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    Home Page > Movies & DVD > The Counselor - Il procuratore

    THE COUNSELOR-IL PROCURATORE: DAL ROMANZO 'PREMIO PULITZER' DI CORMAC MCCARTHY ALLA CELLULOIDE DI RIDLEY SCOTT

    Dal XXIII. Courmayeur NOIR InFestival - RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by PETER DEBRUGE (www.variety.com) - Dal 16 GENNAIO

    "È un uomo rispettabile che una mattina si sveglia e decide di fare qualcosa di sbagliato. In sostanza, si tratta di questo. Alcune persone possono condurre una vita orribile, sbagliare tutto e morire serenamente nel proprio letto a centodue anni. Il Procuratore non è fra queste".
    Lo scrittore e sceneggiatore Cormac McCarthy

    "È un racconto straordinario, è come fare una corsa sulle montagne russe. Nella sceneggiatura sono presenti situazioni e personaggi epici e un senso d´ineluttabilità per qualcosa di orribile che sta per capitare e che nessuno può evitare. I personaggi sono merce avariata; sono in gamba, ma si barcamenano nel loro lavoro".
    Il regista Ridley Scott

    "Qualcuno ha ribattezzato questo film ‘Non è un paese per vecchi sotto steroidi’. Penso ci sia qualcosa di vero. Tutti i temi classici di Cormac sono presenti in 'The counselor – Il procuratore': l’idea che l’umanità non sia intrinsecamente buona, che le persone abbiano sempre una scelta e che spesso compiano scelte sbagliate. Qualunque scelta ha delle conseguenze che, a volte, fanno la differenza tra la vita e la morte. Perciò questa storia vuole essere una
    sorta di monito
    ".
    Il produttore Steve Schwartz

    (The Counselor; USA 2013; Thriller; 124'; Produz.: Chockstone Pictures/Kanzaman/Nick Wechsler Productions/Scott Free Productions/Translux; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana The Counselor - Il procuratore

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    See SHORT SYNOPSIS
    Trailer

    Titolo in italiano: The Counselor - Il procuratore

    Titolo in lingua originale: The Counselor

    Anno di produzione: 2013

    Anno di uscita: 2014

    Regia: Ridley Scott

    Sceneggiatura: Cormac McCarthy

    Soggetto: Dal romanzo di Cormac McCarthy.

    Cast: Michael Fassbender (The Counselor)
    Brad Pitt (Westray)
    Penélope Cruz (Laura)
    Cameron Diaz (Malkina)
    Javier Bardem (Reiner)
    Bruno Ganz (Trafficante di diamanti)
    Natalie Dormer (La bionda)
    Rosie Perez (Ruth)
    Goran Visnjic (Banchiere)
    Dean Norris (Acquirente)
    Paris Jefferson (Cameriera)
    Andrea Deck (Ragazza che osserva)
    Toby Kebbell (Tony)
    Emma Rigby (Ragazza di Tony)
    Donna Air (Autista)

    Musica: Daniel Pemberton

    Costumi: Janty Yates

    Scenografia: Arthur Max

    Fotografia: Dariusz Wolski

    Montaggio: Pietro Scalia

    Effetti Speciali: Stefano Pepin (supervisore)

    Casting: Nina Gold e Avy Kaufman

    Scheda film aggiornata al: 06 Febbraio 2014

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Uno stimato avvocato pensa di poter entrare nel business dello spaccio di droga senza venirne risucchiato. L'uomo, ovviamente, fa la scelta sbagliata e si trova costretto a tentare il tutto per tutto per sopravvivere in un contesto drammatico.

    Un lanciatissimo avvocato vede il suo successo e la sua vita andare progressivamente in pezzi quando, per curiosità e presunzione di poterne uscire quando vuole, entra nel mondo della droga. Protagonista è, infatti, un avvocato, di cui non sarà mai pronunciato il nome se non con lo pseudonimo di 'The Counselor' (Michael Fassbender), in cerca di liquidità dopo aver chiesto alla sua fidanzata di sposarlo. L'avvocato accetterà così la proposta di Reiner (Javier Bardem), un conoscente legato alla malavita, di portare 20 milioni di dollari di cocaina dal Messico negli Stati Uniti. Ad aiutarlo ci sarà Westray (Brad Pitt), un poco di buono.

