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    Home Page > Movies & DVD > Boyhood

    BOYHOOD: NEL SUO NUOVO INCREDIBILE FILM IL REGISTA RICHARD LINKLATER SCAGLIONA LA REALTA' DI UNA FAMIGLIA E LA RIPRENDE PER UN LASSO DI TEMPO CHE DURA 12 ANNI. QUANTO GLI BASTA A SCRIVERE LA STORIA DEL CINEMA. NELLA SUA PELLICOLA-EVENTO ETHAN HAWKE E PATRICIA ARQUETTE

    VINCITORE di 3 BAFTA 2015. MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA (RICHARD LINKLATER) e MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (PATRICIA ARQUETTE); - Ritorno d'eccezione al cinema il 22 GENNAIO (dopo la prima uscita il 23 Ottobre 2014) - 6 NOMINATION agli OSCAR 2015: 'MIGLIOR FILM'; 'MIGLIORE REGIA' (Richard Linklater); 'MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA' (Ethan Hawke); 'MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA' (Patricia Arquette); 'MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE' (Richard Linklater); 'MIGLIOR MONTAGGIO' (Sandra Adair) - 5 NOMINATION ai BAFTA 2015 'MIGLIOR FILM'; 'MIGLIOR REGISTA' (Richard Linklater); 'MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA' (Ethan Hawke); 'MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA' (Patricia Arquette); 'MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE' (Richard Linklater) - VINCITORE di 3 GOLDEN GLOBE 2015 per il 'MIGLIOR FILM DRAMMATICO', per la 'MIGLIORE REGIA' (RICHARD LINKLATER) e per la 'MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA' (PATRICIA ARQUETTE) - CELLULOIDPORTRAITS AWARD 2014: 'MIGLIOR FILM DELL'ANNO' e 'MIGLIOR REGISTA DELL'ANNO (RICHARD LINKLATER) - CANDIDATO a 5 GOLDEN GLOBES per il MIGLIOR FILM DRAMMATICO; per la MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (Patricia Arquette); per il MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA(Ethan Hawke); per il MIGLIOR REGISTA (Richard Linklater); per la MIGLIOR SCENEGGIATURA (Richard Linklater) - VINCITORE dell'ORSO D'ARGENTO per la 'MIGLIOR REGIA' alla 64. Berlinale - Dal Sundance Film Festival 2014 - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com)

    "E' stato come fare un grande atto di fede verso il futuro. La maggior parte degli sforzi artistici per forza di cose devono essere mantenuti sotto controllo, mentre in questo caso alcuni elementi erano fuori dal controllo di chiunque. Inevitabilmente ci sarebbero stati cambiamenti fisici ed emotivi, e questo è stato considerato. Ero sempre attento a rimanere fedele all’idea originale che avevo del progetto, ed alla realtà dei cambiamenti che avrebbero subìto gli attori lungo la strada. In un certo senso, il film è il frutto di una collaborazione con il tempo; e il tempo stesso a sua volta può diventare un ottimo collaboratore, sebbene non sempre prevedibile... Non c'è mai stato un precedente di un tale coinvolgimento di cast e troupe. Non c'è mai stato un contratto lungo 12 anni in questo settore. Così è stato davvero chiedere alle persone di fare un atto comune di fede ed impegno... E' stato incredibile poter disporre di una così lunga gestazione di tempo. Non mi era mai successo prima, e so che probabilmente non mi capiterà mai più".
    Il regista e sceneggiatore Richard Linklater

    (Boyhood; USA 2014; drammatico; 163'; Produz.: IFC Productions/Detour Filmproduction; Distribuz.: Universal Pictures International Italy)

    Locandina italiana Boyhood

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    Celluloid Portraits:



    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Boyhood

    Titolo in lingua originale: Boyhood

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2015

    Regia: Richard Linklater

    Sceneggiatura: Richard Linklater

    Cast: Ellar Coltrane (Mason)
    Patricia Arquette (Olivia)
    Ethan Hawke (Mason Sr.)
    Lorelei Linklater (Samantha)
    Tamara Jolaine (Tammy)
    Nick Krause (Charlie)
    Jordan Howard (Tony)
    Evie Thompson (Jill)
    Sam Dillon (Nick)
    Zoe Graham (Sheena)

    Musica: Randall Poster

    Costumi: Kari Perkins

    Scenografia: Rodney Becker

    Fotografia: Lee Daniel e Shane Kelly

    Montaggio: Sandra Adair

    Casting: Beth Sepko

    Scheda film aggiornata al: 09 Febbraio 2015

    Sinossi:

    IN BREVE:

    La storia di una famiglia narrata in una prospettiva molto particolare: il film segue infatti in tempo reale la vita e la crescita di un ragazzino per dodici anni, dalla prima elementare fino alla fine della scuola, esaminando in particolare il suo rapporto con i genitori divorziati.

