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    Home Page > Movies & DVD > Grace di Monaco

    GRACE DI MONACO: NICOLE KIDMAN INDOSSA GLI ABITI REGALI DELLA PRINCIPESSA GRACE, NONCHE' MUSA DI HITCHCOCK, AL FIANCO DI TIM ROTH IN QUELLI DEL PRINCIPE RANIERI, PER OLIVIER DAHAN

    Seconde visioni - Cinema sotto le stelle: 'Summer 2014' - Dal 67. Festival del Cinema di Cannes - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by SCOTT FOUNDAS (www.variety.com) - Dal 15 MAGGIO

    "Grace di Monaco è una storia romantica che racconta la vita di Grace Kelly, la grande star di Hollywood, e della sua ascesa al ruolo più importante, quello di Principessa di Monaco. Le relazioni tra la Francia e la Rocca di Monaco non sempre sono state rose e fiori, ma nel film quello che ci interessa mostrare è come una nuova arrivata dalla scintillante Hollywood sia riuscita ad influenzare e a lasciare il segno nelle relazioni tra i due Paesi. Una specie di 'scontro tra culture diverse'. Il pubblico è sempre molto incuriosito e affascinato dalle storie di principesse e famiglie reali. Ne è una prova evidente la frenesia dei media che circonda i matrimoni reali. In questo caso però abbiamo osservato la famiglia reale attraverso il prisma del suo destino storico e delle enormi responsabilità di cui si è fatta carico, e siamo arrivati a comprendere come alcuni cambiamenti in particolari brevi momenti storici abbiano consentito a ciascun personaggio di maturare, in particolare per quanto riguarda la Principessa Grace. Come regista so che 'Grace di Monaco' affronta temi che mi sono cari, come il peso della storia su alcune persone, il carisma e il fascino esercitato da alcune donne nella loro epoca e lo stupore suscitato da percorsi di vita come quelli di Grace Kelly o di Edith Piaf. Ho voluto filmare una realtà trasposta per rivelare i dettagli un po' alla volta, non solo attraverso le inquadrature e le scenografie, ma attraverso la cronologia della narrazione, in modo che lo spettatore arrivi a leggere attraverso gli occhi di Grace quell'epoca e gli eventi da lei vissuti. Lo stile delle immagini che ho voluto ottenere con l'aiuto del direttore della fotografia, Eric Gautier, è quello del cinema americano degli anni '60, di registi come Alfred Hitchcock; un cinema meticoloso ma sobrio ed elegante, per accompagnare l'evoluzione di una delle figure più importanti della seconda metà del XX secolo, fino al momento in cui assume davvero lo Status di Sua Altezza Serenissima Principessa di Monaco".
    Il regista Olivier Dahan

    (Grace of Monaco; FRANCIA/USA/BELGIO/ITALIA 2013; Biopic drammatico; 103'; Produz.: Stone Angels/YRF Entertainment/uFilm/Lucky Red/TF1 Films Production in collaborazione con Canal+ e Silver Reel; Distribuz.: Lucky Red)

    Locandina italiana Grace di Monaco

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    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: Grace di Monaco

    Titolo in lingua originale: Grace of Monaco

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2014

    Regia: Olivier Dahan

    Sceneggiatura: Arash Amel

    Soggetto: PRELIMINARIA - RIPRESE e PRODUZIONE:

    Le riprese del film sono iniziate nel settembre 2012 in Francia, a Parigi e Mentone. Sono proseguite ad ottobre in Italia, prima a Grimaldi, il paesino vicino Ventimiglia che porta lo stesso nome della casa reale di Monaco, e poi a Mortola, presso Villa Hanbury.

    La produzione si è poi spostata a Monaco, dove ha ottenuto il permesso di girare nella piazza principale e presso il casinò di Monte Carlo, e a novembre in Grecia. Nel gennaio 2013 è tornata in Italia, a Genova, dove il palazzo Stefano Balbi e la sua famosa Galleria degli Specchi sono stati trasformati nella residenza della Famiglia Reale monegasca.

