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    Home Page > Movies & DVD > Solo Dio perdona - Only God Forgives

    SOLO DIO PERDONA - ONLY GOD FORGIVES: SOLO DIO PERDONA, KRISTIN SCOTT THOMAS (CRYSTAL) NO, MA PER SUA SFORTUNA NON E' LA SOLA A PENSARLA NELLO STESSO MODO. COSI' LA PARTITA SULLA SCACCHIERA DELLA VENDETTA, MATURATA IN PERCORSI MENTALI SURREAL-ONIRICI PRIMA ANCORA CHE SUL CAMPO, SEGUE IL FIL ROUGE DI UNA PEDINA RILUTTANTE COME RYAN GOSLING (IL FIGLIO SECONDOGENITO JULIAN). IL REGISTA DANESE REFN NE FA UN AMMALIANTE AFFRESCO PSICHEDELICO MOLTO LYNCHIANO

    Dal 66. Festival del Cinema di CANNES - Dal 30 MAGGIO - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com)

    "L'idea originaria di questo film era la storia di un uomo che vuole lottare contro Dio. Sono partito quindi da questo spunto iniziale per creare un personaggio che crede di essere Dio (Chang) e che diventa l'antagonista di un gangster, il protagonista, che è alla ricerca di una religione in cui credere (Julian). Si tratta di un tema esistenzialista perché la fede si basa sulla necessità di una risposta superiore, ma la maggior parte delle volte non sappiamo qual è la domanda. Quando arriva la risposta, dunque, dobbiamo ripercorrere le nostre vite per poter trovare la domanda. In questo senso il film è concepito come una risposta ad una domanda che viene rivelata alla fine... Una volta stabilito il rapporto tra Chang e Julian, mi è venuta l'idea del personaggio di una madre. Siamo abituati all'idea di crimine e violenza associati a personaggi maschili ma l'idea che una donna rappresenti il male estremo, e che questa donna sia addirittura una madre, è stata molto divertente da elaborare. E questo accresce il dilemma che tormenta Julian poiché sua madre è un elemento chiave della sua volontà di lottare contro Dio. E' stato interessante prendere il rapporto drammatico tra madre e figlio e collocarlo nel contesto più estremo di un film violento. La scelta poi del mondo asiatico, e in particolare di Bangkok, ha dato al film un'atmosfera incredibilmente magica. La città, con 12 milioni di persone, è fortemente proiettata nel futuro in termini di tecnologia, ma allo stesso tempo è attraversata da una corrente impercettibile di spiritualità. La consapevolezza del fatto che le persone possano vivere su diversi piani spirituali e comunque riuscire ad interagire tra di loro ha reso il tutto un esperimento. Quei due mondi sono intrecciati. Nessuno lo mette in dubbio...".
    Il regista e sceneggiatore Nicolas Winding Refn

    (Only God Forgives; FRANCIA/DANIMARCA 2012; Thriller drammatico Noir; 90'; Produz.: A Grand Elephant/Bold Films/Film i Väst in co-produzione con Gaumont e Wild Bunch; Distribuz.: 01 Distribution)

    Locandina italiana Solo Dio perdona - Only God Forgives

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    Titolo in italiano: Solo Dio perdona - Only God Forgives

    Titolo in lingua originale: Only God Forgives

    Anno di produzione: 2012

    Anno di uscita: 2013

    Regia: Nicolas Winding Refn

    Sceneggiatura: Nicolas Winding Refn

    Cast: Ryan Gosling (Julian)
    Kristin Scott Thomas (Crystal)
    Yayaying Rhatha Phongam (Yayaying)
    Tom Burke (Billy)
    Vithaya Pansringarm (Chang)
    Byron Gibson (Byron)
    Gordon Brown (Gordon)
    Sahajak Boonthanakit (Pol Col. KIM)

