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    Home Page > Movies & DVD > Captain Phillips - Attacco in mare aperto

    CAPTAIN PHILLIPS-ATTACCO IN MARE APERTO: ISPIRATO AL PRIMO VERO DIROTTAMENTO DI UNA NAVE DA CARICO STATUNITENSE IN DUECENTO ANNI DI STORIA NAVALE. TOM HANKS VESTE I PANNI DEL CAPITANO RICHARD PHILLIPS PER PAUL GREENGRASS

    L'Omaggio di CelluloidPortraits a Tom Hanks - 3 NOMINATIONS ai GOLDEN GLOBE 2014 - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by SCOTT FOUNDAS (www.variety.com) - Dal 31 OTTOBRE

    "Negli ultimi dieci anni abbiamo visto molti bei film che raccontavano dei problemi di sicurezza nazionale e di terrorismo, ma io volevo fare un film che raccontasse di un conflitto più ampio nel nostro mondo — il conflitto tra chi possiede tutto e chi non ha nulla. Il confronto tra Phillips, che è parte del flusso dell’economia globale, ed i pirati, che invece non ne fanno parte, mi è sembrato un argomento nuovo e ancora tutto da sviscerare. La situazione tra Phillips e Muse, è certamente un emozionante assedio in alto mare, ma uno di quelli che parla alle forze più grandi che guidano il nostro mondo oggi. Ho sempre pensato che una storia debba essere raccontata in maniera avvincente ed emozionante, ma che faccia anche pensare... Io voglio veracità. Voglio riportare la realtà e l’immediatezza dell’evento, così come è accaduto. E questo per noi ha significato l’immersione nelle ricerche durante la fase di pre produzione. Ho sempre creduto che, dal concepimento della storia alla fase delle riprese, fino alla post produzione, uno si deve guadagnare il diritto ad attirare l’attenzione da parte del pubblico e non deve mai darla per scontata".
    Il regista Paul Greengrass

    "La Somalia, che è stata decimata dalla guerra civile da quando la sua dittatura militare è decaduta nel 1991, ha subito, quasi nello stesso periodo, un incremento della pesca illegale, dopo che la UE ha inasprito le regolamentazioni in tal senso, facendo sì che le loro flotte si dirigessero verso nuovi territori di pesca. La pirateria Somala ha essenzialmente avuto inizio come reazione allo sfruttamento eccessivo della pesca; ex pescatori hanno iniziato ad impossessarsi di navi cargo e la susseguente richiesta di riscatto per la loro liberazione, come una nuova fonte di reddito. Quando fu chiaro che questa era un’attività proficua, i signori della guerra ne furono attratti e sotto il loro comando, i pirati proliferarono fino a formare un’impresa transnazionale organizzata. La pirateria Somala è una struttura criminale organizzata a livello globale, supportata da finanziatori non soltanto in Africa, ma anche in Europa e Nord America. I ragazzi che vengono spediti ad attaccare le navi cargo - come Muse e il suo equipaggio - sono solo l’anello finale di una lunga e complessa catena di attori che controllano questa ’attività’ altamente redditizia. I capi dei conglomerati pirati riescono a vivere nel lusso ostentato, in un paese dove la povertà è così estrema che le giovani generazioni prive di prospetto, rischiano letteralmente tutto quanto pur di poter assaggiare almeno un pezzettino di quel tipo di vita".
    Il coproduttore Michael Bronner

    (Captain Phillips; USA 2013; Biopic drammatico; 133'; Produz.: Michael De Luca Productions/Scott Rudin Productions/Translux/Trigger Street Productions; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana Captain Phillips - Attacco in mare aperto

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    Trailer

    Titolo in italiano: Captain Phillips - Attacco in mare aperto

    Titolo in lingua originale: Captain Phillips

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2013

    Regia: Paul Greengrass

    Sceneggiatura: Billy Ray

    Soggetto: Adattamento cinematografico del libro A Captain's Duty: Somali Pirates, Navy SEALS, and Dangerous Days at Sea, auto-biografia di Richard Phillips, scritta in collaborazione con Stephan Tatty.

