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    Home Page > Movies & DVD > Point Break

    POINT BREAK: NEL REMAKE DEL FILM CULT CHE FU DI KATHRYN BIGELOW CON PATRICK SWAYZE E KEANU REEVES, IL REGISTA ERICSON CORE RECLUTA EDGAR RAMIREZ (THE BOURNE ULTIMATUM) E LUKE BRACEY (G.I. JOE - LA VENDETTA)

    RECENSIONE ITALIANA in ANTEPRIMA e PREVIEW in ENGLISH by MAGGIE LEE (www.variety.com) - Dal 27 GENNAIO

    "Il primo POINT BREAK è stato un capolavoro, ha ispirato intere generazioni. Tutti l’abbiamo amato e ne siamo stati influenzati... Volevamo usare l’ispirazione della versione originale, per poi realizzare sullo schermo la nostra visione di 'Point Break', creando un progetto di scala globale e coinvolgendo nell’azione i migliori atleti del mondo di sport estremi... Molte delle domande filosofiche che si pone Bodhi meritano un approfondimento, come la sua idea di essere davvero liberi e vivere secondo il proprio codice personale; quindi anche noi abbiamo mantenuto questi concetti nella storia"
    Il regista Ericson Core

    (Point Break; USA 2015; Action Thriller; 114'; Produz.: Alcon Entertainment/DMG Entertainment/Warner Bros.; Distribuz.: Eagle Pictures)

    Locandina italiana Point Break

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    Celluloid Portraits:



    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Point Break

    Titolo in lingua originale: Point Break

    Anno di produzione: 2015

    Anno di uscita: 2016

    Regia: Ericson Core

    Sceneggiatura: Kurt Wimmer

    Soggetto: Remake del cult del 1991 diretto da Kathryn Bigelow.

    Un action adventure interpretato dai migliori atleti a livello mondiale di surf su onde giganti, lancio in tuta alare, snowboard, free climbing, e motor cycling ad alta velocità.

    Cast: Edgar Ramirez (Bodhi)
    Luke Bracey (Utah)
    Teresa Palmer (Samsara)
    Ray Winstone (Pappas)
    Delroy Lindo (Istruttore Hall)
    Matias Varela (Grommet)
    Clemens Schick (Roach)
    Tobias Santelmann (Chowder)
    Max Thieriot (Jeff)
    Nikolai Kinski (Pascal Al Fariq)
    Judah Lewis (Il giovane Utah)
    Glynis Barber (Capo Investigazioni dell'FBI)
    Steve Toussaint (Capo Dipartimento dell'FBI)
    James Le Gros (Capo Dipartimento dell'FBI)
    Bojesse Christopher (Capo Dipartimento dell'FBI)
    Cast completo

    Musica: Tom Holkenborg

    Costumi: Lisy Christl

    Scenografia: Udo Kramer

    Fotografia: Ericson Core

    Montaggio: John Duffy, Jerry Greenberg e Thom Noble

    Effetti Speciali: Uli Nefzer (supervisore effetti speciali); Viktor Muller, John Nelson (supervisori effetti visivi)

    Makeup: Heike Merker (capo dipartimento makeup e acconciature)

    Casting: John Papsidera

    Scheda film aggiornata al: 18 Febbraio 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Johnny Utah (Luke Bracey), giovane agente dell’FBI, si infiltra in un gruppo itinerante di atleti amanti del brivido, capeggiati dal carismatico Bodhi (Edgar Ramirez). Gli atleti sono sospettati di crimini perpetrati in maniera estremamente inusuale.

    Sotto copertura, con la moglie costantemente esposta a imminenti pericoli, Utah dovrà trovare chi è la mente che si nasconde dietro crimini apparentemente inconcepibili.

