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    Home Page > Movies & DVD > Ritorno al Marigold Hotel

    RITORNO AL MARIGOLD HOTEL: JOHN MADDEN CON GLI ALTRI TORNANO AL MARIGOLD HOTEL PORTANDOSI DIETRO DELLE NEW ENTRY COME RICHARD GERE, DAVID STRATHAIRN E TAMSIN GREIG

    RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dal 30 APRILE

    "Questo film ci ha dato una opportunità irripetibile: continuare una storia che avevamo capito di aver solo iniziato. Non per raccontare la stessa storia un’altra volta, ma per vedere dove sono arrivate le vite dei personaggi, che il pubblico già ama molto"
    Il regista John Madden

    (The Second Best Exotic Marigold Hotel; USA/REGNO UNITO 2014; drammatico; 122'; Produz.: Babieka; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Ritorno al Marigold Hotel

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    See SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Ritorno al Marigold Hotel

    Titolo in lingua originale: The Second Best Exotic Marigold Hotel

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: John Madden

    Sceneggiatura: Ol Parker

    Soggetto: Storia di Ol Parker e John Madden.

    Cast: Maggie Smith (Muriel Donnelly)
    Bill Nighy (Douglas Ainslie)
    Judi Dench (Evelyn Greenslade)
    Richard Gere (Guy)
    Penelope Wilton (Jean Ainslie)
    Dev Patel (Sonny Kapoor)
    David Strathairn (Ty Burley)
    Tamsin Greig (Lavinia)
    Celia Imrie (Madge Hardcastle)
    Tena Desae (Sunaina)
    Ronald Pickup (Norman Cousins)
    Diana Hardcastle (Carol)
    Lillete Dubey (Mrs. Kapoor)
    Christy Meyer (Jasmine)
    Eddie Ruben (Assistente esecutivo)

    Musica: Thomas Newman

    Scenografia: Martin Childs

    Fotografia: Ben Smithard

    Montaggio: Victoria Boydell

    Effetti Speciali: Thomas Proctor (supervisore effetti visivi)

    Casting: Michelle Guish e Seher Latif

    Scheda film aggiornata al: 22 Dicembre 2016

    Sinossi:

    The Best Exotic Marigold Hotel 2 racconta la storia di Sonny (Dev Patel) e del suo sogno di espansione del Marigold Hotel, mentre il suo matrimonio con l’amore della sua vita Sunaia (Tena Desae) è alle porte. Sonny mette gli occhi su una promettente proprietà mentre, con l’arrivo di 3 nuovi clienti, il Marigold Hotel si trova a corto di stanze libere. Evelyn e Douglas (Judi Dench e Bill Nighy) si sono uniti alla forza lavoro di Jaipur e iniziano a chiedersi dove li porteranno i loro appuntamenti con i pancake di Chilla, mentre Norman e Carol (Ronald Pickup e Diana Hardcastle) si apprestano a navigare nelle acque insidiose di un rapporto esclusivo, e Madge (Celia Imrie) si destreggia tra due pretendenti plausibili e molto ricchi. Forse l’unico che potrebbe conoscere le risposte è il co-direttore dell’hotel, Muriel (Maggie Smith), il custode dei segreti di tutti. Poiché le esigenze di un matrimonio tradizionale indiano minacciano di inghiottire tutti, una via inaspettata si presenterà spontaneamente.

    SYNOPSIS:

    Two hopeful new arrivals at The Best Exotic Marigold Hotel for the Elderly and Beautiful quickly learn that there is only a single room left to rent.

