films, Joy defies genre to tell a story of family, loyalty, and love.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    DALLE STALLE ALLE STELLE, DAL CAOS AL SUCCESSO, COME NELLE FIABE, NELLE SOAP OPERA E... QUALCHE VOLTA, ANCHE NELLA VITA. ECCO IL 'REALISMO MAGICO' DI JOY

    Vi chiederete perché il primo fotogramma è in bianco e nero e inquadra una scena melodrammatica al femminile in odore di fiction televisiva. E' solo la prima nota di una sinfonia che, per mantenere la sincronia dei propri accordi, sceglie il mondo immaginario come via di fuga da una realtà fallimentare. Per darvi una prima dritta verso l'orientamento generale, ci troviamo più o meno a metà strada tra Pretty Woman ed Erin Brockovic (Forte come la verità). Arrivati al bivio, svoltate verso Joy.

    Ci sono dei casi in cui lo stile soup opera ha la sua legittima ragione di esistere. Joy è per l'appunto uno di questi. E potrà poi sembrare eccentrico, elementare o persino banale che la storia in questione muova dal racconto dalla

    nonna di famiglia che tratteggia il profilo di vita della propria nipote. Potrà sembrare ancora più strano che il suo racconto prosegua, molto più avanti, in qualche recondito spazio ultraterreno, ma il vezzo narrativo non ci è nuovo e ci era già piaciuto quando Rob Reiner lo aveva innestato nel suo Non è mai troppo tardi (The Bucket List, 2007), giocandoselo tra Morgan Freeman e Jack Nicholson.

    Correva l'anno 1990 quando Garry Marshall si affidava per l'appunto allo stile fiabesco per raccontare... tutta un'altra storia, d'accordo, ma pur sempre una storia di riscatto personale al femminile. Toni leggeri per parlare di roba tosta. E la domanda retorica già riecheggiava nell'aria per dire che nella realtà una storia di successo realizzato al femminile è una questione tutt'altro che scontata. "Chi ce l'ha fatta nel mondo reale eh, chi?!" Qualche tentennamento sulla difficoltà a trovare dei nomi e poi... "quella gran culo di

    Cenerentola!". La palla rimbalzava come un boomerang uscendo dalla porta e rientrando dalla finestra della fiaba. La realtà è dura si sa, ma Joy, come per altri versi già la Vivien di Julia Roberts in Pretty Woman, cioè come nelle favole, ce l'hanno fatta. E anche nel caso di Joy, i desideri e i sogni si sono realizzati. E non propriamente in quel di Hollywood.

    La Joy di David O. Russell (The Fighter, Il lato positivo, American Hustle,) si ispira liberamente alla vita di Joy Mangano, già protagonista reale di un'incredibile odissea esistenziale: la scalata di una donna verso il successo, da madre single a potente woman manager, nell'arco di quarant'anni della propria esistenza. Ma, come ci tiene a rimarcare lo stesso O. Russell nella didascalia iniziale, il film è "ispirato da storie vere di donne audaci", in particolare di una, Joy, appunto. L'exemplum di un cocktail di coraggio, resistenza

    e tenacia, occorso a molte donne che, con mille difficoltà, hanno giocato il tutto e per tutto affinché la propria visione non crollasse come un castello di carte nel primo cestino dell'immondizia. Joy incarna l'icona delle quote rosa nel mondo del lavoro imprenditoriale e di come donne dotate di spiccata creatività, inciampando più volte ma rialzandosi ogni volta più determinate che mai, abbiano potuto trasformare un’esistenza ordinaria in una straordinaria avventura all’insegna del successo. E' il trionfo della creatività ma anche di un senso di appartenenza alla famiglia, per quanto strampalata, caotica, sopra o sotto le righe possa essere. Il trionfo dell'integrità della persona dunque, a dispetto di tutto, che non soccombe sotto il richiamo della sirena del compromesso. Almeno nel caso di Joy, creatività e affari non entrano mai in rotta di collisione con l'amore.

