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    Home Page > Movies & DVD > Lo sguardo di Satana - Carrie

    LO SGUARDO DI SATANA - CARRIE: C'E' KIMBERLY PEIRCE ('BOYS DON'T CRY') AL TIMONE DEL REMAKE DI 'CARRIE - LO SGUARDO DI SATANA' DIRETTO NEL 1976 DA BRIAN DE PALMA. E IN QUESTO 'VIAGGIO DI RITORNO' SULLA NAVE DI UN CULT DI GENERE, FIGLIO LEGITTIMO DELLE INQUIETANTI PAGINE DI STEPHEN KING, SI IMBARCANO ANCHE JULIANNE MOORE (NUOVA MARGARETH WHITE DOPO PIPER LAURIE) E CHLOE MORETZ (LA NUOVA DIABOLICA CARRIE DOPO L'INDIMENTICABILE PERFORMANCE DI SISSY SPACEK)

    Dal New York Comic Con 2012 - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by JUSTIN CHANG (www.variety.com) - Dal 16 GENNAIO

    (Carrie; USA 2013; Dramma Horror; 100'; Produz.: Metro-Goldwyn-Mayer (MGM)/Screen Gems; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia (per Sony Pictures Releasing))

    Locandina italiana Lo sguardo di Satana - Carrie

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    Trailer

    Titolo in italiano: Lo sguardo di Satana - Carrie

    Titolo in lingua originale: Carrie

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2014

    Regia: Kimberly Peirce

    Sceneggiatura: Roberto Aguirre-Sacasa

    Soggetto: Dall'omonimo romanzo di Stephen King: Carrie (1974) e da Carrie-Lo sguardo di Satana di Brian De Palma (1976)

    Cast: Judy Greer (Miss Desjardin)
    Chloë Grace Moretz (Carrie White)
    Julianne Moore (Margaret White)
    Gabriella Wilde (Sue Snell)
    Alex Russell (Billy Nolan)
    Portia Doubleday (Chris Hargensen)
    Michelle Nolden (Estelle Parsons)
    Max Topplin (Jackie Talbott)
    Cynthia Preston (Eleanor Snell)
    Connor Price (The Beak)
    Zoë Belkin (Tina)
    Ansel Elgort (Tommy Ross)
    Samantha Weinstein (Heather)
    Skyler Wexler (la giovane Carrie)
    Kim Roberts (Ms. Arlene Walsh)

    Musica: Marco Beltrami

    Costumi: Luis Sequeira

    Scenografia: Carol Spier

    Fotografia: Steve Yedlin

    Montaggio: Lee Percy

    Effetti Speciali: John MacGillivray (supervisore)

    Casting: Avy Kaufman

    Scheda film aggiornata al: 03 Febbraio 2014

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Carrie narra la storia di una complessata ragazza del liceo sbeffeggiata da tutti, che si vendica diabolicamente.

    Carrie White è un'adolescente sgraziata e introversa che vive con sua madre, una fanatica religiosa, in una cittadina americana di provincia ed è continuamente vessata dai suoi compagni di scuola. Al suo aspetto fisico assolutamente ordinario, si contrappongono gli straordinari poteri soprannaturali di cui la ragazza è dotata, che le permetteranno di vendicarsi di tutti gli abusi subiti in occasione del ballo di fine anno scolastico al quale è stata invitata con un intento malefico.

    SHORT SYNOPSIS:

    A sheltered high school girl unleashes her newly developed telekinetic powers after she is pushed too far by her peers.

    Carrie White is a lonely and awkward teen who is constantly bullied at school by her peers, and beaten at home at the hands of her religious mother. But Carrie has a secret: She's been blessed with the terrifying power of telekinesis; and when her peers decide to pull a prank on her at prom, they'll soon learn a deadly lesson: When you mess with fire, you will get burned.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    E' LO SGUARDO BELLEZZA! E' LO SGUARDO!...

