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    Home Page > Movies & DVD > Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà

    JIMMY'S HALL - UNA STORIA D'AMORE E LIBERTÀ: IL TANDEM LAVERTY-LOACH (IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA) COLPISCE ANCORA AL CUORE CON UN ALTRO AFFRESCO EPOCALE DI DENUNCIA

    Dal 67. Festival del Cinema di Cannes - RECENSIONE ITALIANA IN ANTEPRIMA e PREVIEW in ENGLISH by SCOTT FOUNDAS (www.variety.com) - Dal 18 DICEMBRE

    "In un film bisogna fare emergere la vita interiore, le contraddizioni, i dubbi e le motivazioni di un personaggio, se non ci si vuole ritrovare con la pallida imitazione di una figura pubblica. La nostra poteva essere solo una storia 'liberamente ispirata' alla vita e ai tempi di Jimmy, e non un biopic convenzionale. Sappiamo che Jimmy portò con sé dagli Stati Uniti alcuni dischi di Paul Robeson, ma chissà se tra quei dischi ce n’era anche qualcuno di Bessie Smith? E’ possibile che un animo giovane e curioso come Jimmy andasse a ballare lo Shim sham e il Lindy hop al Saxony Hotel di Harlem – l’unico locale negli Stati Uniti in cui bianchi e neri potevano ballare insieme in pubblico – quando viveva a New York? Nessuno lo sa, ma nella nostra versione immaginiamo di sì".
    Lo sceneggiatore Paul Laverty

    "E’ una storia che offre moltissimi spunti. Tanto per cominciare, contraddice l’idea di una sinistra cupa e deprimente, nemica del divertimento e della gioia di vivere. Poi, dimostra come la religione organizzata tenda a coalizzarsi con il potere economico: lo ha fatto nel caso di Jimmy Gralton e continua a farlo. Chiesa e Stato diventano agenti di oppressione. Quelli che sembravano progressisti hanno fatto un passo indietro: la gente pensava che Éamon de Valera, il presidente della repubblica irlandese, avrebbe incoraggiato la libertà di espressione e la tolleranza, mentre la prima cosa che fece fu di guadagnarsi l’appoggio della Chiesa. I princìpi erano sacrificabili sull’altare della realpolitik".
    Il regista Ken Loach

    (Jimmy's Hall; REGNO UNITO/IRLANDA/FRANCIA 2014; Dramma storico; 109'; Produz.: Sixteen Films/Element Pictures/Why Not Productions/Wild Bunch con il sostegno del British Film Institute (BFI)/Film4 e Irish Film Board; Distribuz.: BIM)

    Locandina italiana Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà

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    Trailer

    Titolo in italiano: Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà

    Titolo in lingua originale: Jimmy's Hall

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2014

    Regia: Ken Loach

    Sceneggiatura: Paul Laverty

    Soggetto: Da una pièce di Donal O'Kelly.

    Cast: Barry Ward (Jimmy Gralton)
    Simone Kirby (Oonagh)
    Jim Norton (Padre Sheridan)
    Andrew Scott (Padre Seamus)
    Francis Magee (Mossie)
    Mikel Murfi (Tommy)
    Sorcha Fox (Molly)
    Martin Lucey (Dezzie)
    Shane O'Brien (Finn)
    Brian F. O'Byrne (O'Keefe)

    Musica: George Fenton

    Costumi: Eimer Ni Mhaoldomhnaigh

    Scenografia: Fergus Clegg

    Fotografia: Robbie Ryan

    Montaggio: Jonathan Morris

    Casting: Kahleen Crawford

    Scheda film aggiornata al: 28 Gennaio 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Nel 1921, il peccato di Jimmy Gralton è stato quello di avere costruito una sala da ballo a un incrocio di campagna, in un’Irlanda sull’orlo della Guerra civile. La Pearse-Connolly Hall è un locale dove i giovani possono andare per imparare, discutere, sognare… ma soprattutto per ballare e divertirsi. Giorno dopo giorno, il locale diventa sempre più affollato e popolare, finché la sua fama di ritrovo di socialisti e liberi pensatori arriva alle orecchie della Chiesa e dei politici, che alla fine costringono Jimmy a fuggire in America e la sala da ballo a chiudere.