    Chi, meglio di Jennifer Lawrence (già fregiata di un Golden Globe e di Nomination

    all'Oscar proprio per questo ruolo) poteva dare volto e anima migliori a questa inventrice di prodotti per la casa di enorme successo fino a diventare star delle televendite americana? Ecco la parola magica! Televendite! E se questo non fosse sufficiente a giustificarne in qualche modo gli umori da soap opera, ricordate il primo fotogramma? Beh, proprio di soap opera si tratta. Una fra le tante che popolano il piccolo schermo incantando casalinghe annoiate che non hanno nè ingegno, nè inventiva, nè voglia, di cercare altrimenti una via di fuga dal soffocamento quotidiano. Come la squinternata madre di Joy appunto: la Terry di una divertente Virginia Madsen calata negli umori della commedia come non mai. Non che il padre di Joy, ex marito di Terry, sia fatto di una stoffa migliore! Stiamo parlando del Rudy di Robert De Niro, soggetto tanto irritabile da sbaragliare per terra svariate porcellane al suo primo

    ingresso in scena, eppure, sempre in cerca di un nuovo amore. A forza di cercare, inciamperà nella Trudy (che fa per l'appunto rima con Rudy, quando si dice la forza del destino!) di Isabella Rossellini, facoltosa ma tutt'altro che generosa amante italiana. Ma del resto la famiglia allargata di Joy è un vero e proprio concentrato di eccentricità, e tra una buona dose di egoismi, gelosie, ricattucci vari e molto di altro, ve ne farà vedere delle belle, dando del filo da torcere alla povera Joy, intorcinata tra casa, due figli piccoli, lavoro, un sogno lasciato nel cassetto troppo a lungo e un ex marito rimasto fedele amico (Edgar Ramírez), il musicista squattrinato che vive nello scantinato della casa (dove lo raggiungerà il suocero). I debiti e le ipoteche faranno il loro ingresso nella vita di Joy di lì a poco, quando si proverà a far decollare la sua idea

    di miracoloso Mocho per le pulizie di casa. Sullo sfondo l'amica e confidente Jackie (Dascha Polanco), la biliosa e rivale sorellastra - Dio ci preservi da una sorella così! - Peggy (Elisabeth Röhm). Su tutti svetta la saggia e influente nonna Mimi di Diane Ladd, una vera e propria iniezione di fiducia per Joy. L'unico pilastro a cui aggrapparsi e sostenersi, almeno finché possibile.

    Nel cuore di questa vicenda umana stracarica di inciampi e cadute, con tutte le umiliazioni del caso per lo più inferte a Joy dall'insulso universo maschile, sempre pronto a far dell'ironia indebita, ad un certo punto si inserisce il guru delle televendite Neil dell'eccellente e brillante Bradley Cooper, qui affascinante regista di un incantevole set televisivo girevole con diverse scenografie separate tra loro per una simultanea televendita multipla. Non potrà certo passare inosservato il fatto che per la terza volta Russell riunisca su uno stesso set

    il vincente trio costituito da Jennifer Lawrence - Robert De Niro e Bradley Cooper. Come dire, un trittico (Lawrence-De Niro-Cooper) nel trittico (Il lato positivo-American Hustle-Joy), in cui su tutti brilla di luce propria quella che sembra essersi guadagnata la corona di musa, o se preferite di star feticcio, di David O. Russell. Come dargli torto?! Jennifer Lawrence si sta imponendo all'attenzione del grande pubblico come la giovane interprete dai mille talenti, estremamente versatile e soprattutto intensa e profonda fin dai tempi di The Burning Plain - The Burning Plain - Il confine della solitudine (2008) e di Winter's Bone - Un gelido inverno (2010). Non mancherà di incantarvi neppure con Joy, personaggio incastonato nell'anello di quel 'realismo magico' che è la chiave di lettura del Joy di Russell. Là dove la vita di tutti i giorni di Joy è simile ad un arco che si tende per scoccare ogni

    volta una freccia che non colpisce mai il bersaglio: un tira e molla tra necessità quotidiane ed ideali aspirazioni ricreato sul grande schermo da O. Russell in sequenze iper-melodrammatiche da soap opera, momenti musicali e surreali visioni ad occhi aperti della protagonista. Anche se, proprio mentre romanzava molti aspetti della vita di Joy Mangano, Russell è sempre rimasto in contatto con l’inventrice, che continua ad essere un’importante figura di riferimento nel mondo delle televendite ed è oggi presidente della Ingenious Designs.

