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    Home Page > Movies & DVD > I colori della Passione

    I COLORI DELLA PASSIONE: RUTGER HAUER INCARNA IL PITTORE PIETER BRUEGEL PER UN VIAGGIO DENTRO IL CAPOLAVORO DEL MAESTRO FIAMMINGO 'LA SALITA AL CALVARIO'. AD ACCOMPAGNARLO IN QUESTO INSOLITO PERCORSO IL REGISTA POLACCO LEC MAJEWSKI NOTO PER AVER RIVOLUZIONATO IL MODO DI RAPPRESENTARE L'ARTE ATTRAVERSO IL CINEMA

    RECENSIONE IN ANTEPRIMA - Dalle Proiezioni Speciali in Anteprima al Dipartimento di Soria delle Arti - Università di Pisa (lunedì 19 Marzo 2012) - Dal 30 MARZO
    Dal: 'Sundance Film Festival 2011' - Selezione Ufficiale; 40th International Film Festival Rotteerdam - Selezione Ufficiale; San Francisco Film Critics Circle 2011 - Menzione Speciale; Siviglia Festival del Cinema Europeo - Gran Premio della Giuria Premio ASECAN; Aruba International Film Festival 2011; Viareggio EuropaCinema 2011 - Miglior Film Europeo, Migliore regia internazionale - Miglior Attore Rutger Hauer; Settima edizione di Popoli e Religioni Umbria International Film Fest - Miglior Film; Dal Milano Film Festival

    (The Mill and the Cross; SVEZIA/POLONIA 2011; Dramma storico dell'arte; 92'; Produz.: Angelus Silesius/Polish Film Institute/Telewizja Polska (TVP)/Bokomotiv Freddy Olsson Filmproduktion Studio Odeon/Silesia Film/24 Media/Supra Film/Arkana Studio/Piramida Film; Distribuz.: CG Home Video)

    Locandina italiana I colori della Passione

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    Celluloid Portraits:




    Trailer

    Titolo in italiano: I colori della Passione

    Titolo in lingua originale: The Mill and the Cross

    Anno di produzione: 2011

    Anno di uscita: 2012

    Regia: Lech Majewski

    Sceneggiatura: Lech Majewski e Michael Francis Gibson

    Soggetto: Dal libro di Michael Francis Gibson The Mill and The Cross (Il mulino e la croce), un'analisi del dipinto La salita al Calvario di Pieter Bruegel.

    PRELIMINARIA:

    Nel 2005, lo scrittore e critico d'arte Michael Francis Gibson vide Angelus di Lech Majewski in un cinema di Parigi. Affascinato dalla sensibilità pittorica dello sguardo registico di quest’ultimo, Gibson gli fece avere una copia del suo libro The Mill and The Cross (Il mulino e la croce), un'analisi del dipinto La salita al Calvario di Pieter Bruegel. Majewski, colpito dalle riflessioni formulate da Gibson sull’opera di Bruegel, decise allora di sviluppare un progetto ambizioso: la trasposizione cinematografica del lavoro del maestro fiammingo, attraverso il ricorso alla tecnica dei tableaux vivant (già sperimentata in campo cinematografico da registi del calibro di Pasolini, Godard, Greenway). Per Lech Majewski questa sfida ben si inseriva nel percorso artistico da lui iniziato anni prima nel campo della pittura e della poesia, e proseguito in seguito con la realizzazione di film di grande rilevanza artistica (Basquiat, 1996; The Garden of Earthly Delights 2004;

    Cast: Rutger Hauer (Pieter Bruegel)
    Charlotte Rampling (Mary)
    Michael York (Nicolaes Jonghelinck )
    Joanna Litwin (Marijken Bruegel )
    Dorota Lis (Saskia Jonghelinck )
    Oskar Huliczka (musicista che suona un corno)
    Marian Makula (Miller)

    Musica: Lech Majewski e Józef Skrzek

    Costumi: Dorota Roqueplo

    Scenografia: Marcel Slawinski e Katarzyna Sobanska-Strzalkowska

    Fotografia: Lech Majewski e Adam Sikora

    Montaggio: Eliot Ems e Norbert Rudzik

    Makeup: Hanna Lesna

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    Uno degli artisti e cineasti più avventurosi e ispirati di oggi, Lech Majewski, invita lo spettatore a vivere dentro all’epico capolavoro del maestro fiammingo Pieter Bruegel, La salita al Calvario (1564): la tela riproduce la Passione di Cristo ambientando la scena nelle Fiandre del XVI secolo, sconvolte dalla brutale occupazione spagnola. Il protagonista della narrazione è il pittore stesso (interpretato da Rutger Hauer) intento a catturare frammenti di vita di una dozzina di personaggi: la famiglia del mugnaio, due giovani amanti, un viandante, un’eretica, la gente del villaggio e i minacciosi cavalieri dell’Inquisizione spagnola. Le storie disperate di questi uomini e di queste donne, costretti ad affrontare la sanguinosa repressione in corso, si sviluppano e si intrecciano sullo sfondo di un paesaggio suggestivo e surreale popolato da oltre cinquecento figure. Tra di loro, oltre al pittore, ci sono l’amico e collezionista d'arte, Nicholas Jonghelinck (Michael York), e la Vergine Maria (Charlotte Rampling).