    The Second Best Exotic Marigold Hotel is the expansionist dream of Sonny (Dev Patel), and it's making more claims on his time than he has available, considering his imminent marriage to the love of his life, Sunaina (Tina Desai). Sonny has his eye on a promising property now that his first venture, The Best Exotic Marigold Hotel for the Elderly and Beautiful, has only a single remaining vacancy - posing a rooming predicament for fresh arrivals Guy (Richard Gere) and Lavinia (Tamsin Greig). Evelyn and Douglas (Judi Dench and Bill Nighy) have now joined the Jaipur workforce, and are wondering where their regular dates for Chilla pancakes will lead, while Norman and Carol (Ronald Pickup and Diana Hardcastle) are negotiating the tricky waters of an exclusive relationship, as Madge (Celia Imrie) juggles two eligible and very wealthy suitors. Perhaps the only one who may know the answers is newly installed co-manager of the hotel, Muriel (Maggie Smith), the keeper of everyone's secrets. As ...

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    L'ANIMA PUO' ESPANDERSI A QUALUNQUE ETA'. LO AVEVA DETTO DUSTIN HOFFMAN IN 'QUARTET' E, IN ALTRO MODO, LO CONFERMA JOHN MADDEN RITORNANDO AL 'MARIGOLD HOTEL': CON LA RINNOVATA FLEMMA DI MARCA SENILE, A BRACCETTO CON I CARBONI ARDENTI OCCHIEGGIANTI DA SOTTO LA CENERE, GLI UMORISMI SARCASTICI VENATI DI MALINCONICHE RIFLESSIONI, NELLA VOCE TIPICA DI UNA COSCIENZA SAGGIA E VISSUTA (MAGGIE SMITH). A RISCALDARE LE ATMOSFERE, PASSANDO PER LE TITUBANZE DI JUDI DENCH E DI BILL NIGHY, TRA GLI ALTRI, LO TSUNAMI GIOVANILE DI DEV PATEL CON IL SUO SONNY, LA NEW ENTRY DEL CANUTO E PUR SEMPRE CARISMATICO RICHARD GERE, E UNA SOPRAGGIUNTA VERVE DI MARCA BOLLYWOODIANA CHE E' UNA FESTA PER GLI OCCHI E PER IL CUORE, SENZA LA PRESUNZIONE DI INGANNARE LA CLESSIDRA CON IL TEMPO CHE PASSA, QUI RACCOLTO IN TUTTE LE SUE SFUMATURE. E ALLA FINE, LE POSTILLE DEL SECONDO ATTO, DIVENTANO QUASI PIU' COINVOLGENTI DEL

    PRIMO.

    Con il Marigold Hotel prima, e ora con questo riaffaccio in seconda che vede un Ritorno al Marigold Hotel, entrambi diretti da John Madden (Shakespeare in Love, Il mandolino del Capitano Corelli, La prova, Il debito), di poliedrica riflessione sulla terza età (ma non solo) si tratta. Con le sue paure da esorcizzare, con quella voglia appena sopita di continuare a 'giocare' e a 'bere' la vita come un flusso continuo, quasi non dovesse mai spengersi: una sorta di fonte di eterna giovinezza, soprattutto del cuore e dello spirito, se non proprio del fisico che tende a frenare o, per meglio dire, rallentarne lo zampillo. A molti è venuta in mente la piscina con le conchiglie-alcova per alieni di Cocoon, con tutti quei vecchietti determinati a sconfiggere in ogni modo gli inesorabili segni del tempo che passa, grazie ad una inaspettata e impensabile nuova chance. Ma a nessuno è

    venuta in mente un'altra piccola perla di riflessione in celluloide sul tema, come il Quartet (2013) diretto da Dustin Hoffman. Qui, al posto del Marigold Hotel c'era la Beecham House, residenza per musicisti e cantanti lirici in pensione, situata in un incantevole angolo nel cuore della campagna inglese. I toccanti temi dell'arte che dà luce alla vita, delle tensioni e delle angosce dell'invecchiamento, della passione che anima l'universo della musica, hanno affascinato il pubblico, forse più a teatro che al cinema. Il film si ispirava difatti all'omonima pièce teatrale di Ronald Harwood, andata in scena per la prima volta nel 1999. Ma le considerazioni mosse allora da Dustin Hoffman già raggiungevano il cuore del problema: "... Una volta qualcuno ha detto 'la vecchiaia non è divertente'. Man mano che il corpo invecchia, diventi più vulnerabile, ma io ho sempre creduto che l'anima possa espandersi. Ho quasi 75 anni (correva l'anno

    2012 n.d.r) e penso che possano capitarti tre cose se hai la fortuna di vivere così a lungo: maturi, regredisci o rimani uguale, che per me equivale a regredire. Ma è realmente possibile maturare... Billy Wilder diceva, 'Se vuoi dire la verità al pubblico, ti conviene farlo in modo divertente'...".

