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    Home Page > Movies & DVD > Noah

    NOAH: RUSSELL CROWE E' NOE' PER DARREN ARONOFSKY. DALLA GENESI AL GRANDE SCHERMO, STORIA DI UN MONUMENTALE 'DRAMMA FAMILIARE' CHE RIFLETTE LA VERA ESSENZA DELLA SCRITTURA BIBLICA

    Seconde visioni - Cinema sotto le stelle: 'Summer 2014' - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by SCOTT FOUNDAS (www.variety.com) - Dal 10 APRILE

    "Il film è ispirato alla storia di Noè. Ci siamo presi delle licenze artistiche, ma crediamo che il film rispetti essenza, valori e integrità di una storia basilare per la fede di milioni di persone nel mondo. La storia biblica di Noè può essere trovata nel Libro della Genesi"
    Paramount

    "Il pubblico si aspetta di ritrovare tutti i grandi momenti che hanno caratterizzato la storia di Noè. . . l'Arca, gli animali, i Nefilim, il primo arcobaleno, la colomba. Ma mi auguro che qui vengono colti in modo nuovo e sorprendente. Invece di ripetere ciò che è stato già visto, ci siamo attenuti strettamente a ciò che è scritto nella Genesi, cercando di ricreare sullo schermo un ambiente dove presumibilmente potessero avvenire questi miracoli... Ci sono versioni comiche, versioni animate, e addirittura una versione teatrale per Broadway: un musical con Danny Kaye... Storicamente, l'approccio ha sempre virato verso il folklore, l’umorismo e le storie per bambini. Ma se si guarda alla storia descritta nella Genesi, c'è molto di più di animali che si muovono a due a due. E' la storia di dieci generazioni di malvagità umana, che alla fine culmina con l’avvento di Dio che rade al suolo un posto tutto da rifare. Io la considero la prima storia sulla fine del mondo... Non ho voluto aggiungere altro ai preconcetti scontati già esistenti della cultura popolare... Ho voluto che questo Noè fosse nuovo, vicino e reale... Di fronte alla prima apocalisse, è stato estremamente interessante per me immaginare come una famiglia sarebbe sopravvissuta... Ciò che abbiamo fatto, è stato iniziare ad attenerci al testo effettivo della Genesi, per poi spaziare in un dramma familiare... Ci sono notizie sull’Egitto, e sull’antica Giudea - ma non ci sono informazioni esaurienti riguardo il mondo antidiluviano. Abbiamo deciso di non lasciarci intimorire da questo, e di abbracciare il concetto che è semplicemente un mondo diverso dal nostro".
    Il regista e co-sceneggiatore Darren Aronofsky