    Dieci anni dopo, nel pieno della Grande Depressione, Jimmy torna nella Contea di Leitrim per prendersi cura di sua madre, deciso a condurre una vita tranquilla. La sala da ballo è sempre lì ma abbandonata, e nonostante le pressioni dei giovani del posto resta chiusa. Ma col passare del tempo, Jimmy tocca con mano la povertà e l’oppressione culturale che affliggono la sua comunità, e il leader e l’attivista che sono in lui prendono il sopravvento. Così, decide di riaprire la sala, costi quello che costi…

    IN DETTAGLIO:

    Marzo 1932, Contea di Leitrim. Jimmy Gralton è tornato a casa dopo avere lavorato per una decina d’anni negli Stati Uniti. Ritrova un’Irlanda che, dieci anni dopo la Guerra Civile, ha un nuovo governo e nuove speranze da offrire alla gente come lui: contadini e operai, giovani e poveri delle campagne.
    Oonagh, il primo amore di Jimmy, ora è sposata. E la Pearse-Connolly Hall, la sala da ballo costruita da Jimmy e dai suoi amici, punto di riferimento della comunità locale, è chiusa.
    Jimmy è tornato in Irlanda per prendersi cura di sua madre, Alice. Ad aspettarlo a casa, ci sono tutti i suoi vecchi amici: Mossie, Tommy, Sean, Dezzie, Finn e Molly. Lui dice di volere una vita tranquilla, ora, ma nessuno gli crede: Jimmy Gralton è un attivista, un leader.

    Padre Sheridan, il parroco locale, viene a sapere che Jimmy è tornato. Sa che nella sua parrocchia è tornato un uomo che la gente ascolta, un uomo d’azione che la Chiesa non può controllare.
    Intanto, i giovani vogliono ballare. Hanno sentito parlare della sala – dove si ballava, certo, ma si tenevano anche corsi di arte e letteratura, pugilato e musica – e vogliono sapere se Jimmy ha intenzione di riaprirla. Lui risponde di no. Questa volta no.
    Ma poi torna a rivederla, e ripensa a com’era: un porto sicuro, dove i membri della comunità potevano ballare, cantare e imparare, fuori dal controllo della Santa Madre Chiesa; e la sede del tribunale repubblicano, dove la gente poteva trovare la giustizia che Chiesa e Stato, allora collusi, gli negavano. Pensa al suo grande amore di allora, Oonagh Dempsey, e la rivede ballare, fiera e appassionata. Le aveva chiesto di partire con lui, quando era stato costretto a fuggire in America. Diceva che non l’avrebbe mai dimenticata, e così è stato.

    La sala viene riaperta e ben presto nei suoi locali torna a risuonare la musica: Jimmy ha portato dall’America un grammofono, e con quello i balli moderni (lo Shim sham e il Lindy hop), la gioia e la speranza. Anche le lezioni riprendono: Sean insegna Yeats, Mossie dà lezioni di boxe, Molly insegna musica e Oonagh danza.
    Padre Sheridan è furibondo. Il suo curato, Padre Seamus, cerca di calmarlo, ricordandogli che la repressione è controproducente e alimenta la conflittualità: li lasci fare, e presto si stancheranno. Ma Sheridan vede in tutto questo l’inizio di un’insurrezione comunista, e in Gralton un pericoloso incendiario con un piano da portare avanti.

    Intanto si torna a ballare, e la sera la gente affolla la sala come ai vecchi tempi, in una meravigliosa esplosione di vitalità. C’è anche Sheridan, intento ad annotare i nomi delle persone presenti. Il giorno dopo, alla Messa domenicale, legge quei nomi ad alta voce, uno per uno. Il risultato è che una ragazza viene picchiata dal padre, ma un seme è stato gettato: l’indomani tornerà ugualmente alla sala, per la sua lezione di danza.

    Sheridan prosegue la sua opera di dissuasione, esortando la gente a stare lontana dalla sala. Ma non è solo la Chiesa ad aver preso di mira Jimmy: i militanti dell’Army Comrades Association – un’associazione cattolica irlandese ultraconservatrice – vedono in Jimmy e nei suoi amici “rossi” dei nemici da eliminare.
    Nel frattempo, l’IRA si rivolge a Jimmy per aiutare una famiglia a riprendere possesso della casa da cui è stata ingiustamente sfrattata da un proprietario terriero senza scrupoli. Sanno che Jimmy è un abile oratore, capace di mobilitare la gente. Potrebbe mettere in difficoltà i proprietari terrieri di tutto il paese.

    Quando Jimmy accetta, e tiene un discorso galvanizzante in cui si scaglia contro un’Irlanda divisa dalla ricchezza e dalla classe, sa già che il suo destino è segnato. Quel destino comincia con i colpi sparati contro la sala durante una serata da ballo, continua quando la sala viene bruciata, e finisce quando le guardie arrestano Jimmy, e alla fine lo conducono al porto, per rispedirlo in America. La folla che trova ad attenderlo è composta dai giovani che hanno danzato nella sua sala da ballo. Mentre gli agenti lo portano via, i ragazzi gli promettono che continueranno a danzare.