    SHORT SYNOPSIS:

    A young undercover FBI agent infiltrates a gang of thieves who share a common interest in extreme sports. A remake of the 1991 film, 'Point Break'.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    In principio era il surf. Ora, chi più ne ha più ne metta. Al punto da generare una vera e propria vetrina atletica di sport estremi. Ma il punto è: nel caso di questo nuovo Point Break di Ericson Core, si tratta di un remake, di un nuovo film liberamente ispirato al primo Point Break - uno tra i vari capolavori di Kathryn Bigelow, trasferito di diritto nelle file dei cult che fanno la storia del cinema - o che altro? Un omaggio all'originale sarà stato senz'altro nelle intenzioni, ma la voglia di 'aggiornare' in qualche modo la trama, e le potenzialità del cinema, all'oggi, ha prevalso al punto che cavalcando impunemente l'onda dell'orgoglio esibito - al diavolo l'umile modestia - questa ha finito per inghiottire l'humus emotivo e l'eleganza della forma. Perché Point Break non è mai stato, e non avrebbe mai dovuto essere, un film a carattere 'olimpionico'.

    E il 'punto di rottura', metafora di una ricerca di libertà interiore - al di là delle motivazioni dei protagonisti, diverse nel primo film rispetto alla pellicola attuale - finisce per perdere quota, se lo si rende seriale, ripetuto ogni volta in una diversa disciplina. Oltretutto, l'exemplum iconico del surf, l'unico nel film originale, a mio modesto avviso detiene ancora oggi il primato del fascino incontrastato ed imbattibile su tutto quel conglomerato di sport estremi altri messi insieme, trionfalisticamente protagonisti nel Point Break odierno. Per non dire di protagonisti e regia. 'Gareggiare' oggi con il glamour e il sex appeal di un Patrick Swayze (mai compianto abbastanza) e di un Keanu Reeves, per quanto allora giovanissimo e luccicante di un candore innocente, con la loro 'chimica naturale' irradiante dal grande schermo e con l'emozionale chiave di ripresa di Kathryn Bigelow, e senza il bisogno di ricorrere ad effetti speciali o

    a stunt olimpionici, rischia di essere quasi un insulto, più che un omaggio. Ma poi, ce n'era davvero bisogno?

    Devo dire che a questo proposito, mi trovo esattamente sulla stessa lunghezza d'onda di Keanu Reeves quando, molto intelligentemente, ha declinato l'offerta di salire a bordo del remake dell'originale Point Break. Le sue motivazioni sono apparse subito ben chiare in un'intervista rilasciata alla BBC nel dicembre 2013, quando Reeves faceva osservare che determinati film, citando classici cult come Il mago di Oz e Apocalypse Now, "dovrebbero avere in calce stampata la clausola 'no remake'". Beh, Point Break doveva essere uno di questi, e se il rifiuto di Keanu Reeves parla da solo, la visione del nuovo Point Break non fa altro che avvalorare la sua lungimirante scelta. Ben si comprende anche la fiumana delle accese reazioni piovute sui social, twitter in primis, da parte dei fan dell'originale. E il grido di

    'alto tradimento' dovrebbe levarsi fin dal titolo, perché nel film del 1991 diretto da Kathryn Bigelow, il titolo non era casuale, bensì riferito ad uno specifico termine per l'appunto del gergo surfistico. Perchè dunque riappropriarsene per estenderlo ad una cornucopia di sport estremi?! Per stupire con lo spettacolo, non certo per sottili significati sui contenuti?!

    La trama è più che nota, con qualche variante sul tema nel disperato tentativo di incastonare un'anima nelle imprese da urlo che compongono lo scheletro di questo adrenalinico action thriller: Johnny Utah (il Luke Bracey che rivedremo presto nell'Hacksaw Ridge di Mel
    Gibson), ex poli-atleta di sport estremi con un grande senso di colpa, tanto da scegliere a un certo punto di diventare agente FBI, si infiltra in un gruppo itinerante di atleti amanti del brivido, sospettati di crimini praticati con l'utilizzo delle loro doti atletiche, capeggiati da Bodhi (lo stesso Edgar Ramirez che vediamo sul grande

    schermo anche nel Joy di David O. Russell). Un gruppo di criminali che hanno in testa una sola 'mission' in odore di mistica: quella di eseguire le otto imprese di Ono Osaki, prove di omaggio alla natura per celebrarla tanto quanto cercare di salvarla. Una sorta di squadra composta da neo Robin Hood del terzo millennio che, al di là della nobile motivazione, non brillano di luce propria se non per le esibite esibizioni.