    "Abbiamo voluto portare una magnitudine visuale degna di una storia così importante che sorprendesse il pubblico anche con alcuni elementi che vanno al di là delle loro aspettative. Ad esempio, nella Genesi viene ordinato a Noè di costruire un'arca, e portare una coppia di animali di ogni specie. Ebbene, non esiste nessuna descrizione su come gestisce il tutto. Così Darren (Aronofsky) ha optato per un approccio cinematograficamente emozionante e drammatico di Noè per reperire i materiali della sua Arca, e censire i rappresentanti di tutte le specie animali del pianeta. Le modalità per eseguire tutto ciò, non sono descritte nella Bibbia, né esclude ce ne siano, ma le nostre avevano un senso di miracolosità che si adattava perfettamente con lo spirito della storia... Attualmente non c’è molta documentazione a disposizione sulla vita di Noè: lui stesso non pronuncia una sola parola se non in occasione della costruzione dell’arca, perciò tutto ciò che riguarda il pensieri o i dialoghi di questi personaggi sono lasciati alla libera interpretazione. Ma se si guarda attentamente il testo ci sono degli indizi. Appare un Noè ubriaco dopo aver raggiunto il Nuovo Mondo. Questo elemento non è mai esplicito nella Genesi, ma a noi è sembrato un lato della personalità di Noè che abbiamo voluto approfondire e capire. Che tipo di problema e di difficoltà ha incontrato tanto da rifugiarsi nel bere dopo che è riuscito nella sua missione ? Come potevamo conciliare la descrizione di Noè come un 'uomo giusto', che, ubriaco e nudo, maledice un ramo dei suoi discendenti costringendoli alla schiavitù eterna? O considerare, quella che potrebbe essere la parte più dolorosa della storia della Genesi: la decisione del Creatore di distruggere la maggior parte, se non tutta, la Sua stessa creazione. C’erano sicuramente dei bambini tra coloro che sono annegati nel diluvio? Di certo, c'erano molti animali innocenti. Se così fosse, il diluvio deve essere stato la rinascita di una nuova vita a dispetto delle tante perse - qualcosa di estremamente doloroso per un Creatore che ama le Proprie Creature. In che modo potevamo drammatizzare quella sofferenza e portarla ad un livello umano, a noi comprensibile? Il nostro compito più grande è stato quello di capire come rispondere a questi quesiti in un modo cinematografico convincente, pur rimanendo fedeli alle caratteristiche specifiche della Genesi... In molti dei film di oggi, se un personaggio dice di aver avuto delle visioni, o di aver sentito delle voci intorno, la sua sanità mentale in un primo momento potrebbe vacillare. Ma Darren ed io lo abbiamo considerato un’espressione della mentalità moderna. Noè vive in un periodo in cui suo nonno aveva conosciuto Adamo, e quest’ultimo aveva effettivamente camminato con Dio: così Noè non ha alcun problema a credere a ciò che Dio gli dice. Ma le domande più ricorrenti per Noè sono: 1) come si fa ad essere sicuri di aver compreso appieno quello che gli viene chiesto di fare, e 2) come fa a portare tutto a
    termine?
    ."
    Il co-sceneggiatore Ari Handel

    (Noah; USA 2014; biblico; 138'; Produz.: Disruption Entertainment/New Regency Pictures/Protozoa Pictures; Distribuz.: Universal Pictures International Italy)

    Locandina italiana Noah

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    Trailer

    Titolo in italiano: Noah

    Titolo in lingua originale: Noah

    Anno di produzione: 2014

    Anno di uscita: 2014

    Regia: Darren Aronofsky

    Sceneggiatura: Darren Aronofsky e Ari Hendel

    Soggetto: PRELIMINARIA - Dalla GENESI al GRANDE SCHERMO:

    L'interesse di Aronofsky per Noè è iniziata all'età di 13 anni, scrivendone a scuola un racconto, poi
    premiato. In seguito, agli inizi della sua carriera cinematografica, ha cominciato ad immaginare una
    trasposizione sul grande schermo di questa storia colossale. Sapeva che si sarebbe trattata della sfida più grande della sua carriera, di un film estremamente ambizioso e che avrebbe richiesto tanta passione ed estrema attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo, era profondamente attratto dal lato umano della narrazione epica, riguardo la famiglia di Noè – andandone ad esplorare le fragilità, le speranze ed i loro conflitti interiori, e cercarne un senso nell’ambito di questi straordinari eventi.

    "Di fronte alla prima apocalisse, è stato estremamente interessante per me immaginare come una famiglia sarebbe sopravvissuta" sostiene il regista.

    Questo concetto è diventato il punto d’inizio del processo di scrittura che ha portato Aronofsky ed
    Ari Handel, co-sceneggiatore e produttore esecutivo, verso l'ignoto. Poiché il testo della Genesi al riguardo è breve, e non contenendo praticamente dialoghi, né spunti sulle sensazioni di Noè circa l’imminente diluvio, i due hanno dovuto far riferimento ad una vastità di fonti religiose, storiche e scientifiche per capire meglio la realtà di Noè, ed il significato delle sue azioni. Tuttavia non si sono attenuti volutamente riga per riga alla Scrittura, bensì si sono concentrati sulla drammaticità dei temi autentici della storia di Noè, cercando di esplorare le questioni poste dal racconto biblico...