    Lo sguardo di Satana-Carrie. Per l'appunto 'lo sguardo'. Era talmente importante nella dinamica di questa storia horror portata gloriosamente sul grande schermo da Brian De Palma nel lontano 1976, quando per gli effetti speciali ci si limitava al minimo indispensabile per non mortificare l'anima artistica dell'opera e comunque a quel che si poteva con i mezzi disponibili all'epoca, che la scelta della giovane protagonista si profilava di focale importanza. E non a caso la scelta di De Palma era caduta su Sissy Spacek, all'epoca giovanissima ma già con un profilo fisionomico fuori dal comune e, soprattutto, dotata di uno sguardo memorabile, di quelli che davvero non si dimenticano facilmente. E difatti me ne è rimasta memoria negli anni. Per questo, alla notizia di un remake per mano della regista che ha portato al successo Hilary Swank con il complesso e difficilissimo ruolo in Boys

    Don't Cry, e che risponde al nome di Kimberly Peirce, mi ha incuriosita non poco. E la mia perplessità iniziale ha preso corpo con la scelta della protagonista odierna per la nuova Carrie, vale a dire Chloë Grace Moretz (Blood Story, Dark Shadows, Le paludi della morte - Texas Killing Fields), graziosa fino al lezioso e in odore di inadeguatezza per quel ruolo, di per sè caricato di un disagio importante, come la maggior parte di voi ricorderà, alla luce di una madre bigotta e con problemi psichici non indifferenti. Ragazzina schiva, disperatamente introversa e alquanto imbranata, assolutamente impreparata verso ogni cosa: la nuova pellicola ricalca l'originale anche nella 'celebrazione shock' della pubertà di Carrie, mortificandone solo i tempi, che De Palma, a ragion veduta, aveva invece previsto ben più dilatati. Ma si diceva dello sguardo! La giovane Chloë Grace Moretz, non estranea ad esperienze horror per il grande

    schermo in effetti, fa del suo meglio, ma frana su due aspetti fondamentali: il primo si appunta su una postura esasperatamente ricurva di maniera, da attricetta alle prime armi, che sfoggia non appena entra in scena e la mantiene per quasi tutto il tempo, il secondo, il più grave, e con buona responsabilità della regia, è quello per il quale fa spesso ricorso al volteggio delle mani, non riuscendo evidentemente abbastanza con lo sguardo, per esercitare i suoi poteri telecinetici, per i quali è in grado di spostare cose, oggetti, persone, con la sola energia psichica. Ne esce una figura stranita, a tratti caricaturale, con abilità da prestigiatore più che da telecinetica.

    E dunque se non funziona, o almeno, funziona poco bene, l'ingrediente di base, poco influiscono sull'inevitabile fallimento della pellicola le infinitesimali varianti di 'ammodernamento': la sola variabile con un certo peso si appunta sull'adattamento della stessa storia ai giorni

    nostri, epoca dominata dalla rete, dai cellulari e dai video sparati su youtube, là dove, come lo stesso recente Disconnect di Henry Alex Rubin docet, si possono annidare anche agguati con gravi conseguenze sull'individuo. Fase adolescenziale dunque, disagio e derisione della 'diversità' da parte dei coetanei, talvolta i giudici più spietati e lapidari che ci si possa mai aspettare. E proprio su questo punto - a parte lo scadimento del livello qualitativo della recitazione da parte dello staff di adolescenti interpreti chiamati in causa a mortificare la nuova Carrie - spunta nella nuova pellicola di Kimberly Peirce un altro ingrediente che non funziona: si direbbe che l'antico 'bullismo', reso iconico da un John Travolta allora anch'egli giovanissimo, nella nuova pellicola sia scomparso dietro le quinte cedendo il primo piano a schegge impazzite di una criminalità organizzata vera e propria, esercitata da parte di alcuni degli stessi coetanei di Carrie. E'

