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    Home Page > Movies & DVD > Tutto tutto niente niente

    TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE: ECCO L'EFFETTO SEQUEL DI 'QUALUNQUEMENTE'! E QUESTA VOLTA, ANTONIO ALBANESE SI FA ADDIRITTURA IN TRE, CON CETTO LA QUALUNQUE, FRENGO STOPPATO E RODOLFO FAVARETTO. UN TRITTICO 'SGANGHERATO' SUL PULPITO DELLA SATIRA POLITICA! A DARGLI MAN FORTE QUESTA VOLTA C'E' PURE PAOLO VILLAGGIO CHE, PER LA SPECIALE OCCASIONE, INDOSSA LA PRURIGINOSA VESTE DI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO!

    RECENSIONE - Dal 13 DICEMBRE

    "Abbiamo provato a creare una chiave d'accesso al mondo di Antonio Albanese. Qualsiasi personaggio abbia inventato e impersonato nella sua carriera, partiva dall'osservazione del reale e passava poi attraverso una lente deformante. Crediamo di aver trovato la strada giusta. Antonio è l'unico che ti permette di liberarti dal vincolo del realismo. Altre cinematografie ci hanno provato con grandi risultati, vedi 'Il mondo di Amelie'... Un certo tipo di personaggi, non solo politici, sono ridicoli, ignoranti, inaccettabili. Volevamo dire ai ragazzi che hanno enormi potenzialità e non devono farsi condizionare da figure di questo tipo... sono ridicoli anche per le loro posizioni mostruose nei confronti delle donne. È il mio modo, anche aggressivo, di denunciare mentalità e comportamenti inauditi".
    Il regista Giulio Manfredonia

    (Tutto tutto niente niente; ITALIA 2012; Commedia; 96'; Produz.: Fandango e Leo in collaborazione con RAI Cinema; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Tutto tutto niente niente

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    Trailer

    Titolo in italiano: Tutto tutto niente niente

    Titolo in lingua originale: Tutto tutto niente niente

    Anno di produzione: 2012

    Anno di uscita: 2012

    Regia: Giulio Manfredonia

    Sceneggiatura: Antonio Albanese e Piero Guerrera (*)

    Soggetto: Antonio Albanese e Piero Guerrera.

    (*) Collaborazione alla sceneggiatura: Giulio Manfredonia, Andrea Salerno ed Enzo Santin.

    Cast: Antonio Albanese (Cetto La Qualunque/Frengo Stoppato/Rodolfo Favaretto)
    Fabrizio Bentivoglio (Sottosegretario)
    Lorenza Indovina (Carmen)
    Lunetta Savino (La madre di Frengo)
    Maria Rosaria Russo (Assistente del Sottosegretario)
    Paolo Villaggio (Un comico genovese diventato Presidente del Consiglio)
    Nicola Rignanese (Pino)
    Teco Celio (Vescovo)
    Bob Messini (Teologo)
    Vito (Uto)
    Davide Giordano (Melo)
    Viviana Strambelli (Maria Assunta Maddalena)
    Manuela Ungaro (Gianna Favaretto)
    Noki Novara (Alfredo)

    Musica: Paolo Buonvino; Marco Grillo (suono)

    Costumi: Roberto Chiocchi

    Scenografia: Marco Belluzzi

    Fotografia: Roberto Forza

    Montaggio: Cecilia Zanuso e Roberto Martucci

    Scheda film aggiornata al: 09 Gennaio 2013

    Sinossi:

    Perché Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato finiscono in carcere? E, soprattutto, perché riescono a uscirne? Qual è il destino che li unisce? C'è qualcuno che trama nell'ombra? O costui preferisce farlo in piena luce? Tre storie, tre personaggi con un destino che li accomuna: la politica con la “p” minuscola.

    Cetto La Qualunque, il politico “disinvolto” che abbiamo imparato a conoscere, questa volta alle prese con una travolgente crisi politica e sessuale (in lui le due cose viaggiano sempre di pari passo).