    Oltre alla Genesi, Aronofsky e Handel hanno consultato diversi testi tra cui i Manoscritti del Mar
    Morto (o Rotoli del Mar Morto), il Libro di Enoch (opera attribuita al bisnonno di Noè), e il Libro dei
    Giubilei (o Piccola Genesi), così come l'analisi storica e moderna di teologi e storici. Eppure, erano sempre ben consapevoli di dover fare un salto audace da quella ricerca per rappresentare il mondo di Noè sullo schermo, per poter catturare gli spettatori di tutte le provenienze. I rischi erano chiari, ma la loro volontà di avvicinare le persone all’ispirazione della storia, lo era altrettanto.

    Cast: Russell Crowe (Noah)
    Emma Watson (Ila)
    Jennifer Connelly (Naameh)
    Logan Lerman (Ham)
    Anthony Hopkins (Methuselah)
    Kevin Durand (Og)
    Ray Winstone (Tubal Cain)
    Douglas Booth (Shem)
    Dakota Goyo (Giovane Noah)
    Barry Sloane (Bracconiere)
    Mark Margolis (Samyaza)
    Anne Bergstedt Jordanova (Vergine)
    Marton Csokas (Lamech)
    Madison Davenport (Na'el)
    Sami Gayle (Sami)
    Cast completo

    Musica: Clint Mansell

    Costumi: Michael Wilkinson

    Scenografia: Mark Friedberg

    Fotografia: Matthew Libatique

    Montaggio: Andrew Weisblum

    Effetti Speciali: Burt Dalton (supervisore)

    Makeup: Jo Allen, Sunday Englis, Scott Hersh, Craig Lindberg, Craig Lyman, Donyale McRae e Jeremy Selenfriend

    Casting: Lindsay Graham e Mary Vernieu

    Scheda film aggiornata al: 07 Agosto 2014

    Sinossi:

    IN BREVE:

    L'epica, biblica storia di Noè e la sua Arca.

    SHORT SYNOPSIS:

    The epic, biblical tale of Noah and the ark.

    The Biblical Noah suffers visions of an apocalyptic deluge, and takes measures to protect his family from the coming flood.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    DARREN ARONOFSKY OPERA LA DECONTESTUALIZZAZIONE DEGLI ELEMENTI AD ARTE PER DARE AL NOE' BIBLICO E ALLA SUA PORTATA SPIRITUALE - PASSANDO PER UN MONUMENTALE RUSSELL CROWE, UN DISSOTTERRATO UNIVERSO FEMMINILE, UNA TERRA STRANIERA COME L'ISLANDA, LEGGENDO TRA LE RIGHE DEL NON DETTO, DEL NON RIVELATO E ATTINGENDO DA VARIE ICONOGRAFIE ARTISTICHE E FANTASY - IL PRIVILEGIO DI RISCATTARE PER L'UMANITA' ODIERNA, VALORI UNIVERSALI INCONFUTABILI, SENZA LIMITI, DI TEMPO, DI SPAZIO, DI RELIGIONE

    "In principio era il nulla". Poi è arrivato l'ardito e visionario, raffinato e sottile, - a dispetto del can can visivo e musicale che innesca in ogni sua a dir poco singolare 'visione' cinematografica - cineasta Darren Aronofsky (The Fountain-L'albero della vita, The Wrestler, Il cigno nero), che non si fa scrupolo di pescare a piene mani nei generi più disparati - tra cui un'animazione naif tanto volatile e veloce da scivolare via senza creare troppo disturbo in apertura,