    Musica: Cliff Martinez

    Costumi: Wasitchaya 'Nampeung' Mochanakul

    Scenografia: Beth Mickle

    Fotografia: Larry Smith

    Montaggio: Matthew Newman

    Makeup: Vitch 'Toon' Chavasit e Pattera 'Best' Puttisuraset

    Casting: Des Hamilton e Raweeporn 'Non' Srimonju

    Scheda film aggiornata al: 17 Giugno 2013

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Julian (Ryan Gosling), un inglese che vive a Bangkok, è un uomo rispettato nel mondo criminale. Lui e suo fratello Billy sono infatti i gestori di un club di boxe thailandese che è in realtà una copertura per il traffico di droga a Londra. Quando Billy viene ucciso, la madre Crystal (Kristin Scott Thomas) arriva da Londra per riportare indietro il corpo. La donna è a capo di una potente organizzazione criminale ed è abituata ad ottenere esattamente ciò che vuole, sempre. E questa volta ha deciso che vuole regolare i conti lasciando dietro di sé una scia di sangue, rabbia, tradimento e vendetta. Fino al confronto finale e alla possibilità di redenzione.

    IN DETTAGLIO:

    Dieci anni dopo aver ucciso un poliziotto Julian (Gosling) si è rifugiato a Bangkok, dove nonostante il rispetto della criminalità locale vive un profondo senso di colpa. Lui e suo fratello Billy gestiscono un club di thai boxe che, in realtà, altro non è che una copertura per un centro per il commercio della droga verso Londra. Quando Billy uccide selvaggiamente una prostituta, la polizia lascia intervenire un ex agente, noto come l’Angelo della Vendetta, chiamato a dirimere i delitti più inquietanti interni alla criminalità. Quest'ultimo concede al padre della ragazza di vendicarsi, uccidendo l’assassino della figlia, a condizione che si lasci poi tagliare la mano destra, per restaurare la giustizia. In seguito all'uccisione di Billy arriva a Bangkok la loro madre Crystal (Kristin Scott Thomas), a capo di una potente organizzazione criminale, per riportare a Londra il cadavere del figlio. La donna vuole che Julian le porti la testa dell’assassino del fratello. Julian dovrà affrontare Chang, protetto e rispettato da polizia e criminalità. E prima di lui dovrò affrontare i demoni che lo perseguitano.

    SYNOPSIS:

    Julian, a drug-smuggler thriving in Bangkok's criminal underworld, sees his life get even more complicated when his mother compels him to find and kill whoever is responsible for his brother's recent death.

    Bangkok. Ten years ago Julian killed a cop and went on the run. Now he manages a Thai boxing club as a front for a drugs operation. Respected in the criminal underworld, deep inside, he feels empty. When Julian's brother murders a prostitute, the police call on retired cop Chang - the Angel of Vengeance. Chang allows the father to kill his daughter's murderer, then 'restores order' by chopping off the man's right hand. Julian's mother Jenna - the head of a powerful criminal organization - arrives in Bangkok to collect her son's body. She dispatches Julian to find his killers and 'raise hell'.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    QUALE MIGLIORE VENDETTA DI QUELLA COVATA NEL SILENZIO? CE LO DIMOSTRA RYAN GOSLING (DRIVE) DALL'INTIMO DEL SUO PERSONAGGIO JULIAN, DI POCHE PAROLE DI CONTRO AD UN GROVIGLIO DI PENSIERI IN PIENO TSUNAMI FAMILIARE. UNO TSUNAMI CHE SCOPRE IL PROPRIO SCONCERTANTE E POTENTE EPICENTRO PROPRIO DOVE MENO CE LO ASPETTEREMMO: NELLA MADRE INCARNATA DA UN'INEDITA KRISTIN SCOTT THOMAS ALL'APICE DEL PIU' ESTREMO E BIECO CINISMO. COSI' L'ANTIEROE TRAGICAMENTE DANNATO VA IN CERCA DELLA SUA REDENZIONE, PARADOSSALMENTE ATTRAVERSO OSTACOLI IMPASTATI DI VENDETTA E VIOLENZA ALL'ENNESIMA POTENZA, PER QUANTO DECLINATE QUASI CON MISTICA DEVOZIONE, DETTATE DALLE CIRCOSTANZE E DA UN LEGAME VISCERALE DIFFICILE DA RECIDERE. UNA SORTA DI VIA CRUCIS LAICA CHE OCCHIEGGIA DA UN PERCORSO ACCIDENTATO DOMINATO DA IMMAGINI, SUONI E CROMIE CHE PERMEANO SCENOGRAFIE E PERSONAGGI SULLA TASTIERA IMMAGINARIA DI UNA SINFONIA MITOLOGICO-METAFORICA CHE SFIORA I REGISTRI DELLE CORDE EMOTIVE PIU' SOTTERRANEE. TRA TANTI DUBBI, QUALE GIUSTIZIA?! QUALE FEDE E