    il caso di Chris e Billy. Persino la figura della madre bigotta, con Julianne Moore che va a sostituire l'originale Piper Laurie, diventa un qualcosa di più esibito e di più accademicamente congegnato (il parto casalingo dell'inizio tanto quanto il suo comportamento a seguire), al confronto di quella purezza naturale della prima protagonista con cui si era voluto rendere protagonista il disturbo psichico. E non è detto che sia finita qui, le varianti sul tema sulle ultime battute della odierna Carrie, animata non di sola vendetta e con quella tomba che si squarcia sui titoli di coda, potrebbe anche avere pericolosi sviluppi futuri! Ci auguriamo che sia un falso allarme!

    Secondo commento critico (a cura di JUSTIN CHANG, www.variety.com)

    ¡°You will know her name,¡± scream the posters for the new bigscreen version of ¡°Carrie,¡± as if anyone could forget it after seeing Brian De Palma¡¯s brilliant 1976 movie or reading the original Stephen King novel. Aimed at captivating a new generation of viewers unfamiliar with the tale of a cruelly unloved high schooler who unleashes telekinetic revenge on her classmates, director Kimberly Peirce¡¯s intermittently effective third feature eschews De Palma¡¯s diabolical wit and voluptuous style in favor of a somber, straight-faced retelling, steeped in a now-familiar horror-movie idiom of sharp objects, shuddering sound effects and dark rivulets of blood.

    The Sony/Screen Gems release will likely conjure a decent B.O. opening before dipping steadily thereafter, following the commercial pattern of the many slasher movies and supernatural thrillers it rather too closely resembles, especially in the sadistically overwrought, f/x-heavy closing reel. But while it can¡¯t hope to match the galvanizing impact of

    its predecessors (not counting the ill-fated 1999 sequel ¡°The Rage: Carrie 2¡å or the notorious 1988 Broadway musical flop), Peirce¡¯s film works for a considerable stretch as a derivative but impressively coherent vision.

    Certainly there¡¯s a case to be made for revisiting ¡°Carrie¡± now, given the alarming prevalence of teenage bullying, public cyber-humiliation and fatal acts of retaliation in the post-Columbine era. Chief among the film¡¯s selling points are an intensely committed Chloe Grace Moretz and Julianne Moore, enacting a subtler, more psychologically insidious take on the mother-daughter relationship immortalized by Sissy Spacek and Piper Laurie. That twisted character dynamic looms over the proceedings from the opening childbirth scene, which quickly familiarizes the viewer with the film¡¯s menstrual color scheme and establishes Margaret White (Moore) as a dangerous religious fanatic, who receives her infant daughter as divine punishment for her sexual sins.

    Years later, the girl has grown up to be the

    painfully shy and awkward Carrie (Moretz), whose crucible of suffering onscreen begins and ends with an outpouring of blood. In one of a handful of shrewd 21st-century innovations devised by screenwriters Lawrence D. Cohen and Roberto Aguirre-Sacasa, Carrie¡¯s locker-room humiliation at the hands of her female classmates is captured on video and quickly goes viral, setting off a chain of events that will ultimately bring about the story¡¯s fiery prom-night climax.

    Up until that epic conflagration ¡ª which seems to play out at twice the length it did in the first film, and with far more Grand Guignol overkill ¡ª ¡°Carrie¡± sustains interest as a moody psychological/paranormal drama with a melancholy undertow that at times tilts into genuine pathos. If the film never quite shakes off the feeling of having been constructed from a well-worn blueprint, it has a sensitive interpreter in Peirce, who so powerfully evoked the inner world of

    another tortured, misunderstood individual in 1999¡äs ¡°Boys Don¡¯t Cry,¡± and who here offers a fresh, intelligent spin on certain key aspects of a largely familiar tale.