    ma insidiosa quanto basta per riaffacciarsi in lampi di richiamo sull'onda di visioni e segni premonitori - e che, cavalcando un serratissimo montaggio, nel lasso di tempo di qualche battito di ciglio, passando per la Tentazione, il Peccato Originale con la Cacciata di Adamo ed Eva, l'uccisione di Abele da parte di Caino, gli Angeli Vigilanti caduti nell'errore di aiutare i discendenti di Caino, raggiunge velocemente Noè bambino con suo padre. E' un rincorrersi di simboli chiave, dal serpente alla mela, in un avvicendarsi di immagini coloratissime come un album da disegno per bambini, sfogliato pagina dopo pagina in tutta fretta, come quando si cerca qualcosa in particolare. A questo punto, pensate un pò, il dado è già tratto: è di famiglia che si parla. Fin dall'inizio. Un soffio di famiglia, spazzata via, di lì a poco, sull'onda della sopraffazione e della malvagità umana, già in agguato nei paraggi. Ed

    è il vero inizio, con il sopravvissuto Noè che ritroviamo ormai adulto.

    E così, con il Dio Padre sopra le teste di chiunque e di tutto il Creato, l'essenza di una spiritualità cui l'uomo buono e onesto - una specie già rara dopo che corruzione e malvagità hanno preso fisso domicilio nelle viscere dell'umanità - dovrebbe anelare col cuore e con le opere senza troppe difficoltà, quella essenza si aggrappa all'unico appiglio prescelto: il Noè che nel Noah di Aronofsky prende corpo e anima come meglio non avrebbe potuto, con l'infallibile Russell Crowe, qui in un'interpretazione davvero subliminale: fatta di carne e sangue nella più ruvida delle scorze umane, così come dell'animo più tormentato, di grande sensibilità paterna e amore per la famiglia, durezza e intransigenza fino all'intollerabile, imponenza congiunta all'umile sottomissione alla voce divina che sente e vede attraverso 'visioni oniriche' rese palpabili e palpitanti da una macchina da presa

    attenta a cogliere scorci 'impressionisti' che evitano come la peste ogni possibile didascalismo. Impressionismo che avvolge anche la svariata moltitudine di specie animali mentre, giunte in più riprese autonomamente, in risposta alla sottintesa chiamata Divina, si guadagnano l'ingresso dell'Arca. Ottima la scelta del digitale per la loro ricreazione, di grande impatto in una visione a più ampio spettro rispetto ai limiti imposti dall'alternativa di presenze reali.

    Che portare sul grande schermo la storia di Noè con il diluvio universale - capitolo biblico letto da Aronofsky come la prima apocalittica storia della fine del mondo - volesse dire farsi carico anche di monumentali effetti speciali e visivi, era implicito e persino scontato. E nel Noah di Aronofsky ve ne sono e come! Anche di una magnificenza vagamente 'baroccheggiante', come piace a lui. Non a caso avrete da scegliere tra la versione normale, che è già notevole, ve lo assicuro, e quella in

    3D. Ma alla magnificenza monumentale Aronofsky antepone una visione minimalista del soprannaturale: come quella che ad esempio fa sbocciare un fiore dal nulla (The Fountain-L'albero della vita ha fatto da apripista), uno dei tanti segni dal cielo inviati a Noè. Ma questi sono dettagli e prima di cogliere particolari, simboli e metafore, tra cui si farà sempre più largo un dramma familiare di inestimabile portata, declinato su più registri senza mai scadere nel mélo, quel che è di fondamentale importanza, è l'approccio generale di base.

    L'approccio corretto al Noah di Darren Aronofsky, progetto che (vedi alla voce soggetto nella scheda film o direttamente nel pressbook) ha tenuto in grembo per una gestazione durata decenni, è quello che si ha normalmente di fronte ad un'opera di arte contemporanea. L'opera di uno di quegli artisti che amano decontestualizzare oggetti, o elementi vari, per riassemblarli in una rivisitazione che, attraverso un personale processo artistico,

