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    Home Page > Movies & DVD > Una doppia verità

    UNA DOPPIA VERITA'

    RECENSIONE - Dal 15 Giugno

    "Agli avvocati della difesa viene spesso chiesto come facciano a rappresentare qualcuno che è colpevole. La risposta standard è che la Costituzione garantisce all’imputato la presunzione di innocenza ed è compito dello stato dimostrarne la colpevolezza. Tuttavia, avendo assistito a molti processi penali, ho osservato che agli avvocati difensori hanno una sorta di 'difetto' caratteriale che consente loro di sopportare l’eccessiva disonestà per il bene di un altro. E se da un lato questo può essere visto come un atto di grande altruismo, dall'altro è una forma di illusione. La stragrande maggioranza degli imputati mente su qualcosa, se non sul fatto di essere colpevoli, sicuramente lo faranno sul loro grado di coinvolgimento. Così l'avvocato difensore deve accettare di subire volontariamente una sorta di lavaggio del cervello. Avvocato e cliente devono essere uniti e procedere in modo compatto affinché la versione dell’imputato arrivi alla giuria in modo efficace. L'avvocato deve sospendere il buon senso e il pensiero razionale per poter difendere l’imputato in modo appropriato. Ciò che ha suscitato il mio interesse in 'Una doppia verità' è stata la possibilità di considerare il punto di vista di un avvocato difensore in un caso in cui l’imputato si rifiuta di parlare e, così facendo, lo costringe a indagare ancor più profondamente nella mente del suo cliente poiché non solo rappresenta la sua voce in aula, ma anche l’unica a parlare in sua difesa. Ogni assassino uccide per un motivo. Un soldato non è colpevole di omicidio quando uccide il nemico in guerra, ma chi può dire effettivamente che una famiglia non possa diventare un campo di battaglia con il nemico che vive sotto lo stesso tetto? Ho ambientato il film a New Orleans per la sua reputazione in ambito procedurale della fase preliminare dei processi penali in cui dovrebbero essere resi noti gli elementi probatori e per la tipica frase di cui si sente parlare spesso: trial by ambush (letteralmente 'processo da imboscata', un processo in cui le parti non sono messe a conoscenza, in fase preliminare, di tutte le prove e di tutti i testimoni dell’altra parte in causa)".
    La regista Courtney Hunt

    (The Whole Truth; USA 2014; Thriller drammatico; 93'; Produz.: Atlas Entertainment/Likely Story in associazione con Merced Media Partners/PalmStar Entertainment; Distribuz.: Videa CDE)

    Locandina italiana Una doppia verità

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    Trailer

    Titolo in italiano: Una doppia verità

    Titolo in lingua originale: The Whole Truth

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2017

    Regia: Courtney Hunt

    Sceneggiatura: Nicholas Kazan

    Cast: Renée Zellweger (Loretta)
    Keanu Reeves (Richard Ramsey)
    Gugu Mbatha-Raw (Janelle)
    James Belushi (Boone Lassiter)
    Jodi Lyn Brockton (Cameriera)
    Gabriel Basso (Mike)
    Jim Klock (Leblanc)
    Christopher Berry (Jack Legrand)
    Erica McDermott (Trixie Westin)
    Ritchie Montgomery (Giudice Robichaux)
    Nicole Barré (Angela Morley)
    Lara Grice (Giurata)
    Jason Kirkpatrick (Detective Graves)
    Sean Bridgers (Arthur Westin)
    Lyndsay Kimball (Inserviente)

    Musica: Evgueni Galperine e Sacha Galperine

    Costumi: Abby O'Sullivan

    Scenografia: Mara LePere-Schloop

    Fotografia: Jules O'Loughlin

    Montaggio: Kate Williams

    Makeup: Geri B. Oppenheim (direzione); Gloria Belz

    Casting: Lindsay Graham e Mary Vernieu

    Scheda film aggiornata al: 22 Giugno 2017

    Sinossi:

    In breve:

    Il film racconta la storia di un bambino accusato dell'omicidio del padre la cui difesa è in mano ad un affascinante e misterioso avvocato.

    Il diciassettenne Mike Lassiter, trovato sulla scena del crimine con l'arma del delitto in mano, piena delle sue impronte digitali, viene accusato di aver ucciso il padre. A peggiorare la situazione c'è il fatto che Mike, da quel giorno, non ha più parlato con nessuno. L'acuto avvocato e amico di famiglia, Richard Ramsey (Keanu Reeves), promette alla vedova Loretta (Renée Zellweger) che farà assolvere il figlio. Testimone dopo testimone, appare chiaro che tutti mentono sulla ricostruzione di ciò che è realmente successo. La tensione cresce istante dopo istante.

