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    Home Page > Movies & DVD > Per qualche dollaro in più

    PER QUALCHE DOLLARO IN PIU': IL SECONDO ATTO DELLA 'TRILOGIA DEL DOLLARO' DI SERGIO LEONE NATO 'PER UN DESIDERIO DI VENDETTA', CUI RISPONDE ANCHE LO STESSO TITOLO. QUESTIONE DI 'ORGOGLIO' E DI 'VALORI D'UN TEMPO CHE FU'. 'MA PRESTO SI TRASFORMO' IN UNA RIFLESSIONE SUL CINEMA'...

    'Celluloid Portraits Vintage' - I Bellissimi! - LA PAROLA a SERGIO LEONE - Di nuovo al Cinema: Dal 3 LUGLIO

    Come le è venuta l'idea di fare un secondo western?

    "Per il desiderio di vendetta. Sei mesi dopo la sua uscita, 'Per un pugno di dollari' era in test ai botteghini di molti paesi. Non era ancora uscito negli Stati Uniti ma gli americani volevano che andassi da loro a girare, non necessariamente un western. Mi fecero proposte di ogni tipo. Avrei potuto accettare. Ma la bassezza della Jolly Film mi era rimasta sullo stomaco. Allora andai a incontrare i due produttori e dissi loro che avrei intentato una causa contro di loro e non volevo più vederli. Mi risposero che ero testardo e che avevano difficoltà a comprendere come potessi rinunciare a tutti quei soldi per una questione d'onore. Dissi loro: 'Non sapevo se avevo voglia di fare un altro western. Ma lo farò solamente per danneggiarvi. E si chiamerà... E così mi venne il titolo. 'Per qualche dollaro in più'. Chiaramente non avevo idea di come sarebbe stata la sceneggiatura. Sapevo solo che avrei riutilizzato Gian Maria Volontè e Clint Eastwood (...)".
    Il regista e co-sceneggiatore Sergio Leone

    (Per qualche dollaro in più; ITALIA/GERMANIA OVEST/SPAGNA 1965; Spaghetti-Western; 130'; Produz.: P.E.A. (Produzioni Europee Associate)/Constantin Film Produktion GmbH/Arturo González/ Producciones Cinematográficas S.A.; Distribuz.: P.E.A. (Produzioni Europee Associate)

    Locandina italiana Per qualche dollaro in più

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Per qualche dollaro in più

    Titolo in lingua originale: Per qualche dollaro in più

    Anno di produzione: 1965

    Anno di uscita: 1965

    Regia: Sergio Leone

    Sceneggiatura: Sergio Leone, Luciano Vincenzoni e Sergio Donati

    Soggetto: Sergio Leone e Fulvio Morsella.

    Cast: Clint Eastwood (Monco)
    Lee Van Cleef (Col. Douglas Mortimer)
    Gian Maria Volonté (El Indio)
    Mario Brega (El Niño, uomo della banda dell'Indio)
    Mara Krupp (Mary)
    Luigi Pistilli (Groggy, uomo della banda dell'Indio)
    Klaus Kinski (Wild, il gobbo)
    Joseph Egger (Il vecchio profeta)
    Benito Stefanelli (Luke)
    Aldo Sambrell (Cuchillo)
    Lorenzo Robledo (Fred, il traditore)
    Sergio Mendizábal (Direttore della banca di Tucumcari)
    Carlo Simi (Direttore della banca di El Paso)
    Roberto Camardiel (Uomo alla stazione di Tucumcari)
    Tomás Blanco (Addetto al telegrafo di Santa Cruz)
    Cast completo

    Musica: Ennio Morricone

    Costumi: Carlo Simi

    Scenografia: Carlo Simi

    Fotografia: Massimo Dallamano

    Montaggio: Eugenio Alabiso, Adriana Novelli e Giorgio Serrallonga

    Effetti Speciali: Giovanni Corridori

    Makeup: Rino Carboni

    Scheda film aggiornata al: 19 Luglio 2014

    Sinossi:

    Nuovo Messico 1868. El Indio, lo psicopatico capo di una feroce banda di desperados, viene liberato dai suoi uomini da un carcere messicano: durante la fuga uccide spietatamente sia le guardie che il capitano della prigione, lasciando vivo alla fine solo uno spaventatissimo soldato, a cui dice: «Sai perché sei vivo, eroe? Perché tu possa raccontare a tutti quello che hai visto!», concludendo con una folle risata. Nel frattempo, in un'altra zona del West, il Monco, un cacciatore di taglie così chiamato per l'abitudine di usare solo la mano sinistra lasciando la destra sempre libera per sparare, vaga per il paese alla ricerca dei più "remunerativi" criminali della zona, e come lui anche il colonnello Douglas Mortimer, ex ufficiale sudista dalle maniere raffinate ma abile bounty-killer, è intento nello stesso lavoro. Benché in luoghi diversi, i due mettono gli occhi sulla lucrosissima taglia (10.000 dollari) dell'Indio, ma mentre per Monco è solo una questione di denaro, il Colonnello vuole l'Indio per un'altra ragione.