    La disamina a più livelli, da parte del regista Paul Greengrass, del sequestro nel 2009 della nave porta container U.S. A., Maersk Alabama, da parte di una banda di pirati Somali.

    Cast: Tom Hanks (Capitano Richard Phillips)
    Catherine Keener (Andrea Phillips)
    Christopher Stadulis (Charlie Spotter)
    Max Martini (Comandante di vela)
    John Magaro (Dan Phillips)
    Chris Mulkey (John Cronan)
    Yul Vazquez (Capitano Frank Castellano)
    Michael Chernus (Shane Murphy)
    David Warshofsky (Mike Perry)
    Corey Johnson (Ken Quinn)
    Maria Dizzia (Allison McColl)
    Angus MacInnes (John A White)
    Roger Edwards (Sottufficiale Warden)

    Musica: Henry Jackman

    Costumi: Mark Bridges

    Scenografia: Paul Kirby

    Fotografia: Barry Ackroyd

    Montaggio: Christopher Rouse

    Makeup: Tricia Heine, Joseph P. Hurt, Nichole Pleau e Sara Seidman

    Casting: Francine Maisler

    Scheda film aggiornata al: 25 Marzo 2020

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Il film è incentrato sulla relazione tra il Comandante della Alabama, il Capitano Richard Phillips (Tom Hanks), e la sua controparte Somala, Muse (Barkhad Abdi). Ambientato su una rotta di collisione incontrovertibile, al largo della costa Somala, entrambi si troveranno a pagare il prezzo alle potenze economiche che sfuggono al loro controllo.

    IN DETTAGLIO:

    Marzo 2009. A casa, in Vermont, il Capitano Richard Phillips (TOM HANKS), un marinaio mercantile, si prepara ad un viaggio intorno al Corno d’Africa. Il viaggio verso l’aeroporto con sua moglie, Andrea (CATHERINE KEENER), è teso: la sua carriera lo terrà lontano da casa per alcuni mesi, ed ora che ha cinquant’anni, il viaggio dembra essere ancora pià pericoloso che mai. Quando Andrea ragiona sul futuro, la sua mente si riempe di dubbi, e Phillips capisce perché. Lui pensa che suo figlio Danny non sta prendendo la scuola molto sul serio: mentre uomini della sua generazione salgono di grado abbastanza facilmente, Danny potrebbe incontrare delle difficoltà a trovare un buon lavoro anche con una laurea. Eyl, Somalia. Muse (BARKHAD ABDI) viene svegliato da un amico con una notizia urgente. Il signore della guerra Garaad, ha incaricato alcuni suoi sottocapi di arruolare uomini per una nuova missione piratesca, mandare imbarcazioni per sequestrare e chiedere il riscatto di navi cargo straniere, che giornalmente passano al largo delle loro coste. Muse ha già guidato certe missioni e non è disposto a lasciarsi sfuggire questa nuova occasione. Nel villaggio, incontra gli uomini di Garaad, e, con il disappunto di altri candidati, viene scelto per formare un’equipaggio. Muse corre verso la spiaggia, dove, assalito da decine di persone che strepitano per ottenere un posto sulla lancia di Garaad, sceglie velocemente Bilal (BARKHAD ABDIRAHMAN) ed Elmi (MAHAT M. ALI); ma vuole anche qualcuno forte fisicamente per completare il gruppo. Najee (FAYSAL AHMED), una forte presenza, nascosto tra la folla, lo osserva fiero. Muse, impressionato dalla sua intensità, annuisce in assenso. I quattro si armano di armi automatiche e salgono sull’imbarcazione, con i motori che rombano sulle onde. Salalah, Oman. Phillips arriva al porto e sale a bordo della sua nave cargo, la MV Maersk Alabama, con 2400 tonnellate di carico commerciale, 200 tonnellate di aiuti umanitari in cibo, ed altro. Sul ponte di comando, il primo ufficiale di Phillips, Shane Murphy (MICHAEL CHERNUS), scorre la rotta, che li porterà attraverso il bacino somalo. “Rafforziamo la sicurezza”, consiglia il capitano proprio prima di scendere dalla nave. Quello che nessuno di loro dice, ma che entrambi sanno, è che la rotta della Alabama, passato il Corno d’Africa, è diventato territorio di caccia dei pirati in cerca di navi commerciali. Preoccupato che il suo equipaggio non sia preparato, Phillips ordina un’esercitazione della sicurezza in mare. L’esercitazione è appena iniziata quando il radar identifica due lance in avvicinamento. Phillips chiama la sicurezza marittima, ma non riceve parole di conforto (“Allerti il suo equipaggio, tenga gli idranti pronti … Probabilmente sono solo pescatori”); quando Phillips nota le armi dell’equipaggio, attraverso il binocolo, è sicuro — “Nono sono qui per pescare”. Sospettando che i pirati siano in ascolto delle loro comunicazioni, Phillips fa rinunciare la seconda imbarcazione grazie ad un astuto colpo di teatro, comunicando a sé stesso via radio, che una nave da guerra della Marina li sta raggiungendo. Poi ordina al suo ingegnere capo di aumentare i giri del motore della Alabama, causando onde così grandi da disturbare l’andatura della prima imbarcazione pirata: Muse ed il suo equipaggio si sentono spacciati in mezzo al mare. Per la Alabama, la crisi è scongiurata, ma durante un meeting in sala mensa, l’umore è funesto: i pirati sono armati mentre la Alabama non lo è. Poi, un membro dell’equipaggio esclama: “Capitano, stanno tornando all’attacco”. Rassicurati, l’equipaggio di Muse, rinnova i suoi sforzi il mattino seguente, rivolgendosi verso la Alabama con maggiore velocitàe con una scaletta d’abbordaggio a bordo. Phillips, convocato sul ponte di comando, li guarda avvicinarsi ed aprire il fuoco sulla plancia. Trovando riparo, attiva gli idranti ad alta pressione su tutto il perimetro della nave — volti a disturbare l’assalto da ogni angolo — ma la lancia continua a farsi sotto. Quando uno degli idranti scivola dalla sua posizione, Murphy scende di corsa dal ponte per sistemarlo al suo posto; ma, approfittando dello spazio concesso dalla difesa della nave, i pirati accostano la Alabama, agganciano la scaletta sul parapetto e salgono a bordo mentre la loro lancia va alla deriva tra i flutti. Alcuni secondi prima che i pirati irrompessero sul ponte di comando, Phillips si rivolge a Murphy ed all’equipaggio con il walkie-talkie, comandandoli di raggiungere la sala motori e di nascondersi lì, fin quando non sentissero la parola d’ordine. “Ricordate: voi conoscete questa nave, loro no”, poi ricorda a tutti di spegnere la Alabama e trasferire il controllo alla sala motori. Armi in mano, i pirati irrompono nel ponte di comando mentre Phillips e pochi altri dell’equipaggio
