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    Home Page > Movies & DVD > Child 44: Il bambino numero 44

    CHILD 44: IL BAMBINO NUMERO 44: IL PRODUTTORE RIDLEY SCOTT SI AFFIDA ALLA REGIA DELLO SVEDESE DANIEL ESPINOSA PER PORTARE SULLA CELLULOIDE UN'ATROCE VICENDA DI CRONACA NERA SULLO SFONDO STORICO DEL REGIME STALINISTA NELL'UNIONE SOVIETICA DEL 1953. AD ILLUSTRARE LO SCONCERTANTE AFFRESCO, LIBERAMNTE TRATTO DALLE PAGINE DELL'OMONIMO BESTSELLER DI TOM ROB SMITH, TOM HARDY, NOOMI RAPACE, JOEL KINNAMAN, GARY OLDMAN E VINCENT CASSEL

    RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dal 30 APRILE

    "Uno degli aspetti più interessanti dei romanzi gialli basati su indagini della polizia sta nel fatto che assorbono molto della società in cui sono ambientati. Per riuscire a capire di più di una nazione, basta osservare come la polizia opera in quello Stato"
    Lo scrittore Tom Rob Smith

    (Child 44; REPUBBLICA CECA/REGNO UNITO/ROMANIA/USA 2014; Thriller drammatico; 137'; Produz.: Summit Entertainment/Worldview Entertainment/Scott Free Productions/Etalon Film/Stillking Films; Distribuz.: Adler Entertainment)

    Locandina italiana Child 44: Il bambino numero 44

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    Celluloid Portraits:



    See SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Child 44: Il bambino numero 44

    Titolo in lingua originale: Child 44

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Daniel Espinosa

    Sceneggiatura: Richard Price

    Soggetto: Da un romanzo di Tom Rob Smith. Il libro, primo di una trilogia, è ispirato ai delitti del Mostro di Rostov, ovvero Andrej Romanovic Cikatilo, un serial killer russo che uccise 53 donne e bambini tra il 1978 e il 1990.

    Cast: Tom Hardy (Leo Demidov)
    Noomi Rapace (Raisa)
    Joel Kinnaman (Vasili)
    Gary Oldman (Generale Mikhail Nesterov)
    Vincent Cassel (Maggiore Kuzmin)
    Jason Clarke (Anatoly Brodsky)
    Paddy Considine (Vladimir Malevich)
    Charles Dance (Maggiore Grachev)
    Tara Fitzgerald (Inessa Nesterov)
    Nikolaj Lie Kaas (Ivan Sukov)
    Ned Dennehy (Il medico legale)
    Anna Rust (Sasha)
    Xavier Atkins (Pavel)
    Sonny Ashbourne (Artur)
    Anssi Lindström (Alexander Pickup)

    Musica: Jon Ekstrand

    Costumi: Jenny Beavan

    Scenografia: Jan Roelfs

    Fotografia: Oliver Wood

    Montaggio: Pietro Scalia e Dylan Tichenor

    Effetti Speciali: Pavel Sagner (supervisore effetti speciali); Chris Harvey (supervisore effetti visivi)

    Casting: Nancy Bishop e Nina Gold

    Scheda film aggiornata al: 02 Giugno 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Child 44 – Il bambino numero 44, thriller a sfondo politico incentrato sulla misteriosa figura di un serial killer attivo nella Russia sovietica del 1953, racconta la crisi di coscienza di un agente segreto della polizia sovietica, Leo Demidov (TOM HARDY), che si ritrova a perdere prestigio, potere e la propria casa quando si rifiuta di denunciare sua moglie, Raisa (NOOMI RAPACE), rea di essere una traditrice del regime. Esiliati da Mosca e costretti a trasferirsi in un lugubre avamposto provinciale, Leo e Raisa si alleano con il Generale Mikhail Nesterov (GARY OLDMAN) nel tentativo di risalire all’identità di un efferato serial killer, predatore di ragazzini. La loro ricerca della verità mina l’insabbiamento degli omicidi a livello nazionale, orchestrato da Vasili (JOEL KINNAMAN), psicopatico rivale di Leo, che continuerà a sostenere che “Non ci sono crimini in Paradiso”.