    QUALE REDENZIONE?! CE LO ILLUSTRA IN UN AMMALIANTE AFFRESCO PSICHEDELICO, SURREAL-ONIRICO DI MARCA LYNCHIANA IL REGISTA DANESE REFN

    Il regista danese Nicolas Winding Refn è tornato sulla Croisette per il 66. Festival del Cinema di Cannes appena concluso (il 26 Maggio 2013), appena due anni dopo avervi conquistato la Palma d'Oro per la Miglior Regia con Drive, che vedeva protagonista Ryan Gosling. Anche se non sembra esser stata la prima scelta, destino ha voluto che proprio lo stesso Gosling dovesse tornare a collaborare con Refn. Ed eccolo dunque nei panni del taciturno Julian in questo controverso e sconcertante, ma anche straordinariamente ammaliante, Solo Dio perdona, ambientato nel cuore asiatico di una Bangkok, qui protagonista dall'alto della sua psichedelica mistica notturna, per una discesa agli inferi dall'iconografia marcatamente lynchiana.
    Tanto minimalista la storia quanto in rapida espansione, come un olio dark fluorescente portato in ebollizione, dilagano le corde emotive alimentate da potenti

    cariche di vendetta che richiamano violenze estreme come un ossigeno irrinunciabile. Tutto ha inizio da un boxe club per l'appunto a Bangkok, in attivo solo come copertura di un narcotraffico a conduzione familiare. Un episodio di violenza su una prostituta minorenne, di cui si rende protagonista Billy (Tom Burke), accende la miccia di una vendetta a catena che coinvolge il fratello Julian (Ryan Gosling) e la loro madre, già a sua volta boss di una potente organizzazione criminale, incarnata da una superba Kristin Scott Thomas dall'alto di una glacialità, di una spregiudicatezza, di un gergo volgare e pungente, senza precedenti. L'arrivo a Bangkok dagli Stati Uniti della 'Mater Dark Lady' - a dispetto delle bionde e lunghe chiome che nulla tolgono all'onnipotenza di un'ira furibonda pianificatrice degna di una mantide religiosa - risponde alla prima esigenza di rimpatriare il corpo del figlio, punito con la morte per l'oltraggio alla giovane

    prostituta, ma soprattutto per assicurarsi che vendetta degna di questo nome sia fatta contro Chang (Vithaya Pansringarm), il giustiziere ex poliziotto con una missione nella vita: sradicare il narcotraffico a conduzione della famiglia americana capitanata dalla matriarca Crystal/Scott Thomas. Un personaggio la cui molto personale idea di giustizia lo ha reso una sorta di dio in terra, riverito dalla polizia quanto dallo stesso entourage criminale.

    In altre mani una storia di questo genere avrebbe richiamato un bel pò di piroette sull'onda d'urto di azione su azione, spericolate rincorse, agguati, sparatorie, episodi d'amore e di coltello e via di quel passo, ma in quelle del danese Refn, il percorso diventa quasi una sorta di via crucis per il nostro Julian/Gosling, ermetico figlio in seconda (dopo il defunto Billy), incastrato in un percorso obbligato alla gogna prima di poter sperare in un affrancamento dal tunnel di dipendenza in particolar modo da una madre

    despota risucchiata entro il suo stesso cono d'ombra in delirio d'onnipotenza. Il linguaggio del silenzio si fa dominante come la cosa più naturale di questo mondo e Gosling si fa filmare dall'interno del palpabile conflitto interiore del suo personaggio, per uno script decifrabile all'ombra dell'ermeneutica. A farsi parola altisonante sono le dominanti cromatiche intessute con una trama scenografica intensamente chiaroscurata fino librare scorci di immagine dal profondo nero assoluto. Il rosso e il nero la fanno da padrone sulla tavolozza dei colori di Refn per Solo Dio perdona fin dalle prime battute, a cominciare dall'arazzo luminoso a tutta parete che costeggia il boxe ring. Seguono più raramente toni di azzurrite e di di quel giallo fioco e opacizzato delle luci cittadine in notturno. Notte della città e notte dell'anima sono le due co-protagoniste in un vortice di regolazione di conti a catena, consumata - secondo un leit motiv perpetrato da