    SHORT SYNOPSIS:

    A lawyer finds himself in over his head when he gets involved in drug trafficking.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    IL QUADRO IMPRESSIONISTA CON IL PEGGIO DELLA BRUTALITA' INTERIORE, PRIMA ANCORA CHE FISICA, DIPINTO A QUATTRO MANI DA CORMAC MCCARTHY E RIDLEY SCOTT, CI CIRCUISCE CON LA SUPERBA BELLEZZA DI UNA SCRITTURA ESSENZIALE E POTENTE, QUANTO LE IMMAGINI CHE LE DANNO CORPO E ANIMA ANCHE GRAZIE AL POKER D'ASSI DELL'INTERPRETAZIONE CONDOTTO DALLA FERINA CAMERON DIAZ (MALKINA), DA JAVIER BARDEM (REINER), MICHAEL FASSBENDER (IL PROCURATORE) E PENELOPE CRUZ (LAURA), CUI SI ASSOCIA IL SORNIONE COWBOY BRAD PITT (WESTRAY). PARTITA VINTA CON QUADRO ACQUISITO IN GALLERIA D'ARTE

    Forse sono stata fortunata, perché poco prima di vedere il film mi sono letta il romanzo - o per meglio dire, direttamente la sceneggiatura, giacché è solo quella che risulta uscita in Italia, edita da Einaudi - dell'acclamato guru della letteratura, Premio Pulitzer Cormac McCarthy (Non è un paese per vecchi - No Country for Old Men, La strada - The Road), qui con The Counselor-Il

    procuratore, al suo primo script. Fino ad oggi era stato appannaggio dell'industria cinematografica estrapolare un film dai suoi romanzi. In The Counselor Mc Carthy si spinge oltre, ma non rinnega di certo quel che contraddistingue il suo stile narrativo: scarno, essenziale, diretto, netto e crudo, il suo sguardo 'chirurgico' rivolto al lato perennemente radicato nell'ombra dell'umana natura, sull'argine più oscuro di persone che normalmente si fatica a riconoscere come tali. Macabri orizzonti in scenari da incubo avvolti dall'abbraccio mortale di quella visione nichilista che sconfina in microcosmi umani sull'orlo del baratro senza possibilità di appello, sul limitare di una perdizione senza speranza. The Counselor non fa eccezione, e McCarthy lo colloca di fronte a quel bivio che coincide con il "momento di capire che la vita è un biglietto di sola andata...." Dialoghi striscianti come serpenti, frecce acuminate di 'verità' che tolgono i coperchi a pentole in ebollizione, alle quali

    non è possibile accostarsi senza rimanere scottati in maniera oltremodo devastante. Un linguaggio magro che si mantiene in linea con la dieta cui McCarthy sottopone lo stesso intreccio narrativo, popolato da una manciata di personaggi chiave e di un'altra misurata manciata di 'fronde' , tutti 'screziati' come in un quadro impressionista, di cui spesso ci è appena concesso di percepire le loro interconnessioni sul filo dell'intuizione, del non detto fino in fondo, se non per quel che conta sapere, intuire, appunto, e che riconduce alla figura centrale del procuratore, dell'avvocato che, per avidità, ha varcato una certa soglia, pensando, ingenuamente, di potersela cavare senza conseguenze. O almeno non così tragicamente 'lapidarie', è proprio il caso di dirlo.

    Di fronte a questa base, se dovessimo qualificare con un'immagine quel che Ridley Scott ha ricavato dallo script di McCarthy con la sua trasposizione sul grande schermo, non troveremmo immagine più calzante di quella

    degli stessi ghepardi che eccentricamente figurano nella storia di The Counselor. Simboli di molte cose, tra cui superba eleganza e flessuosità, di fatto essa stessa protagonista a più livelli nel film. Scott si mantiene aderente come un guanto, salvo qualche ininfluente smussatura soprattutto sull'epilogo, allo script, ai personaggi con le loro dinamiche interattive, al loro modo di esprimersi e alla visione generale di McCarthy, mantenendo la stessa dieta, la stessa 'pittura impressionista', lo stesso fascino ammaliante, di quel particolare e spiazzante linguaggio che, cavalcando battuta dopo battuta, tiene lo spettatore incollato allo schermo come già il lettore sulle pagine della sceneggiatura di riferimento. E non si poteva chiedere di meglio sul piano dell'interpretazione! Prima fra tutte, eccelle Cameron Diaz con la 'dark lady' Malkina, splendida 'vedova nera', deus machina delle manovre intestine al cartello di droga nel profondo Messico - rigor lessicale vuole che le battute in lingua messicana non

    siano sottotitolate, e ancora una volta l'impressione, incisiva, è quel che conta, il respiro di una certa atmosfera rimane integrale e incontaminato - flemmatica quanto eccessiva dall'alto della sua algida eleganza, la cui carica erotica si frange sulle pericolose e inquietanti rocce di un macabro umorismo e di una visione spietatamente glaciale come l'azzurro dei suoi grandi e bellissimi occhi, in sintonia con quelli della coppia di ghepardi che tiene con sé come gatti domestici, insieme al suo 'compagno' di 'giochi' e di affari - il Reiner indossato in un improbabile e altrettanto eccessivo look punk da Javier Bardem che non manca però di confermarsi grande interprete - ironia della sorte, 'finché morte non li separi'. Così, a chi (Reiner/Bardem) le fa osservare la sua visione un pò fredda delle cose Malkina/Diaz è il tipo che risponde "la verità non ha temperatura". Sequenza tanto intensa e affascinante quanto l'elegante risoluzione