    Non a tutti potrà andare a genio - non parlo certo per me stessa - ma che il timbro del racconto della vicenda di Joy sia stato una scelta stilistica consapevole e voluta è lo stesso O. Russell a dichiararlo: dopo aver appreso che la madre di Joy era un’appassionata di soap opera ha pensato di usare le soap 'come dispositivo narrativo, come uno specchio magico in cui riflettere l’evoluzione

    interiore di Joy e la sua presa di coscienza del fatto di poter rompere la gabbia della propria vita per inseguire i suoi sogni'. E prima di infierire sarà meglio riflettere su quanto da lui stesso osservato, di una certa importanza, mi pare: "Le trame delle soap opera sono degne dei grandi letterati russi. Sono mondi in cui tutto assume un tono gotico, melodrammatico. La gente parla costantemente di tradimento, soldi e morte – esattamente come in Gogol, Tolstoj e Dostoevskij! Ma le soap, spesso, parlano anche di donne forti e di grandi sogni, ed è per questo che toccano le corde dei telespettatori".

    Secondo commento critico (a cura di JUSTIN CHANG, www.variety.com)

    THE MOP IS MIRACULOUS. DAVID O. RUSSELL'S LATEST MOVIE, NOT SO MUCH

    After wholeheartedly embracing the art of the con in “American Hustle,” David O. Russell shifts gears and celebrates the virtues of honesty, grit and can-do spirit with “Joy,” a more constrained and significantly less inspired seriocomic romp cobbled together from the life of Joy Mangano, the woman who invented the Miracle Mop and turned it into a home-shopping phenomenon. If a “Eureka!” moment in the history of the household cleaning industry seems a less-than-intuitive premise for a mainstream feature film, rest assured that Russell has stretched this heavily fictionalized material about as far as it could go, though he stops well short of the screwball delirium and emotional liftoff he achieved in his recent string of triumphs. Despite another solid performance from Jennifer Lawrence, anchoring Russell’s sincerely felt tribute to the power of a woman’s resolve in a

    man’s world, it’s hard not to wish “Joy” were better — that its various winsome parts added up to more than a flyweight product that still feels stuck in the development stage.

    Much has already been made about the fact that Russell — always a fan of sharply written, exuberantly played female characters, going back to “Spanking the Monkey” and “Flirting With Disaster” — has now written and directed his first picture centered wholly around a woman. Even in a year that has seen a refreshing uptick in distaff-centric Hollywood narratives (in front of the camera, anyway), that virtue that should lend “Joy” some counter-programming heft opposite the more male-skewing likes of “The Revenant” and “The Hateful Eight,” both also opening Christmas Day. And Lawrence, presently sitting atop the box office in the fourth and final installment of the “Hunger Games” franchise, should drive curious audiences toward this welcome alternative showcase

    for her ever-expanding range as an actress.

    There’s a touch of “Erin Brockovich” and a smattering of “Mildred Pierce” in the story (credited to Russell and Annie Mumolo) of a smart, resourceful, working-class single mom defying considerable odds to seize her entrepreneurial moment, and meeting with shaky support and stubborn resistance from her family and outsiders in the process. And Russell, unspooling this rags-to-riches fable in a tone of mocking affection, riffs on two of the storytelling modes that have been historically and often disparagingly reserved for women: the fairy tale and the soap opera. Unfolding mainly in an unspecified Rust Belt town during the 1980s and ’90s, the movie frames its heroine’s story with an amusing sendup of a long-running daytime TV serial (populated by such game, Emmy-winning icons of the medium as Susan Lucci, Laura Wright and Maurice Benard), while the gentle storybook narration of Joy’s beloved grandmother, Mimi

    (the great Diane Ladd, another soap veteran), bobs and weaves in and out of the narrative.