    IN DETTAGLIO:

    Una fiction drammatica che coinvolge lo stesso cast di attori nell’arco di 12 anni - ritrae un viaggio unico nel suo genere, ed allo stesso tempo epico ed intimo, passando dalla spensieratezza dell’adolescenza, alle difficoltà della famiglia moderna attraverso il passare inesorabile del tempo.

    Il film racconta dieci anni di vita di Mason (Ellar Coltrane), a partire da quando era un bambino di 6 anni, percorrendone le vicende familiari fatte di controversie, matrimoni vacillanti e nuove nozze, cambi di scuola, i primi amori, le prime delusioni sentimentali, le gioie e le paure, il tutto tra stupore e meraviglia. I risultati infatti sono imprevedibili: di come una fase della crescita si lega a quella successiva, dando luogo ad un'esperienza profondamente personale basata sugli eventi che ci plasmano, e sulla natura mutevole delle nostre vite.

    All'inizio della storia, gli occhi sognanti del piccolo Mason devono affrontare un grande cambiamento: la sua amata e combattiva mamma single Olivia (Patricia Arquette) ha deciso che lui e sua sorella maggiore Samantha (Lorelei Linklater) devono trasferirsi a Houston in occasione di un riavvicinamento del padre spesso assente, Mason Senior (Ethan Hawke) che fa ritorno dall’ Alaska. Inizia così una nuova vita movimentata. Eppure, malgrado un vai e vieni di genitori naturali ed acquisiti, ragazze, insegnanti e capi, pericoli, desideri e passioni creative, Mason inizia a spianare il suo percorso.

    SHORT SYNOPSIS:

    The film tells a story of a divorced couple (Ethan Hawke and Patricia Arquette) trying to raise their young son (Ellar Salmon). The story follows the boy for twelve years, from first grade at age 6 through 12th grade at age 17-18, and examines his relationship with his parents as he grows.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IL CINEMA SPERIMENTALE DI RICHARD LINKLATER SOVVERTE IL RAPPORTO FICTION-REALTA' OLTRE ALLA CONCEZIONE DI NORMALE PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA. COMPLICI DEL SUO PICCOLO GRANDE, E SOPRATTUTTO INEDITO, MIRACOLO SUL GRANDE SCHERMO, UN TEAM DI INTERPRETI DAVVERO SPECIALE CHE INCANTA: E SE SEGUIRE IL GIOVANE ELLAR COLTRAN NELLA SUA PARABOLA ESISTENZIALE NELL'ARCO DI BEN DODICI ANNI (DAI SEI AI DICIOTTO) E' GIA' DI PER SE' INTRIGANTE, ETHAN HAWKE E PATRICIA ARQUETTE CI FANNO LETTERALMENTE DIMENTICARE DI ESSERE AL CINEMA, SCREZIANDO UNA REALTA' QUOTIDIANA IN MODO STRABILIANTE, FATTA DI SFUMATURE VERISTE SPETTACOLARI. MA MENTRE SI PERCORRONO I SENTIERI ACCIDENTATI DELLA SFERA PRIVATA, SI SCIVOLA AGEVOLMENTE ANCHE SUI TASTI DI UN TRANCIO DI STORIA POLITICA AMERICANA CON LEVITA' UMORISTICA DI GRAN CLASSE. IL COLLANTE DI TUTTO UN MONTAGGIO DELICATO E AGILE COME UN GIRO DA PROFESSIONISTI SULLA PISTA DI PATTINAGGIO. QUEL CHE SI DICE UN VERO E PROPRIO EVENTO CINEMATOGRAFICO MAI 'ASSAPORATO' PRIMA, E

    CHE PER RAGIONI LOGIOSTICHE, SEMBRA DESTINATO A RESTARE UN UNICUM!

