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    Home Page > Movies & DVD > L'uomo d'acciaio

    L'UOMO D'ACCIAIO: HENRY CAVILL E' IL NUOVO SUPERMAN E RUSSELL CROWE SUO PADRE NATURALE JOR-EL. AMY ADAMS VESTE INVECE I PANNI DELL'INDIMENTICABILE GIORNALISTA LOIS LANE. MA PERSINO KEVIN COSTNER E DIANE LANE SONO A BORDO DEL PIANETA 'SUPERMAN'

    Dal Taormina Film Festival 2013 - RECENSIONE ITALIANA IN ANTEPRIMA e PREVIEW in ENGLISH by SCOTT FOUNDAS (www.variety.com) - Dal 20 GIUGNO

    "Nel mondo dei supereroi, Superman è un personaggio senza compromessi che esiste per rappresentare il meglio che tutti noi possiamo essere. E’ perfetto, è colui per cui ci battiamo, un dio magico, un’icona non solo del mondo dei fumetti, ma della cultura popolare".
    Il regista Zack Snyder

    (Man of Steel; USA/CANADA 2012; Avventura fantasy d'azione; 143'; Produz.: Warner Bros. Pictures/Legendary Pictures/Atlas Entertainment/Cruel & Unusual Films/DC Entertainment/Syncopy/Third Act Productions; Distribuz.: Warner Bros. Pictures Italia)

    Locandina italiana L'uomo d'acciaio

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    Trailer

    Titolo in italiano: L'uomo d'acciaio

    Titolo in lingua originale: Man of Steel

    Anno di produzione: 2012

    Anno di uscita: 2013

    Regia: Zack Snyder

    Sceneggiatura: David S. Goyer

    Soggetto: Storia di David S. Goyer e Christopher Nolan, personaggi di Joe Shuster e Jerry Siegel.

    Cast: Henry Cavill (Clark Kent/Superman)
    Diane Lane (Martha Kent)
    Amy Adams (Lois Lane)
    Russell Crowe (Jor-El)
    Kevin Costner (Jonathan Kent)
    Michael Shannon (Generale Zod)
    Christopher Meloni (Colonnello Nathan Hardy)
    Laurence Fishburne (Perry White)
    Jadin Gould (Lana Lang)
    Ayelet Zurer (Lara Lor-Van)
    Michael Kelly (Steve Lombard)
    Tahmoh Penikett (Emerson)
    Antje Traue (Faora-Ul)
    Richard Schiff (Dr. Emil Hamilton)
    Harry Lennix (Generale Swanwick)
    Cast completo

    Musica: Hans Zimmer

    Costumi: James Acheson e Michael Wilkinson

    Scenografia: Alex McDowell

    Fotografia: Amir M. Mokri

    Montaggio: David Brenner

    Effetti Speciali: Allen Hall (supervisore); Anthony Julio

    Makeup: Francisco X. Pérez e Vicki Vacca

    Casting: Kristy Carlson e Lora Kennedy

    Scheda film aggiornata al: 22 Luglio 2013

    Sinossi:

    IN BREVE:

    Clark Kent (Henry Cavill, nella foto) è un giovane reporter che lavora al Daily Planet, insieme alla bella collega Lois Lane (Amy Adams). Clark nasconde in realtà un’identità segreta: quella di Superman.
    Mentre si aggira per il mondo impegnato in diverse avventure, deve ricorrere ai propri superpoteri per risolvere una crisi tra due tribù dell’Africa Occidentale. Ma decide di far ritorno alla cittadina di Smalville, dove è stato cresciuto dai genitori adottivi Martha (Diane Lane) e Jonathan (Kevin Costner), per scoprire la verità sulle sue origini e sull’arduo compito che gli è stato affidato.

    SYNOPSIS:

    In the pantheon of superheroes, Superman is the most recognized and revered character of all time. Clark Kent/Kal-El (Henry Cavill) is a young twenty-something journalist who feels alienated by powers beyond anyone's imagination. Transported to Earth years ago from Krypton, an advanced alien planet, Clark struggles with the ultimate question 'Why am I here?' Shaped by the values of his adoptive parents Martha (Lane) and Jonathan Kent (Costner), Clark soon discovers that having super abilities means making very difficult decisions. When the world needs stability the most, it comes under attack. Will his abilities be used to maintain peace or ultimately used to divide and conquer? Clark must become the hero known as Superman, not only to shine as the world's last beacon of hope but to protect the ones he loves.