    IN DETTAGLIO:

    Child 44 – Il bambino numero 44 è un avvincente thriller ambientato nella Russia stalinista del 1953. Leo Demidov (Tom Hardy), orfano diventato eroe di guerra, è un superbo prodotto del sistema Sovietico. Demidov ha fatto carriera nell’MGB, il servizio di sicurezza nazionale dello Stato, fino a diventare uno degli investigatori di punta delle attività dei dissidenti. Quando Leo e il suo sadico collega, Vasil (Joel Kinnaman), riescono a catturare la presunta spia Anatoly Tarasovich Brodsky (Jason Clarke), il “traditore” fa il nome della moglie di Leo, la bella insegnante Raisa (Noomi Rapace), come parte del gruppo di cospiratori.
    Costretto ad indagare sul presunto tradimento di Raisa, Leo si occupa anche del caso di un ragazzino trovato senza vita sui binari del treno. Nonostante tutti gli indizi facciano sospettare che si tratti di un omicidio, Leo descrive questa morte come un incidente al padre del piccolo, l’agente dell’MGB Alexei Andreyev (Fares Fares), perché, secondo i dettami del regime stalinista, “Non ci sono crimini in Paradiso”.
    Quando Leo si rifiuta di denunciare sua moglie, un comandante dell’MGB, il Maggiore Kuzmin (Vincent Cassel), confina la coppia nella tetra città industriale di Volsk. Costretti in un’angusta stamberga ed emarginati da tutti, Leo e Raisa scoprono che decine di altri ragazzini sono stati vittime di orribili incidenti vicino ai binari della ferrovia in circostanze pressoché identiche a quelle del figlio di Alexei. I due uniscono le forze con il capo della Polizia del luogo, il Generale Nesterov (Gary Oldman), e riescono a fare furtivamente ritorno a Mosca per raccogliere indizi sul caso, prima di risalire all’identità del killer, il mansueto operaio Vladimir Malevich (Paddy Considine).
    Nel tentativo disperato di tenere sotto controllo il suo ex collega, Vasili, sempre più psicotico, cerca di fermare Leo e Raisa prima che catturino il killer di bambini, che non ha collocazione nella società comunista concepita da Stalin, in cui non dovrebbero essere commessi crimini. Alla fine, solo uno tra l’eroe, il pedofilo e il burocrate sopravvivrà allo spettacolare duello all’ultimo sangue nella foresta. Nonostante le vittime e i danni occorsi, lo Stato Sovietico rimarrà comunque immune alle verità scomode di Leo.

    SYNOPSIS:

    Set in Stalin-era Soviet Union, a disgraced MGB agent is dispatched to investigate a series of child murders -- a case that begins to connect with the very top of party leadership.

    Based on the first of a trilogy by Tom Rob Smith and set in the Stalin era of the Soviet Union. The plot is about an idealistic pro-Stalin security officer who decides to investigate a series of child murders in a country where supposedly this sort of crime doesn't exist. The state would not hear of the existence of a child murderer let alone a serial killer. He gets demoted and exiled but decides, with just the help of his wife, to continue pursuing the case.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Lo abbiamo visto molte volte, anche di recente con la Suite francese di Saul Dibb ma, soprattutto, con il The Search di Michel Hazanavicius. E questo perché il regime stalinista non è stato molto diverso da quello nazista. I loro modi di giustiziare una madre e un padre di famiglia alla nuca, alle spalle, lasciando terrorizzati e attoniti bambini, testimoni oculari forzati, sono purtroppo fin troppo noti, e molto simili tra loro. Ogni regime totalitario si nutre di violenze, sopraffazioni e menzogne che oggi facciamo fatica a metabolizzare (ad eccezione di qualcuno che non sembra averne smarrito la pratica, con varianti sul tema, sia pure con maggiore discrezione ed eleganza, il che è persino peggio). Senza alcuna pietà e senza andare troppo per il sottile, in merito a distinzioni di sesso o età. Eppure, la storia di Child 44-Il bambino numero 44, coccolata nel cassetto da Ridley Scott prima di

    decidere di ritirarsi nei ranghi della produzione e di cedere il passo per la regia allo svedese Daniel Espinosa (record assoluto di incassi nella storia della Svezia per Snabba Cash), ha qualcosa di terribilmente speciale, nel cuore di quella familiarità con le trance più sanguinolente e vergognose di tutta la Storia.