    In altre parole:

    Mike Lassiter (Gabriel Basso), ragazzo adolescente, uccide il padre violento (James Belushi). Un caso facile, un colpevole già scritto per tutti, ma non per l’ostinato avvocato difensione Richard Ramsey (Keanu Reeves), che ha promesso alla madre (Renée Zellweger) di scagionare suo figlio.

    Dopo l’omicidio il giovane Mike decide di trincerarsi in un silenzio ostinato, non rispondendo ad alcuna domanda, dopo aver detto in prima battuta “andava fatto tanto tempo fa”.

    Un’apparente ammissione di colpa che non convince però Ramsey, intenzionato a portare alla luce la verità a qualunque costo. In un gioco di depistaggi e colpi di scena, si muovono testimoni non affidabili e personaggi ambigui, accompagnando lo spettatore in un labirinto di menzogne per un processo che si trasforma, passo dopo passo, in un’adrenalinica corsa contro il tempo.

    Ma se tutti mentono, qual è la verità?

    Short Synopsis:

    A defense attorney works to get his teenage client acquitted of murdering his wealthy father.

    Defense attorney Richard Ramsay takes on a personal case when he swears to his widowed friend, Loretta Lassiter, that he will keep her son Mike out of prison. Charged with murdering his father, Mike initially confesses to the crime. But as the trial proceeds, chilling evidence about the kind of man that Boone Lassiter really was comes to light. While Ramsay uses the evidence to get his client acquitted, his new colleague Janelle tries to dig deeper - and begins to realize that the whole truth is something she alone can uncover

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    "Non c’è cosa più forte e sensazionale della ricerca della verità"
    Courtney Hunt

    La ricerca della verità è la chiave che ci tiene in sospensione come capita in ogni legal drama che si rispetti. Ma se nei classici come ad esempio il Presunto Innocente (1990) di Alan Pakula, o in altri film a tema giudiziario, si è alla ricerca di un colpevole che salta fuori, e si lavora sul presumibile, qui, in The Whole Truth (Una doppia verità) della regista Courtney Hunt (Frozen River - Fiume di ghiaccio) - a sua volta laureata in legge e per di più sposata con un avvocato - si parte dal colpevole dichiarato per far riaffiorare i fatti occorsi intorno alla vittima nei paraggi dell'omicidio. Si direbbe d'altra parte che Una doppia verità costeggi in qualche modo il mitico Schegge di paura (1996) di Gregory Hoblit, dove il colpevole praticamente catturato con le mani

    nel sacco (lo strepitoso Edward Norton) riesce ad essere scagionato sull'onda lunga di un granchio preso dall'avvocato (Richard Gere) e di un colpo di scena alla grande che ci rivela come e perché sul finale. Anche qui il colpevole è dichiarato fin dall'inizio, forse verrà scagionato e anche qui ci attende un colpo di scena ad effetto sull'epilogo. Ma non starò a dirvi - ovviamente - come stanno realmente le cose, rovinandovi la sorpresa. Vi dirò solo che, balzellando tra un interrogatorio e l'altro nell'aula di un tribunale, scorci di verità personale di ognuno dei personaggi chiave, i flashback di un sapiente montaggio, come le pedine su una scacchiera in una partita all'ultimo sangue dove il silenzio dell'imputato regna sovrano, danzeranno come ballerine sulle punte tra vero e falso, in un andamento così fluido da non riuscire a distinguere l'uno dall'altro. Ben cinque verità avanzeranno più o meno di pari

    passo verso di noi prima che, in ultima istanza, qualcuno sia costretto a gettare la maschera. E se c'è un grande pregio ne La doppia verità, è che i contorni della realtà netta e cruda rimarranno sfrangiati e aperti a tutte quelle mezze verità che hanno permesso che la menzogna si vestisse di tutta la plausibilità possibile.

