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    Home Page > Movies & DVD > Nymphomaniac - Volume 1

    NYMPHOMANIAC - VOLUME 1: ANCORA VIAGGI NELL'EROTISMO FEMMINILE (MA NON SOLO!) PER LARS VON TRIER CON LA SUA 'ATTRICE-FETICCIO' CHARLOTTE GAINSBOURG (ANTICHRIST) E MOLTI ALTRI

    71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (27 agosto – 6 settembre 2014) FUORI CONCORSO nella Versione 'DIRECTOR'S CUT' - RECENSIONE ITALIANA IN ANTEPRIMA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dalla 64. Berlinale (6-16 Febbraio 2014) - Dal 3 APRILE

    "Il film 'Nymphomaniac' è distribuito in due parti (Volume I e II) e in due versioni (una della durata di 4 ore, e una della durata di 5 ore e mezza). A partire dal 25 dicembre 2013, con circa quattro mesi di anticipo, la versione di 4 ore, dal titolo 'Nymphomaniac Volume I' e 'II' sta uscendo in tutto il mondo. In alcuni territori i due volumi usciranno contemporaneamente, mentre in altri avranno un’uscita divisa. Ciascun territorio ha le sue regole in merito alla censura, e al fine di creare coesione tra le strategie di distribuzione di ciascun paese, la versione della durata di 4 ore uscirà nelle sale per prima. Anche questa versione si prevede verrà sottoposta a modifiche in alcuni paesi. Così come Lars von Trier autorizzò differenti versioni censurate per 'Antichirst' quando uscì al cinema, Trier ha approvato anche questa versione di 'Nymphomaniac'. Tecnicamente le modifiche nella versione ridotta consistono in un taglio dei primi piani più espliciti dei genitali, in sostanza, il film è stato, d’accordo con Lars von Trier, ridotto nella sua durata dai suoi montatori, la durata è stata decisa da alcuni finanziatori del film: due parti di due ore circa ciascuna. La versione di 5 ore e mezza di 'Nymphomaniac Volume I' e 'II' dovrebbe essere pronta per la distribuzione per il 2014. La data esatta è ancora da confermare. Questa versione sarà distribuita in quelle parti del mondo dove le leggi sulla censura lo permettono. Sin da quando è stato annunciato che 'Nymphomaniac' sarebbe stato il prossimo progetto di Lars von Trier, è stato reso pubblico che il film sarebbe stato distribuito in versioni diverse per facilitare l’arrivo dei finanziamenti, per godere di una distribuzione su larga scala e, non per ultimo, per concedere a Lars von Trier quanta più libertà artistica possibile".
    Il produttore Louise Vesth (Novembre 2013)

    (Nymphomaniac - Volume I; DANIMARCA/GERMANIA/FRANCIA/BELGIO/REGNO UNITO 2013; Drammatico; 330' (117' versione breve); Produz.: Zentropa Entertainments/Zentropa International Koln/Heimatfilm GmbH + Co. KG/Slot Machine/Caviar Films/Concorde Filmverleih/Artificial Eye/Les Films du Losange; Distribuz.: Good Films)

    Locandina italiana Nymphomaniac - Volume 1

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    Trailer

    Titolo in italiano: Nymphomaniac - Volume 1

    Titolo in lingua originale: Nymphomaniac - Volume I

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2014

    Regia: Lars Von Trier

    Sceneggiatura: Lars von Trier

    Soggetto: Nymphomaniac è stato diviso in due parti: la prima (Nymphomaniac - Volume 1) riguardante l'età giovanile e l'adolescenza della protagonista, la seconda (The Nymphomaniac - Volume 2) la sua maturità.

    Cast: Charlotte Gainsbourg (Joe)
    Stellan Skarsgård (Seligman)
    Stacy Martin (La giovane Joe)
    Shia LaBeouf (Jerôme)
    Christian Slater (Il padre di Joe)
    Connie Nielsen (La madre di Joe)
    Hugo Speer (Mr. H)
    Uma Thurman (Mrs. H)
    Sophie Kennedy Clark (B)
    Nicolas Bro (F)
    Jamie Bell (K)
    Willem Dafoe (L)
    Mia Goth (P)
    Jens Albinus (S)
    Jesper Christensen (Zio di Jerôme)
    Cast completo

