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    Home Page > Movies & DVD > Prometheus

    PROMETHEUS: L'INIZIALE IDEA DI UN PREQUEL DEL MITICO 'ALIEN' VIRA SU UNA NUOVA ORIGINALE PELLICOLA DI FANTASCIENZA PER UN GRANDE RITORNO SUL GENERE DA PARTE DI SIR RIDLEY SCOTT

    RECENSIONE ITALIANA e PREVIEW in ENGLISH by JUSTIN CHANG (www.variety.com) - Dal 14 SETTEMBRE

    "Mentre 'Alien' è stato certamente il punto di partenza di questo progetto, durante il processo creativo è venuta fuori una nuova grande mitologia e un universo in cui abbiamo ambientato questa storia originale. I fan di sicuro riconosceranno parti del DNA della saga di 'Alien', ma le idee che abbiamo creato sono uniche, grandi e provocatorie. Non potevo essere più felice di così per aver trovato la storia che stavo cercando e per questo mio ritorno a un genere che mi sta a cuore".
    Il regista Ridley Scott

    "In un mondo affogato di prequel, sequel e reboot, sono rimasto davvero colpito da quanto fosse originale la visione che Ridley Scott ha di questo film. E' coraggioso e profondo e ci auguriamo che sia anche tutto ciò che la gente non si aspetta. Quando da ragazzino andavo al cinema, tenevo i piedi alzati dal pavimento perchè avevo paura che qualcosa mi afferrasse le caviglie da sotto, non avrei mai immaginato che un giorno avrei collaborato con l'uomo responsabile di questa mia paura. Lavorare al fianco di Ridley Scott è un sogno che si avvera".
    Lo sceneggiatore Damon Lindelof

    (Prometheus; USA 2012; Sci-Fi; 123'; Produz.: Brandywine Productions/Dune Entertainment/Scott Free Productions; Distribuz.: 20th Century Fox)

    Locandina italiana Prometheus

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    Trailer

    Titolo in italiano: Prometheus

    Titolo in lingua originale: Prometheus

    Anno di produzione: 2012

    Anno di uscita: 2012

    Regia: Ridley Scott

    Sceneggiatura: Damon Lindelof e Jon Spaihts

    Soggetto: L'idea originale di Ridley Scott - l'esplorazione della specie aliena degli Space Jockey - è stata elaborata in un primo copione dall'esordiente Jon Spaiths e successivamente da Damon Lindelof.

    PRELIMINARIA:

    La nuova storia è ambientata comunque nello stesso universo di Alien.

    Cast: Noomi Rapace (La scienziata Elizabeth Shaw)
    Michael Fassbender (David)
    Charlize Theron (Meredith Vickers)
    Idris Elba (Capitano Janek)
    Logan Marshall-Green (Holloway)
    Guy Pearce (Stannison)
    Patrick Wilson (Padre di Shaw)
    Sean Harris (Fifield)
    Rafe Spall (Milburn)
    Kate Dickie (Imora)
    Emun Elliott (Chance)
    Benedict Wong (Ravel)

    Musica: Marc Streitenfeld

    Costumi: Janty Yates

    Scenografia: Arthur Max

    Fotografia: Dariusz Wolski

    Montaggio: Pietro Scalia

    Effetti Speciali: Richard Stammers supervisore effetti visivi

    Casting: Nina Gold e Avy Kaufman

    Scheda film aggiornata al: 25 Novembre 2012

    Sinossi:

    IN BREVE:

    La storia, ambientata nello stesso universo di Alien, affronta l'esplorazione della specie aliena degli Space Jockey.

    Una squadra di esploratori scopre un indizio sulle origini del genere umano sul pianeta Terra che la guiderà in un viaggio verso gli angoli più oscuri dell'universo. Qui la squadra dovrà combattere una terribile battaglia per salvare il futuro della razza umana.

    SHORT SYNOPSIS:

    A team of explorers discover a clue to the origins of mankind on Earth, leading them on a journey to the darkest corners of the universe. There, they must fight a terrifying battle to save the future of the human race.

    Commento critico (a cura di PATRIZIA FERRETTI)

    C'ERA UNA VOLTA 'ALIEN', OGGI ARRIVA 'PROMETHEUS', E DOMANI?...