    Cast: Nicole Kidman (Grace Kelly)
    Tim Roth (Principe Ranieri III)
    Paz Vega (Maria Callas)
    Frank Langella (Padre Francis Tucker)
    Roger Ashton-Griffiths (Alfred Hitchcock)
    Robert Lindsay (Aristotele Onassis)
    Milo Ventimiglia (Rupert Allan )
    Parker Posey (Madge Tivey-Faucon)
    Derek Jacobi (Conte Fernando D'Aillieres)
    Geraldine Somerville (Principessa Antoinette)
    Pascaline Crêvecoeur (Grace Kelly's dresser)
    Philip Delancy (Robert McNamara)
    Jérémie Covillault (Capo della Sicurezza di Palazzo)
    Flora Nicholson (Phyllis Blum)

    Musica: Christopher Gunning; Guillaume Roussel (musiche aggiuntive)

    Costumi: Gigi Lepage

    Scenografia: Dan Weil

    Fotografia: Eric Gautier

    Montaggio: Olivier Gajan

    Makeup: Irène Jordi

    Casting: Mathilde Snodgrass

    Scheda film aggiornata al: 07 Agosto 2014

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Principato di Monaco, anni '60. Sullo sfondo della disputa tra il Principe Ranieri e il presidente francese Charles De Gaulle, prossimo ad un'invasione del principato, la stella di Hollywood Grace Kelly, diventata Principessa nel 1956, si trova a dover affrontare una profonda crisi coniugale e di identità, quando deve decidere se tornare sulle scene cinematografiche o riunciare definitivamente alla sua vocazione di attrice per appianare le difficoltà che hanno investito il suo regno.

    IN DETTAGLIO:

    "La vera favola è credere che la mia vita sia una favola" - Grace Kelly

    Sposando nel 1956 il Principe Ranieri di Monaco, la celebre star del cinema Grace Kelly abbandona una promettente e brillante carriera. Ambientato nel 1962, sei anni dopo la celebrazione del suo "matrimonio del secolo", Grace di Monaco racconta un anno della vita della Principessa più celebre del XX secolo, un anno nel quale Grace Kelly si dibatte nel tentativo di conciliare passato e presente, il desiderio di tornare ad apparire sul grande schermo e il suo nuovo ruolo di madre di due bambini, regnante su un Principato europeo e moglie del Principe Ranieri III. Mentre riflette sull'offerta fattale da Alfred Hitchcock di tornare a lavorare ad Hollywood, Grace piomba in una fase di profonda crisi personale quando la modernizzazione del decadente Principato di Monaco voluta da Ranieri subisce un improvviso arresto per l'ingerenza del presidente francese Charles de Gaulle, che minaccia di imporre il sistema fiscale francese al Principato e di annettersi Monaco con l'uso della forza.
    L'esplosiva crisi internazionale che ne deriva e l'imminente invasione del Principato da parte della Francia rappresentano una minaccia non solo per la sua famiglia, il suo matrimonio e il suo Paese, ma anche per la vita privata di Grace. E' quello il momento in cui l'icona del cinema, l'americana lontana da casa, dovrà prendere una decisione difficile: tornare alla sua vita di star del cinema, universalmente ammirata e adorata; o assumere a pieno il suo nuovo ruolo e adempiere ai doveri assunti nei confronti del marito, dei figli, e del secondo più piccolo principato del mondo, che è ora la sua nuova patria.