    SHORT SYNOPSIS:

    Political activist Jimmy Gralton is deported from Ireland during the country's 'Red Scare' of the 1930s.

    Commento critico (a cura di GABRIELE OTTAVIANI)

    L’enfatico sottotitolo "Una storia d’amore e libertà" che accompagna Jimmy’s Hall nella sua versione italiana, in realtà, dice però il vero, anche se è del tutto in contrapposizione con la consueta, riconoscibilissima e sempre assai valida cifra stilistica di Ken Loach, che fa dell’asciuttezza e del rifiuto di ogni didascalismo la sua stella polare.

    Siamo nell’Irlanda di inizio Novecento, per la precisione nel 1932: James “Jimmy” Gralton, cui presta il volto l’ottimo dopo un decennio negli Stati Uniti, torna nella contea di Leitrim, nelle sue campagne, da cui è dovuto andare via per lo scoppio della guerra civile, che aveva visto persone che fino a quel momento avevano vissuto gomito a gomito, all’interno della piccola comunità rurale, l’una contro l’altra armate. C’era chi sosteneva l’indipendenza e la repubblica, e chi il legame con la Gran Bretagna. Inoltre, si sa, i rancori sono come gli incendi, si accendono velocemente e fanno

    fatica a spegnersi, e le inimicizie rimangono annidate a lungo, tra la torba e i tetti di paglia dei piccoli cottage, dove si beve tè col latte scaldato nel camino: non basta il tempo a cancellarle. Jimmy dieci anni prima aveva costruito una sala da ballo, un luogo di aggregazione, dove si tenevano anche corsi di disegno, di pugilato, di letteratura. A disposizione di tutti, giovani e meno giovani. Ma l’istruzione, all’epoca, è appannaggio esclusivo di Santa Madre Chiesa. E il potere, si sa, sovente è cieco, ha paura di ciò che non può controllare, anche se assolutamente non c’è nulla di peccaminoso, di sovversivo. Anche se, forse, il libero pensiero in realtà un po’ rivoluzionario lo è. Come la cultura, quella ricchezza che nessuno può toglierti, anche se intorno tutto brucia. La Chiesa è potente, e ha due anime, una, almeno in apparenza più aperta, l’altra più intransigente, ma

    forse, in fondo, più rispettosa, disposta a concedere l’onore delle armi al nemico intollerato e intollerabile, ad ammettere che ha dei valori, una fede. Jimmy, poi, anche se ha una sorella suora, ha fama di anticristo, di senza Dio, di comunista, perché difende i deboli e gli oppressi, i braccianti sbattuti in mezzo a una strada dal padrone dalla sera alla mattina, e inoltre si è fatto da solo. È determinato, altruista, incorruttibile. Dunque, pericoloso. La mamma, donna dal cuore d’oro e dalla tempra d’acciaio, interpretata con straordinarie misura ed efficacia da Aileen Henry, aveva una biblioteca ambulante. E quando glielo portano via, si chiede se sia stata una colpa averlo fatto leggere, e se lei sta perdendo un figlio, certo l’Irlanda perde molto di più. I sindacati sono con lui, così come i più umili, gli altri lo vedono come il diavolo. Verrà bandito dall’Irlanda, e non potrà più

    tornarvi. Morirà a New York il ventinove dicembre millenovecentoquarantacinque.

    È una storia vera, quella che Ken Loach racconta, e il rischio delle biografie è sempre quello, che diventino agiografie. Ma qui c’è un ripudio programmatico dell’enfasi – grazie al Cielo! –, un cast di pregio, una fotografia e delle musiche incisive, una scrittura solida, partecipe e al tempo stesso disincantata, a tratti ironica, un’ambientazione e una ricostruzione di rara precisione, un montaggio che fonde felicemente la contemporaneità e il flashback e una raffinata commistione di temi che rende il film compiuto e affascinante: il ritorno, gli affetti (forse giusto il dialogo amoroso di Jimmy e Oonagh si poteva emendare, ma è comunque raccontato senza esagerazioni), la passione politica, la lotta di classe, la giustizia, la libertà.

    Secondo commento critico (a cura di SCOTT FOUNDAS, www.variety.com)

    THE LATEST ACTIVIST DRAMA FROM THE ELDER STATESMAN OF BRITISH POLITICAL CINEMA IS A HEARTFELT PORTRAIT OF IDEOLOGICAL WARFARE IN 1930S IRELAND.