    Ericson Core sostituisce così la californiana cultura surfista con un giro per il mondo nel mondo degli sport estremi. Andato a farsi benedire il divertimento scaturito dall'ebbrezza dello spirito libero? D'altro canto, se il nuovo Point Break è un concentrato dei più audaci atletismi mai visti in un film - come orgogliosamente si tende a sottolineare dimostrando l'inconsapevole deragliamento sulla visione e filosofia dell'originale - un''action adventure' interpretata dai migliori atleti del mondo di surf su

    onde giganti, di wingsuit flying, snowboard, free climbing e motor cycling ad alta velocità, è perché dietro la macchina da presa oggi c'è un navigato direttore della fotografia che è purtroppo anche un regista alle prime armi. Uno che si è fatto le ossa su blockbuster accelerati come Payback (1999) e Fast and Furious (2001), prima di afferrare il primo timone della regia con Invincible (Imbattibile, 2006). Come dire, quasi una tendenza genetica naturale, che spiega il marchio di fabbrica di questo rivisitato e corretto Point Break in cui Core ha semplicemente riversato la sua esperienza in materia di elaborazioni di sbalorditive acrobazie e di esaltazione di impressionanti meraviglie naturali. Di lì a dare un senso profondo del vivere pericolosamente, soprattutto avendo alla base una sceneggiatura emotivamente vacante come quella di Kurt Wimmer, ce ne passa però!

    Se sentiamo parlare Core in interviste e dichiarazioni, la nota dominante - assecondando la

    propria limitatissima e fuorviante visione - è sempre quella della prestanza fisica e del calibro atletico in seno a sport estremi di alto livello, dovuti al reimpiego dei migliori atleti del mondo. Così apprendiamo del reclutamento di stunt come i surfer Laird Hamilton e Laurie Towner, del pilota di wingsuit Jeb Corliss, degli skateboarder Xavier De Le Rue e Bob Burnquist e del free climber Chris Sharma. E, sempre sventolando la bandiera dell'orgoglio, che le scene di surf sono state filmate a Jaws, nell'isola di Maui, durante la mareggiata più alta del decennio, con onde alte oltre 25 metri; che il pilota Jhonathan Florez - quello che durante il volo in wingsuit ha effettuato le riprese con una telecamera RED montata sul casco - purtroppo il 3 luglio del 2015 è morto durante un lancio a Engelberg, in Svizzera e, infine, che gli attori James LeGros e Bojesse Christopher -

    che nel primo Point Break interpretavano i complici di Bodhi, Grommet e Roach - appaiono in questo film nel ruolo opposto di agenti dell'FBI. Tutto versa sulla sponda del sensazionalismo e di curiosità quasi gossipare.

    Beh, che dire, chi ama lo 'spettacolo spettacolare' troverà qui pane per i suoi denti, in groppa a sensazionali stralci di sport estremi vari e di scorci di natura che, ammettiamolo pure, si lasciano guardare: senz'altro più degli stessi personaggi per i quali "L'unica legge che conta è quella di gravità"

    Secondo commento critico (a cura di MAGGIE LEE, www.variety.com)

    ERICSON CORE'S POST-MILLENNIAL REMAKE OF 'POINT BREAK' IS A VISUAL DAZZLER AND A DRAMATIC NON-STARTER

    Showcasing daredevil athleticism in a way that suggests condensed highlights from ESPN, director Ericson Core’s post-millennial take on “Point Break” replaces Californian surfer culture with the globe-trotting world of extreme sports, pitting an athlete-turned-FBI-agent against painstakingly principled Zen eco-activists. Yet what weighs the characters down is not their parachutes or rock-climbing gear, but their sententious First World guilt and bland casting; gone is the free-spirited fun of Kathryn Bigelow’s cult-hit original. Produced partly with mainland coin from DMG Entertainment, which also invested in “Iron Man 3,” the pic (which is being released in 2D and 3D versions) has enough visual dazzle alone to appeal to Asian markets, where it’s opening weeks ahead of its U.S. bow.