    rimangono lì, impotenti. “Relax”, dice Muse a Phillips. “Non siamo di Al Qaeda. Sono solo affari”. Muse e il suo equipaggio sono eccitati dal sapere che la nave è americana: il riscatto sarà grande. Ma quando non riesce ad attivare il pannello di comando, si inacidisce. “Dov’è l’equipaggio”? “Non lo so”, mente Phillips. Muse sbotta, minacciando di uccidere ogni membro dell’equipaggio presente, se gli altri non si sbrigano a farsi vivi. Per calmare gli animi, Phillips suggerisce di perquisire la nave con Muse, che ha requisito il walkie- talkie del capitano. Se ne vanno con Bilal che gli guarda le spalle, mentre Najee controlla il ponte di comando ed Elmi pattuglia i ponti sottostanti. Lasciando l’equipaggio relegato nell’asfissiante sala motori, Murphy corre in sala mensa in cerca di acqua. Nel frattempo, guidato da Phillips, Muse non riesce a trovare l’equipaggio della Alabama e chiede di essere condotto in sala motori, sotto il ponte. Cercando di guadagnare tempo, Phillips distrae Muse e Bilal portandoli in sala mensa per l’acqua, dove per poco non incontrano anche Murphy, che si nasconde in una cella frigo e, notando che Bilal è a piedi scalzi, comunica via radio all’equipaggio di rompere dei vetri fuori dalla porta della sala motori. La trappola funziona: Bilal, guidando Muse e Phillips giù per le scale e dentro la sala motori, pianta un piede nei cocci di vetro, riportando severe ferite da taglio. Phillips lo convince a tornare su per il primo soccorso, e i due si dirigono verso il ponte, lasciando Muse da solo alla ricerca della sala motori. Prima che la torcia di Muse scopra l’equipaggio della Alabama nascosto tra i macchinari, lo sorprendono e lo disarmano, causandogli dei tagli alla mano. Quando la notizia della cattura di Muse arriva sul ponte, Phillips prova a negoziare un’offerta: la libertà per Muse e i 30,000 dollari che si trovano nella cassaforte della nave — se i pirati se ne vanno dalla Alabama, per mezzo della scialuppa di salvataggio montata sul ponte. Per assicurare una transazione facile, Najee insiste affinché Phillips accompagni i pirati nella scialuppa fino a quando il loro capitano li raggiunga — e poi Phillips può ritornare asieme al suo equipaggio. Ma una volta che Phillips e Muse sono nella scialuppa, i pirati si ritraggono dalla promessa — si gettano in mare dalla Alabama scaricando una raffica di colpi, con Phillips nelle loro mani. Mentre la Alabama segue l’afosa e scomoda scialuppa, la Marina U.S.A. inizia la missione di soccorso condotta dal cacciatorpediniere Bainbridge. Il suo Comandante, Frank Castellano (YUL VAZQUEZ), intende risolvere la questione in maniera pacifica, ma la scialuppa non deve raggiungere le coste della Somalia. “Questa cosa sta diventando grossa”, dice l’operatore radio; i SEALs sono in viaggio, come supporto. Più tardi, il cacciatorpediniere tende un’imboscata alla scialuppa, stordendoli con la sirena ed accecandoli con i fari, interrompendo la sua navigazione. La mattina seguente, la Marina incarica un negoziatore di salire su un gommone, ma la furia dei pirati insorge non sentendosi offrire alcun riscatto, così Najee scarica la sua pistola vicino alla testa di Phillips. “Si mette male qui”, dice Phillips a Castellano, attraverso la radio di bordo. La scialuppa ricomincia la navigazione, inseguita dalla Bainbridge e dalle nuove navi arrivate in suporto — la
    fregata USS Halyburton e la nave anfibia da assalto USS Boxer. Un giorno nervoso è passato e quando la notte cala di nuovo, Phillips sente di avere un’opportunità. Fortificato dalla presenza massiccia della Marina, ottiene il permesso di affacciarsi dal portellone per distendersi un po’, ma invece si tuffa in mare — verso la distante Bainbridge. Parte una scarica di pallottole dall’ AK-47 di Najee e, dopo una colluttazione sott’acqua, Phillips viene trascinato nuovamente a bordo. Mentre Najee scatena la sua furia su Phillips, sulla Bainbridge, i SEALs sono atterrati con dei paracadute ed assumono il controllo dell’operazione. mentendo, il Comandante dei SEAL (MAX MARTINI) contatta Muse via radio, dichiarando di aver contattato i pirati più anziani della tribù. Il Comandante dei SEAL suggerisce un accordo: Muse può venire a bordo della Bainbridge per parlamentare, mentre la scialuppa, a corto di carburante, sarà rimorchiata fino ad un punto di scambio. Phillips dice ad uno scosso Muse, che sta meditando su quest’opzione, “Ci dev’essere qualcos’altro, oltre ad essere pescatori e sequestratori”. “Forse in America”, replica Muse. Arrivati sul gommone per prendere Muse, la Marina attacca un cavo di rimorchio sul davanti della scialuppa e consegna a Phillips, un cambio di vestiti pulito — una camicia giallo chiaro… Phillips riconosce il segnale, i SEALs vogliono poterlo riconoscere nel buio. Dopo un lungo ostruzionismo, alla fine Muse acconsente a salire a bordo della Bainbridge; con il capo dei pirati a bordo della nave della Marina e la scialuppa ancorata, tre cecchini prendono posizione sulla poppa del cacciatorpediniere. Per eseguire i loro ordini, tutti e tre devono trovare una linea di tiro pulita verso i bersagli— e devono farlo in sincrono. Sperando di adescare Najee verso un finestrino per un tiro sicuro, la Bainbridge genera una grande scia, che scuote la scialuppa dalla sua rotta. Phillips, presagendo una resa dei conti vicina, adocchia una penna e della carta, iniziando a scrivere una lettera d’addio alla sua famiglia. Najee strappa il biglietto dalle mani di Phillips, ostruendo la vista ai cecchini. I pirati legano e bendano Phillips e Najee, con rabbia accanto a lui, raccoglie la pistola. Sapendo che la Marina è in ascolto, Phillips chiede di portare il suo addio alla famiglia. Najee, il dito sul grilletto, avanza, proprio mentre i SEALs danno il comando di fermare il rimorchio: la scialuppa beccheggia, con un sobbalzo Najee entra nella visuale dei cecchini. Nella sala controllo della Bainbridge, tutti e tre i bersagli sono verdi. Tre schiocchi, tre finestrini frantumati e Phillips, disorientato e coperto di sangue, si libera della benda sugli occhi vedendo tre corpi morti sul pavimento della barca. In una cella della Bainbridge, alcuni ufficiali convergono su Muse, che è ammanettato e portato via. In fase di recupero della stabilità nell’infermeria, Phillips in stato di shock, ricorda a fatica il suo nome. Un medico della Bainbridge lo assicura su una cosa a cui fatica a credere — “Lei è in salvo e sta bene” — poi lui si lascia andare ad un pianto di commozione inaspettato.