    mira a ricreare un qualcosa in grado di esprimere un messaggio nuovo, richiamando sentimenti ed emozioni altre. Se non ci ponessimo in questo stato mentale, il Noah di Aronofsky potrebbe stimolare una certa irritazione, per gli stridenti contrasti insiti nella trasposizione cinematografica della storia, a cominciare dalla collocazione ambientale in Islanda: contrasti tra realistici pilastri - per certi versi aderenti alle Sacre Scritture del Vecchio Testamento (capitoli 6, 9 - 9, 19 della Genesi), e fantasiose ricreazioni, là dove lacune narrative stimolavano l'interpretazione. Lacune colmate, o almeno integrate, per quanto possibile, da Aronofsky con lo sceneggiatore Ari Hendel, tramite i Manoscritti del Mar Morto (o Rotoli del Mar Morto), il Libro di Enoch (opera attribuita al bisnonno di Noè), e il Libro dei Giubilei (o Piccola Genesi). Se ci ostinassimo sul registro del rigore o ricercassimo una chiave di lettura classica o classicheggiante rischieremmo di imbatterci in grossolane incoerenze, ad

    esempio sul piano dei costumi, lambiti da un glamour di tendenza medievalista rivisitato alla luce di una contemporaneità che ammette pantaloni ben cuciti non solo per Noè ma persino per sua moglie. Per non dire delle armi, là dove spunta una sorta di rudimentale 'lanciarazzi' che francamente in epoca 'antidiluviana' si ha una certa difficoltà ad immaginare nei paraggi. Con il look riservato poi ai cosiddetti 'Guardiani', 'Vigilanti', 'Angeli caduti' che dir si voglia, il Noah di Aronofsky sembra vacillare sulle sponde di un 'fantasy' che a qualcuno ha ricordato Il Signore degli anelli (gli alberi che si animano per porgere soccorso in situazioni critiche): di fatto queste 'figure' apparentemente sinistre e minacciose, si presentano come una sorta di 'Transformers' di roccia e fango che lasciano intravedere la loro originaria incorporea essenza di luce, la stessa che più in avanti Aronofsky mostra nella versione integrale in una raffinatissima sequenza con

    Adamo ed Eva nell'Eden prima del peccato originale. Figure che, dopo l'iniziale titubanza, intravedendo il disegno divino, sanno di doversi schierare, quali combattenti difensori e possenti aiutanti nella costruzione della monumentale Arca, al fianco di Noè, qui tratteggiato magistralmente come 'strumento nelle mani di Dio', in perfetta linea con il messaggio biblico che, non solo non viene tradito, ma ben esaltato.

    Dicevamo decontestualizzazione ad arte dunque. Se ci poniamo di fronte al Noah di Aronofsky in questi termini, allora siamo in grado di apprezzare lo sforzo sovrumano che ha fatto l'artista Aronofsky - si artista, e con un senso profondo dell'Arte in quanto elevata espressione dell'anima - per portare il messaggio biblico sulla più vasta scala possibile, in termini di universale attualità: non è un caso che, con lo scenografo Mark Friedberg (il direttore della fotografia Matthew Libatique ci ha messo del suo nelle riprese), Aronofsky abbia tratto ispirazione dalla prima

    visione apocalittica dell'artista tedesco Anselm Kiefer, i cui quadri e sculture 'simboliste' incorporavano materiali come la paglia, la cenere ed il sale: "Kiefer mi ha ispirato perché le sue opere si basano sulla disperazione, la bellezza e la brutalità" ha dichiarato Friedberg. Tre ingredienti che si impastano tra loro fino a rendere il Noah di Aronofsky un amalgama non solo possibile ma persino armonico. Il Noah di Aronofsky non è altro che una ambiziosa rilettura con al centro una famiglia di un'epoca dell'antichità non ben definita, con un esemplare messaggio per l'umanità contemporanea così come per quella futura. Una ardita visione che dota di poteri 'magici' (ma fondamentalmente niente arriva che non sia voluto da Dio) il nonno Matusalemme (Anthony Hopkins), che rende intrigante, pur nell'emblematico ritratto della malvagità a tutto tondo, il Tubal-Cain di Ray Winstone. Una visione del cuore e dell'anima che rivendica e riscatta la parte buona