    L'Indio si ricongiunge ai suoi compagni e subito architetta il piano d'assalto alla banca di El Paso, la più impenetrabile e sicura dello Stato, spiegando agli inizialmente diffidenti seguaci che contiene al suo interno un mobile intagliato che maschera una cassaforte con ben mezzo milione di dollari in contanti, della cui esistenza ha saputo grazie al costruttore, un artigiano conosciuto durante il periodo passato in prigione e che ha ucciso durante la sua sanguinosa evasione.

    Il Monco e il Colonnello si ritrovano entrambi a El Paso per seguire da vicino le mosse della banda: il Monco, grazie a un ragazzino che gli dà informazioni, scopre la presenza del Colonnello in città e comincia a seguirlo e a prendere informazioni su di lui da il Profeta, un vecchio pioniere che fra l'altro conosce bene il Colonnello. Durante un momento di apparente calma, il Colonnello trova parte della banda dell'Indio in città, e volendo saggiarne le intenzioni accende un fiammifero sulla gobba di Wild (il Gobbo), un pistolero pericolosissimo, quasi più pazzo e selvaggio dello stesso Indio. Deciso a rimanere l'unico pretendente alla taglia dell'Indio, il Monco sfida a duello il Colonnello in un'incredibile prova notturna di abilità con le pistole. Durante l'incontro il Monco spara per primo al cappello del Colonnello, che in seguito ricambia il favore sparando più volte a quello del più giovane e irruente pistolero. Dopo il confronto i due, constatata l'identica capacità, si mettono d'accordo per collaborare e spartirsi i soldi ricavati dalla taglia dell'Indio e di quelle dei suoi gregari: durante la pianificazione, il Colonnello, più freddo e razionale del Monco, lo convince a infiltrarsi tra le file dell'Indio, facendo evadere un suo uomo, Sancho Perez, detenuto in un carcere messicano, e arrivando cosí fino a lui.

    Benché i due pistoleri siano al corrente dell'obiettivo della banda, e cioè la banca di El Paso, non conoscono il piano per intero; per cui, nonostante il Monco agisca in modo da fingere che la parte del piano che lo riguarda sia perfettamente riuscita (e al contempo realizzando un appostamento in città ideato dai due bounty-killer apposta per cogliere i banditi sul fatto ed eliminarli), l'Indio con uno stratagemma riesce lo stesso a prendere la cassaforte e fuggire col bottino. A questo punto il Monco vorrebbe sciogliere la società col Colonnello e inseguire da solo i banditi, ma ancora una volta l'ex ufficiale, più razionale del socio, lo convince a riunirsi di nuovo all'Indio e continuare l'azione in comune.

    La banda fugge a est in uno squallido paesino detto Agua Caliente dove l'Indio ha deciso, una volta calmatesi le acque, di spartire l'enorme malloppo. Il Monco e il Colonnello si ritrovano nel paese, con sorpresa del primo, che aveva creduto di poter imbrogliare l'altro cambiando la direzione della fuga; all'arrivo della banda nella locale taverna il Colonnello viene riconosciuto dal Gobbo, che lo sfida a duello per vendicare l'umiliazione ricevuta a El Paso, restando ucciso. Fintosi un ladro professionista interessato allo stesso colpo, Mortimer si offre per aiutare l'Indio ad aprire la cassaforte, in cambio di un compenso in denaro. I soldi però sono riposti in una cassa di cui l'Indio ha la chiave. Durante la notte, il Colonnello e il Monco si recano contemporaneamente nel magazzino dove è conservata la cassa e trafugano il denaro. Ma l'Indio, astuto e sospettoso, scopre le vere intenzioni dei due alleati, e li fa pestare a sangue dai suoi uomini. Pensando di sfruttarli per depistare le indagini dei ranger, l'Indio decide di non uccidere subito i suoi prigionieri i quali, in precedenza, sono riusciti a nascondere il bottino della rapina.