    SHORT SYNOPSIS:

    The story of former Hollywood star Grace Kelly's involvement with Monaco's Prince Rainier III and France's Charles De Gaulle dispute over tax laws in the early 1960s.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    Sarebbe stata forse sufficiente una sola parola, in aggiunta alla didascalia che apre il Grace di Monaco di Olivier Dahan (La vie en Rose): "Film ispirato a fatti reali", che, già di per sé, tradisce tra le righe la vena 'romanzata' di storia e personaggi, il personaggio della principessa di Monaco Grace Kelly in particolare, qui prima protagonista in una cornice di palazzo reale da vero e proprio intrigo internazionale alla Hitchcock. E questa parola, di cui si sente la mancanza, è "liberamente". Una sorta di rafforzativo non di poco conto che avrebbe potuto intercedere presso i malumori, le polemiche e le critiche, ma soprattutto i mal di pancia, per indigesta masticazione fin dallo script, da parte della famiglia Grimaldi, talmente in disaccordo con la pellicola di Dahan, da negare la sua presenza allo stesso del 67. Festival del Cinema di Cannes, come tutti ormai ben sanno. Tanto che

    non è da escludere che questo Grace di Monaco potrà distinguersi tra i vari film in programma sulla Croisette, come la pellicola più 'chiacchierata' e criticata.

    Nessuno è andato a vedere questo film più prevenuto di me. Trailer e qualche clip, diffusi, come di consueto, in debito anticipo, tradivano un che di stucchevolmente lezioso nella traduzione che, di un personaggio dalla personalità immensamente singolare come Grace Kelly, Nicole Kidman lasciava respirare sul grande schermo. Una sorta di cliché iconico che trasudava malinconia e rimpianti di contro ad una favola che aveva bruciato fin troppo in fretta la parte zuccherosa e che ora andava rilasciando tutto l'amaro possibile, con scelte difficili da fare, rinunce personali ingombranti, ma, soprattutto, una solitudine e un'incomprensione schiaccianti. Come dichiarato dalla stessa Grace Kelly e ricordato in apertura del Grace di Monaco di Dahan: "La vera favola è credere che la mia vita sia una favola". Ed

    ecco che un'altra 'principessa triste' sbuca dalla vita per approdare sul grande schermo: dopo Diana - La storia segreta di Lady D (2013) di Oliver Hirschbiegel - in cui ad assumersi i rischi di un personaggio per altri versi 'singolarmente immenso' come Diana d'Inghilterra era Naomi Watts, con ben poco successo, malgrado i suoi nobili sforzi - adesso è la volta della Grace Kelly di Nicole Kidman per Olivier Dahan. Ad ogni modo, fuor dai denti, dovendo proprio scegliere tra le due sfide (visto che nessuno dei due ruoli raggiunge quello della regina Elisabetta di Helen Mirren nel The Queen di Stephen Frears), non ho titubanza alcuna a 'salvare' la Grace di Monaco di Kidman e Dahan. E questo per una ragione molto semplice: al di là della titubanza ante-litteram, l'insieme del film, con al suo centro 'raspi' scomodi, urticanti e provocatori, ha un glamour tutto suo che nulla ha

    a che vedere con i lustrini e le paillettes brillanti a profusione dagli abiti da sogno indossati da Kelly-Kidman, e che dopo un pò, finisce per trascinare dentro la storia ed assorbirci, tenendoci a lungo sul filo della sospensione da thriller, per arrivare poi a commuoverci fino alla lacrime sull'epilogo favolistico-romantico, per quanto sull'onda di un'evidente, clamorosa, licenza poetica. Magari si risolvessero così facilmente inghippi politici internazionali in odore di invasioni e di guerre!

    Si potrà dire di tutto di questa Grace di Monaco - e le critiche maggiori si appuntano sulla regia, ma 'Dio ci salvi dalla stampa!' e proprio Grace Kelly potrebbe dire molto in proposito, in sua vece ci pensano Kidman e Dahan nel film - ma non che non vi sia palpito emotivo e non che manchi di stile. I Grimaldi, dal canto loro, avranno tutti i diritti di tutelare la verità di fatti di cui probabilmente

