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    Home Page > Movies & DVD > Franny

    FRANNY: RICHARD GERE PROTAGONISTA DI UN DRAMMA 'INDIE' SCRITTO E DIRETTO DALL'ESORDIENTE ALLA REGIA DI UN LUNGOMETRAGGIO ANDREW RENZI

    Tra i più attesi!!! - Dal Sundance Film Festival 2015 - RECENSIONE - Dal 23 DICEMBRE

    "Il nostro protagonista, Franny, ha vissuto una vita agiata, ma non si è mai sentito veramente coinvolto in quello che ha fatto. Può trasformare completamente la vita delle persone, ma non si è mai impegnato veramente con nessuno. L'unica cosa che gli era rimasta era la sua amicizia con i genitori di Olivia. Amicizia sparita in un lampo. Adesso guarda alla sua vita passata, cercando di darle un significato, ad una età in cui dovresti averlo già capito"
    Il regista Andrew Renzi

    "La maggior parte dei personaggi trova le sue motivazioni in ciò che cerca di ottenere, ma in questo caso non è chiaro che cosa voglia fare Franny. Non ha bisogno di ciò che le cose normali desiderano, come i soldi o un lavoro. Certamente desidera un legame, ma ciò che lo spinge è anche un bisogno di redenzione. E' un po' un enigma. E come si fa ad interpretare un enigma? Eppure lui non si considera un enigma perché conosce se stesso molto bene"
    L'attore Richard Gere

    (The Benefactor; USA 2014; drammatico; 90'; Produz.: Big Shoes Media/Audax Films/Magnolia Entertainment/Soaring Flight Productions/TideRock Media/Treehouse Pictures ; Distribuz.: Lucky Red)

    Locandina italiana Franny

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    Titolo in italiano: Franny

    Titolo in lingua originale: The Benefactor

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Andrew Renzi

    Sceneggiatura: Andrew Renzi

    Cast: Richard Gere (Franny)
    Dakota Fanning (Olivia)
    Theo James (Luke)
    Erica Lynne Marszalek (ballerina sexy)
    Brian Anthony Wilson (Jesse)
    Dennisha Pratt (Sharon)
    Ashley James (signora in rosso)
    Andrea Havens (amico ricco di Franny)
    Shawn Gonzalez (cameriere)
    Roy James Wilson (Charlie)
    Mihir Pathak (Dottore E.R.)
    Maria Breyman (Ragazza della foto)

    Musica: Danny Bensi e Saunder Jurriaans

    Costumi: Malgosia Turzanska

    Scenografia: Ethan Tobman

    Fotografia: Joe Anderson

    Montaggio: D.C. Marcial

    Casting: Diane Heery e Jason Loftus

    Scheda film aggiornata al: 21 Gennaio 2016

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Il filantropo Franny (Richard Gere) è un affascinante milionario che nasconde un segreto che non ha mai rivelato a nessuno. Non lavora e ha trovato nella beneficienza la sua unica ragione di vita.
    Quando dopo tanti anni incontra Olivia (Dakota Fanning), la figlia dei suoi più cari amici, sposata e in procinto di diventare madre, Franny non riesce a fare a meno di “aiutarla”. Offre così a Olivia e suo marito incredibili opportunità, cercando al tempo stesso però di gestire la loro vita in modo sempre più invadente, fino a che il suo segreto riemergerà dal passato con conseguenze inimmaginabili…

    SHORT SYNOPSIS:

    A philanthropist meddles in the lives of newly-married couples in an attempt to relive his past.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    'ONE MAN SHOW' A STRETTO GIRO DI INTROSPEZIONE PIENA E CANGIANTE PER RICHARD GERE, GURU D'ECCELLENZA DELLA MEDITAZIONE SUI DEMONI DI UN PERSONAGGIO ASSOLUTAMENTE SOPRA LE RIGHE COME L'ECCENTRICO, PSICOTICO FRANNY. VALE A DIRE LA FIAMMA CHE ALIMENTA IL FOCOLARE DI UNA CASA ALTRIMENTI DISABITATA E FREDDA

    Andrew Renzi (regista di corti e documentari) al suo debutto alla regia di un lungometraggio, lo ha detto senza reticenza alcuna. Richard Gere ha collaborato a rifilare anche la sceneggiatura. Soprattutto nei paraggi del gotha attoriale hollywoodiano in cui rientra a pieno titolo Richard Gere, questo non costituisce certo un fattore sorpresa. L'interprete blasonato ricerca sempre la perfetta cesellatura del personaggio, tanto quanto il suo fluido movimento nel contesto della storia che si va a raccontare. E nel caso di Franny, si direbbe una storia non certo comune, fatta di pochissimi elementi che girano intorno al pianeta del personaggio centrale da cui dipendono totalmente.

    Per Richard Gere è l'imperdibile occasione di un incontrovertibile 'one man show', dichiarato dallo stesso titolo del film: l'inglese The Benefactor e l'italiano Franny, per l'appunto, che, ancor più semplicemente, preferisce affidarsi al nome del protagonista. Vale a dire la fiamma che alimenta il focolare di una casa altrimenti disabitata e fredda.