    Costumi: Manon Rasmussen

    Scenografia: Simone Grau

    Fotografia: Manuel Alberto Claro

    Montaggio: Molly Marlene Stensgaard

    Effetti Speciali: Erik Zumkley

    Makeup: Astrid Weber

    Casting: Des Hamilton

    Scheda film aggiornata al: 04 Settembre 2014

    Sinossi:

    Nymphomaniac è la storia poetica e folle di Joe (Charlotte Gainsbourg), una ninfomane, come lei stessa si autoproclama, raccontata attraverso la sua voce, dalla nascita fino all’età di 50 anni.
    Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo, Seligman (Stellan Skarsgård), trova Joe in un vicolo dopo che è stata picchiata. La porta a casa dove cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. L’ascolta assorto mentre lei narra, nel corso dei successivi 8 capitoli, la storia della sua vita, piena di incontri e di avvenimenti.

    Capitolo 1: La pescatrice Esperta

    Come può una semplice busta di cioccolatini diventare un simbolo di vittoria sessuale?
    Mentre Joe e la sua esperta amica B viaggiano su un treno, scommettono su quanti uomini riusciranno a sedurre durante il viaggio.
    In premio c’è una deliziosa busta di cioccolatini, e ben presto Joe capisce che per vincere dovrà indurre la sua preda ad abboccare all’amo, come farebbe un abile pescatore.

    Capitolo 2: Jerôme

    "L’amore è solo lussuria con un pizzico di gelosia".
    Sebbene l’amore sia solo un sentimento superficiale agli occhi di una cinica ninfomane, la giovane Joe viene stravolta da forze che riescono a penetrare ogni sua difesa.
    Lui si chiama Jerôme.

    Capitolo 3: La Signora H

    Mantenere i contatti con un vasto numero di amanti non è sempre facile, e Joe ben presto dovrà scontrarsi con le spiacevoli conseguenze dell’essere una ninfomane.
    Dopo tutto, non si fa una frittata senza rompere qualche uovo.

    Capitolo 4: Delirio

    Delirio: Confusione. Illusione. Allucinazione.
    Muore il padre della ninfomane.

    Capitolo 5: La Scuola di Organo

    Un preludio corale di Bach: Tre voci, ciascuna con il suo carattere, ma in totale armonia. In altre parole:
    POLIFONIA
    La ninfomane trova ispirazione con facilità, e la mette in atto.

    Capitolo 6: La Chiesa d’Oriente e d’Occidente

    (L’Anatra Silenziosa)
    La Chiesa d’Oriente viene spesso definita la Chiesa della Gioia,
    mentre la Chiesa d’Occidente viene descritta come la Chiesa della Sofferenza.
    Se faceste un viaggio mentale da Roma verso l’est, scoprireste che ci si allontana dal senso di colpa e dal dolore e si procede verso la luce e la gioia.
    Ad ogni modo, quello che Joe apprende è che dolore e piacere sono molto più vicini di quanto si potrebbe immaginare.

    Capitolo 7: Lo Specchio

    L’immagine che si vede allo specchio a prima vista potrebbe sembrare l’esatta replica dell’oggetto che si sta guardando.
    Eppure, in realtà, non è affatto così, poiché l’oggetto sarà sempre una versione imperfetta dell’originale.
    Joe cerca di liberarsi della sua sessualità.

    Capitolo 8: La pistola

    Qualche volta non riusciamo a vedere le cose attorno a noi, perché ci sono troppo familiari.
    Ma se si cambia il punto di vista, improvvisamente, queste possono acquisire nuovi significati.
    Joe intraprende una losca attività, e ben presto scopre che la sua vita l’ha dotata di preziosi talenti.

    SHORT SYNOPSIS:

    A self-diagnosed nymphomaniac recounts her erotic experiences to the man who saved her after a beating.

    A man named Seligman finds a fainted wounded woman in an alley and he brings her home. She tells him that her name is Joe and that she is nymphomaniac. Joe tells her life and sexual experiences with hundreds of men since she was a young teenager while Seligman tells about his hobbies, such as fly fishing, reading about Fibonacci numbers or listening to organ music.