    Rodolfo Favaretto, che rincorre il sogno secessionista di un nordista estremo, e che per vivere e combattere la crisi commercia in migranti clandestini.

    Frengo Stoppato, un uomo stupefacente, in tutti i sensi, che torna dal suo buen retiro incastrato da una madre ingombrante, con un sogno semplice semplice: riformare la chiesa e guadagnarsi la beatitudine.

    Un ritratto folle ma non troppo dell'Italia di questi anni, in una girandola di situazioni paradossali e travolgenti. In realtà, forse, è semplicemente: neorealismo.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    VARIOPINTO E PSICHEDELICO CIRCO DI 'NUOVI MOSTRI' PER ANTONIO ALBANESE. UNA PALA DESTINATA ALL'ALTARE DEL RIDICOLO E DELLO SCHERNO, CHE IL PITTORE 'CETTO' AVEVA INIZIATO A DIPINGERE IN 'QUALUNQUEMENTE' E CHE ORA IN 'TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE' TRASFORMA IN UN TRITTICO (CETTO, OLFO E FRENGO), SULL'ONDA DI UN'ALLEGORIA PER LA QUALE SI VEDE OBBLIGATO AD ABBONDARE, PERSINO A DEBORDARE, CON TUTTA LA GAMMA CROMATICA DEL GROTTESCO ISPIRATOGLI DIRETTAMENTE DAL 'PARTERRE' POLITICO - E NON SOLO - DEL NOSTRO AMATO BEL PAESE (DA TEMPO ANDATO A PUTTANE IN TUTTI I SENSI). ALBANESE NON HA BISOGNO DI INVENTARSI NIENTE DI NUOVO, PER PROSEGUIRE LA SUA IRIDESCENTE INVETTIVA TRAGICOMICA, PERCHE' NULLA DI NUOVO C'E' ALL'ORIZZONTE, SE NON LO STESSO BARATRO IN ODORE DI FARSI ANCORA PIU' PROFONDO. COSI' ALBANESE PESCA E RIPESCA CONSAPEVOLMENTE, LASCIANDOSI ALLE SPALLE OGNI VELLEITA' DI INNOVAZIONE, NELLA PERSONALE CORNUCOPIA 'CARATTERISTA' LIBERATA NEGLI ANNI TRA PICCOLO E GRANDE SCHERMO. E

    LA BERLINA E' SERVITA 'NTO CULU' AL PALCOSCENICO REALE, CHE NON SOLO RISCHIA DI SUPERARE DI GRAN LUNGA LA SATIRA 'GOLIARDICO-BOCCACCESCA' ALBANESIANA, MA CHE OLTRETUTTO LO FA SENZA LA PIU' ESANGUE OMBRA DI ALCUN PUDORE, NE' DIGNITA', NE' TANTO MENO ETICA (SIA SOCIALE CHE MORALE). BEH! ANCHE QUESTO E' UN TRITTICO!

    Antonio Albanese è come un fiume in piena, che infanga e travolge la valanga di marciume che da tempo è sotto gli occhi di tutti, non ai margini della strada - e già così sarebbe un bello schifo! - ma nel bel mezzo della carreggiata, percorribile da tutti gli italiani che si trovano costantemente in battuta d'arresto sulla loro normalissima, più che legittima, tabella di marcia dell'agognata quotidiana sopravvivenza, costretti a rallentare, quando non a fermarsi del tutto, per non inciampare e cadere malamente - ferendosi gravemente, se non a morte - in questi ingombri inutili e purulenti.