    A render unico il Boyhood di Richard Linklater - che per l'appunto con lo stesso interprete protagonista Ethan Hawke, a sua volta talentuoso scrittore, ha stabilito da tempo un solidale team di collaborazione intellettuale piuttosto sofisticato, messo in atto con i precedenti Prima dell'alba (1994), Prima del tramonto (2004) e Before Midnight (2013) - è indubbiamente la sperimentazione tanto innovativa quanto rischiosa di filmare i protagonisti di una storia nell'arco di dodici anni, catturando le loro reali trasformazioni fisiche oltre che psicologiche. Le difficoltà logistiche di questa temeraria operazione si possono intuire senza troppe difficoltà: tenere impegnati su uno stesso percorso narrativo gli stessi attori per un arco di dodici anni e riuscire a portare in fondo il progetto con questo risultato finale, quello che poi ha portato al film Boyhood l'Orso d'Argento al Festival del Cinema di Berlino, è già

    di per sè un vero e proprio miracolo. Ma quel che lo rende ancor più unico è quello che vediamo e sentiamo sul grande schermo per ben 164', tutti necessari e calibrati sui momenti focali di una quotidianità vissuta scandita dal tempo che passa, così come sui momenti onirici che al tempo sfuggono di proposito, per rimescolar le carte e riprendere le redini di una partita per la quale è ancora tutto in gioco. Almeno per Mason: l'interprete in erba Ellar Coltrane potrà raccontare di esser letteralmente cresciuto e maturato - inizia quando ha sei anni per arrivare gradualmente ai diciotto - sul set di questo film, per così dire! L'immagine della locandina ne celebra l'avvio.

    Se nell'obiettivo di catturare le emozioni di un singolo in un arco temporale così esteso e in un'età come quella di Mason, dai sei ai diciotto anni, in cui si registrano le evoluzioni più prorompenti

    di un individuo, Boyhood sembra condividere qualche tratto di strada con Quel che sapeva Maisie di Scott McGehee, e se per certi versi, in qualche altro passo della storia, ci sembra di aver visto atteggiamenti genitoriali follemente dispotici del tipo raccolto nel Voglia di ricominciare (1993) di Michael Caton-Jones (là dove era Robert De Niro ad esercitare la propria insania ai danni di Ellen Barkin e di un giovanissimo Leonardo DiCaprio), Boyhood finisce fondamentalmente per distanziarsi da tutto e da tutti. Il suo è un percorso che sfugge ad ogni possibile didascalismo narrativo, cadenzato dalla lentezza della riflessione senza restarne d'altra parte intrappolato, perchè sull'apertura di una porta il tempo ha già lasciato il segno e siamo andati oltre. Boyhood ha la stesso fluido scorrimento dell'acqua che esce da un rubinetto aperto su una parabola esistenziale: quella di un singolo individuo che inevitabilmente si allaccia a tutti quei corollari fatti

    di vari compagni e compagne di scuola, di amici e amiche, di flirt e relazioni affettive, mutevoli tanto quanto il tempo che passa e che trasforma, plasma corpo e anima sull'onda di circostanze e rapporti interpersonali in continuo divenire, magari incoraggiati da continui traslochi, a cavallo di famiglie sempre più allargate, a monte dei divorzi a catena di una madre intelligente e devota, attenta e distratta, presente e assente, al tempo stesso. Una parabola fatta di scelte sbagliate, per immaturità, indotte dalla necessità di tempo per crescere e da molti dei motivi su cui riflette egregiamente una sceneggiatura capace di cogliere in profondità aspetti focali della vita con il massimo della leggiadria.