    Commento critico (a cura di ROSS DI GIOIA)

    Uscito per fare la spesa in una nevosa serata d’inverno, l’anziano Seligman (Stellan Skarsgard), scapolo che vive da solo con i suoi libri, trova a terra il corpo insanguinato di una donna, Joe (Charlotte Gainsbourg). L’uomo cerca di soccorrerla in qualche modo, ma al rifiuto di lei di andare al pronto soccorso e tantomeno di chiamare la polizia, convinto che non può lasciarla in quello stato, si rassegna al suo stesso senso samaritano e decide di condurla nel proprio appartamento. Ripulita, messa a letto a recuperare le forze con una tazza di tè fumante e una fetta di torta, la donna, che si autodefinisce una ninfomane, inizia così a raccontare a Seligman cosa questo significhi davvero, partendo dall’infanzia e dai libri di anatomia del padre medico per arrivare ad una adolescenza - e poi età adulta - fatta di lussuria ed esplorazioni di varia natura.

    Dopo tanta attesa e pruriginose anticipazioni,

    torna in sala Lars Von Trier, “persona non grata” come lui stesso ha voluto sottolineare con una maglietta piazzata al pubblico ludibrio dei flash fotografici all’ultima Berlinale. La cacciata in effetti è dal Festival di Cannes del 2011, quando venne allontanato dopo aver espresso certe idee hitleriane tanto confuse quanto offensive, ma la vendetta 'in absentia' degli improvvidi francesi è stata servita con cotanta gelida e perfida differita che l’effetto è stato comunque eclatante. Ecco, se pensate che questo episodio sia una semplice bizza del regista danese o peggio ancora (lo dico per voi) un divertissement che nulla ha a che fare con Nymphomaniac e il cinema del suo autore, siete fuori strada. Significa, in definitiva, che LVT è per voi un oggetto sconosciuto. Senza scherzi. Ma capirete meglio dopo.

    Dicevamo, Nymphomaniac è composto da otto capitoli: 5 li vediamo in questo Volume I, 3 nel Volume II in sala dal

    24 aprile. Il perché di questa suddivisione (5+3) non sfuggirà a chi vedrà il film. Una compartizione ricca di presunti inferi sessuali e non in cui Von Trier precipita il suo feticcio Gainsbourg, tutti a lui funzionali per tratteggiare una storia che sa molto di sesso sì, ma che servono soprattutto a sbrigliare le fantasie del regista. È così che fa la gioia (scontata) dei larsiani duri e puri e la rabbia (scontatissima) di chi lo vuole odiare a prescindere. Un freddo e macchinoso calcolo messo in scena al fine di svelare la sessualità femminile con un personalissimo trattato che chiude idealmente la trilogia iniziata con Antichrist e proseguita con Melancholia.

    C’è però un problema di fondo: capire a quanti film siamo davanti. Sì, perché Nymphomaniac deflagra come una bomba a grappolo e si splitta in due, per non dire in tre. I due capitoli in uscita ad aprile in

    Italia, e il merito è della Good Films, che durano nel complesso quattro ore circa, saranno seguiti infatti da una seconda versione del film, della durata di cinque ore, che conterrà molte più scene “forti” e che è quella presentata ufficialmente al Festival di Berlino. Quindi, se facciamo di conto, si può dire che ci sono un totale di tre film e una situazione complicata così composta: da un lato troviamo il 'coito interruptus' voluto dal regista che costringe all’attesa per farsi un’idea precisa della versione (vogliamo dire light?) ripartita in due Volumi, dall’altro c’è la versione meno sgrezzata (vogliamo dire hard?) e sparata con una sola cartuccia che vedremo però più avanti - chi vi scrive non era a Berlino. E allora che si fa? Come si commenta un film a metà? 'Ça va sans dire': si gioca. E in attesa del Volume II per completare almeno il primo

    quadro delle porno scorribande d’ufficio di Joe/Gainsbourg, facciamo una top-three di quel che vedrete e di quel che non vedrete (da cui partiamo).

    Quindi, in questo Nymphomaniac - Volume I non vedrete: 1. un film porno. Spiace rovinare la festa a chi ancora crede nel potere scandalistico di LVT. Come sapere se siete tra questi? Facile: se avete dato credito al titolone letto in questi mesi “Lars Von Trier ha fatto un film porno”, allora siete condannati perché, come si diceva prima, non avete capito molto del nostro danese. Se invece la malizia vi ha portato a pensare che quello stesso titolone fosse un falso d’autore, allora siete sulla buona strada. E lo siete perché avrete capito, semplicemente, che è lo stesso LVT che ha voluto far credere che avesse girato un film porno. Perché? Beh, le motivazioni sono molteplici, ma meriterebbero un intero articolo apposito che indaghi a fondo