    sono unici detentori oltre che legittimi custodi della memoria storica, e si potrà discutere sulla ortodossia di palpabili licenze poetiche in seno ad un capitolo di vita dei reali di Monaco, peraltro temporalmente circoscritto, e che dunque scarta dal biopic. Ma la cornice stilistica del film sembra, al contrario, piuttosto chiara e coerente: ed è quella di una parabola di vita che inizia come la favola di un'attrice venerata e celebrata nel mondo, per maturare strada facendo, virando sul thriller intessuto con i fili di un'intricata matassa di complotti di palazzo, intrighi politici internazionali che pongono il Principato di Monaco sull'orlo del baratro, in procinto di essere inghiottito dai ricatti tirannici dell'allora Presidente francese Charles De Gaulle.

    A non rendere vacua la pressante passerella di alta moda d'epoca (anni Sessanta) ci pensa Nicole Kidman, ripresa dalla macchina da presa di Dahan in un caleidoscopio di primissimi piani che endoscopizzano i

    suoi pensieri, i suoi tormenti, i suoi conflitti interiori che ci fanno scordare definitivamente quelle schegge di leziosa malinconia che tanto ci avevano preoccupato in prima istanza. Ma l'emozione palpita ancor più sulla distanza e sui toni talora aspri e intollerabili fino a portare sull'orlo di una crisi la principessa Grace Kelly (Kidman) e il principe Ranieri III (un Tim Roth austero, talora freddo e implacabile, esacerbato al punto da far male, che tocca la punta dell'iceberg con la scenata pubblica a tavola, popolata da altri illustri amici commensali); e freme, correndo sul cavo telefonico che registra la chiamata di Grace alla madre negli Stati Uniti: due lingue diverse, del tutto incomunicanti tra loro, che non fanno altro che alimentare il senso di solitudine e di smarrimento di fronte alla focale scelta tra la passione per la recitazione e il desiderio di tornare sui set di Hollywood - il film,

    dopo quella sorta di prologo si inoltra sui binari del vero inizio con l'arrivo di Alfred Hitchcock per la proposta a Grace Kelly, ormai Principessa di Monaco, del copione del celebre Marnie - e il dovere dettato dalle circostanze di capitolare per assumere il ruolo più difficile che le ha destinato la vita dopo aver scelto di sposare un reale. Così, con tratti che accomunano il Re Giorgio VI di Colin Firth ne Il discorso del re (2011) di Tom Hooper, supportata da Padre Francis Tucker (Frank Langella), prima che resti definitivamente sola con le proprie dolorose scelte che le reclamano con urgenza una nuova e coerente identità, la nostra Grace/Kidman, si avvierà, non senza fatica, verso una 'trasformazione' profonda, autentica, di se stessa, in grado - almeno stando a quel che si profila nel film - di fare la differenza al punto da sventare un'invasione del Principato di Monaco.

    Grace resta dunque l'epicentro di questo 'estratto' di storia ampiamente romanzata, tutto il resto rimane sullo sfondo, con la funzione di apportare acqua al mulino dell'attrice incomparabile che fu nella finzione dell'arte, e della Principessa che si allena ad interpretare nella realtà, imparando a sue spese l'arte del saper sopravvivere in 'circostanze straordinarie', dove la favola è ormai relegata a pellicola trasparente e velata di rappresentanza pubblica, per la salvaguardia di famiglia e Stato.

    Alla resa dei conti, che dire? Il 'romance' favolisticco-hitchcockiano Grace di Monaco di Olivier Dahan, non manca dei suoi fastidiosi eccessi, così come dei suoi passaggi memorabili. Bellissima ed elegante, ad esempio, la stessa apertura, una sorta di prologo per il quale Dahan si affida a quel tocco indicato in pittura quale 'quadro nel quadro', e che qui si traduce come 'film nel film': una chiave di lettura che guadagna la toppa della porta che apre sulla