    dell'umanità in una manciata di episodi chiave dal sapore universale, senza spazio nè tempo, in particolare attraverso il massiccio respiro consentito alla figura femminile: la moglie di Noè Naameh, che Jennifer Connelly dota di spessore e sfumature forse impensabili all'epoca ma di un'efficacia drammatica iperrealista, che traduce il personaggio in paladina moderna di autentici, inconfutabili valori,con al seguito la giovane Ila (Emma Watson), salvata da morte certa ed entrata a far parte della famiglia di Noè, colei a cui, in prossimità dell'epico epilogo del film, viene dato il naturale potere di far ritrovare nuova fiducia ad un Noè ormai 'in disfacimento fisico e morale',dilaniato dai rimorsi nei confronti del sacrificio di tanti innocenti,già disorientato dalla gravosa e non sempre comprensibile rispondenza al volere di Dio, eppur incalzato dal naturale amore nei confronti degli affetti della famiglia e dell'umanità non malvagia anche se non propriamente immacolata.

    Una rilettura che, oltre che uno

    spettacolo assicurato per tutte le fasce di età, lascia comunque molto su cui riflettere a chiunque, a patto che non ci si irrigidisca su coordinate preconcette.

    Secondo commento critico (a cura di SCOTT FOUNDAS, www.variety.com)

    MAN BUILDS ARK, SURVIVES FLOOD, THEN WONDERS WHAT IT WAS ALL FOR IN DARREN ARONOFSKY'S LONG-AWAITED, HOTLY DEBATED BIBLICAL EPIC.

    Having made movies about obsessive characters looking for God — or something like Him — in the numerology of the Kabbalah (“Pi”), at the end of a heroin needle (“Requiem for a Dream”), and in the outer reaches of the galaxy (“The Fountain”), surely it was only a matter of time before Darren Aronofsky got to making one about a man with a direct line to the Creator. And so we have “Noah,” in which the world’s most famous shipwright becomes neither the Marvel-sized savior suggested by the posters nor the “environmentalist wacko” prophesied by some test-screening Cassandras, but rather a humble servant driven to the edge of madness in his effort to do the Lord’s bidding. Counterintuitive, perhaps, but by no means sacrilegious, Aronofsky’s uneven but undeniably bold, personal,

    visually extravagant take on the Old Testament tale will surely polarize critics and audiences while riding a high sea of curiosity to strong initial worldwide B.O. Only time — and word of mouth — will tell if it can stay the course for anywhere near 40 days and nights (and top “Black Swan’”s $329 million global cume).

    Whatever comes of “Noah” (which opens this weekend in several foreign markets, including Mexico, a week ahead of its March 28 domestic launch), the film certainly ranks alongside “The Great Gatsby” and “Gravity” as one of the riskiest director-driven passion projects to be gambled on by today’s ever more cautious major studios. And if Aronofsky’s $130 million, 137-minute movie ultimately feels compromised at all, it’s less by studio interference than by its director’s own desire to make a metaphysical head movie that is also an accessible action blockbuster (where “The Fountain” tilted heavily toward

    the former). “Noah” does not always sit easily astride those competing impulses, but it is never less than fascinating — and sometimes dazzling — in its ambitions. Once upon a time, the famously austere French director Robert Bresson was enlisted by Dino De Laurentiis to film the Noah story for his planned “The Bible … In the Beginning,” only to be fired when he told the producer he didn’t intend to film any of the animals, just their tracks upon the sand. And there may be no better description of Aronofsky’s film than to say that it has one foot in the world of Bresson and the other in that of Jerry Bruckheimer.

    For starters, “Noah” doesn’t look like any biblical epic we’ve ever seen before, with the verdant hillsides and ashen volcanic flatlands of Iceland standing in for the deserts of the Middle East, photographed with rugged grandeur by Aronofsky’s

    longtime d.p. Matthew Libatique. Likewise, the costumes (by “American Hustle” Oscar nominee Michael Wilkinson) eschew robes and sandals in favor of heartier attire that might best be described as proto-army surplus. As for the supposed “liberties” Aronofsky and co-screenwriter Ari Handel have taken with their sacrosanct source, they aren’t boldfaced transgressions so much as interpretations, additions and embellishments designed to flesh out the spare Noah narrative to feature length. This includes making the characters far younger than those described in the Good Book — which, if followed to the letter, would have yielded an antediluvian “Amour” (another movie, one should note, with a role for a symbolical white dove).