    Ognuno trova il

    suo modo, il suo stile di denuncia, e Antonio Albanese, per sua dichiarata ammissione, non si è inventato nulla e non era evidentemente sua intenzione. Non lo ha fatto semplicemente perché non ce n'era bisogno. Gli era sufficiente affacciarsi alla finestra e guardare quello che, purtroppo, gli si parava sotto gli occhi da tempo, non senza un certo ripugnante fastidio. In molti si sono chiesti 'si può ridere' di cotanta mostruosità, condita con il micidiale mix di ignoranza e stupidità? Ma 'certissimamente' si, direbbe Cetto, il primo 'portavoce' di Antonio Albanese. Il rendere assolutamente ridicolo questo tipo di realtà diventa nella comicità albanesiana, una sorta di esorcizzante contromisura verso questo inconsulto girotondo di follie. Quali follie?! Beh, diciamo che ce n'è davvero per tutti e che, dei 3.000 esemplari che Albanese avrebbe potuto chiamare in causa, ne ha scelti simbolicamente 3 in rappresentanza dell'intero. Che Albanese percorra la strada dell'ironia

    spudorata, vestita a festa di un grottesco 'psichedelismo', cavalcando il simbolismo in cornice allegorica, lo dimostra l'inquietante - proprio dall'alto del suo quieto mutismo - personaggio di Paolo Villaggio, apparentemente raccolto in un risicato ed intermittente cameo senza troppo spessore, di fatto, icona imperante che, come un cappello su una mise, sovrasta, dando il tocco d'eccellenza, l'allegoria nell'allegoria: una sorta di neo opulento Nerone dei nostri tempi, ai fasti dell'odierna Roma, spiato mentre pilucca costantemente da un ricco piatto di cibarie, perché, come direbbe il beneamato collega Roberto Benigni: "Qui è tutto un magna magna!".

    Ed ecco che dalla vorticosa girandola degli orrori della politica reale, Albanese estrapola le tre emblematiche, 'cellule impazzite', con Cetto La Qualunque in testa, com'era ovviamente nel programma da sequel del precedente Qualunquemente, per il quale egli mantiene il 'religioso' rispetto - e dipendenza - dal partito 'u pilu', con escort al seguito e moglie-tappeto per

    pulirsi i piedi, questa volta con qualche imprevisto e inconsueto 'incontro a luci rosse', quello che lo porterà direttamente sul lettino di una psicoterapeuta. Ma in questo sequel, Cetto aggiunge qualche nota in più al merito dei suoi biechi e grotteschi standard di stampo mafioso, esercitati, tra i vari ambiti - motivo di ritorno l'inettitudine del figlio Melo premiata con l'ingresso preferenziale garantito per lavorare ad un programma televisivo in prima serata - anche sugli organi di stampa, come dimostra il giornalista più o meno condiscendente a pubblicare falsità sotto dettatura dell'Onorevole Cetto. Ma come reso ben noto dal tam tam delle Primarie mediatiche che hanno preceduto l'uscita di Tutto tutto niente niente al cinema, a completare l'infame trittico, questa volta intervengono anche il surreale Frengo - che Albanese ha importato sul grande schermo da un precedente personaggio televisivo - con l'altrettanto surreale madre (Lunetta Savino), animata dalla folle ossessione

    della beatificazione del figlio in vita: sagace allegoria della 'santificazione' di certe persone in certi salottini esclusivi, alcova di tronfia stupidità e insulsa vanagloria. Non è un caso che il direttore della fotografia Roberto Forza abbia reso tutto iper-irreale attraverso lenti grandangolari che deformano la realtà: non tanto per dar corpo alle soggettive allucinatorie dello stesso Frengo sotto il costante effetto di cannabis, quanto per allinearsi con l'ottica follemente, e purtroppo, naturalmente 'deformata', di questi personaggi, portati, come sempre, sull'orlo dell'effetto baraccone da fiera, rinvigorito da una colonna sonora perfettamente in linea con gli umori del film. E, dulcis in fundo, a completare la trilogia dei soliti 'idioti', Albanese chiama in causa una vecchia conoscenza del grande schermo: eh si, perché anche l'Olfo di Tutto tutto niente niente, nordista secessionista e maschilista da medioevo, oltre che xenofobo e razzista da paura, aderisce come un guanto al personaggio macchietta dell'industriale emigrato