    Nella versione in celluloide del Quartet di Dustin Hoffman, tra gli altri, abbiamo incontrato per l'appunto la stessa Maggie Smith che ha colorato di tutto l'umorismo e della pungente ironia che la contraddistinguono - resterà mitica la sua frizzante e caustica performance in quel piccolo gioiello che Robert Altman ha regalato alla storia del cinema con Gosford Park - anche le sue due soste al Marigold Hotel nelle vesti di Muriel Donnelly. Non senza intensi addensamenti velati di malinconia. Con lei, a questo non troppo tiepido 'Marigold Hotel atto secondo', con i suoi piccoli colpi di scena e inaspettati risvolti,

    giocati soprattutto sulle discrete e delicate corde di sfumature introspettive, sulle incertezze più che sulle certezze che ci accompagnano in vario modo per tutta la vita, con l'aggiunta di quel pizzico di umorismo e caos bollywoodiano che celebrano la fiducia ritrovata della gioventù, finalmente pronta da affrontare il futuro con ritrovata fiducia e responsabilità, ritroviamo gli ospiti canonici: dalla timida e riservata Evelyn di Judi Dench, al Douglas di Bill Nighy (attori in grado di scrivere una sceneggiatura parallela con la sola presenza), dalla Jean di Penelope Wilton, alla Magde di Celia Imrie, costantemente alla ricerca di un marito, al Norman di Ronald Pickup, all'apparenza alquanto preso dal riafferrare la sua giovinezza. A riscaldare gli animi, i cuori e ad agitare le acque, anche quelle più chete, ci pensa la new entry del Guy Chambers di Richard Gere, un vero elisir di nuova giovinezza per la terza età (e volendo,

    non solo! La classe non è acqua e non ha età). Ma che cosa porta il nostro Guy/Gere al Marigold Hotel? Gli affari o l'arte della scrittura?! Con il giovane proprietario Sonny (Dev Patel) e la fidanzata Sunaina (Tena Desae) sono di scena il terzo incomodo di Kushal (Shazad Latif) e la madre di Sunaina (Avantika Akerkar), con più assi nella manica di quel che avrebbe mai potuto sospettare di avere.

    Così, ritornando al Marigold Hotel, si entra nel vivo di un contrasto evidente e di non facile dominio. Un'auto in corsa con il giovane Sonny (Dev Patel tornisce qui al meglio il suo irruento ma tutt'altro che sconsiderato personaggio), affiancato dalla irresistibile Muriel Donnelly di Maggie Smith, recalcitrante e poco incline all'alta velocità forzata, ne traccia i contorni. Lanciati alla volta di San Diego in California alla ricerca di finanziamenti per il progetto di espansione del Marigold Hotel, esprimono

    e coniugano quel contrasto nell'irruenza non propriamente diplomatica e razionale (il giovane Sonny/Patel), di contro al senso della misura nel segno di una logica e pragmatica concretezza, tipica dei piedi mantenuti a lungo per terra (di Muriel/Smith). Ed è proprio la voce fuori campo pilota di Mauriel/Smith a commentare in prima persona, con discrezione, qua e là, quel che succede in questo secondo capitolo. E' il contrasto tra l'impulsività non sempre ragionata della gioventù e la saggezza conquistata nel tempo dalla vecchiaia, non senza una spruzzata di irascibile intransigenza, quella che può sbollire all'improvviso su un tea non preparato come si deve (gli americani devono ancora imparare cosa significa un impeccabile tea all'inglese). Eppure, alla fine, forse in una sorta di reciproca, benefica contaminazione, quei confini potranno anche giocare a nascondino fino a perdere la loro netta demarcazione. Ma sul filo del contrasto potrebbero anche trovarsi due coetanee. C'è una

    sottile e commovente, davvero superba, sequenza, che vede protagoniste la Evelyn di Judi Dench e la Muriel di Maggie Smith, che vi dirà molto in proposito.