    SHORT SYNOPSIS:

    The true story of Captain Richard Phillips and the 2009 hijacking by Somali pirates of the US-flagged MV Maersk Alabama, the first American cargo ship to be hijacked in two hundred years.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    DOCU-DRAMMA CINETICO IN MARE APERTO PER PAUL GREENGRASS CHE PORTA SUL GRANDE SCHERMO UN ALTRO EPISODIO DI CRONACA DI MARCA TERRORISTA, SEGUENDO IL METODO 'ANALITICO' CHE NE CONTRADDISTINGUE LO STILE. QUI TROVA UN IMPAGABILE ALLEATO NEL SOFISTICATO VERISMO DI TOM HANKS, ELEGANTEMENTE RISPETTOSO DELL'OTTICA BIPOLARE DELLA REGIA CHE GLI HA RICHIESTO IL GIUSTO SPAZIO PER LA CONTROPARTE

    Se c'è un regista che scarta dalla spettacolarizzazione del dramma, dal blockbuster di stampo americano classico commerciale, quello è sicuramente Paul Greengrass (United 93, Green Zone), uno che ama guardare ai fatti, netti e crudi, così come sollecitato da qualche episodio di cronaca 'forte', degno di essere portato alla ribalta del grande schermo per riflessioni importanti. Uno di poche parole, nel senso che si affida alla sceneggiatura solo per quel tanto che basta a stemperare forze emotive già abbastanza forti e tese senza troppi orpelli linguistici. Ma occorre avere pazienza: Greengrass applica il