    Refn per tutto il film - a tutto ralenti, per lo più in religioso silenzio, quando qualche brano di una suggestiva selezione musicale marcatamente orientale, non interviene a coprire totalmente le rimostranze o le suppliche della vittima di turno. I rintocchi musicali si sostituiscono molto spesso al racconto, o, per meglio dire, si fanno essi stessi diretti portavoce del filo narrativo e le essenze emotive prendono corpo, si fanno palpabili come non mai.

    E' su queste note che l'implacabile giustiziere prosegue il suo percorso, la sua missione, mentre il sopravvissuto Julian/Gosling percorre il suo labirinto mentale irrorato da queste luci rosse, irrinunciabili co-protagoniste che non mancano di rivestire suggestivi corridoi, salottini osé che sembrano più affiliati a sedute psicanalitiche, a visioni surreali ai confini della realtà, a percorsi onirici che a bordelli di alto bordo. Percorsi che non possono non richiamare alla memoria l'immaginario iconografico portato sulla celluloide, in maniera ben

    più criptica e talora indecifrabile, da David Lynch. E la dedica finale al regista franco-cileno Alejandro Jodorowsky, in una sorta di omaggio ad un'affiliazione professionale di cui evidentemente Refn si sente grato debitore, risuona come un'ode naturale all'ombra di quel tocco di stile che trasuda un provocatorio surrealismo, grondante orrori e magia, non di rado condito, per l'appunto, con motivi psicoanalitici.

    Il risultato è quello di uno sconcertante, a tratti truce per una violenza esplicita solo per centellinate schegge, anche se bastano e avanzano, ma altresì ammaliante affresco che ritrae: un neo-western in chiave thai tra Oriente e Occidente (vedi i personaggi chiave, le loro armi e i rispettivi metodi di combattimento); una improbabile storia d'amore; un conflitto irrisolvibile tra madre e figlio; un genere di giustizia che inneggia all'occhio per occhio, dente per dente, con una sua paradossale etica che occhieggia dai dietro le quinte di una bambina innocente, la

    cui vita vale la pena di salvaguardare, o di un bambino malato che non ha le colpe del padre - ed è questa una delle sequenze più potenti - ma anche della sedicenne massacrata per diletto la cui memoria merita un risarcimento, esemplare a tutela delle altre sorelle. Una morale e una giustizia che non contemplano la via del perdono, rispedito al Mittente dal profondo degli inferi di questo cuore asiatico, alimentato da fiumi di sangue misto, più o meno equamente versato e condiviso.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    The wallpaper emotes more than Ryan Gosling does in “Only God Forgives,” an exercise in supreme style and minimal substance from “Drive” director Nicolas Winding Refn. In retrospect, the controlled catatonia of Gosling’s previous perfs is nothing compared to the balled fist he plays here, a cipher easily upstaged by Kristin Scott Thomas’ lip-smacking turn as a vindictive she-wolf who travels to Bangkok seeking atonement for the death of her favorite son. As hyper-aggressive revenge fantasies go, it’s curious to see one so devoid of feeling, a veniality even “Drive” fans likely won’t be inclined to forgive.

    In the Cannes press notes, Refn reveals, “The original concept for the film was to make a movie about a man who wants to fight God,” which could explain the hellish red glow of the neon underworld that Julian (Gosling) inhabits. Together with older brother Billy (Tom Burke), he runs a crooked Bangkok boxing

    club — an archetypal den of sin borrowed from “The Set-Up” and its film-noir ilk, where the fights are rigged and the whole operation serve as a front for more serious crime.