    Partendo dai dettagli e dai simboli contenuti nei disegni preparatori di Bruegel I colori della passione - The Mill and The Cross invita lo spettatore a ricostruire il significato più profondo di una grande storia di coraggio, di ribellione e di sacrificio. Il film offre quindi una stimolante meditazione sull'arte e sulla religione, intesi qui come processi continui e stratificati di narrazione e di reinterpretazione collettiva dei significati. Grazie all’uso spettacolare di effetti speciali innovativi Lech Majewski ha tradotto l’opera di Bruegel in una grande allegoria visiva sulla libertà religiosa e sui diritti umani.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    QUANDO LA TECNOLOGIA D'AVANGUARDIA INCONTRA LA PROSPETTIVA RINASCIMENTALE ATTRAVERSO LA MAGISTRALE SENSIBILITA' DI UN ARTISTA E CINEASTA DELLA SCUOLA POLACCA DOC COME LECH MAJEWSKI, ANCHE UN DIPINTO COME IL CELEBERRIMO 'LA SALITA AL CALVARIO' DI PIETER BRUEGEL PUO' ANIMARSI IN 'TABLEAUX VIVANT' DALLE CADENZE AD EFFETTO SORROUND. NON IL CONSUETO, VARIAMENTE RUMOROSO MIXAGE DI DECIBEL , MA, AL CONTRARIO, UN INEDITO ALITO INTENSAMENTE NEBULIZZATO DA SILENZI, SUONI, SOSPIRI E PICCOLI 'TRAMESTII' DI ORDINARIA E STRAORDINARIA QUOTIDIANITA', INTERVALLATI DALLE CENTELLINATE RIFLESSIONI DELLE VOCI FUORI CAMPO DI ALCUNI PERSONAGGI-CHIAVE. E SONO PROPRIO QUELLE SCHEGGE DI VITA , CONSUMATA TRA LA POVERTA' E I VIOLENTI SOPRUSI CHE LE FIANDRE HANNO CONOSCIUTO SOTTO LA DOMINAZIONE SPAGNOLA, NON DISGIUNTE DA SPECULARI SCHEGGE DI MORTE, A CONDURCI SULLA STESSA LUNGHEZZA D'ONDA DELLA MEDITAZIONE RELIGIOSA INTESSUTA ALLA DENUNCIA SOCIALE, NONCHE' ALLE STESSE FREQUENZE FILOSOFICHE DELL'ARTISTA FIRMATARIO DEL DIPINTO (QUI INTERPRETATO DA UN SOLENNE RUTGER HAUER). IL

    RISULTATO FINALE, DOPO QUATTRO ANNI OCCORSI PER LA MESSA A PUNTO DEL FILM, E' A DIR POCO SPIAZZANTE. SUPERLATIVO INTERPRETE DEL MISTERO CRISTOLOGICO TRADOTTO DAL RACCONTO BRUEGELIANO, FORTEMENTE SIMBOLICO E CANGIANTE DALL'ALTO DI UN RETICOLO DI SOTTOTESTO CHE SOVVERTE LA CONVENZIONALE IDEA DI EROE E PRIMO PROTAGONISTA, CON 'THE MILL (IL MULINO) AND THE CROSS' MAJESKI CATTURA L'ESSENZA DI QUEL MISTERO SCOMPONENDONE LA FRAGRANZA IN OGNI SUA PIU' PICCOLA PARTICELLA, AFFINCHE' NON SI PERDA NULLA DELLA SUA PERSISTENZA. UNA PERSISTENZA CHE NON PUO' EVAPORARE PERCHE' LA STIAMO ANCORA RESPIRANDO.

    Quando ci è mai capitato di poter respirare l'essenza di un'estasi? Un'estasi mistica che non solo non rinuncia all'estetica ma con questa diventa una cosa sola per reciproca assimilazione! Ci si sente inadeguati a cercare di rendere a parole quel che Lech Majewski, artista e cineasta polacco di fama mondiale è riuscito a fare con The Mill and the Cross (alla lettera

    'Il mulino e la Croce', tradotto poi per la distribuzione italiana ne I colori della Passione , titolo che, una volta tanto si affida alla metafora che non ne distorce la portata significante): una sorta di litanìa di vita e di morte in celluloide che trae la sua prima linfa dal retaggio filosofico-religioso-sociale che il noto artista Pieter Bruegel ha alitato sul noto dipinto con La salita al Calvario oggi conservato presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna.