    che Scott trova per quella hard in cui Malkina/Diaz si 'scopa' la sua auto fuoriserie. Quel volteggio della macchina da presa dall'alto è uno dei suoi colpi da maestro, in punta della classe che lo annovera di diritto nel 'gotha' dei cineasti. A far buona compagnia alla Diaz per Malkina e a Bardem per Reiner, incontriamo poi il protagonista per eccellenza che dà titolo al film, The Counselor, il procuratore, l'avvocato, appunto, onore al merito a Michael Fassbender che, tra i vari registri tocca un climax drammatico legato alla sua Laura (una splendida e super sexy Penelope Cruz cui evidentemente la maternità deve fatto un gran bene). E che dire del bel cowboy, intermediario delle losche tresche? Quel Westray nelle cui vesti Brad Pitt sembra trovarsi così a suo agio, quasi indossasse un paio di vecchie pantofole! Una sorta di ironico ammonitore, con improbabili velleità protettive in qualche modo, nei

    confronti degli azzardi di quel procuratore (Fassbender) un pò sprovveduto, si direbbe, al punto di fare i conti senza l'oste, e neppure in grado di riconoscere il vero conto da pagare. Salato fino all'inimmaginabile!

    Dicevo di sentirmi fortunata per aver letto per prima cosa la sceneggiatura, perché, di contro a certi rumors diffusi tra la critica, per i quali si ventilava opportuna persino una seconda visione del film, percepito come confuso, o almeno non sempre chiaro, e per giunta verboso, personalmente, al contrario, l'ho trovato alquanto cristallino, nella profondità del torbido che andava ad illustrare. E la stessa sceneggiatura, del resto, prevedeva di proposito, figure intonse come 'la bionda', 'l'accompagnatore', per il quale tra l'altro il film regala un profilo perfino più definito di quanto non fosse sulla carta. Per mio conto, le note in sospensione presenti nel film, sono proprio quelle che ne forgiano il carattere, drammaticamente essenziale in

    tutta la sua brutalità interiore, prima ancora che fisica.

    Secondo commento critico (a cura di PETER DEBRUGE, www.variety.com)

    Capitalizing on the love Hollywood has shown him with its

    adaptations of “No Country for Old Men,” “The Road” and “All the Pretty Horses,” McCarthy decided to stray from his comfort zone of terse, no-nonsense novels to try his hand at screenwriting, cooking up a globe-spanning doozy with roots just south of the Rio Grande border. The title — a perverse lawyer joke, considering that the counselor in question spends all his time seeking advice from others — refers to the pic’s protagonist, a typically by-the-book Texas attorney (Michael Fassbender) who, his back against the metaphorical wall, decides just this once to openly violate the law.

    Whatever his strengths in print, McCarthy clearly doesn’t understand how drama and suspense work onscreen, pouring most of his efforts into crafting impenetrably baroque conversations between loosely sketched stereotypes, wrongheadedly convinced that confusion and a growing sense of dread are sufficient to keep us riveted. We first meet Fassbender’s character in bed, where his sexual

    chemistry with soon-to-be-fiancee Laura (Penelope Cruz) is presumed reason enough to hope the couple lives to screw another day. Meanwhile, everything else in the film points to just the opposite: that this lawyer has already crossed a moral line, sealing both of their fates — and those of everyone else he touches — in a kind of Faustian bargain.

    McCarthy unveils a splintered web of associates, some direct, some one or two degrees removed, but all involved in what should have been a simple scheme to transform a few thousand dollars into $20 million by investing in a cocaine scam. Simple schemes have a way of getting awfully complicated when the screenwriter responsible decides to obfuscate the basics (drugs are stashed in a septic truck, driven across the Tex-Mex border, recovered in El Paso and then sent to Chicago to be sold on the streets), focusing instead on the ruthless obstacles

    that lie in his characters’ path.

    The counselor — whom McCarthy never gives a proper name, nor a proper personality — merely wants to settle his debts, then settle down with Laura. This much we know about him: He’s devilishly handsome, 100% devoted and dangerously naive, getting mixed up with all manner of psychos without suspecting that those relationships might come back to haunt him. Can he trust pretty-boy middleman Westray (Brad Pitt, effectively playing the grown-up, sobered-up version of his “True Romance” stoner-philosopher)? And what about Reiner (Javier Bardem), who runs a nightclub business as a half-assed front for his shadier dealings?