    Avidamente l'Indio, in combutta col fido el Niño, pensa di riuscire a spartire l'intero bottino solo tra loro due. Dopo aver liberato il Monco e il Colonnello, l'Indio fa ricadere la colpa della fuga su un componente della banda. Lo spietato bandito manda allo sbaraglio i suoi compagni che vengono ben presto eliminati uno a uno dai due durante uno scontro a fuoco nel paese.

    I piani dell'Indio vengono intralciati all'ultimo momento da Groggy, che uccide el Niño e reclama la sua parte di bottino. I soldi però non sono più nella cassa e cosí l'Indio non può far altro che uscire dal suo nascondiglio per affrontare il suo destino.

    Douglas Mortimer riesce cosí ad arrivare all'atteso duello con l'Indio, grazie all'aiuto imprevisto del Monco il quale, tenendo il fucile sul braccio destro e un orologio carillon nella mano sinistra, attende come loro la fine della musica per la resa dei conti. Alla fine il colonnello Mortimer uccide l'Indio ma non accetterà un solo dollaro della taglia; l'analessi finale spiegherà il motivo: lo scopo del colonnello era vendicare la sorella (di cui l'Indio era pazzamente innamorato) e il cognato, vittime del fuorilegge che, colto da un raptus dopo averli spiati dalla finestra della loro camera mentre si baciavano, uccise l'uomo e violentò la donna che durante lo stupro si uccise sparandosi un colpo al costato con la pistola dell'Indio. I soldi andranno tutti al Monco che, raccolti tutti i redditizi cadaveri, fa suo anche il mezzo milione di dollari rubato, prelevandolo tra i rami di un albero, dove era rimasto dal momento in cui i due soci erano stati scoperti, allo scopo di restituirlo alla banca di El Paso e ottenere la ricompensa.

    Commento critico (a cura di SERGIO LEONE a NOEL SIMSOLO, 'Conversations avec Sergio Leone')

    Come le è venuta l'idea di fare un secondo western?

    S. LEONE: "Per il desiderio di vendetta. Sei mesi dopo la sua uscita, 'Per un pugno di dollari' era in test ai botteghini di molti paesi. Non era ancora uscito negli Stati Uniti ma gli americani volevano che andassi da loro a girare, non necessariamente un western. Mi fecero proposte di ogni tipo. Avrei potuto accettare. Ma la bassezza della Jolly Film mi era rimasta sullo stomaco. Allora andai a incontrare i due produttori e dissi loro che avrei intentato una causa contro di loro e non volevo più vederli. Mi risposero che ero testardo e che avevano difficoltà a comprendere come potessi rinunciare a tutti quei soldi per una questione d'onore. Dissi loro: 'Non sapevo se avevo voglia di fare un altro western. Ma lo farò solamente per danneggiarvi. E si chiamerà... E così mi venne il titolo. 'Per

    qualche dollaro in più'. Chiaramente non avevo idea di come sarebbe stata la sceneggiatura. Sapevo solo che avrei riutilizzato Gian Maria Volontè e Clint Eastwood (...)".

    Com'era il budget di 'Per qualche dollaro in più'?

    S. LEONE: "Poco più del doppio rispetto al film precedente: trecentocinquanta milioni di lire. Non era molto. Si trattava di un film più lungo e più complesso e dovemmo costruire l'intero villaggio. Ma rispetto a quel tipo di produzioni, non era un grosso budget".

    Ha avuto dei problemi con la censura?

    S. LEONE: "Molti. In primo luogo per la droga. Come le ho detto era un elemento che mi serviva a camuffare i tic di Volontè. Ma era un argomento tabù. Soprattutto nel western. Eppure la droga è una ragione di vita nei paesi poveri come il Messico o la Bolivia, insomma, in tutta l'America Latina... è il loro pane quotidiano. Era una componente a cui tenevo anche

    per rendere la storia più attuale. Nel 1965 la droga cominciava a invadere il mondo intero. Ma non fu questo il problema principale con la censura. Il fatto di mostrare dei cacciatori di teste non era molto gradito. E il realismo... e la violenza..."