    E prequel sia! L'aveva detto e l'ha fatto. E giacché la pellicola che Ridley Scott aveva intenzione di dotare di una storia antecedente sul piano temporale, altri non era che un cult Sci-Fi come Alien, classe 1979, le aspettative non potevano che essere ad altissima temperatura, e ormai l'ebollizione gorgogliava da tempo. E non si può certo dire che Ridley Scott con il neo Prometheus, finemente ancorato fin dal titolo alla mitologia da manuale - con il Titano greco Prometeo che fu terribilmente punito per aver sfidato gli dei essendosi permesso di offrire agli esseri umani il dono del fuoco - non abbia saputo creare un collegamento in tutta eleganza con le origini del fenomeno Alien, in particolare con il mondo di appartenenza della 'creatura aliena', tanto ammirata dagli androidi quanto motivo di terrore allo stato puro per gli umani, da essa

    braccati in un caleidoscopio di strategie spiazzanti quanto micidialmente letali a tutto spettacolo in celluloide. Il tocco artistico poi, a Ridley Scott non ha mai fatto difetto. Ricordo ancora quando, in occasione della presentazione alla stampa de Le crociate (2005) a Roma, lo stesso Ridley mi disse che un'ottima premessa per fare cinema era avere una buona base cognitiva di storia dell'arte. E vi posso assicurare che Prometheus sprizza arte da tutti i pori: dai pittogrammi di caverne preistoriche rinvenuti in seno a scavi archeologici indispensabili al progresso di studi scientifici sulle civiltà non solo del passato, ai futuribili crittogrammi stampigliati su gallerie o 'porte' di accesso che sfiorano in punta di citazione lo Stargate (dove vivono analoghe indagini per un'apertura su nuove cognizioni sul futuro). Si prosegue con ologrammi e similari a grappolo (innumerevoli i richiami a uno degli antichi padri della fantascienza come Il pianeta proibito a cominciare

    dall'androide 'governatore-governante' dell'equipaggio David, qui finemente cesellato da Michael Fassbender), e con trasmissioni di registrazioni di bordo tramite onde magnetiche (ricordate il messaggio 'embrionale' indirizzato alla principessa Leia in Star Wars?). Trasmissioni artisticamente rielaborate sull'onda di uno 'sgranamento' puntinato degno di un Seurat dotato di pennello digitale. E che dire del glamour anticheggiante nel segno della romanità dei copricapo sottocasco dei componenti dell'equipaggio imbarcato sull'astronave Prometheus? Del resto, la stessa gigantografia del volto ritratto nel poster del film ricorda una rivisitazione dell'antico, come di consueto nel pieno rispetto della tradizione classica, da parte dello scultore polacco Igor Mitoraj. Ma Ridley Scott vuole spingersi oltre, fino a raggiungere le perle in punta di ricamo digitale che il 3D eleva agli onori della celluloide più prestigiosa sul piano della creazione artistica di effetti speciali tecno-avveniristici (al confronto Minority Report frequenta ancora le scuole elementari), là dove brillano in punta di raffinate fluorescenze

    i nuovi libri su cui studiare e qua, la vecchia volpe di un Ridley, non poteva certo farsi mancare la Gioconda di Leonardo da Vinci che occhieggia tra cotanto affollamento di conoscenza (che include il cinema classico di Lawrence d'Arabia). Ma le creazioni artistiche più strabilianti si appuntano sulle 'proiezioni cosmogoniche' che variamente fanno il loro trionfale ingresso in diversi momenti di Prometheus, cui il 3D concorre a stendere un opportuno e impeccabile 'red carpet'. Non è certo per retorica incensatoria se mi sento di affermare che sul piano della ricerca di effetti ad arte in un film come Prometheus possiamo ancora trovare e apprezzare l'inedito, a dispetto di tutti gli Avatar passati e quelli che arriveranno. Eppure, Prometheus che mentre procede, strizza amichevolmente l'occhio a varie pellicole per le ragioni più diverse, tra cui Matrix, La cosa, Contact, Armageddon sul filo del sacrificio umano e via dicendo, riesce ad

    essere, almeno in parte, una pellicola deludente, proprio sull'onda del contrasto tra genialità e difetto, entrambi qui compresenti e in ottima salute.