    Commento critico (a cura di ROSS DI GIOIA)

    Il pianeta Krypton è spacciato. Gli abitanti hanno attinto alle sue risorse naturali in modo talmente copioso e scellerato, che l’intero sistema sta per implodere. A pochi giorni dalla fine, convinto a suo modo di preservare il pianeta stesso, il generale Zod (Michael Shannon) tenta un colpo di Stato. Intanto, però, su Krypton nasce Kal-El, figlio di Jor-El (Russell Crowe) e Lara Lor-Van, che viene messo su una capsula di salvataggio e inviato sul pianeta Terra con il codice genetico del suo popolo. Atterrato in una periferia della cittadina Smallville nel Kansas, il piccolo viene trovato da una coppia di contadini, Jonathan (Kevin Costner) e Martha Kent (Diane Lane), che decidono di crescerlo come loro figlio e lo chiamano Clark. È così che il giovane extraterrestre cresce nella fattoria ignaro della sua reale provenienza fin quando non scopre di possedere abilità e poteri straordinari non comuni a nessun altro

    essere umano, diventando però di fatto un emarginato. Una volta adulto, Clark (Henry Cavill) decide di cercare risposte sulla sua identità e sui suoi veri genitori, imbattendosi così in Lois Lane (Amy Adams) e nella Fortezza della Solitudine, un santuario kryptoniano celato in una navicella spaziale in cui sono custoditi gli ultimi messaggi di Jor-El destinati al figlio. Contemporaneamente un fantasma dal passato giunge sulla Terra: il redivivo generale Zod, infatti, sfuggito alla catastrofe di Krypton, torna per chiedere conto di quanto fatto da Jor-El e cerca il figlio di quest’ultimo, un kryptoniano che nel frattempo è diventato Superman, più che un uomo (o un extraterrestre) un simbolo di speranza per i terrestri. E Superman è deciso a mantenere la volontà del padre: fare da anello di congiunzione tra la Terra e Krypton, mantenendo la pace...

    Bisogna tenere sempre presente che gli americani mostrano i muscoli, il loro senso patriottico e

    lo scarso interesse per quanto non sia made in Usa, soprattutto al cinema. E soprattutto con certi personaggi che affollano, in tal senso, il loro pantheon dei supereroi. Era così decenni fa, lo è ancora oggi. E Superman è forse il personaggio più conosciuto e venerato dell’intera congrega. La Warner Bros. ha deciso quindi di rimettere in pista quel figlio della Patria che il precedente Superman Returns (diretto da Bryan Singer ed interpretato da Brandon Routh) aveva maldestramente archiviato come un capitolo chiuso nella saga dei cinefumetti. Ma così non era e il regista Zack Snyder (300, Watchmen) lo dimostra chiaramente. Naturalmente la svolta arriva grazie all’intuizione della stessa Warner: visto il clamoroso successo (di critica e di pubblico) ottenuto dai tre Batman di Christopher Nolan, la produzione ha chiesto al regista inglese di fare da padrino. Ma con ogni probabilità quest’ultimo ha fatto di più: ha permeato Snyder della

    sua stessa filosofia dogmatica, facendo di lui un piccolo discepolo che - buon per noi - ha applicato con molta attenzione la dottrina impartitagli.

    L’Uomo d’Acciaio, la cui sceneggiatura è scritta dallo stesso regista e da David S. Goyer (il braccio destro di Nolan), altro non è che un nuovo inizio. Non si tratta però di un semplice reboot. Da questo punto in poi, Superman ha perso infatti del tutto i suoi riferimenti fumettistici puri e naviga a vista in una nuova natura da supereroe che partendo da qui (partendo perché il seguito è già stato annunciato, nonostante il primo capitolo non fosse ancora in sala) lo porta ad essere meno scontato e molto più intrigante. Una impresa che di fatto scardina gli elementi costitutivi del Superman-pensiero, lo rimodella in funzione di un futuro molto più luminoso, e lo piazza nel bel mezzo di un colossal che affascina e diverte. L'Uomo

    d'Acciaio non è quindi né un adattamento né una “maturazione”, bensì la reinvenzione di un personaggio che trova una linfa tutta nuova e che potrebbe far storcere il naso ai fan (l’unico anello di congiunzione col passato arriva nella scena finale, nella quale si accenna al dualismo che porta il protagonista nella famosa redazione giornalistica…). Di innegabilmente nuovo (e tremendamente vintage), invece, c’è una apprezzabile allure fantascientifica. Un laccio che si riannoda con i precedenti film, quelli in cui il mantello rosso era saldamente sulle spalle di Christopher Reeve, a dirigere era Richard Donner e nel cast c’era anche Marlon Brando (da notare la somiglianza di Russell Crowe ne L’Uomo d’Acciaio con il compianto mostro sacro). La “possessione” del nuovo Superman da parte di Snyder arriva al punto che la S sul mantello sta sì per Superman, ma anche per Speranza, connotazione che mette in evidenza i toni cupi e

