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    DA 'IL GLADIATORE' A ‘LE CROCIATE’, IL REGNO DEL PARADISO SECONDO RIDLEY SCOTT

    Ho sempre desiderato realizzare un film ambientato nel medioevo che avesse per protagonisti i cavalieri, e nella fattispecie che parlasse delle crociate… Storicamente, il cavaliere – così come il cowboy o il poliziotto – è una figura carismatica, un leader del suo tempo. I cavalieri sono personaggi che ci permettono di raccontare grandi storie perché hanno tutte le caratteristiche che fanno di loro degli eroi, tra i quali spiccano soprattutto l’onestà, la fedeltà e la cavalleria”.
    Il regista Ridley Scott (Vedi anche L'INTERVISTA)

    (Kingdom of Heaven, USA 2005; epico; 147’ circa; Produz.: 20th Century Fox, Scott Free Productions; Distribuz.: Medusa)

    Locandina italiana Le crociate

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: Le crociate

    Titolo in lingua originale: Kingdom of Heaven

    Anno di produzione: 2005

    Anno di uscita: 2005

    Regia: Ridley Scott

    Sceneggiatura: William Monahan

    Cast: Orlando Bloom (Balian)
    Eva Green (Sibylla)
    Liam Neeson (Godfrey)
    Jeremy Irons (Tiberias)
    Ghassan Massoud (Saladino)
    Brendan Gleeson (Reynald)
    David Thewlis (Ospedaliero)
    Marton Csokas (Guy de Lusignan)
    Edward Norton (Re Baldwin)
    Michael Sheen (prete)
    Alexander Siddig (Nasir)
    Khaled Nabawy (Mullah)
    Kevin McKidd (Sergente inglese)
    Velibor Topic (Almaric)
    Jon Finch (Patriarca)
    Cast completo

    Musica: Harry Gregson-Wiliams

    Costumi: Janty Yates

    Scenografia: Arthur Max

    Fotografia: John Mathieson, B.S.C.

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Il giovane maniscalco francese Balian (Orlando Bloom) ha appena perduto moglie e figlio e la fede vacilla. Le guerre di religione che sconvolgono la remota Terra Santa sono per lui una realtà lontana anni luce e suo malgrado di lì a poco ne verrà profondamente coinvolto sotto il glorioso titolo di cavaliere. Il destino bussa alla sua porta attraverso il grande cavaliere crociato Godfrey di Ibelin (Liam Neeson) che dopo aver combattuto nel lontano Oriente fa momentaneamente ritorno in Francia, sua patria d’origine, dichiarando a Balian di essere suo padre. Sulle prime Balian rifiuta l’idea di seguirlo in un viaggio istruttivo sulla dimensione di cavaliere, attraverso i continenti, per raggiungere la Terra Santa, governata dal cristiano Re Baldwin IV (Edward Norton), coadiuvato dal fidato consigliere Tiberias (Jeremy Irons). Ma alla fine Balian seguirà suo padre e tra gli sfarzi e gli intrighi della Gerusalemme Medievale, focalizzata nel periodo intercorso tra la seconda e la terza crociata, troverà persino l’amore, non certo facile, nella principessa Sybilla (Eva Green), sorella di re Baldwin e moglie infelice del barone assetato di potere Guy de Lusignan (Marton Csokas). In città regna una fragile pace, sostenuta dallo stesso Re Baldwin e da una manciata di cavalieri tra cui lo stesso Godfrey di Ibelin, padre di Balian, nonché dal leggendario guerriero mussulmano Saladino (Ghassan Massoud), animato da uno spirito moderato. Una pace fragile e facile ad incrinarsi a causa del fanatismo, dell’avidità e della gelosia che serpeggiano tra i Crociati, minacciando di far naufragare quel salutare periodo di tregua… Quando il padre Godfrey passa la propria spada al figlio Balian gli trasmette anche il sacro giuramento dei cavalieri che impone di proteggere gli indifesi, mantenere la pace e lavorare per il raggiungimento dell’armonia tra le diverse religioni e culture, in modo da far sì che il regno dei cieli possa attuarsi e prosperare su questa terra. A seguito del giuramento, suo malgrado, Balian diventa gradualmente un leader, scoprendo in sé coraggio e capacità a sufficienza per difendere la città dai suoi nemici.