    Insolito thriller ambientato nella Russia del 1953, sullo sfondo dello spietato sistema stalinista, Child 44 – Il bambino numero 44 si ispira liberamente ad una spaventosa vicenda realmente accaduta, già romanzata nelle pagine dell'omonimo bestseller di Tom Rob Smith, e che si appunta sui crimini del serial killer russo Andrej Romanovič Čikatilo, passato alla storia come "il mostro di Rostov", altrimenti detto, "il macellaio di Rostov", per aver ucciso e mutilato 53 persone, tra donne e bambini. Ma il regista svedese Espinosa ha preferito concentrare la sua pellicola sui bambini, intrecciando tra loro il contesto storico, già di per sè

    terreno fertile per un certo genere di crimine, al crimine di marca seriale, partorito da una mente disturbata di cui è interessante scoprire i risvolti psicologici e le argomentazioni psicoanalitiche prima ancora dell'identità. Risvolti legati ad un regime che richiede radicali trasformazioni in un individuo per poter sopravvivere. Oltre che la declamazione di false verità, buone e legittimate solo dall'esigenza, del tutto umana e comprensibile, di salvare la pelle.

    Scavalcati gli inizi, appuntati sui drammatici scorci di un neo-realismo tipicamente nordico, con la complicità di una fotografia radicata nei grigiori della disperazione repressa e mal contenuta - vedi l'edificio al centro di un paesaggio innevato e i primissimi piani di un corpo e di un volto abbandonati al rassegnato dolore, denunciato dal protagonismo di una lacrima - a campeggiare in Child 44, prima ancora di raggiungere il climax sull'atroce caso di cronaca, sono i risvolti psicologici dei protagonisti, con i

    loro conflitti interiori, le loro scelte per la sopravvivenza nel mondo politico dell'era di Stalin. A cominciare dall'infanzia, fino all'età adulta. Child 44 risponde prima di tutto ad una domanda focale sconcertante: come cresce e impara a sopravvivere un bambino in un regime del genere? E una volta cresciuto, come riesce a trovare, o almeno non perdere del tutto, la propria umanità? In situazioni che di umano non mostrano più niente, solo folli atrocità che sembrano inevitabilmente destinate a travolgere chiunque, prima o poi. E' solo questione di tempo. E' questo anche il dilemma del personaggio primo protagonista, l'agente segreto della polizia sovietica Leo Demidov - altro ruolo di spicco drammatico per Tom Hardy - e della sua consorte Raisa, incarnata in un ruolo pienamente tornito e distante dai suoi precedenti da Noomi Rapace, che qui torna peraltro ad affiancare Hardy a stretto giro di posta dopo il Chi è

    senza colpa del belga Michael R. Roskam. Persino il più spietato e sleale burocrate della polizia segreta stalinista, il Vasili indossato dall'attore svedese Joel Kinnaman (che torna qui ad esser diretto da Espinosa dopo il su citato Snabba Cash), mostra la sua tridimensionalità psicologica, quella che coniuga il suo servilismo al potere, con i suoi livori, le sue frustrazioni e gelosie personali. Mentre più sfumato sullo sfondo, appena sbozzato - a Vincent Cassel con il Maggiore Kuzmin è toccato poco più che un cameo - risulta invece il personaggio tratteggiato da Gary Oldman (oramai un esperto di 'Guerra Fredda' dopo lo spionistico La talpa che gli è valso la Nomination all'Oscar) nel Generale Mikhail Nesterov, rassegnato capo della polizia di provincia. E quando si dice provincia si deve pensare a quella dei famosi 'gulag', sorta di prigioni a cielo aperto, dove le condizioni di vita si assimilano ad un miserando

    percorso di espiazione: la stessa Raisa/Rapace da insegnante passa a far pulizie in una scuola fatiscente. Ma tutto questo rientrava ampiamente nello speciale trattamento riservato ai traditori del regime. E' per l'appunto in un gulag, nel tetro villaggio di Rosk, che Leo/Hardy e Raisa/Rapace si ritrovano esiliati e fanno la loro conoscenza con Nesterov/Oldman. Luogo cui la produzione ha dato efficacemente volto e anima, ricreando "una specie di palude sporca, spettrale e inquinata" nella città di Králuv Dvur, a non più di trenta ore di distanza da Praga.

    Tanta cruda verità e solenne innalzamento sul podio della gogna, lasciano trasparire il tocco romanzato di alcuni tratti della storia, tanto quanto il tocco spiccatamente implacabile di denuncia e di condanna. Espinosa si sofferma, concedendo forse qualche privilegio di troppo a violenze di ogni genere e a una colluttazione a tre in pieno fango, francamente un pò sopra le righe, così come inscena