    In questo film non si percepisce sbavatura alcuna perchè è un'opera di puro cesello nel montaggio di una parabola esistenziale che incrocia più binari in diverse stazioni, collocate sulla medesima arteria temporale. C'è un tempo per ogni cosa,

    percepito ovviamente in maniera diversa da ognuno dei protagonisti, in particolare da Mason, dalla sorella Samantha (la figlia dello stesso regista, Lorelei Linklater) così come, dai veri genitori Mason Sr. e Olivia, per i quali Ethan Hawke e Patricia Arquette, entrambi subliminali nell'intero arco ultradecennale, ipnotizzano letteralmente lo spettatore per quanto e come riescono in punta di verismo ad essere sempre centrati seguendo il più impercettibile degli umori attraversando una reale evoluzione fisica e psicologica. Oltre che di una mutevole percezione del tempo degli stessi: magistrale la sequenza in cui Olivia/Arquette cede ad un pianto inevitabile sull'orlo di un'amara consapevolezza: "... credevo di avere più tempo!". E se avete potuto assaporare il gusto pieno della vita che scorre, lenta e veloce in tutta la sua portata di stupefacente compressione sul grande schermo, fin quasi allo scadere del tempo annunciato per la durata della pellicola, osservando - complice anche un raffinato

    collante musicale omnipresente e non di rado dominante, talora affiancato da un Ethan Hawke tradotto in musicista cantante niente male - come la sfera privata ha aperto un varco ad un trancio di politica americana con disinvolta e sincera vena umoristica, aspettate di vedere che cosa Linklater ha previsto per il finale, librato verso le alte sfere di un volo centrato e leggiadro come il battito d'ali di una libellula sul moto di un ultimo pensiero rivolto all'attimo fuggente.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    Everything and nothing happens over the course of Richard Linklater’s “Boyhood.” Filmed in sequence across 12 years, this unprecedented experiment in long-term storytelling attempts to capture child actor Ellar Coltrane’s coming-of-age on camera, while stubbornly resisting the impulse to impose artificial drama on his relatively typical Texan adolescence. The tradeoff is a nearly three-hour film with little narrative thrust beyond the inevitable passage of time. That’s plenty for Linklater, who has had years to digest and accept creative decisions that might elude first-time viewers. Critical support, coupled with audiences’ natural curiosity about the stunt, should translate to reasonable business for this brave IFC-backed project, which challenges popular notions of dramatic development.

    These days, Hollywood mostly subscribes to Alfred Hitchcock’s philosophy, “What is drama, after all, but life with the dull bits cut out?” By contrast, Linklater embraces those dull bits, treating milestones and banal moments with equal weight, and relying on

    the cumulative effect, rather than rigging any one of the film’s 143 scenes, to supply its emotional impact. (Let’s not forget to whom Hitch was speaking at the time, either: His interviewer, French director Francois Truffaut, went on to make one of the great naturalistic films about childhood with “Small Change.”)

    With “Boyhood,” Linklater has created an uncanny time capsule, inviting auds to relive their own upbringing through a series of artificial memories pressed like flowers between the pages of a family photo album. But he is equally invested in creating new ones, as we come to know Coltrane’s fictional Mason and his slightly older sister, Samantha (Linklater’s daughter Lorelei) via scenes that span nearly a dozen years (requiring only 39 shooting days during that time).

    Mason is just 7 years old at the outset, doing all those things East Texas boys his age might: spraying graffiti on walls, studying the lingerie

    section of a mail-order catalog with friends, squabbling with his sister. Each of these memories might be expected to fade in time, but not the move to Houston that wraps this opening stretch, as Mason watches his best friend bicycling after their departing car.

    Linklater manages to incorporate such scenes with minimal sentimentality, building a life through naturalistic vignettes: talking contraception with Dad (Ethan Hawke), doing chores around the house, being pushed around at school, flirting on the first job and so on. The director would allow approximately a year to pass between shoots, picking up to find the characters slightly transformed each time.

    In Houston, Mason’s father re-enters the picture, back from Alaska and determined to be a “fun dad”: Hawke’s character comes loaded with presents, taking the kids out for bowling and junk food. Mason wants to know whether he and their mom, Olivia (Patricia Arquette), will get back together,

    and such questions press on our imaginations as well. The expectation — early on, at least — is that the film will conform to other stories, where every detail holds significance as part of some grand design.

    But life doesn’t come neatly divided into distinct dramatic acts, and Linklater wants to capture the experience of childhood as authentically as possible, even if it means sacrificing the sort of inciting incident or long-term goal that typically sustains audience interest across a narrative. Here, the stakes are those of any parent: We are concerned for Mason’s well-being and want to see him turn out all right. But in the absence of traditional exposition, we are also desperate for context, flailing to reposition ourselves each time the film jumps forward.