    Commento critico (a cura di Patrizia Ferretti)

    IL TOCCO DI UN MAGISTRALE MAESTRO DELLA VISIONE COME SIR RIDLEY SCOTT COLPISCE ANCORA, DRITTO AL CUORE, PER UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA TRA EPICA E SPAZI PRIVATI

    E’ sufficiente la sequenza iniziale per assaporare il tocco inconfondibile di un maestro della visione come Ridley Scott. Un pittore che con mano ‘romanticamente’ esperta dipinge ad affresco sulla celluloide grandi storie epiche che prendono le mosse dallo spazio intimo e privato del protagonista. Così è stato per Massimo (Russell Crowe) in Il gladiatore, così è ora per il Balian (Orlando Bloom, il biondo elfo Legolas in Il Signore degli anelli) di Kingdom of Heaven (Le crociate), giovane maniscalco francese con un dramma ancora fresco nel cuore, ovvero la perdita degli affetti più cari: del figlio e della giovane moglie che per il dolore si è suicidata. Si doveva partire da qui, per capire le scelte, le gesta, la filosofia di vita e

    del modo di agire dell’immediato futuro di un cavaliere, eroe involontario, come Balian. I primi passi della pellicola di Sir Ridley Scott muovono dalle operazioni volte a dar sepoltura proprio a quel cadavere, completamente avvolto e impenetrabile alla vista, finché una folata di vento non apre una finestra sul volto della giovane donna. Un quadro che promette la costante presenza dell’aria come vera e propria coprotagonista per tutto il film – un fastidio per gli attori, un elemento di maggior fascino per il regista, decisamente appagato quando ha l’occasione di sfruttare gli elementi della natura sui propri set cinematografici. E’ l’aria a muovere il pulviscolo che aleggia vibrante su scenari azzurrini quasi fiabeschi, ed è ancora il vento a sollevare la sabbia del deserto raso terra, con suggestivi giochi di luci ed ombre tali da dare l’effetto di mobilità del terreno stesso, o le bandiere in battaglia, o le

    bionde chiome delle spighe di grano ondeggianti, con un motivo di ritorno ancora da Il gladiatore. Un agente atmosferico che avrebbe potuto essere caricato facilmente, dato il contesto filmico, di una valenza simbolica tipo il vento che agita, scuote le coscienze, ma sembra non essere stato negli intenti, per cui può solo rappresentare una chiave di lettura indotta. Certo che, a proposito di significati, il titolo italiano, Le crociate, come molto spesso succede, non dice quanto il titolo originale - Kingdom of Heaven, il regno del Paradiso, o dei cieli, che lascia solo in sospeso il sottinteso, ‘sulla terra’, ma questo lo si evince man mano che la storia procede. Perché di fatto, per quanto le battaglie non manchino, questo film non nasce per illustrare le crociate, bensì un mondo di pace tra popoli diversi e certamente avversi, ma abbastanza intelligenti e civili da stipulare di comune accordo, e convenienza,

    una tregua che va cronologicamente a collocarsi esattamente tra la seconda e la terza crociata. Ed è anche un film che punta l’obiettivo sul come e il perché di lì a poco si arriva allo stravolgimento di quel ‘regno dei cieli sulla terra’, sulle radici che muovono questo come ogni altro conflitto, su come avidità e sete di potere, e dunque interessi personali, arrivino a stravolgere una pace quasi sempre difficile e precaria, non dimenticando però di focalizzare, allo stesso tempo, diversi e variegati conflitti interiori di vari personaggi, a cominciare dal protagonista.
    Così è del tutto naturale che queste ‘crociate’ suonino comunque come un manifesto di pace e una riflessione profonda per lo stato attuale delle cose, andando dunque oltre lo spaccato storico che, come già per Il gladiatore, scarta volutamente dal documentario. E questo malgrado non sia stato voluto, a detta dello stesso Ridley Scott, che ha