    Non è d'altra parte la ripresa di tematiche elettive della cinematografia scottiana (Ridley) a far difetto in Prometheus. Per la creatura che anela ad incontrare il proprio creatore, magari per porgli le stesse eterne domande esistenzialiste, il mitico Blade Runner ha fatto da apripista e dal canto suo detiene lo scettro degli scettri - per inciso personalmente nutro seri dubbi che un Blade Runner atto secondo possa essere una mossa vincente - mentre i personaggi femminili forti si ripresentano in Prometheus con la romantica scienziata, novella guerriera per caso, Elisabeth Shaw (Noomi Rapace che pur impegnandosi al massimo neppure si avvicina alla stazza della Ripley di Sigourney Weaver in Alien) e Meredith Vickers (Charlize Theron in un personaggio un pò di fronda, fin troppo stereotipato sull'algido automa in carne

    ed ossa a tutto cinico egocentrismo declinato in quota rosa). Si affida ora a loro l'eredità dello spirito 'guerriero' al femminile in senso lato su cui Ridley Scott aveva già in passato mandato in avanscoperta la stessa Sigourney Weaver (con l'iconica Ripley in Alien appunto), Geena Davis e Susan Sarandon (Thelma and Louise), Demi Moore (Soldato Jane), Eva Green (Le crociate).

    Quale ingranaggio inceppa allora la colossale astronave Prometheus? Tra tutti gli entusiasti della visione "viscerale" di Ridley Scott, il co-sceneggiatore Jon Spaihts ha dichiarato "io avevo un'enorme tavolozza su cui dipingere". Beh, diciamo che forse l'esordiente Spaihts, in questa 'enorme tavolozza' ha finito per perdersi, non trovando più il focus del primo piano. Mi risulta, d'altra parte, che l'idea originale di Ridley Scott - l'esplorazione della specie aliena degli Space Jockey - sia stata elaborata in un primo copione dall'esordiente Jon Spaiths e successivamente da Damon Lindelof, salito sugli scranni

    del successo con la serie televisiva Lost. Forse Lindelof non ha realizzato che la distanza tra il televisivo Lost e l'esistenzialista Prometheus, progetto ambizioso anche per lo stesso grande schermo, temperatura e distanza erano abissali, e che forse per schegge di umorismo c'era ben poco spazio. Quel che è più strano è comunque che Ridley Scott abbia lasciato fare. Ci sono intere sequenze, risibili, in cui la regia sembra essere in pausa pranzo: una di queste si appunta sulla 'biscia aliena' che fuoriesce a sorpresa dall'acqua proprio di fronte a due componenti della squadra in spedizione, in atteggiamento paradossalmente 'scoglionato' così come i loro dialoghi. E mentre sono voluti vari punti di richiamo al vecchio - ma ancora detentore dello scettro - Alien, che qua e là punteggiano il nuovo Prometheus, non certo avaro di colpi di scena ben assestati, non mancano d'altra parte anche alcune incongruenze in termini

    di precisione nel riallacciamento tra vecchio (Alien) e nuovo (Prometheus), ad esempio, sul finale. Fate solo attenzione al punto dove si trova 'l'individuo' in Prometheus e dove lo stesso si trova in Alien. L'approssimazione quando si tratta di cult Sci- Fi non è consentita.

    In Prometheus spiace anche, sul filo del contrasto tra Fede e Scienza - per la verità lambito solo epidermicamente, così come le domande chiave di marca esistenzialista - il prevalente nichilismo, sia pure non assolutizzato come ad esempio per altri versi si verificava con gli Stati di allucinazione (1980) di Ken Russell. Ma non è detta l'ultima parola, da come si sono concluse le cose, si direbbe che la serialità potrebbe essere dietro l'angolo. Di questi tempi, trovare una nuova gallina dalle uova d'oro, è tutto grasso che cola!

    Secondo commento critico (a cura di JUSTIN CHANG, www.variety.com)

    A mission to uncover the origins of human life yields familiar images of death and devastation in "Prometheus." Elaborately conceived from a visual standpoint, Ridley Scott's first sci-fier in the three decades since "Blade Runner" remains earthbound in narrative terms, forever hinting at the existence of a higher intelligence without evincing much of its own. Fox's midsummer tentpole has generated considerable excitement since it was announced the film would share some story DNA with Scott's 1979 horror landmark, "Alien," and a marketing push promising comparable levels of gore and tension should ensure that "Prometheus" catches B.O. fire.