    Che la Hunt abbia ben presente i classici anni Settanta, oltre all'autodichiarata fonte di Akira Kurosawa appuntata all'altezza del leggendario Rashomon (1950) - "imponente parabola sul relativismo e sulle mille sfaccettature della verità" - lo sfoggia in apertura con il profilo dell'avvocato Robert Ramsey di Keanu Reeves (che si direbbe navigato in materia di avvocatura in celluloide con un illustre precedente de L'avvocato del diavolo), seduto nella penombra e già avvinghiato dai dubbi e dalla tensione sul come procedere. Riflette a voce alta in prima persona a cavallo della voce fuori campo. Prima della

    sequenza in bagno che sembra parente stretta di quella consumata per l'appunto ne L'avvocato del diavolo. Evidentemente gli avvocati prima di entrare in aula scaricano lì la propria tensione emotiva. In un modo o nell'altro. Dettagli che tratteggiano il respiro di un personaggio. E della pellicola. Una voce fuori campo che assume dunque le sembianze di un racconto diretto in una sorta di confessione che rivela alcuni fatti, presenta personaggi e circostanze, e le relazioni tra loro. In particolare la sua, con la famiglia Lassiter, improvvisamente legata ad un atto di violenza inimmaginabile con il caso giudiziario di alto profilo che ne deriva. Potrà sembrare strano, ma l'imputato è un adolescente: Mike Lassiter (Gabriel Basso) è colui che viene trovato vicino al cadavere del padre Boone (Jim Belushi) accoltellato a morte. Ed è anche colui che confessa l'omicidio senza problemi prima di chiudersi in un silenzio totale, mantenuto dentro e

    fuori dalla cella e soprattutto anche con il suo avvocato personale, per l'appunto il Robert Ramsey di Keanu Reeves. Avvocato che sappiamo amico della vittima, incaricato di convincere la giuria dell’innocenza di suo figlio. Missione a dir poco impossibile, giacché il giovane Mike si rifiuta di parlare e di fornire qualsiasi indizio chiarificatore. Aspetto apparentemente insensato, di fatto con una sua interessante logica, mantenuta nascosta e in sospensione a lungo, mentre si tratteggiano le ansie della moglie della vittima e madre dell'imputato - la criptica Loretta di una Renée Zellweger passata sotto il rullo compressore della chirurgia estetica e di una drastica dieta - preoccupata solo di riuscire a far scagionare il proprio figlio, evitandogli il carcere. Loretta tallona così l'avvocato e amico di famiglia per sventare la tragedia nella tragedia. E mentre i testimoni vengono chiamati a deporre uno dietro l'altro, l’avvocato della difesa barcolla più volte in aula

    con le mani legate dall'ostinato silenzio del ragazzo. Intanto, l'insignificante ingresso della giovane nuova collega Janelle (Gugu Mbatha-Raw) al fianco di Ramsey/Reeves, si rivelerà di lì a poco più importante di quanto non poteva sembrare all'inizio.

    Se il corpo centrale del film fa jogging su piste già battute, rivisitando domande che ci suonano familiari in un contesto di genere giudiziario, non è detto che non abbia il suo appeal. Quando nuove prove iniziano ad indebolire ulteriormente la difesa già traballante di Ramsey, ci si chiede, in maniera logica e scontata, le stesse cose di sempre: chi era veramente la vittima, Boone Lassiter, peraltro a sua volta avvocato? Aveva nemici nella sua vita professionale e personale? E quanti? E dove? Un giro di vite dietro l'altro in un avvitamento infinito prima di riuscire ad incrinare l'integrità della confessione e del silenzio del giovane imputato. Il livello di interesse e della tensione

    salgono di livello si direbbe di pari passo, anche se non a dismisura e con il senso di una contenuta manifestazione emotiva. Ma la lentezza non cede mai il passo alla noia o allo scadimento in tempi morti, perché ci vediamo costretti a tenere il conto delle nuove tessere in arrivo con una certa continuità. Tessere che sappiamo indispensabili a comporre l'intero mosaico. E sappiamo bene che il mosaico non sarà mai completo se non alla fine. La tessitura dei flashback montati ad arte tiene, e quando si raggiungono gli ultimi frammenti della lunga lista, non resteranno che le briciole delle cinque verità in tavola, intorno a quella centrale, unica, dominante e autentica. Ma si potrà scuotere la tovaglia quanto si vuole, quelle briciole vi resteranno attaccate quasi vi fossero state incollate. Come macchie indelebili. Aloni resistenti anche alla candeggina. Le sfumature di un'unica, ma cangiante, verità. Il condimento che

    rende discreto ma appagante il gusto di questa rivisitazione di un classico legal thriller. Non si può certo dire che sia imponente, ma una nuova "parabola sul relativismo e sulle mille sfaccettature della verità" è servita. E non vi è motivo per rinunciarvi.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Videa CDE, Ornato Comunicazione e Samanta Dalla Longa (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di UNA DOPPIA VERITA'

    Links:

    • Renée Zellweger

    • Keanu Reeves

    • Gugu Mbatha-Raw

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    Galleria Video:

    Una doppia verità - trailer

    Una doppia verità - trailer (versione originale) - The Whole Truth

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