    I suoi film se non sbaglio hanno fissato un punto di non ritorno in questo campo

    "Stanley Kubrick ha dichiarato: 'Senza Sergio Leone non avrei mai potuto fare 'Arancia meccanica'... Sam Peckinpah ha detto: 'Senza Sergio Leone non avrei mai potuto girare 'Il mucchio selvaggio'. Non si riferivano a delle affinità di idee o argomenti, ma a una rottura storica con le convenzioni obbligatorie del genere. Prima di me, non si poteva neanche girare un western senza una donna. Non si poteva mostrare la violenza perché gli eroi dovevano essere positivi. Era fuori questione puntare sul realismo dell'epoca: i personaggi dovevano essere vestiti come delle illustrazioni di moda!

    Sono stato io a imporre un eroe negativo, sporco, realista, completamente integrato nella violenza... E i miei film hanno battuto ogni record. Il primo incassò tre miliardi e mezzo di lire per l'Italia, che oggi ammonterebbe a quarantadue miliardi di lire! Il secondo ancora di più. I miei tre primi western compaiono tra i primi sette maggiori incassi italiani di tutti i tempi. Con un risultato così, la fama arriva presto. E anche i cambiamenti. La censura arretra. La mentalità degli spettatori non è più la stessa. E i produttori accettano di finanziare dei soggetti violenti come quelli di Kubrick e Peckinpah"

    Pur accettando l'influenza del neorealismo e della commedia dell'arte, nel suo secondo film lei accumula alcuni tocchi personali: l'uomo non completamente rasato, lo scarafaggio massacrato mentre fuori scoppia la sparatoria, le mele prese di mira al posto degli uomini... E dei versi d'autore: 'Che cosa ci giochiamo? - La

    tua pelle', 'Il mondo è piccolo - e cattivo!'

    S. LEONE: "Questo fa parte del mio discorso d'autore. Mi investo totalmente in tutte le mie storie. Non c'è mai niente di gratuito. All'inizio, 'Per qualche dollaro in più' poggiava su questo senso di vendetta nei confronti dei produttori della Jolly, ma presto si trasformò in una riflessione sul cinema. Il cinema è il mito integrato all'interno di una storia. Non è l'industria del sogno. E' la fabbrica dei miti. La mia volontà di documentare il mito non può escludere il mio universo d'autore, anche se preferisco mostrare il peggio del peggio: dei cacciatori di taglie. Può sembrare una visione negativa, ma l'America è un terreno immenso per dei professionisti di quel tipo. Raccolgono informazioni e si spostano da un luogo all'altro, sono consapevoli del loro valore. Agli occhi di noi europei infrangono la legge, ma per gli americani sono utili. Sradicano

    il male. Certo, io ho bisogno anche di lavorare di fantasia per costruire al meglio l'impianto coreografico e barocco della mia scrittura cinematografica. Da qui l'orologio-carillon come punto di partenza. Chiesi a Morricone di partire da questo tema, preesistente, per comporre la partitura. Il risultato è eccezionale visto che lui è un ottimo musicista, con una formazione solida. E' stato alunno di Petrassi (...)".

    Il suo secondo western ha avuto successo come il primo?

    S. LEONE: "Molto di più. E' stato lì che gli americani coniarono il termine 'spaghetti-western' (...) In Italia, ahimè, il successo ebbe delle conseguenze disastrose. I western italiani dilagarono. Il giorno in cui vidi il primo 'Trinità' dubitai della mia salute mentale. Pensai di essere rimbecillito. Sentivo il pubblico che moriva dalle risate e non capivo perché. Quello che avevo davanti agli occhi mi sembrava mediocre, sciatto, veramente brutto. Non riuscivo ad afferrare come un adulto potesse divertirsi

    davanti a una fesseria del genere. In realtà 'Trinità' era la conseguenza logica di centinaia di western di una cretineria insopportabile. Eppure ero molto preoccupato. Ero stato designato come il padre del genere! Avevo solo figli 'tarati', non potevano essere legittimi. C'era di che scoraggiarsi..."

    Ma è diventata una star. Il pubblico accorreva al suo nome

    S. LEONE: "La celebrità mi ha dato la sicurezza della libertà. Ho mantenuto il sangue freddo. Ho tenuto a mente quello che avevo vissuto prima della gloria. E poi, ho sempre creduto che un autore deve pensare che il vero successo arriverà il giorno seguente, non oggi. E ancora meno ieri..."

    Tuttavia, la critica è sempre divisa sui suoi film

    S. LEONE: "E' il motivo per cui ho voluto mettere i puntini sulle 'i' mentre giravo 'Il buono, il brutto e il cattivo'"

    Estratto da: Noel Simsolo, Conversations avec Sergio Leone, Stock Cinema, Paris 1987

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