    sulle fissazioni di un uomo di mezz’età misogino e annoiato che non è ignaro alle furbate di un marketing di livello (e qui entrano in gioco, in questo caso, gli splendidi 'character posters' della versione europea). Quindi, visto che è buona regola non rispondere ad una domanda (perché fa credere di aver fatto un porno?) con una domanda (e perché no?), facciamocene una ragione e basta: Nymphomaniac non è un film porno; 2. Charlotte Gainsbourg senza veli. No, non è un errore. La svestizione dell’attrice arriva solo nel Volume II, quando cioè racconta la maturità della ninfomane che si è creata un compound in lei. Qui tocca invece alla cerbiattissima Stacy Martin passare di corpo in corpo, di voglia in voglia alla ricerca di qualcosa; 3. un motivo per detestare LVT. E probabilmente quello più preoccupato di questo è lui stesso. Perché Nymphomaniac è un gran bel film. Chi grida

    allo scandalo o peggio ancora pensa di risolvere il tutto farneticando su accuse di sfruttamento del corpo della donna si merita Antonio Ricci e la sua tv. Qui siamo davanti a 110 minuti giocati sul filo del senso di colpa e della mortificazione venata di nostalgia che solo incidentalmente sgorgano dagli amplessi furiosi della protagonista.

    Quello che invece vedrete in Nymphomaniac - Volume I è: 1. giochi di prestigio sorprendenti. Naturalmente non si fa riferimento alle scene di carnalità prêt-à-porter, ma ad una sceneggiatura che gioca di sponda tra il racconto nudo di Joe e la comprensione crescente di Seligman. Von Trier mescola così il sesso e l’ancestrale necessità di esso con le dotte citazioni sulle tecniche di pesca cesellate in un trattato seicentesco di Izaak Walton, “Il perfetto pescatore”, con conseguenti immagini di pesci e fiumi. Ma ci sono anche foglie di alberi appassionati e miti nordici, i numeri di

    Fibonacci e il tritone musicologico (detto l'accordo del diavolo), Bach e la polifonia, nonché La caduta della casa degli Usher di Edgar Allan Poe. E un rapporto padre-figlia di una tenerezza accecante; 2. una scena da annali regalata a Uma Thurman. È a lei infatti che spetta il privilegio di arpionare uno degli spicchi più succosi del film. E lo fa senza neanche svestirsi. Anzi, per tutto il tempo resta infagottata in un impermeabile. Sembra la moglie afflitta di un ebreo in fuga dai nazisti. Lei, Uma - sconcertata e perfetta - irrompe in casa di Joe a seguito del marito fedifrago con tutta la sua nient’affatto rassegnata frustrazione, usando la scusa dei tre figlioletti portatori sani di occhi carichi di biasimo e un cuscino-regalo da piazzare sul letto della prostituzione (letterale, eh). E lo fa solo perché ha voluto assicurarsi che il cornificatore di cui sopra stesse bene nelle

    nuove mani (sic!). Ma una volta lì il 'fair play' se ne va a farsi benedire e la signora esplode in una scenata che fa conoscere agli amanti cosa davvero sia il senso di colpa. Prima però prepara il tè per tutti. Chapeau; 3. un cast superbo. Tralasciando Uma, di cui abbiamo detto, e aspettando Willem Dafoe e soprattutto Jamie Bell, sono Gainsbourg e Skarsgard, e con loro Stacy Martin, Christian Slater (sua la performance quasi da rivelazione) e Shia LaBeouf (suo uno dei pochi dettagli veramente anatomici), a impreziosire il film. Il bullo LVT, forse per la prima volta, assembla qui un gruppo di attori capaci di fargli fare un passo indietro. Non completamente, per carità, ma l’ego del regista finisce per mimetizzarsi tra le foglie dei succitati alberi. Frassini su tutti.

    Fine della recensione. Volume I, naturalmente.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    With his sexually explicit, four-hour magnum opus, “Nymphomaniac,” world cinema’s enfant terrible Lars von Trier re-emerges as its dirty-old-man terrible, delivering a dense, career-encompassing work designed to shock, provoke and ultimately enlighten a public he considers altogether too prudish. Racy subject aside, the film provides a good-humored yet serious-minded look at sexual self-liberation, thick with references to art, music, religion and literature, even as it pushes the envelope with footage of acts previously relegated to the sphere of pornography. Even so, in this cut of “Nymphomaniac,” the only arousal von Trier intends is of the intellectual variety, making this philosophically rigorous picture — which opens abroad on Dec. 25 and domestically in two parts, on March 21 and April 18 — a better fit for cinephiles than the raincoat crowd.