    Una trasposizione di non facile realizzazione che ha tenuto occupato Majewski per ben quattro anni (vedi L'INTERVISTA). Questo il tempo occorso per la realizzazione di un'opera d'avanguardia nel senso dell'inedita sperimentazione che vede per la prima volta intrecciati tra la loro i migliori strumenti tecnologici a disposizione (tecniche di ripresa, rese cromatiche, scenografiche e di costume), con quelle esclusive dell'epoca rinascimentale di riferimento. Là dove digitale e pittura a mano, raffinatezze artigianali e scorci

    di ripresa che trascendono il loro ruolo per elevarsi a meditazione e preghiera, non solo convivono ma armonizzano in una complice intesa, solidali nell'intento di ricreare e trasmettere atmosfere e translitterazioni di messaggi così come intesi dall'artista-filosofo-'regista' Pieter Bruegel nel suo quadro: terreno fertile per l'incontro di metafisica e ruralità pastorale. A sua volta, artista regista e produttore figlio elettivo della scuola autoriale polacca che origina in primo luogo dal Maestro Andrej Waida, Lech Majewski ha fatto tesoro altresì del forte input ad incrociare tra loro i vari tipi di Arte, lanciato per la prima volta da Carlo Ludovico Ragghianti in particolare con i critofilm (i celebri documentari sull'Arte all'insegna di una vera e propria rinascita estetica).

    Majewski (insignito di svariati riconoscimenti nel mondo tra cui 'Menzione d'Onore' al British Museum di Londra) non poteva perciò essere portavoce migliore, colui che in Bruegel riscopre certa sotterranea dialettica condotta secoli più

    tardi da Federico Fellini: quella per cui il cuore di una rappresentazione, che sia pittorica, scenico-teatrale o filmica, deve cercarsi e scoprirsi gradualmente tra le righe, mai in primo piano. Majewski rispetta ed esalta al massimo la filosofia bruegeliana e la grande lezione umana e morale che ne deriva: "se succede qualcosa di importante nel mondo non è davanti ai nostri occhi perché non riusciamo a vedere più in là del nostro naso" e questo anche perché "quello che abbiamo sempre davanti agli occhi finiamo per non vederlo più". Quel che si dice una concezione in controtendenza e non solo rispetto alle coordinate dominanti abbracciate per cinema da Hollywood, con le quali la spiazzante pellicola di Majewski stabilisce una distanza a dir poco abissale. E la cadenza tenuta da Majewski nel suo film si impone all'attenzione fin dai primissimi fotogrammi che antepongono schegge di quotidianità persino umorali alla più solenne

    sacralità della vestizione. Un cruciale intercalare di contrapposizioni sul filo della metafora mantenuto per l'intero percorso quale anima portante di una rappresentazione che conduce di pari passo Sacro e Profano.

    Così ne I colori della Passione la metafisica vagamente surreale incontra la Fede nel suo mistero di Crocifissione e Redenzione rinnovato in ogni momento nella vita di tutti i giorni - quel Mulino si erge a 'leit motiv' dell'intero 'percorso', con il suo lento ma costante macinare la farina per il Pane della Vita e del Destino - in ognuna delle epoche che la Storia già conosce o che conoscerà da qui alla fine dei tempi... In questo habitat essenziale (Majewski estrapola scena per scena dal contesto generale) eppure affollatissimo di centinaia di personaggi del tutto assorti nelle loro attività e dunque noncuranti del nostro sguardo indiscreto, medita lo stesso pittore Bruegel (Rutger Hauer dall'alto della sua rustica solennità), medita il

    suo assistente nella messa a punto del quadro, medita il narratore dallo sguardo imparziale, asettico e acuminato del narratore (Michael York), medita la donna davanti a quella porta aperta sugli ennesimi soprusi e oscenità da parte dell'oppressione spagnola e medita la stessa silente Maria (Charlotte Rampling), nella voce fuori campo, sul mistero del Redentore Suo Figlio, Figlio prima di tutto, di cui ricorda come li avesse stupiti tutti così come ricorda la sua risata, perché "era fatto così", quel portatore di Luce tradotta in oscurità da tutti coloro che se ne sono serviti e che continuano a servirsene indebitamente, per i propri infamanti usi e costumi, la stessa gente che prima lo aveva acclamato e poi voluto in Croce.

    Lech Majewski ha così tradotto l’opera di Bruegel in una grande allegoria visiva sulla libertà religiosa e sui diritti umani: una carola di vita o di morte ad andamento infinitamente circolare,

    potenzialmente in grado di far tappa ora sulla vita, ora sulla morte. Il finale resta aperto in rispetto al libero arbitrio anche se nel festoso girotondo dei bambini ci piace assaporare l'inconfondibile positiva fragranza della Speranza.

    Pressbook:

    PRESSBOOK in ITALIANO de I COLORI DELLA PASSIONE

    Links:

    • Lech Majewski (Regista)

    • Rutger Hauer

    • Charlotte Rampling

    • I COLORI DELLA PASSIONE - INTERVISTA/MASTER CLASS al regista LECH MAJEWSKI (A cura di PATRIZIA FERRETTI) (Interviste)

    Altri Links:

    - Sito ufficiale

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    Galleria Video:

    I colori della passione - trailer

    I colori della passione - trailer (versione originale) - The Mill and the Cross

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