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    Home Page > Movies & DVD > Hungry Hearts

    HUNGRY HEARTS: SAVERIO COSTANZO (LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI) APRE UNA NUOVA FINESTRA SU UN'ALTRA SOTTERRANEA BATTAGLIA DI COPPIA (ADAM DRIVER E ALBA ROHRWACHER). MA QUESTA VOLTA LA POSTA IN GIOCO PUNTA AL RIALZO CON LA SOPRAVVIVENZA DI UN BAMBINO

    Dal 15 GENNAIO - RECENSIONE ITALIANA in ANTEPRIMA - VINCITORE del Premio Pasinetti Speciale (Regia SAVERIO COSTANZO); Segnalazione Cinema for UNICEF (Film); COPPA VOLPI alla 'Miglior Interpretazione Femminile' (ALBA ROHRWACHER); COPPA VOLPI alla 'Miglior Interpretazione Maschile' (ADAM DRIVER) alla 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

    "Avevo letto il libro un anno e mezzo prima di scrivere 'Hungry Hearts'. Mi aveva colpito ma allo stesso tempo respinto, forse perché la storia, da qualche parte, mi riguardava. Il tempo è passato e un giorno ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura seguendo solo quello che ricordavo, senza rileggere. La storia di Franzoso mi ha accompagnato in questo modo nella ricerca di quello che poi si è trasformato in un racconto molto personale"
    Il regista Saverio Costanzo

    (Hungry Hearts; ITALIA 2014; Drammatico; 109'; Produz.: Wildside/Rai Cinema con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC); Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Hungry Hearts

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    Trailer

    Titolo in italiano: Hungry Hearts

    Titolo in lingua originale: Hungry Hearts

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Saverio Costanzo

    Sceneggiatura: Saverio Costanzo

    Soggetto: Dal romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso, 2012, pp. 132, Einaudi Editore, Collana 'I Coralli' (prezzo di copertina: 16,00)

    PRELIMINARIA - IL ROMANZO:

    "Rivedo proprio su quel divano mia moglie che si spoglia, il neonato sulle ginocchia, infagottato dentro una piccola coperta di lana. Il bambino si agita, vuole liberarsi ma non riesce. Le gambe, il corpo, sono avvolti nell’involucro troppo stretto. Lei sfila il maglione, sbottona la camicetta e sgancia il reggiseno. La sua magrezza è impressionante, ha raggiunto il traguardo dei quarantadue chili. Tre mesi dopo il parto, anche se i seni rattrappiscono, si ostina ad allattare. Si ostina a somministrargli il proprio latte anche se per questo si disidrata e si sgonfia. È straziante assistere alla sua inutile determinazione. Il seno è minuto, cascante e grinzoso. La pelle attorno ai capezzoli sembra secca. Isabel avvicina nostro figlio alla mammella e lui inizia a succhiare. Succhia solo per alcuni secondi, poi agita la testa e boccheggia come un pesce gettato sull’erba. Si attacca e si stacca ripetutamente, con movimenti nervosi del capo. Scatta sul capezzolo con la bocca spalancata, succhia e poi si allontana di nuovo, deluso. Non capisce perché da quel seno non esca niente, non capisce dove sbaglia. Ma ha fame e subito si riattacca e cerca di succhiare con tutte le forze. Si innervosisce. Inizia un gridolino di smarrimento che mi mette i brividi e che vorrei interrompere subito, in qualunque modo. Riprova a succhiare, si stacca ancora, osserva il bersaglio del capezzolo e riprende. Potrebbe andare avanti per ore. Tutto inutile.– Vedi, – dice Isabel. – Vedi che non ha fame? Io non dico niente..."

    Cast: Adam Driver (Jude)
    Alba Rohrwacher (Mina)
    Roberta Maxwell (Anne)
    Al Roffe (Marguerito)
    Geisha Otero (Rosa)
    Jason Selvig (J)
    Victoria Cartagena (Monica)
    Jake Weber (Dr. Bill)
    David Aaron Baker (Dr. Jacob)
    Natalie Gold (Avvocato)
    Victor Williams (Assistente sociale)
    Dennis Rees (Ufficiale del N.Y.P.D. Stern)
    Ginger Kearns (Dana)
    Toshiko Onizawa (Ospite al matrimonio)
    Cristina J. Huie (Ufficiale del N.Y.P.D. Dugan)
    Cast completo

    Costumi: Antonella Cannarozzi

    Scenografia: Amy Williams

    Fotografia: Fabio Cianchetti

    Casting: Douglas Aibel

    Scheda film aggiornata al: 03 Febbraio 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Jude (Adam Driver) e Mina (Alba Rohrwacher) sono una coppia che s'incontra per caso a New York e dà vita alla perfetta storia d'amore. Dopo il matrimonio e la nascita dei figli, però, la felicità dei protagonisti viene messa in pericolo da una battaglia tra la vita e la morte.