    Twisted madonna readings aside, there’s little to link Julian’s struggle to traditional Christian belief, suggesting that the deity at whom Refn and his characters shake their fists is likely of a more Greek temperament. That interpretation fits better with the siblings’ Oedipal-inflected rivalry and the generally fickle way in which the all-powerful local police chief, Chang (Vithaya Pansringarm), seems to make the rules up as he goes along.

    The trouble starts when Billy goes out looking for an underage hooker not only to defile, but to beat beyond recognition. Discovering the corpse, Chang orders the girl’s father to even the score (the only thing to ameliorate the ensuing carnage is the fact that the red-lit room masks the

    blood). As is so often the case when it comes to violent payback, the gesture merely serves to escalate the situation, and Julian is technically at a disadvantage, considering Chang represents the law, specifically the law of lex talionis, which he enforces by sword, chopstick or whatever sharp implement happens to be at hand in Refn’s characteristically brutal style.

    Incensed by her son’s murder, Crystal (Scott Thomas) checks into her Bangkok hotel looking like a bleached-and-bronzed Donatella Versace, commanding instant authority as she berates the establishment’s trembling manager. From the moment she arrives onscreen, the actress flirts with her character’s larger-than-life camp persona, presenting herself as a rival god willing to clash thunderbolts with any takers. Rather than doing the dirty work herself, however, she commands Julian to carry out her revenge.

    Like exploitation enthusiast Quentin Tarantino, Refn is that rare lover of bad movies who also has the chops

    to elevate grindhouse material to the stature of art — a welcome talent in cases where schlock-drawn directors’ ideas are rich enough to transcend genre (for Refn, “Bronson” came awfully close a few years back). Certainly, there’s enough here to fuel a lifetime of therapy sessions, as Refn extends his recent tendency of using cinema to wrestle his demons onscreen. The trouble is, he’s in such expert command of technique (reteaming with “Bronson” d.p. Larry Smith and “Drive” composer Cliff Martinez) that few will see beyond the surface.

    This is where Gosling’s inscrutability becomes a liability to the film, considering that audiences need clues as to what the character is feeling if they’re to invest anything in his journey. Does he care that his brother has died? Is he intimidated by or merely obedient toward his mother? When it comes to character psychology, the film offers only one clue: a

    bizarre monologue in which Crystal reveals her surviving son’s inadequacy, “what with Billy being the older brother and having the bigger cock. … How can you compete with that?”

    Scott Thomas has never had a role quite like this to sink her teeth into before, and the typically even-keeled star relishes the opportunity to play such an arch matriarch (though she’s no match for Jacki Weaver’s cunningly manipulative mama bear in “Animal Kingdom”). But like so much else in “Only God Forgives,” her performance ultimately rings hollow. There’s no indication that her manipulative character genuinely loves anyone, just as it’s impossible to tell what, if anything, excites Julian, who accepts lap dances and amputations with the same unfazed expression.

    That leaves only the artifice to excite Refn’s fans, soaking in an ambiance of electronic music and fluorescent light as they try to imagine the years of trauma that have numbed

    Julian to such a state. Watching Gosling withhold, one can practically hear the director behind the camera, demanding take after take, as he shouts, “Let’s try it again, only this time, more impassive!”

    Commenti del regista

    "I was in an existentialist phase, full of troubles. I was permanently angry and didn't know how to channel it. In those moments, you turn to God. That's when I had the idea of a man who thinks he's God and of the relationship between an all-devouring mother and her son. The film I've made is about the notions of spirituality and mysticism... Art is an act of violence. My approach is somewhat pornographic - it's what excites me that counts. I can't censor this need. Don't forget that our very birth impels us towards violence. It's instinctive, but down the years it becomes more mind-based and art allows us to express it... The idea was to tell the story of a man plunged into a journey without knowing when it will ever end. He is bound, chained to his mother, and in order to free himself from her, he has to pass through a form of violence. Julian doesn't say much but the language of silence is the most poetic of all. Images and sounds touch our emotions more than dialogue ever can, So we made use of movement and space to describe the character".

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano 01 Distribution, Digital and Social Media - Masoko Digital, Alessandro De Simone (Digital PR Manager) e Giulia Martinez.

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in ITALIANO di SOLO DIO PERDONA - ONLY GOD FORGIVES

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