    Mimi has long been a pillar of strength for Joy (Lawrence), and a necessary counterweight to the influence of her long-divorced parents, both of whom are decidedly in their own worlds. Her shut-in mother, Carrie (Virginia Madsen), spends her entire life in bed, her eyes glued to the aforementioned show, and her father, Rudy (Robert De Niro), is a much-married blue-collar crank who’s just been dumped by his latest squeeze. With nowhere else to turn, Rudy moves into Joy’s already crowded house, crashing in the basement along with Joy’s ex-husband, Tony (Edgar Ramirez), a hunky Venezuelan singer with whom she has two young kids. In short, it’s another of Russell’s classic fractious families, the sort of bickersome clan that leaves the floor covered in broken crockery in the first five minutes of screen time, and

    the movie has fun using strategically positioned dream sequences and flashbacks to illuminate how Joy got to this difficult point — and how she might move past it.

    She may be the glue holding together this tangled mess of dysfunction, but Joy is destined for greater things than working with her mean-spirited half-sister, Peggy (Elisabeth Rohm), at their dad’s auto shop — something she’s instinctively known since she was a young girl (played by Isabella Crovetti-Cramp), cutting and pasting together intricate paper dioramas in her bedroom. And that long-dormant creativity re-emerges when she has to mop up an unusually messy spill one afternoon, handily demonstrating that necessity is the mother (rather than the father) of invention: In one enchanting sequence, Joy uses her daughter’s crayons to draw the preliminary blueprints for a plastic-handled, self-wringing mop, the only product of its kind that customers will ever need to buy.

    The words “Miracle Mop”

    — or “Mangano,” for that matter — are never actually uttered here, suggesting that “Joy” is unfolding in roughly the same realm of altered names, composite characters, rejiggered time frames and loosely fact-inspired truthiness that begat “American Hustle.” Yet despite the air of lightly comic exaggeration that attends the whole enterprise, there’s a certain hard-edged rigor to the way Russell lays out the innumerable challenges of launching one’s own business. Joy is fortunate to have a begrudging source of capital in the form of Rudy’s wealthy new squeeze, Trudy (a delightful Isabella Rossellini), who locates a sketchy California company willing to manufacture parts on the cheap (or so they think). But then there’s the problem of distribution, as Kmart and other retail stores prove unwilling to devote floor space to such an expensive ($19.95 a mop) and potentially game-changing product.

    The movie hits its stride, at least temporarily, when the ever-helpful

    Tony lands Joy a meeting with Neil Walker (Bradley Cooper), an executive for the TV network QVC — at the time, a relatively new commercial phenomenon that allows celebrity sellers (including Joan Rivers, played by her daughter Melissa) to bring the latest merchandise directly into their customers’ homes. (This subplot allows the Fox production to plunder some of the studio’s corporate history, including references to former chief Barry Diller’s acquisition of QVC.) And Cooper, who achieved such arresting, live-wire chemistry with Lawrence in “Silver Linings Playbook,” downplays effectively here as a cautious, mild-mannered, business-first type who spends most of his screen time patiently teaching this novice the rules of the call-in commerce game. But Joy’s confidence ultimately persuades Neil to put not only the product but also the inventor herself on the air, paving the way for a suspenseful, even blissful comic payoff in which we see this hard-working self-starter

    come fully and radiantly into her own.

    These scenes find an ideal balance between self-fulfillment comic fantasy and gritty, workaday realism, and “Joy” benefits from its focus on the mundane; it’s a marvel how much quiet emotion Lawrence manages to wring, so to speak, as she speaks lovingly about her mop and its unprecedented 300 feet of super-absorbent, hand-coiled cotton. But after that peak, the movie begins to flatten out as Joy’s ever-shifting fortunes tug her this way and that, while a succession of broken promises and cruel betrayals lead her from overnight sales success to the brink of bankruptcy, before her eventual rebirth as a new kind of familial and corporate matriarch. The swift, tidy reversals that bring the story to its fairy-tale conclusion feel unpredictable yet also somewhat arbitrary, and Russell, seemingly uncertain as to when to call it quits, seems content to end things on an optimistic shrug.