    IN DETTAGLIO:

    Jude (Adam Driver) è americano, Mina (Alba Rohrwacher) è italiana. S’incontrano per caso a New York. S'innamorano, si sposano e presto avranno un bambino. Si trovano così in poco tempo dentro una nuova vita. Sin dai primi mesi di gravidanza Mina si convince che il suo sarà un bambino speciale. E' un infallibile istinto di madre a suggerirglielo. Suo figlio deve essere protetto dall'inquinamento del mondo esterno e per rispettarne la natura bisogna preservarne la purezza. Jude, per amore di Mina, la asseconda, fino a trovarsi un giorno di fronte ad una terribile verità: suo figlio non cresce ed è in pericolo di vita, deve fare presto per salvarlo. All'interno della coppia inizia una battaglia sotterranea, che condurrà alla ricerca disperata di una soluzione nella quale le ragioni di tutti si confondono.

    IN ALTRE PAROLE:

    New York, Brooklyn. Mina (Alba Rohrwacher) è italiana, Jude (Adam Driver) newyorkese. Si incontrano accidentalmente e iniziano una profonda e appassionata storia d’amore che li conduce al matrimonio. La loro vita procede molto serenamente fino a quando Mina rimane incinta e incontra una guida spirituale che le dice che porta in grembo un bambino “indaco”. Mina sviluppa nei confronti del bambino un’attenzione morbosa: convinta che l’alimentazione ordinaria sia un ostacolo al corretto vivere e terrorizzata dalle contaminazioni, tiene il neonato lontano dalla luce, dai contatti col mondo esterno e lo nutre esclusivamente di specifici cibi e a specifici orari. Jude si accorge che il bambino cresce male e, quando lo porta dal pediatra, gli viene comunicato che è denutrito. Inizia così un braccio di ferro tra i due genitori che porterà a sviluppi drammatici.

    SHORT SYNOPSIS:

    The relationship of a couple who meet by chance in New York City is put to the test when they encounter a life or death circumstance.

    Commento critico (a cura di GABRIELE OTTAVIANI)

    Sono affamati – di affetto, si presume - questi cuori, ma non solo loro. Anche lo stomaco dei protagonisti del film di Saverio Costanzo – che, traendo spunto da Il bambino indaco, scrive, ma non si sa che voglia dire, e dirige, ma una cifra stilistica non si vede, né si percepisce una mano nemmeno vagamente sicura - che ha fatto vincere a Venezia la Coppa Volpi – cosa un po’ stravagante, a rigor di regolamento, ma soprassediamo… - ai protagonisti, Alba Rohrwacher e Adam Driver, già visto in J. Edgar, Lincoln e Frances Ha, non se la passa benissimo. La storia, infatti, parla di inedia. E non è che i protagonisti non siano bravi, anzi: lei, Mina – ma non canta: in compenso si esibisce lui, con Tu si’ ‘na cosa grande, praticamente il padre di tutti gli stereotipi, al netto dei mandolini… Mancava giusto un altro tocco di

    nazionalpopolare, per inciso in totale e gratuitamente stridente distonia con tutta la, sia pur incerta, dimensione narrativa del film, ma a quello ci pensa il pezzo più celebre della colonna sonora di uno dei film americani cult per eccellenza di qualche decennio fa… -, è talmente convincente che dopo un attimo già la detesti, anche perché, con tutto il rispetto, si consenta l’ironia, il personaggio è quello di una che avrebbe fatto la felicità di Basaglia e di una fitta schiera di epigoni, e lui, Jude, inaspettatamente, se la cava.