    un'edulcorante - e verosimile solo sul filo di lana - adozione, in un esasperato tentativo di riparare l'irreparabile, quando la crisi di coscienza per Leo/Hardy arriva a maturazione, tempo in cui anche Raisa/Rapace non ha più motivo di fingere un ruolo che non le appartiene. Ma lontano dalla perfezione, Child 44 si impenna con schiettezza su quello che più conta: su come dovrebbero crescere i bambini per diventare uomini veri, leali ed onesti. E francamente, se alla vigilia della prima visione, Mosca ha censurato il film di Espinosa, purtroppo non sembra volgere a suo favore, confermando una impropria, e francamente sempre più imbarazzante, affezione, da parte della dirigenza sovietica, verso il 'metodo del soffocamento', a quanto pare duro a morire anche in epoche distanti dallo stalinismo. Le obiezioni sono state le seguenti: che "la proiezione di questo film e' inammissibile alla vigilia del 70° anniversario della vittoria sovietica sul Nazismo'';

    che è stato operato un 'travisamento', sia di fatti storici della seconda guerra mondiale e del periodo post bellico, sia della presentazione dei caratteri dei cittadini sovietici dell'epoca rievocata. Sarebbe come dire che è inammissibile fare film sul nazismo perché ormai lo si è sconfitto da settant'anni. Ma del resto l'Unione Sovietica non è nuova a rimostranze, proprio quando li si ritrae sull'onda di eventi storici (ricordo che non fu apprezzato neppure il ritratto di alcuni militari russi dipinto sulla celluloide da Kathryn Bigelow all'altezza del K-19: The Widowmaker). Se il rapporto dell'Unione Sovietica con la Storia e con se stessa rischia di mantenersi conflittuale ad oltranza, forse è perchè, come ben illustrato in una delle ultime sequenze dello stesso Child 44, all'altezza del reintegro nel ruolo di Leo/Hardy e del suo colloquio con un ufficiale superiore, c'è la patologica tendenza a negare l'evidenza, a soffocare l'errore, o il misfatto,

    e a dare sempre la colpa a qualcun altro, per una sorta di consuetudine. Forse l'unica cosa davvero inammissibile è che non ci si preoccupi di celebrare la 'vittoria sovietica sullo stalinismo'. Ci sarà mai un anniversario da festeggiare per questo?

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    TOM HARDY ADOPTS A RUSSIAN ACCENT IN THIS DARK SOVIET THRILLER, IN WHICH A SERIAL KILLER ISN'T NEARLY AS SCARY AS THE SYSTEM THAT REFUSES TO INVESTIGATE HIM.

    Part serial-killer thriller, part old-school anti-Soviet propaganda, “Child 44” plays like a curious relic of an earlier Cold War mindset, when Western audiences took comfort that they were living on the right side of the Iron Curtain, and relied on movies to remind them as much. Here, the central character is an obedient MGB agent played by Tom Hardy, who, like the rest of the pic’s starry Euro ensemble, delivers his lines in a thick Russian accent — a distraction that feels as outdated as “Easy Money” director Daniel Espinosa’s choice to shoot on celluloid, plunging the story’s already grim Stalin-era living conditions even deeper into shadow. Nostalgia combined with a certain amount of pageantry should be enough to draw those who

    miss Red-scare spy stories to this expansive Ridley Scott production (which he originally intended to direct), though not enough to encourage either sequels or imitators.

    In recent years, audiences have mostly shifted their appetite for such anti-totalitarian fare from historical fiction to dystopian cautionary tales (think “Elysium” and “The Hunger Games”). When proper period thrillers do come along, they typically skimp on context in favor of more exciting genre elements, which makes “Child 44’s” attention to its era all the more anomalous — a tribute to the Tom Rob Smith novel that inspired it.

    Set in 1953, but haunted by earlier events, including the notorious hunger campaign (or Holodomor) that Stalin waged against the Ukraine, the film presents an image of the Soviet Union in which ordinary citizens live in fear of peers and secret police alike. The toxic atmosphere permeates every aspect of the production, from the grime-encrusted decor to its

    heavy industrial sound design. Ironically, though suspicion and paranoia are rampant, the authorities don’t concern themselves with traditional crime fighting, living by the maxim “There is no murder in paradise” and focusing their attention instead on curbing subversive behavior.

    How then to explain the body of a young boy found naked and mutilated beside the railroad tracks in Moscow? Anticipating trouble, the senior MGB officer, Maj. Kuzmin (Vincent Cassel), enlists star investigator Leo Demidov (Hardy), who also happens to be the victim’s godfather, to deliver the official report, which lists the cause of death as an accident. “A train doesn’t undress a boy!” his grief-stricken mother wails, demanding that her son’s killer be brought to justice. But such claims are potentially treasonous in a society obliged to accept Stalin’s claim that murder is “strictly a capitalist disease,” and trying to convince the woman otherwise starts to erode Leo’s belief in the

    system.