    Notably, De Palma¡¯s luridly funny sensibility is little in evidence; Peirce has excised every dirty chuckle and whisper of camp from the material, nudging the story in a more textured, realistic direction. Both the hateful Chris Hargensen (Portia Doubleday) and conflicted good girl Sue Snell (Gabriella Wilde) are fleshed out with a touch more nuance than usual. And Carrie begins to experience a flicker of self-worth as she spends time cultivating her telekinetic powers, in ¡°Exorcist¡±-style levitation scenes that suggest the origin story of a comicbook superheroine, or a more adult version of Roald Dahl¡¯s ¡°Matilda.¡±

    Perhaps Peirce¡¯s shrewdest calculation is to play the Carrie-Margaret relationship almost completely straight (though ¡°I can see your dirty pillows¡± still gets a laugh). Crucially, the characters¡¯ arguments are not

    just shrill screaming matches but careful negotiations of power and control (complicated at one point by Carrie¡¯s own impressive command of Scripture), which can suddenly give way to moments of striking tenderness. One senses that the love between mother and daughter, twisted beyond recognition though it may be, is chillingly genuine; they truly have no one else but each other.

    Between this and ¡°What Maisie Knew,¡± Moore is on a bit of a bad-mama roll, and rather than trying to compete with Piper Laurie¡¯s fire-and-brimstone bellow, she acts with a hushed, feverish intensity. Given to not just banging her head against walls but also quietly mortifying her flesh in private, this Margaret is no towering Gorgon but a desperately damaged woman, capable of terrorizing her daughter with no more than a gentle caress or a single, piercing stare.

    For her part, Moretz can scarcely be blamed for falling short of one of

    the most iconic performances in horror cinema; Spacek may have given the remake her blessing (as has De Palma), but no other actress could capture that hauntingly lost quality she brought to the role of Carrie White, making her not just a shy, misunderstood waif but a mesmerizingly alien presence. By contrast, Moretz, though superficially deglammed with a strawberry-blonde mop, is still rather too comely to resemble the pimply, slightly overweight figure described in King¡¯s novel, and her efforts to look downcast and withdrawn strain credulity at first.

    Still, the actress is canny and sympathetic enough that she eventually slips under Carrie¡¯s skin (in a way, the high-school mini-revenge drama she enacted in ¡°Kick-Ass 2¡å was excellent training). And when she puts on that dress and strolls into the prom on the arm of handsome Tommy Ross (Ansel Elgort), it¡¯s hard not to feel a rush of bittersweet emotion, as well

    as anticipatory dread, as this Cinderella story proceeds to go terribly wrong. What happens next is a letdown: The prom fiasco feels less like an explosion of teenage id than a snazzy visual-effects showreel; the climactic setpieces are borrowed directly from the 1976 version; and the denouement is pretty limp, especially when compared with De Palma¡¯s literally groundbreaking kicker. It¡¯s a disappointing wrap-up to a movie that, at its infrequent best, suggests there¡¯s more than one way to adapt a classic.

    The supporting-cast standout is Judy Greer, putting a nicely down-to-earth spin on the part of the gym teacher who takes a friendly interest in Carrie. Tech package is fine but undistinguished; Steve Yedlin¡¯s underlit widescreen images serves the picture¡¯s attempt to conjure a mundane present-day reality but still feel a bit too nondescript, but the film would have benefited from much bolder, more extreme musical treatment than is supplied by

    Marco Beltrami¡¯s score.

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di LO SGUARDO DI SATANA - CARRIE

    Links:

    • Julianne Moore

    • Judy Greer

    • Chloë Grace Moretz

    • Gabriella Wilde

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    Galleria Video:

    Lo sguardo di Satana-Carrie - trailer 2

    Lo sguardo di Satana-Carrie - trailer

    Lo sguardo di Satana-Carrie - trailer (versione originale) - Carrie

    Carrie-Lo sguardo di Satana - trailer (versione originale del 1976 di Brian De Palma)

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