    Una storia, quella di Franny, ideale anche per quel genere di cinema ancorato alla sfera indipendente, decisamente poco allineato con la grande produzione che sa di non poter contare sul confortevole calore delle masse, assuefatte agli affollati deschi dei blockbuster da fast-food. A meno che il protagonismo di Richard Gere a ridosso del Natale non faccia il piccolo miracolo. E credo che lo farà. Anche se non ci troviamo esattamente nei paraggi di Hachiko, altra pellicola con Gere già uscita per le festività natalizie. Del resto, con Richard Gere a bordo vale sempre la pena. E in

    Franny - per quanto possa risultare difficile, per uno come lui che ha già sondato il sondabile, trovare ancora qualcosa in grado di rappresentare una gran bella sfida - Gere affronta forse il suo ruolo più drammatico e spigoloso, contraddittorio e psicotico in seno al suo illuminato percorso. Eppure, pescando in quel marasma di ruoli che ha movimentato la sua lunga e frastagliata carriera, troviamo l'ostrica con l'embrione di una perla. Se c'è un personaggio che può aver fatto strada a questo eccentrico Franny, quello è Mr. Jones (1993), altro titolo minimalista per un personaggio a tutto campo che vive in una dimensione tutta sua. Un altro pesce fuori dall'acqua della normalità.

    Difficile stabilire se sia stato voluto per Franny quel contraddittorio che vede un personaggio forte - e quando si dice forte, si intende forte anche delle sue enormi fragilità - incastonato in una struttura filmica debole. Contraddittorio che sfiora

    pericolosamente il soffocamento. Fortuna che Richard Gere è un vero e proprio guru della meditazione, e non certo solo sul piano del credo buddista. In fatto di grovigli emotivi appesi a complicate mappe introspettive da far aderire sul grande schermo senza il pericolo di generare alcuna bolla d'aria è un vero Maestro. Un'arte che Gere ha lungamente condiviso ai tempi d'oro, in una sorta di trittico regale, con Kevin Costner ed Harrison Ford, e che oggi ha consolidato scalando le più impervie montagne dell'umana interiorità. Anche quando, forse per scelta, si tratta di un personaggio assolutamente sospeso nel nulla come questo. Un linearissimo prologo lo lega all'amministrazione di un ospedale, all'amicizia di un medico e di sua moglie fin dai tempi del college e a un incidente d'auto che spezza per sempre quei legami. I devastanti effetti avuti nel corso dei cinque anni successivi su cui soprassiede una asettica didascalia,

    li scopriamo direttamente sul volto di un Franny/Gere incanutito, con barba e capelli lunghi alla stregua di un homeless. Fatta eccezione per la stanza d'albergo in cui sopravvive in esasperata solitudine - la spia di una ricchezza non indifferente - almeno fino all'arrivo di una telefonata inaspettata cui fa persino fatica a rispondere. L'icona del miliardario filantropo che non ha bisogno di lavorare è sbozzata. Ma non è che dopo ne sapremo molto di più. Se non attraversando i labirinti mentali dei suoi sensi di colpa sull'onda effervescente del buon viso a cattiva sorte.

    La sua è dunque un'iperbole di esuberante, logorroica, invadenza, vestita a festa con l'abito della filantropia pseudo terapeutica. Filantropia in cui si tuffa a capofitto con l'improvvisa ricomparsa sulla scena della figlia dei due amici perduti nell'incidente, di cui si sente - perché in effetti lo è - responsabile: ma la Olivia, detta 'puzzola, ora in dolce

    attesa, di Dakota Fanning, così come il giovane consorte Luke di Theo James, sfumano sulle linee di profili privi di spessore, oltre che di 'fuori programma' alquanto 'fuori luogo'. Franny/Gere risucchia tutti nel suo vortice di centrifuga, aspirando tutto l'ossigeno e l'energia richiesti prima di essere risucchiato a sua volta da quel che si rivela un'illusione, insufficiente a tenerlo lontano da una effettiva, grave, dipendenza da sostanze derivate dalla morfina. E quel che aveva tenuto insieme come autocontrollo, per quanto evidentemente malfermo, deflagra pian piano fino a precipitare verso i piani più bassi della dignità e della morale, arrivando a toccare il fondo in un modo in cui non è proprio possibile non farsi e non fare male. E' in questa fase che Gere tocca l'iceberg della performance perdendosi nella disfatta del personaggio alle prese con violente crisi di astinenza, non dissimili da quelle di un comune tossico, disposto a

    qualsiasi cosa, pur di entrare in possesso della sua dose. Ed è la mutazione dell'essere a tutto tondo, sul piano comportamentale, fisico, psicologico, in un continuo divenire, contraddittorio, allucinatorio e allucinante. La trasfigurazione dell'io, consapevole e per questo ancor più disperato. Ma non senza scampo. Toccare il fondo non significa necessariamente restarci. E come le invasive acque marine iniziano a ritirarsi dopo l'alta marea, anche per Franny arriva il momento in cui far scattare la molla per una risalita possibile. Lo tradisce il momento in cui, per la prima volta, lo vediamo ritrarsi da quella snervante invadenza. Poi, sguardo in macchina, in un fotogramma alla volta, centellinato tra un titolo di coda e l'altro - unico vezzo di regia - l'annuncio silente di una nuova fase di 'riassorbimento'.

    Perle di sceneggiatura


    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITLIANO di FRANNY

    Links:

    • Richard Gere

    • Dakota Fanning

    • Theo James

    • Maria Breyman

    1 | 2

    Galleria Video:

    Franny - trailer

    Franny - trailer (versione originale)

    Franny - clip 1

    Franny - clip 2

    Franny - clip 3

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