    suo personale cronometro ad ogni storia, monitorando e scandendo ogni singola spina della corona che suggella la passione di ogni novello iter di sofferenza, accuratamente selezionato per assurgere ai nobili scranni della celluloide: che si tratti di una zona calda in territorio di guerra (Green Zone), di un dirottamento aereo (United '93) o di una nave da carico statunitense come in questo caso (Captain Phillips -Attacco in mare aperto), come in un'operazione chirurgica, Greengrass individua immediatamente il problema, lo indica allo spettatore e lo invita ad assistere alla vivisezione della parte da trattare. Nel corso dell'operazione, confermate dall'esito finale, avremo ben chiaro davanti a noi quali sono state le cause del problema e se esiste una cura che impedisca una recidiva. E' una questione di stile! Devo ricordarmelo la prossima volta che parto prevenuta. Mai fidarsi di trailer e clip che, diciamolo pure, snaturano la vera anima di un film

    quando non mortificano letteralmente suspense ed effetto sorpresa.

    Del resto, trattandosi di pirateria in mare aperto, il sospetto di trovarsi di fronte a dinamiche già masticate ad oltranza su più versanti, era forte. E alcune scene dello stesso trailer, in effetti, non servivano certo ad aumentare il livello di fiducia. Neppure il fatto che l'adattamento cinematografico di Greengrass fosse ispirato all'auto-biografia di Richard Phillips A Captain's Duty: Somali Pirates, Navy SEALS, and Dangerous Days at Sea, e dunque che si trattasse di un episodio di cronaca reale, vale a dire il sequestro della nave porta container U.S. A., Maersk Alabama, da parte di una banda di pirati Somali nel marzo del 2009, aveva impedito una certa perplessità nei riguardi dello stesso soggetto ancor prima che del film. Così è stata proprio la disamina a più livelli effettuata sul tema dal regista Paul Greengrass a coglierci di sorpresa: una disamina che, ha

    girato al largo, pur sfiorandone le coste, del trionfalismo militare della marina statunitense. Alcune similitudini con dinamiche altre di stampo terroristico (l'Air Force One di Wolfgang Petersen, ad esempio) scantonano poi, di fatto quasi immediatamente, in direzione diametralmente opposta.

    D'altra parte, in caso di fatti documentati alla luce della realtà come questi, bisogna intenderci sui termini: il 'come' e il 'perché' sono stati i due motori che ci hanno spinto verso sorpresa e suspense in graduale crescendo fino al climax finale. I motori che hanno portato tanto oltre il Capitano della nave Alabama Richard Phillips, i cui eroici panni, misurati sulla calibratura di un autocontrollo di marca militare per quasi l'intero, accidentato percorso, non potevano trovare taglia migliore di quella indossata da Tom Hanks, primo protagonista in un contro bilanciamento di raro equilibrio con la controparte somala (notevole!). Lo stesso fatto che Greengrass abbia scelto di far parlare i dirottatori somali

    nella lingua madre, optando per i sottotitoli in italiano, fatta eccezione per centellinati dialoghi in un italiano stentato in aderenza alle conoscenze linguistiche di alcuni di loro, misura la cifra stilistica para-documentaristica dominante di Captain Phillips-Attacco in mare aperto. Una cifra che da il là alla storia fin dalle sue prime mosse, in cui si ripercorre capillarmente, e, aspetto fondamentale, inquadrando entrambe le parti, come e perché sono partite e si sono sviluppate le cose. La stessa ottica bipolare che ha mosso Clint Eastwood, in una dilatazione tale da rendergli necessaria la scissione in due film indipendenti, con Flags of Our Fathers (il punto di vista americano) e Lettere da Iwo Jima (il punto di vista giapponese). In Captain Phillips-Attacco in mare aperto Greengrass applica analoga ottica bipolare in una tappa unica, in un crescendo emotivo congiunto, sull'onda di un pugno di ferro destinato a resistere tanto quanto basta per