    finzione, prefigurando la realtà. Di lì a poco, dopo il lungo piano sequenza di quella strada (famigerata strada!) che Dahan percorre velocemente con la macchina da presa in corsa, rendendola protagonista assoluta, lo schermo apre difatti sul set, giocando tra personaggio reale e il personaggio interpretato Grace Kelly. Un gioco sottile che si fa McGuffin dell'intera storia: altresì memorabile il modo in cui entra in scena il brano (rintracciabile nella clip 'prove di recitazione') in cui Grace/Kidman ripete, in differenti versioni interpretative, la stessa, celebre battuta, del copione di Marnie lasciatole da Hitchcock, ancora una volta giocata in bilico tra realtà e finzione: "Finirò per morire, non ce la faccio, non ce la faccio, finirò per morire se tu mi toccherai!". E Dahan non si lascia scappare occasione per far restare la sua Grace/Kidman il più possibile in bilico tra realtà e finzione - lo stesso Hitchcock al telefono, in

    quella che sarà la loro ultima conversazione, le raccomanda "Ricorda una cosa, non ti allontanare mai troppo dal centro dell'inquadratura" - e anche quando le dinamiche di strategia politica, da cui il Principe Ranieri/Roth è interamente e tragicamente assorbito fin quasi verso la fine, il film parafrasa il genere di intrigo internazionale alla Hitchccok, inscenando ancora una volta, il 'film nel film'. E' questo lo stile misto della Grace di Monaco di Olivier Dahan: favola, thriller, romance, appena inumidito, come sotto la sottile pioggiarellina marzolina, di mélo, la nota forse più fastidiosa, o almeno insidiosa, in odore di malanno di stagione.

    Secondo commento critico (a cura di SCOTT FOUNDAS, www.variety.com)

    GRACE KELLY'S POST-HOLLYWOOD LIFE MAY NOT HAVE BEEN THE FAIRY TALE SOME THOUGHT IT TO BE, BUT YOU WOULDN'T KNOW IT FROM DIRECTOR OLIVIER DAHAN'S CORNBALL MELODRAMA.

    The offscreen palace intrigue between “Grace of Monaco” director Olivier Dahan and his on-again off-again U.S. distributor Harvey Weinstein turns out to be far livelier than anything on screen in Dahan’s cardboard and frequently cornball melodrama about Grace Kelly’s bumpy transition from Hollywood to actual princess — and her (seemingly single-handed) saving of her embattled sovereign state from French annexation. Handsomely produced but as dramatically inert as star Nicole Kidman’s frigid cheek muscles, Dahan’s strained bid to recapture the critical and commercial success of his smash Edith Piaf biopic “La Vie en rose” is the sort of misbegotten venture no amount of clever re-editing could hope to improve. The decision to release the pic in France and other key Euro territories immediately following

    its opening-night Cannes berth reps a healthy gamble on Kidman’s drawing power against the summer blockbuster deluge.

    Although Dahan and screenwriter Arash Amel open “Grace” with a quote by Kelly herself stating that “the idea of my life as a fairy tale is itself a fairy tale,” the movie that follows very much tries to have things both ways, with a script that feels cobbled together equally from “Cinderella,” “My Fair Lady” and “The King’s Speech,” culminating in — what else? — a lavish ball. In between, “Grace” offers a vision of the Philadelphia-born Oscar winner as not exactly an ugly duckling, but certainly a gauche American unschooled in the manners and mores of the European aristocracy, and very much an outsider in her own sovereign state, where she arrived in 1956 after marrying the Monegasque prince Rainier III (played here by Tim Roth).

    When Dahan’s film picks up, in December

    1961, it’s clear that, for Kelly, the royal life hasn’t turned out to be all she imagined. Then a lifeline to the outside world arrives in the form of her erstwhile “Rear Window” and “To Catch a Thief” director, Alfred Hitchcock (Roger Ashton Griffiths, the first in a parade of ghoulishly overacted celebrity caricatures that also include Paz Vega as Maria Callas and Robert Lindsay as Aristotle Onassis). Hitch has come to offer her the role of the psychologically scarred kleptomaniac in “Marnie,” and much of “Grace of Monaco’s” first half concerns itself with Kelly’s desire to return to Hollywood, despite the open misgivings of her husband and the (not altogether inaccurate) intimations of the tabloid press that her marriage must be on the brink.