    Lovers come and go in both parents’ lives. Whenever Olivia finds a decent man, she marries him, until such time that his temper becomes too

    much to bear. The first of these separations brings dramatic fireworks early in the film, rendered all the more intense by the fact that Mason and Samantha are forced to leave their new siblings behind with an abusive and alcoholic stepfather (Marco Perella). The next one disappears without so much as an explanation, just one of the innumerable influences on the shaping of Mason’s emerging identity.

    It’s not until Mason’s 15th birthday that the young man fully emerges as a Linklater character — that is, someone inclined to express his personal philosophy aloud, even if it means alienating his too-pretty-to-last high school g.f. (Evie Thompson). The film could conceivably have been more effective had it opened with the character in his midteens, perhaps flashing back to glimpses of a younger Mason (peering around a corner while his mom argues, for example), but Linklater commits to a linear approach that inches forward

    from elementary school until his arrival at college.

    Parents with grown kids in the audience will likely be the most affected emotionally by “Boyhood,” which culminates with Mason leaving the nest, as seen through the eyes of all those who watched him grow up. As the moment sinks in, Olivia cries, “I just thought there would be more,” and she may as well be speaking on behalf of all the younger viewers: Mason is 19 when the film ends, and those his age will recognize many of the same cultural touchstones — from videogame systems to favorite pop songs to vague memories of 9/11 and Obama’s first election (as something important to their parents’ generation) — even as they struggle to grasp why a story that lacks conventional conflict or melodrama still deserves their attention. For them, “Boyhood” must be given time to sink in.

    Like so many of Linklater’s projects, “Boyhood”

    will no doubt ripen with age. Certainly, there’s an enormous difference between the film as it is experienced at the moment of projection and the one that will settle in the days and months to follow. Nearly all the helmer’s pics so thoroughly reflect the moment of their creation that it would be fascinating to screen the film alongside a retrospective of the other work he’s created over the past 12 years.

    Somewhat counter-intuitively, sticking to the same young actor (instead of casting the character with lookalikes of various ages, as other movies do) doesn’t necessarily solve the problem of working with kids: Coltrane is still stiff and somewhat unconvincing for the first few years of the project, but gradually grows more comfortable oncamera as he matures into a remarkably self-assured young man. Meanwhile, Lorelei Linklater has the opposite effect, making a stronger impression than Mason early on, then retreating into

    the background as her screen brother comes into his own.

    Of course, in the span of time it took to make “Boyhood,” Linklater and Hawke also decided to follow up their 1995 swooner “Before Sunrise,” adding sequels nine and 18 years later. Apart from documaker Michael Apted (who checks in with 14 British kids every seven years for his “Up” series), these two time-lapse dramas position Linklater as the director most attuned to the effects of time on characters.

    There’s a rough-edged, organic quality to “Boyhood” that recalls the work of those European helmers Linklater so admires: Fassbinder, Bergman, Bresson. On one hand, both the casting and decision to shoot on 35mm (right up to the format’s demise) give the project a uniformity of appearance, and yet, even though he claims to have decided on the last shot two years into the project, nothing feels predetermined.

    Linklater allowed the script to evolve as

    Coltrane did, which explains why it feels less organized than we might want or expect. Barely finished in time for Sundance (with end credits and music clearances still incomplete), “Boyhood” was conceived as a chance to discover — rather than impose — a fate on Mason’s character. Now, after a very long wait, audiences finally have the chance to do the same.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Universal Pictures International Italy e xister pressplay.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di BOYHOOD
    BIOGRAFIE del CAST di BOYHOOD

    Links:

    • Richard Linklater (Regista)

    • Ethan Hawke

    • Zoe Graham

    • PREDESTINATION - VIDEO-INTERVISTA all'attore ETHAN HAWKE (Interviste)

    • CELLULOIDPORTRAITS AWARD 2014 - MIGLIOR FILM DELL'ANNO 2014!!!!!!: 'BOYHOOD' di RICHARD LINKLATER (Speciali)

    • GOLDEN GLOBE 2015 (72ª edizione) - I VINCITORI: IL TRIONFO DI 'BOYHOOD' E 'GRAND BUDAPEST HOTEL'! (Speciali)

    • Boyhood (BLU-RAY + DVD)

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