    Aronofksy’s Noah (superbly played by Russell Crowe) doesn’t hear God’s voice booming down from the heavens like in Bill Cosby’s celebrated standup routine, or sit on the stoop shooting the breeze with the Creator like Steve Carell in “Evan Almighty.” Rather, the

    looming flood and the mission of the ark come to him in the course of two vividly rendered hallucinogenic dreams — one natural, the other induced by some special “tea” served up by Noah’s grandpa, Methuselah (Anthony Hopkins, leaving no bit of scenery unchewed). And because the story lacks a natural antagonist, the film corrals one from elsewhere in Genesis in the form of Tubal-cain (played as a youth by Finn Wittrock), a descendant of the Abel-slaying Cain first seen in a brief prologue delivering a fatal blow to Noah’s father, Lamech (Marton Csokas) — a scene that, like much of “Noah,” feels straight out of a 1940s frontier western. Later, as a full-blown supervillain (Ray Winstone) hip to Noah’s survivalist scheme, Tubal-cain and his rogue army vow to hitch a ride on the ark or else die trying. (This leads to a large-scale battle sequence which, while impressively staged,

    is easily the film’s most conventional passage — an extended outtake from Middle-earth.)

    Here is where you feel Aronofsky and Handel laboring intensely, with only partial success, to turn what has traditionally been something of a one-man show into more of an ensemble affair. Where Noah is the model locavore, who takes from the land only as much as he needs and strives to be at one with his surroundings (but who, being Russell Crowe, can also kick serious butt when need be), Tubal-cain personifies the debauched, resource-plundering wastrels God seeks to smite from the universe. And though Winstone plays the part with sinister flair, the character never becomes much more than a stock bad guy, on hand to pop up like a jack-in-the-box at the least convenient moments, and to try wooing Noah’s petulant, Skywalker-ish son, Ham (Logan Lerman), over to the dark side. Ham, meanwhile, may be patient zero

    for middle-child syndrome, spending most of the movie sulking about wondering when he’s going to become a man, and staring dolefully at the beautiful Ila (Emma Watson), an orphan girl who was adopted as a child by Noah and his wife, Naameh (a solid but underused Jennifer Connelly), and who becomes betrothed to their eldest son, Shem (Douglas Booth). Even Ila gets her own inner conflict in the form of a barren womb that makes her feel like an unworthy bride — especially, you know, given the pressure of repopulating the earth.

    But if the interpersonal dramas don’t quite fully engage, as spectacle “Noah” rarely disappoints, commencing with the building of the ark itself. Designed by production designer Mark Friedberg (and built, to the actual dimensions specified by the Bible, on a New York soundstage), it is an awesome thing — not the traditional sailing vessel of many an artist’s interpretation,

    but rather an enormous wooden warehouse that makes the Maersk Alabama look like a lifeboat. In its construction, Noah is lent several (huge) helping hands by the Watchers (the film’s version of the biblical Nephilim), fallen angels exiled to earth for their loyalty to mankind and imprisoned inside towering granite bodies that they lug about like walking mountains. Intricately designed and voiced by the likes of Frank Langella, Nick Nolte and regular Aronofsky featured player Mark Margolis, these weary witnesses to all the wonders and horrors of creation are skeptical at first of Noah’s intentions, but eventually rally to his aid, and they become the most special (and emotionally resonant) of the movie’s many elaborate special effects.