    Ma ritornando al Marigold Hotel si va per gradi. A John Madden piace cadenzare in paragrafi questo nuovo capitolo, tra cui troneggiano la festa di fidanzamento, la festa in famiglia e il matrimonio. Insieme ai progetti di espansione del Marigold Hotel, ci sono difatti i preparativi di un matrimonio in vista, tra Sonny/Patel e la splendida fidanzata Sunaina/Desae. E di cosa significhi preparare un matrimonio indiano abbiamo già avuto un'idea per altri versi con il Monsoon Wedding di Mira Nair. Sarà altrettanto fantastico, vivacemente folkloristico e illuminante anche il matrimonio allestito a sorpresa al 'The Best Second Marigold Hotel', culminante con il generale coinvolgimento nelle danze bollywoodiane in salsa contemporanea. Ma non è con i festeggiamenti che si spengono i riflettori. Bensì un primissimo

    piano languido e struggente. Perché in Ritorno al Marigold Hotel a campeggiare sono gli svariati modi dei nostri ospiti di condurre la propria 'attempata' esistenza. E' qui che entra in gioco il loro modo, ognuno ha il suo, di 'espandere l'anima', di mettere a frutto quella maturità acquisita senza lasciar cadere nel vuoto l'occasione di giocare ancora ognuno la propria carta, quella più idonea alla personale partita della vita, per la quale è severamente vietato scrivere la parola fine, quando è ancora in corso. E soprattutto, quando c'è ancora la possibilità di fare punto!

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    SET TO EARN HEAPS OF FRESH GOLD FROM THE SILVER SET, THIS AMIABLE REUNION CENTERS ON MAGGIE SMITH AND DEV PATEL'S PLANS TO EXPAND THEIR OUTSOURCED RETIREMENT HOME.

    Roughly midway through “The Second Best Exotic Marigold Hotel,” a lovesick Bill Nighy notes that Judi Dench’s character has “checked out,” referring of course to her status at the hotel. Still, the pun hangs in the air, suggesting a possible euphemism for a more permanent condition. The imminence of death serves as a source of both comedy and poignant self-reflection in this spirited sequel to the unexpected 2012 success, assembled hastily enough that none of its ensemble had a chance to “check out” before they could all cash in, hoping to duplicate the original’s $46 million haul (nearly twice as much abroad).

    If the first “Best Exotic Marigold Hotel” was all about seeking rest and relaxation half a world away in

    India, then its relatively hectic successor finds the entire ensemble hustling jobs in Jaipur: Douglas (Nighy) gives tours of sites about which he knows precious little; Madge (Celia Imrie) and Norman (Ronald Pickup) tend bar at the expats’ club; Evelyn (Dench) hunts for exotic fabrics; and Muriel (Maggie Smith) co-manages the establishment, which has been such a success that its ambitious — and newly engaged — owner, Sonny Kapoor (Dev Patel), is looking to expand.

    All this busyness is good for business, though it makes for a rather high-stress retirement, as no one seems to be taking advantage of the fact they made the move to escape the grind. Though his original hotel is still something of a shambles, Sonny has ambitions to buy a neighboring property and fix it up, too, but for that he’ll need the financial backing of Evergreen, a U.S.-based retirement company managed by a visionary investor

    (David Strathairn) whose philosophy, “Leaves don’t need to fall,” may as well be the mantra of all the hotel’s overworked residents.