    The

    aim seems to have been to weave various familiar Russellian elements — offbeat comedy, familial discord, wheeling-and-dealing chicanery, and a playful hint of make-believe — into a loving testament to the ways in which women survive, and thrive, even in a world actively devoted to keeping them in their place. But at a certain point, “Joy’s” grand ambitions and feminist underpinnings can’t disguise the essential lack of dramatic purpose or direction at the movie’s core. Russell is known for finding his fast, frenzied movies in the cutting room, a tactic that has rarely let him down in the past, but the same brilliance eludes him here. With no fewer than four editors credited, you have to wonder if the continual whittling and reshaping of scenes ultimately whittled away what was most interesting about Joy Mangano’s story in the first place. (Mangano is credited as an exec producer here.)

    In “American Hustle,”

    the narrative hiccups and evasions felt of a piece with the movie’s madly dissembling, improvisatory spirit; it was a movie about the exhilaration of self-reinvention that got by on pure rambunctious rhythm and attitude. But “Joy,” in celebrating a figure known for her gumption and perseverance, feels tamer, blander and less certain of its footing. The rhythms are slightly off from the start, and try as he might, Russell can’t quite unlock either the grand human comedy or the gritty working-class melodrama within. And Lawrence, such a blazing revelation in “Hustle” and “Silver Linings Playbook,” gives a performance that’s easy enough to root for but much less jagged and distinctive than her earlier work; always flinty, emotionally accessible and pleasurable to watch, she nevertheless seems to be embodying some vague, free-floating spirit of sisterhood rather than a character we feel we’ve come to know intimately by movie’s end.

    In a similar

    vein, the supporting cast doesn’t have quite the same snap and cohesion we’ve come to expect from Russell’s earlier, multi-Oscar-nominated ensembles. Rohm, in particular, has been either misdirected or miscast as the competitive older sister whose attitude toward Joy feels needlessly antagonistic and one-note. But the other actors fare better, even when their various comic non sequiturs feel a bit shoehorned in; Madsen and Rossellini have endearingly loopy moments, De Niro knows the lovable-curmudgeon routine inside out; Dascha Polanco steals a scene or two as Joy’s unswervingly loyal best friend; and Ladd simply makes you grateful to see her in her first significant big-screen appearance in years. Cooper can still generate enough of a spark with Lawrence to make you wish he had more screen time, though her truer partner here is Ramirez as Charlie — a winsome Desi to her Lucy, offering genial evidence that amicable divorces make for

    the most enduring friendships. At the very least, “Joy’s” contribution to the understaffed ranks of supportive on-screen husbands has to count as progress of a sort.

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in ITALIANO di JOY

    Links:

    • David O. Russell (Regista)

    • Virginia Madsen

    • Robert De Niro

    • Jennifer Lawrence

    • Edgar Ramirez

    • Bradley Cooper

    • 'THE AMERICAN' - FOCUS SU ANTON CORBIJN (CineSpigolature)

    • THE KILLER INSIDE ME - INTERVISTA al regista MICHAEL WINTERBOTTOM (Interviste)

    • THE KILLER INSIDE ME - INTERVISTA all'attore CASEY AFFLECK (Interviste)

    Altri Links:

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    Galleria Video:

    Joy - trailer 2

    Joy - trailer

    Joy - trailer (versione originale)

    Joy - spot 'Chance'

    Joy - spot 'Life'

    Joy - clip 'Questa sono io'

    Joy - clip 'Te l'ho riportato'

    Joy - clip 'Lo decido io'

    Joy - clip 'Dimmi di te'

    Joy - featurette 'La vera Joy' (versione originale sottotitolata)

    Joy - featurette 'La famiglia di Joy' (versione originale sottotitolata)

    Joy - featurette 'Il miracolo di Joy' (versione originale sottotitolata)

    Joy - featurette 'A Life of Joy' (versione originale)

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