    di travaglio interiore - Nolan docet - che se ha una pecca, è quella di mettere in campo tante tematiche (quella ambientalista, l’eugenetica, la discriminazione, il sacrificio, l’impreparazione dell’uomo nell'eventualità di non essere solo nell’universo) che difficilmente riescono ad essere del tutto spiegate e risolte in modo esaustivo. Una operazione-modellamento che passa attraverso uno spettacolo grandioso, dove si possono vedere influenze di vario genere - Batman a parte, si va da Matrix, passando per The Avengers, atterrando dalle parti di Inception, non a caso -, con il surplus di empatia con lo spettatore che in alcuni casi era mancata - su tutti l’Hulk di Ang Lee. 140 minuti di grande cinema questo L’Uomo d’Acciaio, che lascia addosso da subito la voglia di vedere già il sequel per capire dove va a parare il nuovo corso. E per un popcorn-movie da 200 milioni di dollari poco non è.

    Secondo commento critico (a cura di SCOTT FOUNDAS, www.variety.com)

    There’s nary a mention of kryptonite, the Fortress of Solitude is only an existential locale, and Clark Kent never earns so much as a single Daily Planet byline in “Man of Steel,” director Zack Snyder, writer David S. Goyer and producer Christopher Nolan’s strenuously revisionist Superman origin story, which might more accurately have been titled “Rock ’Em Sock ’Em Spacemen,” given the amount of screen time devoted to exiled Kryptonians body-slamming each other into all manner of natural and manmade structures. Clearly designed to do for DC Comics’ other most venerable property what Nolan and Goyer’s “Batman Begins” did for the Caped Crusader, this heavily hyped, brilliantly marketed tentpole attraction seems destined to soar with worldwide audiences this summer, even if the humorless tone and relentlessly noisy (visually and sonically) aesthetics leave much to be desired — chiefly, a “Steel” sequel directed with less of an iron fist.

    Where the

    red-booted one’s last bigscreen appearance, Bryan Singer’s 2006 “Superman Returns,” was conceived as a mash note to Richard Donner’s iconic 1978 “Superman,” Snyder, Goyer and Nolan (who also shares a story credit) labor to distance “Man of Steel” from those precursors, starting with a Krypton that looks less like an ice castle in the sky than a grayer, grimier version of “Avatar’s” Pandora (by way of “Alien”). There, the noble scientist Jor-El (Russell Crowe) plots to spirit his newborn son, Kal-El, away from the dying planet — a plan that coincides with a military coup staged by the rogue Gen. Zod (Michael Shannon, sporting a most unflattering bowl cut). That sequence sets the tone for much of what follows in “Man of Steel,” with Hans Zimmer’s thunderous score rattling both speakers and eardrums, the actors dwarfed by layer upon layer of crumbling buildings and warring spacecraft.

    After Zod and his accomplices

    are caught, they’re frozen solid and banished to a black-hole Siberia, just before Krypton itself goes kaboom. “Man of Steel” then breaks from a linear timeline to jump ahead some 33 years, where we find the adult Clark (Henry Cavill) working as a grunt on a commercial fishing trawler, not yet having revealed his superego to the world, but occasionally dabbling in large-scale heroics nonetheless. When a nearby oil rig is engulfed in a fiery blaze, he barges in to rescue the crew, then just as quickly disappears before anyone can ask too many questions. As in “Batman Begins” (which opened with a wayward Bruce Wayne wandering the earth like “Kung Fu’s” Caine), these are supposed to be Clark/Kal’s years in the wilderness, grappling with daddy issues and an amorphous sense of self as he bounces from place to place and one odd job to the next.

    Pic also adopts

    a similar flashback structure in which present events trigger memories of Clark’s past, as the adopted son of Illinois farm folk Jonathan (a touching Kevin Costner) and Martha (Diane Lane) Kent, as a loner/outcast bullied by schoolmates, and as a superhero-to-be coming to terms with his alien heritage and powerful gifts. But even here, Snyder seems averse to staging a single scene in which there isn’t something catastrophic happening, whether it’s a schoolbus accident that plunges Clark and his classmates into a raging ravine, or the entire Kent family finding itself stranded on a highway in the path of an oncoming twister.