    Establishing its intertwined themes of creation and destruction from the outset, the picture opens with eerily beautiful shots of a planet seemingly in the early stages of an evolutionary renaissance, then cuts to the grim sight of a pale-skinned humanoid ingesting a fatal toxin. Some time later, specifically December 2093, scientist couple Elizabeth Shaw

    (Noomi Rapace) and Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) are aboard the spaceship Prometheus, leading a crew that hopes to make contact with the alien beings that initiated life on Earth.

    Holloway is something of a skeptic, which naturally means he may as well have "dead meat" embroidered on his spacesuit. Shaw, however, is a true believer, someone who's "willing to discount three centuries of Darwinism," as one colleague snorts, and who pointedly wears a cross necklace under her lab coat. Having studied recurring patterns in ancient cave paintings the world over, she's convinced the primitive images contain a message from the alien beings that created mankind, inviting people of Earth to meet their makers. This unfortunately turns out to be true in every sense.

    Also along for the ride are a dryly efficient captain (Idris Elba); a corporate ball-buster (Charlize Theron) who challenges Shaw and Holloway's authority at every step; and,

    most intriguingly, David (Michael Fassbender), a super-intelligent android who nonetheless possesses a dangerously childlike curiosity. Landing in a parched-looking valley on an unfamiliar planet, the scientists venture into an underground cavern whose malevolent contents immediately bring "Alien" to mind, and it seems at first that "Prometheus" will follow a similar outline, as the crew unwisely decides to bring specimens back to the ship.

    Yet a key difference between this film and its predecessor is one of volume. Incongruously backed by an orchestral surge of a score, the film conspicuously lacks the long, drawn-out silences and sense of menace in close quarters that made "Alien" so elegantly unnerving. Prometheus is one chatty vessel, populated by stock wise-guy types who spout tired one-liners when they're not either cynically debunking or earnestly defending belief in a superior power. The picture's very structure serves to disperse rather than build tension, cross-cutting regularly between the

    underground chamber, where two geologists (Sean Harris, Rafe Spall) meet an ugly end, and the ship, where efforts to contain the threat are thwarted by the increasingly uncertain chain of command.

    Scott and his production crew compensate to some degree with an intricate, immersive visual design that doesn't skimp on futuristic eye-candy or prosthetic splatter. In the film's most squirm-inducing moment, Shaw must climb into an auto-surgery machine to eliminate an alien attacker from her body; it's a cleverly sustained sequence that hits the viewer's recoil button even as its display of technological innovation fascinates.

    Also providing flickers of engagement are the semi-provocative ideas embedded in Jon Spaihts and Damon Lindelof's screenplay. The continual discussions of creation vs. creator, and the attitude of one toward the other, supply the film with a philosophical dimension that its straightforward space-opera template doesn't have the bandwidth to fully explore. Indeed, the crucial question

    of why the planet's inhabitants are so intent on wiping out a race they engineered is lazily deferred until a putative sequel.

    Still, the film contains the ideal embodiment of its sly existential paradox in David, the man-made manservant whose soulfully soulless presence brings to mind both "A.I." and "2001"; he's like HAL 9000 with better cheekbones. In a particularly witty touch, Fassbender's droll performance takes its cues from Peter O'Toole in "Lawrence of Arabia," a clip of which David continually watches as a model for how to behave around humans.

    Other thesps are just passable, with the exception of Rapace, who gets to express intense physical and emotional agony in a register entirely different from that of her star-making turns in the Swedish version of "The Girl With the Dragon Tattoo" and its sequels. For the record, that's Guy Pearce buried under pounds of disfiguring special-effects makeup in the

    role of the aging visionary who bankrolled the mission.

    The ship's moniker derives from the myth of a fire-stealing Titan who sought to eliminate the gap between mortals and the gods, and fittingly enough, there's a warped Greco-Roman accent to the richly imagined visuals, particularly when the characters get a look at the malign beings in whose image they were created. H.R. Giger's iconic design elements remain a key influence here, particularly in the gratuitous parting shot.

    Pressbook:

    PRESSBOOK ITALIANO di PROMETHEUS

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