    Deferred retirements aside, they’ve never been happier — which is a curious place to begin for a film that must then manufacture inconsequential misunderstandings and easily resolved conflicts in order to justify another two hours spent in the company of its generally affable ensemble. Even Smith, so wickedly pungent in our memories, seems to have warmed this time around: Nineteen days older than Dench both onscreen and in real life, she’s the character we can’t bear to live without — a fact that director John Madden and screenwriter Ol Parker (both back from the original) clearly calculated when shifting the narration duties over from Dench to Smith. She opens and closes the film, sitting there like a fresh-cut onion, making you question whether that mistiness you feel is real or

    some well-calculated chemical reaction — in much the same way Thomas Newman’s score works, elbowing its way in to boost the energy at any moment we might want to catch our breath, while also supporting two full-blown Bollywood-style dance numbers.

    Actually, if the filmmakers have a secret weapon, it would be the addition of Richard Gere, who can weaken the knees of a certain demographic faster than you can say “osteoporosis.” Here, the silver fox shows up at the hotel so soon after Strathairn’s character indicates he’ll be sending an inspector that Sonny can’t help but see through the man’s cover story. Buzzing with ambition, Sonny all but ignores his fiancee (Tina Desai) as he trips over himself trying to impress his distinguished guest, even going so far as to thrust his own mother (Lillete Dubey) into the stranger’s arms, if it would sweeten the deal.

    Considering that the vast majority of

    audiences for the original came to see the venerable British cast — all of whom except Dench appeared in the Harry Potter movies — it’s rather too much to ask that they invest so much interest in Sonny’s entrepreneurial aspirations this time around. He’s making beginner’s mistakes, whereas the rest of the ensemble possess the life experience to make their respective quandaries a bit more interesting.

    For example, after all these years, Norman has finally found a woman (Diana Hardcastle) who makes him want to settle down and be monogamous, only to discover that she appears to have other ideas about exclusivity. And, of course, there’s the ongoing do-si-do between Evelyn and Douglas, still unconsummated, which the film stretches as far as humanly possible, invoking her lingering feelings toward her dead husband and the unfinished business between him and his ex. (Penelope Wilton couldn’t resist returning, so Parker wrote her into

    the sequel.)

    It’s not so common to find an ensemble of this caliber so enthusiastic to work together, and that chemistry comes across — not so much in the romantic pairings, which Parker rather implausibly constructs so that no one goes home alone (even Sonny’s wedding choreographer finds a mate). Rather, whatever spark exists off-camera can’t help but reveal itself during those irreverent, potentially insensitive moments that made the original so much fun. Even the great Smith isn’t a good enough actress to hide the clear pleasure she takes from zinging an old friend with a line like, “Just because I’m looking at you when you talk, don’t think I’m listening — or even interested.”

    For a film conceived without any chance of a sequel in mind, “The Best Exotic Marigold Hotel” actually lends itself surprisingly well to being extended, mostly because the cast make their characters so lively, we’re happy for

    the chance to spend more time with them (the kind of sentence to which the movie can’t seem to resist tacking on a gratuitous “before they die”). The laughs aren’t as numerous this time around, but at least they’re a little less obvious.

    Overall, that seems to have been Madden and Parker’s goal: to defy — or at least delay — whatever expectations fans thought they saw coming. Hence Sonny’s decision to expand his operation, as opposed to the more cliched (and almost certainly more compelling) alternative, wherein some competitor might try to strong-arm them into selling the hotel. So, Parker attempts to spin a few surprises that audiences wouldn’t have immediately come up with on their own, while Madden can be relied upon to keep it all moving swiftly enough that we actually get caught up in their fairly trivial concerns — like the right way to serve a cup

    of tea. So, whether or not the film is to your taste, its creators have tried to do right by the original, brainstorming a plot deserving of a sequel before constructing another “Exotic Marigold Hotel” that’s hardly second-best.

    Links:

    • John Madden (Regista)

    • Richard Gere

    • Maggie Smith

    • David Strathairn

    • Judi Dench

    • Bill Nighy

    • Dev Patel

    1 | 2 | 3

    Galleria Video:

    Ritorno a Marigold Hotel - trailer

    Ritorno a Marigold Hotel - trailer (versione originale) - The Second Best Exotic Marigold Hotel

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