    al nord, Ivo Perego, in La fame e la sete (film che Albanese ha pure diretto oltre che interpretato facendosi parimenti in tre: Alex, Ivo, appunto, e Pacifico). Forse non è un caso che anche questa volta il carattere tipo Ivo/Olfo, ora in compagnia degli altri suoi 'compari', si ritrovi imbarcato - 'per punizione' - verso l'Albania, dopo aver ricevuto il 'ben servito' su più registri, tra cui la mogliettina del tipo acqua cheta che sfonda le cassette.

    Cetto, Frengo e Olfo, tre personaggi familiari dunque, fondamentalmente ignoranti e stupidi che, dalla galera migrano in Parlamento per compiacere 'manovre' e 'manovrine' di Palazzo - Fabrizio Bentivoglio dal pulpito del suo 'iguanesco' Sottosegretario sembra rivestire ad hoc l'effetto eco a gran voce sulle 'mostruosità' vigenti nella realtà vissuta - finché diventano scomodi e ingombranti dal sottoscala del loro 'niente niente' che li contraddistingue, a dispetto del 'tutto tutto' che indebitamente hanno

    avuto in cambio dell'accondiscendenza pattuita fin dall'inizio. Personaggi cui Albanese non pone nè freni inibitori nè limite alcuno di proposito, facendo loro oltrepassare la linea di guardia che salva almeno le forme - come realtà insegna - e giacché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, il brodo infestante finisce per allagare i fornelli, sì che bisogna ripulire per forza.

    Per sua dichiarata ammissione, Antonio Albanese, nato e cresciuto in Oratorio, tiene molto alla religione, ma, deciso ad andare fino in fondo, si toglie anche quei residui sassolini nella scarpa che continuano ad impedirgli la camminata spedita. Così, attraverso Frengo, raggiunge pure le più alte sfere del Vaticano, e, una scrollatina dopo l'altra, non ci mette molto a scalare la vetta della satira pesante che corteggia la blasfemia. Ma non è per questo che Tutto tutto niente niente fa solo sorridere qua e là, fatta eccezione per qualche raro

    scorcio di autentica comicità che sollecita la risata più generosa, soprattutto nella parte finale, quando questa grande giostra sembra finalmente decollare a ritmo più sostenuto. Una giostra 'folkloristico-psichedelica', ruotante sul perno dell''espressionismo comico', che al momento è arrivata alla sua seconda tappa. Ma guardando alla continua evoluzione dei fatti nella realtà - tanto che ci si chiede se sia il film ad essersi ispirato alla realtà o non piuttosto la realtà al film - e considerata l'evidente simpatia di Antonio Albanese verso il numero tre, hai visto mai che non ci sia ancora spazio per un ultimo giro di giostra? Se ci si affaccia alla finestra già ci sembra di scorgere nuovi mostri all'orizzonte! O magari hanno semplicemente prelevato dal ricco guardaroba un'altra lussuosa - o lussureggiante - maschera! Altro giro, altra corsa?! A te la scelta, Antonio: c'è spazio per un altro giro o la finiamo qua?! Già sento

    la tua risposta: 'chi vivrà vedrà'!

    Bibliografia:

    Nota: Si ringrazia Federica Ceraolo

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE

    Links:

    • Antonio Albanese

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    Tutto tutto niente niente - trailer

    Tutto tutto niente niente - spot 'Le vere Primarie - Messaggio elettorale di Cetto La Qualunque'

    Tutto tutto niente niente - spot 'Le vere Primarie - Messaggio elettorale di Frengo Stoppato'

    Tutto tutto niente niente - spot 'Le vere Primarie - Messaggio elettorale di Olfo Favaretto'

    Tutto tutto niente niente - spot 'Roma - Le Primarie di Cetto La Qualunque'

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