    ben spiegato le ragioni di questa tendenza a cadere nel parallelismo tra passato e presente nel corso della conferenza stampa di presentazione del film (vedi nella rubrica ‘L’intervista’). Comunque sia, Le crociate di Ridley Scott non è certo un film avaro di contenuti o di cruciali spunti di riflessione per il presente, vivificati dalla sinergica complicità di sceneggiatura e recitazione dei protagonisti. Memorabili e particolarmente incisivi i ruoli di Liam Neeson nei panni di Goffredo di Ibelin, e questo pur nel tempo abbastanza circoscritto concesso al personaggio dalla storia, nonché di Ghassan Massoud che interpreta il celebre Saladino. Una intensità di recitazione (di gran lunga più coinvolgente nella versione in lingua originale) che si carica sempre più di sfumature di significato sia tramite, appunto, decisivi passi di sceneggiatura, sia attraverso sequenze straordinarie, da manuale, che aggiungono punti alla cifra stilistica della regia di Scott quale sempre più raffinato maestro della

    visione. Tra queste prendono il loro posto d’onore: il passo in cui Baliano cerca e raggiunge il Golgota, dove è stato seppellito Cristo e con la croce che fu già di sua moglie tra le mani, si ferma a pregare e meditare per molte ore finché non sopraggiunge la notte, quando la m.d.p. cattura tutto il suo tormento interiore, i dubbi sulla fede, sull’esistenza dell’inferno - soprattutto in riferimento alla moglie suicida che sente ancora così viva nel cuore - con un primissimo piano sotto il cielo stellato, prima che il mattino lo sorprenda a seppellire lì la croce dell’amata consorte defunta; poi il passo che potrebbe intitolarsi ‘la quiete prima della tempesta’, con quello splendido notturno sul deserto interrotto solo da un barlume di chiarore lunare che va a riflettersi su un unico cavaliere prima che si apra il varco ad un intero esercito e con questo ad uno

    scenario da mille e una notte, come esploso improvvisamente con i fuochi della battaglia, quasi artifici di stelle cadenti; infine il passo in cui il saraceno Saladino, trovando a terra una Croce cristiana si china a raccoglierla per riporla rispettosamente sull’altare. Un senso del rispetto che sembra un sogno impossibile nella realtà ma che sicuramente appaga e commuove sul grande schermo dove è almeno lecito figurare la cosa come un nobile ideale morale. E questo per limitarsi solo a pochi esempi.

    Insomma, Le crociate di Ridley Scott non è solo un film, è, per meglio dire, un mondo, sintetizzato su uno spettacolare percorso in celluloide che di qui a un anno potremo rivedere amplificato, secondo la Director’s Cut, per la durata di tre ore, in versione digitale. Un mondo che altro non è, appunto, se non il regno dei cieli sulla terra. Un’utopia? Al momento si. Ma bisogna pur avere

    degli ideali e dei valori di giustizia vera, di autentico e reciproco rispetto tra popoli di culture e religioni diverse! E’ utile e doveroso guardare al passato per scoprire chi siamo veramente, visto che, attraverso i secoli, continuiamo a cadere negli stessi errori. Parola di un agnostico così quale si professa il regista Ridley Scott. Non è colpa di uno piuttosto che di un altro, non si tratta di stilare la classifica di chi sia l’adepto migliore e di quale professione o ideale politico, basti pensare che alla base di ogni religione c’è un percorso da seguire, sulla base della rettitudine dell’uomo, e mai della sopraffazione di uno sull’altro, tanto meno in nome di Dio, o in qualsiasi altro Nome Lo si voglia chiamare. Se solo ognuno si sforzasse di guardare a questo tratto comune ad ogni religione, saremmo già un passo avanti perché, se proprio non vogliamo parlare di

    realizzazione completa, ma almeno uno spiraglio aperto sul regno dei cieli in terra potrebbe non essere più un’utopia pura. E’ forse questo il nucleo centrale del messaggio inviato da Ridley Scott tramite tanto magistrale spettacolo ‘crociato’.

    Bibliografia:

    Sito ufficiale: “www.kingdomofheavenmovie.com”

    Links:

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    • LE CROCIATE di RIDLEY SCOTT - PRESS CONFERENCE: 20 APRILE 2005 - ROMA, Cinema Fiamma (Interviste)

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