    As it happens, something else is on the brink, too. Mired in the costly Algerian War and alarmed at the number of national business pulling up

    stakes and relocating to tax-free Monaco, French president Charles de Gaulle (Andre Penvern) delivers Rainier an ultimatum: Implement an income tax and pay the proceeds to France (upon whose imports the tiny nation depends for its survival) or else risk military action. Actually, what de Gaulle says, in a splendid example of the movie’s overripe dialogue, is “You agree to my terms or I’ll send Monaco back to the Dark Ages!” Yet, for all of the movie’s efforts to turn this long-forgotten turf war into a veritable Cote d’Azur Missile Crisis, it never registers as more than a trumped-up teacup tempest — one whose worst possible outcome is that a few thousand tax-dodging bourgeoises might be forced to become French citizens.

    It’s enough, though, to send Grace into a positive tizzy. Fearing that heading to Hollywood might be viewed as a total abandonment of her sovereign duties, she seeks counsel from

    a sage expat American parish priest (Frank Langella, in Jiminy Cricket mode), who tells the conflicted actress that playing Princess Grace is in fact “the greatest role of your career” — an obvious sentiment that Dahan’s movie nonetheless turns into a kind of rhetorical mantra. And so Kelly resolves to double-down on princess duty, with some help from a kind of fairy godfather “protocol expert” (Derek Jacobi, slumming in style) who instructs her in the dos and don’ts of regal style. Can Grace’s imminent Red Cross charity ball prove the weapon of mass diplomacy even Rainier lacks in his arsenal? Just you wait, Charles de Gaulle! Just you wait!

    If Princess Grace was the great role of Kelly’s career, the same can’t be said for Kidman, who would seem to be perfectly cast as the carefully vetted wife trapped in a loveless A-list marriage. But the actress never appears to fully

    connect with the character, delivering a series of doleful little-girl-lost poses — and, later, pantomimed iron-jawed determination — while decked out by Dahan and costume designer Gigi Lepage in a parade of suitably eye-popping wide-brimmed hats, gold-lame gowns and shimmering Cartier diamonds. So one comes away with a very good sense of how Grace Kelly looked, but precious little sense of how she felt, about her husband, her children (barely glimpsed here) or her adopted homeland.

    Amel’s script is agonizingly airless and contrived, especially when it tries to shoehorn in a conspiratorial subplot involving Rainier’s sister Princess Antoinette (Geraldine Somerville) and a possibly duplicitous lady-in-waiting (Parker Posey, as tightly clenched as Mrs. Danvers herself). As in “La Vie en rose,” Dahan keeps things very busy on the visual front, even making sure to have literal fireworks erupting in the background of one marital argument, when one would have thought the emotional

    fireworks would have sufficed. “At some point, every fairy tale must end,” espouses the ever-wise Langella — only, in the case of “Grace of Monaco,” not nearly soon enough.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Lucky Red Distribuzione, Olga Brucciani (Ufficio Stampa Lucky Red) e Maria Rosaria Giampaglia (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di GRACE DI MONACO

    Links:

    • Nicole Kidman

    • Parker Posey

    • Tim Roth

    • Paz Vega

    • 67. Festival del Cinema di Cannes (14-25 Maggio 2014) - GRACE DI MONACO: NICOLE KIDMAN RITRAE LA LEGGENDARIA PRINCIPESSA DI MONACO GRACE KELLY, GIA' ANCHE MUSA DI ALFRED HITCHCOCK. Il film di OLIVIER DAHAN apre la 67. edizione del Festival del Cinema di Cannes e sarà al cinema dal 15 Maggio (Anteprime)

    • Grace di Monaco (BLU-RAY + DVD)

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