    Things finally snap into sharper focus for Clark when he follows news reports of a strange “anomalous object” to a NORAD outpost somewhere in the Arctic and, via a little Kryptonian hocus-pocus, communes with the holographic consciousness of his birth father (who narrates a brief animated history of

    the rise and fall of Krypton, drawn in striking, Soviet propaganda-art style). It’s there, at just around the 50-minute mark, that Clark first dons the trademark “S” suit, and also where he first encounters Lois Lane (Amy Adams), this time a Pulitzer Prize-winning hard-news reporter who uses her journalistic acumen to quickly deduce Supes’ secret identity. But rather than moving logically on to Metropolis, “Man of Steel” somewhat curiously dovetails back to Smallville, where Clark’s reunion with dear old mum is interrupted by the arrival of Zod. Newly freed from his interstellar limbo, he threatens to make haste with all of humanity unless Clark/Kal surrenders both himself and a coveted “Codex” that can be used to rebuild Krypton … on Earth.

    So far, so gloomy, with little of the genuine wonderment the very name “Superman” calls to mind. Blessed with the most classically chiseled jawline of any actor who’s yet

    donned the red cape, Cavill is also the most dour and brooding, lacking even the sardonic self-amusement of Christian Bale in Bruce Wayne mode — and he appears to have been directed to be exactly this way. Like its lead, Snyder’s entire movie seems afraid to crack a smile.

    The ambition to make a grittier kind of Superman pic is certainly admirable, but much of what Snyder and Goyer set out to fix wasn’t really broken in the first place. By having Lois discover Clark’s true identity so early on, “Man of Steel” relinquishes the halting romantic chemistry between the two characters that brightened previous versions of the tale. And the narrow focus on Clark, Lois and Zod gives the movie an oddly circumscribed feel. Nowhere to be found is the rich gallery of colorful supporting players that populated the Donner film, Nolan’s “Batman” pics and Snyder’s own “Watchmen” (one

    of the richest and most satisfying of all comicbook adaptations). Gone, too, are any of those lighter moments, fondly remembered from Supermen past, in which our hero — in or out of disguise — used his powers for decidedly non-super feats and, by doing so, grew closer to his fellow man. One longs to see this Superman change a flat or rescue a kitten from a tree or take Lois for a flight around the block.

    Instead, we get two climactic rumbles — one on the streets of Smallville, one (finally) in downtown Metropolis — that test one’s patience for blurs of movement smashing through buildings with little if any respect for the laws of physics. Indeed, if “Man of Steel” doesn’t much look like previous “Superman” movies, it does closely resemble such other recent sci-fi/fantasy pics like “Thor,” “The Avengers” and “Transformers” and their symphonies of disorienting CGI

    destruction. At points, the action scenes even recall the hallucinogenic dream sequences from Snyder’s own crazily ambitious mental-hospital musical, “Sucker Punch,” except everyone here is supposed to be wide awake.

    Pic is undeniably impressive, in the sense that little if any expense has been spared in bringing Snyder’s vision to the screen, though this is a case where less would almost surely have been more. Much of the craft work exudes the same general feeling of overkill, from the frantic handheld shooting and desaturated colors of lenser Amir Mokri to the unceasing Wagnerian bombast of Zimmer’s score.

    Perle di sceneggiatura

    JOR-EL (Russell Crowe): "Darai agli abitanti della Terra un ideale per cui lottare. Ti seguiranno. Incespicheranno. Cadranno. Ma poi ti raggiungeranno nel sole. E tu li aiuterai a realizzare meraviglie".

    Bibliografia:

    Nota: Si ringraziano Warner Bros. Pictures Italia, Francesco Petrucci e Silvia Saba (SwService)

    Pressbook:

    PRESSBOOK Completo in ITALIANO de L'UOMO D'ACCIAIO

    Links:

    • Zack Snyder (Regista)

    • Kevin Costner

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    • Michael Shannon

    • Richard Schiff

    • Laurence Fishburne

    • Diane Lane

    • Henry Cavill

    • Amy Adams

    • Christopher Meloni

    • Michael Kelly

    • Jadin Gould

    • 'L'UOMO D'ACCIAIO' DI ZACK SNYDER: 'COUNT DOWN' per la PREMIERE MONDIALE (#ManOfSteelPremiere) A LONDRA, mercoledì 12 Giugno 2013 ore 18,30 (Speciali)

    • L'UOMO D'ACCIAIO: in ANTEPRIMA il 15 Giugno al Taormina Film Festival (15-22 Giugno 2013) che segue la PREMIERE di LONDRA (12 Giugno) (Anteprime)

    • L'uomo d'acciaio (BLU-RAY 3D)

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    L'uomo d'acciaio - trailer (versione originale) - Man of Steel

    L'uomo d'acciaio - teaser trailer 1 HD 1080p - Jor-El (Russell Crowe, doppiato da Luca Ward)

    L'uomo d'acciaio - teaser trailer 2 HD 1080p - Jonathan Kent (Kevin Costner, doppiato da Michele Gammino)

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