    The arrival of the animals, which appear to self-organize by phylum, is a similarly marvelous sight (even if the creatures retain a conspicuous CGI appearance). Then comes the Frankenstorm, in which the waters of

    the earth quite literally rise up to meet those of the heavens — a suitably Dramamine-worthy sequence, expertly rendered by Aronofsky and all his technicians. Not soon to be forgotten: the image of humanity’s last dregs clambering for a foothold on a lone rocky outcropping as it, too, is finally swallowed by the sea.

    Yet it is only after the tide has ebbed and a new day has dawned that “Noah” seems to come to its real place of purpose. Taking inspiration from a line in Genesis about Noah’s post-flood descent into drunkenness, Aronofsky and Handel imagine an exhausted hero who can’t understand why, if all mankind was meant to perish, he and his family should be saved. And since that telephone to the heavens only receives calls, Noah has no one to ask. Crowe is incredibly good in these scenes — you feel his torment as if it were a

    fire burning him from the inside out — culminating in a terrifying moment of near-infanticide that, intentionally or not, recalls James Mason’s explosive lament from Nicholas Ray’s “Bigger Than Life”: “God was wrong!”

    The purists will blanche — injections of existential angst and self-doubt into Scripture are always guaranteed to rankle (as “The Last Temptation of Christ” proved). But it’s here that one feels fully why Aronofsky wanted to make this movie in the first place, as Noah’s own age of anxiety seems to echo directly into our own. The movie leaves us with a crystalline image of a man who feels most adrift when he is finally standing on dry land — and who, regardless of what faith one subscribes to, cannot relate to that?

    For all its visual flourishes, “Noah” offers an equally dynamic sonic experience, with immersive, multilayered effects designed to take full advantage of the new Dolby Atmos

    sound system, and a richly orchestrated score by regular Aronofsky music man Clint Mansell that alternates thunderous percussive beats with New Age-y twangs and hums.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Universal Pictures International Italy e Silvia Saba (SwService)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di NOAH

    Links:

    • Darren Aronofsky (Regista)

    • Russell Crowe

    • Emma Watson

    • Anthony Hopkins

    • Jennifer Connelly

    • Ray Winstone

    • Logan Lerman

    • Kevin Durand

    • Douglas Booth

    • Maria Breyman

    • 'NOAH' IL FILM DI DARREN ARONOFSKY CON RUSSELL CROWE HA APERTO IL BIF&ST 2014 (Speciali)

    • E' IN ARRIVO, IL PROSSIMO 10 APRILE, RUSSELL CROWE NEI PANNI DEL BIBLICO NOE' NEL 'NOAH' DI DARREN ARONOFSKY. UN'OPERA CHE FA GIA' DISCUTERE IN ANTICIPO SU UNA VISIONE CHE SI PREANNUNCIA IN QUALCHE MODO 'SINGOLARE' (Anteprime)

    • Noah (BLU-RAY + DVD)

    Altri Links:

    - Sito ufficiale
    - Pagina Facebook - #Noah

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    Galleria Video:

    Noah - trailer

    Noah - trailer (versione originale)

    Noah - Emma Watson presenta il nuovo trailer internazionale (versione originale sottotitolata)

    Noah - spot TV

    Noah - spot 'Questo è solo il principio'

    Noah - spot 'Una grande inondazione'

    Noah - spot 'Una tempesta in arrivo'

    Noah - spot 'Una nave per gli innocenti'

    Noah - clip 'Costruiamo un'Arca'

    Noah - clip 'Inizia'

    Noah - clip 'Non sono solo'

    Noah - clip 'Il Diluvio'

    Noah - clip 'Prendiamo l'Arca'

    Noah - featurette 'L'Arca' (versione originale sottotitolata)

    Noah - featurette 'Tubal Cain' (versione originale sottotitolata)

    Noah - featurette 'Gli animali' (versione originale sottotitolata)

    Noah - video 'Female' (versione originale)

    Noah - video 'Action' (versione originale)

    Noah - spot 'Big Game' (versione originale)

    Noah - Video in Time Lapse 'Noah arriva a San Pietro'

    Noah - il B-roll della Première di Berlino

    Noah - il B-roll della Première di Città del Messico

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