    Ken Loach has taken a despicable episode of modern Irish history — the 1933 deportation without trial of one of its own citizens, James Gralton — and made a surprisingly lovely, heartfelt film from it with “Jimmy’s Hall.” A thematic sequel of sorts to his Cannes-winning “The Wind That Shakes the Barley,” Loach’s 24th fiction feature finds the activist-minded director trafficking in familiar themes of individual liberties, institutional oppression and the power of collective organizing, here infused with a gentle romanticism that buoys the film without cheapening the gravity of its subject. All told a minor-key but eminently enjoyable work by a master craftsman, the pic opens next week in the U.K. and has been picked up by Sony Classics for the States.

    Although it’s set a decade after

    the bloody War of Independence depicted in “Wind,” “Jimmy’s Hall” unfolds against a nation still sharply divided along political and religious lines. Back before the war, Jimmy (Barry Ward) had founded the Pearse-Connolly community hall in the southern Irish county of Leitrim, which became a home to dances and classes in art, music, literature and sport. All that brought the hall, and Jimmy himself, under the intense scrutiny of the local Catholic leaders, who considered education their exclusive purview and saw the hall as a threat to their sovereignty. So Jimmy fled to New York, and when “Jimmy’s Hall” opens in 1932, he has only just returned, to help his elderly mother (the excellent Aileen Henry) run the family farm following the death of his brother.

    It doesn’t take long before the bored local youths persuade Jimmy to reopen the shuttered hall, now lying in a state of dusty disrepair, and

    for a while the movie comes to resemble one of those Mickey Rooney-Judy Garland musicals, with everyone from miles around pitching in to help restore Pearse-Connolly to its former luster. Of course, all such stories must have a threatened, uncomprehending villain, and “Jimmy’s Hall” (which was written by regular Loach collaborator Paul Laverty) serves up a choice one in the form of parish priest Father Sheridan (Jim Norton), who takes to Jimmy’s return much as John Lithgow’s puritanical reverend in “Footloose” took to Kevin Bacon. Jazz is the devil’s music, he tells his congregation, warning against the “Los Angelization of our culture” and finally offering an ultimatum: “Is it Christ or is it Gralton?” To Loach and Laverty’s credit, however, they stop short of turning Sheridan into a caricature, depicting him as a man of principle who believes in his view of the world as fiercely as Gralton does in

    his.

    If the plotting in Loach’s film sometimes verges on the rote, the emotions are typically full and satisfying, especially in the scenes between Jimmy (impressively played by Ward as a noble man of action) and his erstwhile sweetheart Oonagh (porcelain-eyed Simone Kirby), who couldn’t travel to America with him back then and now finds herself another man’s wife. Though their tragic romance is one of several fully fictionalized elements Laverty and Loach have injected into Gralton’s narrative, it nevertheless serves to deepen the film’s sense of a nation haunted by its past, and of the sacrifices made by individuals in the name of their ideals. In one especially tender scene, they dance silently in the darkened hall, swaying to the music in their heads and hearts.

    Alas, Bessie Smith isn’t the only thing Jimmy has to blame for his troubles. As the hall grows in popularity, it also becomes a locus

    of community activism, particularly for those rallying against the forced eviction of poor tenants from the estates of wealthy landowners. This allows Loach to stage several of the talky but stimulating ideological tennis matches that were hallmarks of both “The Wind That Shakes the Barley” and the earlier “Land and Freedom,” and while some knowledge of the era’s Irish political landscape may be helpful to gleaning some of the film’s nuances (such as the ideological divides between liberal and conservative elements within the IRA), no prerequisites are needed to understand Gralton as a man of the people who rises to the occasion at enormous risk to his own future.

    Loach’s filmmaking here has an elegant simplicity and flow from one scene to the next, enhanced by the subtle but beautifully detailed work of production designer Fergus Clegg and costume designer Eimer Ni Mhaoldomhnaigh. Shooting on 35mm film, d.p. Robbie Ryan makes

    fine use of natural light, and bathes the dance-hall scenes in a warm gaslamp glow.

    Perle di sceneggiatura


    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano BIM Distribuzione e Samantha Dalla Longa (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di JIMMY'S HALL - UNA STORIA D'AMORE E LIBERTÀ

    Links:

    • Ken Loach (Regista)

    • Brian F. O'Byrne

    1 | 2

    Galleria Video:

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - trailer

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - trailer (versione originale) - Jimmy's Hall

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - clip 'Dobbiamo vivere e ballare!'

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - clip 'Balli peccaminosi'

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - clip 'Vieni via con me!'

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - clip 'La confessione'

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - intervista video al regista Ken Loach (versione originale sottotitolata)

    Jimmy's Hall-Una storia d'amore e libertà - intervista video al regista Ken Loach ed a Barry Ward 'James Gralton' (versione originale sottotitolata)

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