    Having cut his teeth lensing fast-track blockbusters like “The Fast and the Furious” and “Payback” before helming “Invincible,”

    Core, who also doubles as d.p. here, has poured his expertise into devising jaw-dropping stunts and visualizing awesome natural wonders. But the sense of living dangerously is somewhat lacking as Kurt Wimmer’s emotionally vacant screenplay fails to make audiences care enough about the characters to sweat over their physical exertions.

    The movie starts off strong with a bravura freestyle motocross sequence in the Arizona desert. It also provides a cliched sentimental reason for protag Johnny Utah (Luke Bracey) to join the FBI. Handed the enigmatic case of Robin Hood heists in Mumbai and Mexico, in which American congloms were targeted and the loot was distributed among the poor, Utah puts his extreme-sports experience to good use, identifying the perps as fellow athletes trying to pass the legendary Ozaki Eight — a series of “Ordeals” honoring the forces of Nature, laid down by environmentalist-guru Ozaki Ono, who died attempting the third one.

    Utah’s

    first encounter with the gang doffs its hat to the classic surfing scene in the original. We are off the coast of not California but Biarritz, in southwestern France, where the towering, crashing waves look like extras from “The Perfect Storm.” Utah is first drawn to Samsara (Teresa Palmer), who surfs like a Nereid, and is then saved by Bodhi (Edgar Ramirez), the team’s darkly handsome leader. From then on, infiltrating the gang seems to be a piece of cake for Utah, and the script wastes little time on either male rivalry or male bonding as the protags get on with their busy Ordeal itinerary.

    Core’s lensing, enhanced by outstanding visual effects supervised by John Nelson, fully taps into the cinematic potential of such dynamic sports as base jumping, sheer-face snowboarding, wingsuit flying, free climbing and big-wave surfing. Aerial shots of the characters floating between the canyons like puffy cushions in

    their wingsuits are at once goofy and sheer visual poetry, while the scene in which Bodhi and Utah hang off a practically vertical cliff by their fingers must be a milestone in novelty as well as composition.

    The sheer range of sports represented here through whiz-bang stunt choreography, all performed by champions in their field, may satisfy today’s attention-deficient audiences. For others, however, excitement will soon turn to overkill, and the level of tension dips considerably toward the end. For all the ponderous, hippy-dippy talk about healing Mother Nature and giving back to society, the eight Ordeals are not described in any comprehensible detail; nor do they relate directly to the gang’s actual feats.

    In the 1991 version, surfing was an attitude and philosophy: Patrick Swayze’s gang of “ex-presidents” were blond, shaggy-haired airheads who used words like “get radical.” That they robbed banks to fund their lifestyle was a considerably more anti-establishment

    gesture, really, than the tortuous and patronizing actions of the new film’s bearded and brooding crusaders. Ironically, even though they insist that they’re not taking on these challenges for their own thrill, they pretty much ditch their charitable schemes by the last few Ordeals, while still retaining their tortured, self-righteous expressions. Their tract-dry dialogue barely rings true, and elicits little passion from those reciting it.

    In contrast to Keanu Reeves’ choir-boy innocence at the time of filming, Bracey’s older, been-around image and jock physique affords him a more proactive role than that of a mere coming-of-age outsider. The weak link is Ramirez, who might have revealed greater dramatic heft if his character weren’t so flatly written; at any rate, he’s no match for Swayze’s cosmic dudeness. As the film’s only significant femme, Palmer is reduced to a sexual rather than love interest for Utah.

    Tech credits are fancy to the point

    where Udo Kramer’s glossy production design feels seems in conflict with the gang’s anti-materialistic mantra. With a trio of editors, the action set pieces look flawlessly executed, but the narrative pacing isn’t as propulsive as it should be. The locations, are spread over France, Italy, Austria, Switzerland, Venezuela, Canada and the U.S., are spectacular in both their otherworldly beauty and their inhospitality.

    Perle di sceneggiatura


    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Eagle Pictures e Ornato Comunicazione.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di POINT BREAK

    Links:

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    • Max Thieriot

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    Point Break - trailer

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