    Having previously played McCarthy’s most iconic character, the cattle gun-toting hitman Anton Chigurh, Bardem tackles a more flamboyant role here as this Versace-wearing cross between coked-up Robert Downey Jr. and spastic Christopher Walken. Though everything here serves to echo the for-shame philosophical monologue at the end of “No

    Country for Old Men” — in which crime has grown crueler, impervious to any law, on earth or in heaven — the entire story serves to illustrate the inexorable consequences of casting one’s lot with those who have no respect for life.

    It’s written as tragedy, but enacted with such cold indifference that one is left reeling from the experience, which Scott has directed elegantly enough to feel like a feature-length advert for the criminal lifestyle, rather than a condemnation of same. Everyone in “The Counselor” comes decked out in designer clothes of some sort. For Fassbender and Cruz, it’s Armani. Bardem’s flashiest accessory is his g.f., Malkina (Cameron Diaz), who sports a gold tooth, silver fingernails and a full-back cheetah tattoo.

    Malkina may look like mere arm candy, but she’s not to be underestimated. In fact, those who bother to unpack McCarthy’s unnecessarily obtuse script will find that she’s actually the

    mastermind behind most of the mayhem in “The Counselor” — a ruthless bitch whose veins no doubt course with liquid nitrogen. Malkina eavesdrops on Reiner’s conversations and discreetly calls the shots behind the scenes that result in several decapitations, that grisly means of death favored by Mexican cartel capos.

    In an early scene, Reiner happens to mention something called a “bolito,” a mechanical device consisting of a loop of steel and a self-powered motor that tightens gradually until the unlucky wearer loses his head. As with Chekhov’s gun, one doesn’t bring up such a weapon without intending to use it before the show’s over. Although McCarthy’s script leaves so much else to the imagination, it figures that Scott (who also brought us the sight of Anthony Hopkins serving brains from Ray Liotta’s open-capped cranium in “Hannibal”) would insist on indulging such a spectacle.

    That, as audiences have no doubt already heard, is

    but one of several indelible images “The Counselor” bequeaths upon a public undeserving of such punishment. Sure to become the most notorious — joining Sharon Stone’s “Basic Instinct” interrogation and the “Wild Things” pool scene in the pantheon of bad-movie golden moments — is a sequence in which Diaz mounts the hood of Bardem’s yellow Ferrari, complete with sound effects.

    With the exception of Bruno Ganz as an Amsterdam diamond dealer and “Breaking Bad’s” Dean Norris as an over-curious drug buyer, none of the other actor-to-part pairings feel right in this film. (Such recognizable pros as Rosie Perez, Edgar Ramirez and John Leguizamo, uncredited, all distract in roles better suited to unfamiliar faces.) But Diaz is by far the most committed to an impossible character, wearing that same unnaturally menacing expression Kristin Scott Thomas did in “Only God Forgives”earlier this year, as if dying to acknowledge the role’s camp potential.

    In helming,

    Scott makes minimal use of music or flashy camerawork (two ways in which the film couldn’t be less like a Tony Scott picture), content to let McCarthy’s words take the fore, lest his own contributions distract. The script is nearly all dialogue, including several eloquent spoken passages toward the end, but it’s a lousy story, ineptly constructed and rendered far too difficult to follow. The film doesn’t end so much as stop.

    Some might argue that “The Counselor” demands a second viewing, though the first is too unpleasant to recommend, even in a so-bad-it’s-good context. The industry is too often intimidated by intellect, and this project bears all the signs of perfectly smart, talented people putting their faith in a rotten piece of material simply because it bore McCarthy’s name. When the dust settles, heads are gonna roll, and it won’t be a pretty sight.

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano 20th Century Fox, Giulia Martinez (Ufficio Stampa 20th Century Fox), Orazio Bernardi e Laura Poleggi (QuattroZeroQuattro)

    Pressbook:

    PRESSBOOK COMPLETO in ITALIANO di THE COUNSELOR - IL PROCURATORE
    ENGLISH PRESSBOOK of THE COUNSELOR

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    The Counselor-Il procuratore - trailer 2

    The Counselor-Il procuratore - trailer

    The Counselor-Il procuratore - trailer (versione originale) - The Counselor

    The Counselor-Il procuratore - trailer 2 (versione originale) - The Counselor

    The Counselor-Il procuratore - clip 'Truth has no Temperature'

    The Counselor-Il procuratore - clip 'I don't know Counselor'

    The Counselor-Il procuratore - featurette 'A Dangerous World' (versione originale sottotitolata)

       clip 1 in lingua originale

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