    As an onscreen disclaimer makes clear from the outset, “This film is an abridged and censored version” of von Trier’s bigger,

    longer and uncut edit, which is said to run five-and-a-half hours. According to a note from producer Louise Vesth included in the press notes, “Technically the changes in the abridged version consist of an editing out of the most explicit closeups of genitals,” though such footage cannot possibly account for 90 minutes of footage (can it?), especially considering that the American version serves up a montage of roughly two dozen flaccid penises, presumably an inventory of its protagonist’s conquests. (Different territories will reportedly see different cuts, according to local decency standards.)

    After a hypnotic opening sequence — a back-alley symphony of sorts, featuring the drum of rain on tin roofs — an older gentleman named Seligman (Stellan Skarsgard) finds Jo (Charlotte Gainsbourg) bloody and abused on the cold, wet pavement. He invites her back to his sparsely furnished flat for tea and conversation, eager to hear this alluring stranger’s confession. “It

    will be long and moral, I’m afraid,” Jo warns, and commences to retell her entire sexual history, beginning with the line, “I discovered my cunt at age 2.” That line, sure to spark nervous laughs, sets the tone for a character who cannot abide euphemisms. It is always her “cunt” in question, never something more delicate, and in no time, she’s riding the train in search of partners.

    Sex is a game to the teenage Jo (played by Stacy Martin), who forms a club “committed to combat the love-obsessed society.” Seligman listens intently to the story of her deflowering — an unromantic formality at the hands of a lad named Jerome (Shia LaBeouf, who appears naked and erect) — and subsequent blooming as a sexual being. Jo’s tale divides into eight stylistically distinct chapters, which alternate between frosty color and stark black-and-white, with Martin playing the character for the duration of

    the first volume. Though Martin could conceivably be mistaken for a young Jane Birkin, she’s a bit of a stretch as an early stand-in for Gainsbourg, showing few of the tomboyish qualities of the star’s teenage years, to the extent that one wonders why von Trier didn’t ask Gainsbourg to play the character at all ages.

    A model not shy about nudity, Martin doesn’t seem at all awkward, but rather embodies — to riff upon the language of “Lolita’s” lusty Humbert Humbert — a young “nymph.” For Seligman, that word evokes connotations of fly fishing, and von Trier indulges the suggestion by inserting stock footage of the sport. Seligman has a peculiar effect on the shape of “Nymphomaniac,” which has an unfortunate habit of resetting to the framing conversation any time things start to get “good” onscreen — not racy, necessarily, but just as Jo’s story draws auds in, Seligman reliably

    interrupts with some sort of comment about what it all means.

    In that respect, the film appears to be interpreting itself, as Seligman points out cultural references (imposing everything from Christian symbolism to Fibonacci numbers) and offers unsolicited feedback along the way. And yet, there’s nothing to indicate that his reading of the material is correct (at one point, Jo quips, “I think this was one of your weakest digressions,” and begs to continue), rendering him somewhat like another Nabokov character: Charles Kinbote, the second-rate academic who smugly imposes his lesser-minded theories upon a superior poet’s work in “Pale Fire.”

    In time, we learn that Seligman is a virgin, a revelation that not only explains his inability to relate to many of Jo’s escapades — which shift from the workplace to her apartment to the hospital where her father (Christian Slater) lies delirious and dying — but also may be von Trier’s

    way of critiquing critical interpretation altogether. Consider this: Seligman serves as a stand-in for the film critic, a dilettante who free-associates as he listens, drawing educated but somewhat naive conclusions about someone else’s deeply personal life experience. But unlike most critics, Seligman casts no judgment. And yet, by elbowing in whenever Jo’s stories approach relatability, he forces a buffer between the film and its audience, reminding us of the film’s dialectical structure, instead of inviting personal responses.

    At the end of “Vol. 1,” having tested the boundaries with countless partners and faced the consequences of her actions — depicted in an unexpectedly amusing confrontation between Jo and one of her lover’s wives (a ferocious Uma Thurman), who insists on showing her children “the whoring bed” — Jo loses sensation where it counts. Regaining her capacity for orgasm will become the focus of the film’s second half, which opens with Jo pregnant

    via Jerome (still LaBeouf, digitally fused with a body double to appear quite the stud in the sack) and veers into far darker territory.