    scoprire il nervo vivo cui si allacciano le ragioni dell'attacco. Potevano non essere ragioni economiche? Ma anche su questo registro non c'è sorpresa, c'è analisi. Un'analisi che non manca di raggiungere le nostre corde più sensibili per una comprensione meno epidermica, se non proprio profonda, di cosa muove al terrorismo marittimo internazionale dei pescatori somali, alcuni molto giovani, sottomessi, come ci si può aspettare, ad una gerarchia di 'capo banda' che potremmo definire 'vampiresca'. Il miraggio dell'America negli occhi scuri, ma non malvagi, del capo dei dirottatori Muse (Barkhad Abdi), primo interlocutore del capitano Phillips/Hanks, celebra un interessante spunto di riflessione, culminante in una tra le sequenze più asciutte e potenti del film: "Deve esserci un altro modo di sopravvivere che non quello di fare il pescatore e rapire le persone". La risposta che raccoglie Phillips è tanto scarna nella forma quanto ricca e pesante nel contenuto, "Forse in

    America, forse in America". E neppure nell'inevitabile montare della suspense, con le difficili operazioni militari in corso - intervenute, in effetti, tra inspiegabili incertezze e fuori tempo massimo - cui si deve un'impennata delle temperature emotive, diversamente espresse, da entrambe le parti, non è lo spettacolo a dominare le scene - ogni plateale trionfalismo è bandito - quanto la prolungata attesa che precede l'esecuzione di un intervento calcolato a lungo e con la precisione di un'operazione chirurgica, prima che un autentico climax rivendichi la ribalta con il plausibile crollo emotivo del capitano Phillips, momento celebrativo del sofisticato talento verista di Tom Hanks.

    Secondo commento critico (a cura di SCOTT FOUNDAS, www.variety.com)

    Four years after it made headlines, the harrowing ordeal of commercial shipping captain Richard Phillips gets the bigscreen treatment care of verite specialist Paul Greengrass in “Captain Phillips.” The result is a kinetic docudrama that always impresses without ever connecting emotionally in quite the same way as the helmer’s prior “Bloody Sunday” and “United 93,” with which “Phillips” forms a loose trilogy of average Joes and Janes caught in the throes of politically motivated violence. Setting sail with an opening-night berth at the New York Film Festival (where another seafaring epic, “Life of Pi,” launched last year), this impeccably well-made, gripping but grim survival tale should spark a flurry of awards buzz for star Tom Hanks and powerful Somali newcomer Barkhad Abdi, but may prove too grueling to make major waves with Academy voters or the multiplex crowd.

    Working from a script by Billy Ray (“Breach,” “Shattered Glass”) drawn from Phillips’

    own memoir, Greengrass traces the captain’s ill-fated journey on and off the container ship Maersk Alabama, beginning with his April 2009 departure from the port of Oman and ending with his dramatic rescue off the Somali coast after four days in captivity. The only reference to Phillips’ personal life comes in a brief but excellent scene between Hanks and Catherine Keener (playing Mrs. Phillips), rich in its sense of the comfort between two long-married people, their conversation about their children’s future masking a far deeper concern about Phillips’ high-risk profession. Indeed, “Captain Phillips” makes it clear that Phillips was worried from the outset about the possibility of pirate attack — and the Alabama’s lack of security — well before leaving port, which gives the ultimate turn of events a touch of Cassandra-like prophecy.

    The pirates (who also get one too-brief context-establishing scene on the Somalia mainland) first arrive in two

    small skiffs ill-equipped to challenge the Alabama’s speed, though it’s a clever bit of radio theater concocted by Phillips that ultimately thwarts them. But the crew knows it’s only a matter of time before their unwanted visitors return — which they do, in a sharply executed setpiece that pits the undersized skiff (just one this time, with four occupants) against the Alabama’s pressurized water jets and evasive maneuvers. It’s a scene that wouldn’t look out of place in one of Greengrass’ “Bourne” pics, suggesting how much the director’s immersive, handheld aesthetic has been sharpened by his season in the Hollywood tentpole trade.