    A survivor of the Ukraine’s mass starvation, Leo has climbed the party ranks by playing along with such hypocrisies, faithfully carrying out his orders without question. Still, he reserves compassion for children, interceding when a zealous colleague, Vasili (Joel Kinnaman), orphans a pair of peasant farmgirls, whose parents he executes as an “example.” Driven by his own difficult upbringing, Leo finds that his concern for young people makes it difficult to ignore what appears to be an ongoing series of child murders — though that challenge feels minor compared with his next assignment, in which he is asked to investigate and potentially denounce his own wife, Raisa (Noomi Rapace, adding yet another accent to her chameleonic repertoire).

    When Leo refuses, he’s demoted and shipped off with Raisa to a remote outpost, where the local general (Gary Oldman) suspects that he, too, is under investigation — such is the degree of distrust

    this system inspires in everyone. With the murders piling up in the background, it might have been amusing to invite audiences to speculate as to who’s responsible, though the killer’s identity has been changed from Smith’s novel to a seriously disturbed side character, at first depicted a la Fritz Lang’s “M,” as the shadowy figure entices unsuspecting children. He’s revealed soon enough and without ceremony to be the gentle-looking Paddy Considine, whose never-fully-explained motives evidently have something to do with torture he experienced as a child.

    Considine’s character was originally inspired by real-life Russian serial killer Andrei Chikatilo, whose victims numbered well over 44, and whose crimes took place a good two decades later. By relocating the incidents to 1953, Smith connects them to this fascinating era of political paranoia, demonstrating how careers could be made or destroyed by strategically denouncing one’s adversaries. (The slippery Vasili seems particularly keen at using

    the system to his advantage, gunning for Kuzmin’s job and Raisa’s affections among his various one-dimensionally dastardly ploys.)

    These are hardly new insights, however, and Richard Price’s screenplay makes unnecessarily complicated work of juggling the characters’ ever-changing fates — confusions made no more elegant in director Espinosa’s handling of the action. At one point, Leo and Raisa find themselves rearrested and thrust upon a crowded boxcar, wherein an unintelligible fight breaks out, leaving a number of thugs dead and audiences scratching their heads. Meanwhile, Leo has wholly shifted his attention to solving a mystery that the film itself seems only half-heartedly interested in acknowledging. Normally, he’d be racing against time to prevent the Rostov Ripper from striking again, but here, the suspense springs from an increasingly deranged Vasili, who inexplicably wants to stop Leo from stopping the serial killer.

    Through it all, the cast play their parts in earnest, especially Hardy, who

    may be playing a gorilla in a Three Stooges haircut, but pulls it off with the conviction of a young Marlon Brando. He’s as devoted to the role as Leo is to his wife, and you can’t help but feel sorry for the guy — both actor and character — as noble intentions blind his better judgment. It couldn’t have been easy to nail that angst-gorged Russian purr, even if the prevailing trend is now to let foreign characters speak in their native tongues, rather than like immigrants who can’t seem to shake a heavy accent.

    For her part, Rapace unmasks several interesting deminsions of Raisa’s character, whose intentions aren’t entirely clear at first. In a powerful scene late in the film, we learn that she agreed to marry not for love, but out of simple self-preservation, which makes every subsequent decision she makes a potential revelation, even if they’re headed

    in a more or less predictable direction (right down to the patently false feel-good coda). Considering how critical it has been of the U.S.S.R. until this point, “Child 44” has a curious idea of a happy ending, making way for Smith’s next two installments, while leaving the system nearly as broken as they found it.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Adler Entertaiment e l'Ufficio Stampa del film.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di CHILD 44: IL BAMBINO NUMERO 44

    Links:

    • Vincent Cassel

    • Noomi Rapace

    • Gary Oldman

    • Jason Clarke

    • Tom Hardy

    • Joel Kinnaman

    • Child 44: Il bambino numero 44 (BLU-RAY + DVD)

    1 | 2

    Galleria Video:

    Child 44: Il bambino numero 44 - trailer

    Child 44: Il bambino numero 44 - trailer (versione originale) - Child 44

    Child 44: Il bambino numero 44 - intervista video a Noomi Rapace 'Raisa' (versione originale sottotitolata)

    Child 44: Il bambino numero 44 - intervista video a Gary Oldman 'Generale Mikhail Nesterov' (versione originale sottotitolata)

    Child 44: Il bambino numero 44 - intervista video a Joel Kinnaman 'Vasili' (versione originale sottotitolata)

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