    Il problema è proprio il film. Scombiccherato a dire poco. Inizia male e finisce peggio. Vecchio già prima di cominciare. Datato. Claustrofobico. Angosciante. Stantio. Irritante. Nervoso. Sa di anni ’70. Ed è del 2014. E non è ambientato in un’epoca meno che contemporanea. Sarà l’ambientazione di New York, vista, rivista e stravista, la fotografia, i titoli, ma, a parte qualche

    guizzo che poi viene improvvisamente e improvvidamente abbandonato (per un momento in cui c’era stata un’idea…), come le inquadrature a un tratto deformanti, riproduzione di una inevitabile percezione alienata e alienante, in tutti i sensi, dell’intero contesto, familiare, personale, individuale, intellettuale, è noioso. Lungo. Pretenzioso. Sovraesposto. Lento. Enfatico. Esagerato. Caricato e caricaturale. Retorico, fin nella colonna sonora, a cui probabilmente Nicola Piovani ha lavorato decisamente con meno cuore del solito. I dialoghi a tratti sono persino comici. Ovviamente, in maniera del tutto involontaria.

    Tanto per fare un esempio, la suocera – altro bel tipino: sembra la copia brutta e psicotica della Blanche Devereaux magistralmente interpretata da Rue McClanahan in Cuori senza età… - parla della nuora e la definisce pazza. Avete presente la storia del bue, dell’asino e delle corna? Ecco, una roba del genere. In ogni modo, a chiamarla così è gentile, eufemistica addirittura. E il figlio, che pure

    lui tanto bene non sta, siamo onesti, e che ama la moglie, la quale in effetti è creatura anche tenera, vittima di sé e delle sue ossessioni, dice che non è vero. Dice che è insolita. Non disturbata, fragile, in difficoltà, preda di un rovello interiore che non si capisce, né viene spiegato, da dove nasca. No, insolita. Come una nevicata ad agosto (a meno che non ci si trovi a Roma presso Santa Maria Maggiore, ma quello è un discorso di rievocazione miracolistica annuale che poco ha a che fare con la normale consuetudine). In-so-li-ta. Bah. Comunque, per farla breve, lui, americano, e lei, italiana, si incontrano. In un ristorante cinese. Meglio, nel bagno. In cui rimangono intrappolati. Sembra una barzelletta. Brutta. L’odore è quello che è, va senza dirsi. Lui sta male. Pare essere lì per un qualche motivo strano, scappare da qualcosa che lo tormenta. O forse

    è solo il pesce avariato. Lei lavora con le ambasciate. Un bel lavoro, si direbbe. Il condizionale è d’obbligo perché non c’è una coerenza interna, né un tema che venga approfondito. D’altronde, persino il finale viene procrastinato almeno cinque volte… Sembra una storia a bivi di “Topolino”, ma senza indicazioni per le svolte. Comunque, Mina è a cena con dei colleghi. Li liberano dalla toilette. Si innamorano. Si mettono insieme. Lei deve trasferirsi. Lui la mette incinta. Sì, siamo nel ventunesimo secolo, ma a quanto pare usare dei contraccettivi – o semplicemente del raziocinio - sembra brutto. Intendiamoci, se si desidera avere un bambino ok, ma le premesse non appaiono proprio come le migliori possibili. Comunque, si sposano. Lei è carina quel giorno. E non lascia più gli USA. Vivono la loro stropicciata e a tratti credibile quotidianità. In una stamberga. A New York, ma sempre stamberga. Lui ha un

    cattivo rapporto con la mamma. Che abita in una casa megagalattica, arredata con gusto dell’orrido. A lei la mamma è direttamente morta. Quando aveva due anni. E col padre non ha più nulla da dirsi. Lei sogna un cacciatore. E un cervo. Va da una chiaroveggente. Che la guarda attraverso la vetrina. Si convince che suo figlio è speciale. Non vuole fare nessuna di quelle cose normali che fanno tutti, come le ecografie o le visite dal pediatra. No. Lo cresce a base di semi oleosi e verdure coltivate nella serra realizzata sul terrazzo. Un’integralista del veganismo e della purificazione, una sindrome di Münchhausen alla potenza enne alimentata da una sedicente informazione egoriferita, arrogante, insana, mentalmente e fisicamente, e autoreferenziale. Il bambino, guarda un po’, sta male. Gli vengono dati degli omogeneizzati. E poi la purga. Perché il mondo fuori è venefico. Ma non è nemmeno un film sulla cattiva

    genitorialità. Vorrebbe essere tutto, ma è poco di ogni cosa. Storia d’amore, thriller psicologico… Un’occasione persa, ecco.

    Perle di sceneggiatura


    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di HUNGRY HEARTS

    Links:

    • Saverio Costanzo (Regista)

    • Alba Rohrwacher

    • Adam Driver

    1 | 2

    Galleria Video:

    Hungry Hearts - trailer

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