    Those familiar with von Trier’s work will pick up on connections between his earlier films and “Nymphomaniac,” as when Jerome’s offers to let Jo pursue her lost orgasm with other lovers — a point of overlap with Skarsgard’s unorthodox sexual arrangement in “Breaking the Waves.” In the nearly two decades since von Trier unveiled the Dogma 95 manifesto, his work has become increasingly provocative, from integrating real sex in “The Idiots” to figuratively shaking his fist at God with “Antichrist.”

    If “Nymphomaniac” feels somewhat tame by comparison, that is surely a reflection of the compromised edit, considering the controversial elements Jo experiments with in the second half: sadomasochism, pedophilia, homosexuality and, most outrageously, a mixed-race three-way. (Any who doubt whether von Trier wants audiences to laugh at the

    absurdity of it all need only consider the sight of Jo, looking bewildered in a cheap hotel, framed by two visibly excited black suitors.) And yet, the director still intends to scandalize, serving up such images as labia that “open” to reveal an eye and a metal rod inserted into a woman’s genitals.

    Still, if von Trier means to challenge the depiction of sex onscreen, the truth of the matter is that people can find far more explicit imagery with a simple Google search. And when it comes to the potency of ideas, his script doesn’t uncover anything that wasn’t previously addressed by Anais Nin, Henry Miller or the Marquis de Sade. In fact, given the film’s overall tendency to describe rather than depict specific memories — the exception being the “Silent Duck” chapter, in which Jamie Bell disciplines and degrades Jo oncamera — “Nymphomaniac” might actually have been more effective

    as a novel.

    But von Trier doesn’t entirely trust the power of his words either, punctuating Jo’s narration with cheeky diagrams and generic stock footage, often to humorous effect. One can hear von Trier’s politics woven into dialogue spoken by each of the characters, as when Skarsgard declares the concepts of both sex and religion interesting, “but you won’t find me on my knees with regards to either.” Later, Jo cuts to the essence of things, rejecting a sex addiction counseling session by announcing, “I love my cunt and my filthy dirty lust.”

    The film aims to overcome millennia of shame and judgment toward sexual behavior, though von Trier is hardly the first crusader on this front, and such landmark art films as “Belle de Jour” and “Romance” delve far deeper into the impulses behind aberrant sex. By contrast, “Nymphomaniac” feels curiously devoid of psychological interpretation, rejecting Seligman’s pet theories on that

    front, while also using the dialogue to address charges of misogyny. Though the film ends with a chapter titled “The Gun” (as phallic a symbol as they come), neither Freud nor Jung factors into von Trier’s design — a relief for any anticipating an incestuous turn from Jo’s father figure.

    It’s one thing to declare sex a fact of life and insist that audiences confront their unease at seeing it depicted (or, equally constructive, their intense excitation at its mere mention), but quite another to fashion a fictional woman’s life around nothing but sex. As courageously depicted by Gainsbourg, Jo is ultimately a tragic character. In the film’s best-written scene, she outs a pedophile in deep denial of his own impulses, inadvertently revealing the irony (and promised moral crux) of her situation: Despite all the physical contact she achieves with strangers, Jo suffers from profound loneliness. Her story is a bid

    for a different sort of connection, over which the ever-cynical von Trier maintains the last laugh, sure to ring louder when the uncut version is unveiled next year.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di NYMPHOMANIAC - VOLUME 1

    Links:

    • Lars Von Trier (Regista)

    • Uma Thurman

    • Shia LaBeouf

    • Caroline Goodall

    • Jamie Bell

    • Willem Dafoe

    • Christian Slater

    • Charlotte Gainsbourg

    • Stellan Skarsgård

    • Connie Nielsen

    • Stacy Martin

    • Mia Goth

    • Sophie Kennedy Clark

    1 | 2 | 3 | 4 | 5

    Galleria Video:

    Nymphomaniac-Volume 1 - trailer 2 (versione soft)

    Nymphomaniac-Volume 1 - trailer

    Nymphomaniac-Volume 1 - trailer (versione originale) - Nymphomaniac Volume I

    Nymphomaniac-Volume 1 - clip 'Capitolo 1 - Il pescatore perfetto'

    Nymphomaniac-Volume 1 - clip 'Capitolo 2 - Jerôme'

    Nymphomaniac-Volume 1 - clip 'Capitolo 3 - La Signora H'

    Nymphomaniac-Volume 1 - clip 'Capitolo 4 - Delirio'

    Nymphomaniac-Volume 1 - clip 'Capitolo 5 - La Scuola di Organo'

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