    Where Greengrass’ earlier true-life tales were principally group studies, his latest is very much a tale of two captains — Phillips on the one hand, and the pirate leader Muse (Abdi) on the other. Though he himself is but a low-ranking functionary in a vast piracy hierarchy, Muse is

    head honcho on the Alabama, and Abdi (a Somali-born American emigre making his film debut) plays the role with the hungry intensity of an oppressed man taking his turn at being the oppressor. In a movie that affords little dimensionality to its characters, Abdi finds notes to play you scarcely realized were there, until this reedy young man with jutting brow looms as large as Othello.

    Hanks is predictably sturdy as the embattled captain (save for a come-and-go Boston accent), playing the kind of Everyman facing extraordinary circumstances he’s played many times. He never quite disappears into the role, in part because there isn’t all that much there to disappear into, and in part because Hanks has a bag of actorly tics and indications that follow him almost everywhere he goes. But he seems confident handling the tools of the nautical trade, and his scenes opposite Abdi bristle with a quiet

    electricity. Much of the movie’s first half is devoted to Phillips’ stealth efforts to keep the pirates away from his crew (who huddle in hiding down in the engine room), feigning mechanical failure and offering to send the marauders on their way with $300,000 in cash from an onboard safe (except, they want millions). At every step, Hanks excels at showing what’s really going on in the character’s mind while maintaining his facade of almost folksy calm. It isn’t one of the actor’s rangiest roles, but it culminates in an eruption of emotional fireworks of exactly the sort Oscar dreams are made of.

    Like in life, “Captain Phillips” makes a sharp turn at almost the exact midpoint, as the pirates flee the ship in an enclosed lifeboat with Phillips as their hostage. In turn, Greengrass and cinematographer Barry Ackroyd (“United 93”) collapse the visual space of the film from the relative

    expansiveness of the Alabama to a crucible of claustrophobic tension. As Phillips and the pirates head towards Somalia — and their fated rendezvous with a U.S. Naval destroyer — you can almost smell the sweat and grime hanging in the air of the poorly ventilated 28-foot capsule.

    No one in movies today, with the possible exceptions of Kathryn Bigelow and Ken Loach, does you-are-there realism better than Greengrass, further enhanced by the crackerjack editing of longtime collaborator Christopher Rouse (who also earns a co-producer credit here). Yet “Captain Phillips” suffers from a certain vague feeling that we’ve seen this movie before, both in Greengrass’ own filmography and, more explicitly, in the excellent recent import “A Hijacking,” which dramatized a nearly identical case of a Somali pirate attack on a Danish cargo vessel, albeit with even less of a happy ending. There, director Tobias Lindholm built up a fierce emotional tension

    by inserting scenes of not just the crew’s families back home, but also the mercenary tactics of the shipping company itself, weighing the value of human lives against the corporate bottom line. Here, there is something too dry and austere about Greengrass and Ray’s telescoped vision, which touches only fleetingly on the pirates’ motives, the suffering of the Somali people and the collateral damage of global capitalism.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Warner Bros. Pictures Italia e Silvia Palermo (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO di CAPTAIN PHILLIPS - ATTACCO IN MARE APERTO
    ENGLISH PRESSBOOK of CAPTAIN PHILLIPS

    Links:

    • Paul Greengrass (Regista)

    • Tom Hanks

    • Catherine Keener

    • CAPTAIN PHILLIPS - ATTACCO IN MARE APERTO - INTERVISTA al CAST (Interviste)

    • Captain Phillips - Attacco in mare aperto (BLU-RAY + DVD)

    1 | 2

    Galleria Video:

    Captain Phillips-Attacco in mare aperto - trailer 2

    Captain Phillips-Attacco in mare aperto - trailer

    Captain Phillips-Attacco in mare aperto - trailer (versione originale) - Captain Phillips

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